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21 novembre 2007

Il saluto dell'Angelo a Maria: "Rallegrati". La spiegazione in due interventi del Papa.


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Cari amici, grazie a Luisa ed a Marco abbiamo trovato le "fonti papali" di quel "rallegrati", cioe' del saluto rivolto dall'Angelo Gabriele a Maria.
In questo post vengono "estrapolate" le parole di spiegazione del Santo Padre.
Sul blog del Magistero trovare il discorso del Papa durante la visita al Santuario del Divino Amore (Roma, 1° maggio 2006) e l'omelia pronunciata in occasione della visita pastorale alla Chiesa di Santa Maria Consolatrice a Casal Bertone (Roma, 18 dicembre 2005).
Grazie a Luisa ed a Marco per il preziosissimo contributo
.
Raffaella


La prima parola che vorrei meditare con voi è il saluto dell’Angelo a Maria. Nella traduzione italiana l’Angelo dice: “Ti saluto, Maria”. Ma la parola greca sottostante, “Kaire”, significa di per sé “gioisci”, “rallegrati”. E qui c’è una prima cosa che sorprende: il saluto tra gli ebrei era “Shalom”, “pace”, mentre il saluto nel mondo greco era “Kaire”, “rallegrati”. E’ sorprendente che l’Angelo, entrando nella casa di Maria, saluti con il saluto dei greci: “Kaire”, “rallegrati, gioisci”.

...

Ma fermiamoci adesso soprattutto sulla prima parola: “gioisci, rallegrati”. Questa è la prima parola che risuona nel Nuovo Testamento come tale, perché l’annuncio fatto dall'angelo a Zaccaria circa la nascita di Giovanni Battista è parola che risuona ancora sulla soglia tra i due Testamenti. Solo con questo dialogo, che l'angelo Gabriele ha con Maria, comincia realmente il Nuovo Testamento. Possiamo quindi dire che la prima parola del Nuovo Testamento è un invito alla gioia: “gioisci, rallegrati!”. Il Nuovo Testamento è veramente "Vangelo", la “Buona Notizia” che ci porta gioia. Dio non è lontano da noi, sconosciuto, enigmatico, forse pericoloso. Dio è vicino a noi, così vicino che si fa bambino, e noi possiamo dare del “tu” a questo Dio.

(Omelia, pronunciata interamente "a braccio", in occasione della visita del Santo Padre alla parrocchia di Santa Maria Consolatrice, 18 dicembre 2005)



Abbiamo ripetuto e fatto nostre le parole dell'Angelo: "Rallegrati Maria, piena di grazia, il Signore è con te", e anche le espressioni con cui santa Elisabetta accolse la Vergine, che si era prontamente recata da lei per aiutarla e servirla: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo". Abbiamo contemplato la fede docile di Maria, che si fida senza riserve di Dio e si mette totalmente nelle sue mani

(Discorso del Santo Padre al termine della recita del Santo Rosario nel Santuario del Divino Amore, 1° maggio 2006)

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CHIESA E SCRITTURE

Con la terza edizione della Bibbia Cei una Parola per tutti

Betori: nuova traduzione, dodici anni di lavoro e molteplici apporti ecumenici e interreligiosi

DA ROMA MIMMO MUOLO

Dodici anni di lavoro pre­paratorio. Oltre 2.300 e­mendamenti da parte dei vescovi (due terzi dei quali accolti nella stesura definitiva), apporti di carattere ecumenico e interreligioso. Il tutto finaliz­zato alla stesura di una tradu­zione della Bibbia, «più sicura nei confronti con gli originali; più coerente nelle dinamiche interne; più comunicativa nei confronti della cultura con­temporanea » e soprattutto «più adatta alla proclamazione nel contesto liturgico».
Così mon­signor Giuseppe Betori ha pre­sentato ieri a Roma il testo del­la III edizione della Bibbia del­la Cei, che sarà in libreria a par­tire da metà gennaio, nel for­mato «da chiesa» e nella se­conda metà del 2008 in quello manuale.
Il segretario generale della Con­ferenza episcopale italiana ha preso parte, infatti, al Conve­gno nazionale dei delegati dio­cesani per l’ecumenismo e il dialogo, che in questi giorni sta prendendo in esame il tema «Parola di Dio ed ecumeni­smo ». E il rapporto è emerso chiaramente anche dal suo in­tervento. Specie quando il ve­scovo ha ricordato che «è stato chiesto un confronto sulla tra­duzione del Nuovo Testamento alla Federazione delle Chiese E­vangeliche d’Italia», mentre «al­tre osservazioni, relative alla traduzione del Pentateuco, so­no state richieste alla presiden- za dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia».
La maggior parte del lavoro, na­turalmente, è stata condotta da un gruppo di biblisti cattolici, che ha lavorato dal 1988 al 2000, sotto la guida del Consiglio per­manente della Cei. Successiva­mente il testo è passato all’esa­me dei vescovi e quindi ha ri­cevuto – per espressa richiesta di papa Ratzinger – la recogni­tio
della Santa Sede anche nel­le parti non destinate all’utiliz­zazione liturgica.
La nuova traduzione (che giun­ge dopo quelle del 1971 e del 1974 e si è resa necessaria in se­guito alla pubblicazione della Nova Vulgata) ha cercato di mantenere «per quanto possi­bile – ha fatto notare Betori – u­na terminologia religiosa spe­cifica, per cui si è deciso di la­sciare termini come Verbo”, “Paraclito”, “Parasceve”». Cor­regge poi «inesattezze, incoe­renze ed errori della traduzione del 1971-74», ma al pari di que­ste si preoccupa di rendere il te­sto in buon italiano, curando anche il ritmo della frase (ci si è avvalsi perciò della collabora­zione di valenti italianisti).
Il vescovo ha presentato alcu­ne delle più significative modi­fiche. Per il libro di Ester si è de­ciso di offrire sia la traduzione dal greco, sia quella dall’ebrai­co. Per il libro del Siracide, in­vece, si è scelto di tradurre il te­sto greco lungo. «Lungi da me, Satana», diventa «Va’ dietro a me, Satana» (nel vade retro, infatti, non c’è l’idea dell’allonta­namento, ma l’invito rivolto da Gesù a Pietro a smettere di fare il 'Satana' e a porsi invece nel corretto atteggiamento del di­scepolo che segue il maestro). Così nel Padre Nostro l’attuale «non indurci in tentazione», di­venta (ma solo nella proclama­zione liturgica, non nella pre­ghiera, che resta per il momen­to invariata) «non abbando­narci alla tentazione» che – ha spiegato Betori – «contiene sia la richiesta di essere preservati dall’entrare nella tentazione, sia di essere soccorsi quando si è nella tentazione». Così il saluto dell’angelo a Maria è stato tra­dotto con «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te», ri­spetto al vecchio «Ti saluto, o piena di grazia» (anche qui la preghiera dell’Ave Maria resta invariata). Infine il passaggio del «rimprovero» di Gesù a Tommaso non è più: «Perché mi hai veduto, hai creduto: bea­ti quelli che pur non avendo vi­sto crederanno!», bensì «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno vi­sto e hanno creduto!».

© Copyright Avvenire, 21 novembre 2007

A proposito del "Rallegrati Maria", fra poco nel blog sara' trascritto un bellissimo intervento del Santo Padre, grazie al contributo di Luisa :-)
R.


LO SCENARIO

Apostolato biblico mai così forte in Italia

Mai nella storia si è assistito in Italia ad un così ampio movimento popolare nei confronti della Bibbia. Quasi tutte le diocesi hanno esperienze bibliche popolari ed oltre la metà dispone di un settore organico di promozione, chiamato Apostolato biblico. Lo ha ricordato ieri al Convegno dei delegati diocesani per l’ecumenismo don Cesare Bissoli, dell’Università Salesiana di Roma. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario generale della Società Biblica in Italia, Valdo Bertalot, secondo cui, «questa è una stagione di grazia, in quanto i cristiani di tutte le confessioni si ritrovano intorno alla Parola di Dio».
Numerosi, infatti, sono i progetti di traduzione interconfessionali e molto larga è la loro diffusione.
Tuttavia molto resta da fare. «Il contatto diretto e continuo con la Bibbia – ha ricordato don Bissoli – non raggiunge nemmeno il 10% della popolazione». Perciò bisogna continuare l’impegno. Anche nelle traduzioni. Attualmente, su 6.500 lingue parlate nel mondo, solo 500 hanno la versione completa della Bibbia, mentre altre 2.500 posseggono solo alcune parti dei due Testamenti.

© Copyright Avvenire, 21 novembre 2007

14 novembre 2007

Nuovo lezionario liturgico: il commento de "Il Messaggero", "Il Mattino" e "Libero"


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Padre Justo Lacunza Balda parla a "L'Occidentale" dell'incontro di Papa Benedetto con il Re saudita

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La Cei aggiorna l’Ave Maria, nel Vangelo si dirà “Rallegrati”

La riforma del Lezionario: modificato anche il Padre Nostro

di FRANCA GIANSOLDATI

CITTA’ DEL VATICANO - Un po’ per rendere meno ostrogoti certi termini, un po’ per aggiornare il linguaggio delle sacre scritture ai tempi moderni, fatto sta che la Cei ha mandato in soffitta Mammona così come il saluto dell’arcangelo Gabriele alla Vergine: «Ave o Maria, piena di grazia» dopo il lavoro minuzioso di revisione linguistica apportato all’Annunciazione, si trasforma in: «Rallegrati o Maria, piena di grazia, il Signore è con te». Ovviamente questo non comporterà nessuna modifica alla più diffusa tra le preghiere mariane, quella che i bambini imparano subito al catechismo assieme al Padre Nostro. L’obiettivo che ha mosso la Cei a rivedere il Lezionario - vale a dire il librone dei brani della Scrittura che viene letto durante la messa - è di avvicinare la Parola alla gente comune. Il pool di liturgisti, dopo un lungo iter intrapreso nel maggio 2002, ha tradotto termini obsoleti e poco usati. La parola aramaica «Mammona» contenuta in uno dei passi evangelici più noti, Matteo 6,24, per secoli simbolo dell’attaccamento al denaro e al potere («Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona») viene sostituito con da un più comprensibile: «ricchezza». Cambiamenti persino per il Padre Nostro ma solo nella proclamazione della lettura biblica: da «non ci indurre in tentazione» si passa ad un meno equivoco «non abbandonarci nella tentazione». Il passaggio del capitolo 28 di Matteo che dice «andate e ammaestrate tutte le nazioni» viene modificato con «andate e fate discepoli tutti i popoli». «Sapeva troppo di circo equestre» ha spiegato monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei. Nel libro di Amos, invece, la famosa «orgia dei buontemponi» si trasforma «nell’orgia dei dissoluti» mentre nel libro di Samuele i «cembali e i timpani» si trasformano in «cimbali e tamburelli», più agevoli da suonare in processione, ha aggiunto Betori. Secondo quanto stabilito dal Vaticano il Lezionario potrà essere usato a partire dal mese prossimo anche se diverrà vincolante entro il 2010. Parrocchie, oratori e comunità religiose dovranno provvedere entro quella data a cambiare i volumi ora in uso. Per certi anche una grande operazione editoriale.

© Copyright Il Messaggero, 13 novembre 2007


Liturgie e parole cambia l’Ave Maria

ALCESTE SANTINI

Città del Vaticano. La nuova edizione del «Lezionario liturgico della Chiesa italiana» in tre volumi per il ciclo domenicale e festivo, presentata ieri dal Segretario della Cei monsignor Giuseppe Betori e da monsignor Felice Di Molfetta nella Sala Marconi della Radio Vaticana, fa risaltare, rispetto al precedente, alcune novità finalizzate a rendere più aderenti alla Sacre Scritture i testi riguardanti l'esposizione della «Parola di Dio». Si tratta di un lavoro iniziato nel 2002 che ha impegnato vescovi, biblisti, teologi e traduttori per una revisione critica della precedente edizione, dato che i testi originali sono in ebraico, in aramaico e in greco. Cio vuol dire che fino alla pubblicazione del nuovo Messale, cambiano i testi ma non le preghiere. Solo così, secondo monsignor Betori, è stato possibile «ricollocare la Parola di Dio al cuore della vita della Chiesa», eliminando forzature interpretative, con «un'aderenza maggiore al tono e allo stile delle lingue originali, orientandosi verso una traduzione che fosse comunicativa, comprensibile ma anche più letterale». Ai tre volumi ne seguiranno altri sei che saranno pubblicati nel 2008. Mammona. Ricorre nel Nuovo Testamento con l'espressione «Dio e mammona» per far rimarcare il contrasto. Ora, per rendere più chiaro il significato, viene detto ai fedeli: «non potete servire Dio e la ricchezza» per indicare ai cristiani che occorre fare una scelta privilegiando Dio. Annunciazione. Secondo il racconto dell'Annnunciazione, l'Angelo si rivolgeva così a Maria: «Ti saluto piena di grazia, il Signore è con te». Tenuto conto che il termine «Kairé» esprime molto di più, ora l'inizio è: «Rallegrati piena di grazia». Padre Nostro. Nei versetti di Matteo in cui si parla della remissione dei peccati, va ora detto: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione». Anziché dire «non ci indurre in tentazione e liberaci dal male». Dio e l'uomo. Nel Salmo 8 eravamo abituati a leggere rivolti a Dio: «Hai fatto l'uomo poco meno degli Angeli». Ora, rispettando una maggiore fedeltà al testo originale, bisogna leggere: «Hai fatto l'uomo poco meno di un Dio». Risalta, così, l'avvicinamento degli esseri umani a Dio nella scala dei valori. Spirito Santo. Con la nuova edizione lo Spirito Santo non viene più definito soltanto «consolatore», ma, soprattutto, «Paraclito» che vuol dire «avvocato», ossia difensore, patrocinatore, epiteto attribuitogli da Gesù secondo il Vangelo di Giovanni. I buontemponi. Nel Libro di Amos, i «buontemponi» ora diventano «i dissoluti» con un significato più pregnante, mentre i «cembali e timpani» sono «cimbali e tamburelli». Evangelizzazione. L'esortazione di Gesù ai discepoli «Andate e ammaestrate tutte le nazioni» viene ora sostituita con «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli». Viene, così, reso più vivo e dinamico il rapporto tra Dio e le diverse popolazioni. È stato recepito, secondo mons. Betori, un suggerimento di Benedetto XVI per cui, nella Lettera agli Efesini, dobbiamo leggere «fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo», e non più la «maturità» come nel precedente Lezionario.

© Copyright Il Mattino, 13 novembre 2007


L'Ave Maria è invecchiata La Chiesa rinnova le parole

di CATERINA MANIACI

ROMA Tanti, tantissimi termini nuovi, molti altri cancellati o modificati, più spazio alla musica e una rinnovata "committenza" per opere d'arte. Così cambia la liturgia delle celebrazioni della Chiesa. Le molte novità inserite nel Nuovo Lezionario liturgico, adottato dalla Conferenza episcopale italiana, sono state presentate ieri nella sede della Radio Vaticana dal segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori. Tre volumi (per i tre anni liturgici - A, B, C) che arriveranno nelle librerie fra una decina di giorni, al costo complessivo di 150 euro e per una tiratura iniziale di 30mila copie. Qualche esempio tra i tantissimi: «Sono diverse decine di migliaia», ha spiegato infatti monsignor Betori «i cambiamenti apportati nel nuovo Lezionario liturgico. Forse più di 100mila». Il termine "mammona" viene cancellato e sostituito con "ric chezza", il saluto dell'Angelo a Maria per l'Annunciazione diventa "Rallegrati Maria" e non più "Ave Maria". La preghiera del "Padre Nostro" resterà quella attuale, anche se nel testo di Matteo 6,12-13 si leggerà: «...e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione», invece di: «...e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione». Lo Spirito "consolatore" si trasforma in "paraclito". Tutto questo per dare «un'aderenza alle lingue originali», «rendere il testo di buona lingua italiana», «eliminare sviste e proporre una traduzione più fedele e, al tempo stesso, di più facile ascolto», essendo questi i "principi" che hanno guidato il lungo e lavoro compiuto intorno al nuovo Lezionario. E la Messa in latino, come si inserisce in questa riforma liturgica? È in contrasto oppure no? «I vescovi italiani sono obbedienti alla Santa Sede in tutto, sia quando chiede di applicare il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica, sia quando chiede in spirito di comunione di aprirci alla liturgia precedente alla riforma», ha risposto il segretario della Cei, sottolineando che il Lezionario della Chiesa Italiana rappresenta appunto un'attuazione della Riforma. «Non c'è», ha tenuto a puntualizzare, «nessuna contrapposizione tra i due riti, il Papa lo chiarisce molto bene nella "Summorum pontificum" e soprattutto nella lettera di accompagnamento del documento».

© Copyright Libero, 13 novembre 2007

13 novembre 2007

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Il nuovo Lezionario liturgico della Conferenza episcopale italiana

Un punto d'incontro tra Vangelo e mondo della cultura

Fabrizio Contessa

Un punto d'incontro tra Vangelo e mondo della cultura, tra l'antico linguaggio della Scrittura e quello, spesso così distante, dell'arte contemporanea. Anche questo sarà il nuovo Lezionario liturgico realizzato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). Il testo diverrà obbligatorio dal 2010, ma già a partire dalla prossima prima domenica di Avvento, il 2 dicembre, le parrocchie, gli oratori e le comunità religiose italiane potranno utilizzarlo nelle loro celebrazioni.
Ultimato un minuzioso lavoro di revisione linguistica, richiesto nel Duemila dall'Istruzione Liturgiam authenticam, l'opera si caratterizza principalmente però per un testo che vuole essere ancora più fedele all'originale e al tempo stesso di più facile ascolto e percezione da parte dei fedeli. Spariscono, ad esempio, termini desueti come "Mammona" sostituito da un più comprensibile "ricchezza", o "buontemponi" in "dissoluti". Cambia anche il Padre nostro, non però nella preghiera durante la Messa, ma solo nella proclamazione della Lettura biblica: "Non ci indurre in tentazione" diventa "non abbandonarci nella tentazione".
"Si tratta - ha spiegato monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei - di un atto di obbedienza alla Santa Sede, laddove su impulso di Paolo VI e poi con l'attuazione di Giovanni Paolo II, è stata pubblicata la Nova Vulgata, e quindi un'edizione rinnovata del testo latino tipico della liturgia, da cui trarre le letture per le celebrazioni liturgiche. Quindi siamo stati invitati a produrre delle traduzioni che fossero fondate sul testo della Nova Vulgata rifacendosi ai testi originali da cui la Nova Vulgata stessa aveva tradotto".
I primi volumi, quelli relativi al ciclo domenicale e festivo per gli anni A, B e C, sono stati presentati lunedì 12 novembre da monsignor Betori. "Il Lezionario si pone in continuità con gli antichi libri liturgici per la proclamazione della parola di Dio - ha spiegato -. Di essi eredita la preoccupazione di presentarsi in una forma nobile, ben curata, dignitosa, arricchita dalle opere del genio umano".
I diversi volumi sono corredati, infatti, dalla riproduzione di ben ottantasette opere espressamente realizzate da importanti artisti italiani contemporanei, cattolici, ma non solo, che illustrano le pagine bibliche più significative dei vari tempi dell'anno liturgico. Si tratta di una trentina di autori, alcuni assai rinomati, come Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Costantino Ruggeri, che gratuitamente hanno messo a disposizione le loro opere.
Il progetto - affidato al coordinamento di Mariano Apa, Giuseppe Billi, Andrea dall'Asta e Crispino Valenziano - sarà comunque completato entro il 2008 e prevede la pubblicazione di altri sei volumi, tre dei quali dedicati al ciclo feriale: uno per Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua; uno per il Tempo ordinario, anno I; e uno per il Tempo ordinario, anno II. Gli ultimi tre volumi riguarderanno invece le letture per le celebrazioni delle feste e delle memorie dei santi, quelle per le Messe rituali (celebrazione dei Sacramenti) e per le Messe votive. In quest'ultimo caso saranno previste, ad esempio, celebrazioni specifiche per impetrare il dono della pace e della giustizia, per la Chiesa, per le vocazioni, per il ringraziamento.
"Al termine del progetto - ha aggiunto monsignor Betori - si avrà anche una significativa pinacoteca di arte sacra contemporanea con la caratteristica peculiare di presentare opere ispirate direttamente al testo della sacra Scrittura utilizzato nella liturgia".
Si tratta comunque della prima volta che viene pubblicato un nuovo Lezionario liturgico che fa propri i criteri dettati dall'Istruzione Liturgiam authenticam della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti circa la traduzione nelle lingue moderne dei testi destinati alla liturgia. Sono state eliminate così alcune sviste letterali ed è stato approntato un testo di più immediata comprensione.
Con la pubblicazione del nuovo Lezionario si conclude un lungo iter intrapreso nel maggio del 2002. In quella data, infatti, l'Assemblea generale della Cei approvò la nuova traduzione della Bibbia per l'uso liturgico destinata a sostituire quella in uso dal 1974. L'Ufficio liturgico della Cei si è dunque dedicato alla redazione del Lezionario utilizzando appunto la nuova traduzione. Per quanto riguarda, invece, l'individuazione delle pericopi bibliche si è fatto riferimento all'editio typica altera dell'Ordo lectionum Missae pubblicata dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 21 gennaio 1981. Il testo liturgico così redatto è stato poi inviato alla Santa Sede per ottenere la necessaria recognitio: il Decreto di approvazione porta la data del 12 luglio 2006. Infine, il varo da parte della Presidenza della Cei il 17 settembre 2007.

(©L'Osservatore Romano - 12-13 Novembre 2007)

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Liturgia: formare i preti per «comunicare Gesù»

DAL NOSTRO INVIATO AD ASSISI

MIMMO MUOLO

La liturgia deve occupare un posto centrale nella forma­zione dei sacerdoti. Com’è, infatti, che si diventa prete, oggi? La domanda, all’apparenza scon­tata, nasconde invece una plura­lità di significati che sono stati a­nalizzati ieri dal vescovo di Bre­scia, Luciano Monari.
La relazio­ne del vice presidente della Cei ha infatti inaugurato ieri il convegno dei direttori degli Uffici liturgici diocesani e delle scuole di musi­ca liturgica, che fino a giovedì riu­nirà ad Assisi oltre duecento per­sone da tutta Italia.
Per diventare sacerdoti, ha detto il presule, «bisogna farsi strumen­ti di Gesù». Un prete, dunque, «dovrà cercare di offrire a Cristo un’e­sistenza che sia la più adatta pos­sibile a far passare l’azione di Ge­sù come pastore».
Egli infatti – ha spiegato Monari – «opera attiva­mente per trasmettere la vita in pienezza». Non solo. «È lui stesso la vita». Dunque, «il presbitero che desidera comunicare la vita agli uomini sa che, in realtà, deve co­municare loro Gesù stesso, deve permettere all’uomo il contatto con la persona viva del Risorto at­traverso la sua parola, i sacramenti e in particolare l’Eucaristia nella quale Gesù è presente nella for­ma della sua donazione di amore ».
Si comprende, perciò, il partico­lare legame tra la liturgia e la for­mazione al sacerdozio. Uno degli aspetti che – come ha ricordato monsignor Felice Di Molfetta, pre­sidente della Commissione epi­scopale per la liturgia – il Conve­gno intende indagare, insieme a «una nuova figura di presidenza per l’assemblea, all’importanza dell’omelia, alla formazione mu­sicale e alla sensibilità artistica». La liturgia infatti – ha aggiunto il vescovo di Cerignola-Ascoli Sa­triano nel suo saluto iniziale ad Assisi, appena giuntovi da Roma dove in mattinata aveva presen­tato il nuovo Lezionario – «pos­siede una varietà di registri co­municativi, che non sempre ven­gono messi bene in atto». Eppure «il bello è connaturale al sacro». Ma per «suscitare incanto e stu­pore, che sono profondamente diversi dal mero intrattenimento dell’assemblea», occorre una a­deguata formazione. E questa de­ve iniziare fin dagli anni del semi­nario.
La relazione di Monari, dunque, ha fornito lo scenario di fondo del discorso. Amore per l’uomo, profonda convinzione che davve­ro Gesù è la vita, una antropolo­gia «ricca e aperta alla trascen­denza », necessità del «supera­mento di sé» per aprirsi agli altri sono gli elementi fondamentali del percorso formativo, ha detto il vescovo di Brescia. «Se l’esistenza del discepolo è stata realmente toccata dall’irruzione di Dio nella sua vita attraverso l’incontro con Cristo, questa irruzione non può che manifestarsi in una trasfor­mazione profonda dello stile di vi­ta: povertà, castità e obbedienza ne sono i segni più evidenti». Chi, infatti, «ritiene il Vangelo valore supremo, sarà necessariamente portato a ridimensionare il valore delle cose». Analogamente, per l’obbedienza (che non è solo ver­so i superiori), essa significa «a­pertura del cuore a ogni persona, a ogni situazione di vita, a ogni cambiamento che ci venga ri­chiesto ». E infine per la castità («oggi scelta incomprensibile ai più») «si tratta di lasciarsi prende­re dal volto di Cristo fino a esser­ne innamorati e ricondurre a lui tutte le altre cose belle che incon­triamo nel mondo». Essenziale, ha aggiunto il vescovo, «è giungere a controllare gli impulsi della ses­sualità, senza censure, natural­mente, ma senza ambiguità, sa­pendo che c’è una lotta da fare in questo campo e che, senza lotta, non c’è possibilità di vittoria». Per­ciò, ha concluso Monari, «segno di un cammino di integrazione po­sitiva della sessualità è la capacità di rapportarsi con gli altri e in par­ticolare con le ragazze in modo se­reno, senza provocare o lasciarsi provocare».
Alla giornata d’apertura del Con­vegno ha preso parte anche il ve­scovo di Assisi-Nocera Umbra­Gualdo Tadino. «La liturgia – ha detto Domenico Sorrentino nel suo saluto – è esperienza di spiri­tualità. E più si vedono i frutti del­lo Spirito nella comunità, più si è fatta 'buona liturgia'».
Si è aperto ieri ad Assisi il convegno dei direttori degli Uffici liturgici diocesani Oltre 200 partecipanti da tutta Italia. Monari: «Farsi strumenti di Cristo per farlo incontrare a tutti nella Parola e nell’Eucaristia»

© Copyright Avvenire, 13 novembre 2007

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Nuovo Lezionario «La Parola di Dio cuore del rito»

Cei, presentati ieri i primi tre volumi Betori: una traduzione più comprensibile

DA ROMA SALVATORE MAZZA

Per la copertina s’è scelto la fe­deltà alla tradizione. Verde scuro, e la riproduzione in o­ro di un’opera di Mimmo Palladino. La novità, ovviamente, è tutta all’in­terno. Con il testo che segue la nuo­va traduzione delle Scritture, per of­frire un testo «più sicuro» e «più coe­rente », e «più adatto ai tempi».
È la nuova edizione del Lezionario liturgico, frutto di un lavoro iniziato nel 2002, del quale la Conferenza e­piscopale italiana ha pubblicato ie­ri i primi tre volumi (per il ciclo do­menicale e festivo delle letture, ri­spettivamente per l’Anno A, B e C). Lavoro nel quale sono stati coinvol­ti, oltre ovviamente a tutti i vescovi, biblisti, liturgisti e anche numerosi artisti, autori delle 87 tavole inedite che corredano il Lezionario.
Nel presentarlo alla stampa, monsi­gnor Giuseppe Betori, segretario ge­nerale della Cei, ha sottolineato co­me questa sia la prima volta che, nel­la Chiesa cattolica, viene pubblica­to un Lezionario con una rinnovata traduzione, dopo la pubblicazione dell’Istruzione Liturgiam authenti­cam, che detta i criteri per la tradu­zione nelle lingue moderne dei testi destinati alla liturgia. «La Nuova Vul­gata – ha affermato il presule riper­correndo il procedimento che ha portato alla nuova edizione – indica il testo e, nello stesso tempo, lascia vedere quali sono i testi critici su cui essa si basa. Su questi testi critici o­riginali, ebraici, aramaici e greci, so­no state rifatte tutte le osservazioni di rinnovamento del testo italiano».
In questo modo, ha aggiunto, «si è cercato di recuperare un’aderenza maggiore al tono e allo stile delle lin­gue originali, orientandosi verso u­na traduzione che fosse sì comuni­cativa e comprensibile, ma anche più letterale».
Il progetto completo, che sarà ulti­mato entro il 2008, prevede la pub­blicazione di altri sei volumi, in due gruppi di tre: i primi dedicati al ciclo feriale (uno per Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua; uno per il Tem­po ordinario Anno I e l’ultimo per il Tempo ordinario Anno II), mentre gli ultimi tre riguarderanno le lettu­re per le celebrazioni delle feste e del­le memorie dei Santi, per le Messe rituali (celebrazione dei Sacramen­ti) e per le Messe ad diversa e votive. Il nuovo Lezionario, tirato in trenta­mila copie, potrà essere usato «dal­la prima domenica d’Avvento di que­st’anno – ha spiegato don Angelo La­meri, direttore dell’Ufficio liturgico della Cei – e sarà obbligatorio dalla prima domenica d’Avvento del 2010».
Certamente, come ha ancora ag­giunto Betori, il senso ultimo di que­sto sforzo d’aggiornamento davvero notevole è di «ricollocare la Parola di Dio al cuore della vita della Chiesa», anche per sottolineare «il valore teo­logico – ha detto monsignor Felice Di Molfetta, presidente della Com­missione episcopale per la liturgia – della proclamazione della Parola di Dio nella liturgia stessa». Un’evolu­zione che, come detto all’inizio, si vuole porre tuttavia anche visiva­mente «in continuità con gli antichi libri liturgici – ha detto ancora Beto­ri – dei quali eredita la preoccupa­zione di presentarsi in una forma no­bile, ben curata, dignitosa arricchi­ta dalle opere del genio umano».
A quest’ultimo riguardo è stato sot­tolineato il contributo che numero­si artisti italiani, «credenti e non», hanno dato al nuovo Lezionario, che una volta completato comprenderà oltre 200 tavole inedite. «Le opere – ha spiegato monsignor Crispino Va­lenziano, liturgista del Pontificio I­stituto Sant’Anselmo – si attengono ai criteri del Concilio Niceno II del 787, secondo cui l’arte liturgica cri­stiana si deve adeguare a quanto è proclamato nella Sacra Scrittura». Tutte le opere, ha messo in eviden­za Betori, sono state «realizzate gra­tuitamente », a riprova di «una ritro­vata sensibilità del mondo dell’arte per la committenza della Chiesa».
Rispondendo infine ad alcune do­mande, il segretario della Cei ha pre­cisato, a riguardo di una presunta 'incoerenza' tra la pubblicazione del Lezionario e il ritorno della Messa in latino, che «i vescovi italiani sono ob­bedienti alla Santa Sede in tutto, sia quando chiede di applicare il Con­cilio Vaticano II e la riforma liturgi­ca, sia quando chiede in spirito di comunione di aprirci alla liturgia precedente».
Quanto al trasferi­mento del vescovo Giancarlo Bre­gantini da Locri a Campobasso, an­cora Betori ha affermato che in esso «non c’è nulla di sospetto», e la «la Chiesa opera con spirito di conti­nuità: Bregantini non è stato un ve­scovo di eccezione, ma espressione di una Chiesa attenta all’uomo, e ha sempre avuto il sostegno della Cei».

© Copyright Avvenire, 13 novembre 2007


Dall’Annunciazione al Padre Nostro 100mila differenze rispetto al vecchio testo

DA ROMA

I cambiamenti? Decine di migliaia, seimila solo dopo l’ultima delle revisioni. Che, in tutto, sono state quindici. In totale, dunque, si possono contare forse «oltre centomila» differenze tra il nuovo e il vecchio Lezionario. Sono state eliminate «forme arcaiche del lessico e della sintassi», ha spiegato monsignor Giuseppe Betori, e si è cercato di ricostruire «un ritmo delle frasi adatto alla proclamazione liturgica ed eventualmente al canto».
Sparisce così il termine 'mammona', «che non ha un significato di fede». E al posto di 'Dio e mammona' adesso c’è: 'Non potete servire Dio e la ricchezza'. «Potevamo aggiungere a 'ricchezza' l’aggettivo 'ingiusta' – ha osservato il segretario della Cei – ma questo lo chiarisce il contesto».
Avrebbe invece «creato confusione» togliere il termine 'ladrone' dal racconto della Passione, che così è rimasto «nonostante che il termine più corretto da usare sarebbe stato 'brigante'». Anche il racconto dell’Annunciazione adesso ha un inizio un po’ diverso: «Entrando da Lei l’Angelo disse: Ti saluto piena di grazia, il Signore è con te», è diventato «Entrando da Lei, l’Angelo disse: Rallegrati piena di grazia». E nel Salmo 8, dove leggevamo: «Hai fatto l’uomo poco meno degli Angeli», ora troviamo «Hai fatto l’uomo poco meno di un Dio». Diverso anche il Padre Nostro: ma, ha avvertito Betori, non cambia la preghiera, che «se cambierà, lo farà solo quando cambierà il Messale». Quello che cambia è il testo di Matteo, 6,9-13, dove non si dice più «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male», ma: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione». Altri cambiamenti li troviamo a proposito dello Spirito Santo, non più definito «Consolatore», ma «Paraclito» (che contiene in sé anche il termine “avvocato”, quindi difensore); o nel libro di Amos, dove i «buontemponi» diventano «dissoluti», mentre i «cembali e timpani» divengono «cimbali e tamburelli». E, ancora, l’esortazione «Andate e ammaestrate tutte le nazioni», è adesso: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli». Betori ha infine fatto notare come, raccogliendo un richiamo di Benedetto XVI (fatto durante l’omelia della messa pro eligendo pontifice, prima del Conclave che lo avrebbe eletto), oggi nella Lettera agli Efesini leggiamo: «Fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» e non la «maturità», com’era invece nel precedente.
(S.M.)

© Copyright Avvenire, 13 novembre 2007

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Oltre centomila variazioni al Lezionario. Un solo voto contrario alla Cei

I vescovi cambiano la liturgia: da «Ave» a «rallegrati Maria»

Nuova traduzione anche per la frase «non ci indurre in tentazione»

di Luigi Accattoli

CITTÀ DEL VATICANO - Le traduzioni - si sa - non sono mai perfette e quando vengono riviste può capitare che in una pagina si vada avanti e in un'altra indietro. Con l'aggiornamento del «Lezionario liturgico» della Cei «mammona » diventa «ricchezza» per avvicinamento alla lingua d'oggi, mentre «consolatore» — detto dello Spirito Santo — torna a essere «paraclito» per aderenza alla lingua originale. Una frase, «Ave Maria», arriva alla terza traduzione: rimasta immutata nella prima versione in italiano era poi diventata «Ti saluto, o piena di grazia » e ora cambia in «rallegrati, o piena di grazia». «Non ci indurre in tentazione» diventa «non abbandonarci alla tentazione ».

L'«orgia dei buontemponi » del libro di Amos diventa «orgia dei dissoluti». Il «mormorio» del capitolo 19 del primo «Libro dei Re» diventa «il sussurro di una brezza leggera». «Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli» diventa «Eppure l'hai fatto poco meno di Dio». I «cembali e i timpani» diventano «cimbali e tamburelli». Il mandato missionario di Cristo «ammaestrate tutte le Nazioni» diventa «fate discepoli tutti i Popoli». Il nuovo «Lezionario liturgico » (il libro che contiene le letture bibliche che si fanno nelle messe) è stato presentato ieri alla stampa dal vescovo Giuseppe Betori segretario della Cei. Potrà essere usato a partire dalla prima domenica di Avvento (2 dicembre) di quest'anno e diventerà obbligatorio dalla prima domenica di Avvento del 2010. Si compone di nove libri e ne sono pronti i primi tre, con le letture del ciclo triennale domenicale e festivo. Ne sono state tirate 30.000 copie e il cofanetto dei tre volumi viene posto in vendita a 150 euro.
I cambiamenti — ha detto Betori — sono «diverse decine di migliaia, forse più di centomila ». Per lo più si tratta della sostituzione di una parola con un'altra, sul tipo degli esempi fatti sopra. Il lavoro di revisione iniziò nel 1988 — in accoglienza a una direttiva della Santa Sede data a tutte le conferenze episcopali — e vi hanno lavorato biblisti, musicisti, liturgisti e linguisti. Il testo dell'intera Bibbia a uso liturgico era pronto nel 2000. Da allora ad oggi vi è stata la complessa supervisione dei vescovi. L'assemblea della Cei ha approvato il lavoro all'unanimità, con un solo voto contrario. Severo quando parla di «valori non negoziabili», il vescovo Betori — che di formazione è un biblista — è apparso elastico in materia filologica: «Non c'è niente di più opinabile di una traduzione e per questo chiediamo un po' di benevolenza nell'accoglienza della traduzione». Il nuovo Lezionario — ha spiegato — vorrebbe coniugare «una maggiore aderenza al tono e allo stile delle lingue originali con una maggiore comprensibilità e comunicativa ».

«Mammona» per esempio— parola di origine aramaica che vuol dire «ricchezza» — è stato ritenuto lontano dall'orecchio dei contemporanei. Ma la sua scomparsa non è poca cosa, se teniamo presente che ricorre in tutti i volgarizzamenti medievali della Scrittura, in Bernardino da Siena e in Michelangelo, per non dire altro e su su in quasi tutte le traduzioni della Bibbia fino ai nostri giorni
«Mammona — ha commentato il vescovo Betori — andava meglio tradotto con "ricchezza ingiusta" perché questo è il senso che ha nel passo in cui la parola risuona in bocca a Gesù», nel detto evangelico: «Non si può servire Dio e mammona» (che ora, appunto, diventa «ricchezza »). «Si è ritenuto — ha aggiunto il segretario della Cei — che "mammona" fosse di ostacolo alla comprensione e si è lasciato al testo nella sua completezza di connotare l'idea dell'ingiustizia». Nei Vangeli della Passione, invece, si è scelto di lasciare «ladrone » anche se sarebbe stato più appropriato «brigante», perché il cambiamento avrebbe potuto generare «confusione ».

© Copyright Corriere della sera, 13 novembre 2007

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La Chiesa riscrive la «tentazione» del Padre Nostro

di Andrea Tornielli

Al «Padre Nostro», nel Vangelo di Matteo, non chiederemo più di «non indurci in tentazione», ma di non «abbandonarci alla tentazione». E Mammona, personificazione della ricchezza ingiusta e idolatrata, è una parola destinata a scomparire dalle letture della messa domenicale: sarà infatti sostituito con il più comprensibile «ricchezza». Ma si precisa anche meglio il concetto di «fede adulta», così caro a certi politici. Sono soltanto alcuni dei cambiamenti contenuti nel nuovo Lezionario (il libro liturgico contenente le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento che vengono annunciate durante le messe) presentato ieri mattina dal Segretario della Cei Giuseppe Betori.
Cambiamenti dovuti a traduzioni più precise o più aggiornate, che modificheranno parole talvolta desuete ma entrate ormai nell’immaginario collettivo dei fedeli. «Sono stati apportati decine di migliaia di cambiamenti - ha detto il vescovo Betori -, forse più di centomila, solo nell’ultimo passaggio ne sono stati apportati seimila.

Oltre alla già citata modifica del «Padre Nostro» (per il momento soltanto nel testo evangelico, e non nella preghiera, ma è possibile che venga adeguata anche quella nel nuovo messale), cambiano anche le parole dell’annuncio dell’angelo a Maria, che invece di dire «Ti saluto, o piena di grazia» dirà «Rallegrati, o piena di grazia». L’«orgia dei buontemponi» (nel libro del profeta Amos), diventa l’«orgia dei dissoluti»; mentre il «mormorio» del vento citato nel capitolo 19 del primo libro dei Re diventa «il sussulto di una brezza leggera».

Nella messa d’inizio del conclave, l’allora cardinale Ratzinger aveva contestato, definendola «un po’ semplificata», la traduzione italiana della lettera di San Paolo agli Efesini, che recitava «nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo». «Più precisamente - aveva detto il futuro Papa - dovremmo, secondo il testo greco, parlare della “misura della pienezza di Cristo”, cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede». La Cei, appena ha potuto, si è adeguata.

«La nuova traduzione delle Sacre Scritture - ha spiegato Betori - è la risposta a una indicazione della Santa Sede di rivedere il testo delle traduzioni per adeguarlo al testo latino, dopo la pubblicazione della nuova versione della Vulgata latina, avvenuta nel 1986. Da quel momento - ha aggiunto il segretario della Cei - le conferenze episcopali di tutto il mondo si sono adeguate a quella nuova edizione. Dal 1988 al 2000, alla Cei, si è creata una commissione composta da biblisti, musicisti, liturgisti ed esperti per rivedere il testo». Con la nuova edizione «si è cercata continuità e uniformità nel vocabolario, ci si è preoccupati di assicurare una buona lingua italiana, evitando forme arcaiche e di adeguarsi alla cultura».

Per quanto riguarda Mammona, la personificazione della ricchezza, Betori ha osservato: «Potevamo aggiungere ricchezza “ingiusta”, ma questo lo chiarisce il contesto».

© Copyright Il Giornale, 13 novembre 2007

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La polemica

Modifiche anche al Padre Nostro nel nuovo lessico Cei

Cambia l´Ave Maria "Era stata tradotta male"

MARCO POLITI

Cambia in chiesa l´Ave Maria, ma rimarrà la stessa sulle labbra dei fedeli. La nuova versione inizierà con un gioioso «Rallegrati, o Maria», quasi una trasposizione verbale di quelle annunciazioni in cui l´Angelo sembra irrompere sulla scena sconvolgendo una Madonna timorosa quanto umile. «Rallegrati» sarà in italiano il saluto primordiale, che mette in moto il Vangelo.
In altre lingue è stato tradotto da tempo. «Hail», dicono gli inglesi. «Sii salutata», suona in tedesco. «Io vi saluto, Maria», annuncia l´angelo Gabriele in francese. Mentre lo spagnolo, più magniloquente, incomincia con «Dios te salve, Maria».
Il passo della preghiera, come migliaia e migliaia di altre espressioni liturgiche, è stato sottoposto dalla Conferenza episcopale italiana ad un attento restyling per rendere il linguaggio dei riti il più possibile familiare al fedele che ascolta (garantendo la massima rispondenza all´originale greco).
Ma sarà così soltanto per le letture che vengono fatte durante la messa.

Per quanto riguarda la preghiera pronunciata dai fedeli, le sue parole non cambieranno. Troppo radicato e misteriosamente sacro è quell´«ave» ripetuto da secoli nel momento del dolore, del bisogno, della speranza contro ogni speranza. Perciò la Cei non ha voluto cambiare nulla.

Invece il Lezionario liturgico - frutto di un lavoro iniziato nel 2002 e che ancora prosegue - è ricco di molti aggiustamenti, che i cattolici più attenti alle sfumature potranno già avvertire dalla prima domenica d´Avvento. E´ stato aggiornato anche il Padre Nostro. Ed è una modifica importante. Là dove la formula tradizionale, dopo l´invito a rimettere i debiti ai debitori come il fedele chiede per sé a Dio, continuava con il celebre «e non ci indurre in tentazione», d´ora in avanti si reciterà: «e non abbandonarci alla tentazione».

La riformulazione ha un significato teologico. E´ pensabile, infatti, si sono chiesti da tempo teologi ed esperti di liturgia, dire a cuor leggero che Dio «induce» alla tentazione e quindi a peccare? Nemmeno il serpente nel paradiso terrestre, a voler spaccare il capello, spinge Eva a prendere il pomo proibito. Si limita soltanto a dire che se Adamo ed Eva ne mangeranno, diventeranno «simili a Dio». Insomma la responsabilità ultima è dell´individuo lasciato nella sua responsabilità dinanzi al bivio tra il bene ed il male. Ed ecco allora la traduzione più misericordiosa (e teologicamente corretta): «e non abbandonarci alla tentazione». Come se il cristiano dinanzi alle sabbie mobili dell´errore, chiedesse l´aiuto del Padre che già guidò con braccio forte gli israeliti dalla schiavitù alla terra promessa.
Sparisce, poi, dalla famosa esortazione all´impossibilità di servire due padroni, l´ormai oscuro termine aramaico «mammona». I fedeli capiranno che dovranno scegliere tra l´idolo della «ricchezza» e Dio. Ricchezza ingiusta, si è affrettato a chiosare il segretario della Cei mons. Betori. E tuttavia i traduttori hanno avuto anche tenerezza per l´eloquio popolare. Forse era più giusto dire «briganti», ma chi potrà sradicare dalla memoria popolare l´immagine dei «ladroni»?
Brigante sarà quello di Pinocchio, ladroni sono e rimarranno quelli - il buono e il cattivo - che fanno compagnia a Cristo sul Golgota. Per non dire che di ladroni sono pieni anche i giorni nostri.

© Copyright Repubblica, 13 novembre 2007

Bellissimo articolo!!! Mi piace, in particolare, il passo in cui Politi commenta il saluto latino "Ave", forse non traducibile in una lingua moderna.
R.


Una revisione che ha alle spalle una storia lunga

TUTTO COMINCIA CON IL CONCILIO

Tutto nasce dalla difficoltà di conservare la sacralità della lingua di testi che veicolano la Parola di Dio senza cadere in indebiti aggiornamenti.

GIOVANNI FILORAMO

E' la prima volta che nella Chiesa Cattolica viene edito un Lezionario dopo la pubblicazione, il 28 marzo del 2001, della Istruzione Liturgiam authenticam, che dettava i criteri per la traduzione nelle lingue moderne dei testi destinati alla liturgia. In effetti, anche in seguito alla pubblicazione della Nova Vulgata – che rimane, in casi di dubbi relativi alla canonicità e alla esatta disposizione del testo, il riferimento obbligato dei traduttori – si è reso necessario rivedere la traduzione attualmente in uso. Il lavoro compiuto intorno al nuovo Lezionario parte da lontano: in realtà può essere visto come il punto d´arrivo e in qualche modo la realizzazione pratica della riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II.
Si conclude un ciclo più che cinquantennale, inaugurato il 4 dicembre 1963 con l´approvazione della Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium. La portata dirompente del documento è stata troppe volte sottolineata per insistervi. Essa tocca tra l´altro il problema dell´inculturazione, con la collegata difficoltà di conservare una unità liturgica nonostante le innumerevoli traduzioni cui i testi, a cominciare dai testi biblici in uso, erano destinati ad andare incontro. Come conservare la sacralità della lingua di testi che veicolano la Parola di Dio rivelata senza cadere in pericolosi anacronismi, in indebiti aggiornamenti e così via? Per non portare che un esempio, come comportarsi di fronte al tradizionale genere grammaticale delle persone della Trinità, tenendo conto del fatto che molte lingue possiedono nomi e pronomi di genere che possono porre problemi nella traduzione di "Spirito santo", mentre altre hanno difficoltà a rendere queste differenze? Che fare poi di sostantivi come "Chiesa"? conservarne sempre e comunque il genere femminile? L´elenco di queste difficoltà è, naturalmente, infinito; esso accompagna la storia ormai millenaria delle traduzioni bibliche.
Certo è che, nel caso di un Lezionario, questi già complicati problemi sono resi più delicati e complessi dalla stessa natura della liturgia. Per non correre il rischio della interpretazione infinita e dunque di cadere nella trappola del relativismo culturale è necessario mettere in atto un´opera sapiente di mediazione non solo linguistica, ma culturale e prima ancora pastorale, che permetta di conservare, anche a livello linguistico, l´unità del rito nella varietà delle sue interpretazioni, adattamenti e traduzioni. Occorre, dunque, conservare il "respiro" profondo non solo dei testi biblici, ma anche del linguaggio liturgico, non perderne l´aura di mistero, nel contempo permettendo di avvicinarvisi. Si può eliminare Mammona, oggi incomprensibile, ma è più difficile eliminare termini come alleluia, amen, Kyrie eleison.

In ogni caso, oggi il credente si trova di fronte a una opzione tipica del pluralismo: la possibilità di accostarsi in modi più efficaci alla lingua liturgica in italiano, nel contempo, potendo, se vuole, rituffarsi nella melodia arcana della messa in latino.

© Copyright Repubblica, 13 novembre 2007

Ottima l'ultima considerazione. Il pluralismo non e', purtroppo, ancora realizzato a causa delle difficolta' di applicazione del motu proprio Summorum Pontificum, ma speriamo che presto si possa parlare piu' serenamente di questo documento realizzando quel pluralismo e quella comunione che il Papa ha voluto donare alla Chiesa universale.
Raffaella