26 agosto 2007

Messa tridentina a Verona: a chi giova il "muro contro muro" condito con ripicche?


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SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Buona domenica, cari amici :-))
Pubblichiamo di seguito la risposta del Vescovo di Verona ad un gruppo di fedeli tradizionalisti che aveva "denunciato" le critiche che due sacerdoti avevano fatto al motu proprio Summorum Pontificum.
Mi chiedo a chi possa giovare questo "muro contro muro" degli uni contro gli altri, certamente non alla Chiesa!
Le due parti dovrebbero, a mio avviso, usare piu' moderazione: i tradizionalisti ricordino che possono sempre ricorrerre alla commissione vaticana Ecclesia Dei, senza troppi clamori, ed il Vescovo ricordi che i tradizionalisti sono fedeli esattamente come tutti gli altri. A che pro togliere la Messa tridentina celebrata da un sacerdote della Fraternita' di San Pietro? Non si rischia di allontanare ancora di piu' chi e' sinceramente legato alla Tradizione
?
Raffaella

TRAVAGLI ECCLESIASTICI. Monsignor Zenti difende su Verona Fedele i due sacerdoti per i quali il movimento Unavoce aveva chiesto pesanti sanzioni canoniche

Messa in latino, il vescovo gela i tradizionalisti

Si può chiedere solo al prete indicato dalla diocesi Dunque, quella celebrata da don Vilmar è «illecita»

Giancarlo Beltrame

L’attacco dei tradizionalisti cattolici a due monsignori veronesi, l’abate di San Zeno Rino Breoni e il docente di teologia Antonio Contri, per le loro riflessioni sul «motu proprio» di papa Benedetto XVI relativo alla celebrazione della messa in latino secondo il rito tridentino nella versione del messale di papa Giovanni XXIII, ha suscitato l’immediata replica del vescovo Giuseppe Zenti, tirato per la tonaca nei giorni scorsi perché prendesse pesanti provvedimenti disciplinari contro i due anziani sacerdoti. Una replica, anzi un vero «motu proprio», che gela letteralmente i rumorosi cattolici anticonciliari, che dopo anni di duri attacchi a padre Flavio Roberto Carraro speravano di aver trovato nel nuovo vescovo una sponda per il loro modo all’antica di intendere il cristianesimo.
L’intervento di monsignor Zenti è stato pubblicato con il titolo «Nessuno sfregi i miei preti» sulla prima pagina del settimanale diocesano Verona Fedele. «Ho letto attentamente gli interventi», scrive il vescovo. «Li ho esaminati con cura. Non ho trovato nulla di sconveniente e di men che rispettoso. Li ritengo inattaccabili». E dopo aver criticato il metodo di «estrapolare qualche mozzicone di frase», continua: «Esigere dal vescovo di Verona di intervenire nei loro confronti con pesanti sanzioni canoniche, fino alla sospensione a divinis, è scorretto e offensivo. È scorretto nei confronti del vescovo, al quale soltanto compete il discernimento sull’operato dei suoi presbiteri, e a nessun altro, secondo l’assioma, già evidenziato: “ognuno al suo posto” e “fatemi il dono di lasciarmi fare il vescovo”. Ed è offensivo nei confronti di chi, con grande senso di responsabilità, è intervenuto su un argomento delicato, con rispettoso senso critico. Amerei sperare che si sia assai più cauti nel sentenziare condanne che sfregerebbero l’onorabilità dei miei preti, cui va tutta la mia stima e solidarietà».
Ciò premesso, ai «cosiddetti cristiani tradizionalisti», che considera «fratelli nella fede e membra della Chiesa» di cui è pastore, e che «ama come figli», dà precise indicazioni: «In sintesi: seguano in tutto e per tutto le indicazioni del “motu proprio”; e facciano riferimento per le celebrazioni liturgiche al delegato dal vescovo, monsignor Bruno Ferrante». Come a dire: non andate a raccogliere firme per chiedere provocatoriamente ai preti più progressisti di celebrare la messa in latino. E non basta. Non riconosce «lecita» nemmeno più la messa tridentina in latino che padre Carraro aveva consentito di celebrare in Santa Toscana a don Vilmar Pavesi, il sacerdote italo-brasiliano della Fraternità di San Pietro, vicino a tutti i movimenti tradizionalisti. «Altri preti, o non incardinati in diocesi o provenienti da altre diocesi», scrive infatti monsignor Zenti, «non sono da me autorizzati, rendendo illecita, cioè non in comunione con il vescovo diocesano, l’eventuale messa celebrata. Tenendo conto del “una cum papa nostro Benedicto XVI et episcopo nostro Josepho”. Quando non si è in piena comunione con il vescovo diocesano, a sua volta certamente in comunione con il Papa, di fatto non si è in piena comunione neppure con il Papa. Tra persone ragionevoli e di parola», conclude, «bastano queste precisazioni».

© Copyright L'Arena, 25 agosto 2007

3 commenti:

Gianpaolo1951 ha detto...

Come il ministro della Pubblica Istruzione, che si sta rendendo conto dei “disastri” che certe riforme hanno comportato - una su tutte la Misasi che un po’ alla volta ha distrutto la formazione del “sapere” - ragion per cui sta valutando la possibilità di reintrodurre gli esami di riparazione e non solo, quindi un tentativo di ritorno alla ragionevolezza e buon senso del passato…, così il Santo Padre, visti certi “decadimenti” che l’abbandono della lingua latina ha prodotto nella Chiesa, sta tentando di sanare la situazione ripristinandola al suo interno. Una volta il medico ti visitava e diagnosticava cosa avevi…, oggi se non glielo dici prima tu, o rischi che ti faccia fare mille analisi per un banale malessere…, o ti manda dallo “specialista” a pagamento!!! Già, ma oggi per fortuna, ci sono i computer che suppliscono a certe “carenze” di ingegneri, architetti e geometri, evitando che con calcoli errati cadano ponti e grattacieli…, ma possono i PC evitare la “rovina” della Chiesa e delle sue anime?!? Io dico di no, quindi … … …!!!

euge ha detto...

Caro Giampaolo quando leggo questi articoli di ripicche e dispetti per la questione della messa tridentina, mi rendo conto con crescente rammarico e con grande preoccuopzione che non c'è ne buon senso, ne intelligenza, ne la volontà da ambo le parti di interpretare e seguire in maniera corretta il Summorum Pontificum di Sua Santità che a mio avviso e chierissimo e non si presta a fraintendimenti; qui c'è solo la volontà di creare divisioni non solo a scapito della chiesa che oggi più che mai a mio avviso si deve stringere attorno al suo pastore, ma, a scapito del Papa stesso!!!!!!!!!!!!!!!!! Sono d'accordo infine, quando dici che certe riforme moderniste hanno fatto dei notevoli disastri e a questi disastri il Santo Padre con pazienza, umiltà e fermezza sta cercando di porre rimedio......... povera Barca di Pietro sballottata a destra e sinistra da false dottrine ed ideologie!!!!!!!!!!!!!!
Prego Dio che nei cevelli e soprattutto nei cuori dei fedeli come in quelli di certi vescovi e cardinali faccia breccia lo Spirito Santo come successe quel 19 Aprile 2005 data che non dimenticherò mai per tutta la vita....... visto che la mia vita almeno quella spirituale e ricominciata proprio in quel giorno!
SEMPRE CON BENEDETTO XVI - EUGENIA

brustef1 ha detto...

Ma perché la Messa tridentina fa tanta paura? L'accanimento, i sottili distinguo, le cavillosità di alcuni vescovi e l'animosità di certi preti dediti quasi esclusivamente a un generico "ascolto", e poco al Ministero, a chi/che servono? Pacificate i vostri riottosi animi, e abbiate rispetto -e ascolto- anche per coloro che desiderano pregare come pregavano i loro padri e i loro nonni. E i vostri, come pregavano? con le poesiole di Enzo Bianchi?