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7 gennaio 2008

"Spe salvi", card. Martini: "Affidiamoci alla speranza" (Valli per "Europa")


Vedi anche:

L'ENCICLICA "SPE SALVI": LO SPECIALE DEL BLOG

Il Papa al Corpo Diplomatico: "La Santa Sede non si stancherà di riaffermare i diritti dell'uomo"

Scurati: "L’Italia non è un Paese cattolico" (La Stampa)

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CHIESA E PEDOFILIA: LA TOLLERANZA ZERO DI PAPA BENEDETTO XVI: LO SPECIALE DEL BLOG

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Il neosocialismo “no global” di papa Ratzinger (Giovanna Chirri per "La Gazzetta del Mezzogiorno online"

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Prefazione del metropolita Kirill (Patriarcato di Mosca) a "Introduzione al Cristianesimo" del Prof. Joseph Ratzinger

La Chiesa cattolica lancia una preghiera per le vittime dei preti pedofili (Gazzetta del sud)

Ma siamo noi entrati davvero nell'essenza del presepio? (Un'omelia del cardinale Montini, 1955)

La cura Ratzinger per combattere la pedofilia tra le fila del clero non si ferma (Giansoldati per "Il Messaggero")

Ogni autentico credente, con la piccola luce che porta dentro di sé, può e deve essere di aiuto a chi si trova al suo fianco

Il Papa: "Mea culpa sui preti pedofili". Ratzinger ispiratore della tolleranza zero varata quando era Prefetto della CDF (La Rocca per "Repubblica")

La Chiesa vuole mettersi al servizio dell'umanità e assolve appieno "la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore"

Card. Ratzinger: "Lo sguardo dei Magi arrivava lontano: erano persone che andavano alla ricerca di Dio e quindi di se stesse..." (Sul Natale)

J. Ratzinger ricorda gli anni del Concilio: la riforma liturgica e la discussione sulle "fonti della rivelazione":Scrittura e Tradizione (La mia vita)

INTERVISTA CON IL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI «Questo messaggio viene da Gerusalemme, per questo vorrei rimanesse impresso in tutti»

Affidiamoci alla speranza

ALDO MARIA VALLI

Il prossimo 15 febbraio compirà 81 anni e il parkinson lo sta mettendo a dura prova. Come se non bastasse, una polmonite presa qualche mese fa lo ha fortemente debilitato. Però il sorriso è più dolce che mai e lo sguardo è quello di un uomo buono, in pace con se stesso e con gli altri.
Per camminare si aiuta con il bastone e quando si siede evita poltrone e divani perché non riuscirebbe più a rialzarsi, ma da lui non sentirete mai un lamento. Il cardinale Carlo Maria Martini invece non fa che ringraziare. A Gerusalemme vive nella sede del Pontificio istituto biblico, dove lo incontro.

Eminenza, come sta?

Sto abbastanza bene, come vede.
Posso sopportare abbastanza il clima di qui, migliore di quello italiano perché è piuttosto stabile, senza grandi cambiamenti, che va bene per le persone anziane. E poi Gerusalemme sta in alto e l’aria è buona.

Come sono le sue giornate qui?

Sono divise fra tre grandi priorità: anzitutto la preghiera di intercessione per tutte le intenzioni che ho conosciuto a Milano e per tutte quelle che mi vengono raccomandate per questi popoli e per il mondo intero; poi un po’ di studio, per quanto possibile, e poi qualche incontro, qualche momento di ritiro spirituale. Quindi le giornate passano molto in fretta.

Quando lasciò Milano, nel 2002, disse: «Vado a Gerusalemme avvinto dallo Spirito senza sapere che cosa mi capiterà ». Adesso può fare un bilancio di che cosa le è capitato?

Mi è capitato che lo Spirito mi ha condotto giorno dopo giorno e mi riserva sempre sorprese, che riguardano anche il futuro.
Non bisogna mai adagiarsi sul presente!

Che cosa le sta insegnando questa esperienza?

Mi sembra che mi stia insegnando soprattutto due cose: la pazienza e la fiducia. Uno vorrebbe sempre la soluzione immediata dei problemi e invece bisogna affidarsi alla provvidenza, allo scorrere del tempo. Bisogna saper aspettare, e la gente qui insegna molto a essere pazienti e fiduciosi.

Gerusalemme è più città di pace o di conflitto?

Esteriormente sembra più di conflitto, ma per chi la conosce dall’interno è una città in cui c’è molta preghiera, c’è molto dialogo, e ci sono molti tentativi di incontro. Quindi direi una città che desidera fortemente la pace, anche se fatica a ottenerla.

Lei riesce a immaginarsela questa pace?

Non credo che sia immaginabile con criteri politici, che d’altra parte sono alieni da me. Ma la posso immaginare molto bene come dono di Dio, questo sì.

Lei pensa davvero che i cristiani potrebbero sparire da questa terra?

Certamente il numero dei cristiani qui sta diminuendo, e quindi bisogna aiutarli a far sì che possano fermarsi e restare. Non solo come singoli ma come comunità cristiana che testimonia il vangelo.

Da questo suo osservatorio come vede la Chiesa nel mondo?

Da questo osservatorio in realtà io non cerco di vedere ma di pregare. Sto con le braccia alzate, pregando per tutte le intenzioni della Chiesa. Non voglio giudicare ma unicamente intercedere.

E questo anche per la Chiesa italiana?

Anche per la Chiesa italiana.

Più di quarant’anni fa Paolo VI scrisse che questo nostro mondo moderno offre non una ma cento forme di possibile contatto con la Chiesa. Secondo lei nella Chiesa di oggi c’è ancora questa fiducia o prevale forse un po’ di timore?

C’è un po’ di timore, però la gente semplice ha molta fiducia.
Quindi bisogna puntare su questa fiducia e soprattutto fare atti di fiducia.

Che cosa pensa del messaggio del papa per la giornata mondiale della pace che si celebra il primo gennaio?

Mi pare che tocchi un tema fondamentale, che è quello della famiglia. La famiglia è veramente un luogo in cui ci si educa alla pace e da cui nascono le premesse per una pace mondiale.
Bisogna guardare di più a queste piccole cose iniziali, non soltanto ai grandi risultati
.

Una volta lei disse di aver sognato un Concilio vaticano terzo. È un sogno che è tornato?

Non ho mai parlato di un Concilio vaticano terzo per non dare l’impressione di una ripetizione del Vaticano secondo, che si è svolto dopo secoli di non riflessione collettiva e quindi ha preso in esame tanti temi. Vedrei piuttosto dei concili che prendessero uno o due temi e quindi fossero molto ben delimitati nel loro scopo.

E quali potrebbero essere questi temi?

Io credo che, per esempio, quello della parola di Dio sarebbe un bellissimo argomento, e fra l’altro è anche quello del prossimo sinodo. E poi indicherei la famiglia.

Eminenza, la messa la dice in italiano o in latino?

A seconda delle situazioni scelgo l’italiano o l’inglese, ma qui quasi sempre in inglese perché è la lingua che si parla nella nostra casa.

Come giudica l’enciclica del papa sulla speranza?

La giudico molto bene. È una bella enciclica, in qualche parte un po’ difficile, ma vorrei che tutti la leggessero con impegno perché va al fondo della speranza e la mette in relazione con tutte le speranze quotidiane e anche con le speranze fasulle e poco fondate. Quindi credo che serva molto bene per criticare certi concetti odierni di speranza.

Fino a pochi decenni fa sembrava che la religione dovesse sparire dall’orizzonte pubblico e diventare solo un fatto privato, invece ora la ritroviamo continuamente nel dibattito pubblico e nelle pagine culturali dei giornali. Come giudica questo fenomeno?

Non solo positivamente. Certamente è positivo che si parli di religione, però bisogna che questo interesse sia portato da una vera fede, da un vero amore al vangelo e non soltanto dal desiderio di contarsi e di contare.
Si dice spesso che viviamo in una società secolarizzata, poi però succede, per esempio, che un libro dedicato all’anima come quello del teologo Vito Mancuso, “L’anima e il suo destino”, venga ristampato più volte nel giro di poche settimane.

Secondo lei perché?

Ho detto più volte che la nostra società italiana non è secolarizzata se non in parte. In tanti ambienti c’è una profonda ricerca di valori. Nel caso specifico, credo che il libro di Mancuso abbia avuto il merito di suscitare interessi che sembravano spariti e invece esistono.

La stampa straniera, come di recente il New York Time, dipinge l’Italia come un paese vecchio e senza speranza. Condivide?

Non condivido del tutto. In parte sì, ma l’Italia è un paese che a me appare piuttosto spensierato e giocherellone, specialmente quando lo paragono ad altri paesi del mondo dove c’è molta sofferenza. Però in verità dietro questa facciata, che nasce un po’ dai mass media e dalla televisione, c’è serietà e preoccupazione, e c’è anche sofferenza. Quindi c’è un cammino molto serio e molto arduo.

Nella sua città d’origine, Torino, sei operai sono morti bruciati in un’acciaieria. Che cosa prova di fronte a questi fatti?

Un immenso dolore, un’immensa sofferenza per queste persone, e il desiderio che si faccia di tutto per evitare che questi fatti si ripetano.

Le capita qualche volta di avere paura? E di che cosa?

Paura non direi. Siamo nelle mani di Dio e quindi bisogna piuttosto affidarsi, avere questo senso di speranza e di pace.

Come convive con la sua malattia, con il parkinson?

Bene perché so che in certe ore non posso contare molto su di me e quindi devo, con pazienza, prendere i tempi buoni e quelli meno buoni.

Quale augurio si sente di fare agli italiani per queste feste?

L’augurio lo prendo dall’enciclica del papa. È l’augurio di una grande speranza, una speranza che sia efficace, una speranza che sia affidabile, una speranza che porti a superare le difficoltà della vita quotidiana con grande coraggio. E questo messaggio, lo sottolineo, viene da Gerusalemme e da Betlemme, cioè luoghi nei quali furono pronunciate le parole più alte di speranza ma sono successi anche eventi che hanno portato disperazione.
Però la speranza è più forte, e questo è il messaggio che vorrei rimanesse impresso in tutti
.

© Copyright Europa, dicembre 2007

6 gennaio 2008

“Siamo venuti per adorarlo”: messaggio per la GMG di Colonia


Vedi anche:

«Pregate per le vittime dei preti pedofili». Pugno di ferro di Papa Benedetto contro chi si macchia di questi delitti (Il Tempo)

La Chiesa chiede perdono alle vittime dei preti pedofili (Tornielli per "Il Giornale")

Un invito alla pace ed alla concordia...

Card. Ratzinger: "Lo sguardo dei Magi arrivava lontano: erano persone che andavano alla ricerca di Dio e quindi di se stesse..." (Sul Natale)

J. Ratzinger ricorda gli anni del Concilio: la riforma liturgica e la discussione sulle "fonti della rivelazione":Scrittura e Tradizione (La mia vita)

Nella ricerca dei Magi la nascosta inquietudine di ogni essere umano (Mons. Ravasi per "L'Osservatore Romano")

Preghiera di riparazione per le vittime dei preti pedofili: il commento di Mons. Giuliodori (Radio Vaticana)

Quando Karol Wojtyla rileggeva il Concilio... (Melloni e Rodari)

Il Vaticano: preghiera mondiale per le vittime dei preti pedofili (Repubblica.it)

Mons. Crepaldi: "Ciò che vale per la pena di morte non può non valere per l’aborto" (Il Foglio)

Il Papa ai senza tetto: Gesù è nato senza casa come voi (Avvenire)

Il Papa: "Gesù nella sua grotta era come i clochard" (Ponzoni per "La Gazzetta del sud")

Mons. Sgreccia (Pontificia Accademia per la Vita) scrive al Corriere: "Aborto, i punti possibili di una nuova legge"

Antonio Socci: «Benedetto è il Papa dell’"illuminismo cristiano" e della libertà»

L'Epifania alla luce delle omelie e dei discorsi del Papa a Colonia (una riflessione del Prof. Lucio Coco)

Nel giorno dell'Epifania del Signore mi pare bello riportare il messaggio che Giovanni Paolo II scrisse per la GMG di Colonia. Come sappiamo, nella citta' tedesca sono custodire le reliquie dei Magi. Ecco, quindi, l'occasione giusta per rileggere questo testo.
Grazie a Gemma per la segnalazione
:-)
R.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II PER LA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (COLONIA, AGOSTO 2005)

Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2)

Carissimi giovani!

1. Quest’anno abbiamo celebrato la XIX Giornata Mondiale della Gioventù meditando sul desiderio espresso da alcuni greci, giunti a Gerusalemme in occasione della Pasqua: “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21). Ed eccoci ora in cammino verso Colonia, dove nell’agosto 2005 si terrà la XX Giornata Mondiale della Gioventù.

Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2): questo è il tema del prossimo incontro mondiale giovanile. E’ un tema che permette ai giovani di ogni continente di ripercorrere idealmente l’itinerario dei Magi, le cui reliquie secondo una pia tradizione sono venerate proprio in quella città, e di incontrare, come loro, il Messia di tutte le nazioni.

In verità, la luce di Cristo rischiarava già l’intelligenza e il cuore dei Magi. “Essi partirono” (Mt 2,9), racconta l’evangelista, lanciandosi con coraggio per strade ignote e intraprendendo un lungo e non facile viaggio. Non esitarono a lasciare tutto per seguire la stella che avevano visto sorgere in Oriente (cfr Mt 2,1). Imitando i Magi, anche voi, cari giovani, vi accingete a compiere un “viaggio” da ogni regione del globo verso Colonia. E’ importante non solo che vi preoccupiate dell’organizzazione pratica della Giornata Mondiale della Gioventù, ma occorre che ne curiate in primo luogo la preparazione spirituale, in un’atmosfera di fede e di ascolto della Parola di Dio.

2. “Ed ecco la stella … li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo in cui si trovava il bambino” (Mt 2,9). I Magi arrivarono a Betlemme perché si lasciarono docilmente guidare dalla stella. Anzi, “al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia” (Mt 2,10). E’ importante, carissimi, imparare a scrutare i segni con i quali Dio ci chiama e ci guida. Quando si è consapevoli di essere da Lui condotti, il cuore sperimenta una gioia autentica e profonda, che si accompagna ad un vivo desiderio di incontrarlo e ad uno sforzo perseverante per seguirlo docilmente.

“Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre” (Mt 2,11). Niente di straordinario a prima vista. Eppure quel Bambino è diverso dagli altri: è l’unigenito Figlio di Dio che si è spogliato della sua gloria (cfr Fil 2,7) ed è venuto sulla terra per morire in Croce. E’ sceso tra noi e si è fatto povero per rivelarci la gloria divina, che contempleremo pienamente in Cielo, nostra patria beata.

Chi avrebbe potuto inventare un segno d’amore più grande? Restiamo estasiati dinanzi al mistero di un Dio che si abbassa per assumere la nostra condizione umana sino ad immolarsi per noi sulla croce (cfr Fil 2,6-8). Nella sua povertà, è venuto ad offrire la salvezza ai peccatori Colui che - come ci ricorda san Paolo - “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8,9). Come rendere grazie a Dio per tanta accondiscendente bontà?

3. I Magi incontrano Gesù a “Bêt-lehem”, che significa “casa del pane”. Nell’umile grotta di Betlemme giace, su un po’ di paglia, il “chicco di grano” che morendo porterà “molto frutto” (cfr Gv 12,24). Per parlare di se stesso e della sua missione salvifica Gesù, nel corso della sua vita pubblica, farà ricorso all’immagine del pane. Dirà: “Io sono il pane della vita”, “Io sono il pane disceso dal cielo”, “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6, 35.41.51).

Ripercorrendo con fede l’itinerario del Redentore dalla povertà del Presepio all’abbandono della Croce, comprendiamo meglio il mistero del suo amore che redime l’umanità. Il Bambino, adagiato da Maria nella mangiatoia, è l’Uomo-Dio che vedremo inchiodato sulla Croce. Lo stesso Redentore è presente nel sacramento dell’Eucaristia. Nella stalla di Betlemme si lasciò adorare, sotto le povere apparenze di un neonato, da Maria, da Giuseppe e dai pastori; nell’Ostia consacrata lo adoriamo sacramentalmente presente in corpo, sangue, anima e divinità, e a noi si offre come cibo di vita eterna. La santa Messa diviene allora il vero appuntamento d’amore con Colui che ha dato tutto se stesso per noi. Non esitate, cari giovani, a rispondergli quando vi invita “al banchetto di nozze dell’Agnello” (cfr Ap 19,9). Ascoltatelo, preparatevi in modo adeguato e accostatevi al Sacramento dell’Altare, specialmente in quest’Anno dell’Eucaristia (ottobre 2004-2005) che ho voluto indire per tutta la Chiesa.

4. “E prostratisi lo adorarono” (Mt 2,11). Se nel bambino che Maria stringe fra le sue braccia i Magi riconoscono e adorano l’atteso delle genti annunziato dai profeti, noi oggi possiamo adorarlo nell’Eucaristia e riconoscerlo come nostro Creatore, unico Signore e Salvatore.

Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt 2,11). I doni che i Magi offrono al Messia simboleggiano la vera adorazione. Mediante l’oro essi ne sottolineano la regale divinità; con l’incenso lo confessano come sacerdote della nuova Alleanza; offrendogli la mirra celebrano il profeta che verserà il proprio sangue per riconciliare l’umanità con il Padre.

Cari giovani, offrite anche voi al Signore l’oro della vostra esistenza, ossia la libertà di seguirlo per amore rispondendo fedelmente alla sua chiamata; fate salire verso di Lui l’incenso della vostra preghiera ardente, a lode della sua gloria; offritegli la mirra, l’affetto cioè pieno di gratitudine per Lui, vero Uomo, che ci ha amato fino a morire come un malfattore sul Golgotha.

5. Siate adoratori dell’unico vero Dio, riconoscendogli il primo posto nella vostra esistenza! L’idolatria è tentazione costante dell’uomo. Purtroppo c’è gente che cerca la soluzione dei problemi in pratiche religiose incompatibili con la fede cristiana. E’ forte la spinta a credere ai facili miti del successo e del potere; è pericoloso aderire a concezioni evanescenti del sacro che presentano Dio sotto forma di energia cosmica, o in altre maniere non consone con la dottrina cattolica.

Giovani, non cedete a mendaci illusioni e mode effimere che lasciano non di rado un tragico vuoto spirituale! Rifiutate le seduzioni del denaro, del consumismo e della subdola violenza che esercitano talora i mass-media.

L’adorazione del vero Dio costituisce un autentico atto di resistenza contro ogni forma di idolatria. Adorate Cristo: Egli è la Roccia su cui costruire il vostro futuro e un mondo più giusto e solidale. Gesù è il Principe della pace, la fonte di perdono e di riconciliazione, che può rendere fratelli tutti i membri della famiglia umana.

6. “Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Mt 2,12). Il Vangelo precisa che, dopo aver incontrato Cristo, i Magi tornarono al loro paese “per un’altra strada”. Tale cambiamento di rotta può simboleggiare la conversione a cui coloro che incontrano Gesù sono chiamati per diventare i veri adoratori che Egli desidera (cfr Gv 4,23-24). Ciò comporta l’imitazione del suo modo di agire facendo di se stessi, come scrive l’apostolo Paolo, un “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio”. L’Apostolo aggiunge poi di non conformarsi alla mentalità di questo secolo, ma di trasformarsi rinnovando la mente, “per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (cfr Rm 12,1-2).

Ascoltare Cristo e adorarlo porta a fare scelte coraggiose, a prendere decisioni a volte eroiche. Gesù è esigente perché vuole la nostra autentica felicità. Chiama alcuni a lasciare tutto per seguirlo nella vita sacerdotale o consacrata. Chi avverte quest’invito non abbia paura di rispondergli “sì” e si metta generosamente alla sua sequela. Ma, al di là delle vocazioni di speciale consacrazione, vi è la vocazione propria di ogni battezzato: anch’essa è vocazione a quella “misura alta” della vita cristiana ordinaria che s’esprime nella santità (cfr Novo millennio ineunte, 31). Quando si incontra Cristo e si accoglie il suo Vangelo, la vita cambia e si è spinti a comunicare agli altri la propria esperienza.

Sono tanti i nostri contemporanei che non conoscono ancora l’amore di Dio, o cercano di riempirsi il cuore con surrogati insignificanti. E’ urgente, pertanto, essere testimoni dell’amore contemplato in Cristo. L’invito a partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù è anche per voi, cari amici che non siete battezzati o che non vi riconoscete nella Chiesa. Non è forse vero che pure voi avete sete di Assoluto e siete in ricerca di “qualcosa” che dia significato alla vostra esistenza? Rivolgetevi a Cristo e non sarete delusi.

7. Cari giovani, la Chiesa ha bisogno di autentici testimoni per la nuova evangelizzazione: uomini e donne la cui vita sia stata trasformata dall’incontro con Gesù; uomini e donne capaci di comunicare quest’esperienza agli altri. La Chiesa ha bisogno di santi. Tutti siamo chiamati alla santità, e solo i santi possono rinnovare l’umanità. Su questo cammino di eroismo evangelico tanti ci hanno preceduto ed è alla loro intercessione che vi esorto a ricorrere spesso. Incontrandovi a Colonia, imparerete a conoscere meglio alcuni di loro, come san Bonifacio, l’apostolo della Germania, e i Santi di Colonia, in particolare Orsola, Alberto Magno, Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e il beato Adolph Kolping. Fra questi, vorrei particolarmente citare sant’Alberto e santa Teresa Benedetta della Croce che, con lo stesso atteggiamento interiore dei Magi, hanno appassionatamente cercato la verità. Essi non hanno esitato a mettere le loro capacità intellettuali al servizio della fede, testimoniando così che fede e ragione sono legate e si richiamano a vicenda.

Carissimi giovani incamminati idealmente verso Colonia, il Papa vi accompagna con la sua preghiera. Maria, “donna eucaristica” e Madre della Sapienza, sostenga i vostri passi, illumini le vostre scelte, vi insegni ad amare ciò che è vero, buono e bello. Vi porti tutti a suo Figlio, il solo che può soddisfare le attese più intime dell’intelligenza e del cuore dell’uomo.

Con la mia Benedizione!

Da Castel Gandolfo, 6 Agosto 2004

IOANNES PAULUS PP. II

3 gennaio 2008

Messaggio del Presidente Napolitano a Papa Benedetto XVI per la Giornata della pace: "L'Italia riconosce il valore della famiglia, società naturale"


Vedi anche:

Moratoria sull'aborto: gli editoriali di Giuliano Ferrara

Anselma Dell’Olio (intellettuale e moglie di Giuliano Ferrara): "Io femminista, d’accordo con Giuliano"

Moratoria sull'aborto: i commenti di Carlo Casini, Baget Bozzo e Sandro Bondi (Il Giornale)

Per ridere di gusto: la esilarante "cronomail" di "Avvenire" per il 2008 :-)

Quel deficit di speranza male oscuro del nostro tempo (Colombo per "Avvenire")

Perché il Papa ha le scarpe rosse? Perché indossa un berretto bianco? Perché ha un anello? I bambini interrogano Mons. Georg

Vaticano, effetto Ratzinger: per incontrarlo sono arrivati in 3 milioni. Successo in libreria. Offerte raddoppiate (Bartoloni per Corriere della sera)

Moratoria sull'aborto: agitazione e parole grosse

Anche stamattina, su Raiuno, contestazioni al Vaticano...senza contraddittorio

In Kenya dilagano gli scontri. Migliaia di persone in fuga

Un invito alle nuove generazioni (commento dell'Osservatore Romano all'omelia del 31 dicembre 2007)

Quel lasciarsi prendere per mano dalla speranza cristiana (commento dell'Osservatore Romano all'omelia del 1° gennaio)

Messaggio del Papa in occasione della Giornata Mondiale della Pace: il commento di "Repubblica" e "Eco di Bergamo"

Messaggio del Papa in occasione della Giornata Mondiale della Pace: lo speciale de "Il Corriere della sera"

L'arte al servizio della liturgia: "La forza seduttiva del Vangelo dipinto" (Timothy Verdon per "L'Osservatore Romano")

Dio ha voluto essere il Dio con noi ed ha una madre, che è la nostra madre (udienza generale)

Messaggio del Presidente Napolitano a Papa Benedetto XVI per la Giornata della pace

L'Italia riconosce il valore della famiglia, società naturale

ROMA, 2.

Al centro delle preoccupazioni dell'Italia, della sua azione a livello politico, anche in sede internazionale, c'è "l'uomo, la sua dignità, il suo diritto ad esistere e coesistere attraverso la valorizzazione della "società naturale" costituita dalla famiglia".
Nel messaggio inviato a Papa Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale della Pace, il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano ha assicurato che il tema della famiglia "è da sempre al centro della sensibilità del popolo italiano" e che l'Italia riconosce "pienamente" nella Costituzione il valore della famiglia così come inteso anche dalla Chiesa.
Napolitano ha ripreso così, nella lettera inviata al Papa, un argomento già affrontato in occasione del messaggio di fine anno rivolto ai cittadini italiani. Un messaggio che ha ricevuto l'apprezzamento unanime di tutte le forze politiche, fatta eccezione della Lega. In quell'occasione il capo dello Stato aveva parlato dell'urgenza di provvedere alle difficoltà economiche di molte famiglie italiane, a causa di salari troppo bassi, e della necessità di richiamarsi ai valori anche morali della carta costituzionale, ancora non tradotti sufficientemente in pratica.
"La Costituzione repubblicana, nel sancire il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e "come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" - ha scritto Napolitano nel messaggio al Papa - ha inteso conferire alla ricerca della pace il rango di principio inviolabile, da perseguire strenuamente e in ogni circostanza. Tale principio, fatto proprio nella Carta che in questi giorni celebra i suoi sessant'anni di vita, è sempre stato, con coerenza e piena condivisione da parte di tutte le forze politiche e sociali, al centro della politica estera dell'Italia.
Ne è oggi testimonianza il rinnovato impegno, in particolare, per la stabilizzazione dei Balcani, del Medio Oriente e dell'Afghanistan, ove il mio Paese opera in piena e proficua sintonia con la generosa azione svolta dalla Santa Sede a favore della Pace nel mondo". "Nel rispetto dello spirito e del dettato costituzionale - ha proseguito il capo dello Stato - appare altresì pienamente condivisibile aprire la riflessione sulle sfide globali che interessano la "nostra casa comune": la difesa dell'ambiente; il depauperamento delle risorse energetiche; una più equa distribuzione della ricchezza; lo sviluppo sostenibile ed armonico; la lotta alla corsa agli armamenti di distruzione di massa. L'Italia, anche quale membro fondatore dell'Unione Europea, è sempre stata in prima linea, promuovendo l'adozione di adeguati strumenti internazionali in materia e partecipando attivamente alla crescita sociale ed economica dei Paesi meno avanzati". Napolitano ha poi ricordato l'impegno dell'Italia per la moratoria della pena di morte. "La Santità Vostra - ha scritto - ricorda inoltre l'anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che vide la luce al termine della tragica esperienza del secondo conflitto mondiale e che resta una tappa fondamentale nel cammino verso una sempre maggiore ed attenta tutela della persona. A tali principi si ispira costantemente l'attività internazionale del mio Paese, a difesa dei valori del dialogo, del reciproco rispetto, della solidarietà, in armonia con la capillare e proficua azione della Santa Sede nel mondo. Ne è prova la recente approvazione, da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della moratoria sulla pena di morte, che l'Italia ha promosso con determinazione. È mia sincera convinzione che il messaggio per la Giornata mondiale della Pace offrirà un contributo determinante per lo sviluppo di una riflessione comune da parte di tutti coloro che detengono responsabilità di Stato e di Governo sul valore di una pace duratura fra i popoli e gli Stati". "Il messaggio che Ella ha voluto indirizzare agli uomini ed alle donne di tutto il mondo - ha concluso Napolitano - in occasione della Giornata mondiale della Pace rappresenta, anche quest'anno, un'occasione preziosa per una rinnovata riflessione su un tema da sempre al centro della sensibilità del popolo italiano e dell'azione internazionale condotta dal mio Paese. L'iniziativa avviata quarant'anni or sono dal suo predecessore Paolo VI, rimane ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per soffermarsi sui tanti scenari mondiali nei quali odio ed intolleranza sembrano prendere, tuttora, il sopravvento".

(©L'Osservatore Romano - 2-3 gennaio 2008)

2 gennaio 2008

Il messaggio del Papa e gli interventi dei cardinali Bertone, Bagnasco e Ruini (Tornielli per "Il Giornale")


Vedi anche:

NAPOLITANO PER IL 2008: NOTA SETTIMANALE SIR

Senatore Pera: «Napolitano meglio di certi cattolici» (Il Giornale). Il feeling fra il Papa e il Presidente infastidisce "qualcuno"? (Libero)

Rosso "malpela" le furbate di "Repubblica" e il cronista-antipapa del tg3 (il "problema rai" si aggrava sempre piu'...)

La Rai laicista all'attacco dei Cattolici

Il Papa: la famiglia vera "agenzia di pace" (Gasparroni per "La Gazzetta del sud")

Maria dunque, dopo aver dato una carne mortale all’Unigenito Figlio di Dio, è diventata madre dei credenti e dell’intera umanità

VESPRI, SANTA MESSA ED ANGELUS: TUTTI I VIDEO. AVETE NOTATO LA FOLLA DI STAMATTINA? :-))

La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è culla della vita e dell’amore e la prima e insostituibile educatrice alla pace

Vespri e Te Deum: il commento di Radio Vaticana

BUON ANNO, PAPA BENEDETTO...

Intervista esclusiva del cardinale Bertone a "Famiglia Cristiana": "La Chiesa, speranza per il mondo"

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007-2008

NATALE 2007: RACCOLTA DI COMMENTI

Dio si è fatto come noi per farci come Lui: figli nel Figlio, dunque uomini liberi dalla legge del peccato

UNA CERIMONIA MERAVIGLIOSA...VESPRI E TE DEUM

Aborto, si riapre lo scontro sulla 194

di Andrea Tornielli

Roma - C’è da giurare che l’argomento rimarrà «caldo», anzi «caldissimo» pure nel 2008. Nel suo messaggio a reti unificate, lo scorso 31 dicembre, il presidente Giorgio Napolitano ha ricordato come sia «attuale l’indirizzo costituzionale di garanzia della libertà religiosa, di reciproca indipendenza e di collaborazione tra Stato e Chiesa, che richiede un misurato e schietto confronto tra l’Italia e la Santa Sede, com’è nei voti - ne sono certo - del Pontefice Benedetto XVI, cui rinnovo un sincero augurio».
Augurio prontamente ricambiato ieri all’Angelus dal Pontefice.

L’accenno di Napolitano alla laicità dello Stato viene considerato insufficiente da alcuni esponenti dello schieramento di centrosinistra, che mal sopportano qualsiasi uscita pubblica della Chiesa su temi politicamente sensibili.
Le misurate parole dell’inquilino del Colle mostrano dunque un approccio diverso da quello sperato dai «laici» del nostro Paese.

Del resto, nel giro di pochissimi giorni, i tre più importanti cardinali italiani – il segretario di Stato, il presidente della Cei e il vicario di Roma – sono intervenuti sull’argomento. Tarcisio Bertone, «primo ministro» vaticano, in un’intervista al settimanale Famiglia cristiana ha parlato della laicità mostrando di rimpiangere certi esponenti del Pci vecchia maniera: «La posizione della Chiesa – ha detto – non è partigiana, ma corrisponde al diritto naturale. Il Partito comunista di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, non avrebbe mai approvato le derive che si profilano oggi. Grandi intellettuali comunisti e socialisti che ho conosciuto personalmente avevano una visione laica ma morale, cioè credevano in un progetto morale ed etico autentico». Un modo per dire, neanche tanto tra le righe, che un tempo non era considerato come «indebita ingerenza» il richiamo ad alcuni valori, come quello della famiglia e della sacralità della vita.

Bertone, nell’intervista, aveva criticato certi «pregiudizi stereotipati» secondo i quali «un cattolico» non potrà mai essere «un cittadino vero». E aveva aggiunto che «la Chiesa è una risorsa anche per la comunità politica italiana», bollando come antistorica «la concezione di laicità opposta a religiosità».
Come esempio positivo, a pochi giorni dalla visita del presidente francese Nicolas Sarkozy in Vaticano, il segretario di Stato aveva presentato proprio l’esempio dell’inquilino dell’Eliseo, il quale non solo ha dichiarato di voler valorizzare il contributo delle fedi religiose alla vita pubblica, ma ha pure invitato la Chiesa francese a intervenire di più. «Sarà mai possibile – si era chiesto il cardinal Bertone – anche per i laici italiani, pensare in questa maniera?».

Qualche giorno prima era stato il presidente dei vescovi italiani a ribadire che la Chiesa «non è un soggetto politico» né un «potere parallelo», ma aveva rivendicato il diritto di intervenire quando sono in gioco valori giudicati fondamentali. Partecipando a una puntata di «Unomattina», il cardinale Angelo Bagnasco aveva spiegato che sui valori e sui «diritti fondamentali come la vita, la morte, la famiglia» la Chiesa «ha una sua parola specifica da dire chiara, ferma, seppur naturalmente rispettosa di tutti, a cui non può assolutamente rinunciare per non tradire né il Vangelo né l’uomo».

Il terzo intervento è stato quello del cardinal Camillo Ruini, che l’ultimo giorno dell’anno ha dichiarato di aderire alla proposta per una moratoria sull’aborto chiedendo che almeno sia interamente applicata la legge 194. Proposta prontamente accolta dal coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, che ha annunciato una sua mozione parlamentare per rivedere gli indirizzi della normativa sull’interruzione della gravidanza.

L’accento sul diritto naturale quale base di partenza comune da recuperare, e l’insistenza sul ruolo anche pubblicamente rilevante del fatto religioso, non riducibile al solo ambito soggettivo e privato, sono due linee guida del pontificato di Benedetto XVI.

Il Papa ha sostenuto il «Family day» spagnolo, che ha visto la partecipazione di un milione e mezzo di persone il 30 dicembre in Plaza Colón a Madrid: una manifestazione con un evidente accento anti-Zapatero a due mesi dalle elezioni politiche. Ratzinger ieri, celebrando la Giornata mondiale della pace, ha legato strettamente la difesa della pacifica convivenza con la difesa della famiglia, la quale, ha detto «è la principale “agenzia” di pace e la negazione, o anche la restrizione, dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace». Ha anche ribadito che «chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale».

© Copyright Il Giornale, 2 gennaio 2008

NAPOLITANO PER IL 2008: NOTA SETTIMANALE SIR


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NAPOLITANO PER IL 2008: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

“Possiamo avere più fiducia in noi stessi, ma dobbiamo essere più esigenti verso noi stessi”.
Il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica tocca la gran parte dell’agenda del dibattito sociale e politico, con un franco invito all’impegno fiducioso, specie di fronte ad un diffuso scetticismo.
Senza entrare nel merito del dibattito strettamente politico, quello sulla durata del governo e le sue prospettive, Napolitano è esplicito in un rinnovato appello alle riforme e alla costruzione di “un nuovo, più costruttivo clima politico, fondato su una effettiva legittimazione reciproca”. Il nodo della politica italiana è infatti proprio qui.
C’è, però, un altro e non meno rilevante livello di questioni, cui il presidente della Repubblica ha fatto rapidamente cenno ricordando il sessantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione, il 1° gennaio 1948. “Dobbiamo risolutamente ancorarci ai suoi principi, anche e non da ultimo ai suoi valori morali, e in special modo a quei suoi indirizzi che non vediamo abbastanza perseguiti e tradotti in atto”. Tra questi il lavoro, le pari opportunità, il valore delle autonomie e la libertà religiosa, in particolare il rapporto di “reciproca indipendenza e di collaborazione tra Stato e Chiesa”.
C’è poco da fare: in un clima politico, economico e internazionale che è e resterà complesso, non ci sono scorciatoie: la differenza la fa proprio il livello di ancoraggio e di condivisione da parte di ciascun sistema–Paese ad un sistema di principi e di regole condivisi. L’Italia e gli italiani, che in buona sostanza li hanno, sono chiamati a riaffermarli, a partire dai riferimenti sostanziali, come la famiglia.
Il presidente Napolitano che non ne ha esplicitamente parlato nel messaggio di fine anno – e una forza politica lo ha notato – ha ripreso però questo tema rispondendo al messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata della pace, centrato proprio sulla famiglia. Al centro dell’azione di politica estera dell’Italia, ha scritto il capo dello Stato, “vi è l’uomo, la sua dignità, il suo diritto ad esistere e coesistere, attraverso la valorizzazione della società naturale costituita dalla famiglia, la cui rilevanza è pienamente riconosciuta in Italia dalla Costituzione repubblicana”.
Questo solido ancoraggio ai principi è oggi una grande risorsa, da fare fruttare senza complessi e senza riserve mentali. "Su moltissime questioni - ha ribadito il presidente della Cei cardinal Angelo Bagnasco nel discorso di fine anno alla sua diocesi - si possono e si devono trovare mediazioni sensate e costruttive”. Vi sono, però, temi “che non ammettono compromessi, perché se mediare significa che ogni parte rinuncia a qualcosa per arrivare ad una soluzione condivisa, sui valori di fondo rinunciare a qualcosa significa per definizione distruggere i valori stessi. In questi casi, non molti in realtà, la parte coincide con il tutto".

© Copyright Sir

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«Napolitano meglio di certi cattolici»

di Francesca Angeli

«Il richiamo di Giorgio Napolitano alla nostra Costituzione sia nel discorso di fine anno sia nel messaggio inviato a Benedetto XVI con il riferimento importantissimo alla famiglia come prima cellula della società naturale dimostra una grande apertura del presidente e una sintonia con Papa Ratzinger che ha parlato di sana laicità. Il capo dello Stato rivela più sensibilità e attenzione rispetto a molti altri».

Rispetto a chi, senatore Marcello Pera?

«Napolitano si dimostra attento non tanto ai rapporti di potere con la Chiesa ma alla funzione sociale che la religione ha sempre avuto. Sicuramente più aperto dei laicisti del centrosinistra e dei cattocomunisti. Più aperto del “cattolico adulto” Prodi che invece svela la sua arretratezza che si spiega con la sua provenienza dall’ambiente bolognese, dove si pensa ancora che il comunismo sia una sorta di cristianesimo secolarizzato».

Dunque un dialogo fatto di rispetto, uno scambio positivo tra la massima istituzione dello Stato laico e la massima autorità religiosa. Perché invece in Parlamento laici e cattolici non riescono a incontrarsi?

«In Parlamento ci sono troppi comunisti e troppi cattolici adulti. C’è un laicismo deteriore diffuso soprattutto nelle élites che, a differenza di Napolitano, si ostinano a non comprendere che il cittadino italiano ha grande considerazione per i valori religiosi. Questo laicismo sta avendo conseguenze devastanti sulla nostra società».

Stato laico ma non laicista. Qual è la differenza?

«La nostra Costituzione è laica ma non laicista. La laicità dello Stato, implicita nella nostra Costituzione anche se mai menzionata, è garanzia della libertà religiosa. Laicità però non è indifferenza ai valori religiosi, e infatti si parla di rispetto della vita e della famiglia. Laicità non è neppure neutralità riguardo ai contenuti religiosi.
Ad esempio la nostra Costituzione fa riferimento alla famiglia monogamica. Infine la laicità non pretende che si confinino i valori religiosi nella sfera privata e familiare, cioè non pretende di privatizzare o ghettizzare la religione. Il moderno Stato liberale, democratico e laico è sì autonomo dalla Chiesa e dalle gerarchie ecclesiastiche, ma si basa comunque su principi religiosi. Primo fra tutti il rispetto della persona e della vita. Perciò il fondamento del nostro Stato laico non è laico bensì religioso».

Il segretario di Stato vaticano, cardinale Bertone, ha detto che è antistorico opporre la laicità alla religiosità e che ai tempi della Democrazia cristiana e del Pci c’era più rispetto per la Chiesa.

«Le parole di Napolitano danno ragione al cardinale Bertone, perché il presidente dimostra sensibilità e attenzione per la questione religiosa superiori a quelle dei laicisti. Perché questo oggi accade: la laicità è degenerata nel laicismo, il quale è un’ideologia ostile alla religione, in particolare quella cristiana, e dunque senza avvedersene, ostile ai princìpi stessi dello Stato laico. Questi princìpi, che sono i famosi diritti fondamentali e non negoziabili, il laicista li mette ai voti. Perciò legifera su aborto, matrimonio omosessuale, eugenetica, eccetera».

Ruini chiede una moratoria sull’aborto.

«Sono passati molti anni dall’approvazione della legge e io credo che una discussione parlamentare su come viene applicata sia opportuna. Non sono convinto che sia possibile ridiscutere il principio, anche se ho ben presente gli enormi aspetti morali del problema».

Pensa che ora ci sarebbero i numeri per riaprire la discussione?

«Forse no, ma penso che negli ultimi anni la coscienza religiosa si sia risvegliata prima in Usa e poi altrove, quando l’Occidente si è visto attaccare per ragioni connesse al suo modo di essere, cioè alla sua identità e storia giudaico-cristiana. Da lì è rinato il problema del ruolo della religione nella nostra vita privata e collettiva».

Ma l’Italia non è isolata ad esempio sulle unioni civili? E non c’è un rischio intolleranza cattolica?

«No, il risveglio della coscienza religiosa interessa pure la Spagna, dove il Family day è stato un segnale importante, e la Francia... Sarkozy a Roma ha fatto dichiarazioni coraggiose. Io non vedo un rischio di fondamentalismo cristiano, semmai vedo un rischio contrario, che è quello della perdita della nostra identità e delle nostre radici, cioè il rischio della resa».

© Copyright Il Giornale, 2 gennaio 2008


Il feeling tra Ratzinger e il Capo dello Stato irrita la sinistra

Uniti, nel nome della famiglia. Dal Quirinale a Oltretevere la parola d'ordine sembra la stessa: bisogna sostenerla, perché altrimenti ne va della saldezza della struttura sociale. E degli stessi principi costituzionali.
Non c'è vero impegno per la pace se non si difende «la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna», che è «la principale agenzia di pace».
Nell'omelia della messa di Capodanno in San Pietro, Benedetto XVI ribadisce i contenuti del suo messaggio per l'odierna Giornata mondiale della Pace.
In un saluto rivolto al Papa, il presidente Napolitano nota che la famiglia è da sempre al centro della sensibilità del popolo italiano e che la Costituzione ne riconosce pienamente il valore. Una consonanza quasi contemporanea tra i due interventi, che appunto mettono al centro la preoccupazione per lo stato di "salute" dell'istituto familiare.

Si conferma, dunque, la sintonia e la cordialità tra il Colle e la Santa Sede. In un messaggio inviato a Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale della pace, infatti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano assicura al Pontefice che questo tema «è da sempre al centro della sensibilità del popolo italiano», e garantisce che l'Italia riconosce «pienamente» nella Costituzione il valore della famiglia indicato dalla Santa Sede.

E al termine dell'Angelus Benedetto XVI ringrazia il presidente per le parole augurali rivoltegli da Napolitano.
Anche il ministro degli Esteri Massimo D'Alema conferma la "linea-famiglia" che si profila nella maggioranza, e scrive al cardinale Tarcisio Bertone dichiarandosi d'accordo con il Papa sul fatto che la famiglia sia la «principale agenzia di pace». Esprimendo «profonda e sentita adesione» con il messaggio papale, il titolare della Farnesina ha affermato che «ancora una volta, in una congiuntura internazionale difficile e sotto diversi aspetti drammatica, segnata da conflitti, crisi, incertezze ed inquietudini diffuse, le parole di Sua Santità ci offrono un messaggio rasse renante, un messaggio di forte fiducia e di speranza». C'è però, proprio nella maggioranza, chi non apprezza questa identità di vedute con la Santa Sede.
Per il socialista Enrico Boselli, il discorso di Napolitano «ha dato un'iniezione di fiducia al Paese», ma, rileva Boselli, «con tutto il rispetto che portiamo al presidente della Repubblica, di fronte alla controffensiva integralista delle gerarchie ecclesiastiche ci saremmo aspettati una riaffermazione più forte ed esplicita della laicità dello Stato». Indirettamente, va all'attacco anche Silvio Viale, esponente dei Radicali, quando sostiene che Benedetto XVI «ha chiamato la famiglia alla guerra, stabilendo un collegamento improprio con la pace per negare dei diritti». C.MA.

© Copyright Libero, 2 gennaio 2008

Viene confermata la mia prima sensazione dopo l'elezione del Presidente Napolitano: un uomo intelligente e sensibile che riconosce il ruolo fondamentale della Chiesa Cattolica nella societa' italiana.
La cordialita' fra il Presidente ed il Papa e' palpabile ed e' una vera garanzia per il rispetto della Costituzione.
No comment sulla litania di Boselli e Viale...offensivi e fuori luogo
.
R.

Rosso "malpela" le furbate di "Repubblica" e il cronista-antipapa del tg3 (il "problema rai" si aggrava sempre piu'...)


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UNA CERIMONIA MERAVIGLIOSA...VESPRI E TE DEUM

Lupus in pagina

a cura di Rosso Malpelo - Gianni Gennari

Vecchi vizi: "ritocco" furbo, ma scorretto

Anno nuovo vecchi vizi, come i "ritocchi" furbi a parole altrui. Ieri "Radio Radicale", Convegno su famiglia e stato sociale: un ministro, noto come cattolico, conclude un ottimo intervento sulla vera promozione della famiglia con un "tocco" che crede brillante: "l'Italia ha bisogno di un bel bagno di laicità". Parola magica!
Forse per dire che non servono le polemiche ideologiche, ma Radio Radicale subito lo prende al volo col "ritocco" furbo: ben detto, l'Italia faccia come Zapatero! E il ministro "cattolico" è servito.
Ingenuità inutili, e spinta a repliche velenose. Ma talora certi ritocchi velenosi fanno anche a meno dell'ingenuità.
Nel genere su "Repubblica" lunedì un capolavoro: prima pagina su Madrid, col Papa che parla ad un milione e mezzo di cittadini in piazza per "la famiglia".
Titolo tocco: "Cattolici contro Zapatero"
Il Papa: la famiglia è solo tra uomo e donna".
Lì sotto immediato "ritocco" furbo: "Zapatero: credo nell'amore e nel matrimonio".

Dunque: ma che vogliono, Papa e cattolici?

E a p. 13 ritocco doppio: il pezzo riassume le parole del Papa ma con replica immediata del presidente dell'Arcigay indignato, e lì sotto di nuovo Zapatero: "Io laico mi sono sposato in chiesa". Bel tris di ritocchi furbi sulle pretese "estremiste" di Papa e cattolici.

Vertice nel genere anche ieri, Tg3 del pomeriggio, cronaca da San Pietro: il Papa ricorda che chi combatte la famiglia minaccia la pace, e in coda il cronista fa l'antipapa in diretta con ritocco secco: "ma nel mondo, anche se da san Pietro non si vede, non è proprio così".

La cronaca si fa notizia: il Papa è "cieco"! E' giornalismo serio?

© Copyright Avvenire, 2 gennaio 2008

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L'istituto fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna al centro della riflessione di Benedetto XVI nel messaggio della Giornata mondiale

Il Papa: la famiglia vera "agenzia di pace"

Anche all'Angelus ha insistito sullo stesso tema, benedicendo la "fiaccola" che partirà per la Terra Santa

Fausto Gasparroni

Roma
È la famiglia, nello specifico «fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna», la «principale "agenzia" di pace»: pertanto «la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace».
Celebrando la 41/a Giornata mondiale della pace con la messa in San Pietro, Benedetto XVI ha ribadito i nodi cruciali del suo messaggio sul tema «Famiglia umana, comunità di pace»: è la «famiglia naturale» basata sul matrimonio, vista come «culla della vita e dell'amore, la «prima insostituibile educatrice alla pace», e quindi indebolirla, minarne i fondamenti, significa mettere ancor più a rischio la pace mondiale.
Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio al Pontefice, gli assicura che il tema «è da sempre al centro della sensibilità del popolo italiano» e che l'Italia riconosce nella Carta costituzionale il valore della famiglia indicato dalla Santa Sede.

In una gremita basilica vaticana, concelebrando la solenne liturgia, tra gli altri, con i cardinali Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, papa Ratzinger ha sottolineato che la «pace vera» non è «semplice conquista dell'uomo o frutto di accordi politici», ma è «innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore».

Un «dono» da invocare, ha detto, nel giorno di Capodanno e «per intercessione di Maria, Madre di Dio» – di cui ieri ricorreva la solennità – «per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero».
Nel suo messaggio, reso pubblico l'11 dicembre scorso, Benedetto XVI tocca anche temi come la corsa al riarmo nucleare, il «funesto» commercio delle armi, il saccheggio delle risorse energetiche dei Paesi poveri che getta «ombre cupe» sul mondo: ieri però si è soffermato in particolare sullo «stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della pace nel mondo» e quindi sulla necessità di difendere l'istituto familiare tradizionale, così come è riconosciuto dalla Chiesa. «Poiché l'umanità è una "grande famiglia" – ha rilevato –, se vuole vivere in pace non può non ispirarsi a quei valori sui quali si fonda e si regge la comunità familiare».
Ratzinger ha ricordato anche «la provvidenziale coincidenza di varie ricorrenze» che «ci sprona quest'anno ad uno sforzo ancor più sentito per realizzare la pace nel mondo»: i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'Onu, i 40 dalla prima Giornata della Pace, istituita il primo gennaio 1968 da Paolo VI, i 25 dall'adozione da parte della Santa Sede della Carta dei diritti della famiglia. Da qui ha preso spunto per invitare «ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all'unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre più questa convinzione, da cui dipende l'instaurazione di una pace vera e duratura».
Sugli stessi temi è poi tornato all'Angelus, primo del 2008: «chi anche inconsapevolmente osteggia l'istituto familiare rende fragile la pace nell'intera comunità, nazionale e internazionale, perchè indebolisce quella che, di fatto, è la principale agenzia di pace». «Lo stesso amore che costruisce e tiene unita la famiglia, cellula vitale della società – ha ribadito il Papa –, favorisce l'instaurarsi tra i popoli della terra di quei rapporti di solidarietà e di collaborazione che si addicono a membri dell'unica famiglia umana».
In piazza anche i ventimila partecipanti al corteo promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Benedetta dal Papa la «fiaccola della pace» che un maratoneta porterà in Terra Santa per iniziativa del Centro Sportivo Italiano.
Il Papa non ha mancato, infine, di ringraziare il presidente Napolitano per le «espressioni augurali» per il nuovo anno rivoltegli nel messaggio televisivo. «Ricambio ben volentieri il suo augurio – ha detto –, formulando ogni migliore auspicio per la sua alta missione e per la concordia e la prosperità dell'amato popolo italiano».

© Copyright Gazzetta del sud, 2 gennaio 2008

30 dicembre 2007

Andrea Riccardi: "C’è una connessione profonda tra la vita di ciascuno, di una famiglia, e la pace del mondo" (Avvenire)


Vedi anche:

Aparecida 2007: in Cristo la risposta alle sfide del tempo (Intervista dell'Osservatore al cardinale Re)

ANGELUS: I VIDEO

La Vergine tra urgenze sociali e protagonismo femminile (Osservatore Romano)

Leggo le critiche dei giornaloni, i continui confronti, le cattiverie gratuite e poi vedo la folla di stamattina all'Angelus e dico...

Manifestazione di Madrid: il commento di Kiko Arguello (Neocatecumanali) e Antonia Sanchez (Focolari) a Radio Vaticana

La Chiesa è impegnata a difendere e promuovere "la dignità naturale e l’altissimo valore sacro" del matrimonio e della famiglia (Concilio)

Cattolicesimo e islam: verso uno storico incontro (intervista del card.Tauran all'Osservatore Romano)

Ecco come si scrive un editoriale! Card. Bertone: "C'è un'Italia positiva ignorata dai mass media" (Osservatore Romano)

Bertone: Togliatti e Berlinguer rispettavano di più la Chiesa (Politi per Repubblica)

La fase due di Benedetto XVI (Garelli per "La Stampa")

La risposta di Korazym ed altri commenti...

Rosso "malpela" l'anomalia italiana: non capire che le leggi sono approvate dalla maggioranza e valgono per tutti!

Nella Bibbia l'identità culturale di una nazione (Osservatore Romano)

Korazym attacca duramente Benedetto XVI in un editoriale che non condivido per niente e che non capisco...

Messa tridentina, Bertone: arriva istruzione applicativa (Dopo "reazioni scomposte" al Motu proprio del Papa)

Il Papa a maggio in visita a Genova ("Il Giornale" e "Repubblica")

PUNTATA SPECIALE DI MATRIX (CANALE 5) SUL NATALE

Ferrara mette a nudo l'ipocrisia dei benpensanti che gridano affinchè nessuno tocchi Caino e poi legalizzano l'eliminazione di tanti Abele (A. Socci)

(Duccio di Buoninsegna, "Maestà"

GUARDANDO AL 2008

LA FORZA DI CREDERE CHE LA PACE NON È UN’UTOPIA

ANDREA RICCARDI

Non è facile fare un bilancio a fine anno. È forte il sussulto degli ultimi avvenimenti, come l’uccisione di Benazir Bhutto in Pakistan. Una tragedia rivelatrice dell’instabilità grave di un grande Paese, di un’intera regione, ma anche del difficile rapporto tra islam e democrazia. Vi si leggono tutti i problemi impostisi all’attenzione del mondo dall’11 settembre 2001. E poi c’è la violenza, una realtà antica, con cui si devono sempre più fare i conti in politica e nel quotidiano. È la violenza delle grandi convivenze urbane, dall’America Latina all’Asia, favorita anche dal fatto che nel 2007, per la prima volta nella storia, nel mondo gli abitanti delle città sono diventati più numerosi di quelli delle campagne. Il bilancio dell’anno che si chiude, quindi, potrebbe apparire negativo e, soprattutto, il quadro del 2008 assumere cupe prospettive.
Viene da chiedersi come la piccola Italia, presa dal senso di declino, dove molte famiglie hanno la sensazione di una vita più difficile, con un dibattito politico bloccato, possa affrontare questi difficili scenari. Sono pensieri e sentimenti che attraversano tanti nostri concittadini. In molti svanisce la voglia di guardare il grande orizzonte del mondo, di interessarsi ai problemi 'lontani'. Che posso fare io? è la domanda inespressa di tanti. Il mondo oggi sembra più difficile. È vero: è molto complesso. Siamo raggiunti da un numero incredibile di notizie, che non riusciamo facilmente a decifrare. Sono tramontate le spiegazioni ideologiche: non solo quelle marxiste di ieri, ma anche quelle più recenti sulla vittoria del mercato che avrebbe dovuto portare la democrazia ovunque. Il senso di irrilevanza e la complicazione del presente ci spingono a lasciare ad altri la fatica di guardare la storia, quella del 2007 o del 2008. Stare alla finestra del mondo e discutere su di esso appare prometeico: tanto che posso fare io?
Nel corso del 2007, Benedetto XVI ha insistito sul messaggio di speranza che viene dal Vangelo. Lo ha fatto anche nel messaggio per la Giornata mondiale della pace. Sono passati quarant’anni da quel 1° gennaio 1968, quando Paolo VI consacrò questa data alla pace. Certo allora, in Occidente, il clima era ben diverso, c’era la convinzione (illusoria) di avere idee e movimenti da esportare nel mondo intero.
Ma la Chiesa, con quella Giornata, mostra di non rinunciare alla grande speranza di un mondo in pace. Dice a chiare lettere che non è un’utopia.
Benedetto XVI, nel suo Messaggio, stabilisce un legame tra il quotidiano, la vita familiare, e gli orizzonti del mondo: 'Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l’uso del vocabolario della pace. Nell’inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella grammatica...'.
C’è una connessione profonda tra la vita di ciascuno, di una famiglia, e la pace del mondo. Le scelte e i comportamenti dei singoli non sono irrilevanti. La storia non si dispiega come le notizie della cronaca. Non è fatta solo da pochi attori. Ci sono correnti profonde, come affermava Giorgio La Pira. C’è una forza di attrazione da parte dei comportamenti giusti e pacifici, anche se di pochi.
Avere speranza non vuol dire possedere una visione lucida di come sarà il domani. La speranza profonda viene dalla convinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande. Viene dal fatto che la pace è dono di Dio, un’eredità che la follia umana non potrà dissipare. La nostra visione del futuro deve nutrirsi maggiormente di preghiera: sì, quella preghiera per la pace, 'senza stancarsi', che il Papa chiede alla fine del suo Messaggio.
Quando la Chiesa, anche nel mezzo delle situazioni più difficili, continua a pregare per la pace, mostra che non rinuncerà mai alla speranza di un mondo riconciliato. Da questa preghiera nasce la speranza e sgorgano comportamenti e visioni di pace.

© Copyright Avvenire, 30 dicembre 2007

28 dicembre 2007

Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza (bellissimo servizio di Alessandro Gisotti per Radio Vaticana)


Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza

Un anno scandito e guidato dalla Speranza evangelica: si può sintetizzare, così, il 2007 di Benedetto XVI, che in questi ultimi 12 mesi ha offerto ai fedeli la sua seconda Enciclica e il libro su Gesù di Nazaret.
E’ stato l’anno dei viaggi apostolici in Brasile e in Austria, della Lettera ai cattolici cinesi, dell’Esortazione Sacramentum Caritatis e di un rinnovato dialogo ecumenico e con il mondo musulmano.
Ripercorriamo alcuni momenti forti del 2007 di Benedetto XVI, il Papa della Speranza, nel servizio di Alessandro Gisotti:


Spe salvi, “Nella Speranza siamo stati salvati”.

L’Enciclica sulla Speranza viene pubblicata alla fine del 2007, ma tutto l’anno che sta per terminare è consacrato da Benedetto XVI alla Speranza evangelica. Ogni gesto del suo Magistero è un invito a sperare nel Signore, nel suo Amore.

L’8 gennaio incontra il Corpo diplomatico per i tradizionali auguri d’inizio anno. Il Papa chiede innanzitutto di non dimenticare l’Africa. Sottolinea le difficoltà a volte drammatiche con cui si confronta l’umanità, dai conflitti alla fame:

“Il s’agit d’un défi qui consiste à promouvoir et à consolider …”

Il Papa esorta la comunità internazionale a “promuovere e consolidare tutto ciò che c’è di positivo nel mondo e a superare, con buona volontà, saggezza e tenacia, tutto ciò che ferisce, degrada e uccide l’uomo”. Benedetto XVI testimonia la speranza di Cristo agli ultimi.

Toccante la visita nell’istituto romano di pena per minori “Casal del Marmo”, il 18 marzo. In quello stesso giorno, all’Angelus, si sofferma sull’Esortazione postsinodale Sacramentum Caritatis, pubblicata il 22 febbraio, e spiega il legame tra l’Eucaristia e l’Amore cristiano, tema della sua prima Enciclica:

"Ecco perché ho scelto come titolo Sacramentum caritatis, riprendendo una bella definizione dell’Eucaristia di San Tommaso d’Aquino ‘Sacramento della carità’. Sì, nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi”.

Il 13 aprile, viene presentato il libro del Papa Gesù di Nazaret.

Si tratta, come sottolinea Joseph Ratzinger nell’introduzione, del frutto di “un lungo cammino interiore”. Il volume diventa in pochi giorni un best seller in tutto il mondo.

Il Papa compie gli anni, ma il regalo lo fa lui a noi. Il 16 aprile, infatti, Benedetto XVI festeggia il suo 80.mo compleanno.
Il giorno prima, nella Messa per il suo genetliaco in Piazza San Pietro, ringrazia i fedeli che con amore filiale lo accompagnano nel suo ministero:

“Ripetutamente vedo con gioia riconoscente quanto è grande la schiera di coloro che mi sostengono con la loro preghiera; che con la loro fede e con il loro amore mi aiutano a svolgere il mio ministero; che sono indulgenti con la mia debolezza, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro la luce benefica di Gesù Cristo”.

La settimana successiva, il 21 e 22 aprile, è a Vigevano e Pavia, una visita pastorale nel segno dell’amato Agostino, un modello sempre attuale per il popolo di Dio. Un Santo che ci esorta a sperare nell’amore di Gesù:

“Alla scuola di Sant'Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano. Servire Cristo è anzitutto questione d'amore”.

Il mese di maggio è caratterizzato dal VI viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, che per la prima volta si reca in America Latina. Il Papa è in Brasile dal 9 al 14 maggio del 2007 per la V Conferenza generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, convocata nella città mariana di Aparecida. La visita del Papa dà un rinnovato slancio missionario alla Chiesa del continente. Uno dei momenti più intensi in terra brasiliana, Papa Benedetto lo vive alla Fazenda da Esperança, una comunità dove ragazzi tossicodipendenti rinascono grazie alla forza della speranza evangelica:

“Lì, nella Fazenda da Esperança, i confini del mondo vengono veramente superati, si apre lo sguardo verso Dio, verso l’ampiezza della nostra vita, e così avviene un risanamento”.

Il 17 giugno è ad Assisi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco.
L’estate del 2007 si contraddistingue per la pubblicazione di documenti pontifici di grande rilevanza: il 22 giugno il Motu Proprio con il quale viene stabilito che sarà sempre necessaria una maggioranza di due terzi per eleggere il Successore di Pietro.
Il 30 dello stesso mese, un evento di portata storica: la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici cinesi.
Così, parlando alla Curia Romana, il 21 dicembre, Benedetto XVI esprime la speranza che questa Lettera apra una nuova stagione nelle relazioni tra Roma e Pechino:

“La Lettera è stata accolta con gioia e con gratitudine dai cattolici in Cina. Formulo l'auspicio che, con l'aiuto di Dio, essa possa produrre i frutti sperati”.

Il mese di luglio si apre con la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum sull’uso della “Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970”.
Nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo, il Papa sottolinea che la ragione positiva del documento è la “riconciliazione” rispetto alle divisioni che in passato “hanno lacerato il Corpo di Cristo”.
Il 20 luglio viene pubblicato il Messaggio per la GMG di Sydney sul tema “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.

E alla gioventù, Benedetto XVI lancia un messaggio dirompente a Loreto, il 2 settembre, in occasione dell’Agorà dei giovani italiani:

“Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere”.

Dal 7 al 9 settembre, Benedetto XVI è in Austria per il suo VII viaggio apostolico internazionale. Una visita culminata nel pellegrinaggio al Santuario mariano di Mariazell.
Guidati ed incoraggiati da Maria - è l’esortazione del Papa - vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano”.
Nel segno della speranza, pur non disconoscendo le difficoltà, sono i pronunciamenti del Papa sui temi chiave dell’ecumenismo e dei rapporti con il mondo musulmano.
La lettera all’Assemblea ecumenica di Sibiu, la risposta ai 138 dotti musulmani ribadiscono la cura del Papa a promuovere un dialogo fondato sulla Verità e la Carità.
Il 21 ottobre, a Napoli, all’incontro interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, ribadisce che le religioni “devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica”:

“Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza”.

Il 24 novembre, si tiene il secondo Concistoro di Benedetto XVI per la creazione di 23 nuovi cardinali, di cui 18 elettori. La provenienza geografica dei porporati, sottolinea il Papa, è espressione dell’universalità della Chiesa.

Nel 2007, oltre alla creazione dei nuovi cardinali, sono molte le nomine significative in Vaticano e nelle diocesi. Tra queste, ricordiamo quella del prof. Giovanni Maria Vian alla direzione dell’Osservatore Romano e del biblista Gianfranco Ravasi a capo del dicastero per la cultura.

Le ultime settimane dell’anno sono illuminate dalla Spe salvi, quasi un dono che il Papa offre per Natale ai cristiani, ma invero a tutti gli uomini di buona volontà.

La seconda Enciclica del Papa, pubblicata il 30 novembre, è anch’essa un successo editoriale come la Deus caritas est. Ecco, come all’Angelus del 2 dicembre, prima domenica d’Avvento, Benedetto XVI spiega l’unicità della speranza cristiana:

“L’uomo viene redento dall’amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio, che in Gesù ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornerà alla fine dei tempi. E’ in Cristo che speriamo, è Lui che attendiamo!”

Una Speranza salvifica che tutti hanno il diritto di conoscere. Questo il significato profondo della Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, pubblicata il 14 dicembre dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il documento, avverte il Papa, ricorda ad ogni fedele che nulla ci può esimere dall’affascinante impegno di annunciare la Buona Novella.
Al cuore dell’uomo che spera la pace, il Papa si rivolge nel Messaggio per la 41.ma Giornata Mondiale della Pace, pubblicato l’11 dicembre. Benedetto XVI richiama la centralità della famiglia, vera “agenzia di pace”. Ogni uomo e ogni donna, è l’invito del Santo Padre, prenda consapevolezza della “comune appartenenza all'unica famiglia umana” e si impegni per “l'instaurazione di una pace vera e duratura”.

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