29 agosto 2007

Ma quali privilegi? Le mense della Caritas non sono ristoranti!


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MA LE MENSE DELLA CARITAS NON SONO RISTORANTI...

Strano Paese l’Italia. Stiamo in fondo alla fila in Europa per virtuosismo fiscale, nel senso che chi è bravo (o furbo) cerca di non cedere un euro allo Stato. Strano Paese l’Italia, che esulta per un tesoretto dopo l’altro e s’appiccica al petto una medaglia ogni volta che le casse dello Stato s’impinguano di soldi di evasori pentiti o smascherati. Dovrebbe essere normale che tutti paghino le tasse, se questo fosse un Paese normale. Ma così non è. E allora fiato alle trombe! C’è un Valentino Rossi, campione di motocicletta, a cui il fisco un giorno fa due conti in tasca. Lui s’adombra e lo ritiene uno schiaffo. Manda una cassetta preregistrata alla tivù con la propria autodifesa di poveraccio emigrato all’estero, e quasi nessuno s’indigna. C’è un sottosegretario all’Economia, Paolo Cento, verde e radicale, che affibbia la colpa dell’evasione alla Chiesa e anche in questo caso quasi nessuno s’indigna.
Strano Paese l’Italia. Quando molti arrancano sulla stretta via che insegue furbetti di varia natura, ecco profilarsi all’orizzonte la madre di tutti i guai fiscali: la Chiesa cattolica! Gode di privilegi enormi, che vanno sbaragliati. Possiede immensi beni e benefici, che vanno, naturalmente tassati. E dunque non può atteggiarsi a paladina della lotta all’evasione, spiegando che le tasse vanno pagate. Insomma: da quel pulpito non può venire la predica.Il sottosegretario Paolo Cento ha decretato la scorsa settimana che se le cose in Italia vanno male dal punto di vista fiscale, la colpa è anche della Chiesa che non paga "giuste tasse" e che <>. Ma non ha spiegato di quali privilegi si tratterebbe e ha fatto una gran confusione tra Chiesa italiana e Santa Sede.

Intanto sgombriamo il campo dall’equivoco: la Santa Sede non c’entra nulla, perché si tratta di uno Stato sovrano, riconosciuto da centinaia di Governi di tutto il mondo, compreso quello italiano, con il quale esiste un Concordato che regola reciproche questioni. Resta la Chiesa italiana. Con essa lo Stato italiano ha stipulato un’Intesa, approvata dal Parlamento, che prevede anche un regime fiscale.

La destinazione dell’8 per mille alla Chiesa cattolica e alle altre Chiese, che hanno sottoscritto lo stesso patto, essendo l’Italia un Paese democratico che considera un sommo bene la libertà religiosa, non è un privilegio, ma un atto di esercizio democratico a disposizione dei cittadini. Cioè si può dare o non dare, o dare alla Chiesa cattolica o ad altre confessioni religiose.
Naturalmente si può discutere se l’8 per mille sia tanto o poco. Per il resto il patto prevede che le attività economiche della Chiesa italiana siano tassate al pari degli altri contribuenti. Lo dicono le Intese tra Governo e Chiesa cattolica. Se Cento non ci crede vada a rileggersi le carte.

S’affaccia di nuovo la questione dell’Ici. E anche qui Cento fa pasticci. La Chiesa non la paga solo per gli immobili, dove si fa un’attività sociale e non commerciale. Forse Cento pensa che le mense della Caritas facciano concorrenza ai ristoranti? Qualche anno fa per evitare equivoci la Conferenza episcopale ha obbligato i parroci a non offrire i campanili delle chiese alle società telefoniche per piazzarci antenne: sarebbe risultato un uso economico improprio di un edificio destinato al culto, sottoposto a regime fiscale speciale.

Sicuramente Cento conosce tutte le carte. Ma allora perché parla? (Che dice di queste "sortite" il Presidente del Consiglio?).

L’impressione è che la sinistra verde e radicale, in un momento di difficoltà, intenda lucrare consenso a spese della Chiesa. Il dibattito politico si concentra oggi sul Partito democratico, da cui si sono autoesclusi. Allora bisogna trovare un modo per calcare la scena.

Riproporre la tassazione dei beni ecclesiastici, vecchia idea di "rapina" già praticata dai Giacobini, dai Borboni e dai Piemontesi massoni, con la legge della "manomorta" (7,20 per cento sulla rendita dei beni ecclesiastici e 0,90 per cento sulla carità), voluta dal conte Cavour e abolita solo da De Gasperi, non fa onore all’intelligenza di un sottosegretario di Stato all’Economia, né al Governo che rappresenta.

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I religiosi assistono i deboli. È assurdo che paghino l'Ici

di FRANCESCO FORTE

La procedura informale della Commissione europea di infrazione contro il governo italiano per presunti benefici distorsivi della concorrenza della Chiesa Cattolica, nell'Ici, chiaramente, nasce dal fatto che nei giorni scorsi autorevoli esponenti del governo hanno sollevato questo problema chiedendo che la Chiesa paghi l'Ici su tutti i suoi immobili. Senza queste prese di posizione di membri del governo, la Commissione europea non avrebbe potuto iniziare una indagine così assurda. L'esonero contro cui la sinistra di questo governo di sinistra è scesa in campo, nel suo furore giustizialista (e di vecchio stampo anticlericale) e su cui ora la Commissione di Bruxelles indaga, è stato introdotto da Berlusconi nella sulla ultima finanziaria, quella per il 2006, varata alla fine del 2005.

Esso non è un privilegio per la Chiesa Cattolica, come erroneamente si afferma, in quanto riguarda gli edifici di ogni religione, che siano devoluti ad attività di culto o non di culto. E semmai, dunque, è un privilegio anche per religioni come quella musulmana. Ma i membri del nostro governo hanno protestato per il privilegio del Vaticano, non per quello di altre Chiese.

O non conoscono il diritto tributario oppure hanno una preferenza per le altre religioni, nonostante l'Italia abbia un concordato con la Chiesa cattolica, che è stato rinnovato (orrore) da Bettino Craxi, presidente del Consiglio, negli anni '80, in attuazione di una norma costituzionale. Ma si obbietta che qui il concordato di Craxi non c'entra, in quanto l'esonero che esso dà riguarda le attività religiose, mentre si sostiene che è ingiusto che l'esonero sia stato esteso da Berlusconi (altro notorio "nemico del popolo") anche alle cosiddette attività commerciali della Chiesa. Senonché le attività cosiddette commerciali che sono state esonerate da quella legge finanziaria sono le attività con finalità sociali, di istruzione, assistenza, sanità e simili, che la Chiesa Cattolica (e altre Chiese) svolgono a fianco e a completamento di quelle religiose, spesso avvalendosi del personale religioso. E ciò essenzialmente (e salvo deviazioni da colpire in casi singoli) per i dettami che inducono ad aiutare la gente, non solo ad andare in paradiso, ma anche a sopravvivere e campare come persone umane e non come bruti su questa terra. Chi abbia un minimo di cognizioni di diritto canonico sa che una scuola o un istituto per anziani della Chiesa cattolica, anche se è ufficialmente catalogato, per lo Stato, fra le attività commerciali, non ha, per la Chiesa, finalità di lucro.

Ora in Italia le Onlus, ossia le "organizzazioni non lucrative di utilità sociale", che gestiscono scuole, assistenza sanitaria, case per anziani e così via, sono esonerate dall'Ici.

La norma della finanziaria Berlusconi che viene ora criticata ha semplicemente esteso alle attività di questa natura delle Chiese questo esonero dall'Ici. Non vedo come si possa affermare che ciò distorce la concorrenza. Al contrario esso elimina una distorsione della concorrenza. E la Chiesa , essendo essa stessa una entità senza fine di lucro, ove questo esonero fosse abrogato, potrebbe adire la Corte Costituzionale per violazione del principio di eguaglianza di trattamento. Aggiungo che in questi settori è prevalente l'intervento pubblico gratuito per cui, comunque, è difficile sostenere che c'è una distorsione della concorrenza, se si esonerano attività parallele di organismi religiosi. Mi pare evidente che dietro questa faccenda c'è un desiderio di vendetta. Il cardinale Bertone ha detto che le imposte vanno pagate quando sono giuste e devolute a spese di natura pubblica. Non poteva dire diversamente, perché la Chiesa cattolica (ed ogni chiesa) ha un suo pensiero, basato sulla sua etica. E questa etica non è a servizio dello Stato, anche se al vertice del governo c'è una persona che appartiene a quella religione. La laicità vale nei due sensi. E chi ora si vuol vendicare perché il cardinale ha detto ciò che pensa, sbaglia doppiamente. Perché ciò è illiberale e perché il fisco non può servire per le vendette personali.

© Copyright Libero, 29 agosto 2007


L'Europa vuole alzare le tasse ai preti

di CATERINA MANIACI

ROMA La Ue torna alla carica contro il Vaticano, in nome del fisco. E questa volta la cosa potrebbe concludersi con una vera e propria inchiesta, che vedrebbe la Chiesa finire nel mirino dell'antitrust europea. La Commissione Europea, infatti, chiederà al governo italiano «informazioni supplementari» su «certi vantaggi fiscali delle chiese italiane», ma non ha ancora deciso se aprire un'inchiesta. Lo fa sapere Jonathan Todd, il portavoce del commissario alla Concorrenza Neelie Kroes, precisando che, nel caso, si tratterebbe di un'indagine per aiuti di Stato illegali. «Non abbiamo ancora preso la decisione se aprire o no l'inchiesta», dichiara Todd, rilevando che il governo italiano ha già risposto ad una prima richiesta di notizie, nel giugno scorso. Bruxelles ritiene però necessario un surplus di informazioni, «pertanto le chiederemo in forma scritta o verbale», spiega Todd, senza precisare quando. Ad attirare l'attenzione della Commissione sarebbe stata in particolare una norma contenuta nella Finanziaria del 2006, l'ultima del governo Berlusconi, che prevede l'esenzione dall'Ici degli immobili di proprietà della Chiesa adibiti a finalità commerciali. L'esenzione è riconosciuta anche alle altre religioni che hanno un accordo con lo Stato italiano e alle attività no-profit. Bruxelles vorrebbe chiarire anche le riduzioni di imposta (al 50%) concesse alle imprese commerciali della Chiesa. La risposta del Vaticano non si fa attendere: «La questione non riguarda la Santa Sede in quanto è materia che non rientra nel Concordato», commenta la sala stampa della Santa Sede. «Riguarda invece gli enti ecclesiastici della Chiesa italiana e su questo punto la Cei ha già risposto in maniera esauriente». E il governo esaminerà le ulteriori richieste «quando arriveranno», fa sapere il portavoce del ministro per le Politiche Europee, Emma Bonino. In effetti proprio ieri il quotidiano dei vescovi, Avvenire, pubblicava un ennesimo intervento di monsignor Giuseppe Betori, il segretario della Cei. «L'esenzione dall'Ici», scrive Betori, «si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare il terzo settore. Chi contesta un tale atteggiamento dello Stato manifesta una sostanziale sfiducia nei confronti di molteplici soggetti sociali di diversa ispirazione, particolarmente attivi nel contestare il disagio e la povertà». Scende in campo anche "Famiglia Cristiana" che, nel numero in uscita oggi, reagisce con ironia e durezza, in un articolo significativamente intitolato "Ma le mense della Caritas non sono ristoranti", in particolare alle posizioni del sottosegretario all'Economia Paolo Cento, «verde e radicale», che «ha decretato la scorsa settimana che se le cose in Italia vanno male dal punto di vista fiscale, la colpa è anche della Chiesa che non paga "giuste tasse" e che "nel corso degli anni ha accumulato privilegi". Ma non ha spiegato di quali privilegi si tratterebbe e ha fatto una gran confusione tra Chiesa italiana e Santa Sede». Il mondo politico reagisce con forza. Nella maggioranza radicali e Verdi plaudono all'iniziativa europea, mentre l'Idv e l'Udeur prendono decisamente le distanze da questo atteggiamento: il ministro della Giustizia Clemente Mastella (segretario dei Popolari-Udeur) si augura infatti che la vicenda non dia luogo a strumentalizzazioni anticlericali, sottolineando il «carattere pretestuoso della presunta violazione delle norme della libera concorrenza». La Cdl insorge, parla di «complotto anticlericale», orchestrato anche con la complicità del governo. Secondo il coordinatore della Lega e vice presidente del Senato, Roberto Calderoli, l'Unione europea andrebbe scomunicata, mentre per Maurizio Gasparri di An «è incredibile l'offensiva, anche sul piano fiscale, che il governo muove contro la Chiesa». Per Luca Volontè, presidente dei deputati dell'Udc, proprio il ministro Bonino starebbe dietro al dossier europeo sui presunti benefici fiscali alla Chiesa: «Inutile fingere che non stia accadendo nulla», dice Volontè, «Emma Bonino da mesi lavora, fianco a fianco dei deputati italiani ed europei, per colpire dall'Europa la Chiesa italiana». Non sembra azzardato, a questo punto, fare un parallelo con un altro attacco allo Stato pontificio: il tentativo di farlo uscire dall'Onu. Come segnala dettagliatamente Sandro Magister nel suo sito www.chiesa, un articolo di "The Economist" del 21 luglio spiegava che cosa dovrebbe fare appunto la Santa Sede: «Rinunciare al suo speciale stato diplomatico e definirsi per quello che è, la più grande organizzazione non governativa del mondo». L'idea di espellere la Santa Sede risale al 1995, quando si creò una sorta di un cartello di sigle di vari Paesi. Per l'Italia aderivano al cartello l'Uaar, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, l'Ufficio nuovi diritti della Cgil e alcuni circoli di gay e lesbiche.

© Copyright Libero, 29 agosto 2007

2 commenti:

Umberto ha detto...

Questo "disegno" che punta alle fondamenta del cristianesimo, Vaticano - Roma, non va inteso come un semplice attacco all'Italia cristiana: se smantellano la base poi, gli altri stati europei, potranno 'allinearsi', non sò se mi spiego!
E allego un vecchio articolino reperibile in 'Avvenire' approfondimenti, (che comunque pubblica aggiornamenti continu):

08 Ottobre 2005
Il sovrappiù puntuale come l'orologio. Spunta la manina della solita Massoneria

Paradossale, pretestuosa, palesemente assurda la montagna di chiacchiere costruita sul millantato privilegio della Chiesa cattolica ad aver esentate dall’Ici le proprietà immobiliari detenute. Giù a scaricare paginate costruite sul niente e addirittura contraddittorie al proprio interno, ma tanto chi ci bada. Il bersaglio grosso del corpaccione ecclesiale è abituato a incassare vagonate di contumelie col condimento delle accuse di prepotenza. Ma stavolta l’operazione appare ancora meglio orchestrata di quelle già sperimentate in occasione delle discussioni sul crocifisso, l’ora di religione, l’8 per mille.

Non manca la voce puntualmente insinuante della Massoneria, pronta a cavalcare ogni occasione – che sia fuori luogo non conta, anzi tanto meglio – per mettere bastoni tra le ruote alla Chiesa. Ecco così che il Gran maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, Gustavo Raffi, ha pontificato: «È palesemente incostituzionale e mina la pace religiosa che faticosamente il popolo italiano sta costruendo il privilegio votato dal Senato che esenta dal tributo Ici un’unica confessione religiosa» creando «una palese disparità di trattamento fiscale tra i contribuenti, chiamati a sopportare gravi sacrifici per far fronte ad una difficile situazione economico-finanziaria».

Nulla di vero, ma la linea appare dettata, e tanti sembrano essersi abbeverati alla fonte della squadra e del compasso. A dividere formazioni politiche e redazioni giornalistiche.
di Piero Chinellato

Sembra scritto oggi. E ripeto senza sosta: inconciliabilità assoluta fra cristianesimo e massoni.
Buon studio.

Raffaella ha detto...

Grazie Umberto :-))
Inserisco la tua segnalazione nel prossimo post su Chiesa e tasse :-)