28 agosto 2007

Oggi la Chiesa festeggia Sant'Agostino, il maestro di Papa Benedetto


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Cari amici, oggi si festeggia Sant'Agostino di Ippona, uno dei piu' grandi Dottori della Chiesa.
Sappiamo bene quanto il Santo Padre ami e conosca a fondo il pensiero di Sant'Agostino. Non dimentichiamo che il giovane Joseph Ratzinger divenne dottore in teologia, nel 1953, con una tesi dal titolo “Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant’Agostino”.
E' impossibile elencare tutte le citazioni del Santo di Ippona da parte di Benedetto XVI. Penso pero' che sia importante ricordare l'Angelus del 27 agosto 2006 in cui il Papa ha parlato anche della madre di Agostino, Santa Monica e le due omelie che il Santo Padre ha pronunciato durante la sua visita pastorale a Pavia: "Le conversioni di Agostino" e "Il Papa di fronte ad Agostino".


Pubblichiamo di seguito un intervento del cardinale Jorge Medina Estévez per "Radici Cristiane"

Sant’Agostino: trofeo di Cristo

Jorge Medina Estévez

Era la notte fra il 23 e 24 aprile dell’anno 587 (1420 anni fa) quando il saggio e santo vescovo di Milano, sant’Ambrogio, battezzava nella Veglia Pasquale il trentatreenne Agostino Aurelio. Ma qual è l’importanza del fatto? Un rapido sguardo sulla sua vita ci darà la risposta.

Bambino difficile e precoce

Agostino nacque a Tagaste, piccolo città nordafricana nel 354, figlio del pagano Patrizio e della
cristiana Monica. Da piccolo dimostrò di avere una vivacissima intelligenza, una volontà tenace e un temperamento focoso.
Conobbe la fede cattolica ma non ricevette il battesimo. Egli stesso ci dice che fu bugiardo, appassionato per i giochi e per gli spettacoli del circo, e che, quando sorpreso in qualcosa di riprovevole, preferiva usare ogni sorta di arguzia piuttosto che riconoscere la sua cattiva condotta.
Un bambino di talento, sì, ma capriccioso, e non esente da difetti. Si vedeva già allora che Agostino avrebbe fatto parlare di sé.

L’uomo incatenato

Giunse l’adolescenza e la giovinezza. Agostino non seppe mantenere un atteggiamento corretto davanti alle donne, lasciandosi trascinare dalla lussuria e da amori illeciti. Simultaneamente, la sua poderosa intelligenza sprofondava in cavillosità che lo portarono ad aderire alla setta eretica dei manichei. In cerca di onori si recò a Cartagine, da lì a Roma e, finalmente, a Milano, città in quel momento importante forse come la stessa capitale dell’Impero.
Tre grosse catene opprimevano Agostino: il desiderio degli onori umani, gli errori che ottenebravano la sua intelligenza, la concupiscenza della carne che lo rendeva schiavo dei piaceri. Cosa ci si poteva aspettare, umanamente parlando, da Aurelio Agostino? Ben poco, a dire il vero. La sua storia poteva essere come quella di tanti altri, di cui a malapena ricordiamo il nome per uno dei loro scritti.

Di cosa la grazia è capace

Il caso di Agostino sarebbe stato differente però. Perché? Semplicemente perché la grazia di Dio lo aspettava al varco e perché Dio lo aveva scelto per rendere palese il potere vittorioso di quella grazia, in grado di rischiarare le tenebre più dense, di ridurre all’umiltà le vanità più lusinghiere e di far tornare puri un corpo e un anima macchiati dalla lascivia.
Si può dire che la storia di Agostino sia destinata a illustrare in modo palese la verità della parola della Scrittura che dice: «Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre» (Mt. 3, 9). Questa è la indubbia spiegazione di perché Agostino avrebbe parlato più tardi, tanto e con tanta profondità, della grazia di Dio: egli aveva sperimentato il suo potere nella storia della sua vita personale.
Il processo di ritorno di Agostino a Dio fu complesso e in esso influirono molteplici differenti fattori.
Senz’altro, egli non abbandonò mai la ricerca intellettuale della verità. Sottomise a severe critiche le diverse posizioni, cercando con rettitudine, valutando le sue scoperte e mettendo da parte quanto si dimostrava falso o erroneo. Non sapeva ancora cosa fosse la verità e dove la si trovava, ma la cercava con diligenza.
Godette l’amicizia di uomini buoni, meno talentuosi di lui ma di più alta dirittura morale. Il loro esempio, più che le loro parole, benché queste non mancassero, lo portarono a convincersi della vacuità dei suoi piaceri.
A Milano ricevette una forte impressione conoscendo e ascoltando il vescovo sant’Ambrogio. Ambrogio era colto ed eloquente, il suo bel parlare colpì Agostino, professore di lettere e retorica. Ma molto al di là della perfezione del suo stile latino, Agostino apprezzò la grandezza del pastore, del vescovo integralmente dedicato alla responsabilità sacerdotale, attento ai bisogni spirituali del gregge, e soprattutto, incessantemente dedito alla lettura delle Sacre Scritture per poterle spiegare come parole di vita al popolo cristiano.

Figlio delle lacrime di santa Monica

Fu Ambrogio a raccomandargli di leggere san Paolo; e quella lettura ebbe grande influenza nell’irrequieto Agostino. Ma vi fu qualcuno che influì ancora più nella conversione di Agostino: sua
madre Monica. Quella donna ammirevole aveva già ottenuto che suo marito morisse cristiano
.
Quando Agostino passò dall’Africa in Italia, Monica lo seguì. Ella sentiva la sua anima lacerata dalle sregolatezze del figlio. Da vera madre cristiana non si sentiva appagata dagli onori o dai successi che egli otteneva, finché rimanesse ancora lontano da Dio. Ogni giorno, talvolta persino due volte al giorno, Monica si recava al tempio a implorare Iddio per la conversione
di Agostino. Sentiva un dolore lancinante nel vedere il frutto del suo grembo transitare per strade di perdizione, e piangeva perché Agostino non amava Dio né si affidava alla santa Chiesa.
Un giorno confidò il suo cuore a un vescovo raccontandogli tutta la sua amarezza per il traviamento morale del figlio. Il presule l’ascoltò e le disse una frase profetica: “È impossibile che si perda un figlio di tante lacrime!”.

Il cuore trova finalmente quiete

La grazia agiva tramite gli uomini e dall’interno del cuore di Agostino, lenta ma vittoriosa. Scosso profondamente Agostino rinunciò alla sua professione e si preparò con fervore al battesimo: aveva sentito la potenza della volontà del Signore ed era saldamente convinto di quella verità che più tardi coniò in una frase immortale: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore non troverà quiete finché non riposa in te».
Lo stesso giorno venne battezzato anche il giovane Adeodato, figlio naturale di Agostino, ragazzo sveglio e affamato di Dio, di cui suo padre dice, con umiltà, che niente aveva messo in lui al di
fuori del suo peccato. In realtà si preoccupò della sua formazione cristiana e cercò di riparare quel peccato aiutandolo a rinascere nell’acqua e nello Spirito Santo per la vita eterna
.
Presto morì il figlio di Agostino e suo padre affrontò il fatto con fede, rallegrandosi per quanto l’opera di Dio aveva compiuto in lui e per la certezza della sua gloria in Paradiso.

Monica: madre cristiana prototipica

Poco tempo dopo il battessimo di Agostino, quando aspettava nel porto di Ostia per imbarcarsi alla volta dell’Africa, morì lì la sua santa madre Monica. Non resisto al desiderio di trascrivere le
parole di quella madre ammirevole, compiuto modello delle madri cristiane, dette ad Agostino alla vigilia della sua morte: «Figlio mio, per quanto mi riguarda, niente ormai mi fa provare piacere sulla terra. Non so perché sono ancora qui, esaurite come sono le mie speranze nella vita terrena.
Una cosa soltanto mi muoveva a desiderare un po’ più di vita: vederti cristiano e cattolico prima di morire. Questo Dio me l’ha concesso, e molto oltre le mie speranze, visto che anche tu hai disprezzato il mondo per servire Dio. Cosa dunque faccio qui?».
Quale vera madre, preoccupata anzitutto della salvezza del figlio piuttosto che dei suoi successi professionali o economici! Che sono i successi di questo mondo nei riguardi di ciò che è un valore
supremo: l’amore, la grazia, la vita in Dio?
Che tristezza vedere oggi genitori cristiani che fanno sforzi ingenti per la grandezza umana dei loro figli – il che, certo, non è male – ma trascurano la loro formazione cristiana, non si curano di dare loro esempio di vita e morale cristiane, che giungono persino a consigliare in un senso opposto all’insegnamento di Cristo e della sua Chiesa! A che varrà tutto il benessere umano se il cuore è lontano da Dio.

L’Impero finì ma non la validità di sant’Agostino

Agostino ormai cristiano e cattolico fece ritorno nella sua terra in Africa. Lì divenne monaco e sacerdote. Il vescovo di Ippona lo associò ai suoi compiti pastorali e, alla sua morte, Agostino diventò vescovo di Ippona, piccolo porto della Numidia, diocesi di molto secondaria importanza, che non superava forse i 50000 abitanti; con una ventina di luoghi di culto e una trentina di sacerdoti.
Fu ordinato vescovo intorno al 392, quando aveva trentotto anni circa. Dopo la sua consacrazione episcopale continuò a vivere come un monaco assieme al suo clero. La sua vita episcopale fu condivisa fra i compiti di cura del suo gregge, incluse le questioni civili che a quei tempi, a causa della mancanza di funzionari idonei, gli imperatori avevano affidato ai vescovi, e la sua irrinunciabile vocazione di scrittore.
Agostino scriveva senza sosta, di notte, perché le attività pastorali non gli lasciavano tempo durante il giorno. Si racconta che occupò le notti di ben dodici anni per scrivere La Città di Dio e di diciotto anni per scrivere i Trattati sulla Santissima Trinità. Fu un gran lottatore in difesa della purezza della fede cattolica. Dieci anni di vita da vescovo furono segnati dalla lotta contro l’eresia manichea, la stessa alla quale aveva aderito da giovane; altri dieci anni dedicò a difendere la fede contro i donatisti e gli ultimi dieci anni a combattere l’incipiente eresia pelagiana.

Nell’anno 430 moriva questo campione della fede, questo trofeo di Cristo, questo dottore della Chiesa. La sua città era assediata dai vandali e si avvicinava la fine dell’Impero. Questo finì, è vero, ma rimane vigente Agostino, uomo di Dio e opera di Dio. La sua parola e il suo esempio aiutano e incoraggiano tutti nella ricerca di Dio.

Niente di meglio per concludere che questa preghiera di sant’Agostino: «Donati a me, o Dio mio, restituiscimi te stesso. Ecco, io ti amo, e se è poco, dammi di amarti più intensamente. Non posso misurare per sapere quanto mi manca ancora per raggiungere la pienezza dell’amore e quanto deve ancora mcorrere la mia vita per gettarsi tra le tue braccia e non più distaccarsene, fino a “nascondersi al riparo del tuo volto”.
Questo solo io so: fuori di te tutto è male per me, non solo all’esterno, ma anche dentro di me; e qualsiasi ricchezza, che non sia il mio Dio, è per me assoluta povertà!» (Confessioni, Libro
13 , cap. 8). Sant’Agostino, ricercatore di Dio e pastore di anime, prega per noi!

© Copyright Radici Cristiane, agosto-settembre 2007

2 commenti:

francesco ha detto...

lode al Signore per agostino!
per lui la vita cristiana è vita monastica da cassiciacum all'episcopio di ippona...
:-) francesco

Raffaella ha detto...

Grazie Francesco :-)