Visualizzazione post con etichetta austria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta austria. Mostra tutti i post

31 dicembre 2007

Il 2008 di Papa Benedetto fra liturgia, Cina, viaggi, enciclica e seconda parte del libro su Gesù


Vedi anche:

SUCCESSO STRAORDINARIO DEL "FAMILY DAY" SPAGNOLO: LE IMMAGINI

Benedetto XVI: difendiamo la famiglia da cui dipende il bene della società

La marcia di Capodanno, dal Sessantotto in cammino per la pace (Intervista dell'Osservatore a Mons. Bettazzi)

Andrea Riccardi: "C’è una connessione profonda tra la vita di ciascuno, di una famiglia, e la pace del mondo" (Avvenire)

Aparecida 2007: in Cristo la risposta alle sfide del tempo (Intervista dell'Osservatore al cardinale Re)

La Vergine tra urgenze sociali e protagonismo femminile (Osservatore Romano)

Leggo le critiche dei giornaloni, i continui confronti, le cattiverie gratuite e poi vedo la folla di stamattina all'Angelus e dico...

Manifestazione di Madrid: il commento di Kiko Arguello (Neocatecumanali) e Antonia Sanchez (Focolari) a Radio Vaticana

La Chiesa è impegnata a difendere e promuovere "la dignità naturale e l’altissimo valore sacro" del matrimonio e della famiglia (Concilio)

Cattolicesimo e islam: verso uno storico incontro (intervista del card.Tauran all'Osservatore Romano)

Ecco come si scrive un editoriale! Card. Bertone: "C'è un'Italia positiva ignorata dai mass media" (Osservatore Romano)

Bertone: Togliatti e Berlinguer rispettavano di più la Chiesa (Politi per Repubblica)

La fase due di Benedetto XVI (Garelli per "La Stampa")

La risposta di Korazym ed altri commenti...

Rosso "malpela" l'anomalia italiana: non capire che le leggi sono approvate dalla maggioranza e valgono per tutti!

IL 2008 DI RATZINGER TRA LATINO, CINA E VIAGGIO IN USA
Si attende enciclica sociale e seconda parte di libro su Gesù

Città del Vaticano, 30 dic. (Apcom) - Sarà un anno ricco di scritti teologici (è attesa in tempi brevi un'enciclica sociale), di sviluppi diplomatici (a partire dai rapporti con Cina, Russia ed Israele), ma anche di questioni pendenti come il nodo della messa in latino, quello di Papa Benedetto XVI, che ad aprile del 2008 compirà 81 anni ed entrerà nel suo quarto anno di pontificato.

La liberalizzazione del messale pre-conciliare è stato uno degli atti più qualificanti del 2007 di Ratzinger.
Come ha rilevato di recente monsignor Albert Malcolm Ranjith, segretario della congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, il Motu proprio papale ha però suscitato una "crisi di obbedienza" in diversi ambienti ecclesiastici, timorosi che il provvedimento contraddicesse lo spirito del Concilio Vaticano II.
"In alcune nazioni o diocesi - ha detto l'arcivescovo con un franco parlare che ha suscitato qualche subbuglio nei Sacri palazzi - sono state emanate dai Vescovi delle regole che praticamente annullano o deformano l'intenzione del Papa".
Ragione per cui in Vaticano si sta preparando una "istruzione" applicativa per sgombrare ogni dubbio sulle intenzioni papali.

Il 'Papa teologo' si dedicherà, poi, ad altri scritti, dopo che il 2007 ha visto la pubblicazione del primo volume di un libro su 'Gesù di Nazaret' (di cui Ratzinger ha già iniziato a stendere la seconda parte) e dell'enciclica sulla speranza ('Spe Salvi'), la sua seconda lettera dopo quella del 2006 sull'amore ('Deus caritas est'). Non viene escluso che il Papa concluda il ciclo con un'ultima enciclica sulla terza virtù teologale, la fede. Prima di allora, ad ogni modo, è in arrivo, probabilmente a marzo, una lettera papale sulle tematiche sociali e la globalizzazione.

Nel 2008 Benedetto XVI compirà alcuni viaggi significativi.
In Italia si recherà a Savona e Genova (il 17 e 18 maggio), per visitare i luoghi dove il suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, è stato arcivescovo, a Brindisi (il 14 e 15 giugno) e a Cagliari (il 7 settembre). In primavera, invece, il Papa si recherà sulla costa est degli Stati Uniti (15-20 aprile), dove, tra l'altro, festeggerà il suo compleanno, visiterà Ground Zero a New York, rivolgerà un discorso alle Nazioni Unite e, a pochi mesi dalle elezioni, incontrerà il presidente uscente George W. Bush.
In estate, infine, è prevista la trasferta in Australia, a Sidney (15-20 luglio), per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù.

Ma anche dal Palazzo apostolico, in Vaticano, Benedetto XVI dovrà reggere i fili dei rapporti con numerose altre parti del mondo. Se il 2007 è stato un anno di numerose iniziative (la lettera ai fedeli cinesi, l'udienza, a Roma, del metropolita russo Kirill, i viaggi in Brasile, Turchia ed Austria), l'anno prossimo ne vedrà crescere i frutti.
Con la Cina, innanzitutto, proseguono i contatti, a tratti tesi, al fine di riallacciare i rapporti diplomatici e sciogliere nodi come quello dell'ordinazione di vescovi. Le Olimpiadi di Pechino del 2008 potrebbero essere, da questo punto di vista, un evento che accelererà le iniziative della diplomazia di Pechino nei confronti di tutte le cancellerie occidentali, Santa Sede compresa.
Pur se non sembra ancora prender corpo, rimane poi negli auspici reciproci un incontro tra il Papa e Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Ancora troppe, per ora, sono le questioni pendenti tra ortodossi e cattolici, oggetto di consultazioni costanti e non sempre serene.
Il Vaticano, poi, attende che si sblocchino i rapporti bilaterali con Israele per garantire un appropriato status fiscale e patrimoniale alla Chiesa cattolica in Terra Santa. "Noi ci siamo impegnati in un dialogo intenso, ma purtroppo non otteniamo soluzione a molti problemi concreti", ha denunciato di recente il cardinal Bertone.

Sarà proprio Bertone, il principale collaboratore del Papa, a tradurre in pratica i desiderata di Benedetto XVI anche nel prossimo anno. Già ha annunciato una serie di inziative per consolidare la 'lobbying' delle ong cattoliche presso le organizzazioni internazionali e rafforzare il coordinamento tra mass media di ispirazione cattolica. A febbraio si recherà a Cuba, e non è escluso che, nel corso dell'anno, compia altri viaggi per portare in giro per il mondo la parola del Papa. Dalle sue mani passeranno, prevedibilmente, anche le prossime nomine papali, a partire dalle possibili sostituzioni del cardinale José Saraiva Martins, a capo delle Cause dei Santi, che a gennaio compirà 76 anni, e del cardinale Camillo Ruini, vicario per la diocesi di Roma, che a febbraio compirà 77 anni.

28 dicembre 2007

Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza (bellissimo servizio di Alessandro Gisotti per Radio Vaticana)


Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza

Un anno scandito e guidato dalla Speranza evangelica: si può sintetizzare, così, il 2007 di Benedetto XVI, che in questi ultimi 12 mesi ha offerto ai fedeli la sua seconda Enciclica e il libro su Gesù di Nazaret.
E’ stato l’anno dei viaggi apostolici in Brasile e in Austria, della Lettera ai cattolici cinesi, dell’Esortazione Sacramentum Caritatis e di un rinnovato dialogo ecumenico e con il mondo musulmano.
Ripercorriamo alcuni momenti forti del 2007 di Benedetto XVI, il Papa della Speranza, nel servizio di Alessandro Gisotti:


Spe salvi, “Nella Speranza siamo stati salvati”.

L’Enciclica sulla Speranza viene pubblicata alla fine del 2007, ma tutto l’anno che sta per terminare è consacrato da Benedetto XVI alla Speranza evangelica. Ogni gesto del suo Magistero è un invito a sperare nel Signore, nel suo Amore.

L’8 gennaio incontra il Corpo diplomatico per i tradizionali auguri d’inizio anno. Il Papa chiede innanzitutto di non dimenticare l’Africa. Sottolinea le difficoltà a volte drammatiche con cui si confronta l’umanità, dai conflitti alla fame:

“Il s’agit d’un défi qui consiste à promouvoir et à consolider …”

Il Papa esorta la comunità internazionale a “promuovere e consolidare tutto ciò che c’è di positivo nel mondo e a superare, con buona volontà, saggezza e tenacia, tutto ciò che ferisce, degrada e uccide l’uomo”. Benedetto XVI testimonia la speranza di Cristo agli ultimi.

Toccante la visita nell’istituto romano di pena per minori “Casal del Marmo”, il 18 marzo. In quello stesso giorno, all’Angelus, si sofferma sull’Esortazione postsinodale Sacramentum Caritatis, pubblicata il 22 febbraio, e spiega il legame tra l’Eucaristia e l’Amore cristiano, tema della sua prima Enciclica:

"Ecco perché ho scelto come titolo Sacramentum caritatis, riprendendo una bella definizione dell’Eucaristia di San Tommaso d’Aquino ‘Sacramento della carità’. Sì, nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi”.

Il 13 aprile, viene presentato il libro del Papa Gesù di Nazaret.

Si tratta, come sottolinea Joseph Ratzinger nell’introduzione, del frutto di “un lungo cammino interiore”. Il volume diventa in pochi giorni un best seller in tutto il mondo.

Il Papa compie gli anni, ma il regalo lo fa lui a noi. Il 16 aprile, infatti, Benedetto XVI festeggia il suo 80.mo compleanno.
Il giorno prima, nella Messa per il suo genetliaco in Piazza San Pietro, ringrazia i fedeli che con amore filiale lo accompagnano nel suo ministero:

“Ripetutamente vedo con gioia riconoscente quanto è grande la schiera di coloro che mi sostengono con la loro preghiera; che con la loro fede e con il loro amore mi aiutano a svolgere il mio ministero; che sono indulgenti con la mia debolezza, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro la luce benefica di Gesù Cristo”.

La settimana successiva, il 21 e 22 aprile, è a Vigevano e Pavia, una visita pastorale nel segno dell’amato Agostino, un modello sempre attuale per il popolo di Dio. Un Santo che ci esorta a sperare nell’amore di Gesù:

“Alla scuola di Sant'Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano. Servire Cristo è anzitutto questione d'amore”.

Il mese di maggio è caratterizzato dal VI viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, che per la prima volta si reca in America Latina. Il Papa è in Brasile dal 9 al 14 maggio del 2007 per la V Conferenza generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, convocata nella città mariana di Aparecida. La visita del Papa dà un rinnovato slancio missionario alla Chiesa del continente. Uno dei momenti più intensi in terra brasiliana, Papa Benedetto lo vive alla Fazenda da Esperança, una comunità dove ragazzi tossicodipendenti rinascono grazie alla forza della speranza evangelica:

“Lì, nella Fazenda da Esperança, i confini del mondo vengono veramente superati, si apre lo sguardo verso Dio, verso l’ampiezza della nostra vita, e così avviene un risanamento”.

Il 17 giugno è ad Assisi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco.
L’estate del 2007 si contraddistingue per la pubblicazione di documenti pontifici di grande rilevanza: il 22 giugno il Motu Proprio con il quale viene stabilito che sarà sempre necessaria una maggioranza di due terzi per eleggere il Successore di Pietro.
Il 30 dello stesso mese, un evento di portata storica: la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici cinesi.
Così, parlando alla Curia Romana, il 21 dicembre, Benedetto XVI esprime la speranza che questa Lettera apra una nuova stagione nelle relazioni tra Roma e Pechino:

“La Lettera è stata accolta con gioia e con gratitudine dai cattolici in Cina. Formulo l'auspicio che, con l'aiuto di Dio, essa possa produrre i frutti sperati”.

Il mese di luglio si apre con la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum sull’uso della “Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970”.
Nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo, il Papa sottolinea che la ragione positiva del documento è la “riconciliazione” rispetto alle divisioni che in passato “hanno lacerato il Corpo di Cristo”.
Il 20 luglio viene pubblicato il Messaggio per la GMG di Sydney sul tema “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.

E alla gioventù, Benedetto XVI lancia un messaggio dirompente a Loreto, il 2 settembre, in occasione dell’Agorà dei giovani italiani:

“Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere”.

Dal 7 al 9 settembre, Benedetto XVI è in Austria per il suo VII viaggio apostolico internazionale. Una visita culminata nel pellegrinaggio al Santuario mariano di Mariazell.
Guidati ed incoraggiati da Maria - è l’esortazione del Papa - vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano”.
Nel segno della speranza, pur non disconoscendo le difficoltà, sono i pronunciamenti del Papa sui temi chiave dell’ecumenismo e dei rapporti con il mondo musulmano.
La lettera all’Assemblea ecumenica di Sibiu, la risposta ai 138 dotti musulmani ribadiscono la cura del Papa a promuovere un dialogo fondato sulla Verità e la Carità.
Il 21 ottobre, a Napoli, all’incontro interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, ribadisce che le religioni “devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica”:

“Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza”.

Il 24 novembre, si tiene il secondo Concistoro di Benedetto XVI per la creazione di 23 nuovi cardinali, di cui 18 elettori. La provenienza geografica dei porporati, sottolinea il Papa, è espressione dell’universalità della Chiesa.

Nel 2007, oltre alla creazione dei nuovi cardinali, sono molte le nomine significative in Vaticano e nelle diocesi. Tra queste, ricordiamo quella del prof. Giovanni Maria Vian alla direzione dell’Osservatore Romano e del biblista Gianfranco Ravasi a capo del dicastero per la cultura.

Le ultime settimane dell’anno sono illuminate dalla Spe salvi, quasi un dono che il Papa offre per Natale ai cristiani, ma invero a tutti gli uomini di buona volontà.

La seconda Enciclica del Papa, pubblicata il 30 novembre, è anch’essa un successo editoriale come la Deus caritas est. Ecco, come all’Angelus del 2 dicembre, prima domenica d’Avvento, Benedetto XVI spiega l’unicità della speranza cristiana:

“L’uomo viene redento dall’amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio, che in Gesù ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornerà alla fine dei tempi. E’ in Cristo che speriamo, è Lui che attendiamo!”

Una Speranza salvifica che tutti hanno il diritto di conoscere. Questo il significato profondo della Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, pubblicata il 14 dicembre dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il documento, avverte il Papa, ricorda ad ogni fedele che nulla ci può esimere dall’affascinante impegno di annunciare la Buona Novella.
Al cuore dell’uomo che spera la pace, il Papa si rivolge nel Messaggio per la 41.ma Giornata Mondiale della Pace, pubblicato l’11 dicembre. Benedetto XVI richiama la centralità della famiglia, vera “agenzia di pace”. Ogni uomo e ogni donna, è l’invito del Santo Padre, prenda consapevolezza della “comune appartenenza all'unica famiglia umana” e si impegni per “l'instaurazione di una pace vera e duratura”.

© Copyright Radio Vaticana

Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

29 ottobre 2007

Il Card. Schönborn racconta il viaggio di Benedetto in Austria e ricorda la sintonia del Prof. Ratzinger con i suoi studenti


Vedi anche:

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

Navarro silenzioso al TG1 paga pegno su Avvenire. E perchè non "difendere" la Chiesa su Repubblica?

"Incidenti" diplomatici: il Presidente del Paraguay perde la valigia con il regalo per il Papa :-)

Folti gruppi di Anglicani sollecitano il ritorno nella Chiesa Cattolica

"Esclusiva" di Panorama: a breve verrà emanato un regolamento di attuazione del motu proprio Summorum Pontificum

Navarro-Valls: la Chiesa in Italia non ha privilegi

SOLDI ALLA CHIESA VERITA' E BUGIE: LO SPECIALE DI AVVENIRE

Il Papa: il diritto di obiezione di coscienza su aborto ed eutanasia va riconosciuto anche ai farmacisti

Ciò che tutti hanno omesso (tranne "Il Giornale"): l'intervento di Pio XI presso Franco

Beatificazioni e teppismo: gli articoli del Corriere della sera

Maxirissa o agguato no-global?

Quei no global...(di Giordano Bruno Guerri)

Beatificazione di 498 martiri massacrati orribilmente: festa in Piazza San Pietro, poco lontano teppisti insultano fedeli dell'Opus

Padre Lombardi illustra la "ricetta" del Papa per rendere il mondo migliore

Concistoro per la creazione di 23 nuovi cardinali: notificazione

I 498 martiri spagnoli: la cerimonia di beatificazione e l'Angelus

Il "martirio" incruento è la la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi

"Sorelle, fatevi un blog"

Don Pezzi ordinato ieri Arcivescovo di Mosca. Alessio II: rilancio dell'ecumenismo.

Provvedimenti disciplinari su sacerdoti

Indiscrezioni: il cardinale Ruini lascerà il Vicariato di Roma a Pasqua?

Padre Pio: Tornielli risponde (per le rime!) a Melloni

Benedetto XVI, il Papa che fa paura (vero Romano?)

Card. Biffi: quanto divertimento nel leggere le previsioni e le analisi sul Conclave degli "intelligenti" e dei "sapienti"

Repubblica contro la Chiesa: Dino Boffo (Avvenire) risponde ad Ezio Mauro (Repubblica)

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

AUSTRIA. Benedetto XVI a Vienna, Mariazell e Heiligenkreuz, 7-9 settembre

“Un pellegrinaggio contro la fredezza del nostro presente”

Il racconto e la testimonianza dell’arcivescovo di Vienna: «Papa Benedetto, nei giorni trascorsi in Austria, non si è stancato di testimoniare il cristianesimo come “il dono di un’amicizia” che “perdura nella vita e nella morte”»

del cardinale Christoph Schönborn

Papa Benedetto XVI in Austria. Se dovessi riassumere in poche parole quello che mi ha colpito di quei tre giorni di settembre, direi che si è trattato di “un pellegrinaggio contro la freddezza del nostro presente”.

Sotto la pioggia e in mezzo al freddo che ci hanno messo duramente alla prova sia a Vienna, sia a Mariazell e sia a Heiligenkreuz, questo Papa ha sorpreso il nostro Paese – e anche, credo, molti dei suoi critici – con una cordialità e un calore umili e per ciò stesso convincenti; un calore che la sua stessa persona esprimeva, non meno che le sue parole, e che sempre più sensibilmente avvolgeva coloro che lo ascoltavano.

Ben presto è risultato evidente questo: non si trattava di una forma esteriore, di un mero modo di porgersi, o soltanto di un tratto del suo carattere. Questo stile amorevole che naturalmente predispone all’ascolto e alla riflessione, in effetti, ha definito per decenni il pensare e l’attività di insegnamento del Santo Padre.
Così il Papa, credo, ha offerto una sintesi di ciò che sta al cuore della sua riflessione.

La sua teologia vive di un «“sì” a Dio, a un Dio che ci ama e ci guida, che ci porta e, tuttavia, ci lascia la nostra libertà, anzi, la rende vera libertà» (omelia al santuario di Mariazell, 8 settembre 2007).
Credo che, nella sua predica a Mariazell, il Papa abbia voluto esprimere proprio ciò che sta al cuore alla sua riflessione. Da tale punto sorgivo emerge un’immagine del cristianesimo che è ben di più e ben altro che un sistema morale, una serie di imposizioni e precetti.
Papa Benedetto, nei giorni trascorsi in Austria, non si è stancato di testimoniare il cristianesimo come «il dono di un’amicizia» che «perdura nella vita e nella morte» (omelia al santuario di Mariazell, 8 settembre 2007).

È proprio questo approccio che già ci affascinò quando eravamo studenti del professor Ratzinger. Già allora questo quid, questo qualcosa che amorevolmente t’invita, definiva sia lo stile delle sue lezioni sia il modo in cui il professore si metteva in relazione con noi, i suoi studenti. E così in questi giorni ho potuto sperimentare con gioia e gratitudine come, con l’ascesa al soglio di Pietro, quel preciso modo di vivere e testimoniare la fede ha acquisito nuova vitalità e luminosità.

Tale atteggiamento di fondo pervade davvero tutte le sue omelie e i suoi discorsi, e nei giorni trascorsi in Austria si è palesato in ogni circostanza. Penso ad esempio alle parole sul modello di vita europeo, che egli ha messo positivamente in luce nelle sue peculiarità, compresa anche la capacità di esercitare l’autocritica.
Bisogna appellarsi a questa capacità proprio ora, mentre l’Europa rischia di buttarsi via: ad esempio rispetto ai suoi valori, nel sempre crescente relativismo; e poi nella perdita di spazi per il sacro, e in particolare della domenica, che senza un autentico centro «finisce per essere un tempo vuoto che non ci rinforza e ricrea» (omelia nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, 9 settembre).
Tale sguardo è emerso anche quando ha lanciato un accorato appello per la vita dei nascituri, esprimendo non «un interesse specificamente ecclesiale», ma piuttosto «una richiesta profondamente umana» (discorso alle autorità e al corpo diplomatico, Vienna, 7 settembre).
Facendo questo, non ha mai nemmeno per un attimo dato l’impressione di chiudere gli occhi «davanti ai problemi e ai conflitti interiori di molte donne», quasi ignorasse che, per dirla con le sue stesse parole, «la credibilità dei nostri discorsi» dipende «anche da quel che la Chiesa stessa fa per venire in aiuto delle donne in difficoltà» (ibidem).

Se ripercorro i pensieri, gli impulsi e le sollecitazioni che egli ci ha trasmesso in questi giorni, credo che su tutto abbiano brillato le tre stelle della fede, della verità e della ragione, che io intendo e ho sempre percepito come il grande motivo dominante del suo pensiero.

Fede e ragione: per tanti uomini del nostro tempo tra i due termini c’è una contraddizione apparentemente irrisolvibile. Invece per questo Papa fede e ragione sono indissolubilmente legate l’una all’altra. Una fede che non chiede sempre anche l’assenso della ragione sarebbe per lui una deminutio dell’uomo. Dio non vuole solo gente che ama, ma anche gente che pensa, insieme a Lui.

Il pensiero tuttavia presuppone la libertà. Dopo lunghe dispute intorno a tale questione, la Chiesa è infine giunta a una grande chiarezza, e questo Papa ha un rispetto enorme per la libertà dell’uomo. Dunque solo a partire da questo atteggiamento la Chiesa è credibile nella sua azione a livello globale per la libertà religiosa. E in ciò tuttavia essa si addentra nella grande questione del rapporto tra libertà e verità.
Per Benedetto XVI è del tutto chiaro che noi abbiamo bisogno della verità. Non appena il Papa parla di verità si affaccia la paura che dietro questa aspirazione alla verità si nasconda anche l’intolleranza. In quest’uomo, sempre propenso all’ascolto e allo stesso tempo sempre pronto alla discussione, io ho sempre ammirato proprio questo: egli fa affidamento solo sul “potere interiore” della verità, e non sulla costrizione e sull’indottrinamento. In questa profonda fiducia nella forza persuasiva della verità e nella capacità dello spirito umano di accogliere la verità nasce il suo sguardo verso Cristo. Così la verità è umile, non è un nostro prodotto, non è un nostro possesso. Essa si dimostra da sé stessa, avvince per forza propria, così «come anche l’amore non si può produrre, ma solo ricevere e trasmettere come dono» (omelia al santuario di Mariazell, 8 settembre 2007).

Cosa dunque rimane di questa visita? Innanzitutto una profonda gratitudine nei confronti del Santo Padre, che evidentemente ama questo Paese, e ha espresso in molti modi questo suo amore. Forse noi stessi non ne siamo stati tanto coscienti, ma papa Benedetto ha fatto in Austria effettivamente la sua prima visita pastorale, giacché finora gli altri viaggi del suo pontificato erano tutti avvenuti sempre a partire da occasioni e celebrazioni particolari. Così, le parole che qui ha pronunciato erano indirizzate innanzitutto a questo Paese e ai suoi abitanti, pur sempre tenendo presente che esse sarebbero state ascoltate da un’opinione pubblica ben più vasta, effettivamente universale.

Sono grato a tutti coloro che con la propria azione e il proprio amore per la Chiesa hanno reso possibile questa festa della fede. In effetti sono stati migliaia coloro che si sono prodigati per la buona riuscita di questi giorni indimenticabili. Grande gratitudine debbo anche a tutti coloro che non si sono lasciati impaurire né dalle intemperie né dalle riserve di tipo sociale e tanto meno da pregiudizi infraecclesiastici. Quanti si sono messi in cammino nella “via del pellegrinaggio della fede”, sono certo che non sono tornati a casa senza un arricchimento interiore. Sono grato anche ai mass media che hanno permesso a centinaia di migliaia di persone di compiere questo “pellegrinaggio della fede” anche da casa. I mass media hanno potuto sperimentare che nel venire incontro a una forte richiesta pubblica nasce per loro anche un nuovo compito.

Ricordiamoci anche del monito di Mariazell: «Abbiamo bisogno di un cuore inquieto e aperto». Aperto per Dio che attraverso Gesù Cristo ci ha mostrato il Suo volto e aperto il Suo cuore. Aperto per il prossimo che è in difficoltà, che ha bisogno di noi, del quale però anche noi abbiamo bisogno, per non perdere i parametri di ciò che è umano. Aperto anche a una riflessione nuova. Molti dei problemi e delle questioni che ci hanno toccato in passato ci accompagneranno anche nel futuro, dopo la visita del Papa. Sarebbe naïf pensare diversamente. E tuttavia il Papa ci ha lasciato con questa visita una certezza che ci dà forza: «Priva di futuro sarà la terra solo quando si spegneranno le forze del cuore umano e della ragione illuminata dal cuore – quando il volto di Dio non splenderà più sopra la terra. Dove c’è Dio, là c’è futuro» (omelia al santuario di Mariazell, 8 settembre 2007).

© Copyright 30giorni settembre 2007

11 ottobre 2007

Alessandra Borghese: il mio viaggio in Austria con Papa Benedetto


Vedi anche:

Scontro fra Ortodossi: i Russi abbandonano i lavori di Ravenna (Tornielli e L'Indipendente)

Il Papa all'ambasciatore sudcoreano: bene il dialogo fra le due Coree. Distruggere gli embrioni non promuove la salute!

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

La Commissione Ecclesia Dei studia "il caso milanese". Il dispiacere del Papa per la resistenza di alcune diocesi al motu proprio

Benedetto, il Papa della Ragione

Sette e possessione diabolica:il racconto di un ex adepta salvata dal cardinale Ratzinger

Calendario delle Celebrazioni presiedute dal Santo Padre (novembre 2007- gennaio 2008)

Oggi, alle 18, celebrazione della Messa tridentina all'Università Cattolica di Milano

Il Papa: il gioco del calcio diventi sempre più strumento di educazione ai valori etici e spirituali della vita

Le "piccole" omissioni di Alberto Melloni

Il Papa saluta i bimbi malati e riceve un "palloncino girasole"

Andrea Tornielli: Ratzinger è un Papa pastore, che tende la mano in molte direzioni avendo a cuore soltanto l’essenziale (da Tracce)

Il dono di Sant'Ilario di Poitiers: coniugare fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto interpersonale

Svolta culturale del Papa all'interno della Chiesa

COMUNICATO DELLA SANTA SEDE: MONS. CORDES INCONTRERA' ALESSIO II A MOSCA

Mons. Rocha (Brasile): il Papa ancora emozionato per l'incontro con i giovani brasiliani

Udienza generale dedicata a Ilario da Poitiers. Piazza San Pietro stracolma

Creazionismo ed Evoluzionismo: i veri integralisti europei? I novelli devoti dell'ateismo

Burqa sì burqa no: scontro politico nel silenzio totale dei laicisti radicali!

Il gatto Chico: quella volta in cui il piccolo Joseph fece splash nel laghetto...

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

Il viaggio in Austria di Benedetto XVI

Meta centrale è stato ancora una volta un Santuario mariano, attorno al quale si è potuto vivere una forte esperienza ecclesiale, come una settimana prima era accaduto a Loreto con i giovani italiani.(Benedetto XVI all’udienza generale del 12 settembre 2007)

La scorsa settimana ho partecipato al viaggio apostolico di Benedetto XVI in Austria. Inizialmente come lo stesso Santo padre ha spiegato era in programma soltanto la visita al Santuario di Maria Zell per l’importante ricorrenza degli 850 anni dalla sua fondazione. Il papa desiderava inserirsi in questa lunga fila di pellegrini lungo i secoli per riconfermare ancora una volta la forza unificante di riconciliazione che c’è nella fede. Poi nel programma è stata incluso anche Vienna, sede storicamente ideale secondo papa Benedetto per parlare della realtà dell’Europa, per rafforzare le comuni radici cristiane, per riflettere sul cammino da intraprendere.
L’Austria e la sua cultura sono molto famigliari a Papa Benedetto per la vicinanza geografica alla sua terra di Baviera e per le soventi frequentazioni e visite che vi ha fatto negli anni. Nell’immaginario europeo Vienna è un po’ come la città di Monaco, il nord del sud e il sud del nord.
Possiamo dire che con il papa a Vienna si è riunito il popolo della vecchia Europa, quello del vecchio Impero che segnò socialmente, culturalmente, economicamente e religiosamente la politica dell’Europa del XIX e XX secolo fino alla Grande Guerra. Vienna come capitale e centro della cultura Mitteleuropea passò infatti da 440,000 abitanti nel 1840 a 2 milioni di cittadini alla vigilia della prima guerra mondiale. Un Impero, quello Asburgico, che raggruppava più di venti popolazioni di differenti etnie e che ha saputo riunire nei secoli ampie parti dell’Europa centrale e orientale. Attualmente i territori che appartenevano al secolo Asburgico (1848-1916) sono Stati Europei come l’Austria, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia, la Romania etc. Molti di questi paesi dopo le grandi guerre, prima di raggiungere la libertà attraverso la democrazia hanno subito il trauma del totalitarismo e della dittatura, per anni l’Europa è stata divisa dalla cortina di ferro fino al crollo del muro di Berlino nel 1989. Un contributo fondamentale a questo grande cambiamento storico è stato dato da Papa Giovanni Palo II che fin dal primo giorno del suo pontificato rivolgendosi specialmente a quei popoli oppressi pronunciò la storica frase “Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”.
Fin dall’inizio del suo pontificato Papa Ratzinger non ha smesso di ricordare che l ’Europa non può rinnegare le sue radici cristiane. Per Papa Ratzinger “l’Europa ha una responsabilità unica al mondo e non deve diventare un continente spiritualmente vecchio”. Anzi sempre secondo il pontefice dovrebbe assumere “un ruolo guida nella lotta contro la povertà e l’impegno per la pace”. Anche la globalizzazione per papa Benedetto “non può realizzarsi a spese dei paesi più poveri e delle persone povere nei paesi ricchi andando a scapito delle generazioni future”.
In un certo senso il papa da Vienna ci ha chiesto di riflettere sul presente e futuro del nostro Continente, della “Casa Europa”.
Quali sono i valori comuni, quali le tradizioni che ci uniscono?

Il discorso del papa non è clericale, ma un appello rivolto a tutti gli uomini, credenti e non perché si tratta del futuro della nostra vita. Viene quindi spontaneo interrogarsi su quali siano i principi comuni dell’Europa oltre ai cinici interessi economici. Cosa unisce i paesi membri oltre all’Euro?

Il papa non nasconde la sua preoccupazione “per un Europa povera di bimbi, egoista, che non si fida del futuro”. Per questo secondo lui bisogna costruire l’unità “su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni”.
Dalla “sua” Baviera un anno fa aveva esclamato “Chi crede non è mai solo”, dall’Austria ci ha richiamati a “Guardare il volto di Cristo” per riscoprire il significato essenziale del cristianesimo. Per il Santo padre la nostra religione “è qualcosa di più e qualcosa di diverso da un sistema morale, da una serie di richieste e di leggi. E’ il dono di un amicizia a cui noi ci affidiamo”. Ecco la tematica tanto cara a Joseph Ratzinger: la bellezza dell’incontro con il Cristo vivente. Un incontro fondamentale per l’uomo per non vivere una vita senza senso. “L’uomo ha bisogno di Dio” afferma Benedetto XVI. “Senza Colui che sostiene la nostra vita con il suo amore, la vita stessa è vuota”. Nel tema dell’amicizia si riconosce il cuore della chiesa. Per questo Benedetto XVI parla con conoscenza e intimità dell’importanza di una amicizia con Gesù Cristo e il suo desiderio è quello che tutti ne rimangano contagiati. Nel suo libro Gesù di Nazarethsi percepisce questa devota amicizia del Santo padre con il Cristo.

Joseph Ratzinger è un uomo che ha saputo coltivare amicizie profonde anche nella sua vita. A Maria Zell, in cima ai moti della Stiria, i temporali e le innondazioni non hanno fermato il desiderio dei suoi cari amici di Regensburg di seguirlo. Il fido autista banchiere Thaddaus K. si è occupato di accompagnare il fratello monsignor Georg che ha partecipato alla Messa e ai Vespri solenni.

Lo stile Ratzinger è stato ancora una volta contrassegnato dalla serenità e dalla dolcezza. Durante la splendida celebrazione eucaristica con coro e orchestra secondo la tradizione viennese nella cattedrale di Santo Stefano, il papa a differenza di molti preti che tendono a colpevolizzare i fedeli, ha parlato di quanto sia bello avere del tempo libero la domenica, poi ha aggiunto “è importante usarlo bene affinché non sia tempo vuoto”. Il suo richiamo a cercare di trovare posto anche per Gesù Cristo è stato un simpatico invito e non un austera imposizione.
Papa Benedetto ha anche cantato l’Angelus alla maniera austriaca dimostrandosi un papa che interviene con calore e dialoga con le folle. Ma anche un pontefice che riesce ad affascinare con il suo dinamismo intellettuale molte sensibilità laiche che comprendono sempre più la razionalità della fede cristiana. Per Benedetto XVI la rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell’occidente e dell’Europa. Perché se per l’uomo non esiste una verità, ma tante verità che creano confusione, egli non può neanche distinguere tra il bene e il male.

Alessandra Borghese


Box Storia del Santuario di Mariazell

La fondazione della città risale al 1157 Un monaco benedettino, Magnus, viene inviato dal suo Abate in questa regione per annunciare il vangelo e porta con sé una piccola statua in legno di tiglio della Madonna. Proprio dove sorge oggi la chiesa (870 metri tra le montagne della Stiria al confine con la Bassa Austria) trovò un enorme sasso che gli sbarrava la strada. Il monaco chiese aiuto a Maria e il sasso si spezzò in due. Sul luogo del miracolo nacque la cella (Zell) per ospitare la piccola statua di Maria. La santità del monaco e i diversi miracoli attribuiti all’immagine si diffondono attirando pellegrini da diversi paesi dell’Europa centrale e orientale. La piccola cella si ingrandisce anche grazie ai doni degli Asburgo. Tra i più illustri pellegrini troviamo il futuro beato Giovanni XXIII nel 1912 e Giovanni Paolo II nel 1983.

© Copyright Gente, settembre 2007

13 settembre 2007

Il Papa in Austria, crocevia di tre grandi civiltà


Vedi anche:

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Messa tridentina: i "preparativi" della diocesi di Roma

Messa tridentina: Radio Vaticana intervista il cardinale Castrillon Hoyos

"Ratzinger per non credenti" di Fabrizio Mastrofini

Messa tridentina: il commento di Civilta' Cattolica

Come ci si comporta al cospetto del Papa (di Alessandra Borghese)

Messa tridentina: chi non conosce il latino? I fedeli o i sacerdoti?

Messa tridentina: curiose frequentazioni

Messa tridentina: il motu proprio? Non è per tutti: ci sono figli e figliastri!

Messa tridentina, Mons. Fisichella: la liberalizzazione è un passo in avanti

Il Papa a Loreto ha dimostrato che la Chiesa può essere sia madre sia maestra

Padre Khalil Samir a Radio Vaticana: Papa Benedetto ha affinato il concetto di dialogo

Dibattito: quale islam dopo Ratisbona?

L'Europa è portatrice di una tradizione di pensiero che tiene legati fede, ragione e sentimento

Avvenire: nel discorso di Ratisbona lo spartiacque della ragione

Loreto ed Austria: le lezioni del Papa su liturgia, canto e semplicità

A poco a poco la verità viene a galla: l'Austria conquistata dal Papa (anche in tv)

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

VISITA PASTORALE DEL PAPA A LORETO (1-2 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

La visita di Benedetto XVI nel cuore dell’Europa cristiana per rilanciare l’opera di evangelizzazione

Pellegrino in Austria

di Paolo Merenda

“Mi faccio pellegrino in Austria”, così il Papa, al suo arrivo all'aeroporto di Vienna, ha salutato gli austriaci. Benedetto XVI, dopo aver ricevuto il benvenuto dal presidente Heinz Fischer e dalle autorità civili, ha parlato dell'Austria come “spazio culturale nel centro dell'Europa che supera frontiere e congiunge impulsi e forze di varie parti del Continente”. Non è stato, dunque, quello di Bendetto XVI, un viaggio politico, come molti hanno sostenuto nei giorni precedenti, ma un vero e proprio pellegrinaggio per celebrare gli 850 anni della fondazione del santuario mariano di Mariazzel, un santuario a cui Benedetto XVI è particolarmente legate, visto che, una copia della Vergine di Mariazzel si trova anche nella cappella del suo appartamento. Un viaggio squisitamente pastorale, in un paese che è sintesi di tre grandi civiltà: la germanica, la latina e la slava. Un paese, porta dell’Europa, le cui radici cristiane si diramano per tutto il continente. E di queste radici forti e indissolubili su cui l’Europa è fondata, ha parlato il Santo Padre nel suo incontro con il mondo della politica e della diplomazia austriaca. Un paese, l’Austria, che sebbene ricco di presenza cristiana, (basti pensare alle grandi abbazie e ai luoghi di culto e di preghiera, che popolano il paese), si è lasciato coinvolgere dal secolarismo, alla stessa maniera di altri paesi europei.
Ma Benedetto XVI non ha esitato a far sentire la propria voce anche su questioni importanti della vita umana e della sua dignità, come ad esempio l’aborto, l’uso indiscriminato della scienza, la riaffermazione della domenica come giorno del Signore, il volontariato, come esercizio della carità di Cristo, la necessità della preghiera, spazio di crescita interiore e di piena libertà.
Attraverso la trattazione di questi temi, il Santo Padre ha voluto ancora una volta riaffermare la centralità di Cristo nella storia dell’umanità e la peculiarità della dignità umana, che rende l’uomo simile al suo Creatore. “La nostra luce, la nostra verità, la nostra meta, il nostro appagamento, la nostra vita”- ha messo in risalto il Papa – “non è una dottrina religiosa, ma una persona: Gesù Cristo”. Come si evince da questa affermazione, tutto il Magistero Ratzingeriano si muove all’interno di una Cristologia viva e feconda, che diventa per l’uomo il principio fondante della propria realizzazione personale e della propria storia. Così, parlando al mondo del volontariato, il Papa non esita ad affermare che “è l’Amore di Dio, che ci fa riconoscere nell’altro il prossimo, il fratello o la sorella”.
E’ sempre l’Amore, che Dio manifesta gratuitamente all’uomo, che dà all’uomo stesso la capacità di vivere la propria vita in sintonia con quella dignità umana che Dio stesso ha voluto imprimere nei cuori. Non hanno ragion d’essere né l’aborto, che è sempre un negare la vita a chi la vita la porta gia in sé, né l’uso disordinato della scienza, che più che essere strumento di conoscenza più profonda e di crescita umana, diviene spesso, negazione della dignità della persona. L’uomo porta in sé l’immagine di Dio, nel suo cuore è iscritta una legge che quella per cui lo stesso Creatore ha fatto dono di Sé all’umanità: l’Amore. A questo Amore l’uomo è destinato, perché da questo Amore proviene, a questo Amore aspira e di Esso desidera vivere. Spesso, però, i suoi occhi chiusi come sono alla Trascendenza, non riescono a riconoscerLo, e, quindi, la sua vita continua a dibattersi tra ciò che avverte nel proprio animo più profondo e quanto invece non riesce a scorgere a causa della sua ostinata soggettività e del suo presunto sentimento di dominio.
Questo conflitto genera disarmonia nella vita umana, altre volte si smarrisce il senso del vivere e il non senso diventa la realtà con cui fare quotidianamente i conti. Il Papa avverte l’uomo di questo pericolo, e lo orienta a Cristo, unica fonte di salvezza e di gioia senza confini. Una visita, quella del Santo Padre, in Austria che darà sicuramente frutti di nuova evangelizzazione e di rinnovata scoperta di Dio da parte non solo del popolo austriaco, ma di tutti noi, popoli europei, che come diceva Benedetto Croce: “non possiamo non dirci cristiani”.

© Copyright L'Opinione

Come ci si comporta al cospetto del Papa (di Alessandra Borghese)


Vedi anche:

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Messa tridentina: chi non conosce il latino? I fedeli o i sacerdoti?

Messa tridentina: curiose frequentazioni

Messa tridentina: il motu proprio? Non è per tutti: ci sono figli e figliastri!

Messa tridentina, Mons. Fisichella: la liberalizzazione è un passo in avanti

Il Papa a Loreto ha dimostrato che la Chiesa può essere sia madre sia maestra

Padre Khalil Samir a Radio Vaticana: Papa Benedetto ha affinato il concetto di dialogo

Dibattito: quale islam dopo Ratisbona?

L'Europa è portatrice di una tradizione di pensiero che tiene legati fede, ragione e sentimento

Avvenire: nel discorso di Ratisbona lo spartiacque della ragione

Loreto ed Austria: le lezioni del Papa su liturgia, canto e semplicità

A poco a poco la verità viene a galla: l'Austria conquistata dal Papa (anche in tv)

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

VISITA PASTORALE DEL PAPA A LORETO (1-2 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

Quelle mani sulla spalla del Papa

Dall’inchino di una volta alle troppe cadute di stile. L’esempio dei monaci

INIZIO QUESTA nuova rubrica con un sommesso entusiasmo. Non voglio alzare troppo le mie aspettative. Sarete poi voi lettori a giudicare il mio lavoro. Vi ringrazio però fin d’ora per l’attenzione e la simpatia che vorrete riservarmi.
ATTRAVERSO il mio sguardo cercherò di trattare di volta in volta argomenti di attualità, avvenimenti di cronaca nazionale e internazionale. Chi mi conosce o ha letto alcuni dei miei libri penserà che la maggior parte dei miei interventi avranno uno sfondo religioso e spirituale. Non nego di essere credente e praticante e a dire il vero non reputo ciò un limite, anzi direi un completamento della mia vita. Cercherò quindi in tutta libertà, di analizzare, riflettere e interrogarmi ad alta voce sul perché di alcuni fatti che hanno attirato la mia attenzione.

ECCO la mia prima proposta.

Sono appena tornata dall’Austria dove ho seguito Benedetto XVI. Non entrerò nel contesto pastorale del pellegrinaggio papale ma piuttosto su un fatto che mi continua a lasciare perplessa. Purtroppo, salvo rare eccezioni, è da tempo che non sappiamo più come comportarci davanti ad un papa e neanche come salutarlo. Sarà forse a causa della tanto acclamata globalizzazione o volgarizzazione che è riuscita a livellare anche i rapporti interpersonali?

Così quando qualcuno si trova davanti al papa (ciò vale anche per il clero), lo saluta con una semplice stretta di mano come se fosse un amico o un conoscente, qualcuno alla pari. C’è chi addirittura agguantata la mano del pontefice trattenendola più del dovuto e chi azzarda anche un colpetto sulla spalla. I fortunati volgono poi subito lo sguardo all’obbiettivo del fotografo per procurarsi la bramata fotografia da esporre in cornice nel salotto di casa.

UN TEMPO ci si inginocchiava e si baciava l’anello del papa. Non era di certo un gesto di galanteria ma un segno di deferenza e di sottomissione al ruolo che il papa ricopre come vicario di Cristo sulla terra. A pochi chilometri da Vienna i monaci dell’antichissima Abbazia di Heilegenkreuz, il più antico monastero cistercense al mondo aperto senza interruzioni dalla fondazione nel 1135, hanno invece dato prova di non aver perso la devozione a Roma e al papa.

NETTISSIMO il contrasto di questi giovani monaci con altri giovani e meno, nello stile e nel comportamento, anche se ormai i pochi che hanno stile sono mosche bianche in una società che spinge a livellare tutto e tutti verso il basso. Tra il gruppo di monaci schierati per accogliere papa Benedetto spiccava la presenza di una guardia svizzera. Fatto del tutto anomalo perché come è noto il compito di questo corpo speciale è la sorveglianza del papa tra le mura vaticane. Ma il giovane Pius Ruegg dopo aver servito come guardia nel palazzo apostolico per 5 anni, ha deciso di iscriversi a Teologia ed entrare in convento.

QUESTA decisone gli ha lasciato il privilegio di poter indossare l’antica uniforme soltanto in presenza del Santo padre. Il programma papale austriaco prevedeva, guarda caso, una visita proprio a quel convento così ricco di tradizione, considerato molto conservativo, ma anche pieno di nuove giovani vocazioni.

© Copyright Il Resto del Carlino, 13 settembre 2007

In effetti ho notato anche io queste stranezze. Nulla di strano se i ragazzi non sanno come comportarsi: forse qualcuno avrebbe dovuto insegnare loro che un cattolico dovrebbe, almeno, inchinarsi e baciare l'anello del pescatore. Sinceramente non me la sento di riproverare i ragazzi, anzi, il fatto che abbiano abbracciato il Papa mi ha fatto molto piacere. Certo! Avrebbero anche potuto baciargli l'anello ma qualcuno l'ha spiegato?
Mi ha sfavorevolmente sorpreso l'atteggiamento di alcuni vescovi austriaci (non sto parlando del cardinale Schönborn) che hanno semplicemente dato la mano al Santo Padre. Bah! Non dovrebbero essere i prelati i primi a dare l'esempio?
Cio' che piu' mi ha colpito della visita all'Abbazia di Heilegenkreuz e' la giovane eta' dei monaci...una bella atmosfera
!
Raffaella

12 settembre 2007

Loreto ed Austria: le lezioni del Papa su liturgia, canto e semplicità


Vedi anche:

Il Papa in Austria: il commento di Famiglia Cristiana

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

LA LECTIO MAGISTRALIS DI RATISBONA COMPIE UN ANNO!

A NAPOLI IL 21 OTTOBRE ANCHE IL PATRIARCA BARTOLOMEO I

A poco a poco la verità viene a galla: l'Austria conquistata dal Papa (anche in tv)

Da Petrus: un articolo di Angela Ambrogetti

Scienza, fede ed etica: i commenti del cardinale Tonini e del genetista Vescovi

E' uscito il libro con le catechesi del Papa dedicate agli Apostoli

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

VISITA PASTORALE DEL PAPA A LORETO (1-2 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

De Rita: il Papa usa parole estranee al tam tam contemporaneo,sceglie battaglie impopolari,infrange i nuovi tabù e non teme di essere anticonformista

«Questo Papa è fatto così: parla per dieci minuti e tu, dopo, passi due ore, o magari tre, d'incanto!»


Da Vienna una lezione. Su come cantar messa

La polifonia di Haydn e le antifone gregoriane del messale antico hanno accompagnato la messa del papa nella capitale dell'Austria, tutta celebrata con lo "sguardo verso Dio". Un modello per le liturgie cattoliche di rito latino, in tutto il mondo

di Sandro Magister

ROMA, 12 settembre 2007 – Tra le molte cose dette e fatte da Benedetto XVI nei suoi due viaggi d'inizio settembre, a Loreto e in Austria, ve ne sono due che contrassegnano in modo inconfondibile il suo pontificato.

Entrambe hanno a che fare con la visibilità della Chiesa, con la sua capacità di comunicare: non se stessa ma "le cose di lassù".

A Loreto, nella veglia di sabato 1 settembre, il papa ha mostrato come intende farsi visibile e udibile al mondo, in particolare al mondo dei giovani.

In Austria, con la messa nella cattedrale di Vienna di domenica 9 settembre, Benedetto XVI ha fatto capire come vuole che la Chiesa appaia agli uomini, nel suo momento più alto di riconoscibilità: la celebrazione dell'eucaristia.


* * *

A Loreto, la veglia con i giovani venuti dall'Italia e dal mondo si è svolta in due tempi: il primo, nel pomeriggio, di riflessione e di preghiera; il secondo, in serata, tipicamente musicale, con celebri stelle della canzone.

Questa serata musicale, trasmessa in diretta dal primo canale della televisione di stato italiana, era ideata da Bibi Ballandi, manager di artisti famosi e grande organizzatore di eventi televisivi, lo stesso che nel 1997, in un'analoga serata durante il congresso eucaristico internazionale di Bologna, aveva portato Bob Dylan e Adriano Celentano a cantare davanti a Giovanni Paolo II, presente sul palco per l'intera durata dello spettacolo.

Questa volta, a Loreto, c'erano Claudio Baglioni, Lucio Dalla e il gruppo rock "Vibrazioni". Non c'era però il papa. Mentre i cantanti facevano spettacolo, lui era ritirato in preghiera nel santuario, davanti alla reliquia della Santa Casa di Nazaret.

Nel corso della serata un solo collegamento televisivo ha mostrato il papa, per pochi minuti. Lo ha mostrato in ginocchio davanti alla statua della Madonna col bambino Gesù, mentre devotamente leggeva una preghiera.

Da Joseph Ratzinger c'era da aspettarselo. Su quanto era accaduto nel 1997 al congresso eucaristico di Bologna egli aveva reso noto il suo disaccordo in uno scritto pubblicato l'anno seguente: "Bob Dylan e gli altri avevano un messaggio completamente diverso da quello per cui il papa si impegna"; e quindi "c'era ragione di dubitare se davvero fosse giusto far intervenire questo genere di profeti", portatori di un messaggio "invecchiato e povero" se appena messo a confronto con quello comunicato dal papa.

Benedetto XVI, a Loreto, ha invece partecipato di persona all'incontro pomeridiano con i giovani, organizzato dai responsabili per la pastorale giovanile della conferenza episcopale italiana.

Anche qui, però, con un suo distacco evidente dal copione. Da un lato c'erano dei giovani attori che si avvicendavano a recitare con bravura teatrale, ma pur sempre artefatta, i brani predisposti dalla regia, molti dei quali tratti dalla Bibbia. Dall'altro lato c'era il papa che metteva da parte i testi preparati per lui dagli uffici della curia e rispondeva alle domande dei giovani con parole spontanee, improvvisate, inconfondibilmente sue, ma anche per questo capaci di penetrare nei cuori.

Mentre egli parlava e diceva cose profonde, impegnative, toccanti, il silenzio e l'attenzione dei trecentomila giovani che l'ascoltavano erano impressionanti.

Benedetto XVI non appariva comunque isolato. Erano in piena sintonia con lui i giovani e le giovani che raccontavano le loro storie di vita, alcune drammatiche, e gli ponevano domande. Era con lui il missionario Giancarlo Bossi, da poco liberato da un sequestro ad opera di islamici nelle Filippine. Padre Bossi ha detto poche e semplici cose: ma capaci di far capire a tutti cosa vuol dire essere un genuino missionario del Vangelo di Gesù, e non un operatore sociale o un attivista no global.


* * *

Altra musica anche a Vienna, letteralmente. Con la messa celebrata nella cattedrale di Santo Stefano domenica 9 settembre Benedetto XVI ha ridato vita a una tradizione musicale e liturgica che era rimasta interrotta da molti decenni.

A memoria d'uomo, infatti, l'ultima celebrazione papale accompagnata dall'esecuzione integrale – Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei – di una grande messa polifonica risale al lontano 1963. Quella messa fu celebrata in San Pietro e l'autore prescelto fu Giovanni Pierluigi da Palestrina, caposcuola della polifonia romana del Cinquecento.

Questa volta la messa è stata celebrata a Vienna e l'autore è stato giustamente l'austriaco Franz Joseph Haydn: con la stupenda "Mariazeller Messe" del 1782, per coro, soli e orchestra.

Anche il canto gregoriano ha fatto una ricomparsa importante nella messa papale del 9 settembre. Durante la comunione il coro ha cantato più volte l'antifona "Vovete", propria di questa domenica nel messale di rito antico, alternata a versetti del salmo 75 anch'essi cantati in latino: "Offrite voti e scioglieteli al Signore vostro Dio, voi tutti che intorno a Lui vi avvicendate con doni: a Lui, terribile, che dispone della vita dei principi, che incute timore ai re della terra".

Un critico musicale avrebbe promosso a pieni voti la splendida esecuzione, diretta da Markus Landerer, maestro di cappella del duomo di Vienna. Ma di una messa si è trattato, non di un concerto. E Benedetto XVI ha impartito a questo proposito una chiara lezione, in due successivi momenti della giornata.

All'Angelus, pochi minuti dopo il termine della messa, ha così esordito:

"È stata per me, questa mattina, un’esperienza particolarmente bella poter celebrare con tutti voi il giorno del Signore in modo così degno nel magnifico duomo di Santo Stefano. Il rito eucaristico realizzato col dovuto decoro ci aiuta a prendere coscienza dell’immensa grandezza del dono che Dio ci fa nella santa messa. Proprio così ci avviciniamo anche a vicenda e sperimentiamo la gioia di Dio. Sono grato pertanto a quanti, mediante il loro contributo attivo alla preparazione ed allo svolgimento della liturgia o anche mediante la loro partecipazione raccolta ai santi misteri, hanno creato un’atmosfera in cui la presenza di Dio era veramente percepibile".

E nel pomeriggio, nel monastero di Heiligenkreutz dove ogni giorno 80 monaci cistercensi celebrano l'ufficio divino in puro gregoriano e integralmente in latino, ha detto:

"Nella bellezza della liturgia, [...] là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. [...] In ogni forma di impegno per la liturgia criterio determinante deve essere sempre lo sguardo verso Dio. Noi stiamo davanti a Dio: Egli ci parla e noi parliamo a Lui. Là dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita è già persa. O essa è opus Dei, opera di Dio, con Dio come specifico soggetto, o non è. In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinché diventi espressione della bellezza e della sublimità del Dio amico degli uomini".

Ha detto ancora Benedetto XVI ai monaci di Heiligenkreutz: "Una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino". Haydn, cattolico di profonda spiritualità, non era lontano da questa visione del bello nella liturgia cristiana quando annotava al termine di ogni sua composizione musicale: "Laus Deo", lode a Dio.

Quando nel Credo della "Mariazeller Messe" il solista intona l'"Et incarnatus est" e nel Sanctus si canta il "Benedictus" lì davvero irrompono lampi di eternità. La grande musica liturgica comunica più di mille parole il mistero di "Colui che viene nel nome del Signore", del Verbo che si fa carne, del pane che si fa corpo di Gesù.

La liturgia che ha ispirato a Haydn – come ad altri grandi compositori cristiani – queste melodie sublimi, scintillanti di teologica letizia, era quella antica, tridentina: tutto l'opposto di quel "senso di chiuso" a cui taluni l'associano. È la liturgia che Benedetto XVI ha voluto preservare nelle sue ricchezze col motu proprio "Summorum Pontificum", del 7 luglio 2007, assieme al rito moderno da lui osservato nella messa di Vienna.

Dilatate in mondovisione, le messe papali sono un paradigma per le liturgie della Chiesa latina in tutto il mondo.

Quella di Vienna del 9 settembre ha voluto esserlo in un modo particolare. E Benedetto XVI l'ha rimarcato.

Peccato che delle peculiarità di questa messa hanno fatto scempio talune reti televisive incaricate di ritrasmetterla. Nella diretta della televisione italiana di stato, ad esempio, le melodie gregoriane della comunione sono state trattate come immeritevoli d'ascolto. Sostituite da un vacuo chiacchiericcio sulle presunte "grandi questioni" della Chiesa e dell'Austria.

In Vaticano, l'evento liturgico di Vienna sarà seguito tra breve dalla sostituzione del maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. Prenderà il posto di Piero Marini – che andrà a presiedere il pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali – l'attuale cerimoniere dell'arcidiocesi di Genova, Guido Marini. Vicino al predecessore nel nome, ma a papa Ratzinger nella sostanza.

© Copyright www.chiesa

Il Papa in Austria: il commento di Famiglia Cristiana


Vedi anche:

LA LECTIO MAGISTRALIS DI RATISBONA COMPIE UN ANNO!

A NAPOLI IL 21 OTTOBRE ANCHE IL PATRIARCA BARTOLOMEO I

A poco a poco la verità viene a galla: l'Austria conquistata dal Papa (anche in tv)

Da Petrus: un articolo di Angela Ambrogetti

Scienza, fede ed etica: i commenti del cardinale Tonini e del genetista Vescovi

E' uscito il libro con le catechesi del Papa dedicate agli Apostoli

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

VISITA PASTORALE DEL PAPA A LORETO (1-2 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

De Rita: il Papa usa parole estranee al tam tam contemporaneo,sceglie battaglie impopolari,infrange i nuovi tabù e non teme di essere anticonformista

«Questo Papa è fatto così: parla per dieci minuti e tu, dopo, passi due ore, o magari tre, d'incanto!»

CHIESA

LA VISITA DI BENEDETTO XVI IN AUSTRIA

UNA SCOSSA AL CUORE DELL’EUROPA

A Vienna Joseph Ratzinger ha esortato il Paese e tutto il vecchio continente a ritrovare le sue radici cristiane. E a non aver paura della Verità con la "V" maiuscola.

Alberto Bobbio

Vienna

Forse ha troppa considerazione di sé, o forse è il suo orgoglio di vecchia città al crocevia di tutto che ha fatto osservare il Papa con un po’ di indifferenza. Alla Messa nel grandioso duomo gotico di Santo Stefano, domenica, i viennesi hanno dato l’impressione di essere andati più che altro per ascoltare le potenti note della Missa Cellensis, composta da Haydn nel 1782, magnificamente eseguita dall’orchestra e dal coro della cattedrale di Vienna.

Eppure, il Papa ha costretto anche l’Austria a fare i conti con sé stessa, con la sua fede, con i valori della vita e della convivenza e con lo spazio culturale che occupa nel cuore dell’Europa.

Benedetto XVI arriva a Vienna e va subito alla Mariensäule a pregare davanti alla colonna con le diverse immagini della Vergine. In cima al fusto di bronzo, gli angeli armati abbattono i quattro flagelli dell’umanità: la fame, la peste, la guerra e l’eresia. C’è un messaggio in questa scelta? Perché cominciare proprio da lì? Quali sono oggi i flagelli dell’umanità? La fame, la malattia e la guerra sono ancora intatte nel mondo. E l’eresia?

Oggi è la dimenticanza di Dio. Joseph Ratzinger ha trasformato il viaggio in Austria e il pellegrinaggio a Mariazell in una lezione magistrale, esattamente un anno dopo quella di Ratisbona, di cui ha ripreso concetti e ragionamenti.

Scandisce sotto la pioggia di Mariazell, santuario nazionale d’Austria: «Dio non fallisce, Dio ci lascia la nostra libertà». Poi mette al centro la crisi dell’Occidente e della cultura europea e spiega che «il nocciolo della crisi» è la «rassegnazione di fronte alla verità». Il Papa teologo argomenta che tutto ciò «non significa affatto disprezzo delle altre religioni, né assolutizzazione superba del nostro pensiero: se per l’uomo non esiste una verità, egli non può distinguere neppure tra il bene e il male».

È il tema del relativismo, che intreccia la questione dell’onnipotenza della scienza. Il Papa mette in guardia dalle «meravigliose conoscenze della scienza», che «possono diventare ambigue», prospettiva «per il bene e la salvezza dell’uomo», ma anche «terribile minaccia».

Poi il passaggio che più si avvicina a quanto disse un anno fa a Regensburg quando, citando la discussione tra un dotto musulmano e Manuele iI Paleologo, imperatore di Costantinopoli, papa Ratzinger pose il problema della verità e fu accusato di intolleranza: «A motivo della nostra storia abbiamo paura che la fede nella verità comporti intolleranza».

Un ruolo guida nel mondo

Ma è stato anche un viaggio nella città più internazionale d’Europa, la terza sede dell’Onu, dopo New York e Ginevra. A Vienna sono ospitate 25 organizzazioni internazionali e abitano 5.000 funzionari dell’Onu. Sono loro che dovrebbero lottare contro i flagelli moderni dell’umanità. Benedetto XVI da qui benedice l’Europa, esalta il modello sociale delle vecchia Europa, che mette insieme «efficienza economica e giustizia sociale», e la sprona ad assumere un ruolo guida nel mondo e a far valere il suo peso politico in Africa e in Medioriente. Ma deve essere un’Europa che non rinnega le sue radici cristiane, che torna a fare figli, che rifiuta aborto ed eutanasia, che in Austria viene chiamata «attivo aiuto a morire».

È un ragionamento contro gli euroscettici. E farlo in Austria, unico Paese d’Europa cui l’Unione impose sanzioni, quando il supernazionalista xenofobo Heider andò al governo, costringe Vienna a fare altri conti con sé stessa. Così come è accaduto per la brevissima e silenziosa preghiera insieme al rabbino capo della capitale davanti al memoriale delle vittime ebraiche. I nazisti uccisero 65.000 ebrei austriaci. Ma a Vienna nel 1421 il cattolicissimo duca Albrecht V sterminò la comunità degli ebrei, che rifiutavano il battesimo forzato, rase al suolo la sinagoga e la scuola ebraica, la più importante d’Europa nel Medioevo. Solamente nel 2000 l’Austria ha costruito il memoriale sulla Judenplatz, la piazza degli ebrei, dove sei secoli fa sorgeva la sinagoga.

Il Papa ha detto, mentre era in volo per Vienna, che la tappa è stata scelta per testimoniare «tristezza, pentimento e amicizia con i fratelli ebrei». E il cardinale Schoenborn, riferendosi alla memoria tiepida dell’Austria e di Vienna, ha osservato che «fa parte della tragedia di questa città aver dimenticato che proprio qui le sue radici ebraiche sono state negate fino ad arrivare alla decisione di sterminare un popolo, a cui andò il primo amore di Dio».

Insomma, il Papa ha scosso l’Austria e la sua fede, sempre più minoritaria. Lo aveva annunciato durante il volo: «Vado in Austria per confermare la gente nella fede, perché oggi abbiamo bisogno di Dio e una vita senza Dio è senza orientamento».

Il cardinale del dialogo

La fede in Austria ha vissuto momenti difficili e tensioni da cui solo ora sta uscendo. Benedetto XVI è il primo Papa che va a Vienna dopo il dramma delle dimissioni, 10 anni fa, dell’arcivescovo Groer, in seguito allo scandalo sulle molestie sessuali in seminario, che portarono alla crescita della sezione austriaca del movimento "Noi siamo Chiesa", nato qui e in Germania nel 1995, che chiedeva più democrazia nella Chiesa. In Austria quel movimento ha coinvolto parroci, laici, dirigenti delle associazioni e religiosi.

Oggi risulta molto ridimensionato, anche per l’intelligente azione di mediazione pastorale del cardinale Christoph Schoenborn, allievo di Ratzinger, nominato nel 1998 arcivescovo di Vienna.

Tuttavia, i numeri della presenza ecclesiastica ne hanno risentito. Negli ultimi 15 anni la Chiesa austriaca ha perso quasi mille sacerdoti. L’anno scorso le ordinazioni hanno toccato uno dei livelli più bassi della storia con solo 31 nuovi sacerdoti. Dopo gli scandali, la Conferenza episcopale acconsentì di organizzare un incontro annuale di verifica con tutte le componenti ecclesiali. Ma se ne tenne solo uno a Salisburgo nel 1998. Poi il cardinale Schoenborn preferì la strada della discussione capillare nelle diocesi e nelle parrocchie. Lo ha chiamato Dialog für Österreich, "dialogo per l’Austria".

Le tensioni e le controversie in questi anni non sono mancate, ma alla fine ne sono usciti rafforzati la fede e il ruolo della Chiesa. Oggi Schoenborn ammette che «nelle ultime due generazioni i legami tradizionali con la fede cattolica si sono affievoliti ma, dopo anni difficili, c’è di nuovo coraggio a essere presenti nella società». Il risveglio è testimoniato anche dalla Missione urbana di Vienna e nell’elezione avvenuta a maggio di 35 membri dei consigli parrocchiali, base democratica della Chiesa su cui Schoenborn ha puntato molto.

Sul piano sociale la Conferenza episcopale ha promosso l’"Alleanza per la domenica", un’iniziativa per la difesa della domenica come giorno del Signore e come giorno di riposo, partita dalla diocesi di Linz, che ha avuto il consenso e l’appoggio delle organizzazioni sindacali e di alcuni partiti politici, di cui il Papa ha parlato nell’omelia della Messa nella cattedrale di Santo Stefano.

La "vaporizzazione della fede"

Poi c’è il volontariato, una realtà che in Austria supera i confini della Chiesa. Il Papa ha incontrato i volontari alla Wiener Konzerthaus, la splendida sala conosciuta in tutto il mondo per via del Concerto di Capodanno, e li ha incoraggiati a essere «custodi e avvocati dei diritti dell’uomo e della sua dignità».

Ma ancora non basta. È la «vaporizzazione della fede», come l’ha definita il più autorevole quotidiano viennese Die Presse, un cattolicesimo austriaco che rischia di diventare evanescente e poco incisivo, per implosione interna più che per turbolenze esterne, con il rischio che si affermi una fede vaga, un cattolicesimo debole nel pensiero.

Ma Ratzinger non ha lanciato anatemi, né ha fatto riferimento diretto alle questioni polemiche che hanno scosso la Chiesa austriaca. Ai sacerdoti ha chiesto di stare vicino alla gente, di fare un «severo esame di coscienza sulla povertà e sui poveri», di essere casti, nel senso di «vivere un amore disinteressato per gli uomini» e di obbedire a Dio, che nella prassi significa «concretamente un’umile obbedienza alla Chiesa».

© Copyright Famiglia Cristiana n. 37 del 16/9/07

11 settembre 2007

Domani all'udienza...


Vedi anche:

A poco a poco la verità viene a galla: l'Austria conquistata dal Papa (anche in tv)

Da Petrus: un articolo di Angela Ambrogetti

Cambia il segretario "in seconda del Papa"

Scienza, fede ed etica: i commenti del cardinale Tonini e del genetista Vescovi

Un po' di storia: dove sono sepolti gli Apostoli?

E' uscito il libro con le catechesi del Papa dedicate agli Apostoli

Ecco l'esempio di cio' che non si deve fare: ridurre il messaggio del Papa alla politica!

Benedetto XVI da Vienna indica la strada all'Europa

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

DISCORSI ED OMELIE DEL PAPA IN AUSTRIA

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

VISITA PASTORALE DEL PAPA A LORETO (1-2 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

De Rita: il Papa usa parole estranee al tam tam contemporaneo,sceglie battaglie impopolari,infrange i nuovi tabù e non teme di essere anticonformista

Messa tridentina: le "ragioni" del no della diocesi di Milano

Il Rapporto fede-scienza: lo speciale di Avvenire

Massimo Introvigne: l'Europa che vuole il Papa è fondata sulla ragione

La gioia del Papa per la riuscita del viaggio in Austria: il commento di padre Lombardi a Radio Vaticana

Il Rito eucaristico realizzato col dovuto decoro ci aiuta a prendere coscienza dell’immensa grandezza del dono che Dio ci fa nella Santa Messa

Il Papa in Austria: gli articoli della Stampa e dell'Eco di Bergamo

«Questo Papa è fatto così: parla per dieci minuti e tu, dopo, passi due ore, o magari tre, d'incanto!»

ll papa e il pregiudizio (Korazym, a cui va tutta la nostra gratitudine per l'impegno di questi tre giorni)

Il Papa e la scienza: l'astrofisica Hack: il Papa? Medievale! L'oncologo Veronesi: torniamo ai tempi di Galileo

Il Papa in Austria: Politi e la biancheria sexy viennese

Il Papa ai volontari: non siete "tappabuchi" dello Stato

Domani all'udienza generale in Vaticano Benedetto XVI incontra i fedeli dopo il suo rientro dall'Austria. Il commento di Mons. Valentinetti alle parole del Papa a Vienna e Mariazell

Primo appuntamento pubblico, domani, per Benedetto XVI dopo la visita in Austria: il Papa incontrerà i fedeli nella tradizionale udienza del mercoledì in Vaticano. L’udienza, come avviene di consueto di ritorno da un viaggio apostolico, sarà probabilmente dedicata alla visita pastorale in terra austriaca. Una tre giorni ricca di momenti di grande intensità all’insegna del motto “Guardare a Cristo”. E questo è stato anche il messaggio che il Pontefice ha rivolto ai giovani dell’Agorà di Loreto. Ne è convinto l’arcivescovo di Pescara, Tommaso Valentinetti, intervistato da Alessandro Gisotti:

R. – Credo che i due ultimi momenti pubblici del Papa si siano caratterizzati soprattutto per questa grande chiarezza dottrinale, ma anche per questa profonda spiritualità e richiesta di volgere lo sguardo all’essenziale, a Cristo, il Signore della vita di tutti e, soprattutto, da Cristo viene non tanto la richiesta di un cammino che può, in qualche modo, apparire gravoso, ma quanto il gioioso “sì” di una risposta piena e totale, in una grande amicizia con Lui.

D. – Benedetto XVI, in effetti, ha sottolineato che il cristianesimo è ben altro che un semplice sistema morale, sottolineando che è anzitutto un incontro con una persona, con Gesù Cristo ed ha anche detto che in questa luce il Decalogo non va letto come una serie di divieti, ma come una serie di “sì”, di “sì” a Dio e al prossimo...

R. – Sicuramente si tratta di un tema caro al Santo Padre ed è una ripresa dell’Enciclica iniziale del suo Pontificato Deus caritas est, questo incontro fra la persona e Dio, che è amore, e il trasfondersi dell’amore nella vita delle persone. Dunque non una serie di norme da rispettare, quanto piuttosto – come dice lui stesso – una serie di “sì” da dire e, soprattutto, un “sì” alla vita. Mi è piaciuto moltissimo il riferimento alla vita a 360 gradi, soprattutto alla vita che nasce - nella sua riflessione all’Angelus – e particolarmente nella contemplazione di Cristo bambino. I tanti bambini – cito – che vivono nella povertà, che vengono sfruttati come soldati, che non hanno mai potuto sperimentare l’amore dei genitori, i bambini malati e sofferenti, ma anche quelli gioiosi e sani. Direi che questa è la grande bellezza di questo richiamo, di questo profondo incontro col Signore, perchè il Signore ci dice di vivere in questa dimensione di grande apertura di cuore verso di Lui e verso anche il prossimo.

D. – “Senza Cristo il tempo è vuoto”, ha detto ancora il Papa in terra austriaca. Benedetto XVI ha invitato gli austriaci a riscoprire la domenica come una necessità interiore...

R. – Credo che i temi siano collegati. Se c’è bisogno di questa amicizia con il Signore, se c’è bisogno di dire dei “sì” al suo amore e alla logica del suo amore, tutto questo ha bisogno di spazio, tutto questo ha bisogno di tempo, tutto questo ha bisogno di luogo. La domenica è il luogo di questo grande incontro e – direi – che è il luogo di questo grande esercizio di ascolto del Dio che parla, di celebrazione della santità di Dio. L’Eucaristia, quindi, vissuta come momento di incontro con il Signore e, dunque, con Colui che è l’assoluto della nostra vita e l’esercizio dell’amore come disponibilità a far sì che questo incontro ridondi in abbondanza nei confronti di coloro che ne hanno più bisogno.

© Copyright Radio Vaticana