29 ottobre 2007

Navarro-Valls: la Chiesa in Italia non ha privilegi


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INTERVISTA/ NAVARRO VALLS

L’ex portavoce vaticano dopo l’intervista al Tg1: ci sono questioni che vanno precisate bene

«Sui conti della Chiesa c’è grande trasparenza»

DA ROMA MIMMO MUOLO

«Non penso che la Chiesa in Italia goda di privilegi».

Anzi «opera nell’ambito sociale con grande efficacia e perciò riscuote la fiducia della gente». E poi «documenta tutte le entrate e le uscite con grande trasparenza».

Sembra voler continuare il discorso cominciato giovedì sera al Tg1, Joaquin Navarro-Valls, e che lì era stato necessariamente succinto. Con i consueti toni pacati, ma anche con il giusto puntiglio, l’ex direttore della Sala Stampa vaticana risponde ad alcune domande sulle accuse rivolte alla Chiesa italiana.

«Proprio pochi giorni fa sono stato intervistato dal Telegiornale di Raiuno su questi argomenti. Mi era sembrato in quel momento che la priorità fosse quella di evitare toni polemici, soprattutto di tipo personale, cercando di ragionare con calma. Ma ci sono anche questioni di merito, sulle quali è bene evitare imprecisioni, che non giovano a nessuno».

Vediamo allora di ragionare sui dati oggettivi.

Appunto. E il primo mi sembra proprio questo: la Chiesa in Italia non gode di alcun privilegio. Tutte le erogazioni di denaro pubblico che le vengono fatte, come pure le esenzioni, ad esempio in materia di Ici, trovano la loro base normativa in leggi che includono anche altri soggetti. Si pensi, ad esempio, all’8xmille. Non è una esclusiva della Chiesa cattolica, ma riguarda anche altre confessioni religiose. Anzi, a proposito dell’8xmille, le dirò pure un’altra cosa, che ho potuto constatare nei miei anni da direttore della Sala Stampa vaticana.

Prego.

La formula italiana dell’8xmille viene seguita con molto interesse in tantissimi Paesi di tradizioni molto diverse da quella italiana. E un ampio numero di essi si è ispirato concretamente a essa, per soluzioni analoghe o, in alcuni casi, per riprodurla nella propria legislazione in tutto o in gran parte. Posso citare ad esempio la Spagna, il mio Paese di origine, che quando ha dovuto legiferare in questo senso, ha di fatto applicato una formula ispirata a quella italiana.

Lei accennava prima ai dati oggettivi. Includerebbe tra questi anche la costante fiducia della gente nel corretto utilizzo dei fondi?

Certamente. Non c’è persona che possa dubitare dell’efficacia e dell’importanza dell’azione della Chiesa in campo sociale e assistenziale. A tutti i livelli, specie lì dove lo Stato, non può arrivare.
Naturalmente questo richiede delle risorse e queste risorse vengono date con generosità, perché la gente si fida e vede i risultati, direi quasi immediati, per dare risposta a tanti angosciosi problemi che vediamo in Italia e nei Paesi di tutto il mondo, compresi ovviamente quelli più poveri.

Si riferisce ai fondi destinati dalla Chiesa italiana al terzo mondo?

Anche a quelli, ovviamente.
Quando si va in giro, si vede bene che nel campo degli aiuti ai paesi in via di sviluppo la Chiesa italiana è non solo molto presente, ma, direi, in prima linea. Dispensari, scuole, aiuti per la costruzione di ospedali. Nel settore assistenziale ed educativo è stato fatto un gran lavoro in questi anni, sia in Paesi vicini, come l’Albania, sia in nazioni dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. In più, quando accadono disastri ambientali ed emergenze, la Cei è tra gli organismi che immediatamente inviano somme di denaro, per aiuti di prima necessità. Insomma, quella della Chiesa italiana all’estero è una presenza molto generosa e anche molto vasta geograficamente parlando. E tutto questo contribuisce a rafforzare la fiducia della gente.

A suo avviso, questa fiducia si basa anche sulla trasparenza?

Ne sono certo. Tutti siamo a conoscenza del fatto che periodicamente vengono pubblicati resoconti dettagliatissimi, addirittura consultabili in internet, sull’impiego dei fondi dell’8xmille. Non solo. La Cei fin dall’inizio del nuovo sistema, e proprio in nome del principio della trasparenza, ha sempre pubblicato, comprando i relativi spazi sui quotidiani, il proprio rendiconto. Inoltre questo costume si è esteso anche alle diocesi, che spesso sui loro bollettini pubblicano il proprio bilancio, e alle parrocchie. Non è raro entrare in chiesa e trovare affisso in bacheca il conto delle entrate e delle uscite. Dunque è la Chiesa per prima che ha interesse alla trasparenza.

In definitiva?

In definitiva direi che, fatta salva la possibilità per tutti di esprimere le proprie opinioni sempre, bisogna però valutare queste opinioni su dati di fatto concreti ed esatti.
Navarro-Valls: in campo assistenziale, dove lo Stato non arriva, ci sono gli aiuti ecclesiali Nessuno dubita dell’efficacia di questi interventi.

© Copyright Avvenire, 28 ottobre 2007


I PRECEDENTI

Le reiterate accuse di 'Repubblica' e il nostro sforzo di dire la verità

L’intervista a Navarro-Valls è solo il nostro ultimo contributo alla verità, dopo una lunga serie di repliche con cui il nostro quotidiano ha, volta per volta, riportato le questioni nei loro giusti termini dopo le puntate anti-ecclesiali di 'Repubblica' su Ici e ora di religione.
Umberto Folena è intervenuto in tre diverse occasioni, citando tra l’altro i documenti ufficiali sull’utilizzo dei fondi dell’8 per mille, come il volume 'Dalle parole alle opere' del Comitato per gli interventi caritativi del Terzo mondo, con il resoconto dettagliato degli interventi finanziati dal 1990 al 2004 ('Avvenire' del 29 settembre). Lo stesso autore, in un articolo uscito il 4 ottobre, ha poi ricordato il sito web www.8xmille.it, dove è consultabile e scaricabile un documento con tutti i rendiconti 1990-2006.
Ricordiamo anche l’intervista, pubblicata nello stesso numero al professor Carlo Cardia, membro della commissione dell’otto per mille, che ha ribadito come tale meccanismo sia uguale per tutte le Chiese, e come, ovviamente, la quota della Chiesa cattolica rifletta i 'voti' che raccoglie al momento della dichiarazione dei redditi.
Ma non è ancora finita. Dopo il fondo pubblicato giovedì da 'Repubblica' contro le presunte ingerenze del segretario di Stato vaticano,Tarcisio Bertone, l’altro ieri il nostro direttore Dino Boffo, ha ricordato come la Cei pubblichi da sempre i suoi rendiconti dell’otto per mille, come pure gli investimenti pubblicitari, acquistando addirittura le pagine di alcuni quotidiani, 'Repubblica' compresa. Ieri il quotidiano di Mauro si è limitato a dare conto della nostra replica con una minuscola 'breve'.

© Copyright Avvenire, 28 ottobre 2007

3 commenti:

gemma ha detto...

mi chiedo come mai le precisazioni di Navarro Valls siano su Avvenire e non su Repubblica, dove ha scritto articoli fio a qualche tempo fa e dove sarebbero risultate più utili per un serio contraddittorio

Raffaella ha detto...

Esattamente! E' inoltre strano che Navarro non sia stato poi cosi' incisivo al tg1 come giustamente osserva Magister...

Anonimo ha detto...

A me parde una intervista chiara, incisiva e autorevole. Nel TG1 non c'è mai spazio oltre al minuto. A Repubblica non c'è in questo caso contraddittorio E poi Avvenire ha avuto in questo caso una linea moltro solida. Bravo!