31 ottobre 2007

Menapace: Giovanni XXIII e Paolo VI non interferivano sull'aborto. Che scoperta! La legge e' del 1978!


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(nella foto la senatrice Livia Menapace)

Cari amici, prepariamoci a ridere di gusto perche' l'intervento della senatrice Menapace sfiora il grottesco (per essere gentili) eheheheheheh
Leggiamo e commentiamo
:

I DIRITTI E L'ETICA

LA RICHIESTA DEL VATICANO

Farmacisti, Menapace contesta Ratzinger

La senatrice: obiezione, intollerabile ingerenza. Peterlini: il Pontefice difende la vita

Enrico Barone

BOLZANO — Bufera sull'appello rivolto da Benedetto XVI al congresso della federazione dei farmacisti cattolici sull'obiezione di coscienza, diritto questo che oggi la legge non riconosce ai farmacisti. Il Papa spezza in questo modo una lancia in favore del diritto a non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di medicinali «finalizzati a scelte chiaramente immorali, come ad esempio, aborto ed eutanasia ».
Un invito che accende il dibattito politico provocando un vero e proprio vespaio di polemiche.
Ad attaccare il Papa è Lidia Menapace, senatrice di Rifondazione comunista, che definisce le parole di Benedetto XVI come un invasione di campo arrivando ad auspicare una riapertura della cosiddetta «questione romana».
«È un attacco in piena regola dal quale bisogna difendersi», tuona Menapace, che sulle colonne del quotidiano Liberazione
ha accusato il Vaticano di voler rispolverare un'aria da medioevo: «Le mie non sono dichiarazioni polemiche ma solo una difesa perché il riferimento sull'obiezione di coscienza ha ben poco a che fare con la fede.
È intollerabile che Benedetto XVI intervenga su questi temi invadendo un campo di pertinenza dello stato». Parole pesanti quelle della senatrice bolzanina di Rifondazione comunista che ripropongono il delicato e difficile dilemma dei rapporti tra il governo italiano e lo stato Vaticano: «Ci sono gli estremi per ricorrere alla commissione paritetica e ridiscutere i comportamenti — incalza — . Gli interventi del Papa sono scandalosi perché alla fine favoriscono una politica di destra. Una linea iniziata da Giovanni Paolo II. Paolo VI e Giovanni XXIII, invece, si erano sempre tenuti fuori da queste diatribe cercando di non invadere il campo altrui».

Secondo Menapace, infatti, il Papa dovrebbe rivolgere soltanto ai credenti, alle persone che vanno a messa: « In questo modo non si fa altro che perseguire un progetto neo temporalista . E questo è un atteggiamento sbagliato». Tesi queste che Oskar Peterlini, rifiuta aprioristicamente.

Il rappresentante della Stella Alpina a palazzo Madama non ha difficoltà a riconoscere a Benedetto XVI il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero garantito ad ogni istituzione:«La Chiesa è un'istituzione importante sia per quello che rappresenta e sia per il fatto che gran parte dei cittadini e degli elettori sono cattolici. Di conseguenza il Papa può e deve manifestare liberamente il proprio pensiero».
Peterlini, dal suo canto, non accetta la teoria dell'invasione di campo: «Fa parte della concezione laicistica di divisione dei poteri garantita invece da un concordato». Nessuna ingerenza nelle parole del Papa, dunque, ma solo la difesa della vita che il senatore della Bassa Atesina condivide in pieno.
«Il merito delle parole di Benedetto XVI non può che essere condiviso — aggiunge Peterlini —. La difesa del diritto alla vita è sacro soprattutto in un momento in cui si assiste ad una serie di casi scandalosi che annullano il confine tra la vita e la morte. Ed è proprio in quest'ottica che il diritto all'obiezione, oggi non garantito, andrebbe approfondito. È una materia delicata ed al tempo stesso importante.L'intervento in questo senso del Papa deve essere rispettato e lasciato al di fuori dalle polemiche politiche ».

© Copyright Corriere Alto Adige, 31 ottobre 2007

Cara senatrice Menapace, posso rispettosamente ricordarLe che l'interruzione volontaria della gravidanza è prevista dalla legge 22 maggio 1978, n. 194? Si', ha capito bene! Fu approvata subito dopo la morte di Aldo Moro e Paolo VI stava gia' molto male. Chi, dunque, ha avuto il compito di illuminare le coscienze circa la gravita' dell'aborto se non Giovanni Paolo II? Ovviamente Benedetto XVI percorre la stessa strada, sulla linea mirabilmente tracciata dal suo predecessore.
Non si scaldalizzi, quindi, per le parole del Santo Padre che Lei, certamente, teme visto che salta come una molla quando colui che, cara senatriche, Lei chiama semplicemente Ratzinger per non dargli troppa confidenza :-)
Sa che cosa io trovo scandaloso? Lei cerca di inculcare nei lettori del Suo giornale l'idea bislacca che Benedetto XVI sia un Papa oscurantista e medievale (cosi' come Giovanni Paolo II, a leggere l'articolo di cui sopra) mentre Giovanni XXIII e Paolo VI sarebbero i "Papi illuminati" che mai si sono occupati di obiezione di coscienza nei confronti dell'aborto. Ma e' ovvio! Quando i due Papi regnavano LA LEGGE SULL'ABORTO NON ESISTEVA! Essi non interferivano? Che scoperta! Abortire era un reato. Credo pero' di poter affermare con assoluta certezza che, se fossero ancora vivi, agirebbero esattamente come Benedetto XVI.
Cara Menapace, questa mattina Le ho consigliato di STUDIARE l'enciclica "Evangelium Vitae" di Giovanni Paolo II, ora Le suggerisco l'enciclica "Humanae Vitae" di Paolo VI e l'enciclica "Mater et Magistra" di Giovanni XXIII: restera' sorpresa da cio' che leggera'!
Il Papa dovrebbe rivolgersi solo ai cattolici? E che cosa ha fatto? Aveva di fronte a se' i farmacisti cattolici! Ah, capisco! Forse il Papa non dovrebbe far sapere all'esterno cio' che dice nelle sue quattro mura...eh...si'...questa e' democrazia!
Vuole ridiscutere il Concordato e le relazioni Italia-Vaticano? Si accomodi...attenzione alle maggioranze ballerine
.
Raffaella.


Il black out del blog mi ha permesso di andare a "spulciare" fra le encicliche di Papa Montini e Papa Roncalli :-)

Dall'enciclica "Mater et Magistra" di Giovanni XXIII:

Rispetto delle leggi della vita

180. Dobbiamo proclamare solennemente che la vita umana va trasmessa attraverso la famiglia, fondata sul matrimonio uno e indissolubile, elevato, per i cristiani, alla dignità di sacramento. La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate. Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali.

181. La vita umana è sacra: fin dal suo affiorare impegna direttamente l’azione creatrice di Dio. Violando le sue leggi, si offende la sua divina maestà, si degrada se stessi e l’umanità e si svigorisce altresì la stessa comunità di cui si è membri.

Che ne dice, senatrice? A scrivere era Giovanni XXIII!
R.


Dall'enciclica "Humanae Vitae" di Paolo VI:

Vie illecite per la regolazione della natalità

14. In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche. È parimenti da condannare, come il magistero della chiesa ha più volte dichiarato, la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna. È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione. Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si possono invocare, come valide ragioni: che bisogna scegliere quel male che sembri meno grave o il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l’unica e identica bontà morale. In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali. È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda.


La chiesa garante degli autentici valori umani

18. Si può prevedere che questo insegnamento non sarà forse da tutti facilmente accolto: troppe sono le voci, amplificate dai moderni mezzi di propaganda, che contrastano con quella della chiesa. A dir vero, questa non si meraviglia di essere fatta, a somiglianza del suo divin fondatore, " segno di contraddizione ", ma non lascia per questo di proclamare con umile fermezza tutta la legge morale, sia naturale, che evangelica. Di essa la chiesa non è stata autrice, né può, quindi, esserne arbitra; ne è soltanto depositaria e interprete, senza mai poter dichiarare lecito quel che non lo è, per la sua intima e immutabile opposizione al vero bene dell’uomo. Nel difendere la morale coniugale nella sua integralità, la chiesa sa di contribuire all’instaurazione di una civiltà veramente umana; essa impegna l’uomo a non abdicare alla propria responsabilità per rimettersi ai mezzi tecnici; difende con ciò stesso la dignità dei coniugi. Fedele all’insegnamento come all’esempio del Salvatore, essa si dimostra amica sincera e disinteressata degli uomini che vuole aiutare, fin dal loro itinerario terrestre, " a partecipare come figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini ".


Appello ai pubblici poteri

23. Ai governanti, che sono i principali responsabili del bene comune e tanto possono per la salvaguardia del costume orale, noi diciamo: non lascino che si degradi la moralità dei loro popoli; non accettino che si introducano in modo legale in quella cellula fondamentale dello stato, che è la famiglia, pratiche contrarie alla legge naturale e divina. Altra è la via mediante la quale i pubblici poteri possono e devono contribuire alla soluzione del problema demografico: è la via di una provvida politica familiare, di una saggia educazione dei popoli, rispettosa della legge morale e della libertà dei cittadini. Siamo ben consapevoli delle gravi difficoltà in cui versano i pubblici poteri a questo riguardo, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Alle loro legittime preoccupazioni abbiamo consacrato la nostra enciclica Populorum progressio. Ma, con il nostro predecessore Giovanni XXIII, ripetiamo: " Queste difficoltà non vanno superate facendo ricorso a metodi e a mezzi che sono indegni dell’uomo e che trovano la loro spiegazione soltanto in una concezione prettamente materialistica dell’uomo stesso e della sua vita. La vera soluzione si trova soltanto nello sviluppo economico e nel progresso sociale, che rispettano e promuovono i veri valori umani individuali e sociali ". Né si potrebbe senza grave ingiustizia rendere la divina Provvidenza responsabile di ciò che dipendesse invece da minore saggezza di governo, da un senso insufficiente della giustizia sociale, da egoistico accaparramento o ancora da biasimevole indolenza nell’affrontare gli sforzi e i sacrifici necessari per assicurare la elevazione del livello di vita di un popolo e di tutti i suoi figli. Che tutti i poteri responsabili - come certuni già fanno così lodevolmente - ravvivino generosamente i loro sforzi. E non cessi di estendersi l’aiuto vicendevole tra tutti i membri della grande famiglia umana: è un campo quasi illimitato che si apre così all’attività delle grandi organizzazioni internazionali.

Ha letto, senatrice? Questa volta a scrivere e' Paolo VI e si rivolge direttamente ai governanti.
R.

4 commenti:

paola ha detto...

Grazie Raffaella per il lavoro prezioso che fai,ma credo assolutamente inutile per tutte le persone che hanno comunque preconcetti verso questo grande Papa e non so fino a qual punto per una loro ignoranza personale o perchè ideologicamente è così che conviene.A proposito ti segnalo l'articolo su Libero di oggi di Luigi Santambrogio,grazie ancora Paola

mariateresa ha detto...

cara amica, lascia perdere, la Menapace credo che ormai abbia 80 anni. Era simpatica e sconclusionata una volta, adesso è solo sconclusionata. Cosa vuoi che sappia lei di encicliche?
Eppure, guarda lo dico come una provocazione, preferisco un'ottantenne militante del Centro anziani del partito che certe ciofeche passate per illuminate e acute di certi laici sempre in servizio effettivo avvallati da certe ricerche bovazza che abbiamo letto negli ultimi tempi.
Alla Menapace, povera, offrirei in casa mia una fetta di torta e una tazza di caffè evitando di parlare di politica; a certi altri personaggi che scrivono su importanti quotidiani metterei delle puntine da ingegnere nel mio divano.
Un lato pierino in me rimane, nonostante l'età.....

Raffaella ha detto...

Ciao Paola, grazie della segnalazione! Mi metto subito alla ricerca dell'articolo...
Non possiamo far cambiare idea ai prevenuti, pero' possiamo aiutare chi e' veramente interessato a saperne di piu' su Papa Benedetto e sulla Chiesa segnalando le fonti ufficiali.
Ciao

Raffaella ha detto...

Mariateresa :-)))