23 ottobre 2007

Magdi Allam sulla lite sfiorata al tavolo del Papa...


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SE IL DIALOGANTE È AMBIGUO NON C'È DIALOGO

di MAGDI ALLAM

E' solo un caso che lo sceicco Ezzedin Ibrahim, dignitario islamico e consigliere per gli Affari culturali del presidente degli Emirati Arabi Uniti, risulti tra i 138 firmatari della «Lettera aperta » al Papa del 13 ottobre scorso.
Ed è solo un caso che, a soli 8 giorni di distanza, emerga come il protagonista di una lite sfiorata con il rabbino capo d'Israele, Yona Metzger, e il patriarca Aram I Catholicos di Cilicia degli Armeni, proprio in presenza di Benedetto XVI, costretto a intervenire da paciere per prevenire l'esplosione di uno scontro verbale?
E' una storia all'insegna della più totale ambiguità, della serie «predica bene e razzola male», quella a cui si è assistita nel corso del pranzo di domenica scorsa nel seminario arcivescovile di Capodimonte a Napoli, raccontataci da Luigi Accattoli sul Corriere di ieri, che conferma come il dialogo interreligioso si riduce a una meschina messinscena se si mistifica la realtà concreta di musulmani succubi di una ideologia di odio, violenza e morte occultata con la dissimulazione demagogica impregnata di invocazioni altisonanti sul Dio della vita, dell'amore e della pace estrapolate arbitrariamente e strumentalmente dal Corano.
Quale errore aver messo il Papa nella condizione, a dir poco imbarazzante, di dover sedare animi focosi ricordando loro che erano suoi ospiti e — con la sua battuta a effetto: «Questo è tutto lavoro per Sant'Egidio » — alludere che la responsabilità dell'insieme di questa incresciosa vicenda ricade sull'associazione cattolica che da anni promuove il dialogo interreligioso tramite mega-raduni di centinaia di esponenti di decine di religioni e di fedi del mondo.
Questa concezione del dialogo interreligioso, specie nei confronti dell'Islam, è stata sostanzialmente rivoluzionata da Benedetto XVI che, all'ambiguità dello sterile e inconcludente confronto sulle interpretazioni opinabili dei testi sacri, predilige la certezza del rispetto dei valori e dei diritti che fondano la nostra comune umanità. Ebbene se il suo pensiero venisse correttamente inteso e seguito, non si dovrebbero accreditare come interlocutori nel dialogo interreligioso tutti quei militanti islamici che di fatto, al di là della retorica ingannatrice, disconoscono la sacralità della vita, offendono la dignità della persona e violano la libertà religiosa e di scelta dell'individuo. Come è appunto il caso dei 138 firmatari della «Lettera aperta» al Papa che negano il diritto di Israele all'esistenza, nobilitano i terroristi suicidi palestinesi elevandoli al rango di martiri, perseguitano i missionari cristiani e condannano a morte gli apostati. Non è certamente casuale che la lite sfiorata al pranzo del Papa sia stata originata dalla denuncia della strategia islamica volta alla distruzione di Israele e all'esodo dei cristiani dal Medio Oriente.
Rincresce pertanto che in Italia sia stato proprio
Il Foglio di Giuliano Ferrara, da sempre in prima fila nella difesa di Israele e contro il terrorismo islamico, a cadere nel tranello teso da maestri nell'arte della dissimulazione. Accreditando come « Fatwa della riconciliazione» una lunga dissertazione teologica sull'unicità di Dio e sull'amore del prossimo, in cui non compare mai la parola Israele e il suo diritto alla vita, così come non si fa alcuna esplicita menzione del terrorismo islamico e della sua condanna. E sorprende che nella replica alla mia critica iniziale, affidata alla brillante penna di Giulio Meotti, ugualmente non compare mai la parola Israele. Possibile che perfino l'amico Ferrara non comprenda che oggi più che mai Israele è il paradigma della vita e che il parametro certo per appurare la bontà della fede nella sacralità della vita è il riconoscimento del diritto di Israele all'esistenza?
Purtroppo questa consapevolezza non è presente tra gli amici del Sant'Egidio che, anno dopo anno, ospitano e legittimano degli apologeti del terrorismo islamico e dei predicatori della distruzione di Israele. Cito solo il caso del rettore dell'Università islamica di Al Azhar, Ahmed al-Tayeb, invitato al convegno organizzato dal Sant' Egidio a Milano il 7 settembre 2004, dopo aver sentenziato che «la soluzione al terrorismo israeliano si basa sulla proliferazione degli attacchi di martirio che terrorizzano i cuori dei nemici di Allah. I Paesi islamici, sia i popoli che i governanti, devono sostenere queste operazioni di martirio». Ebbene, guarda caso, anche al-Tayeb è tra i 138 firmatari della «Lettera aperta» al Papa osannata da Ferrara.
Cari amici del Sant'Egidio e del Foglio, il dialogo interreligioso va benissimo, ma a condizione che non lo si faccia con dei carnefici. E trattandosi della salvaguardia della sacralità della vita, l'ignoranza e l'ingenuità non sono ammissibili.

© Copyright Corriere della sera, 23 ottobre 2007

3 commenti:

raffaele ha detto...

Non condivido affatto le valutazioni di Magdi Allam, anche se comprendo la sofferenza di una persona che si sente braccata e minacciata di morte: ormai ha sposato le posizioni radicali di Marcello Pera. Apprezzo invece la linea della comunità di sant'Egidio e, in questo caso, la posizione del quotidiano di Ferrara. Non possiamo dialogare solo con chi è d'accordo con noi: il dialogo si fa proprio per spezzare le barriere che si frappongono tra noi e gli altri, che probabilmente non riusciremo mai a convertire alle nostre idee ma con cui dobbiamo imparare a convivere nel rispetto reciproco. Una barriera di odio divide oggi ebrei e musulmani: noi cristiani possiamo dare un contributo per superarla.

brustef1 ha detto...

Sic stantibus rebus è difficile non dare ragione ad Allam, uno che che per il proprio coraggio e per la propria onestà intellettuale vive sotto scorta come un carcerato, peggio dei delinquenti che in questo Paese, com'è noto, vengono scarcerati al più presto. Ma B16 è stato grande, dovrebbe presiedere un tavolo di trattative tra israeliani e palestinesi: bacchettando un po' (con amore) gli uni e gli altri li costringerebbe sicuramente all'accordo.

Umberto ha detto...

Cara Raffaella,
la questio è delicata ma ha una razionalità.
Riguardo ai cattocomunisti irenisti, che purtroppo mostrano la lana dell'indumento che vestono, io personalmente sto con Allam.

Israele (non ostante le sue pecche)è uno dei noccioli: non lo farò perchè so che chi segue il tuo bel blog è ben informato, ma potrei letteralmente sommergere di post sulla faccenda, e credete che sta maomettani sono terribilmente ipocriti. Anche quegli pseudo-pacifisti che seggono alle poltroncione.

Non aggiungo altro perchè il dibattito, che mi è caro, non si risolverà certo con facilità.

L’Arabia Saudita dà il sostegno finanziario; la scristianizzazione dà il motivo religioso; l’ignoranza e l’impaccio dei governi in occidente fa il resto. La Terza (e ultima) parte di un’analisi di p. Samir Khalil Samir, gesuita egiziano, esperto di Islam.AsiaNews 31 agosto 2007; vedi anche i Vescovi tutti dell'Emilia-Romagna hanno reso pubblico già nel novembre del 2000 questo ottima Nota sul rapporto tra cristiani e musulmani.Leggere anche le Direttive del gran Maestro della Massoneria ai Vescovi cattolici massoni, effettive dal 1962. (Aggiornamento del Vaticano II). Tutti i confratelli massoni dovranno riferire sui progressi di queste decisive disposizioni. Rielaborate nell’ottobre 1993 come piano progressivo per lo stadio finale. Tutti i massoni occupati nella Chiesa debbono accoglierle e realizzarle.