31 ottobre 2007

Caro Ezio Mauro Le scrivo...chissa' se Repubblica avrà mai il coraggio di pubblicare la lettera di Mons. Albanesi :-)


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Grazie a Mariateresa possiamo leggere questa scoppiettante lettera di Mons. Albanesi a Repubblica (pubblicata da Avvenire). Chissa' se Ezio Mauro avra' mai il coraggio di pubblicarla nelle lettere al suo giornale o se dobbiamo accontentarci delle missive selezionate da Corrado Augias.
R.

I costi della chiesa e la “democrazia pelosa”. Don Albanesi scrive a Repubblica

di Vinicio Albanesi*/ 29/10/2007

Il presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, don Vinicio Albanesi, scrive al direttore de “La Repubblica”, Ezio Mauro, dopo l’inchiesta sulle spese ecclesiastiche condotta dallo stesso giornale. Il testo integrale

Il testo integrale della lettera di don Vinicio Albanesi a Repubblica

"Gentile direttore,

leggendo gli articoli a proposito dei costi della Chiesa, mi sono sentito offeso, quale prete e cittadino, di una campagna che è semplicemente ‘anticlericale’.
Ha fatto bene il card. Bertone a dire a voce alta ‘finiamola’.

Perché la cosiddetta indagine che il suo giornale ha iniziato e non ancora terminato non è ‘inchiesta’. E' una presa di posizione contro la Chiesa cattolica. Si citano le cifre, ma ci si guarda bene dal dire se servono e a che cosa servono. E’ un'operazione a freddo: certamente fatta con astuzia, citando e stracitando autori, cifre e relazioni, senza smentire ciò che l’incipit del primo articolo di Curzio Maltese nemmeno nasconde: “i costi della politica, i costi della democrazia e ora… i costi della Chiesa”.

Si mette in relazione tasse, costi della politica, costi della Chiesa e il gioco è fatto. Rallegramenti agli autori e al direttore. Molto strano infatti che, citando i dati, non si sia detto quanto un giovane prete percepisce con l’otto per mille (900 euro) o quanto prende di pensione un prete a 65 anni (600 euro). O gli aiuti ai paesi del terzo mondo a che cosa servono. Per queste mancanze, manipolazioni, insinuazioni gli articoli pubblicati dal suo giornale sono giornalisticamente ‘spazzatura’. Per carità, in regime di democrazia, a cui lei tiene giustamente molto, è lecito e doveroso esprimere le proprie opinioni: però lo si faccia con trasparenza e onestà. La chiave di lettura della campagna orchestrata da ‘Repubblica’ è nel terzo articolo di G. Zagrebelsky, dal titolo quando la Chiesa detta legge allo Stato.

La tesi lì espressa ha solo il limite che nasconde il dato fondamentale: lo stato laico garantisce libertà solo a chi ha strumenti economici, culturali, scientifici.
Fa pena l’appello che sarebbe la società civile a dover dare i contenuti etici: immagina lei i disoccupati, i rom, i carcerati, i disabili, i poveri a invocare, ottenere e godere di libertà? Forse quella di poter morire. La storia dell’Europa dell’ottocento, periodo nel quale si sono grandemente sviluppate le “opere di carità” della Chiesa è stato il periodo durante il quale i liberi di allora non hanno garantito nulla se non se stessi: ai tutti hanno offerto elemosine, quando e nelle quantità che loro stessi stabilivano. Io appartengo a quel gruppo di preti che non vuole nulla a che spartire con lo stato che l’autore dell’articolo prefigura. Il mondo nel quale vivo, fatto di povertà, di disabilità, di minori abbandonati mi spinge a offrire aiuti, opportunità, diritti. Non appartengo a nessuna spa interessata alla salute, alla disabilità, alle case di riposo.

La democrazia che lei invoca è pelosa: fatta da potenti per potenti. Attacca la Chiesa perché è rimasta l’unica organizzazione capace di offrire contenuti etici. Con molti limiti e contraddizioni, ma l’unica. Noi rimarremo al nostro posto: se il popolo degli italiani e i relativi governi vorranno affamarci, facciano pure. Crediamo alla Provvidenza.

Non possiamo derogare all’invito esplicito fattoci da Cristo: “quello che fate ai più piccoli tra voi l’avete fatto a me”. Sappiamo di essere “servi inutili”. Nessuna campagna denigratoria ci sposterà dal nostro impegno. Abbiamo bisogno di risorse economiche, né ce ne vergogniamo: conosciamo anche le tentazioni del potere e della gloria. Qualcuno vuol vederci straccioni e mendicanti, più di quanto siamo. Forse servirà a renderci ancor più umili. Rimane l’impegno per la realizzazione, anche sulla terra, di un popolo felice che possa godere della vita a ognuno concessa".

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2 commenti:

ggraceffa ha detto...

bellissimo e signorile vaffa a dott. Mauro.
Complimenti per la segnalazione

gemma ha detto...

mi verrebbe da dire, finalmente! Finalmente qualcuno dei cosiddetti sacerdoti impegnati nel sociale, che portano avanti le loro attività grazie ai cosiddetti soldi della chiesa, fa sentire la sua voce e non solo, come spesso accade, per dissentire dalla chiesa. Ne avete sentito qualcun'altro voi? Magari mi è sfuggito...Ma forse chi sfila con anarchici e radicali è sovvenzionato da altre strutture o si procura i fondi per proprio conto e quelli "sporchi" della chiesa è solito rifiutarli...Nessun intento polemico, sono tutte cose che mi chiedo e se qualcuno ne sa qualcosa mi piacerebbe scoprirlo