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28 dicembre 2007

Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza (bellissimo servizio di Alessandro Gisotti per Radio Vaticana)


Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza

Un anno scandito e guidato dalla Speranza evangelica: si può sintetizzare, così, il 2007 di Benedetto XVI, che in questi ultimi 12 mesi ha offerto ai fedeli la sua seconda Enciclica e il libro su “Gesù di Nazaret”.
E’ stato l’anno dei viaggi apostolici in Brasile e in Austria, della Lettera ai cattolici cinesi, dell’Esortazione Sacramentum Caritatis e di un rinnovato dialogo ecumenico e con il mondo musulmano.
Ripercorriamo alcuni momenti forti del 2007 di Benedetto XVI, il Papa della Speranza, nel servizio di Alessandro Gisotti:


“Spe salvi”, “Nella Speranza siamo stati salvati”.

L’Enciclica sulla Speranza viene pubblicata alla fine del 2007, ma tutto l’anno che sta per terminare è consacrato da Benedetto XVI alla Speranza evangelica. Ogni gesto del suo Magistero è un invito a sperare nel Signore, nel suo Amore.

L’8 gennaio incontra il Corpo diplomatico per i tradizionali auguri d’inizio anno. Il Papa chiede innanzitutto di non dimenticare l’Africa. Sottolinea le difficoltà a volte drammatiche con cui si confronta l’umanità, dai conflitti alla fame:

“Il s’agit d’un défi qui consiste à promouvoir et à consolider …”

Il Papa esorta la comunità internazionale a “promuovere e consolidare tutto ciò che c’è di positivo nel mondo e a superare, con buona volontà, saggezza e tenacia, tutto ciò che ferisce, degrada e uccide l’uomo”. Benedetto XVI testimonia la speranza di Cristo agli ultimi.

Toccante la visita nell’istituto romano di pena per minori “Casal del Marmo”, il 18 marzo. In quello stesso giorno, all’Angelus, si sofferma sull’Esortazione postsinodale Sacramentum Caritatis, pubblicata il 22 febbraio, e spiega il legame tra l’Eucaristia e l’Amore cristiano, tema della sua prima Enciclica:

"Ecco perché ho scelto come titolo Sacramentum caritatis, riprendendo una bella definizione dell’Eucaristia di San Tommaso d’Aquino ‘Sacramento della carità’. Sì, nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi”.

Il 13 aprile, viene presentato il libro del Papa “Gesù di Nazaret”.

Si tratta, come sottolinea Joseph Ratzinger nell’introduzione, del frutto di “un lungo cammino interiore”. Il volume diventa in pochi giorni un best seller in tutto il mondo.

Il Papa compie gli anni, ma il regalo lo fa lui a noi. Il 16 aprile, infatti, Benedetto XVI festeggia il suo 80.mo compleanno.
Il giorno prima, nella Messa per il suo genetliaco in Piazza San Pietro, ringrazia i fedeli che con amore filiale lo accompagnano nel suo ministero:

“Ripetutamente vedo con gioia riconoscente quanto è grande la schiera di coloro che mi sostengono con la loro preghiera; che con la loro fede e con il loro amore mi aiutano a svolgere il mio ministero; che sono indulgenti con la mia debolezza, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro la luce benefica di Gesù Cristo”.

La settimana successiva, il 21 e 22 aprile, è a Vigevano e Pavia, una visita pastorale nel segno dell’amato Agostino, un modello sempre attuale per il popolo di Dio. Un Santo che ci esorta a sperare nell’amore di Gesù:

“Alla scuola di Sant'Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano. Servire Cristo è anzitutto questione d'amore”.

Il mese di maggio è caratterizzato dal VI viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, che per la prima volta si reca in America Latina. Il Papa è in Brasile dal 9 al 14 maggio del 2007 per la V Conferenza generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, convocata nella città mariana di Aparecida. La visita del Papa dà un rinnovato slancio missionario alla Chiesa del continente. Uno dei momenti più intensi in terra brasiliana, Papa Benedetto lo vive alla Fazenda da Esperança, una comunità dove ragazzi tossicodipendenti rinascono grazie alla forza della speranza evangelica:

“Lì, nella Fazenda da Esperança, i confini del mondo vengono veramente superati, si apre lo sguardo verso Dio, verso l’ampiezza della nostra vita, e così avviene un risanamento”.

Il 17 giugno è ad Assisi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco.
L’estate del 2007 si contraddistingue per la pubblicazione di documenti pontifici di grande rilevanza: il 22 giugno il Motu Proprio con il quale viene stabilito che sarà sempre necessaria una maggioranza di due terzi per eleggere il Successore di Pietro.
Il 30 dello stesso mese, un evento di portata storica: la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici cinesi.
Così, parlando alla Curia Romana, il 21 dicembre, Benedetto XVI esprime la speranza che questa Lettera apra una nuova stagione nelle relazioni tra Roma e Pechino:

“La Lettera è stata accolta con gioia e con gratitudine dai cattolici in Cina. Formulo l'auspicio che, con l'aiuto di Dio, essa possa produrre i frutti sperati”.

Il mese di luglio si apre con la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum sull’uso della “Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970”.
Nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo, il Papa sottolinea che la ragione positiva del documento è la “riconciliazione” rispetto alle divisioni che in passato “hanno lacerato il Corpo di Cristo”.
Il 20 luglio viene pubblicato il Messaggio per la GMG di Sydney sul tema “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.

E alla gioventù, Benedetto XVI lancia un messaggio dirompente a Loreto, il 2 settembre, in occasione dell’Agorà dei giovani italiani:

“Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere”.

Dal 7 al 9 settembre, Benedetto XVI è in Austria per il suo VII viaggio apostolico internazionale. Una visita culminata nel pellegrinaggio al Santuario mariano di Mariazell.
“Guidati ed incoraggiati da Maria - è l’esortazione del Papa - vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano”.
Nel segno della speranza, pur non disconoscendo le difficoltà, sono i pronunciamenti del Papa sui temi chiave dell’ecumenismo e dei rapporti con il mondo musulmano.
La lettera all’Assemblea ecumenica di Sibiu, la risposta ai 138 dotti musulmani ribadiscono la cura del Papa a promuovere un dialogo fondato sulla Verità e la Carità.
Il 21 ottobre, a Napoli, all’incontro interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, ribadisce che le religioni “devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica”:

“Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza”.

Il 24 novembre, si tiene il secondo Concistoro di Benedetto XVI per la creazione di 23 nuovi cardinali, di cui 18 elettori. La provenienza geografica dei porporati, sottolinea il Papa, è espressione dell’universalità della Chiesa.

Nel 2007, oltre alla creazione dei nuovi cardinali, sono molte le nomine significative in Vaticano e nelle diocesi. Tra queste, ricordiamo quella del prof. Giovanni Maria Vian alla direzione dell’Osservatore Romano e del biblista Gianfranco Ravasi a capo del dicastero per la cultura.

Le ultime settimane dell’anno sono illuminate dalla “Spe salvi”, quasi un dono che il Papa offre per Natale ai cristiani, ma invero a tutti gli uomini di buona volontà.

La seconda Enciclica del Papa, pubblicata il 30 novembre, è anch’essa un successo editoriale come la Deus caritas est. Ecco, come all’Angelus del 2 dicembre, prima domenica d’Avvento, Benedetto XVI spiega l’unicità della speranza cristiana:

“L’uomo viene redento dall’amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio, che in Gesù ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornerà alla fine dei tempi. E’ in Cristo che speriamo, è Lui che attendiamo!”

Una Speranza salvifica che tutti hanno il diritto di conoscere. Questo il significato profondo della Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, pubblicata il 14 dicembre dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il documento, avverte il Papa, ricorda ad ogni fedele che nulla ci può esimere dall’affascinante impegno di annunciare la Buona Novella.
Al cuore dell’uomo che spera la pace, il Papa si rivolge nel Messaggio per la 41.ma Giornata Mondiale della Pace, pubblicato l’11 dicembre. Benedetto XVI richiama la centralità della famiglia, vera “agenzia di pace”. Ogni uomo e ogni donna, è l’invito del Santo Padre, prenda consapevolezza della “comune appartenenza all'unica famiglia umana” e si impegni per “l'instaurazione di una pace vera e duratura”.

© Copyright Radio Vaticana

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Carissimi amici, oggi la Chiesa festeggia San Francesco, Patrono d'Italia. Tantissimi auguri di buon onomastico al nostro Francesco e alla nostra amica Francesca, che ci legge sempre :-)
Raffaella

San Francesco, il rivoluzionario di Dio

Intervista al Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani

ROMA, mercoledì, 3 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Era il tramonto del 3 ottobre del 1226 quando Francesco di Assisi spirò. Il 16 luglio 1228 Papa Gregorio IX proclamò Santo il Poverello d'Assisi, alla presenza della madre, madonna Pica, del fratello Angelo e altri parenti, del Vescovo Guido di Assisi, di numerosi Cardinali e Vescovi e di una folla di popolo mai vista, fissandone la festa al 4 ottobre.
Le cronache raccontano di un uomo che visse in maniera radicale il Vangelo, innamorato di Cristo, e che incentrò nella contemplazione del Presepe e del Calvario la sua esperienza spirituale. Compì azioni straordinarie a servizio della Chiesa, morì portando nel corpo le stimmate, segni della passione di Gesù.
La sua fama e la sua testimonianza cristiana si è mantenuta così viva nella storia che Pio XII lo proclamò Patrono d'Italia, il 18 giugno 1939, indicandolo come il “più italiano dei santi e più santo degli italiani”.
Negli ultimi decenni, però, la figura di San Francesco è stata utilizzata da una cultura a metà fra quella hippy e quella new age, al fine di giustificare un ideologia pacifista ed ecologista i cui contenuti si sono mostrati molto ambigui, in alcuni casi in contrasto con la figura del Creatore e contrari alla difesa della vita.
Per cercare di conoscere più a fondo la spiritualità e la storia di questo Santo, ZENIT ha intervistato padre Pietro Messa, Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma, che quest'anno ha dato inizio ad un master di secondo livello in "Medioevo francescano" (cfr. www.antonianum.eu).

Una certa cultura ecologista contraria alle nascite e con caratteristiche neomalthusiane sostiene che San Francesco era un ambientalista che condivideva l'amore per tutto ciò che era naturale e si opponeva alle attività umane. Qual è la realtà sulla sensibilità di San Francesco nei confronti del mondo naturale?

Messa: Innanzitutto ogni volta che ci si accosta ad una persona, anche del passato sono importanti, contrariamente a quello che solitamente si afferma, le cosiddette "barriere dell'io" per evitare una fusione con - ossia una con-fusione - con l'altro. Questo vale anche nell'approcciare a Francesco d'Assisi, a proposito del quale spesso, in nome di una ricerca di attualità, gli si attribuiscono problemi attuali, come l'ecologia, il dialogo interreligioso, la globalizzazione, estranei al suo contesto storico e religioso.
Preso atto di questo e che per conoscere la sua esperienza bisogna attenersi alle fonti, soprattutto gli scritti, dobbiamo riconoscere che la sua opera a cui ci si appella ogni volta che si parli del suo rapporto con la natura è il "Cantico di frate sole" conosciuto anche come "Cantico delle creature". Si tratta di una preghiera al Signore in cui in contemporanea si loda l'Onnipotente per le sue creature e si invita quest'ultime a lodare il loro Creatore.

Quale ruolo svolge l'umanità nel contesto del “Cantico delle creature”? Ci sembra di capire che insieme alle lodi al Signore, i benefici del sole che scalda, dell'acqua che disseta, sono tutti riferiti al bene dell'uomo...

Messa: Il centro di tutto è l'Altissimo a cui va riferita ogni lode, gloria e onore; tuttavia non è un Dio solitario che con la sua onnipotenza "brucia" ed elimina tutto ciò che lo circonda, ma anzi dà vita e vuole che ci sia altro oltre a sé. Le creature sono menzionate per se stesse, ma pure per le loro caratteristiche delle quali anche l'uomo beneficia, come della luce del fuoco che illumina la notte, l'acqua che è utile e preziosa, la terra che nutre e sostenta tutti noi. In questo testo l'uomo è colui che, in quanto destinatario dei doni del Signore, proclama tale lode contemplando, ossia guardando con stupore, il Creatore e la sua creazione.

L'amore di San Francesco nei confronti del Creatore sembra superare anche le diffidenze umane nei confronti dei danni provocati dagli eventi naturali. Qual è il suo giudizio in proposito?

Messa: Il Cantico delle creature fu composto da frate Francesco d'Assisi in un momento di grande disagio presso la chiesa di San Damiano in Assisi, quindi si tratta di un Cantico pasquale in cui nella notte della sofferenza è riconosciuta la presenza luminosa del Signore che fa nuove tutte le cose e illumina anche le tenebre del peccato dell'uomo.
Se vogliamo attingere da tale evento della vita del Santo per il momento attuale possiamo dire che anche i danni causati dalle strutture di peccato che distruggono l'ambiente vengono redenti e che l'uomo salvato dall'incontro con il Risorto diventa capace di relazioni nuove anche con il creato.

Qual è il messaggio cristiano che San Francesco comunica sui temi dell'ambiente, e in che modo è possibile diffonderlo?

Messa: Quella di Francesco d'Assisi è un'esperienza cristiana e quindi lui legge ogni avvenimento alla luce soprattutto del Vangelo. Pertanto non usa mai termini come natura, ambiente, o altri a noi comuni, ma il termine "creature". Gia questo ci parla di un approccio in cui si riconosce l'esistenza di un Creatore che è buono, onnipotente a cui tutti gli uomini e le creature devono guardare. Ciò significa che le creature sono un dono del Signore e che come tali vanno accolte nella gratitudine, ossia nel rendimento di grazie per poi restituirle a lui mediante l'amore per i fratelli. In questo modo si passa dalla gratitudine alla gratuità vivendo un amore ordinato che ha le caratteristiche dell'Eucaristia: "Prese il pane, rese grazie e lo spezzò". Il peccato è appropriarsi di tali doni comportandosi da padri-padroni nei confronti delle creature con le conseguenze di morte che spesso constatiamo.

I Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno parlato in più occasioni di San Francesco e delle sue intuizioni sui temi amabientali. A tal proposito, può indicarci qualche riflessione sul rapporto dell'umanità con il creato?

Messa: Giovanni Paolo II ha dichiarato San Francesco patrono dell'ecologia ed ha indicato Assisi come città della pace, mentre Benedetto XVI ha richiamato che ciò non significa che fosse semplicemente un ambientalista o un pacifista. In questo non ha voluto smentire l'operato del Predecessore, come mostrano i discorsi fatti ad Assisi durante la sua visita del giugno scorso, ma ne ha indicato l'origine che è la conversione al Vangelo [cfr. P. Messa, “Benedetto XVI ad Assisi. Per una ermeneutica di riforma nella continuità, anche con Giovanni Paolo II”, in Forma Sororum, 44 (2007), p. 229-235]. La ricezione di tali insegnamenti nell'ambito cattolico certamente non è terminato: infatti si avverte come una duplice posizione che vede alcuni che trattano di tali temi prescindendo da un approccio cristiano, mentre altri li evitano vedendoli strumentalizzati da ambienti a volte ostili alla fede.

© Copyright Zenit

21 giugno 2007

Ecco un esempio di mutilazione di San Francesco


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Dopo l´appello di Benedetto XVI/ parla Chiara Frugoni

Francesco santo irregolare

MARCO POLITI

San Francesco intriga sempre. Troppo complesso per essere ridotto a un santino. Durante la visita ad Assisi papa Ratzinger ha invitato i frati a non permettere che subisca una sorta di "mutilazione", magari facendone un´icona del pacifismo, dell´ecologismo o del dialogo. Il vero san Francesco, ha spiegato, è soprattutto innamorato di Cristo e si spende per ridare energie alla Chiesa.
Ma sono solo di oggi le deformazioni della figura del santo? Chiara Frugoni, grande studiosa del Medio Evo e autrice di libri affascinanti su Francesco e Chiara d´Assisi, sorride: «La prima mutilazione la troviamo già negli affreschi della Basilica ad Assisi. Comincia da lì il ridimensionamento di Francesco».

Tracce di un tentativo di aggiustare la personalità di san Francesco?

«Negli affreschi Francesco predica agli uccelli, ma sant´Antonio è raffigurato mentre predica ai frati. Eppure Francesco ha passato la vita predicando».

Significa?

«Che sant´Antonio era un uomo colto, non poneva problemi».

Francesco, invece, crea contraddizioni alla Chiesa?

«Il Papa sembra normalizzarne la figura, sottolineando il suo rapporto con la Chiesa. Ma Francesco, seppure ha condotto una vita in obbedienza alla Chiesa, fu sempre molto autonomo».

Quali furono i punti di forte differenza?

«Francesco non volle mai farsi prete. Quando discute nel 1219 di una regola con il capitolo dei frati, dichiara che non vuole né la regola di Benedetto né di Agostino né di Bernardo, manifestando l´intenzione di seguire la strada che vuole Dio. Nel Testamento sottolinea: "Quando Dio mi donò dei frati, nessuno mi mostrava cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io queste parole feci scrivere e il Signor Papa me le confermò". Insomma, Dio lo ha mandato nel mondo, nel solco della Chiesa, per far rivivere il vangelo che tutti avevano dimenticato».

Si avverte un profumo di contestazione.

«Non ha mai fatto nulla di non ortodosso e nulla mai contro la Chiesa. Ma il suo esempio si è assolutamente discostato dalle norme della Chiesa del suo tempo».

Dove sta la divaricazione tra il Poverello e l´istituzione ecclesiastica medievale?

«La Chiesa del tempo aiuta i poveri, ma non rinuncia ai suoi privilegi di gruppo strutturato. Francesco fa il salto: si mette fra i poveri e diventa povero come loro. Non c´è una veste riconosciuta per i suoi fraticellli, vestono in tutti i modi con gli abiti degli emarginati. Francesco vuole che i frati si mantengano con il lavoro delle proprie mani. Chiedere elemosina ai poveri – dice chiaramente – è rubare ai poveri. In seguito assisteremo, invece, all´evoluzione dei frati in Ordine mendicante».

Altri segni di discordanza?

«Non si occupa solo dei lebbrosi, abita con i lebbrosi. E dobbiamo sapere che per l´epoca la malattia è segno di peccato o chi ne è colpito discende da genitori peccatori. Inoltre per Francesco i frati non devono avere case in muratura e nemmeno tenere cibo per il giorno dopo».

La storia ha poi preso una direzione ben diversa.

«Aggiungerei anche la sua relazione con le donne, che stimava intellettualmente e con cui aveva un rapporto cristianamente libero. Pensiamo alla matrona romana che gli porta i biscotti e sono quelli che mangia sul letto di morte. Gli era estranea ogni idea misogina. Quando parla di Adamo ed Eva, non cita il ruolo tradizionale della donna tentatrice».

Come mai anche oggi, al di là dei quadretti edificanti su fratello Sole o fratello Lupo, Francesco riesce ad esercitare un forte potere di attrazione sui contemporanei e specie sui giovani?

«Per la sua capacità di mettersi dalla parte degli altri. Capire senza giudicare o punire. C´è in lui un concetto straordinario: prima recuperare la dignità del corpo e poi parlare di Dio».

Ci sono esempi concreti?

«C´era un lebbroso molto malato, così dice il racconto, che imprecava sempre contro i frati. Allora si rivolgono a Francesco. E il santo passa le mani sul suo corpo e poi gli parla di Dio. Un atteggiamento molto significativo, per niente predicatorio in senso ecclesiastico. E ancora, l´episodio dei ladroni. Ai frati, che li vogliono convertire, il santo chiede: perché sono ladroni? Quali necessità li ha spinti? Poi esorta i frati ad andare da loro, chiamandoli "Signori ladroni", offrendo loro buon pane e vino. E il giorno dopo tornino con cacio e uova. Quando saranno "rinfrancati", allora parlino loro di Dio».

Papa Ratzinger ad Assisi ha lanciato una frecciata ai fautori del dialogo interreligioso, ribadendo che non significa indifferentismo né attenuazione dell´annuncio cristiano.

«Chiaro che Francesco parla di Dio, ma il suo atteggiamento è l´opposto del proselitismo. Nella Regola non bollata del 1221 (cioè, poi non approvata dalla Santa Sede) Francesco parla così dei frati che vanno tra i Saraceni, tra i musulmani. Possono andare in due modi, afferma. Possono vivere senza provocare "né liti né dispute". Il che significa non un´azione missionaria, ma dare testimonianza attraverso l´esempio. Poi, aggiunge, se vedono che "piace a Dio", allora possono parlare di Dio. Un approccio straordinario in un tempo cui la Chiesa durante le messe raccoglie soldi per le crociate e papa Innocenzo III definisce i musulmani cani infedeli».

La normalizzazione vale anche per la figura di Chiara?

«Benedetto XVI dalle clarisse di Assisi ha lodato la dimensione contemplativa ed è ciò che risulta dalla bolla di canonizzazione di Alessandro IV. Però contraddice quanto Chiara voleva. Lei non era per la clausura, voleva che le monache lavorassero. E attribuiva grande valore alla libertà di coscienza».

Repubblica, 21 giugno 2007

Chi e' Chiara Frugoni

Chiara Frugoni Nata a Pisa, figlia del grande medievista Arsenio Frugoni, ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Attualmente insegna Storia medievale all'Università di Roma II e collabora a La Repubblica e al Manifesto. Ha dedicato importanti studi alla figura di Francesco d'Assisi e all'iconografia medievale. Tra le sue ultime opere: Mille e non più mille. Viaggio tra le paure di fine millennio con Georges Duby (1999), Due papi per un giubileo. Celestino V, Bonifacio VIII e il primo Anno Santo (2000), e Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, (2001).

Le note biografiche sono ovviamente una mia ricerca :-)

Ecco un esempio di mutilazione di Francesco: egli non era cio' dice la Chiesa. Era un pacifista, un ecologista e un ribelle. Egli contestava la Chiesa, era era, ovviamente, un pericolo per le istituzioni ecclesiastiche.
Persino gli affreschi di Assisi mentono!
Chi non mente? Ma non e' chiaro? Chiara Frugoni, Lidia Menapace, Rivera e tutti coloro che hanno ridotto Francesco ad un santito da tirare fuori ogni volta che si deve contestare la Chiesa.
Non e' proprio cosi'...
E' vero che Francesco non era presbitero, pero' era diacono. Come mai la nostra amica Frugoni ha omesso questo, piccolo, forse per lei insignificante, particolare?
Non si comprende Francesco se non alla luce di Cristo e della Chiesa.
Presentare il Santo di Assisi come una sorta di fondatore di una Chiesa alternativa e' sbagliato non solo sul piano religioso ma anche su quello storico
.
Raffaella

20 giugno 2007

Il Papa ad Assisi: la parola all'Osservatore romano


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Rassegna stampa del 20 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 20 giugno 2007 (1)

Senza Cristo non c'è Francesco: La Visita Pastorale di Benedetto XVI ad Assisi

di GIAMPAOLO MATTEI

"Laudato si'... Altissimu, onnipotente, bon Signore...". Francesco era cieco, ammalato, quando compose il "Cantico di Frate Sole" a San Damiano, in una notte tra aprile e maggio del 1225. I suoi occhi erano più che mai gli Occhi di quel Crocifisso di cui aveva sentito la Voce - "Va' e ripara la mia casa" - e in cui si era totalmente identificato.

È attraverso gli Occhi del Crocifisso che il cieco Francesco ha potuto vedere "Frate Sole" e "Matre Terra". Oggi quegli Occhi continuano a parlare ad ogni persona. È un fatto: senza l'incontro personale con Cristo non ci sarebbe stato il Francesco che conosciamo e che tanto fascino riesce, otto secoli dopo la sua conversione, ad esercitare. Un fascino che ha appunto la sua radice in Cristo.

Benedetto XVI, domenica 17 giugno, si è recato ad Assisi in pellegrinaggio mosso dal desiderio di rivivere, anche fisicamente, il cammino interiore di Francesco. Ecco i passi del Papa dirigersi verso il "Sacro Tugurio" di Rivotorto e verso San Damiano. Quindi eccolo a Santa Chiara, nella Basilica dove c'è la Tomba del Poverello, nella Cattedrale di San Rufino (luogo del Battesimo di Francesco e di Chiara) e a Santa Maria degli Angeli, il grande scrigno che racchiude le perle della Porziuncola e della piccola Cappella dove Francesco ha abbracciato "Sora nostra Morte corporale".

Ma Assisi non è un grande "museo" da visitare. È un luogo di conversione radicale a Dio. Qui anche le pietre "parlano". E continuano a parlare, da secoli, quanti vengono qui per apprendere direttamente dall'esperienza di Francesco "il segreto per riconoscere Gesù Cristo e fare esperienza di Lui".

Il Papa ha riconsegnato la testimonianza integra e integrale di Francesco - il cuore della sua vita è solo Cristo - all'umanità del Terzo millennio. Non basta, infatti, ammirare Francesco: attraverso di lui si vive l'Amore di Dio, si incontra il Cristo "non diminuito". Senza Cristo, senza Chiesa, davvero non c'è Francesco. Non si possono fare operazioni che lo rendono irriconoscibile, mutilando il suo essere cristiano nel cuore della Chiesa o "usandolo".

Attraverso un cammino anche complesso quel giovane "playboy" di Assisi è stato capace di fissare il suo sguardo sul Volto di Cristo e di ascoltarne la Voce. "Lasciamoci incontrare da Cristo!" ha detto Benedetto XVI rivolgendosi ai giovani, secondo l'anagrafe e secondo lo spirito. Francesco, "innamorato di Gesù", è, come egli stesso amava dire, uno "strumento" dell'Amore che consente di sperimentare che "Deus caritas est".

Proprio perché di Cristo, Francesco è anche "uomo della Chiesa". Questa verità si è toccata con mano domenica ad Assisi. "Siate, cari giovani, la mia gioia, come lo siete stati di Giovanni Paolo II" ha detto Benedetto XVI all'apice del discorso, meglio del dialogo che ha tessuto con gli oltre diecimila giovani umbri a Santa Maria degli Angeli. Quelle "sentinelle del mattino" hanno accarezzato l'indimenticato nome di Giovanni Paolo II con un applauso poderoso. E Benedetto XVI, commosso, ha detto loro: "Grazie". Sì, grazie per questo riconoscente amore a Giovanni Paolo II. Grazie per questo amore francescano al Successore di Pietro. E, infatti, quei giovani hanno subito scandito il nome del Papa: "Benedetto! Benedetto!" e gli hanno mostrato, con la fierezza della loro vocazione, uno striscione originalissimo che richiama un'espressione di Francesco: ""Signor Papa"... ascolta il nostro Sì".

Il Papa ha abbracciato Ester, nigeriana, capace di uscire da uno squallido giro di schiavitù, che la Veglia di Pentecoste, dopo un cammino di conversione, ha ricevuto il Battesimo, la Comunione e la Cresima. Il Papa ha abbracciato Marco e Ilaria che gli hanno presentato le ansie e le preoccupazione delle nuove generazioni. Il Papa ha abbracciato una giovane umbra che gli ha detto: "Padre Santo, voglio diventare suora". Benedetto XVI le ha sorriso e le ha tracciato sulla fronte il segno della Croce. Questi sono i giovani di Pietro. Questi sono i giovani di Francesco. Dunque, questi sono i giovani di Cristo.

Sono stati tanti i momenti che hanno segnato il Pellegrinaggio del Papa ad Assisi: la Santa Messa nel piazzale della Basilica Inferiore di San Francesco, l'incontro nella Cattedrale di San Rufino. Particolarmente eloquenti sono stati i due incontri con le Clarisse: il primo con la Comunità di Santa Chiara, il secondo con le Clarisse Cappuccine Tedesche, al Sacro Convento.

Davanti al Crocifisso di San Damiano il Papa ha detto alle religiose: "Conversione non è solo un momento, un attimo della vita: è un cammino". E ancora: "Assisi per me è sempre un punto di riferimento interiore, perché so che è una grande forza di preghiera, una forza per il Papa nella sua missione di stare al timone della Nave di Pietro, della Nave di Cristo". Alle religiose tedesche ha confidato di contare sulla preghiera di tante persone che "sostengono la mia opera dall'interno". E, con tenera paternità, ha chiesto che intonassero "Wenn ich ein Glöcklein wär'". È un canto che ha ricordato al Papa il tempo del Seminario a Traunstein.

È un grande dono il Magistero di Benedetto XVI ad Assisi, "luogo dell'anima": un gioioso atto di amore a Cristo ripercorrendo i passi della santità di Francesco. Una testimonianza di vera pace, di grande respiro ecclesiale e di profonda attualità sociale. Una testimonianza che - "confermata" da Francesco - solo Cristo è la Verità che tocca il cuore di ogni uomo, lo converte, e gli dona la felicità che non conosce fine. Con questo Pellegrinaggio ci si sente pieni di gioia perché si è a tu per tu con l'Amore di Dio.

©L'Osservatore Romano - 20 Giugno 2007

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Chi sono gli "ariani" del nostro tempo?

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Rassegna stampa del 20 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 20 giugno 2007 (1)


Perché san Francesco "è un vero maestro" per i cristiani d'oggi

E perché lo è anche sant'Agostino. Da Assisi e da Pavia, mete dei suoi due ultimi viaggi in Italia, Benedetto XVI propone come modelli i due grandi convertiti. E critica le loro moderne "mutilazioni"

di Sandro Magister

ROMA, 20 giugno 2007 – I suoi due ultimi viaggi in Italia, a Pavia e ad Assisi, Benedetto XVI li ha dedicati a due santi di primissima grandezza e di eccezionale influenza nella storia della Chiesa: Agostino e Francesco.

E in entrambi i casi papa Joseph Ratzinger ha concentrato l'attenzione su un preciso momento della vita dei due santi: la conversione.

La conversione – ha spiegato il papa – è la svolta cruciale dell'esistenza d'ogni cristiano. In essa la vita di ciascun uomo prende forma nuova da Gesù Cristo al quale egli si affida. Da lì in avanti la sua vita si distingue per il suo essere segnata da Cristo.
Se quindi Francesco "è un vero maestro" nella ricerca della pace, nella salvaguardia della natura, nella promozione del dialogo tra tutti gli uomini, lo è in un modo unico, che non può essere mutilato: "lo è a partire da Cristo".

E quindi lo "spirito di Assisi" non ha niente a che vedere con l'indifferentismo religioso, proprio perché la vita e il messaggio di Francesco "poggiano così visibilmente su Cristo":

"Non potrebbe essere atteggiamento evangelico, né francescano, il non riuscire a coniugare l’accoglienza, il dialogo e il rispetto per tutti con la certezza di fede che ogni cristiano, al pari del santo di Assisi, è tenuto a coltivare, annunciando Cristo come via, verità e vita dell’uomo (cfr Giovanni 14,6), unico Salvatore del mondo".

Già altre volte, in precedenza, Benedetto XVI aveva criticato gli "abusi " e i "tradimenti" che a suo giudizio snaturano la figura esemplare di Francesco.

Ma domenica 17 giugno, ad Assisi, il papa è tornato a predicare in maniera più organica sulla persona del santo e in particolare sulla sua conversione, di cui nel 2007 ricorre l'ottavo centenario.

L'ha fatto soprattutto nell'omelia della messa. Come aveva fatto anche a Pavia domenica 22 aprile, ricordando sant'Agostino che è sepolto in quella città.

Ma anche negli altri discorsi della giornata trascorsa ad Assisi il papa ha insistito nel presentare il volto autentico del santo, respingendone i travisamenti. Ad esempio quando ha rivolto ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose della città questa raccomandazione:

"I milioni di pellegrini che passano per queste strade attirati dal carisma di Francesco, devono essere aiutati a cogliere il nucleo essenziale della vita cristiana ed a tendere alla sua 'misura alta', che è appunto la santità. Non basta che ammirino Francesco: attraverso di lui devono poter incontrare Cristo, per confessarlo e amarlo con 'fede dritta, speranza certa e caritade perfetta' (Preghiera di Francesco davanti al Crocifisso, 1: FF 276). I cristiani del nostro tempo si ritrovano sempre più spesso a fronteggiare la tendenza ad accettare un Cristo diminuito, ammirato nella sua umanità straordinaria, ma respinto nel mistero profondo della sua divinità. Lo stesso Francesco subisce una sorta di mutilazione, quando lo si tira in gioco come testimone di valori pur importanti, apprezzati dall’odierna cultura, ma dimenticando che la scelta profonda, potremmo dire il cuore della sua vita, è la scelta di Cristo. Ad Assisi, c’è bisogno più che mai di una linea pastorale di alto profilo. Occorre a tal fine che voi, sacerdoti e diaconi, e voi, persone di vita consacrata, sentiate fortemente il privilegio e la responsabilità di vivere in questo territorio di grazia. È vero che quanti passano per questa città, anche solo dalle sue 'pietre' e dalla sua storia ricevono un benefico messaggio. Ciò non esime da una proposta spirituale robusta, che aiuti anche ad affrontare le tante seduzioni del relativismo che caratterizza la cultura del nostro tempo".

Ecco dunque qui di seguito le due omelie dedicate da Benedetto XVI ai due grandi convertiti Francesco e Agostino. Due omelie che sono espressione tipica della predicazione di questo papa, sempre strettamente legata alla liturgia del giorno:

www.chiesa di Sandro Magister


La Conversione di San Francesco

CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA PIAZZA INFERIORE DI SAN FRANCESCO AD ASSISI


La Conversione di Sant'Agostino

CELEBRAZIONE EUCARISTICA AGLI ORTI DELL’ALMO COLLEGIO BORROMEO DI PAVIA, 22 APRILE 2007

19 giugno 2007

Il Papa ed il suo maestro Agostino


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Rassegna stampa del 19 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 19 giugno 2007 (1)

Aggiornamento della rassegna stampa del 19 giugno 2007 (2)

Il Papa sbanca l'auditel

IL PAPA AD ASSISI: LO SPECIALE DEL BLOG

IL PAPA A PAVIA: LO SPECIALE DEL BLOG


Benedetto XVI a Pavia

L'incontro tra due amici, tra due padri

Giuseppe Bolis

Il pellegrinaggio di Benedetto XVI a Pavia, per venerare le spoglie di sant’Agostino. Per esprimere la sua gratitudine a uno dei più grandi “padri” della Chiesa

Due vecchi amici. Che si incontrano dopo tanto tempo e prima di tutto si guardano. È questa l’immagine che si trattiene della recente visita pastorale di Papa Benedetto XVI sulle orme di sant’Agostino a Pavia, domenica 22 aprile. Quello sguardo silenzioso del Papa davanti all’urna che raccoglie i resti mortali del grande Vescovo di Ippona. Un dialogo silenzioso che affonda in cinquant’anni di storia (è datata 1953 la tesi di dottorato in Teologia, dedicata da Joseph Ratzinger alla visione della Chiesa in sant’Agostino) e che ha segnato profondamente tutta l’esistenza del Teologo bavarese fino al soglio pontificio. È lui stesso che ha voluto questo viaggio come un pellegrinaggio alle sorgenti della fede di «colui che tanta parte ha avuto nella mia vita di teologo e pastore, ma direi prima ancora di uomo e sacerdote» (Omelia ai Vespri).
Ma nello stesso tempo - per il compito ora affidatogli - questo viaggio diventa una occasione propizia per il Papa di proporre a tutti i credenti e agli uomini dotati di ragione il percorso personale di Agostino, che può diventare esperienza per ogni uomo.
Verità
Innanzitutto il riconoscimento che la vita è un cammino, una conversione continua: tutta l’esistenza del Doctor Gratiae è, infatti, «rimasta, pur in modo diverso, un cammino di conversione nella ricerca del Volto di Cristo e poi un camminare insieme con Lui» (Omelia alla messa). Fino alla fine. Ed è questo che colpisce chi Agostino lo conosce da tempo e allo stesso modo l’ascoltatore novello: «Egli rimase sempre una persona in ricerca. Non si accontentò mai della vita così come essa si presentava e come tutti la vivevano. Era sempre tormentato dalla questione della verità. Voleva trovare la verità. Voleva riuscire a sapere che cosa è l’uomo; da dove proviene il mondo; di dove veniamo noi stessi, dove andiamo e come possiamo trovare la vita vera. Voleva trovare la retta vita e non semplicemente vivere ciecamente senza senso e senza meta. La passione per la verità è la vera parola-chiave della sua vita» (Omelia alla messa).
Questa ricerca appassionata e ardente ha vissuto tre grandi svolte: innanzitutto la scoperta del cristianesimo come risposta a tale sete di verità e l’abbraccio della Chiesa come segno concreto e corporeo della Presenza del Dio fatto carne. Un abbraccio che Agostino traduce nel desiderio di vivere con alcuni amici dedicato completamente a Dio e all’approfondimento della Verità ormai incontrata. Ma - ed ecco la seconda conversione che dovette vivere - la Verità stessa lo chiama a servire il Suo corpo prima come sacerdote e poi come vescovo, pur andando contro la sua volontà personale: «Ora egli doveva vivere con Cristo per tutti. Doveva tradurre le sue conoscenze e i suoi pensieri sublimi nel pensiero e nel linguaggio della gente semplice della sua città. La grande opera filosofica di tutta una vita, che aveva sognato, restò non scritta. Al suo posto ci venne donata una cosa più preziosa: il Vangelo tradotto nel linguaggio della vita quotidiana» (Omelia alla messa). Sembra di percepire in queste parole del Papa teologo un accenno neanche troppo velato alla sua storia personale fino ai giorni nostri.
Ed ecco la terza e decisiva conversione della vita di Agostino: «Non soltanto l’umiltà di inserire il suo grande pensiero nella fede della Chiesa, non solo l’umiltà di tradurre le sue grandi conoscenze nella semplicità dell’annuncio, ma anche l’umiltà di riconoscere che a lui stesso e all’intera Chiesa peregrinante era continuamente necessaria la bontà misericordiosa di un Dio che perdona; e noi - aggiungeva - ci rendiamo simili a Cristo, il Perfetto, nella misura più grande possibile, quando diventiamo come Lui persone di misericordia» (Omelia alla messa).

Amore

Ecco quindi la seconda grande parola-chiave di questo viaggio: amore. Davanti alla tomba di colui che tanto lo ha ispirato Papa Benedetto rilancia e riconsegna idealmente alla Chiesa e al mondo la sua prima enciclica, che riassume il contenuto centrale dell’annuncio di questi primi due anni di pontificato: «Dio è amore… Ecco il messaggio che ancora oggi sant’Agostino ripete a tutta la Chiesa: l’Amore è l’anima della vita della Chiesa e della sua azione pastorale. Solo chi vive nell’esperienza personale dell’amore del Signore è in grado di esercitare il compito di guidare e accompagnare altri nel cammino della sequela di Cristo. Alla scuola di sant’Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano. Servire Cristo è anzitutto questione d’amore» (Omelia ai Vespri).

Ragione

Questo amore ha caratterizzato tutta la vita e la passione pastorale di Agostino, in particolare nel testimoniare la feconda interazione tra fede e cultura. È la terza parola-chiave del viaggio: ragione. Nell’incontro con Cristo e nell’adesione amorosa a Lui non è mai venuta meno in Agostino la passione per la filosofia, cioè, «a cercare le profondità dell’essere uomo e ad aiutare gli altri a vivere bene, a trovare la vita, l’arte di vivere. Questo era per lui la Filosofia: saper vivere, con tutta la ragione, con tutta la profondità del nostro pensiero, della nostra volontà, e lasciarsi guidare sul cammino della verità, che è un cammino di coraggio, di umiltà, di purificazione permanente» (Discorso al mondo della cultura).
Un cammino che Papa Benedetto XVI sta percorrendo e sul quale, instancabilmente, invita ogni uomo.

Tracce, maggio 2007

Fra Sistino...un uomo...un mito (3) [Assisi]


Vedi anche:

Il Papa ad Assisi: cio' che i giornali non hanno scritto

Fra Sistino...un uomo...un mito!

Fra Sistino, un uomo...un mito (2)

"Gesu' di Nazaret": riflessioni del cardinale Martini

Mostra blasfema a Bologna: abominevole bestemmia

Video BBC: lo speciale di Luciano Giustini

Il Papa ad Assisi: l'incontro con le suore tedesche, il messaggio ai frati minori

Rassegna stampa del 19 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 19 giugno 2007 (1)

Il Papa sbanca l'auditel

IL PAPA AD ASSISI: LO SPECIALE DEL BLOG

Con enorme piacere riporto questo importante reportage che il nostro amico Fra Sistino (un uomo...un mito) ha scritto per l'autorevole giornale Petrus.
Ringrazio Fra Sistino per averci dato qualche "chicca" sulla visita del Papa e per avere stigmatizzato il comportamento di certi mass media.
Credo che sarebbe ora che la comunicazione sul Papa facesse un salto di qualita'.
Ne abbiamo gia' parlato su questo blog in molte occasioni, vorrei solo segnalare i seguenti post:

Il Papa ad Assisi: cio' che i giornali non hanno scritto

I media vaticani che vorrei (di Raffaella)

Ecco che cosa scrive Fra Sistino:



Il Papa ad Assisi tra la gioia dei fedeli e un commensale indigesto...

di Fra’ Sistino

CITTA’ DEL VATICANO - Che bella Assisi! Che dolcezza nello sguardo delle monache che hanno appena incontrato il Papa! Che gioia nella gente che correva per le strade per vedere Benedetto! Che serenità nello sguardo del Pontefice in preghiera sui luoghi di Francesco! Sì, ma di tutto questo non si è visto quasi nulla in tv. Ad Assisi con il Papa, per una intera giornata, quante cose sono successe. La cittadina simbolo di una spiritualità purtroppo molto spesso offuscata dalla politica, domenica era in festa. Gente che da giorni e giorni lavorava perché tutto fosse perfetto, bellissimo, indimenticabile. Suore di ogni ordine che pregavano, frati che correvano da un parte all’altra…
Confratelli che ancora non hanno “digerito” il Motu Proprio di Papa Benedetto che li lega al lavoro pastorale della Diocesi…
E Ratzinger, ancora una volta, ha fatto il professore e ha spiegato il Concilio Vaticano II ai francescani di oggi un po’ troppo attenti alle cose del Mondo. Del resto, gli avevano rovinato la pausa pranzo con un commensale indigesto: Romano Prodi. Il primo ministro dopo aver sostenuto la parata gay che insultava il Papa è andato a baciargli la mano. Va bene la libertà, ma che fine ha fatto la “coerenza eucaristica” dei politici? Che bello sarebbe stato avere il Papa un po’ più tra la gente, invece! E che bello se i biglietti per la messa del mattino fossero stati più numerosi… e che bello se tutte le tv e giornali il giorno dopo avessero raccontato il Francesco di Ratzinger invece del Prodi di Assisi!
Invece solo la messa sulla Rai, e una diretta sgangherata che nessuno ha visto domenica pomeriggio su un canale ormai senza senso. E pensare che un confratello mi ha detto che c’erano 500 giornalisti e fotografi pronti a fare vedere, a raccontare e non hanno potuto fare quasi nulla.
Che peccato che chi lavora per il Papa non ami il Papa come lo amiamo noi semplici fraticelli! Peccato che anche tanti miei confratelli abbiano dimenticato la “perfetta letizia” del Serafico Padre.
Peccato che non abbiate visto la gioia delle suore che sono state benedette dal Papa, e la gioia di Benedetto davanti ai bambini che lo salutavano con un canto sul prato davanti alla basilica dove era scritto con i fiori PAX.

Petrus

Molto duro ma assolutamente vero!
R.

Aggiornamento della rassegna stampa del 19 giugno 2007 (1)


Vedi anche:

"Gesu' di Nazaret": riflessioni del cardinale Martini

Mostra blasfema a Bologna: abominevole bestemmia

Video BBC: lo speciale di Luciano Giustini

Il Papa ad Assisi: l'incontro con le suore tedesche, il messaggio ai frati minori

Rassegna stampa del 19 giugno 2007

Il Papa sbanca l'auditel

Il Papa ad Assisi: cio' che i giornali non hanno scritto

IL PAPA AD ASSISI: LO SPECIALE DEL BLOG


Pacifismo, ecologismo...

Ricentrare tutto sul nazareno

Luigi Geninazzi

Papa Ratzinger rilancia lo spirito d'Assisi. Lo fa da quella piazza della Basilica Inferiore dove Giovanni Paolo II aveva invocato la pace insieme ai leader religiosi di tutto il mondo. «Tacciano le armi, cessino i conflitti che insanguinano la Terra!», è l'appello «pressante e accorato» di Benedetto XVI che riecheggia quello elevato dal suo predecessore nel gennaio del 2002: «Mai più guerra, mai più violenza, mai più terrorismo!».
Ad Assisi domenica mattina ci è sembrato di percepire non solo una continuità spirituale ma una sorta di sovrapposizione fisica tra la figura di Benedetto XVI e quella di Giovanni Paolo II. Lo stesso grido di condanna, lo stesso sentimento d'angoscia per tutti coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa delle guerre, la stessa drammatica supplica ad ascoltare le ragioni dell'altro. Perché, oggi più di ieri, tutto s'aggroviglia in una micidiale spirale di violenza e dall'Iraq alla Palestina, passando attraverso il Libano, la guerra civile rischia di dilagare in tutto il Medio Oriente.
«Per mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli» ecco dunque l'urgente necessità di «un dialogo responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della comunità internazionale». La Santa Sede non si stanca di riproporre quella «soluzione negoziata e regionale» di cui il Papa ha parlato ultimamente nel suo incontro con Bush e che sembra essere l'unica strada politicamente sensata dopo il fallimento delle strategie unilaterali e dei colpi di mano.
Benedetto XVI ha voluto esplicitamente rilanciare «l'icona di Assisi come città del dialogo e della pace». Ma lo ha fatto in un'occasione tutta particolare, nell'ottavo centenario della conversione di San Francesco, proprio per sottolineare che senza quell'evento non potrebbe esistere lo Spirito di Assisi. Se vogliamo capire fino in fondo la grandiosità del Poverello non possiamo farlo in base al suo amore per la pace e per la natura. «Francesco è un vero maestro in queste cose ma lo è a partire da Cristo», nota il Papa che denuncia l'uso improprio dello Spirito di Assisi per diffondere ecologismi e pacifismi di vario tipo.

Nello stile chiaro e diretto, tipico del pontificato ratzingeriano, ci viene detto che «Francesco subisce una sorta di mutilazione quando lo si tira in gioco come testimone di valori pur importanti ma dimenticando che il cuore della sua vita è la scelta di Cristo». In questo modo l'anelito alla pace trova il suo fondamento essenziale nella conversione. «Non una conversione per così dire sociale ma una vera esperienza religiosa».

Per questo il messaggio di San Francesco risulta tanto attuale e sconvolgente: ci ricorda che per essere davvero «uomo per gli altri» bisogna essere «un uomo di Dio». C'è bisogno di una simile testimonianza soprattutto in Terra Santa, dove San Francesco si recò nel bel mezzo di un feroce scontro di civiltà per incontrare il sultano, il nemico per eccellenza del mondo cristiano, e invitare tutti alla fratellanza. Oggi negli stessi Luoghi Santi c'è purtroppo chi usa il nome di Dio come una clava, incitando all'odio ed alla violenza. La pace ha bisogno della conversione.
Messaggio duro per i fanatici e gli integralisti che credono solo in se stessi. Ma è questo lo «Spirito di Assisi», rilanciato da Papa Ratzinger nel segno di San Francesco ed in continuità con l'intuizione profetica di Wojtyla.

Avvenire, 19 giugno 2007


Su «Iustitia» Papa Ratzinger e la legge

Il suo «discorso» è essenziale, non solo per la teologia, ma anche per la filosofia del diritto. Così Francesco D'Agostino si fa interprete delle riflessioni dei giuristi cattolici italiani sull'ultimo numero del trimestrale «Iustitia», dedicando a Joseph Ratzinger un saggio introduttivo, in occasione dell'ottantesimo compleanno del Papa. Il perché di questa essenzialità, secondo D'Agostino, risiede nel grande tema del «logos» che Ratzinger ha sviluppato in tutto l'arco della sua produzione, consentendo alla filosofia giuridica di rivedere il giurista non solo come un ingegnere sociale, ma come un uomo che ha una missione sociale. Sul nuovo numero di «Iustitia», rivista di Guffré editore diretta da Benito Perrone (la redazione ha sede a Milano, in via Larga 6; tel. 02.809966), è possibile rilevarlo anche dalla riproposizione dello scritto di Benedetto XVI su «Legge morale e legge naturale».

Avvenire, 19 giugno 2007


È morto a 87 anni il cardinale Felici già prefetto del dicastero dei santi

(F.Mas.)

Un sentimento di «affettuoso rimpianto» al ricordo della «fervorosa opera prestata alla Santa Sede e alla testimonianza di solerte collaboratore dei miei venerati predecessori». Così Benedetto XVI descrive la figura e l'opera del cardinale Angelo Felici nel telegramma di cordoglio inviato al vescovo di Velletri e Segni, città d'origine del porporato scomparso. Nella sua lunga carriera nella diplomazia vaticana, Felici è stato nunzio apostolico in Portogallo, nei Paesi Bassi e a Parigi, dove per ben tre volte ha accolto Giovanni Paolo II. Cardinale dal 1988, fino al 1995 era stato alla guida del dicastero dei santi. Papa Wojtyla gli affidò la Pontificia Commissione «Ecclesia Dei», per il rientro nella Chiesa degli esponenti del movimento scismatico di Marcel Lefebvre. I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 17 nella Basilica di San Pietro e saranno celebrati da Benedetto XVI.

Avvenire, 19 giugno 2007

(DIRETTA SU TELEPACE A PARTIRE DALLE 17)


PAPA: OSSERVATORE, DA ASSISI MESSAGGIO DI GRANDE RESPIRO

CdV, 18 giu. - Benedetto XVI ha lanciato da Assisi "un messaggio di grande respiro ecclesiale e di profonda attualita' sociale: ha riconsegnato al Terzo Millennio la vita e la testimonianza di Francesco. Ha riconsegnato ad Assisi la sua missione di accoglienza, di dialogo, di riconciliazione. Ha riconsegnato all'umanita' la sua piu' alta vocazione alla pace, oggi tragicamente sfigurata dal cieco imperversare della violenza e della guerra". Lo scrive l'Osservatore Romano in un commento sulla visita compiuta ieri dal Papa "nella patria umile e accogliente di Francesco", dove "pellegrino sulle orme del Poverello, ha voluto indicare una casa per l'umanita', un'oasi per la speranza, un pulpito per la pace".
Sulla stessa linea una nota del Servizio informazione religiosa, che sottolinea come "il metodo, cioe' l'impostazione di fondo proposta da Benedetto XVI puo' aiutare quel processo di ripensamento che oggi e' all'ordine del giorno della politica, in molte democrazie avanzate come anche sulla scena internazionale, la questione cioe' delle radici, dell'ispirazione, e la questione della razionalita'". "Questo - scrive il Sir - vale per la pace, per rendere concreti gli appelli, ma invita anche alla verifica del tono, della qualita' della politica negli orizzonti nazionali, a partire proprio anche da questa Italia di cui Francesco e' patrono". "Un tema - conclude la nota - da sviluppare nelle sue molteplici e non scontate implicazioni". (AGI)


Lo “spirito di Assisi” non è sincretismo, chiarisce il Papa
Nel suo pellegrinaggio alla tomba di San Francesco

ASSISI, lunedì, 18 giugno 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiarito ad Assisi che lo spirito di pace tra le religioni promosso da San Francesco e Giovanni Paolo II non è sincretismo religioso.

È un messaggio centrale del suo pellegrinaggio di domenica alla tomba del Santo nell’ottavo centenario della sua conversione.
“Non posso dimenticare, nell’odierno contesto, l’iniziativa del mio Predecessore di santa memoria, Giovanni Paolo II, il quale volle riunire qui, nel 1986, i rappresentanti delle confessioni cristiane e delle diverse religioni del mondo, per un incontro di preghiera per la pace”, ha detto Benedetto XVI alla fine dell’omelia della Messa celebrata nella piazza inferiore di San Francesco.
«Fu un’intuizione profetica e un momento di grazia, come ho ribadito alcuni mesi or sono nella mia lettera al Vescovo di questa Città in occasione del ventesimo anniversario di quell’evento”.

“La scelta di celebrare quell’incontro ad Assisi era suggerita proprio dalla testimonianza di Francesco come uomo di pace, al quale tanti guardano con simpatia anche da altre posizioni culturali e religiose”.

“Al tempo stesso, la luce del Poverello su quell’iniziativa era una garanzia di autenticità cristiana, giacché la sua vita e il suo messaggio poggiano così visibilmente sulla scelta di Cristo, da respingere a priori qualunque tentazione di indifferentismo religioso, che nulla avrebbe a che vedere con l’autentico dialogo interreligioso”, ha proseguito.

“Lo ‘spirito di Assisi’, che da quell’evento continua a diffondersi nel mondo, si oppone allo spirito di violenza, all’abuso della religione come pretesto per la violenza”.

Assisi, ha ricordato il Pontefice, “ci dice che la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell’altro, nel dialogo, in un annuncio che fa appello alla libertà e alla ragione, nell’impegno per la pace e per la riconciliazione”.

“Non potrebbe essere atteggiamento evangelico, né francescano, il non riuscire a coniugare l’accoglienza, il dialogo e il rispetto per tutti con la certezza di fede che ogni cristiano, al pari del Santo di Assisi, è tenuto a coltivare, annunciando Cristo come via, verità e vita dell’uomo (cfr Gv 14,6), unico Salvatore del mondo”.

Zenit

Rassegna stampa del 19 giugno 2007


Vedi anche:

Il Papa sbanca l'auditel

Il Papa ad Assisi: cio' che i giornali non hanno scritto

IL PAPA AD ASSISI: LO SPECIALE DEL BLOG


Cari amici, iniziamo la nostra rassegna stampa con gli articoli sulla visita del Papa ad Assisi.
Successivamente verranno riportate le notizie su una vergognosa e blasfema mostra organizzata a Bologna. Gia' ieri sera mi chiedevo se fosse il caso di parlare di simili oscenita' in questo blog. Ho deciso, stamattina, di riportare gli articoli perche' e' tempo che tutti i Cattolici si sveglino
.
Raffaella


L'analisi

Il nuovo vento d'Assisi

Giuseppe Di Fazio

Ecologisti e pacifisti son serviti. Così pure quegli intellettuali e registi che hanno ridotto a brandelli la figura di Francesco d'Assisi, usurpandone arbitrariamente e unilateralmente il messaggio. E, perché no, anche quei cristiani e seguaci del santo che lo hanno «mutilato», facendo del vento d'Assisi un buonismo per tutte le stagioni, l'anticamera dell'indifferentismo religioso e lo spunto per marce di variopinto colore.
Ieri Benedetto XVI, in visita in Umbria, ha inteso ricomporre il mosaico, ripristinare il nesso fra i valori predicati da Francesco e la radice della sua scelta di vita. Senza quella decisione radicale per Cristo, il rispetto della natura, la pace, il dialogo, la scelta della povertà restano parole al vento, buoni propositi. E il confronto fra le religioni si riduce a un fragile irenismo.
Il messaggio di Assisi, come l'ha riproposto Papa Benedetto, suona invece dirompente e attualissimo nella sua semplicità: radicale per i giovani in cerca di una risposta non edulcorata alla loro domanda di assoluto; profetico per un mondo sempre più dilaniato dalle guerre.
S'era detto, in passato, che il cardinale Ratzinger avesse espresso critiche all'iniziativa di Papa Wojtyla di un summit interreligioso ad Assisi.

Ieri Benedetto XVI s'è posto in continuità col suo predecessore, chiarendo al tempo stesso gli equivoci che quel summit poteva aver generato.

Al San Francesco «mutilato» corrisponde, infatti, un Cristo «diminuito», ridotto cioè a profeta di valori, «ammirato nella sua umanità straordinaria, ma respinto nel mistero profondo della sua divinità». Ad Assisi Benedetto XVI ha invocato «una linea di alto profilo», senza sconti o edulcorazioni.
A mondo che rischia la deriva, d'altronde, non servono i pannicelli caldi.

La Sicilia, 18 giugno 2007


Ai giovani

«Non perdetevi nella droga o in un fatuo girovagare»

Assisi. Papa Benedetto XVI, nel suo incontro con i giovani ha esortato le nuove generazioni a non perdersi nella droga o in fatuo girovagare a vuoto, magari su Internet, a non inseguire la «ricerca smodata» dell'«immagine», o l'avventura per impressionare i coetanei. In altri termini a non modellarsi sul Francesco dei «peccati», della pre-conversione. Accolto da migliaia e migliaia di giovani nella piazza di Santa Maria degli Angeli, Ratzinger ha saputo toccare le loro corde. «San Francesco - ha detto - parla a tutti, ma so che ha proprio per voi giovani un'attrazione speciale». La conversione del santo - ha ricordato - ebbe luogo «quando aveva trascorso 25 anni senza venire a capo del senso della vita». «Di quanti ragazzi oggi non si potrebbe dire lo stesso?», si è chiesto il Papa. «Come negare che sono molti i ragazzi tentati di seguire da vicino la vita di Francesco, prima della sua conversione?». A tutti loro il Papa ha chiesto di seguire Francesco nella sua santità.

La Sicilia, 18 giugno 2007


Pontefice e Professore, feeling anche a pranzo

ALCESTE SANTINI

Ci voleva lo «spirito di Assisi» perché attorno alla tavola di 300 commensali il Papa e il presidente del Consiglio, Romano Prodi, sotto gli affreschi ispirati a San Francesco, conversassero «liberamente» per più di un'ora degli incalzanti problemi internazionali, resi più acuti dai tragici accadimenti in Terra Santa, e di quelli non meno difficili dell’Italia. Per una volta, Benedetto XVI e il premier si sono sentiti distesi e lontani dal protocollo da osservare nelle stanze vaticane come in quelle di Palazzo Chigi e, così, incoraggiati dal linguaggio semplice e concreto del santo di Assisi. Subito dopo la messa in Basilica, era stato il Papa a «chiamare» il presidente del Consiglio per entrare insieme nel refettorio e questa affabilità non è sfuggita agli osservatori come alle persone semplici. E, con questo spirito più che cordiale i due, durante il pranzo, essendo vicini di posto, hanno potuto scambiarsi le idee sul mondo e sull’Italia. Prodi ha espresso il suo «grande apprezzamento per l’appassionato appello alla pace» lanciato poco prima dal Papa, di cui ha condiviso la «viva preoccupazione» per la situazione mediorientale prima di tutto. E il Papa lo ha informato degli sforzi che anche le diverse religioni devono compiere e di quanto la Santa Sede sta facendo perché lo «spirito di Assisi», di cui Giovanni Paolo II fu un «vero profeta», sia attuato con l’impegno di tutti per costruire «la pace turbata da troppi fatti tragici». E nel timore che Benedetto XVI accennasse alla situazione italiana, ma non lo ha fatto per delicatezza, è stato Prodi a precederlo informando il pontefice sugli sforzi il suo governo, sulle difficoltà che incontra e sul fatto «davvero apprezzabile» che da parte del Vaticano non ci siano state prese di posizione sul recente Gay Pride, sebbene ieri il quotidiano dei vescovi Avvenire abbia pubblicato un editoriale durissimo verso gli slogan contro il Papa. Prodi ha lasciato trasparire la consapevolezza delle «possibili esagerazioni della piazza» rilanciando tuttavia un punto: che quanto alla manifestazione il governo «ha lasciato fare ma senza farsi coinvolgere». E in questa chiave ha valutato anche la presenza di tre ministri limitata a un saluto. Il premier dunque ha ribadito la volontà del suo governo di far prevalere «una collaborazione tra la Chiesa e le istituzioni pubbliche nell’interesse del bene comune». E, a tale proposito, il Papa ha espresso apprezzamento su questi temi trattati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E, mentre cresceva la curiosità degli osservatori e dei giornalisti per quanto il Papa e Prodi, sui volti dominava il sorriso e la serenità, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Giuseppe Balboni Acqua, ha voluto così sintetizzare ai giornalisti quanto stava accadendo: «Il colloquio si sta svolgendo all’insegna di simpatia, semplicità, serenità». Il medesimo parere è stato espresso dalla presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti: «Hanno dimostrato un buon rapporto». Monsignor Sorrentino ha definito, scherzando, che quella di ieri «è stata una preghiera per l’Italia». E il presidente del consiglio, sorridendo, ha risposto che «non basterebbe una novena». A riprova che quella di Assisi è stata sicuramente una giornata diversa per il Papa e per Prodi, in un’ottica di reale confronto e dialogo.

Il Mattino, 18 giugno 2007


Il Papa chiede «dialogo e dignità» dalla città di San Francesco

Assisi, dal Pontefice appello alle potenze: «Pace in Terra Santa»

Il Papa in trasferta nella terra di San Francesco lancia un «pressante» e «accorato» appello: si depongano le armi e ci si apra al perdono, all’amore ed all’unione. «Considero mio dovere - ha detto il pontefice all’Angelus celebrato nella tarda mattinata di ieri ad Assisi - lanciare da qui un pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione»”. Quindi Ratzinger ha aggiunto: «Sentiamo spiritualmente qui presenti tutti coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della guerra e delle sue tragiche conseguenze, in qualunque parte del mondo. Il nostro pensiero - ha sottolineato il Pontefice durante l’omelia celebrata di fronte a migliaia di persone - va particolarmente alla Terra Santa, tanto amata da San Francesco, all’Iraq, al Libano, all’intero Medio Oriente. Le popolazioni di quei Paesi conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l’illusione che la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell’altro e di rendergli giustizia». Solo un dialogo «responsabile e sincero - ha concluso - sostenuto dal generoso sostegno della Comunità internazionale, potrà mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli». Benedetto XVI ha quindi ricordato le iniziative di dialogo interreligioso promosse da Giovanni Paolo II proprio ad Assisi. «Lo spirito di Assisi, che da quell’evento continua a diffondersi nel mondo, si oppone allo spirito di violenza, all’abuso della religione come pretesto per la violenza. La scelta di celebrare quell’incontro ad Assisi - ha detto il Papa - era suggerita proprio dalla testimonianza di Francesco come uomo di pace». «Assisi ci dice - ha proseguito Ratzinger - che la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell’altro, nel dialogo, nell’impegno per la pace e per la riconciliazione». Il Papa, spiegando quindi i connotati della vita e della conversione del santo di Assisi, ha detto che messaggio di Francesco è ancora attuale in forza della sua conversione, della sua ricerca di Cristo, della sua fede. «Che cosa è stata, miei cari fratelli e sorelle - ha detto Ratzinger - la vita di Francesco convertito se non un grande atto d’amore? Lo rivelano le sue preghiere infuocate, il suo vivere secondo la forma del santo Vangelo, la sua scelta della povertà e il suo cercare Cristo nel volto dei poveri». È dunque «questa sua conversione a Cristo che spiega quel suo tipico vissuto, in virtù del quale egli ci appare così attuale anche rispetto a grandi temi del nostro tempo, quali la ricerca della pace, la salvaguardia della natura, la promozione del dialogo tra tutti gli uomini. Francesco è un vero maestro in queste cose».La giornata di Papa Benedetto XVI è iniziata con la visita al Santuario di Santa Maria di Rivotorto. L’elicottero con il quale il Pontefice ha raggiunto la città è atterrato nel locale campo sportivo. Ad accoglierlo il presidente del Consiglio Prodi con la moglie Flavia. Benedetto XVI ha poi iniziato, a bordo della “papamobile”, il suo pellegrinaggio nei dieci luoghi simbolo della città di San Francesco. Ad accogliere il Pontefice, oltre ai numerosi fedeli e pellegrini, calorosi striscioni di benvenuto.

Il Cittadino, 18 giugno 2007


IL RICHIAMO

«Su San Francesco vi è il rischio di letture scorrette»

Assisi (Perugia). Il papa teologo e custode per eccellenza dell’ortodossia cattolica ha ammonito ieri, da Assisi, a non fare un uso improprio del «carisma francescano», a non sminuire o «mutilare» la figura del santo patrono d’Italia con letture culturali scorrette e estranee al cristianesimo. Un concetto che, in diverse sfumature, Ratzinger ha ripetuto nei suoi appuntamenti di ieri e di cui ha parlato diffusamente nella cattedrale medioevale di San Rufino davanti al clero e ai religiosi umbri.
«Francesco», ha spiegato, «subisce una sorta di mutilazione, quando lo si tira in gioco come testimone di valori pur importanti, apprezzati dall’odierna cultura, ma dimenticando che la scelta profonda, potremmo dire il cuore della sua vita, è la scelta di Cristo». Francesco dunque non può essere ridotto ad un emblema per pacifisti o ecologisti.
«Il suo sguardo sulla natura è in realtà una contemplazione del Creatore nella bellezza delle creature. Il suo stesso augurio di pace si modula poi come preghiera, giacchè gli fu rivelata la modalità in cui doveva formularlo: ’Il Signore ti dia la pace’. Francesco è un uomo per gli altri, perchè è fino in fondo un uomo di Dio», ha rimarcato Benedetto XVI.
Ratzinger, che già nella messa di ieri mattina aveva ribadito con forza che l’unica chiave interpretativa per il santo di Assisi è quella delle fede cristiana, ha difeso la validità e l’importanza del suo motu proprio del novembre 2005, ’Totius Orbis’, con cui mise sotto il controllo della Curia locale e di Roma le iniziative dei francescani delle Basiliche del Sacro Convento e di Santa Maria degli Angeli, nel timore che potessero scadere nel sincretismo religioso o in un’eccessiva politicizzazione.
«I milioni di pellegrini che passano per queste strade attirati dal carisma di Francesco, devono essere aiutati a cogliere il nucleo essenziale della vita cristiana», ha avvertito il pontefice.

Il Giornale di Vicenza, 19 giugno 2007

18 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 18 giugno 2007 (4)


Vedi anche:

VISITA PASTORALE DI SUA SANTITA' BENEDETTO XVI AD ASSISI (17 GIUGNO 2007)

Le scuse del senatore Cossiga al Papa a nome degli Italiani

Il Papa: non "mutilare" San Francesco

Rassegna stampa del 18 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 18 giugno 2007 (1)

Aggiornamento della rassegna stampa del 18 giugno 2007 (2) [gay pride]

Aggiornamento della rassegna stampa del 18 giugno 2007 (3)

IL PAPA AD ASSISI: I VIDEO DI SKY

OLTRE 10 MILA GIOVANI IN FESTA ACCOLGONO IL PAPA A S.MARIA ANGELI


Il richiamo di Assisi

COSTRUIRE LA PACE MISSIONE LAICA E CATTOLICA

di FRANCESCO PAOLO CASAVOLA

IL DISCORSO pronunziato da Benedetto XVI ad Assisi ha come tema la conversione, negli esempi di Davide, San Francesco, San Paolo. Ogni volta che il Papa parla, sono almeno tre gli uditorii che idealmente lo ascoltano, quello dei credenti cristiani e cristiano-cattolici in particolare, quello degli uomini di spirito religioso, qualunque sia la religione professata o addirittura senza una religione positiva, e infine quello degli atei. Come è possibile che esistenze così diverse siano toccate da una parola apparentemente destinata a risuonare solo in una Chiesa e nella coscienza dei suoi fedeli? Tentiamo qualche risposta. La fede come assenso ad una chiamata. Anche gli atei consapevoli sono talora in attesa di un segno, di un incontro, di una voce. Da uomini di grande dignità intellettuale e morale si sentono echi di un’attenzione, se non di una ricerca per un evento che muti il senso della propria vita. La conversione non è una meta solo per uomini pii. Davide ordina l’assassinio del marito di Betsabea, di cui si è impadronito. Maria Maddalena è stata una peccatrice, Francesco ha dissipato venticinque anni in peccati giovanili, San Paolo era un persecutore dei cristiani. La conversione è un lampo che illumina la notte da cui ogni vita è oscurata e dona il conforto della misericordia di Dio. Gli uomini religiosi sanno, al di là di ogni credenza, che senza quella misericordia, la storia del mondo sarebbe offuscata e soffocata dalle innumerevoli malvagità degli uomini. La conversione ci inchioda alla nostra nuda identità, senza le menzogne dell’opinione pubblica, del potere, delle maschere che usiamo per ingannare gli altri e noi stessi. E’ un momento di verità, insieme crudele e consolatore. “Tu sei quell’uomo”, le parole del profeta Nathan a David, sono la rivelazione della grandezza e miseria umana. Anche i fedeli hanno bisogno di conversione, perché di peccati è contesta la loro vita, perché di errori talora la loro fede. E nei rapporti tra credenti in diverse religioni la conversione induce al rispetto per i diversi modi scelti da Dio per incontrare e salvare gli uomini. Ogni intolleranza, ogni fanatismo, ogni ripugnanza verso il prossimo segnala l’assenza di una conversione in cui è chiamata in causa la misericordia. Benedetto XVI ricorda come Francesco arrivò a baciare i lebbrosi, segno di una misericordia ben più alta che non una conversione sociale alla filantropia. Ma soprattutto recupera l’insegnamento francescano del vivere la povertà tra i poveri, in quello spirito del Vangelo della sequela di Cristo nostra pace.
Ad Assisi nel 1986, Giovanni Paolo II riunì i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane e religioni mondiali per un incontro di preghiera per la pace. Non si tratta soltanto di rifiutare la religione come pretesto per la violenza, il terrorismo, la guerra. Oggi occorre costruire la pace internazionale anche con gli strumenti di cui dispongono gli Stati e la Comunità degli Stati. Nella recita dell’Angelus, il Papa ha enunciato il suo dovere di lanciare un appello per la cessazione di tutti i conflitti armati nel mondo, e in particolare di quelli in corso in Palestina, in Iraq, nel Libano, nell’intero Medio Oriente. Perché un discorso religioso si fa politico? Tutti quelli che vorrebbero la religione estraniata dalla politica, dimenticano che l’uomo è un animale politico, che la sua vita si svolte in quella polis che oggi sono gli Stati e la Comunità internazionale degli Stati, e che nelle coscienze umane risuonano più interrogativi religiosi che comandi politici. Quale leader politico o Capo di Stato e di governo potrebbe parlare di pace come ha parlato da Assisi ancora una volta il Papa cattolico? Gli Stati e le religioni è bene che siano nettamente distinti nelle loro finalità e missioni. La loro reciproca identificazione sarebbe causa di disordine all’interno di ogni società e nelle relazioni tra i popoli. Ma come non riconoscere che proprio il Cristianesimo ha distinto Cesare da Dio? E che Dio può amare di misericordia tutti gli uomini e Cesare no?

Il Messaggero, 18 giugno 2007


Visita del Pontefice nella cittadina umbra: lancio un pressante e accorato appello affinché cessino i conflitti armati in Medio Oriente

Il Papa ad Assisi: basta sangue in Terra Santa

«La religione non sia pretesto per la violenza». Appello ai giovani: no al vagare fatuo in Internet e discoteche

FRANCA GIANSOLDATI dal nostro inviato

ASSISI - Geme il cuore di Papa Ratzinger: Iraq, Libano, Palestina, l'intero Medio Oriente e poi l'Afghanistan. Mentre ad Assisi invocava ”pace, pace, pace” a Kabul l'ennesimo kamikaze uccideva 35 persone firmando uno dei più gravi attentati degli ultimi tempi. Villaggio globale in cui coabitano disegni di morte e vento di speranza. Nella cittadella umbra, simbolo del pacifismo mondiale, il pensiero di Benedetto XVI è volato d'obbligo laddove non si «ascoltano più le ragioni dell'altro», dove il fragore delle armi soverchia ogni altro rumore, dove la violenza nel nome di Dio penetra la quotidianità della gente inerme. «Considero mio dovere lanciare da qui un pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l'odio ceda all'amore, l'offesa al perdono e la discordia all'unione». Serve un surplus di sforzi da parte della comunità internazionale, c’è bisogno, insiste il Papa, di un «dialogo responsabile e sincero» tra le parti coinvolte. Che san Francesco, dunque, illumini «chi ha responsabilità» del destino altrui. «Le popolazioni di quei Paesi conoscono ormai da troppo tempo gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l'illusione che la forza possa risolvere i conflitti» ha detto il pontefice. La piazza inferiore della basilica sulla quale è stato montato un palco scenografico con la croce Tau, simbolo della spiritualità francescana, è gremita di fedeli che ascoltano in silenzio. Medita assorto anche il premier Romano Prodi seduto in prima fila accanto alla moglie Flavia. Papa Ratzinger ad Assisi calca le orme di San Francesco, campione del dialogo, convertitosi 750 anni fa all'amore di Cristo. E’ una trasferta di appena dieci ore per riprendere il filo della trama intessuta dal suo predecessore, inventore profetico di quello spirito che ha gettato ponti tra l'Islam e il Cristianesimo e che, in buona sostanza, ha arginato il rischio di uno scontro tra civiltà. «Lo spirito di Assisi si oppone allo spirito di violenza, all'abuso della religione come pretesto» per giustificare il terrorismo. In un passaggio dell’omelia si enfatizza il bisogno di coltivare il dialogo inter-religioso. Nel suo approccio con l'Islam Papa Ratzinger sembra procedere per gradi svelando, cammin facendo, la sua personale capacità ad accentuare un tono piuttosto che un altro per correggere un po’ la rotta iniziale. Dialogo sì ma sempre nella verità cristiana, ha ripetuto, evitando, dunque, sincretismi e confusioni. «Non potrebbe essere un atteggiamento evangelico, né francescano, il non riuscire a coniugare l'accoglienza e il dialogo e il rispetto per tutti con la certezza di fede che ogni cristiano, al pari del Santo di Assisi, è tenuto a coltivare, annunciando Cristo come via, verità e vita dell'uomo, unico Salvatore del mondo». La parola ”conversione” affiora più e più volte sulle labbra di Benedetto XVI nel corso della giornata; durante la messa, nelle visite alla chiesa di santa Chiara, a san Damiano, alla Porziuncola, nell’incontro coi giovani. A loro ha riservato il discorso più vibrante. Si è raccomandato di andare sempre all’essenza delle cose, di non lasciarsi trascinare dall’effimero modaiolo, dalle droghe, dall’apparire, da una arida cultura internettiana incapace di offrire risposte esistenziali. «Noi rischiamo di passare una vita intera assordati da voci fragorose ma vuote» incapaci di «ascoltare la voce» di Dio. «Non accontentatevi», dunque, dei frammenti di verità. L’esempio da imitare - «e non abbiate paura» - è quello di Francesco, ricco scapigliato un po’ play boy convertitosi a 25 anni. Papa Ratzinger chiede però di non cadere nel solito errore che tende a ridurre la portata della sua figura: più che un pacifista, un ambientalista, un ecologista era un uomo «innamorato di Cristo».

Il Messaggero, 18 giugno 2007


E al pranzo Prodi sospirò: clima difficile, serve pazienza

FABRIZIO RIZZI

ASSISI - «Stiamo vivendo un clima difficile, complicato, tutti sono contro tutti». Nel pranzo, con Papa Ratzinger, all’interno del refettorio ligneo del Sacro Convento, Romano Prodi si è lasciato andare a questo sfogo.

Tutti i presenti hanno ascoltato, compreso il Pontifice, che non avrebbe annuito, ma sarebbe rimasto in silenzio.

«Questo periodo, pieno di veleni, va superato con il confronto civile», avrebbe aggiunto il premier decisamente amareggiato sia da talune esternazioni di leader della maggioranza sia dal pressing continuo della Cdl. Poi con la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, che sedeva poco distante, a fianco della moglie Flavia, e che ha riferito le riflessioni, il premier ha trovato il modo di affrontare il capitolo sul Partito democratico: «E’ necessario che nasca con la dovuta energia e passione, è determinante. Poi, può finire bene o male». E ha aggiunto: «Se nasce con entusiasmo anche il clima nel Paese si può rasserenare, può tornare la carica giusta all’interno del governo». E con la presidente di una Regione simbolo del centrosinistra, ha fatto considerazioni sulla situazione politica. «Non è più rosea, bisogna avere molta pazienza. Ma le condizioni economiche stanno cambiando al meglio. Con questa consapevolezza si può largamente recuperare».
Il colloquio tra Prodi e Benedetto XVI è durato più di un’ora e mezzo, improntato alla massima cordialità, senza traccia di tensioni (come l’ha definito l’ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua, è stato all’insegna delle «tre ”s”, simpatia, semplicità, serenità»). Le incomprensioni di qualche tempo fa, legate ai «Dico», evidentemente si sono sciolte. Nel refettorio francescano, con i novizi a servire quasi 300 persone, il premier ed il Papa, seduti uno accanto all’altro, hanno conversato a lungo. Toccando diversi temi della politica interna a quella internazionale, il Medio Oriente, la Terra Santa. Alla domanda del Pontefice sul perchè dell’instabilità politica, Prodi ha replicato attribuendo alla legge elettorale la maggior parte delle responsabilità. Non si sa se sono stati affrontati altri argomenti, come il ”Gay-Pride” o i ”Dico”, ma Prodi, poco prima che il pranzo cominciasse, ha ricordato, con una battuta, che la sua famiglia è davvero allargata. «Tra fratelli, figli e nipoti siamo arrivati a 107». Ogni anno tutti festeggiano il suo compleanno, che cade in agosto, nella casa paterna di Bebbio.
E se la simpatia ha scandito il lungo colloquio, non meno informali sono stati gli altri due incontri, avvenuti in momenti diversi. Quando Benedetto XVI ha concluso la messa in piazza San Francesco, dopo essere sceso dal palco di legno, si è fermato sul piazzale ed ha chiamato, con un gesto della mano, il Professore. Gli ha quindi stretto la mano, poi ha ripetuto il gesto con la signora Flavia. Ma qualche ora prima, Prodi ha dato il benvenuto al Papa, all’arrivo dell’elicottero. Nell’attesa, ha scambiato qualche battuta con il vescovo di Assisi. Quando monsignor Sorrentino ha esclamato, «sarà una giornata di preghiere per l’Italia», il Professore avrebbe risposto: «Non basterebbe nemmeno una novena!». Uno dei francescani, durante il pranzo si è avvicinato al tavolo sollecitando il sorriso del premier e del Pontefice. «Lei è Romano, ma io sono romano di fatto». Ed allungando lo sguardo al Papa, ha aggiunto: «E lui è il mio vescovo». La signora Flavia, in abito bianco e a capotavola, ha conversato con la Lorenzetti, spiegandole come Palazzo Chigi sia stato messo in subbuglio dagli agenti americani preoccupati per la sicurezza di George W.Bush. Ed in nome della sicurezza venivano cambiati bicchieri, assaggiate pietanze prima di essere portate in tavola.

Il Messaggero, 18 giugno 2007


L’appello di Benedetto XVI ad Assisi E ai giovani: «Imitate san Francesco»

di GIUSEPPE DE CARLI

«CONSIDERO mio dovere lanciare da qui un pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l'odio ceda all'amore». La guerra una passione inutile. All'Angelus Papa Benedetto XVI, nella piazza della Basilica inferiore di S. Francesco, fa sue le parole, pronunciate cinque anni fa, da Giovanni Paolo II nello stesso luogo, a pochi mesi dal crollo delle Torri Gemelle di New York, in un clima cupo attraversato dallo spettro di un terrorismo globale di matrice fondamentalista. A quell'incontro, l'ultimo di una grande offensiva di pace del grande pontefice scomparso, era presente anche l'allora cardinale Joseph Ratzinger. E fra i capolavori di Papa Wojtyla va incastonato anche la presenza del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il messaggio finale, pronunciato dopo una giornata di testimonianze e di preghiere da tanti leaders religiosi (era il 26 gennaio 2002) si è impresso a lettere di fuoco nelle mente di Joseph Ratzinger. Con il sole che gioca per gli intricati rami di pietra che solcano le pendici del monte Subasio e davanti al Presidente del Consiglio Romano Prodi, ai vescovi umbri, ai frati francescani e a duemila fedeli, il pensiero del Papa va alla Terra Santa, «tanto amata da S. Francesco», a tutti coloro che piangono e soffrono, all'Iraq, al Libano, all'intero Medio Oriente. «Le popolazioni di quei Paesi - aggiunge Benedetto XVI - conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l'illusione che la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell'altro e di rendergli giustizia». Il Papa chiede di «farsi strumenti di pace attraverso i mille piccoli atti della vita quotidiani», e ai responsabili di essere animati da un «amore appassionato e da una volontà indomita di raggiungere pace e riconciliazione». È lo «spirito di Assisi» che torna prepotente nell'animo di Papa Benedetto, quello stesso che sgorgò, nel 1986, da una intuizione profetica e da un momento di grazia di Giovanni Paolo II. Esso non significò relativismo o indifferentismo religioso, irenismo a buon mercato. «Assisi - sottolinea il Papa teologo - ci dice che la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell'altro, nel dialogo, in un annuncio che fa appello alla libertà e alla ragione». La forza di Francesco sta tutta nell'annuncio di Cristo, via, verità e vita dell'uomo, «unico Salvatore del mondo». Assisi è un'arca di pace per chi crede e non crede, ma le sue fondamenta, ribadisce con altrettanta convinzione il vescovo di Roma, sono nel Vangelo. La quinta visita pastorale del Papa in Italia si snoda fra questi sottili distinguo e si trasforma in un «pellegrinaggio dell'anima». Dodici ore che toccano ogni punto della geografia francescana. Il santuario di Rivotorto; il santuario di San Damiano; la cappella delle monache clarisse; la sosta davanti al Comune; la messa in Piazza S. Francesco; la preghiera sulla tomba del santo; la cattedrale di San Rufino e il battistero dove Chiara e Francesco furono battezzati e, a conclusione, l'incontro coi giovani davanti la Basilica di Santa Maria degli Angeli; il raccoglimento alla Porziuncola dove Francesco accolse «sorella morte». Il filo rosso è la conversione avvenuta, secondo i biografi dell'epoca, otto secoli fa dopo «una vita mediocre e sognatrice, improntata alla ricerca di gioie e successi mondani». Benedetto XVI, come per sant'Agostino a Pavia, si sente quasi stregato da queste parabole di conversioni. Il cambiare radicalmente vita dopo aver incrociato la Parola di Dio, la ricerca di una felicità non effimera, lo spogliarsi di tutto, l'amore verso l'intero creato. Vite esemplari, distillato prezioso per i cristiani di oggi che annaspano nel buio di una fede che sta perdendo di incisività sul piano sociale. Ed ecco, nell'omelia alla messa, il parallelismo fra il re Davide, accecato dalla passione per Betsabea, e il «re delle feste» che era Francesco fra i giovani di Assisi. La conversione di Paolo sulla via di Damasco e le piaghe del crocifisso che ferirono il cuore di Francesco, prima di segnare il suo corpo sulla Verna. La donna peccatrice del Vangelo che bacia e cosparge di oli profumati i piedi di Gesù e la vita di Francesco che fece sua la scelta della povertà, suo il cercare Cristo fra i poveri. A migliaia di ragazzi il Papa propone l'avventura di un cristiano uscito dal gorgo delle passioni terrene. Nei primi 25 anni di vita di Francesco il Papa vede i giovani di oggi. Il branco, divertirsi, navigare su internet, cercare vie di fuga dalla realtà rifugiandosi nei paradisi distruttivi della droga, «cura dell'immagine», ambizione, vanità e sete di gloria. «La verità - ammonisce il Papa - è che le cose finite possano dare barlumi di gioia, solo l'Infinito può riempire il cuore. Non possiamo cadere nella trappola mortale di centrare la vita su noi stessi; siamo noi stessi solo se ci apriamo nell'amore, amando Dio e i nostri fratelli». Una giornata trepida fra suore di clausura in visibilio e poveri che si gettano ai piedi del pontefice, le casule verde smeraldo e nuvole di anturie bianche che decorano una città, scrigno di spiritualità ed icona di fratellanza universale. San Francesco è citato più volte nel «Gesù di Nazaret» di Benedetto XVI. Per il Papa è un modello perché si è inerpicato sul «sentiero di alta montagna della vita». Spogliarsi delle cose del mondo per presentarsi nudo davanti a Dio. Questa è la conversione di san Francesco, questo è il Francesco che Papa Ratzinger ama di più.

Il Tempo, 18 giugno 2007