29 maggio 2008

Se il laico Veca scopre un Papa impeccabile


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Se il laico Veca scopre un Papa impeccabile

La Fondazione Balzan è un prestigioso, raffinato tempietto laico della cultura, che dedica una particolare attenzione alla ricerca scientifica. Quest'anno ha convocato a metà maggio a Lugano un Simposio internazionale che si intitolava «La verità, nelle scienze e nella religione». Atmosfera rarefatta, milieu multiculturale: c'erano relatori come lo storico della «Cambridge School» Quentin Skinner, il giornalista e diplomatico Sergio Romano, il domenicano cardinale Georges Cottier, il filosofo ateo Simon Blackburn. La «Sessione Filosofia» era coordinata da Salvatore Veca, studioso di Marx e di Weber.
Sotto il titolo «La verità è la sfida più difficile» ha invitato a «prove di dialogo» tra la cultura laica e quella religiosa, sottolineando che «possiamo apprendere gli uni dagli altri qualcosa». Veca dice che oggi assistiamo a un «discredito nei confronti della verità di buona parte del mondo filosofico, per cui o non c'è nulla che possa essere considerato verità, oppure la verità non ha importanza». Per lui invece «lo scienziato serio è cosciente della validità, ma anche dei limiti del suo sapere». E la scienza «deve dialogare con la filosofia e anche con la fede».

Quanto alla battaglia ingaggiata da Benedetto XVI contro il nihilismo Veca ha detto di aver trovato «impeccabile il modo in cui questo Papa presenta la propria dottrina sulla verità. Chiunque abbia a cuore questo tema deve prendere in seria considerazione il suo invito al coraggio della verità. Un invito, non una pretesa di adesione alla "sua" verità».

Un'apertura interessante.

© Copyright Eco di Bergamo, 29 maggio 2008

2 commenti:

Carla ha detto...

Ma no, che discorsi sono? Salvatore Veca è fuori strada! Vuoi mettere invece la contestazione a priori di quello che ha da dire Papa Benedetto sulla questione della Verità? Anzi, meglio ancora: LA CENSURA PREVENTIVA?

brustef1 ha detto...

Un giorno gli attuali maitres-à-penser della Sapienza saranno ricordati proprio per questa formidabile intuizione filosofica: la CENSURA PREVENTIVA