22 giugno 2008

Pubblicate le memorie del cardinale Siri: "Pio XII mi voleva Papa" (Galeazzi)


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PUBBLICATE LE MEMORIE DEL CARDINALE

"Pio XII mi voleva Papa"

Le confessioni del conservatore Siri in quattro conclavi vicino all’elezione

GIACOMO GALEAZZI

CITTÀ DEL VATICANO

Pio XII aveva deciso che dovessi essere io il suo successore e mi preparava con lo stesso sistema adoperato da Pio XI nei suoi confronti: affidarmi missioni all’estero. Mi chiese anche di venire a Roma per aiutarlo nel lavoro». Un episcopato è la storia di una chiesa nella città, ma è anche la storia di una città, soprattutto quando è continuativo e costante per quarant’anni come nel caso di Giuseppe Siri a Genova. Se poi il diario inedito del primo presidente della Cei apre squarci segreti (personalissimi ma di straordinario interesse collettivo) sulla grande storia, allora riesce persino a illuminare eventi ecclesiali e a riscrivere le relazioni «sotto traccia» tra le due sponde del Tevere. «Ho tenuto con Gronchi e Segni la carica occulta di ambasciatore tra il Papa e il presidente della Repubblica - rivela-. Andavo dall’uno all’altro, mettevo a posto le cose e nessuno sapeva niente. Così si saltava la Segreteria di Stato e il ministero degli Esteri. Viaggiavo di notte per essere l’indomani a Genova». Siri ha vissuto tutti i momenti cruciali della vita della sua arcidiocesi, dell’Italia e della Chiesa, dal dopoguerra al terrorismo.

Benny Lai e Annamaria Scavo ripercorrono in Giuseppe Siri, le sue immagini, le sue parole (edizioni De Ferrari) il cammino pastorale e umano di una delle personalità cattoliche più rappresentative XX secolo. Folgoranti memorie di un uomo arrivato alla soglia del papato in quattro conclavi senza però riuscire a compiere l’ultimo passo. Durante il viaggio in Russia per conto di Paolo VI annota: «Bisogna capire i sovietici e io li ho capiti da trent’anni. Sono stato io ad iniziare l’"ostpolitik" perché in Urss sanno benissimo che sono il più grande nemico del comunismo ma sanno che le cose le ragiono, le penso. Bisogna essere onesti con tutti». A colpire è la schiettezza del linguaggio («La presente situazione della Chiesa è una delle più gravi della sua storia, perché stavolta non è la persecuzione esteriore a impugnarla, ma la perversione dall’interno», scrive nel post-Concilio), sia lo stile informale («Quando fu eletto un Papa non italiano e proveniente da un paese comunista, i cardinali erano sbalorditi di quanto s’era combinato. Wojtyla è sempre stato un "girandolone". A Cracovia partiva vestito da alpinista, con il sacco a pelo e girava per i monti Tatra due settimane».) E ancora: «I teologi che stimo di più per il passato sono Tommaso e Agostino. Dei viventi quasi nessuno».

Al Concilio custodì «poche idee semplici». Non era contrario per principio ai nuovi problemi, «fatali e inevitabili», a condizione che si rispettasse l’integrità dottrinale e il magistero della Chiesa. «I francesi e i tedeschi hanno partecipato al Vaticano II con aria da patroni. Il sacerdote che ha letto il progetto del collegio tedesco è stato Joseph Ratzinger - rievoca -. Il Concilio fu una lotta tra Orazi e Curiazi. Dalla parte di là preferisco non dirlo, mentre dalla parte di qua: Ottaviani, Browne, Ruffini e io. Paolo VI ha avuto una gran paura che proponessero persino di canonizzare Lutero». Con la coscienza dell’ostilità suscitata: «Sono il membro più diffamato del Sacro Collegio, l’antirispetto umano e attendo l’alba di giorni migliori. L’idea di andare incontro al mondo dolcificandogli e rammollendogli quello che è amaro e duro è una capitolazione, non una furbizia». Quindi, «Maritain filosofo sì, ma non può essere guida per la Chiesa. L’ho detto a Paolo VI che accettava tutto di Maritain».

Strepitosi i ritratti dei Papi. «Quando doveva parlare in pubblico, Pio XII diventava bianco come un lenzuolo». E su Giovanni XXIII: «Sono stato presidente della Cei fin dal suo inizio. Con Roncalli durante gli incontri eravamo seduti vicino per decananza e lui ripeteva sempre: "Io dico quello che dice il cardinale di Genova". Mi voleva bene anche perché a Venezia ebbe una questione economica un po’ grossa da sistemare. Si rivolse a me e io guidai la faccenda della mensa episcopale fino a condurla in porto. Dopo il conclave, quando aveva qualcosa sullo stomaco, aspettava che andassi a Roma». E ancora: «Prima del conclave da cui sarebbe uscito eletto, nessuno pensava a Luciani come Papa».

© Copyright La Stampa, 22 giugno 2008 consultabile online anche qui.

7 commenti:

angelo ha detto...

Forse lo voleva Papa Pio XII ma di certo non lo Spirito Santo.

Anonimo ha detto...

forse lo voleva lo spirito santo ma non i cardinali.
la chiesa sarebbe diversa se siri fosse stato eletto.
peccato.

Anonimo ha detto...

Da credente sono convinto che sia lo Spirito ad agire nell'evoluzione della storia della Chiesa. Se l'elezione di Siri non è avvenuta questo non significa che non sia stato un bravo uomo di Dio. Ma lo Spirito ha seguito altre vie. Marco

mr. hyde ha detto...

ci sono momenti della storia in cui gli uomini di Chiesa sono docili al soffio dello Spirito e altre in cui fanno - come dire? - un po' di resistenza... ma lo Spirito alla fine riesce sempre a farsi largo, anche in mezzo agli intrighi, alle trame e ai venti di dottrina...(intelligenti pauca).

raffaele ha detto...

Mi sembra che a Siri mancasse un po' l'umiltà... Sicuramente è stato un uomo coerente, tutto d'un pezzo, ma incapace di leggere i "segni dei tempi".

don Marco (papabile) ha detto...

Pacelli, ultimo principe di Dio, doveva far posto a qualcosa di nuovo che sicuramente non poteva essere Siri. Pacelli alla fine del suo Pontificato si vedeva troppo spaesato perchè era ormai fuori tempo e forse pensava di imporre anche allo Spirito Santo le sue idee, infatti non voleva consiglieri ma solo esecutori. In quel momento storico è stato un grande uomo ma passato quel periodo lo Spirito ha soffiato nuovamente e diversamente. Poi si sa chi entra papa in conclave ne esce sempre cardinale, e anche ora ce ne sono tanti che aspirano al Sommo Pontificato mentre Benedetto è felicemente regnante. Auguriamoci che il prossimo conclave, fra 100 anni, non si svolga in un periodo in cui la caccia è aperta, altrimenti ha ragione a dire al padreterno: che colpa ne ho io se prima lo scelgono e poi mi invocano?

brustef1 ha detto...

Siamo alle solite: Pio XII era il papa nazifascista, il "principe" certamente non guidato dallo Spirito Santo, ma da Hitler e Mussolini. Siri mancava di umiltà, era retrogrado ecc. ecc. La "sinistra del blog" ripete noiosamente le proprie tesi, roba che si può leggere tutti i giorni sulla stampa che si nutre del gossip vaticano. Tutti "ecumenici", aperti e tolleranti: nella Chiesa c'è spazio per tutti, per i Gallo e per i Farinella, per "don" Sante e per i preti-tronisti, ma per Pio XII e Siri no, vanno rimossi e "silenziati"! L'unico difetto di Siri -ed è il motivo per cui non fu eletto Papa- era la mancanza di diplomazia, peraltro riscontrabile nei più grandi e venerati Santi. Naturalmente tutte queste critiche velate, farcite di ipocrisia clerico-buonista postconciliare, hanno come vero obiettivo Benedetto XVI, che certamente si inserisce nella scia dei grandissimi Pacelli e Siri. Rassegnatevi, lo Spirito Santo non è la vostra coperta personale