20 maggio 2008

Quelle scuse che Genova non è riuscita a porgere al Papa (Pistacchi)


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Scusa, la parola che il Papa non ha sentito

di Diego Pistacchi

Santità, ci scusi se nessuno le ha chiesto scusa. Due giorni di incontri, di discorsi, di messaggi, di parole dette e stampate. Ma non una parola di scuse.

Non parliamo a nome di tutti, magari per difendere la laicità della soppressione della vita di un bimbo proprio nel luogo dove i bambini fanno a botte con la morte ogni giorno perché, nonostante tutti i motivi che potrebbero avere per arrendersi, loro vogliono vincere. No, abbiamo la presunzione, e i numeri di questi due giorni, per dire che parliamo a nome della maggior parte dei genovesi, dei liguri. Perché la maggior parte dei genovesi e dei liguri non l’ha accolta con insulti e sberleffi. Piuttosto non l’ha accolta, ma non l’ha offesa.

E allora ci scusi per coloro che invece non si sono accontentati di difendere le loro idee, ma hanno cercato di offendere quelle degli altri.

Certo, magari sbagliamo noi, visto che di certe manifestazioni è stata esaltata «la compostezza, persino eccessiva». E noi abbiamo visto bandierine del Pd usate per urlare, con le iniziali P e D maiuscole, la più scontata delle bestemmie. Abbiamo scoperto che la manifestazione del Pride laico di sabato «non era contro gli dei».

E noi abbiamo ritenuto che fosse più che sufficiente (e persino più grave) che gli insulti fossero al singolare, contro uno solo su magliette e volantini. Sempre il giornale che ha omaggiato la città di bandierine bianche e gialle per la visita pastorale ci dice che in corteo c’era «rispetto, nessun insulto né a Ratzinger, né a Bagnasco». Eppure ci ostiniamo a ritenere che un Papa che sui volantini viene ritratto a cavallo di una bomba o paragonato a Josef Fritzl, il mostro che ha tenuto segregata la figlia per 25 anni stuprandola e facendole partorire sette figli, non abbia solo ricevuto «una protesta organizzata e condotta all’insegna della civiltà». È invece vero che dal corteo «non si levava una sola bestemmia». Non una sola, infatti.
E allora ci scusi Santità, per aver accolto con i mugugni per il troppo traffico chi ha voluto fare in Liguria una delle sue primissime visite pastorali nelle diocesi italiane.

E ci scusi se nessuno ha condannato quello che se fosse stato fatto nei confronti di qualsiasi altro Capo di Stato - perché laicamente parlando, un Papa è pur sempre un Capo di Stato - sarebbe stato perseguito come vilipendio o sommerso dalle critiche di ogni tribuna.

E ci scusi se chi esalta i nostri sacerdoti e il nostro clero scegliendo tra loro i suoi più stretti e fidati collaboratori, viene atteso anche da qualche suo sacerdote come un rompiscatole che rischia di far saltare un concerto organizzato in parrocchia o comunque qualcuno per cui non valga la pena perdere qualche ora e la vita di tutti i giorni.

Ci scusi ancora se anziché essere grati al Papa di aver voluto il cardinale di Genova alla presidenza della Cei, cerchiamo ogni occasione per fischiarlo, interpretare le sue parole per scatenargli contro ogni accusa, minacciarlo, farlo girare con la scorta sull’altare. E se lui porge l’altra guancia, non riusciamo neppure a chiedergli scusa.

© Copyright Il Giornale (Genova), 20 maggio 2008

Amen!
R.

2 commenti:

Brunetto Latini ha detto...

Sapete quale è stata la miglior risposta a tutto questo schifo segno di inciviltà fatto di vignette offensive, di bestemmie e turpiloqui da parte di chi si riempie la bocca da mattina a sera di tolleranza, giustizia, pace diritti dei diversi e tanto altro solo per fare effetto su quelle mandrie di cervelli che seguono la massa senza chiedersi il perchè, che valore inestimabile abbia la vita e perchè ci si batte tanto per difenderla? I 5.000 ragazzi stipati in piazza Matteotti, gli oltre 100 mila stipati in piazza della Vittoria per la celebrazione eucaristica, tutti quelli presenti a Savona e non ultimi i bambini del Gaslini di Genova che nel Pontefice hanno visto non solo il Vicario di Cristo in terra, ma, anche un padre premuroso vicino alle loro sofferenze. Allora? Allora anche se i soliti mettendo in evidenza tutta la loro inciviltà hanno dato vita ad una manifestazione che ha rivelato per l'ennesima volta la loro vera faccia, c'è stata la città di Genova che ribellandosi a tanta inciviltà ecoerentemente con la fede, ha saputo dare al Pontefice tutto il calore della propria vicinanza e del proprio sostegno.
Rimane, l'onta della vergogna di aver dato ancora prova di una intolleranza, che va oltre l'immaginazione; serve a ben poco ora dalle colonne di un giornale chiedere scusa.......Le scuse ci devono essere ma ufficiali.
E meno male che non c'è stato il bacio di Giuda!
Vorrei sapere dov'era il governo appena insiediato????????? Al Mare?
VERGOGNA

Carla ha detto...

Non so che cosa si sian o detti Papa Benedetto e Scajola, ma non penso proprio che la loro breve conversazione abbia avuto ad oggetto delle scuse....