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20 novembre 2007

Risarcimento record in Alaska per le vittime dei preti pedofili


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SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

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La rivolta silenziosa (riunioni riservate e telefonate ai siti cattolici) dei vescovi contro il motu proprio Summorum Pontificum

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Messa tridentina: l'intervista integrale di Mons. Ranjith a Fides sul motu proprio "Summorum Pontificum"


La somma, 50 milioni di dollari, è la più alta mai pattuita da un ordine religioso
L'avvocato delle vittime: "I preti problematici venivano confinati in Alaska"

Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi

I gesuiti pagheranno i danni

dal nostro corrispondente MARIO CALABRESI

NEW YORK - La Compagnia di Gesù pagherà 50 milioni di dollari per risarcire 110 eschimesi che subirono abusi sessuali da religiosi gesuiti quando erano bambini o adolescenti, tra il 1961 e il 1987.
Gli scandali nella Chiesa americana continuano a rivelare nuove e inaspettate storie, cominciati nel 2002 a Boston, sembravano dover finire con il grande accordo di quest'estate tra la diocesi di Los Angeles e 508 persone che erano state molestate o stuprate negli ultimi settant'anni.

Ma ora dall'Alaska arriva la notizia che per tre decenni in 15 minuscoli villaggi, tra i più isolati e remoti al mondo, abitati dagli Yupik, che insieme agli Inuit formano il popolo eschimese, si sono ripetute violenze e abusi da parte di una decina di preti e da tre missionari della Compagnia fondata da Ignazio di Loyola.

Da quattro anni erano cominciate le denunce, ma prima del processo si è arrivati ad un'offerta di risarcimento che eviterà il dibattito in tribunale. Secondo l'avvocato degli eschimesi, Ken Roosa, si tratta di una cifra record per un ordine religioso, grazie all'accordo extragiudiziale ogni vittima riceverà oltre mezzo milione di dollari, in cambio nessuno dei gesuiti verrà incriminato e non è richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.

La Compagnia di Gesù, attraverso il padre provinciale dell'Oregon, John Whitney, responsabile per l'Alaska, ha mostrato fastidio per la pubblicità data all'accordo, ha definito l'annuncio prematuro e ha negato che i gesuiti abbiano inviato per anni "in esilio" in Alaska sacerdoti di cui conoscevano le tendenze sessuali, come invece sostengono alcune delle vittime. Lo stato nel nord-ovest del continente americano viene invece definito dai gesuiti come "una delle terre di missione più difficile" e per questo la Compagnia sostiene di inviarvi i missionari più coraggiosi e preparati.

A St. Michael, un'isoletta lunga 15 chilometri che si trova nel Norton Sound, la baia del mare di Bering scoperta dal capitano James Cook nel 1778, il diacono Joseph Lundowski abusò di quasi tutti i bambini di Stebbins e St. Michael, i due minuscoli villaggi abitati da 150 famiglie.

Accusato da 34 persone, che nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute in una minuscola chiesa, dopo il catechismo, durante i bui pomeriggi dell'inverno dell'Alaska, Lundowsky era un gigante con la testa pelata e gli occhi blu, lavorava come diacono per la diocesi anche se i gesuiti hanno negato alcun legame con il loro ordine e ufficialmente non sapevano chi fosse. Lasciò l'isola nel 1975 e ora si è scoperto che è morto una decina di anni fa a Chicago alla Pacific Garden Mission, un ricovero religioso con mensa e dormitorio. La maggior parte dei sacerdoti accusati sono ormai morti e le vittime, scelte nel tempo tra chi aveva tra i cinque e i quindici anni, oggi hanno tra i trenta e i sessant'anni.

In questa causa, come nel caso di Los Angeles, i gesuiti pagano per un mancato controllo e per aver tenuto nascosto per anni lo scandalo, nel 2004 si erano poi aggiunte accuse di aver bruciato e distrutto documenti che dimostravano il comportamento dei religiosi. Tra i sacerdoti sotto accusa il reverendo James Poole, fondatore della radio cattolica del Nord dell'Alaska, che oggi vive in una casa di riposo. Secondo l'accusa i gesuiti sapevano fin dal 1960 che teneva "comportamenti sessuali inappropriati" ma anche quando lo richiamarono a Portland lasciarono che continuasse ad insegnare ai bambini.

L'avvocato delle vittime, da Anchorage dove ha lo studio, racconta che nessuno aveva mai avuto il coraggio di denunciare finché non arrivò notizia dello scandalo che aveva investito la diocesi di Boston, allora a poco a poco emersero storie di disperazione, alcolismo e suicidi. "In alcuni villaggi eschimesi - sostiene Roosa - è difficile trovare un adulto che non sia stato sessualmente abusato. Ma nessuno ha ammesso che i preti problematici venivano confinati in Alaska. Ora per i nostri clienti questo accordo significa che le loro storie di abusi, sempre negate, sono finalmente riconosciute".

© Copyright Repubblica, 20 novembre 2007

Domanda: come mai ci sono tanti risarcimenti in chiave civilistica? Il denaro puo' servire in qualche modo alle presuente vittime, ma rende giustizia ad essi ed eventualmente ai presunti colpevoli?
Come mai gli avvocati di coloro che sono stati abusati tentano sempre di giungere ad accordi extragiudiziali? In questo modo non si sapra' mai la verita' perche' la prova di colpevolezza si perfeziona nel processo penale, non in quello civile e, tanto meno, in via extragiudiziale.
Io sono per il processo penale e non per accordi milionari che lasciano dubbi da una parte e dall'altra. Anche l'accusa nei confronti dei Gesuiti di avere spedito certi sacerdoti in Alaska, quasi in una colonia punitiva, va provata. Non bastano le parole al vento...

Raffaella

21 agosto 2007

Un interessante articolo de "La Stampa" su Chiesa e pedofilia


Vedi anche:

IN EVIDENZA: NUOVO VIDEO SUL PAPA E NUOVO BLOG

Aggiornamento della rassegna stampa del 21 agosto 2007(1)[Intervista del cardinale Bertone]

Rassegna stampa del 21 agosto 2007 [Intervista del cardinale Bertone]

Avvertimenti preventivi sulla rassegna stampa odierna

Eugenia Roccella per Avvenire: ci aspettavamo piu' coraggio da Amnesty

Card. Bertone a Radio Vaticana: ci sono segni visibili, diffusi, dell'attacco del Maligno

Sisma in Peru': il Papa invia 200mila dollari per i soccorsi urgenti alla popolazione

Annunciare la fede senza compromessi: un articolo di Paolo Rodari

In Egitto chi si converte al Cristianesimo rischia la morte

Bagarre politica sulle parole di Bertone e trionfo del doppiopesismo

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Leggiamo questo articolo di Galeazzi...segue mio commento.
R.

Pro e contro il segretario di Stato

Le accuse di molestie ai sacerdoti dividono i cattolici

Bertone: complotto contro la Chiesa

GIACOMO GALEAZZI

Gli scandali sessuali? «Un disegno preciso contro la Chiesa». Domenica al Meeting il cardinale Tarcisio Bertone aveva difeso il «modello educativo» dell’istituto salesiano Valsalice, «fiore all’occhiello di Torino», al centro della bufera giudiziaria per vicende di presunte molestie.
«La chiara fama di questa istituzione viene offuscata e deviata nella sua interpretazione per fatti in corso di accertamento - aveva tuonato il segretario di Stato - tocca alla magistratura stabilire cosa sia veramente accaduto, cancellando fantasie e invenzioni». Ieri, a Radio Vaticana ha precisato il suo intervento: nel modo in cui i media danno notizia dell’inchiesta torinese sulle presunte violenze sessuali a carico di religiosi esiste un «disegno preciso contro la Chiesa». Il più stretto collaboratore di Benedetto XVI, «ex allievo del Valsalice», ha stigmatizzato la «falsificazione ai danni di un istituto con una grande tradizione educativa, descritto come un luogo in cui si commettono chissà quali delitti». Un «esempio di informazione da condannare assolutamente», stigmatizza il cardinale:
«E’ veramente vergognoso e mistificante vedere sempre per settimane, su giornali e tg, l’architettura dell’istituto Valsalice».
Massimo rispetto, comunque, per l’attività di accertamento dei magistrati e nessuna interferenza con l’inchiesta anche nel caso Gelmini, il prete antidroga, accusato di molestie da alcuni ex-ospiti delle sue comunità. «Queste cose devono essere valutate con la massima obiettività e con il rispetto di ogni persona, però anche con l’apprezzamento di istituzioni che hanno fatto tanto bene a persone disagiate e a rischio come quelle di don Gelmini, don Picchi e di tanti altri inventori di solidarietà per i più bisognosi».
Parole che riaccendono il dibattito ecclesiale sulla questione degli scandali sessuali. Non vede una Chiesa «accerchiata o sotto tiro» l’arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari: «Anzi, mi fa più paura una Chiesa troppo tranquilla. La Chiesa è sempre stata nel mondo, ma non del mondo, e quindi non mi sembra che si possa scorgere una specifica persecuzione».
«C’è la tendenza a trasformare le situazioni personali in cose di Chiesa - spiega lo storico cattolico Alberto Melloni - quando nel 2004 Bush gli parlò dell’emergenza-pedofilia nelle diocesi americane, Giovanni Paolo II concluse l’udienza rammaricandosi con don Stanislao di non aver chiesto al presidente Usa quanti fossero i repubblicani pedofili. E’ il prezzo dell’istituzione. Se un prete è pedofilo è un prete, mentre se un repubblicano è pedofilo è un pedofilo».
Il grido d’allarme del cardinale Bertone, perciò, è in linea con la preoccupazione di Wojtyla per il modo in la Chiesa diventa «facile bersaglio mediatico». Anche perché - evidenzia Melloni - «la pedofilia e gli abusi sessuali sono statisticamente appannaggio dei maschi sposati, ben più che dei sacerdoti celibi». Ma protestare può rivelarsi un boomerang per le gerarchie ecclesiastiche: «Se ti bastonano e gridi, fai più rumore che sei stai zitto. E’ una strategia controproducente». Soprattutto nel caso del Valsalice, poiché «si suppone che in un ordine religioso le misure di controllo interno dei superiori debbano essere più efficaci rispetto alle scarse possibilità di sorveglianza dei vescovi sui sacerdoti diocesani».

Per quanto anche nelle diocesi, si potrebbe vigilare di più: «Conosco vescovi che, quando hanno ricevuto la confessione di preti pedofili, li hanno deferiti all’ex Sant’Uffizio e accompagnati personalmente dai carabinieri. Purtroppo non tutti hanno lo stesso coraggio».

Ritiene opportuna, invece, la presa di posizione di Bertone, Luigi Amicone, direttore ciellino della rivista «Tempi». «I toni del cardinale sono duri, ma la sostanza è sacrosanta - afferma -. Seguendo l’esempio della vicenda scatenante negli Usa, vogliono farla pagare anche in Italia alla Chiesa per spillare denaro e per odio ideologico».
E nel «disegno» denunciato da Bertone rientrano «il documentario della Bbc tirato fuori l’indomani del Family day per calunniare Joseph Ratzinger e mentre Blair stava per convertirsi al cattolicesimo». Una campagna di furore anticlericale «rilanciata dai Radicali, da Beppe Grillo e da Michele Santoro malgrado molte accuse fossero già cadute».
Però lo schema seguito negli Usa - prevede Amicone - «non attecchirà in Italia, perché qui manca l’humus anticattolico e la nostra gente conosce i sacerdoti e sa quanto bene fanno». L’albero si riconosce dai frutti - avverte Amicone - e, «se anche 10 anni fa ci fossero state carezzine e bacini, tutto ciò che don Gelmini ha messo in piedi per salvare migliaia di vite ridimensiona debolezze o zone d’ombra».

© Copyright La Stampa, 21 agosto 2007

Questo si' che e' un articolo interessante perche' ci consente di fare qualche riflessione.
Sono d'accordo con Mons. Nunnari. Anche a me fa molta piu' paura una Chiesa "tranquilla, beata, serena, mediaticamente corretta".
Una Chiesa di questo genere non sarebbe in linea con il dettato del Vangelo cosi' come gli ha straordinariamente spiegato il Papa, domenica, all'Angelus.
Rileggiamo le parole di Papa Benedetto: "Chi vuole resistere a questo nemico rimanendo fedele a Dio e al bene deve necessariamente affrontare incomprensioni e qualche volta vere e proprie persecuzioni. Perciò, quanti intendono seguire Gesù e impegnarsi senza compromessi per la verità devono sapere che incontreranno opposizioni e diventeranno, loro malgrado, segno di divisione tra le persone, addirittura all’interno delle loro stesse famiglie".
Comunque ricordo ai signori giornalisti che il cardinale Bertone ha solo esposto un fatto (il pregiudizio dei media) e non ha mai parlato di Chiesa "accerchiata".
Personalmente temo una Chiesa silenziosa che non diventa segno di contraddizione. Benedetto XVI ci insegna a parlare ed a parlare a voce alta, senza timori e senza scendere a compromessi, anche quando cio' significa non godere del favore dei media e dei fautori del politicamente corretto.
Credo che questo sia uno degli insegnamenti piu' importanti e "potenti" di questo Pontificato.
Mi vengono in mente le parole del cardinale Ruini: «Meglio contestati che irrilevanti».
Il rischio di una Chiesa "docile e tranquilla" e' proprio questo: diventare irrilevante e, di riflesso, inascoltata, nel bene e nel male.
Fa bene il cardinale Bertone a precisare il suo pensiero. Per questo non sono d'accordo con Melloni che, ancora una volta, preferirebbe il "silenzio" alla "voce alta".
Ma c'e' un passaggio nell'intervento di Melloni che devo assolutamente sottolineare.
Eccolo: "Per quanto anche nelle diocesi, si potrebbe vigilare di più: Conosco vescovi che, quando hanno ricevuto la confessione di preti pedofili, li hanno deferiti all’ex Sant’Uffizio e accompagnati personalmente dai carabinieri. Purtroppo non tutti hanno lo stesso coraggio".
Melloni sta affermando indirettamente che, se attivato, il Sant'Uffizio, interviene e punisce i preti pedofili. Purtroppo, pero', spesso i vescovi non denunciato i fatti alla Congregazione per la dottrina della fede.
E' una grande affermazione e un bel riconoscimento ai prefetti della congregazione (ora Levada, prima Ratzinger), ma mi sarebbe piaciuto leggere queste parole quando Santoro mando' in onda il famoso video della BBC.
Come mai allora ci fu assoluto silenzio? Come mai Melloni non parlo' allora? A tale proposito rileggiamo: Gli articoli che i vaticanisti non hanno scritto... e Guardate un po' che cosa ho trovato (Gli articoli che i vaticanisti non hanno scritto 2) ).
Pazienza...diciamo che il mio dente avvelenato con i giornaloni inizia proprio da li' :-)
Ormai solo la Rai compra ciecamente i documentari della contestata BBC usando i soldi del canone (a proposito di tasse ed imposte...)
.
Raffaella

16 agosto 2007

La BBC colpisce ancora ma la sparata si rivela un clamoroso boomerang


Vedi anche:

In Germania esce la biografia "Il fratello del Papa", Georg Ratzinger e i Regensburger Domspatzen

La BBC ed i suoi video: il giorno della verita', prima l'Irlanda, ora la Gran Bretagna

No, non è la BBC ma una rete faziosa

Il futuro dell'Europa? Il latino!

Il Teologo Vitielli commenta l'omelia del Santo Padre per l'Assunta

Che sembianze ha assunto, nella storia, il dragone rosso dell'Apocalisse? (omelia "a braccio" per l'Assunta)

Rosa Matteucci: Ratzinger mi piace molto. La dittatura del relativismo e' la lebbra del nostro tempo

I frutti di Ratisbona: inizia un dibattito serio e proficuo

LA LECTIO MAGISTRALIS DI RATISBONA (POST AGGIORNATO!)

Siamo alla svolta? Il Corriere della sera cita il libro del filosofo Glucksmann e definisce la lectio di Ratisbona "scandalosa e storica"

Splendida omelia "a braccio", Angelus commovente (Maria e' sorella, non solo madre) e folla di fedeli per il Papa

Card. Etchegaray: Benedetto XVI ed Alessio II desiderano un incontro nella verita', non uno spettacolo mediatico!

Omelie "a braccio" in onore della Santa Vergine nel giorno dell'Assunta

BENEDETTO XVI: GLI SPECIALI DEL BLOG

Un documento straordinario: il card. Bertone e il prof. Galli della Loggia parlano di Joseph Ratzinger (a cura di Gemma)

Il Papa ed i media: un rapporto difficile...perche'? Alcune riflessioni (di Raffaella)

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Io mi chiedo fino a che punto la BBC sia disposta ad arrivare nel tentativo, riuscitissimo, di perdere ogni credibilita' residua. Oggi, nella guerra mediatica intrapresa dall'emittente inglese contro il Vaticano, si registra un'altra accusa: un computer (pensate: un pc!) del Vaticano ha modificato una voce dell'enciclopedia online Wikipedia. Voi direte: e allora? Infatti! Anche se fosse vero, dove sta il problema? C'e' pero' un piccolo particolare: la BBC non puo' affermare che una data voce sia stata modificata per ordine del Vaticano solo perche' qualcuno ha usato una postazione pc interna. Padre Lombardi (vedi sotto) ha spiegato benissimo che anche privati possono accedere ai pc interni alla Citta' del Vaticano.
Trovo gravissimo che il sito Wikipedia Scanner abbia diffuso i dati degli ip di coloro che modificano le voci dell'enciclopedia. E' una mossa scorretta non giustificabile. Ancora piu' incredibile il presunto scoop della BBC, ma si sa la correttezza non abita piu' nell'emittente inglese
.
Raffaella

Il sito "Scanner" controlla gli Ip che cambiano le schede dell'enciclopedia online
I servizi Usa sbeffeggiano il leader iraniano, la Chiesa riscrive la storia dello Sinn Fein


Wikipedia, anche Cia e Vaticano "ritoccano" le voci scomode
Ma la Santa Sede replica: "Accuse prive di ogni serietà"


ROMA - La Cia e il Vaticano "ritoccano" le voci scomode di Wikipedia, l'enciclopedia online open source. Dato che tutti possono partecipare alla sua srittura, infatti, molti possono approfittarsene cambiando le schede a proprio piacere. A scoprire gli interventi per nulla in linea con lo spirito wikipediano è stato il sito Wikipedia Scanner, utilizzato per monitorare i cambiamenti apportati agli oltre sei milioni di lemmi dagli utenti.

La Cia e Ahmadinejad. Passando "a raggi X" le voci dell'enciclopedia, il sito ha scovato due interventi finiti nella lista nera delle manipolazioni. Usando la rete informatica della Cia, la Central Intelligence Agency statunitense, sono stati aggiunti dei commenti sarcastici alla scheda dedicata al presidente dell'Iran, Mahmoud Ahmadinejad. L'esclamazione "Wahhhhh!", decisamente poco presidenziale, è stata aggiunta prima di un passaggio della campagna elettorale del leader iraniano, che con l'amministrazione Bush e Israele ha rapporti a dir poco tesi.

Il Vaticano e l'Ira. Da un computer del Vaticano, invece, qualcuno ha fatto sparire riferimenti imbarazzanti per la curia dalla scheda di Gerry Adams, guida del partito cattolico nord-irlandese dello Sinn Fein, vale a dire il braccio politico dell'Ira nell'Irlanda del Nord. Sono scomparsi, fa sapere la Bbc, i rimandi ad articoli di giornali pubblicati lo scorso anno, in cui si dava notizia del ritrovamento della impronte digitali dell'uomo politico su un automobile usata nel 1971 per un duplice omicidio.


WIKIPEDIA: VATICANO, ACCUSE PRIVE DI OGNI SERIETA'

Sono "prive di ogni serieta' e di ogni logica" le accuse rivolte alla Santa Sede di aver manipolato una "voce" di Wikipedia, l'enciclopedia di libera consultazione su Internet. Lo afferma il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. "E' assurdo - spiega all'Agi il direttore della Sala Stampa della Santa Sede - anche solo immaginare che una simile iniziativa possa essere stata presa in considerazione".

Per padre Lombardi, "sarebbe bastata una semplice verifica giornalistica per capire che la modifica della voce su Wikipedia non ha nulla a che vedere con la Santa Sede". Secondo la Bbc, "da un computer del Vaticano qualcuno ha fatto sparire riferimenti imbarazzanti per la curia dalla scheda di Gerry Adams, guida del partito cattolico nord-irlandese dello Sinn Fein, vale a dire il braccio politico dell'Ira nell'Irlanda del Nord". Sono scomparsi, fa sapere la Bbc, "i rimandi ad articoli di giornali pubblicati lo scorso anno, in cui si dava notizia del ritrovamento della impronte digitali dell'uomo politico su un automobile usata nel 1971 per un duplice omicidio".

Ma il Vaticano respinge al mittente le accuse e padre Lombardi aggiunge: "e' la tipica notizia da 16 agosto". In Vaticano ci sono almeno piu' di mille persone che hanno accesso ai computer e sono ancora di piu' i visitatori dei Musei, della Biblioteca e dell'Archivio Apostolico che possono ugualmente accedere a internet da una postazione ed e' ovviamente possibile che qualcuno, come persona privata, possa aver avuto accesso a Wikipedia, ma la Santa Sede altrettanto ovviamente non c'entra nulla.

14 agosto 2007

False accuse a preti e suore irlandesi: qualche testimonianza


Vedi anche:

SPECIALE: Il documentario della BBC dice il falso: ecco le prove!

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

Il Papa in Austria: il motto della visita (Guardare Cristo)

Repubblica conferma le indiscrezioni di Gianna Giansoldati

Amnesty attacca il Vaticano ma sbaglia bersaglio

La BBC ed i suoi video: il giorno della verita', prima l'Irlanda, ora la Gran Bretagna

Irlanda: anche la stampa si scusa con i preti e le suore accusati ingiustamente di pedofilia

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Mons. Capovilla: Papa Roncalli rimase colpito da un discorso tenuto dal card. Frings ma scrittto da Joseph Ratzinger

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Messa tridentina: primo "esperimento" a Novara ma il Vicario episcopale "protesta"

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Grazie alla segnalazione di Rosmy pubblichiamo:

SISTERS OF MERCY

Nora Wall, l'ex suora condannata all'ergastolo e poi assolta

Nora Wall, un'anziana ex suora della congregazione delle Sisters of Mercy, detiene un poco invidiabile record. È stata la prima persona nella storia della Repubblica d'Irlanda a essere condannata per lo stupro di una minorenne, la prima a essere condannata all'ergastolo per uno stupro e la prima a essere condannata in un caso di «recovered memories», di ricordi emersi nel corso di una psicoterapia della presunta vittima. Il tutto avvenne nel giugno del 1999, poche settimane dopo la proiezione di un documentario tv in più puntate, di cui fu poi dimostrata la tendenziosità e falsità in innumerevoli passaggi, sulle violenze perpetrate da religiosi - tra cui le Sisters of Mercy - nelle industrial schools e che aveva suscitato un'enorme scalpore. Il verdetto si basava sulla testimonianza di Regina Walsh, una ventunenne che aveva accusato Nora Wall di averla tenuta ferma mentre un suo complice, Pablo McCabe, un pregiudicato con problemi psichici, abusava di lei. Nonostante la testimonianza facesse acqua da molte parti, la Walsh, assieme a una sua testimone, Patrica Phelan, fu creduta. Se non che la stessa Walsh rilasciò un'intervista al quotidiano «The Star» in cui raccontò di altri abusi subiti. Un lettore, che casualmente vide citato il nome della testimone, Patricia Phelan, che in passato lo aveva accusato di surreali abusi sessuali, decise di contattare gli avvocati della Wall e di McCabe. Fu l'inizio della demolizione dell'accusa, che portò poi la stessa Regina Walsh a una piena ritrattazione.
Nora Wall, che era diventata per i media «la suora malvagia», riebbe la libertà. Quasi nessuno le chiese perdono per quello che aveva scritto o detto di lei.

© Copyright Avvenire, 12 agosto 2007


IL FILM «MAGDALENE»

La storia di Kathy O'Beirne è rimasta senza prove

Si intitola Kathy's Story, sottotitolo Un'infanzia infernale nelle Magdalen Laundries, ed è il racconto, tra le altre cose, di 14 anni agghiaccianti trascorsi in uno degli istituti di rieducazione diffamati e allo stesso tempo resi noti dal regista Peter Mullan, con il suo film Magdalene, leone d'oro alla mostra del cinema di Venezia nel 2002. L'autrice è Kathy O'Beirne, una cinquantenne di Dublino e il libro, pubblicato nel 2005, è diventato presto un bestseller sia in Irlanda che in Gran Bretagna, vendendo in pochi mesi 350mila copie.
Una descrizione sconvolgente di violenze subite dalla voce narrante sia ad opera del padre che, successivamente, delle Suore di Nostra Signora della Carità. Un quadro che ha incontrato il favore dei media e un interesse morboso da parte di un pubblico nutrito per anni con simili racconti. Solo che anche in Irlanda sembra valer il detto per cui il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Già nell'estate del 2005 le Suore di Nostra Signora della Carità fecero presente che in nessun loro registro figurava il nome della signora O'Beirne. Nel settembre del 2006, la famiglia della O'Beirne ha tenuto una conferenza stampa a Dublino per smentire il contenuto del libro. Contemporaneamente, tre donne che negli anni '70 risiedevano presso la Sherrard House di Dublino, una casa rifugio per ragazze in difficoltà, hanno testimoniato che la O'Beirne era stata con loro per tre anni, parte del periodo che l'autrice aveva detto di aver trascorso nelle Magdalene Laundries, ricordando poi come costei avesse l'abitudine di registrare in un diario i racconti di varie "ragazze di vita" che andava conoscendo. Il prossimo settembre uscirà infine un libro dal titolo Kathy's real story, che l'autore, Herman Kelly, editorialista del Mail on Sunday, promette essere la pietra tombale su «una colossale mistificazione».

© Copyright Avvenire, 12 agosto 2007

E in Italia?

TORINO

Estorsioni a Torino, «choc culturale»

La Procura subalpina secreta gli atti sui ricatti contro alcuni sacerdoti

Da Torino Marco Bonatti

L'inchiesta sulle estorsioni organizzate da Salvatore Costa, 24 anni, ora detenuto, ai danni di vari preti torinesi, ha esaurito la sua prima fase, portando alla luce un quadro inquietante e doloroso: nel corso degli anni Costa (e forse non solo lui) aveva costruito una vera e propria "rete" di preti che venivano ricattati, a Torino e in altre zone d'Italia, con la minaccia di rivelare presunti rapporti sessuali avuti dai sacerdoti con lo stesso Costa. Quando le notizie di questi fatti sono state diffuse è stato facile, per gli avvocati, trasformare l'immagine delle vittime dei ricatti in quelle di "orchi" corruttori…
Tuttavia, ipotizzando che alcuni dei presunti rapporti tra Costa e alcuni sacerdoti possano essersi verificati quando il giovane Costa era ancora minorenne, la Procura di Torino ha aperto un procedimento in cui sono attualmente indagati don Luciano Alloisio, salesiano, già economo del liceo Valsalice; monsignore Mario Vaudagnotto, responsabile dell'ufficio celebrazioni liturgiche della diocesi di Torino, e don Nino Fiori, collaboratore presso la parrocchia del Duomo. I primi due sacerdoti sono già stati interrogati, mentre si attende il ritorno di don Fiori dall'estero. Nel frattempo la magistratura, proprio per tutelare maggiormente tutti gli indagati, ha deciso di secretare gli atti dell'inchiesta.
La Chiesa torinese aveva preso posizione sulla vicenda fin da martedì scorso, con un breve comunicato (Avvenire dell'8 agosto scorso) in cui, affermando la piena fiducia nel lavoro dei magistrati, esprime «vicinanza di preghiera nei confronti dei sacerdoti chiamati in causa nella speranza che la loro posizione possa essere chiarita al più presto». La diocesi, cioè, non ha niente da nascondere e non intende coprire le responsabilità di nessuno; e anzi prende atto dello "choc culturale" che la notizia di queste indagini ha provocato. In un suo intervento monsignor Giuseppe Pollano, già responsabile della formazione permanente del clero e della pastorale della Cultura della diocesi, afferma fra l'altro: «Quando tali incoerenze (nella vita dei sacerdoti, ndr) si verifichino, uno choc culturale è inevitabile, perché persone e gruppi subiscono disorientamento, delusione, crisi di appartenenza; lo choc si tramuta in dolore per i credenti, in questo caso, mentre provoca acre soddisfazione in tutti coloro che testimoni di Gesù Cristo non ne vorrebbero, e si compiacciono di poterne dunque constatare la debolezza. E spesso lo choc è amplificato, anche al di là dei confini del ragionevole, da un'informazione che grida sì alla ferita, ma poi indugia fin troppo a fotografare il rosso del sangue per il titolo di un giorno o per un minuto di video; e non si ferma, non vuole pensare, corre via in cerca della ferita successiva».

© Copyright Avvenire, 12 agosto 2007

13 agosto 2007

La BBC ed i suoi video: il giorno della verita', prima l'Irlanda, ora la Gran Bretagna


Vedi anche:

SPECIALE: Il documentario della BBC dice il falso: ecco le prove!

No, non è la BBC ma una rete faziosa

Video BBC: no, non è la BBC ma un film

Irlanda: anche la stampa si scusa con i preti e le suore accusati ingiustamente di pedofilia

Il Papa ed i media: un rapporto difficile...perche'? Alcune riflessioni (di Raffaella)

Verso il viaggio del Papa in Austria: il "Risveglio" dei giovani europei

Mons. Capovilla: Papa Roncalli rimase colpito da un discorso tenuto dal card. Frings ma scrittto da Joseph Ratzinger

Il Papa ed i media: un rapporto difficile...perche'?

Messa tridentina: primo "esperimento" a Novara ma il Vicario episcopale "protesta"

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Pedofilia nella Chiesa: un'intervista contraddittoria sulla "tolleranza zero" dei Pontefici

Franca Giansoldati (Il Messaggero): a novembre un nuovo concistoro

"Preti d'assalto": opinioni a confronto

Polemica Ebrei-Papa: il vaticanista John Allen difende il Papa (da Petrus)

Il Papa all'Angelus: sulla Terra siamo tutti di passaggio

Mons. Fisichella: Oriana Fallaci e Papa Benedetto

Luigi Accattoli (Corriere) svela i possibili contenuti dell'enciclica sociale di Benedetto XVI

Pedofilia: al cattolico serio non resta che tifare forte per la partita giocata da Benedetto XVI e dai pochi che lo stanno aiutando

Vittorio Messori: «Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina»

Cari amici, oggi e' il giorno della verita': prima la curatissima inchiesta di "Avvenire" sul clero irlandese, segnalata da Martina, poi la notizia che la Regina Elisabetta II ha deciso di querelare la famosa e una volta autorevole BBC per il falso scoop "dell'arrabbiatura" della sovrana. La BBC e' stata costretta a scusarmi, ma, a quanto sembra, le giustificazioni non bastano a Sua Maesta' che ha deciso di dare una bella lezioncina a chi di dovere.
Peccato che nessuno se la sia presa seriamente con la stessa emittente quando mando' in onda il famigerato video sui preti pedofili.
Forse si puo' offendere il Papa ma non la Regina? Tutto il mondo e' paese ed evidentemente anche in Gran Bretagna vige la regola dei "due pesi e due misure".
Consoliamoci con il fatto che ormai la BBC non e' piu' credibile per la maggioranza degli Inglesi proprio a causa dei falsi scoop e della linea troppo politicamente corretta a senso unico
.
Raffaella


IL CASO

Inutili le scuse della tv per aver alterato un´immagine della sovrana

Elisabetta non perdona querela per lo spot Bbc

DAL NOSTRO INVIATO

LONDRA - Fra la regina e la stampa britannica torna il tempo delle querele. Accadde nel 1993 con il quotidiano Sun. Si ripete oggi con la Bbc, colpevole di aver diffuso in tv una finta crisi d´ira di Elisabetta II. La Corona «ha dato mandato ai suoi legali di intraprendere un´azione legale per il programma della British Broadcasting Corporation che ha distorto la sua figura, suggerendo che abbia cacciato la fotografa dal set in un attacco di rabbia», scriveva ieri il Sunday Telegraph.
L´episodio incriminato - per cui la tv si era già pubblicamente scusata - risale all´inizio di luglio. La Bbc aveva terminato le riprese del documentario su Elisabetta «Un anno con la regina» e si preparava a mandarlo in onda in autunno. Come anticipazione, un mese fa mandò in onda lo spezzone di pochi secondi con la regina che perdeva le staffe. «Non indosso più niente» diceva stizzita Elisabetta sul set fotografico allestito a Buckingham Palace dalla famosa fotografa americana Annie Leibovitz, colpevole di averle chiesto di togliersi la corona per lo scatto. Il trailer della Bbc si chiudeva su un´Elisabetta infuriata che percorreva il corridoio, abbandonando il set. Ma dopo le prime rimostranze della casa reale gli autori ammisero che la regina era stata ripresa nel corridoio mentre arrivava sul set della Leibovitz, non dopo averne preso commiato. E la frase incriminata, ripresa per intero, suonava in maniera più innocente: «Grazie molte, ma non indosso più niente».

Se nel 1993 l´azione legale minacciata nei confronti del Sun riguardava l´anticipazione del discorso di Natale, nel caso della Bbc il problema è più sostanziale, perché tocca l´affidabilità dell´informazione.

Appena quattro giorni fa il canale Itv ha trasmesso un documentario sugli ultimi mesi di vita di un malato di Alzheimer e una pioggia di polemiche si è riversata sul regista, perché la descrizione della morte dell´uomo coincideva in realtà con il subentrare del coma.

La stessa Bbc, alla fine di luglio, era stata travolta dagli scandali dei quiz truccati. Oggi forse la regina deciderà di fermarsi alla minaccia dell´azione legale. Ma sarà molto difficile che la Bbc abbia il coraggio di trasmettere il documentario.
(e.d.)

© Copyright Repubblica, 13 agosto 2007

Eppure una volta la BBC era cosi' "coraggiosa"...si'...quando la "vittima" non minaccia querele!
Raffaella


La regina Elisabetta fa causa alla Bbc: video falso, niente lite con la Leibovitz

di LUIGI OFFEDDU

LONDRA — Buckingham Palace avvia un'«azione legale» contro la Bbc, rea di avere truccato un video della regina Elisabetta per documentare una presunta lite con la fotografa Ann Leibovitz. Elisabetta correva nei corridoi perché in ritardo, non perché arrabbiata.

«Il video su di me è stato truccato» Elisabetta fa causa alla Bbc

Alla regina non bastano le scuse della tv, in forte crisi d'immagine

LONDRA — Alla fine, la Regina mandò gli avvocati. E li mandò nell'altro Palazzo più celebrato e importante del Regno, dopo quello del Parlamento. Non sono bastate le scuse ufficiali, le promesse di correggere il pasticcio. Quello che Sua Maestà aveva detto, ieri ha fatto, su carta intestata dello studio legale Farrer & Co.: Buckingham Palace avvia un'«azione legale», cioè fa causa, contro la Bbc. E molto probabilmente un certo programma salterà per sempre, non andrà mai in onda: non su richiesta ufficiale dello stessa Regina, ma insomma poco ci manca; il che non succede spesso, da queste parti...

Tutto per quella «sola », la bufalaccia ormai nota di qualche giorno fa: perché la Bbc ha truccato le immagini di Elisabetta dipingendola come una vecchia signora arrabbiata, e un po' scomposta, quando arrabbiata non era, e tantomeno scomposta.

Non stava andandosene sbuffando e a grandi falcate per un corridoio, con tanto di insegne dell'Ordine della Giarrettiera e con tanto di paggio che reggeva lo strascico blu, dopo che la fotografa americana Annie Leibovitz le aveva chiesto di posare a testa scoperta: «Maestà, senza la corona starebbe meglio...». Né, stanca e nervosa dopo tanto foto già fatte, aveva sibilato alla screanzata d'Oltreoceano: «Basta, non cambio proprio nulla». Al contrario: camminava così in fretta, Elisabetta II, perché stava arrivando all'appuntamento con l'americana, non andandosene. E avendo qualche secondo di ritardo, voleva evitare una scortesia, non procurarla.
Ma le immagini di prima sono diventate quelle di poi, nel montaggio sono state confuse, tagliate e mal ricucite, forse per incapacità o forse per «malizia da audience ».

Insomma: la Bbc ha mentito. Ha violato le sue stesse regole interne, per altro già calpestate in altre occasioni dei mesi scorsi. E lo ha pure ammesso, chiedendo scusa alla fotografa e alla Regina «per qualunque disagio possa essere nato»; anche se ha parlato di «sfortunato errore». Ma ormai il danno era, è fatto. E il pasticcio sembra solo all'inizio.

Infatti, le immagini bugiarde erano il «promo», l'antipasto promozionale, di «Un anno con la Regina», programma annunciato per l'autunno: e «vi sono seri dubbi che ora veda la luce», come afferma sibillino uno dei produttori.
In Italia sarebbe una causa per diffamazione: qui, in terra di antichi ermellini, potrebbe anche chiamarsi lesa maestà. I giuristi consultati dai giornali confermano che sì, gli estremi per la diffamazione ci sono tutti, anche a considerare Elisabetta una cittadina come tutti gli altri. Ma l'etichetta, e il pudore dei codici, complicano le cose: «Sarebbe inconcepibile pensare che Sua Maestà accetti di farsi coinvolgere in una lite confusa, con richiesta di danni e tutto il resto », ha ammonito un portavoce di Corte. Quindi si va, almeno così pare, per vie parallele: la lettera consegnata dagli avvocati dello studio Farrer alla Bbc, e alla Rdf Media che è la casa produttrice del programma, si impernia sulla violazione del contratto siglato prima delle riprese fra la stessa Rdf, Buckingham Palace e l'emittente televisiva. La tesi: non sono state rispettate la verità, e la
privacy, garantite da quel contratto.

A settembre, l'inchiesta interna della Bbc spiegherà qualcosa di più. Ma intanto, il punto dolente è un altro, la crisi della stessa Bbc.

Dopo i telequiz taroccati, e dopo quest'ultimo pasticcio coronato, sembra sbandare anche il «Trust», la commissione indipendente che dovrebbe vegliare sul rispetto della verità. «I nostri standard morali devono prevalere su tutto, non ci sono scuse per chi dice balle » tuona uno dei documenti interni. Nelle redazioni sono stati avviati «corsi di aggiornamento sulla completezza e correttezza»: cui, però, vari giornalisti si rifiuterebbero indignati di partecipare.
Secondo un'altra fonte interna, «gran parte delle 400.000 ore di trasmissione annuali sono corrette e veritiere». «Gran parte», non tutte: per la Bbc di un tempo, sarebbe già stata una bestemmia.

© Copyright Corriere della sera, 13 agosto 2007

Il troppo stroppia...alla fine!
R.

Irlanda: anche la stampa si scusa con i preti e le suore accusati ingiustamente di pedofilia


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Vittorio Messori: «Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina»

Grazie a Martina possiamo leggere questa interessante inchiesta che smaschera una volta per tutte l'atteggiamento prevenuto nei confronti della Chiesa Cattolica.
Ancora un ringraziamento a Martina e una domanda: perche' solo Avvenire riporta questi dati? Perche' i giornaloni di casa nostra tacciono spudoratamente tentando, invece, di alimentare gli scandali?
:-)
R.

IL FATTO

Provocazioni, ricatti, intimidazioni: c’è di tutto dietro le decine di presunti casi di pedofilia che hanno scosso l’Eire e fatto il vuoto intorno agli imputati. Nel 2002 il governo varò una commissione per risarcire le potenziali vittime: 14mila le richieste arrivate, solo lo 0,4% fu respinto

Preti irlandesi, ora le scuse

Dopo le assoluzioni, anche la stampa cambia registro

A giugno Paul Anderson è stato condannato a 4 anni per calunnia: aveva denunciato Padre X, dell'arcidiocesi di Dublino. Il sacerdote: ringrazio gli agenti che con le indagini mi hanno restituito la vita. E ha chiesto clemenza per il suo accusatore

Le persone che avevano intentato una causa civile contro padre Kinsella, uno dei prelati finiti
nello scandalo della diocesi di Ferns (fu al centro
del contestato documentario della Bbc trasmesso anche in Italia) hanno fatto marcia indietro


Dal Nostro Inviato A Dublino Andrea Galli

C'è chi ha citato in questi giorni l'Irlanda come esempio di Paese europeo che ha affrontato il problema degli abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi. Un'occhiata a quello che è successo nell'Isola di smeraldo, dopo che l'orgia di accuse durata una decina d'anni si va ormai placando, può effettivamente insegnare qualcosa.
Il 7 giugno scorso, Paul Anderson, 34 anni, è stato condannato a quattro anni di carcere per avere accusato Padre X, un sacerdote dell'arcidiocesi di Dublino rimasto anonimo, di aver abusato sessualmente di lui 25 anni fa, durante la preparazione alla prima comunione. Il giudice Patricia Ryan ha spiegato nella lettura della sentenza come Anderson, personaggio segnato da tossicodipendenza, tendenze suicide e debiti personali, avesse costruito racconti infamanti contro Padre X per un fine molto semplice: estorcere quattrini alla Chiesa. «Avrei preferito che mi sparassero in testa, piuttosto che costringere me e la mia famiglia a vivere le sofferenze che abbiamo vissuto», ha detto Padre X, in una testimonianza finale davanti alla corte.
Il sacerdote non ha risparmiato parole taglienti nei confronti dell'Arcidiocesi, che in nome di una malintesa "tolleranza zero" l'aveva costretto ad abbadonare immediatamente qualsiasi attività pastorale, senza aspettare gli accertamenti giudiziari, costringendolo a quattro anni di isolamento gravati dalla vergogna e dal pubblico sospetto: «una reazione da Baia di Guantanamo». Ha voluto ringraziare solamente alcuni agenti di polizia, che con le loro indagini accurate hanno smontato una a una le accuse - «mi hanno restituito la vita» - , ha parlato di una sua maggiore comprensione della Passione di Gesù Cristo, primo sacerdote a essere condannato fra gli sputi e gli oltraggi della folla, e, perdonando Anderson, ha chiesto per lui un gesto di clemenza.
La storia è parsa talmente eclatante che anche la "grande" stampa dal piglio anticlericale, Irish Times in testa, non ha potuto non dare il debito spazio alla vicenda e chiedersi se qualcuno non si sia lasciato prendere la mano sulla questione dei "preti pedofili".
Joe Duffy, popolare conduttore della nazionale RTE Radio 1 e giornalista solitamente acido nei confronti della Chiesa, il 28 giugno ha dedicato un'ora e un quarto di trasmissione alle storie di religiosi falsamente accusati di abusi sessuali, distrutti nell'onore e poi discolpati nell'indifferenza generale. Con una serie di testimonianze strazianti.

A finire nel mirino degli intervenuti in trasmissione, come giorni prima nelle riflessioni amare di alcuni giornali, è stata anche One in Four, l'associazione a sostegno alle vittime di abusi sessuali fondata e diretta da Colm O'Gorman, il militante omosessuale ed esponente politico dei Progressive Democrats, noto anche in Italia per aver partecipato alla puntata di Annozero, Rai 2, su Chiesa e pedofilia. One in Four, che già in passato era stata accusata da più parti di alimentare la caccia alle streghe, negando il problema enorme delle false accuse e delle speculazioni ai danni della Chiesa, è stata colei che aveva assistito e sostenuto lo stesso Anderson nel suo sporgere denuncia.

L'episodio non ha certo giovato alla già scarsa popolarità di O'Gorman, il quale, bocciato alle elezioni di aprile per la Camera dei deputati, non è stato confermato a luglio dal Primo ministro Bertie Ahern nella carica di senatore (carica che in Irlanda è, appunto, di nomina governativa).
Nel frattempo un'altra notizia è passata un po' più in sordina. Pochi giorni dopo la sentenza contro Anderson, le tre persone che avevano intentato una causa civile contro padre John Kinsella, uno dei sacerdoti finiti nel tritacarne dello scandalo della diocesi di Ferns - scandalo fatto scoppiare sempre da Colm O'Gorman e al centro del documentario della BBC proiettato nella puntata di Annozero - hanno pensato bene di ritirare le loro denunce. Anche Padre Kinsella si era proclamato fin dall'inizio totalme nte innocente.
C'è, poi, un caso ancora più recente. Il 19 luglio, a Galway, Petre Zsiga, rumeno, è stato condannato a quattro anni di carcere per estorsione, mentre la moglie irlandese ha ottenuto una sospensione della pena. Costei, entrata in contatto con padre Brendan Lawless, parroco di Portumna, era riuscita a farsi mostrare la canonica e a filmare di nascosto il sacerdote che le mostrava l'abitazione, tra cui la camera da letto. Dopo aver offerto prestazioni sessuali a padre Lawless, debitamente respinte, gli aveva chiesto 14.500 euro, sotto la minaccia di dare alla stampa sia una parte del video che un racconto di molestie sessuali. Il prete, atterrito, aveva pagato. Ma la donna era tornata alla carica sei mesi dopo. Da lì la denuncia, l'arresto dei due, marito e moglie, il processo e la condanna.
Queste storie degli ultimi due mesi rendono l'idea di come un certo clima in Irlanda stia cambiando. Dopo più di dieci anni di accuse contro sacerdoti, religiosi, suore ecc., il fenomeno comincia a essere visto anche dall'opinione publica nella sua dimensione autentica. Che non è quella di un clero sempre senza macchie e attaccato da una legione di assoluti falsari. È piuttosto quella di un cortocircuito generatosi nel tempo, dove casi relativamente poco numerosi di abusi commessi da uomini di Chiesa sono stati enfatizzati e alla fine strumentalizzati per una campagna di denigrazione contro la Chiesa stessa. Campagna che ha dato la stura a ogni tipo di speculazione, falsità, vendetta anche per futili motivi.
Nel 2002 il Governo irlandese, sotto la pressione di una campagna mediatica martellante, ha dato vita al Residential Institutions Redress Board, una commissione incaricata di offrire un risarcimento a tutti coloro che avessero subito abusi in una serie di scuole statali appaltate a ordini religiosi ed entrate nell'occhio del ciclone. In pratica le cosiddette industrial schools e altri istituti simili che avevano ospitato, dalla fine dell'800 agli anni '70, orfani e figli di famiglie disastrate. Nessuna seria prova era richiesta (era, perché la possibilità di fare appello è terminata nel 2005), bastava una testimonianza verosimile. Il risultato non era difficile da prevedere.
Circa 14mila sono le denunce arrivate, di cui solo lo 0,4% è stato respinto. Lo Stato, che deve ancora finire di pagare tutti, si calcola che alla fine avrà di gran lunga superato il miliardo di euro negli esborsi. Immancabili gli "inciuci" del sistema. Pochi giorni fa è nata una polemica quando si è saputo che il Redress Board ha versato 83,5 milioni di euro agli studi legali che avevano assistito i denuncianti, alcuni dei quali messisi dal 2002 in cerca di ex alunni delle industrial schools finiti anche in Nuova Zelanda, Canada o Stati Uniti, per far conoscere loro l'interessante proposta statale.
Nel mentre un ordine tra i più meritori nella storia dell'Irlanda moderna, la Congregazione dei Fratelli Cristiani, a cui furono affidate molte delle scuole infamate, ha visto il 90% dei suoi membri toccati da almeno un'accusa di abusi sessuali. Religiosi, spesso molto anziani, che dopo una vita di generosità e di servizio hanno incontrato la vergogna più atroce. Un destino che non è stato riservato solo ai "soldati semplici": dal 1994 a oggi sei vescovi (per avere una proporzione, in Irlanda le diocesi sono 26) hanno visto il proprio nome infangato con storie di abusi sessuali poi finite in una bolla di sapone.
«Non ci stancheremo di lottare contro queste ingiustizie» dice oggi Florence Horsman Hogan, fondatrice di Let Our Voice Emerge, una delle associazioni che si sono battute contro l'isteria collettiva ai danni della Chiesa Cattolica. Florence, un'infermiera protestante, figlia di una madre schizofrenica e di un padre alcolizzato, è stata cresciuta in una delle industrial schools dirette dalle Sisters of Mercy. Non ha mai dimenticato la carità cristiana che gli ha permesso di farsi una vita, e nel 2002 ha deci so di offrirsi come portavoce delle vittime innocenti di false accuse, soprattutto sacerdoti e suore. A spingerla a nell'arena pubblica è stato però un altro motivo: il racconto di vere vittime di abusi, che si sono sentite strumentalizzate e oltraggiate nel trovarsi a fianco un esercito di truffatori, piccoli balordi e anticlericali ossessivi.

© Copyright Avvenire, 12 agosto 2007

Pedofilia nella Chiesa: un'intervista contraddittoria sulla "tolleranza zero" dei Pontefici


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Vittorio Messori: «Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina»

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Cari amici, pubblichiamo una "stranissima" intervista a Monsignor Giovanni Nicolini che dimostra quanto gravi siano i problemi che il Papa si trova a dover fronteggiare non solo all'esterno ma soprattutto all'interno della Chiesa.
Mi pare che, velatamente, questo prelato voglia suggerire che sotto Papa Wojtyla ci fosse una "tolleranza zero" verso i preti pedofili mentre, ora, con Papa Ratzinger ci sia un atteggiamento piu' prudente
.

QUESTA AFFERMAZIONE E' FALSA E CONTRADDITTORIA!

Mi viene da ridere di gusto perche' solo pochi mesi fa si accusava l'allora cardinale Ratzinger di non avere condannato a sufficienza i preti pedofili (falso!) come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e, ORA, si dice che Papa Wojtyla era fautore della tollerenza zero.
Ma, "benedetti" signori, non vedete la contraddizione? Le regole dell'intransigenza assoluta verso i preti pedofili furono scritte dal cardinale Ratzinger!
Si dia un'occhiata, a tal proposito, all'ampio SPECIALE: Il documentario della BBC dice il falso: ecco le prove! .
Ma che senso ha rilasciare certe interviste?
Quelle stesse norme che servono ad attaccare Papa Ratzinger fanno di Papa Wojtyla il Pontefice della tolleranza zero? Ma stiamo scherzando?
Tagliamo la testa al toro: quando Padre Maciel subi' la condanna?
Si legga "Fine della storia per il fondatore dei Legionari di Cristo".
Chi denuncio' la "sporcizia nella Chiesa" nella Via Crucis del 2005?

Mi chiedo come sia possibile che certi autorevoli Monsignori possano essere cosi' ingiusti nei confronti del Papa regnante.
Leggiamo l'intervista
:


Dalla tolleranza zero di Wojtyla alla prudenza di Ratzinger

‘‘Quel silenzio del Papa sui preti gay”

GIACOMO GALEAZZI

Nella strategia vaticana contro lo scandalo-pedofilia, dal gesto eclatante (“tolleranza zero”) e dalla risposta mediatica-emotiva (“uno sbaglio e sei fuori”) di Giovanni Paolo II, si è passati al riserbo della valutazione caso per caso e al silenzioso studio delle carte di Benedetto XVI». Un silenzio (anche ieri, all’Angelus, il Papa non ha toccato l’argomento) su cui ci s’interroga nella comunità ecclesiale. Monsignor Giovanni Nicolini, 66 anni, fondatore della Comunità di Sammartini, direttore della Caritas ed ex vicario episcopale dell’arcidiocesi di Bologna, ne individua le cause nelle «differenti impostazioni» tra i due pontificati.

Dalla risposta pubblica di Giovanni Paolo II al silenzio di Benedetto XVI...

«Sono due strategie diverse, ma più di tutto serve la misericordia. È pericoloso condannare. Quando nel 2002 arrivò in Vaticano dagli Usa l’uragano-pedofilia, centinaia di sacerdoti furono rimossi per accuse sessuali perché Wojtyla assunse su di sé il peso del clamore e decise che un singolo abuso (ammesso o accertato nel processo) privasse per sempre il sacerdote del ministero ecclesiastico. Fu una risposta forte a un problema doloroso, ma anche la reazione d’istinto a un gioco violento, un terribile ricatto economico. Benedetto XVI sta provando a cambiare rotta, a riflettere un attimo guardando dentro i singoli casi. Pone la necessità di vagliare ogni situazione e di andare alla persona: una correzione di significato alla linea wojtyliana della tolleranza zero. Lo slogan “al primo errore, sei fuori” nasceva da una bufera giudiziaria colossale, insondabile, imprevedibile. Era un argine emotivo, funzionale alla domanda di chiarezza che arrivava dall’esterno. Se Wojtyla avesse taciuto o temporeggiato, avrebbe disorientato i credenti. Alla lunga, però, affrontare in generale la situazione rischia di appiattirne lo spessore morale».

Dal caso Gelmini agli abusi a Torino, ora il fronte caldo è l’Italia?

«Da noi la responsabilità è individuale e non ricade sull’organismo di cui si fa parte. In America le vicende di una persona coinvolgono la struttura e tutto fa capo alle diocesi. Qui perciò non avremo risarcimenti collettivi. In Italia, giuridicamente, per la Chiesa è meno distruttivo: non è tutta la famiglia a dover pagare per uno. Giovanni Paolo II ha dato allo scandalo una forte risposta “erga omnes”, condannando ciò che andava condannato. Ora Benedetto XVI tiene maggior conto delle singole vicende, con pazienza e al riparo dai clamori: aldilà della condanna delle cose gravi e brutte, tutti siamo circondati di debolezza ed esposti nella Chiesa a un contesto non sterilizzato. Ciò non è contro il Vangelo. Pietro sbaglia molte volte, però è ugualmente la roccia su cui Cristo ha fondato la Chiesa».

Non è rischioso il silenzio di Benedetto XVI?

«È il silenzio dello studio delle carte. Il suo predecessore aveva una forza di rappresentatività, un fascino personale, un’ impronta tali che spesso bastava lui ed era la Chiesa. Gli era sufficiente un gesto, come il bigliettino infilato nel Muro del Pianto, per fronteggiare questioni intricate. Benedetto XVI non è un pontefice del gesto, s’interroga su che resta dopo il generico spirito di condanna e trasmette un’indicazione d’attenzione alla persona. È in linea con la nostra tradizione culturale più profonda: si può dare il grande segno, però prima o poi bisogna scendere nella storia concreta delle persone. La preoccupazione di Benedetto XVI per la singolarità delle vicende ricorda la finezza con cui Paolo VI governava le situazioni partendo dall’individuo. Ratzinger e Montini hanno uno stile simile nella cura del singolo, nel piegarsi sulla responsabilità individuale».

© Copyright La Stampa, 13 agosto 2007

Veramente molto "pericolosa" questa intervista che non tiene conto del fatto che i sacerdoti sono stati rimossi dall'allora cardinale Ratzinger (accusato spesso di essere poco garantista) e che, da Papa, Benedetto XVI non si e' mai tirato indietro quando si e' trattato di andare incontro alle vittime.
Certo il Papa non e' tipo da gesti eclatanti (che non hanno senso perche' la responsabilita' penale e' personale e la Chiesa non e' responsabile delle colpe dei singoli) ma evitiamo di parlare di prudenza, termine che potrebbe dare luogo a fraintentimenti di cui, sinceramente, non si sente la necessita'.
Francamente sono molto delusa per la leggerezza con cui certi prelati rilasciano interviste
.
Conservero' gelosamente questa intervista, pronta a spiattellarla non appena qualcuno osera' scrivere che l'epistola "De delictis gravioribus", firmata dall'allora cardinale Ratzinger, mira ad insabbiare i casi di pedofilia ecclesiastica. Uno stesso documento non puo' rendere un Papa (Wojtyla) fautore della tolleranza zero e il suo successore (Ratzinger) prudente.
Coerenza, signori, coerenza! Anche i vaticanisti sanno la verita'...
Raffaella

12 agosto 2007

"Preti d'assalto": opinioni a confronto


Vedi anche:

Polemica Ebrei-Papa: il vaticanista John Allen difende il Papa (da Petrus)

Il Papa all'Angelus: sulla Terra siamo tutti di passaggio

Mons. Fisichella: Oriana Fallaci e Papa Benedetto

Joseph e Oriana, l'incontro di due menti eccelse

Luigi Accattoli (Corriere) svela i possibili contenuti dell'enciclica sociale di Benedetto XVI

Messa tridentina: Rito Romano tradizionale e Primato di Pietro (da Radici Cristiane)

Pedofilia: al cattolico serio non resta che tifare forte per la partita giocata da Benedetto XVI e dai pochi che lo stanno aiutando

Vittorio Messori: «Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina»

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Benedetto, il "parafulmine" (di Raffaella)

Cari amici, come al solito, non entriamo nel merito del lavoro della magistratura, ma trovo interessanti questi due articoli.
R.

PRETI CONTRO

UNA GUERRA POCO SANTA

Lorenzo Mondo

Don Gelmini e gli altri. La vicenda che ha portato alla ribalta il fondatore della comunità Incontro resta aperta e per vederci chiaro occorre attendere il responso della magistratura. Per adesso, egli è colpevole soltanto di un’autodifesa bislacca che lo ha portato a ipotizzare complotti ai suoi danni da parte di una «lobby ebraico-radical-chic». Non hanno complottato, ma non gli hanno risparmiato stilettate, alcuni sacerdoti impegnati come lui nel recupero dei tossicodipendenti. Ci si sarebbe aspettati da questi altri preti d’assalto - in un momento così difficile per don Pierino, accusato da cinque ragazzi di abusi sessuali - che manifestassero nei suoi riguardi una maggiore cautela e, se la parola non suona desueta per uomini di Chiesa, più carità. Confesso che ho letto con un sobbalzo le dichiarazioni di don Ciotti secondo cui bisognava esprimere solidarietà al confratello «senza trascurare quella per le vittime». Sicché, elevando preventivamente a vittime gli accusatori, la presunzione d’innocenza dovuta all’indagato si capovolgeva in presunzione di colpevolezza. Prendiamo ancora don Mazzi, il vispo prete che abbiamo visto ospite fisso a Domenica In. Ha raccontato che anni fa uno dei cinque gli aveva confidato di avere subito violenza ad Amelia, nella comunità di Gelmini. Non contento di informare i magistrati, don Mazzi ne ha parlato con un giornalista, manifestando, anche qui, una speciale sollecitudine per i problemi psicologici della «vittima». Le mezze rettifiche, le resipiscenze di poi, non mutano la sostanza di un atteggiamento che si risolve in freddezza nei confronti di don Gelmini.
Sembra affiorare nell’universo delle comunità una non edificante guerra di preti, dovuta a un sentimento di rivalità, quasi di concorrenzialità, come se mancassero, Dio mio, «clienti» per tutti. Inducono alla contrapposizione le diverse «filosofie» sul recupero dei drogati (anche se nessuno può cedere onestamente al trionfalismo), la tutela dell’uno o dell’altro schieramento politico, perfino l’uso degli strumenti mediatici. Mentre, a lume di buonsenso, dovrebbero coltivare il proprio orto, compiacendosi con pudore dei risultati propri e altrui. Certo, l’improbo lavoro al quale attendono si avvantaggerebbe se, ciascuno per la sua parte, rinunciasse a esibirsi con politici e ballerine.

© Copyright La Stampa, 12 agosto 2007


Quei preti di strada vittime del loro coraggio

di Massimo Introvigne

Non passa ormai giorno senza che qualche quotidiano sbatta un prete accusato di abusi sessuali in prima pagina. Don Gelmini è il nome più illustre. Torino sembra la città più colpita, ma non è certo l’unica.

Qualche anno fa i sociologi della religione prevedevano nelle società industriali avanzate una progressiva scomparsa della religione, cui sarebbe rimasto il compito - rifiutato da tutte le altre agenzie sociali - di occuparsi dei soggetti marginali «lasciati indietro» dall’economia globalizzata. Che la religione stesse per sparire, come oggi sappiamo, non era vero. Ma i teorici della secolarizzazione avevano in gran parte ragione - non totalmente, perché ci sono anche benemeriti volontari non religiosi - quando sostenevano che sarebbe arrivato il giorno in cui di questo nuovo sottoproletariato si sarebbero occupate «quasi» solo le istituzioni religiose. In Italia a raccogliere drogati, piccoli delinquenti e ragazzini che fanno commercio del loro corpo in strade come via Cavalli a Torino si trovano in effetti quasi solo preti, suore e volontari cattolici. Chi conosce veramente questo mondo non si fa nessuna illusione. I giovani che delinquono e si prostituiscono non sono tutti ansiosi di convertirsi. Il presidente di una delle più importanti associazioni di volontariato italiano mi raccontava che i minorenni drogati che raccoglie e porta a casa tutte le sere in maggioranza lo ringraziano scappando al mattino e portando via tutto quello che sono riusciti a rubare.

Eppure centinaia di volontari cattolici continuano a raccogliere baby delinquenti, certo dopo avere preso qualche ragionevole precauzione: perché questo insegna il Vangelo, e perché ogni tanto qualcuno per davvero si salva. Ma tutto è tremendamente difficile, specie quando entra in gioco la droga, le cui vittime non solo diventano bugiardi patologici ma sono disposte a qualunque cosa per i soldi necessari a procurarsi una dose. I drogati e altri marginali chiedono, continuamente e senza ritegno.

Quando non ottengono minacciano, pronti a mordere la mano che li ha nutriti, o ricattano. Oggi hanno capito che ricattare con la minaccia di accusare i loro benefattori di avances sessuali funziona. Certo, il ricatto riesce perché fra tanti sacerdoti e volontari eroici c’è davvero qualche pecora nera.

Ma riesce oggi più di ieri perché - suggestionati dall’esempio americano - molti avvocati, giornalisti e giudici, spesso già maldisposti verso la religione, si lanciano su ogni caso di questo genere come squali.

Il rischio è che, come sta avvenendo in qualche diocesi americana, sacerdoti e suore finiscano per rinunciare alla dura missione di andare a cercare e accogliere drogati e marginali minorenni, perché troppo forte è il rischio che a qualcuno di questi piccoli delinquenti venga in mente di tentare un ricatto basato su fantasie di abusi sessuali. Si dirà che alcuni accusati sono forse colpevoli. È vero: ma la dinamica sociale da cui nascono questi ricatti dovrebbe indurre giornalisti e giudici a usare particolare cautela e riservatezza. Quando invece per ragioni ideologiche si aprono stagioni di caccia al prete si rischia che un enorme patrimonio di carità e di solidarietà vada perduto.

© Copyright Il Giornale, 12 agosto 2007

11 agosto 2007

Pedofilia: al cattolico serio non resta che tifare forte per la partita giocata da Benedetto XVI e dai pochi che lo stanno aiutando


Vedi anche:

CHIESA E PEDOFILIA: LA TOLLERANZA ZERO DI PAPA BENEDETTO XVI: I VIAGGI NEGLI USA ED IN AUSTRALIA ED I SINGOLI PROVVEDIMENTI

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Cari amici, come sapete, la "politica" del blog e' quella di non dare spazio alle polemiche che riguardano le indagini su Don Gelmini, su alcuni sacerdoti torinesi e sulle polemiche, orrende, che alcuni sacerdoti (in particolare certi responsabili di comunita' di recupero per tossicodipendenti) sono riusciti a scatenare sui media come semplici "veline" in lotta fra loro. Tuttavia penso sia importante leggere questo editoriale di Filippo Di Giacomo per "La Stampa" che tocca varie tematiche su cui tutti siamo chiamati a riflettere.
Ringrazio Di Giacomo per le sue parole su Papa Benedetto che tanto si sta spendendo, fra mille difficolta', quasi sempre interne alla Chiesa, per risolvere i tanti problemi troppo a lungo trascurati.
Vorrei invitare tutti a pregare per il Santo Padre
.
Raffaella

LA CHIESA SENZA PASTORI

Filippo Di Giacomo

Nessuno deve essere considerato colpevole prima di una sentenza passata in giudicato, insegna la nostra Costituzione. E le vicende che coinvolgono sacerdoti a Terni e a Torino sembrano fatte per ricordarci, come ogni volta che le forche mediatiche iniziano di nuovo a penzolare dai teleschermi, che è per vera profezia sociale che la legge ci impone di chiamare «giustizia» solo gli atti e le sentenze dei giudici. E ai magistrati bisogna sempre affidarsi, come ha detto don Luigi Ciotti, per vedere rispettati i diritti di tutte le parti in causa, degli accusati e degli accusatori.
Sui giudici di Terni che lo hanno interrogato, don Pierino Gelmini ha fatto correre il sospetto di anticlericalismo. E sui magistrati che in molti Paesi hanno dovuto dirimere sui guasti esistenziali causati da un gruppuscolo di pedofili con la tonaca, lasciati liberi di infierire per anni e a volte persino cooptati per alte responsabilità, ha lanciato l’accusa di congrega radical-massonica-filoebraica.
Su questa esilarante interpretazione della libertà di parola e della libertà della Chiesa, il cattolico normale, dopo aver smaltito la sua sacrosanta rabbia, ha cristianamente riflettuto. Partendo da un sano esame di coscienza, così come insegna il catechismo. Da questa pia pratica, nascono diverse domande.

La prima: a quale Chiesa appartengono i preti che in questi giorni si sono dati persino dell’imbecille sui giornali? Nella struttura dell’agire ecclesiale, un battezzato, anche quando è un ministro ordinato, interagisce con una comunità, ha una guida, un pastore, qualcuno che lo consiglia e lo indirizza. E, se necessario, gli fa anche da superiore. La Chiesa «fai da te» non esiste. Erano tutti impegnati altrove i superiori dei sacerdoti che urlano e piangono, in questi giorni, con i giornalisti? Don Gelmini, salvo errore, è stato ordinato sacerdote nella Chiesa cattolica latina. Da anni, lo vediamo con gli abiti del corepiscopo (l’equivalente del nostro monsignore) della Chiesa greco-melchita. Ama apparire sull’altare, per celebrare la messa secondo il rito latino, con la corona, il bastone e la croce pettorale. Spesso, sull’altare, vescovi e cardinali gli fanno da accompagnatori. Nessuno di questi sa che un prete cattolico-latino non può essere un dignitario di un altro rito? Quando è in clergymen, ha la croce pettorale come i nostri vescovi latini: tra i tanti prelati suoi amici, nessuno sa che il Codice di diritto canonico proibisce, e punisce, il chierico che esibisce i segni di una dignità ecclesiastica che non possiede?
Un suo assistente, battezzato cattolico latino, ha persino annunciato che sta per essere ordinato diacono secondo il rito greco-melchita, probabilmente sotto la guida di don Gelmini: tra i tanti frequentatori delle Comunità Incontro, nessun canonista ha mai avuto modo di dirgli che questo non è permesso dal Codice di diritto canonico? Essendo sacerdote, e qualunque sia lo status giuridico delle sue comunità, ogni opera fondata da don Gelmini è sottoposta al controllo dell’autorità ecclesiastica locale. Oltretutto, senza la sua autorizzazione don Gelmini non potrebbe celebrare né messa né sacramenti all’interno dei suoi centri.

Quanti parroci, quanti vescovi hanno esercitato il loro diritto-dovere di visita? E se hanno visitate le sue case, trovandovi solo cose ottime, perché ora tacciono?

Nella stanza di uno degli indagati di Torino sono stati trovati dei fogli di carta che dimostrano che il taglieggio subito durava da mesi e mesi: un calvario esistenziale facilmente immaginabile. Vissuto in disperata, e spaventata, solitudine. Mentre questo accadeva, nessun confratello aveva occhi per vedere, orecchie per sentire e un po’ di fiato, mettendosi a fianco di chi era in difficoltà, per lanciare almeno due improperi contro il ricattatore?

Mentre le risposte tardano, al cattolico serio non resta che tifare forte per la partita giocata da Benedetto XVI e dai pochi che, a quanto si dice, lo stanno sinceramente aiutando. Con fatica, papa Ratzinger sta riuscendo a far giungere all’episcopato «umili lavoratori nella vigna del Signore», secondo la visione pastorale da lui desiderata per l’episcopato cattolico. Ancora un paio d’anni, e anche l’Italia riavrà pastori costruttori di comunità. Nel frattempo, speriamo che la nottata non sia troppo buia.

© Copyright La Stampa, 11 agosto 2007

Leggiamo anche l'articolo di Angelo Custode che, a questo punto, credo abbia ragione:

Voci incontrollate di pressioni sul Papa: chi fa pressing? La curia, la stampa o entrambe?

Vittorio Messori: «Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina»


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SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Polemica Ebrei-Papa: finalmente parla un uomo saggio (Massimo Introvigne)

(nella foto l'allora cardinale Ratzinger con Vittorio Messori)

Pubblichiamo questa bellissima intervista di Giacomo Galeazzi a Vittorio Messori. Seguira' il mio commento.
Raffaella

Intervista

Vittorio Messori

“Il problema? Troppi gay nei seminari”

GIACOMO GALEAZZI

ROMA

Vittorio Messori, lei è coautore di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger: qual è, da ascoltato frequentatore dei Sacri Palazzi, la sua idea sugli scandali sessuali nella Chiesa dopo gli ultimi casi giudiziari di don Gelmini e dei sacerdoti ricattati a Torino?

«Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Se fosse così per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora? La Chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme. Queste storie sono il riconoscimento della debolezza umana che fa parte della grandezza del Vangelo. Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori. E’ il realismo della Chiesa: c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana, chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia d’età?»

La Chiesa non controlla più i sacerdoti?

«Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina. Ci si scandalizza del sacerdote molestatore, poi però il vescovo diventa un odioso despota se nega l’ingresso in seminario ad un gay. Ci si indigna dei peccati dei sacerdoti ma se l’autorità ecclesiastica cerca di imporre le regole scoppia il finimondo e si grida alla repressione, all’autoritarismo, alla discriminazione. Casi come quelli esplosi in questi giorni, la Chiesa li ha sempre ricondotti sotto il proprio controllo. Ma oggi il “vietato vietare” le proibisce di esigere disciplina al suo interno.

La Chiesa ha sempre saputo che seminari e monasteri attirano omosessuali. Prima era molto attenta a porre barriere all’ingresso e a sorvegliare la formazione. Chi dimostrava tendenze gay veniva messo fuori. Poi il no alla discriminazione ha permesso l’ingresso in forze degli omosessuali e ora la Chiesa paga quell’imprudenza».

I suoi sostenitori definiscono don Gelmini un «santo»

«Non entro nel caso giudiziario, però è indubbio che nella storia della Chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la santità. Sono legato al segreto richiesto dai Postulatori, ma potrei fare nomi celebri. Il fondatore di molte istituzioni caritative in Europa è stato proclamato Beato nonostante le turbe sessuali che per un istinto incoercibile lo spingevano a compiere atti osceni in luogo pubblico. Non mi scandalizzo, penso ai drammi umani che ci sono dietro. San Giovanni Calabria era un benefattore dell’umanità, ma è stato sottoposto a sette elettroshock: da psicopatico grave, da manicomio».

Perché scoppiano adesso questi scandali?

«In America è stata assolta la maggior parte delle diocesi che invece di patteggiare hanno tenuto duro e sono arrivate in giudizio. Però è innegabile che oggi nella Chiesa la castità fa problema. Sul piano umano è disumana. Si resta casti solo se si ha fede salda, fiducia nella vita eterna. Il deficit non organizzativo, ma di fede. E non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico perché l’80% sono casi gay. Deviazioni sessuali di preti che mettono le mani addosso agli uomini e ai ragazzini. La caduta della fede e la rivoluzione sessuale accrescono il problema. Chi è causa del suo mal pianga se stesso: sono stati eliminati i controlli per ammettere in seminario pure gli effeminati il cui sogno era stare in mezzo agli uomini».

Le comunità antidroga sono terra di nessuno?

«La Chiesa deve tappare i buchi della società laica. I preti antidroga nessuno li controlla, sfuggono alla sorveglianza dei vescovi e dei superiori perché diventano superstar, con i rispettivi supporter politici. E così c’è lo schieramento dei buoni samaritani di destra e di quelli di sinistra, don Ciotti contro don Gelmini. I preti di Torino sono finiti nella rete dell’estorsione perché si è inventato il concetto ipocrita di pedofilia. Così un ricattatore senza arte né parte campa con la minaccia di far esplodere uno scandalo. Una volta ricattavano i notai con l’amante, oggi la categoria più esposta è il prete gay».

Un business, come dice Bertone?

«Sì. Negli Usa gli avvocati mettono cartelli per strada: “Vuoi diventare milionario? Manda tuo figlio un anno in seminario e poi passa da noi”. Le diocesi sono facilmente ricattabili, preferiscono pagare anche se innocenti. Temono un danno d’immagine.

E l’inquinamento riguarda anche noi. Il politicamente corretto sta prendendo campo anche nel cattolicesimo italiano. E i risultati si vedono, purtroppo».

© Copyright La Stampa, 11 agosto 2007

Come sempre, dobbiamo ringraziare Vittorio Messori per la lucidita' e l'intelligenza che nulla hanno a che vedere con il politicamente corretto di certi giornalisti ed intellettuali.
Vorrei, pero', aggiungere che Papa Benedetto XVI e' ben cosciente del problema. Non a caso ha approvato in forma specifica l' Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri.
Il Papa ha approvato l'istruzione il 31 agosto 2005, pochissimi mesi dopo l'elezione a Pontefice.
Anche in quel caso, come sempre e comunque, Benedetto XVI e' stato criticato, offeso e denigrato in nome del politicamente e religiosamente corretto.
Dobbiamo solo ringraziare il Papa per essersi messo immediatamente al lavoro per risolvere la piaga della pedofilia.
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Raffaella