4 ottobre 2007

Aldo Maria Valli: da Marini a Marini in Vaticano


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Si cambia: da Marini a Marini

di ALDO MARIA VALLI

Senza clamore, com’è nel suo stile, Benedetto XVI sta sistemando molte tessere del puzzle vaticano. Ravasi alla cultura e Vian all’Osservatore romano, rispettivamente al posto di Poupard e Agnes, dovrebbero ridare fiato alla voce della Chiesa (anche se resta irrisolto il nodo dei rapporti, diciamo piuttosto caotici, tra sala stampa, Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, Centro tv vaticano, Radio vaticana e Osservatore), mentre l’arrivo di monsignor Guido Marini al posto del suo omonimo Piero Marini nel ruolo di cerimoniere del papa è una decisione che riguarda l’immagine.
Piero Marini veniva criticato da moltissimi per la sua “creatività” liturgica giudicata un po’ troppo spinta, ben accetta però da un papa-attore come Wojtyla.
Un uomo come lui si è trovato inevitabilmente in rotta di collisione con il papa teologo che ama il latino e il canto gregoriano. Tempo fa, prima che Ratzinger reintroducesse l’antico rito, aveva detto: è impensabile che nella stessa chiesa ci sia una celebrazione fatta in un modo e una fatta in un altro, verrebbe meno l’unità.
Il papa invece ha messo nero su bianco che questa pluralità non solo è possibile ma auspicabile e che non è motivo di esclusione ma segno di apertura.
Di fatto così, nel nuovo contesto, l’escluso è diventato automaticamente lui, il cerimoniere, il quale comunque era da tempo nel mirino dei puristi. Dopo la cerimonia di apertura della Porta santa nel Natale del 1999, con Giovanni Paolo II ricoperto da un piviale che sembrava preso in prestito dal Mago Otelma e le musiche e i balli di ispirazione asiatico-africana, venne messo sulla lista nera e non è stato più spostato. Il problema era la nuova sistemazione. S’era detto Pescara, poi Mantova. Ma allontanarlo dalla Curia sembrava una punizione troppo pesante per un uomo che per vent’anni ha servito Giovanni Paolo II e poi, anche se brevemente, il successore. Così è stato deciso di mandarlo a presiedere il Pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali, sistemazione non esaltante ma che almeno evita il confino. Diciamo che è andata meglio a lui che al suo maestro, quell’Annibale Bugnini, uno dei principali artefici della riforma liturgica postconciciliare, che nel 1975, dopo una serie di duri attacchi personali nei suoi confronti (alcuni lo accusarono di voler ditruggere, attraverso la riforma, la Chiesa stessa), fu mandato nientemeno che a fare il pronunzio apostolico in Iran! Ma nel caso di Bugnini c’era l’accusa di essere massone, e il suo nome figurava nella famigerata lista di Mino Pecorelli con tanto di data di affiliazione.
Finita l’era Marini, incomincia l’era… Marini. Il successore di monsignor Piero porta infatti lo stesso cognome. Ma Guido Marini, genovese, classe 1965, sembra fatto di tutt’altra pasta rispetto al suo omonimo pavese.
Segretario particolare di tre arcivescovi (Canestri, Tettamanzi e Bertone), poi maestro delle cerimonie dell’attuale arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco, è descritto come perfettamente in linea con i gusti di Benedetto. Vedremo presto se è così e quali saranno i cambiamenti.

© Copyright Europa, 3 ottobre 2007

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