26 agosto 2007

Un prete mediatico confessa dal pulpito di avere un figlio. La curia reagisce ma la colpa e' del Papa...


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Cari amici, pensavo proprio di non dover parlare della triste vicenda di un parroco divenuto una sedicente star mediatica, al pari di una qualunque velina, che ha pensato bene di annunciare "urbi et orbi" nientemeno che dal pulpito di avere una compagna ed un figlio.
Pare che i parrocchiani stiano con lui, ma questa non e' certo una garanzia. Come tutte le star mediatiche, questo sacerdote, oggi osannato, potrebbe, domani, finire nel dimenticatoio.
La vicenda e' assai squallida ma non perche' il prete in questione abbia commesso un errore ma per il modo in cui sta gestendo la faccenda.
Scelga: o fa il sacerdote o si costruisce una famiglia.
Eviti di convocare per martedi' una conferenza stampa. Perche'? Siamo al reality show? Usare l'argomento del celibato sacerdotale non ha senso: lo si doveva fare prima di costruirsi una famiglia "parallela". Ora e' un po' troppo comodo.
Non giudico affatto il comportamento del sacerdote. Chi sono io per farlo? Contesto pero' il fatto che l'intera vicenda si sia trasformata in uno show mediatico di cui non sentivamo il bisogno.
Sono giorni che alcuni giornali parlano di questa storia ma ho evitato di scrivere anche una sola parola. Oggi, pero', un disgustoso editoriale mette in mezzo anche il Papa e allora.
..


Dietro il fenomeno del «prete bello»

LA CHIESA E LA GENTE

di FAUSTO PEZZATO

Il «prete bello» di Monterosso, la frazione tra Abano e Praglia dove la pianura sale agli Euganei, tiene famiglia, ha una compagna e un figlio, e un indice di gradimento altissimo: soltanto otto dei suoi 780 parrocchiani lo disapprovano, gli altri gli fanno la «ola» in chiesa, lo applaudono pubblicamente e se lo tengono caro. Come un eroe televisivo. E don Sante, che dall'altare confessa la sua colpa («Sono stato falso»), è pronto per un reality ecclesiale, per una telenovela, per essere il protagonista di uno spettacolo che abbia per sfondo questo cattolicesimo di panna montata in cui il «volemose bene» della comunità prende il posto delle antiche regole che nessuno (o pochissimi) vuole più, a cominciare da quelle che prescrivono la castità e impongono di fare coppia soltanto con Cristo.
La sensazione (non essendo Monterosso un distretto dell'inferno) è che quel 780 a 8 sia, con qualche zero virgola di differenza, il rapporto oggi esistente in questo paese tra i cattolici di nome e quelli di fatto, tra chi Dio se lo porta dentro e chi lo incontra mondanamente solo alla messa domenicale delle undici, col vestito buono, per un frettoloso biascicare di preci e l'ascolto di parole che dal pulpito piovono sui fedeli ma si sciolgono nell'aria prima di toccarli. Come fiocchi di neve sciroccosa. Sappiamo cosa ne pensa il vescovo di Padova, non conosciamo però le segrete opinioni dei colleghi di don Sante. Possiamo immaginare, nel silenzio che la rinchiude, l'indignazione delle gerarchie vaticane, dei cardinali e dei monsignori nell'epoca di papa Ratzinger, il dottrinario, dogmatico, intransigente interprete di una Chiesa che sta agli antipodi di quella in cui milita ancora don Sante.
Capita che un piccolo, sconosciuto, lontano sacerdote di una parrocchia veneta si metta di traverso sulla strada indicata da questo Papa che tanto più è duro sui precetti quanto più sente che essi si stanno sgretolando. Tanto più esercita la sua funzione di guardiano delle forme, quanto più è consapevole che in un mondo che vive di apparenze la forma è anche sostanza. Forse, più di quel piccolo prete che ha ceduto al profumo di donna, lo inquieta il tifo da stadio che gli offrono i parrocchiani, uniti al loro «campione» dalla comune conoscenza e condivisione del peccato carnale e dell'amore filiale. Se Monterosso non è una anomalia, un vitello con due teste, ma il paradigma di un cambiamento esteso e profondo che ha silenziosamente rivoluzionato il tradizionale modo di essere cattolici qui e altrove, allora la vicenda di don Sante e della sua gente è lontana dalla conclusione. Essa, fra l'altro, emerge in un'Italia in cui si sono inaridite le fonti delle vocazioni sacerdotali e i seminari sono sempre meno frequentati.
La marcia verso la trasgressione e una voglia incontenibile di «dolce vita» stanno abbattendo i decaloghi e i codici che avevano dettato i valori fondamentali agli individui e alla società. Del resto, in un contesto a volte orripilante, neppure la Chiesa sembra avere il privilegio di restare se stessa, nei secoli dei secoli.

© Copyright Corriere della sera, Corriere del Veneto, 26 agosto 2007

aahahahahahahahah...assolutamente incredibile!
Il giornalista si fa tana da solo parlando di eroe televisivo.
Innanzitutto che cosa c'entra il Papa? Qui e' il Vescovo che deve agire! Secondo: chi da' il diritto ad un giornalista qualsiasi di chiamare il Papa "il dottrinario, dogmatico, intransigente"? Il giornalista in questione conosce Benedetto XVI? Ha letto qualche sua omelia? Ha seguito qualche suo intervento? Oppure parla per sentito dire? Siamo seri: Papa Benedetto e' assolutamente in linea con la tradizione difesa dai suoi predecessori, ivi compreso Giovanni Paolo II.
Ma, caro Pezzato, Le diro' di piu': Papa Benedetto convoco', a differenza dei suoi predecessori, una riunione di curia per discutere proprio del celibato sacerdotale. Non lo sapeva?
Qui non e' la Chiesa ad avere paura perche' fondata su Cristo. Sono altri che hanno paura e cercano appoggi mediatici improponibili.
Stia tranquillo, Pezzato: la maggioranza dei Cattolici e' contraria al matrimonio dei sacerdoti e Padova non fa eccezione. Aspetti che l'onda mediatica passi e se ne accorgera'...Milingo docet :-)

Raffaella


«Felice di tutta quella gente in chiesa»

Il parroco «papà»dopo la messa. Il direttore del settimanale diocesano: abbandoni la comunità

Davide D'Attino

ABANO TERME (Padova) — Due giorni ancora e l'intricata storia di don Sante Sguotti sarà, finalmente, più chiara. Il 41enne parroco di Monterosso, piccola frazione di Abano Terme, in provincia di Padova, potrebbe tornare a parlare già stamattina, durante la messa solenne di San Bartolomeo, il patrono del paese. Un rapido intervento nel corso dell'omelia, come successo l'altra sera, quando aveva risposto così ai pettegolezzi che lo vorrebbero padre di un bimbo di quasi un anno, frutto dell'amore con una giovane parrocchiana, separatasi dal marito e già madre di due figli: «Sì, è vero, sono un falso – aveva detto il sacerdote – Lo sono stato e lo sarò. Bisogna mettere in mostra, con schiettezza e sincerità, la propria fecondità, essendo capaci non solo di dire parole buone, ma anche di dare frutti buoni». Forse, una sorta di confessione. Ieri pomeriggio, in attesa della conferenza stampa convocata per dopodomani, don Sante ha rilasciato alle agenzie alcune brevi dichiarazioni, orgoglioso di come i fedeli di Monterosso siano quasi tutti dalla sua parte: «Probabilmente riconoscono che hanno ricevuto del bene. Mi hanno sorpreso, perché non mi aspettavo una risposta di questo tipo. L'affetto fa piacere – ha precisato – ma non è qualcosa di assoluto. Può essere la risposta di un momento. Io ho sempre lasciato le persone libere di farsi un'opinione, non ho cercato di trascinare nessuno, né di pormi a paladino di chissà quale battaglia».
Parole che la Curia della città del Santo, in attesa di far chiarezza una volta per tutte, ha commentato con il silenzio. Come noto, secondo il diktat dell'arcivescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo, don Sante dovrebbe lasciare la parrocchia all'ombra dei Colli Euganei entro il prossimo 10 settembre. E se i pettegolezzi dovessero essere confermati, potrebbe smettere per sempre l'abito talare. «E' ora che capisca cosa vuole fare da grande – attacca don Cesare Contarini, direttore del settimanale diocesano “La difesa del popolo” – deve rispondere alla sua coscienza di prete, ai segreti del suo cuore e al rapporto che ha con Dio. Chiacchierare un po' con il Padre Eterno gli farà bene. Nel frattempo, però, deve abbandonare al più presto la comunità di Monterosso». Più articolato il pensiero di don Albino Bizzotto, presidente dell'associazione “Beati i costruttori di pace”: «Sulla vicenda di don Sante la mia posizione è chiara. Meglio le cose aperte e quindi anche discusse, che non quelle segrete e tacitate. Per quanto concerne l'affettività e la sessualità, i preti sono persone esattamente come tutte le altre. La Chiesa – aggiunge don Albino – dovrebbe recuperare il concetto e il rapporto di comunità e non procedere per corpi separati, per cui i preti sono una categoria di diretta competenza vescovile e non parte della comunità. I sacerdoti dovrebbero vivere la complessità del celibato come espressione profetica e non come condizione obbligatoria per il ministero. I casi simili a quello di don Sante vengono tutti tenuti segreti, a meno che non ne parlino i diretti interessati». Don Albino, poi, invita l'ormai ex parroco di Monterosso «ad assumersi la responsabilità della famiglia ».
Ieri mattina, intanto, siamo tornati in cerca della donna di cui don Sante si sarebbe innamorato al punto da sfidare, faccia a faccia, l'arcivescovo Mattiazzo. Lei, col bimbo che potrebbe essere frutto della loro passione, abita oggi a Lovertino, frazione di Albettone, in provincia di Vicenza. Abbiamo bussato alla porta di casa sua, sentendo il rumore di una televisione e il pianto di un bambino. Non ci ha aperto. L'abbiamo chiamata per nome, ma lei ci ha gridato di andarcene e poi ha chiuso anche le finestre. Il mistero continua, nella campagna che separa i Colli Euganei dai Berici. Martedì mattina, dopo la conferenza stampa annunciata da don Sante, sarà tutto più chiaro. Almeno si spera.

© Copyright Corriere del Veneto, 26 agosto 2007


NOI PRETI, LA CASTITÀ E L'INGANNO

LETTERA APERTA

Caro Don Sante, èvero, noi preti siamo tentati Ma amiamo la gente senza ingannare la Chiesa

Come leggere un romanzo tradotto! Solo la lingua originale t'assicura fedeltà al pensiero dell'autore. Ogni traduttore è un po' traditore. E del poema della vita Dio ne rivendica l'interpretazione ufficiale: la libertà va tradotta con il vocabolario della Misericordia in mano. Solo Dio ne è capace. Per questo ogni traduzione è sempre nebbia rispetto alla luce!
A Bujumbura attendo l'aereo per rientrare in Italia con i miei ragazzi/e. Apprendo dall'Ansa la tua storia, don Sante. Confuso ma non scandalizzato penso! - Siamo preti! Una meraviglia: strumenti nelle mani di un Dio teso a confondere la forza del mondo con la nostra debolezza. Sono prete! Se ci penso sento la vertigine, una sana inquietudine mi lacera, mi ingigantisce, mi fa sentire nano, mi fa rabbrividire, esplodere, innamorarmi e stupirmi. Prete per gridare una Storia Sacra forte del mistero: un Dio che annuncia senza contraccettivi la nudità della vita e della morte, l'incanto e il sapore di cenere, l'altezza e la bassezza di cui è capace l'uomo! Che sfida (non sfiga!) essere preti oggi: creati il Giovedì Santo, mai come oggi siamo una sorprendente stonatura. La castità, la solitudine, lo scherno e l'indifferenza di una società che sembra non aver più posto per noi: bella la parte che ci siamo scelti! «Sono stato falso: ho un figlio». Una gioia la paternità; ma tra la gente Dio chiede un'altra paternità: come tradire un popolo per mesi se per loro siamo alter Christus? «Tutti i preti sono falsi» - dici - . Sicuro? Forse che il cammino della Verità accetta generalizzazioni di comodo?! - Siamo uomini! E a volte, la sera, ci sentiamo soli, tristi, sfiduciati. Dove bussare? A me fa bene sentire qualcuno/a che mi dice: «Ti voglio bene! », mi regala un abbraccio, una carezza, mi apre una porta. Che abbevera la mia umanità! Da prete ho giurato povertà (non miseria), obbedienza (non servilismo), castità (non castrazione)! Io non rifiuto la mia sessualità, rinuncio a praticarla per amore di un Dio immenso! Ma serbo geloso il mondo di sentimenti e di emozioni, di stupore e di meraviglia, di brividi e passioni che Dio m'ha dato! Ai ragazzi racconto la meraviglia sublime e la fatica sudata della verginità: non gliela nascondo perché voglio che mi aiutino, che non mi sentano un eroe senza affetti, arido d'umanità. Questa sera andrò a letto e come ogni sera guarderò - al pari di Marcellino pane e vino - il mio Cristo aggiungendo un altro giorno di fedeltà. Domani sarò prete? Non so! Dovrò conquistarlo a denti stretti. Ma Dio m'aiuta in modo geniale. Sono fortunato e, guardando le mie ragazze sedute vicine in aereo, penso a quante volte i loro occhi mi guardano, ma mi lasciano libero. Quante volte le loro mani mi abbracciano, ma non mi trattengono. Quante volte il loro amore mi avvolge, ma non mi chiude. Questa per me è la tenerezza di un Dio che mi stringe la mano. Chiedendomi fiducia.
- Siamo dentro una Chiesa! Celibe. L'Assoluto non accetta d'essere relativo a nessuno! Sbaglia? Liberi di pensare.

Ma quando diveniamo preti scegliamo noi di entrarci come ministri. Io non posso ingannare il mio vescovo, tradire la mia gente, vivere una doppia vita! Il mondo è già pieno di «funamboli»: ci vuole onestà per essere credibili! E la Chiesa non può insabbiare queste storie: devono venire a galla, vanno spiegate alla gente, va mostrata la fatica di essere preti fedeli oggi! La gente vuole bene al prete: lo cerca, lo incoraggia, lo ama!

K. Hosseini, nel suo romanzo «Il cacciatore di aquiloni», afferma: «Meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna».
Vedi, don Sante, la gente pensa che tu sia scomodo alla Chiesa. Ma scomodo perché: possono spiegarmelo? Sono altri i temi «border line» che costano nella Chiesa: questo è voler strappare con la Tradizione. Non si creano rivoluzioni, solo fratture! Il giovane 'Ntoni Malavoglia sognava lidi lontani perché a casa era dura: ma appena lasciata la casa del Nespolo ha capito che il mare inghiotte i pesci piccoli. La «religione della famiglia», invece, l'avrebbe reso grande!
L'aereo atterra ad Addis Abeba: quattro ore di attesa prima di imbarcarci per Roma. Sono stanco morto ma ho bisogno di celebrare l'Eucaristia. Pur non condividendo uno stile di sacerdozio, la celebro per me e per te: perché non venga meno la nostra fede! «Tu es sacerdos in aeternum »! Che mistero si nasconde sotto la nostra debole storia di uomini! Da un confratello più piccolo: ti voglio bene, sacerdote di Cristo!

© Copyright Corriere del Veneto, 26 agosto 2007

Bellissima questa lettera aperta!

9 commenti:

euge ha detto...

Cara Raffaella sono sgomenta e schifata!!!!!! Non tanto per il prete che ha un figlio ed una moglie se la vedrà lui la sua coscenza e la promessa che ha fatto il giorno della sua ordinazione!!!!!!!! Ma, la maniera ed il modo in cui viene trattata la faccenda!!!!!! e poi come dici tu questo sig. Pezzato ha mai letto o seguito il Papa nei suoi discorsi ed omelie???????? io penso che oltre a seguire di più il Papa nei suoi scritti nelle sue decisioni e nelle sue convocazioni proprio in relazione al celibato sacerdotale, questo signore ed anche il prete papà e marito, dovrebbero ricordare che Gesù disse di lasciare tutto di prendere ognuno la propria croce e di seguirlo........ forse è il caso che questo personaggio perchè di questo si tratta non sicuramente di un vero prete, rilegga il vangelo e le parole di Gesù oppure anche nostro Signore è un dogmatico, rigido e ristretto di mente????????????????????
Ma per favore!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Piuttosto il vescovo diocesano intervenga e questo tizio scelga o la chiesa o la moglie ed il figlio!!!!!!!!!!!!!!!!
CHE I PRETI TORNINO AD ESSERE PRETI FINO IN FONDO !!!!!!!!!!!!!!!

Gianpaolo1951 ha detto...

Appena sarà passata questa “ubriacatura” che lo ha irrimediabilmente compromesso e si spegneranno le fatue luci della ribalta, credo che don Sante si troverà “nudo e smarrito”, al cospetto solo della sua coscienza di uomo di Dio con cui prima o poi dovrà inevitabilmente fare i conti e…, non vorrei proprio essere al suo posto!!!

Anonimo ha detto...

Non conosco le reali intenzioni del sacerdote "ribelle". Se sono quelle di cui si è fatto interprete il giornalista siamo davvero caduti in basso. Un uomo di Dio non può permettersi di dire certe cose! E' vero, è difficile rimanere casti, ma proprio essendo tutto per Dio, come dovrebbe essere il sacerdote cattolico, abbiamno la certezza che è tutto per i suoi parrocchiani, non per qualcuno in particolare. Se sente una particolare fede e vuole tenere la famiglia, può diventare diacono e servire così la Chiesa. Ma il sacerdote sia tutto per Dio. Sposi solo la Chiesa, quindi sia per tutti. Immagino anche quanto i parrocchiani siano a lui legati, ma il sacerdote deve dare attenzione a Dio e alla sua Chiesa piuttosto che al favore degli uomini (vedi atti apostoli...) Trovo infine scorretto dire dal pulpito tutto ciò, il sacerdote deve parlare di cristo, non di sè, dei propri peccati o dei propri meriti. Prima doveva parlare col suo Vescovo e con qualche amico sacerdote e poi spiegare ai parrochhiani la situazione. Splendida la lettera del sacerdote, dimostra il vero spirito cristiano. E poi non credo che dare la possibilità ai preti di sposarsi migliori la situazione (in america così come in Europa le chiesa protestanti soffrono come noi la mancanza di sacerdoti), Gesù ci ha detto che l'unica cosa da fare è la preghiera, non i nostri calcoli o permissivismi... Saluti, Marco, Buona domenica!

Luisa ha detto...

Diverse cose sono scioccanti in questa storia che farà la gioia di chi vuole nuocere alla Chiesa.
Che il prete abbia ceduto alla tentazione persistendo nel suo ruolo di sacerdote, che abbia scelto di pubblicizzare la sua vicenda invece di ritirarsi( all`esempio del prete in val d`Aosta) con discrezione dopo essersi confidato esclusivamente al suo Vescovo.
Ma quello che mi colpisce forse di più è l`appoggio dei suoi fedeli, ciò non può che interrogarmi sulla coscienza di queste persone. Vanno alla Messa per una riunione festiva animata da un prete simpatico ,bello e seducente, o vanno in Chiesa la domenica per incontrare e ricevere Dio durante la Santa Messa dove il prete celebra in Persona Christi?
Hanno coscienza del ruolo del prete, di che cosa succede durante la Messa?
L`ignoranza religiosa dei fedeli mi rattrista e preoccupa. Dei preti come don Sante, hanno dei bei giorni davanti a loro se i Vescovi non decidono di essere più attenti ,umani ma a anche severi.
E alla base ,mi vien da dire, sta anche la formazione nei seminari,.
Ma ancora una volta stiamo attenti di non generalizzare,pensiamo a tutti quei preti che rispettano i loro voti anche a costo di lotte interne
È magnifica la lettera aperta ,una testimonianza, vera, umana, limpida, che dovrebbe essere letta in tutti i seminari !

gemma ha detto...

credo che la maturità di ciascuno stia anche nel fare una scelta di vita accettandone le regole, di cui al momento dell'adesione si è ben consapevoli. Se nel corso degli anni cambiamo noi, perchè pretendiamo che le regole debbano cambiare anche per gli altri, che magari ci credono? E perchè servirsi di un'altare per le proprie istanze personali sfruttando la popolarità acquisita tra i fedeli anche grazie a quell'altare?
Non condanno nessuno, ma la superficialità con cui si mettono al centro dell'altare le proprie necessità personali facendole diventare interesse di tutta la comunità, mi lascia molto perplessa.
E quella comunità gli sarà sicuramente vicina, con tutta la passione che deriva dall'amicizia ma ciò che resterà sarà solo la consapevolezza che al centro ormai vi sia sempre e comunque l'interesse e il bisogno personale del singolo, anche sull'altare.
Questo non vuol dire che il tema del celibato sacerdotale non vada ancora una volta affrontato e discusso ma chi scrive di cose vaticane dovrebbe saperlo che per ben due volte con Papa Benedetto si è parlato del problema: all'ultimo sinodo dei vescovi e in un incontro collegiale dello scorso anno. E forse non è il Papa cattivo a decidere da solo
E i sacerdoti in crisi sono sempre esistiti ma nel caso specifico mi pare che la situazione sia ancora più complessa, coinvolgendo l'intera famiglia della parrocchiana con marito e figli e una storia di sotterfugi andata avanti per mesi. Un pò poco per eleggere un nuovo eroe

euge ha detto...

Carissimi è chiaro che non va fatta nessuna generalizzazione perchè ci sono tanti sacerdoti che sentono la vera vocazione e si scrificano in tutto e per tutto ma, il mio timore e che sono sempre di meno; molti si fanno preti perchè non hanno uno scopo nella vita, molti perchè non sanno come sbarcare il lunario è necessario che quanto prima, si trovi un sistema per capire chi entra in seminario perchè ècosciente di quello che fa e della promessa che sarà chiamato a fare ed a mantenere in seguito e chi lo fa soltanto come ripiego o perchè non riesce a sistemarsi o non va d'accordo in famiglia.........fare il sacerdote non è un lavoro qualunque non è un mestiere è una vocazione e tale deve rimanere. Avrei preferito che questo sacerdote invece di farsi pubblicità per giunta durante la messa, avesse scelto di non esserlo più confessandolo al suo vescovo e prendendo la decisione del caso........ oppure si sente il nuovo Milingo all'italiana???????????
Eugenia

Gianpaolo1951 ha detto...

Parole sante, cara Eugenia.

elena ha detto...

Ho visto questo prete al tg ma bello non lo direi proprio..e' uno normale insomma..L'amore e' una cosa complicata, ma non capisco proprio questi preti che non vogliono prendersi magari un periodo di sospensione dal proprio servizio per riflettere sulla propria vita e sulla scelta del sacerdozio. Non c'e' da stupirdi se i fedeli si costruiscono una fede fai-da-te, visto che i persino i ministranti danno l'esempio di una chiesa-fatta-da-se'... ciao

euge ha detto...

Purtroppo, cara Elena questi episodi contribuiscono al dilagare della religione fai da te che già tanti disastri ha combinato non solo tra i fedeli ma, anche all'interno della chiesa!!!!!!!!!! Hai ragione quando dici che l'amore è una cosa complicata ma, anche la donazione di se stessi al Signore è un atto d'amore e se in questo caso l'amore finisce bisogna essere onesti e sinceri con se stessi meglio un buon laico che un falso prete non si possono servire due padroni!!!!!!!!!!
Eugenia