25 agosto 2007

In due volumi le catechesi del Papa sugli Apostoli e i primi discepoli di Cristo


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La Libreria Editrice Vaticana pubblica una raccolta delle catechesi del Papa sugli Apostoli e i primi discepoli di Cristo. Nel Magistero di Benedetto XVI, rifulge il primato della Parola di Dio: la riflessione del teologo Bruno Maggioni

Pubblicati, in questi giorni, per i tipi della Libreria Editrice Vaticana due importanti raccolte sul Magistero di Benedetto XVI. Si tratta di due volumi sugli Insegnamenti del Papa nell’anno 2006 e di un’opera di agile lettura che racchiude il ciclo di catechesi del Pontefice sugli Apostoli e i primi discepoli di Cristo. In quest’ultima raccolta, incentrata sulle origini della Chiesa, si coglie la grande attenzione riservata da Benedetto XVI alla conoscenza dei fondamenti della nostra fede. Un impegno catechetico che caratterizza il Pontificato di Benedetto XVI sin dai suoi primi passi. Uno stile particolarmente apprezzato dal biblista don Bruno Maggioni, docente di Introduzione alla Teologia presso l’Università Cattolica di Milano, intervistato da Alessandro Gisotti:

R. – La mia riflessione non può che partire da un’approvazione completa di questo impegno catechetico, lo condivido fino in fondo. C’è bisogno della catechesi, intendendo per catechesi, anzitutto, la chiarezza sui fondamenti da cui deriva tutto il resto. Per avere un’idea di Chiesa devo partire dalla Chiesa delle origini. Non devo mai dimenticare che lì c’è uno specchio che si dovrà attualizzare. La storia avrà le sue esigenze, ma non ci sarà un tradimento della logica che là si è rivelata.

D. – Peraltro, un’esigenza quella della catechesi sentita già dal cardinale Joseph Ratzinger, ovviamente...

R. – Sì, certamente, i suoi libri sono così! Il riferimento di partenza è che una cosa, una realtà come la Chiesa si vede meglio nella sua origine. E’ nell’origine che si vede la sua essenza.

D. – Benedetto XVI fin dall’inizio del Pontificato ha messo l’accento sulla Parola di Dio. Nelle sue udienze generali, nelle sue omelie, il Santo Padre sembra quasi voler fare un passo indietro per far comprendere che il centro non è lui, ma Cristo, che il centro, il cuore è Cristo...

R. – Sì, è vero. Io sono molto consolato dal fatto che San Giovanni non dica che in principio era la carità, ma la Parola. Quindi, è chiaro che la Parola deve essere veramente il fondamento. La luce della Parola di Dio esige anche quest’altra qualità, cioè che è la Parola che deve avere il primato, non chi l’annuncia. Questo è importante: l’annunciatore della Parola non deve mettere in prima fila se stesso, deve quasi scomparire, perché la bellezza è della Parola. La verità è in ciò che dice Gesù Cristo e non noi. La ritengo anche una ragione di credibilità. Io credo che la gente, quando si accorge di questo, non veda un’erudizione che si sovrappone alla Parola, ma che è ricavata dalla Parola. Quindi, non è tuo, ma è della Parola!

D. – Il Papa diventa quasi un prisma attraverso cui passa la luce di Cristo...

R. – Sì, il Papa, tutta la Chiesa e i cristiani non devono apparire come i protagonisti. Il protagonista è Gesù. Il protagonista è la Parola che annuncio. La verità è la Parola che non è mia. Questa Parola che annuncio deve apparire vera e non mia, ma di Gesù Cristo.

D. – Il Papa ha convocato il prossimo Sinodo dei vescovi nel 2008 proprio sulla "Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". La conoscenza delle Sacre Scritture è oggi, sicuramente, gravemente lacunosa in tanti fedeli. Come affrontare questo problema, che il Papa evidentemente pone in primo piano con le sue catechesi?

D. – Qualche anno fa, e dura ancora questo difetto, pareva che la Parola fosse oscurata da ricerche secondarie sull’origine della Parola, su un meccanismo o sull’altro, e scomparisse il vero significato, bello, chiaro, lucido della Parola di Dio che si stava studiando. Adesso, devo dire che, alle volte, ho la paura contraria, cioè di una lettura della Parola improvvisata, immediata, senza la fatica di capire cosa vuol dire quella pagina. Le letture sono troppo improvvisate ed anche troppo pie. Invece, la bellezza della Parola è proprio là dove si scorge il senso, prescindendo dal primo difetto e dal secondo. E questa Parola è così moderna, così capace di capire i grossi problemi dell’uomo di oggi. Ed è una Parola di bellezza, che convince.

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Buona serata a tutti :-)

1 commento:

Umberto ha detto...

E' vero: la Parola è attrazione.
Un Magistero esemplare, unito a quello di sempre.
Mi piace riportarvi, per collegare il discorso a quanto sopra, un brano breve di un prete protestante inglese, che si legge in un volume della Fides (2^ 1939) della Pontificia Opera per la preservazione della Fede, ove alla VII Conf. Anglicana il rev. Thomas disse: "L'attrazione suprema di Roma consiste, non nelle sue devozioni o nel suo cerimoniale o nell'assolutismo dlle sue formule intellettuali; ma risiede nella sue severità etica, cioè proprio nella sferache il puritanesimo protestante pretese esser sua. Roma, qualunque possano essere state o possano essere le sue rilassatezze, appare come l'organismo che solo, senza compromesi, tien fede al codice morale del cristianesimo: quel codice che ancora preserva la civiltà occidentale dalla rovina definitiva. Roma rappresenta l'ultimo atto di fedeltà della razza umana ai propri più alti ideali di moralità. Essa è il baluardo ferreo del cristianesimo contro la travolgente invasione del neo-paganesimo corrutore dei nostri tempi." volume curato da Igino Giordani - Morcelliana Brescia- FIDES.
I tempi son sempre quelli: ieri come oggi.