16 maggio 2008

Nuovo corso/2, Card. Bagnasco: "Basta estremismi,aiuto a chi rispetta le regole" (Repubblica)


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Il presidente della Cei interviene dopo i roghi dei campi rom
"Importante tutelare chi si impegna nella integrazione"


Bagnasco: "Basta estremismi aiuto a chi rispetta le regole"

"Solidarietà della Chiesa a tutti coloro che subiscono violenza gratuita ed incontrollata
L'emergenza primaria è l'educazione. Ancora prima occorre ritrovare valori certi"


di MARCO POLITI

ROMA - Ai roghi dei campi rom il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, risponde: "Occorre neutralizzare gli estremismi, che non possono dettare legge a nessuno e non vanno considerati come la realtà totale di un popolo. E occorre, in positivo, creare condizioni di accoglienza e di dignità per tutti quelli che rispettano le regole della convivenza e si impegnano per una reale integrazione".

Pochi giorni fa il porporato è stato a Napoli per presentare un libro, spiega, che "documenta l'impegno religioso e sociale del cardinale Sepe e dell'intera Chiesa napoletana in quella bellissima città". In queste ore ricorda le parole di Benedetto XVI al Consiglio per i Migranti: "Nella sua azione di accoglienza e di dialogo con i migranti e gli itineranti, la comunità cristiana ha come punto di riferimento costante la persona di Cristo nostro Signore".

Cardinale Bagnasco, dai roghi di Napoli all'assassino efferato di Niscemi l'Italia assiste a un intreccio perverso tra violenze provenienti da immigrati, contro immigrati e fatti brutali che esplodono all'interno delle famiglie italiane. La Chiesa come intende agire?

"Sono tutti fatti da condannare. E va espressa solidarietà concreta a tutte le persone che subiscono violenza gratuita ed incontrollata. Dopo aver condannato senza ambiguità i fenomeni, si tratta però di interpretarli alla luce di un quadro sociale più ampio, marcato da una ipoteca culturale problematica".

A che cosa si riferisce?

"Alla visione antropologica di una società, che sembra afflitta da una forma cronica di individualismo che certamente favorisce e non attenua fenomeni di devianza. Deve indurre a riflessione il richiamo di Benedetto XVI - ai vescovi della Slovenia in visita ad limina - che non tutti gli umanesimi sono uguali".

Benedetto XVI arriva a Genova. Incontrare una grande città è come rivolgersi all'Italia. Cosa porta il Papa?

"Porta con sé la speranza, su cui ha scritto una splendida enciclica che segna con sigillo a fuoco questo pontificato: l'amore, cioè, che si esprime nell'annunzio della verità di Cristo e la speranza che si esprime nel volto di Cristo".

Lei ha indicato i rischi di disgregazione sociale in Italia.

"L'emergenza primaria, senza sottovalutare altre questioni, è l'educazione. Bisogna ritrovare il coraggio e il metodo educativo, perché senza educazione globale e sostanziosa, non ci saranno generazioni capaci di affrontare gli scenari futuri che - per effetto della globalizzazione - saranno ancor più esigenti".

Basta questa ricetta?

"Sotteso al problema educativo c'è un'altra emergenza, che è quella di rinvenire un quadro di valori condivisi e ancor prima certi, perché senza questa preliminare fiducia sul bene non si dà possibilità di impegnarsi e tantomeno di sacrificarsi".

Il Papa denuncia la cultura del relativismo morale.

"La Chiesa dialoga con tutti nella luce della fede, ma anche nella luce della ragione, che si esprime nell'esperienza universale. Per questo la Chiesa ha grande fiducia che il dialogo, che desidera con chiunque, possa avere ottimi risultati per il bene integrale della persona e della società".

Cosa si aspetta dalla visita papale a Genova?

"Mi aspetto che la mia diocesi veda nel Papa la conferma della fede autentica in Gesù Cristo e che esprima tutta la sua gratitudine e il suo affetto per Benedetto XVI, che ha scelto di venire. Mi aspetto pure che a Genova riprenda con più intenso slancio la vita cristiana nelle parrocchie e che la gioia della propria fede sia offerta a tutti, giacché si tratta di un bene che non può essere trattenuto, ma solo donato".

© Copyright Repubblica, 16 maggio 2008 consultabile anche qui.

Permettetemi di dire che cio' che sta accadendo a Napoli ed in altre parti d'Italia e' estremamente grave.
Il diritto nasce proprio per evitare qualsiasi forma di vendetta privata e di "giustizia fai da te".
Tuttavia non va sottovalutato il grave disagio dei cittadini napoletani a cui va tutta la mia solidarieta': la situazione e' esplosiva e nessuno sembra potere (volere?) fare qualcosa per i campi rom abusivi e per la "monnezza" dilagante.
La storia deve sempre insegnare qualcosa e dobbiamo evitare che si ricreino le basi dei totalitarismi del secolo scorso.
Attenzione, quindi, cari governanti!
Occorre certezza del diritto e sicurezza!
Solo cosi' saranno stroncate alla radice forme di giustizialismo e di vendetta privata inaccettabili nel 2008
.
R.

2 commenti:

mariateresa ha detto...

Sono completamente d'accordo con te Raffaella. Purtroppo molti dei fatti accaduti nascono da un sentimento difficile da contrastare, un sentimento irrazionale come la paura.
Ho letto un intervento assai duro di Don Rigoldi su questo tema e devo dire che ha ragione nella sua delusione. Aggiungo che i cattolici sono cittadini come tutti gli altri e in molti casi si fanno prendere da questa sensazione generale dimenticando Gesù Cristo, proprio come dice don Rigoldi. Ma anche i militanti di sinistra, io vivo in una città rossa, sono così, nonostante quello che scrivono l'Unità e Repubblica. Bisogna ripartire dai fondamentali, dalla cultura, dall'educazione, e anche uscire da quella mentalità così ossessivamente individualista che crea dei cittadini con un ego ipetrofico incapace di relazionarsi con gli altri.
Paura ce n'è anche troppa, bisogna rieducare al rispetto della legge e anche portare un po' di amore in questo mondo.

CARON DIMONIO ha detto...

Cara mariateresa e cara Raffaella anch'io condivido quello che dite..... Ma, forse la colpa non è solo dei cittadini che hanno una paura che definirei sacrosanta visto certi episodi che non debbono finire nel dimenticatoio come quello accaduto a Roma a Tor di Valle dove una madre di famiglia e stata uccisa con una violenza inaudita o come l' episodio dei quattro ragazzi uccisi da un romeno ubriaco che ha rischiato di diventare il firmatario di una grif di moda! No questi episodi non si dimenticano ti segnano ed ogni volta che torni a casa sai che tu protesti essere tu la prossima vittima. In questo clima, carissime vanno a farsi benedire i buoni propositi ed anche la volontà di accettare culture diverse dalla tua. Ma, ripeto la colpa non è solo dei cittadini la colpa è di tutti coloro che avvicendandosi nei governi, non hanno mosso un dito per far sì che chi viene qui per lavorare onestamente e per dare un sostentamento alla propria famiglia, viene mischiato inevitabilmente con chi ha scambiato l'Italia per il paese del Ben godi....... Dove si può delinquere a piacere sino alle estreme conseguenze con la sicurezza di essere sempre scusato e non condannato. No, non ci siamo!!!!!!!! Ttutto questo non è sinonimo ne di accettazione dell'altro ne di tolleranza e ne di rispetto per quelle persone che disperate cercano qui una vita migliore. Il diritto deve valere per il cittadino ed anche per colui che onestamente viene a lavorare in Italia adeguandosi alle leggi di questo paese non credo che sia un così enorme sacrificio!!!!!!!! Come deve valere il diritto, deve valere tutto il resto compresa la sicurezza, la tutela giudiziaria e l'assistenza ma, devono valere anche, le regole di comportamento del vivere civile da ambo le parti sia da parte dei cittadini sia da parte degli immigrati. La faciloneria in questo campo è deleteria e non saremmo a questo punto, se chi di dovere avesse fatto delle leggi sensate a suo tempo.
Vivere insieme è possibile deve essere possibile ma, tutti devono essere tutelati dalla sicurezza che quando torni a casa ci torni vivo. Il problema è che quando si carca di rimettere ordine allora si viene classificati come intolleranti. La tolleranza è ben altro che il tiramo a campà!!!!!!!

CARON DIMONIO