5 marzo 2008

Neonati prematuri «Vanno rianimati senza porre limiti» (Avvenire)


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Neonati prematuri «Vanno rianimati senza porre limiti»

«Se l’intervento è inefficace, evitare l’accanimento I genitori vanno informati, ma va tutelata la vita del neonato»

DA MILANO ENRICO NEGROTTI

Nell’assistenza ai neonati estrema­mente prematuri occorre dare sem­pre una possibilità alla vita, senza porre barriere aprioristiche in base all’età gestazionale. È questo il punto cruciale del­la Raccomandazione che il Consiglio supe­riore di sanità (Css) ha emanato ieri in ri­sposta alla domanda posta sul tema dal mi­nistro della Salute Livia Turco. Il documen­to indica quindi di porre in atto un intervento rianima­torio nei confronti del neo­nato e di verificare poi l’ap­propriatezza o l’inefficacia dell’intervento. E in questo secondo caso evitare l’acca­nimento e attuare solo cure compassionevoli. E su un al­tro aspetto molto dibattuto, la volontà dei genitori, il Css richiama il dovere di infor­marli nel modo più possibi­le completo e comprensibile ma di operare «tenendo in considerazione la tutela della vita e della salute del feto e del neonato». Al Css, ricorda il presidente Franco Cuccurul­lo, si è registrata una «ampia condivisione» sul testo (45 favorevoli su 46 e un astenuto): «Quel che emerge da queste linee guida e che ci vede ampiamente concordi è riani­mare sempre i neonati fortemente prema­turi, per poi valutarne le possibilità di so­pravvivenza. Ma tutto ciò astenendosi da o­gni forma di accanimento terapeutico».
Il documento finale del Css, dunque, richia­ma pressoché tutti i testi elaborati su questo tema negli ultimi anni, tenendo presenti an­che la Costituzione, il Codice civile, conven­zioni internazionali sui diritti dell’uomo e del­l’infanzia nonché il Codice di deontologia me­dica. E osserva che i sensibili progressi dia­gnostico-terapeutici della medicina perina­tale negli ultimi decenni fanno sì che «non è un fatto straordinario prestare cure mediche al travaglio di parto e al neonato di bassissi­ma età gestazionale». Le Raccomandazioni del Css sottolineano che, nonostante l’età ge­stazionale sia considerata il parametro più indicativo della maturazione del feto, questa può dipendere da altri fattori: «Il comporta­mento medico e rianimatorio esige pertanto una valutazione accurata e individualizzata delle condizioni cliniche alla nascita ed è i­nopportuno che sia confinato in rigidi sche­matismi, anche in considerazione dell’incer­tezza della datazione». Nessun limite rigido, quindi, sotto il quale non rianimare i neona­ti, anche se viene ricordato che prima delle 22 settimane la sopravvivenza è estremamente rara: ma da quel momento «per ogni giorno di incre­mento dell’età gestazionale si verifica grazie alle cure in­tensive un progressivo au­mento delle probabilità di so­pravvivenza ». Il documento richiama l’importanza del coinvolgimento dei genitori, che vanno informati su con­dizioni del neonato e sua a­spettativa di vita, offrendo lo­ro anche massimo supporto sul piano psicologico. Altre importanti ri­chiami del Css riguardano la necessità di tra­sferire la donna gravida a rischio di parto pre­maturo in centri particolarmente attrezzati e quella di assicurare cure e assistenza parti­colari ai nati fino all’età scolare.
«Trovo che siano posizioni simili al docu­mento che abbiamo approvato al Cnb – os­serva il vicepresidente Lorenzo D’Avack –. Mi pare importante che siano stati richia­mati i principi giuridici dell’ordinamento vi­gente ». «Va però ricordato che la qualità del­l’opinione del medico e del genitore – sotto­linea Francesco D’Agostino, presidente o­norario del Cnb – è molto diversa». Il presi­dente della Società italiana di neonatologia Claudio Fabris commenta positivamente l’e­voluzione dei pareri espressi in questi anni: «Ha prevalso il buon senso. Si sta dalla par­te della vita, senza accanimento e senza pa­letti sull’età gestazionale». Anche il neona­tologo Carlo Bellieni apprezza il testo del Css: «Sono state eliminate le parti più discutibili del precedente parere: il vincolo alla volontà dei genitori e la valutazione della possibile disabilità futura».

© Copyright Avvenire, 5 marzo 2008

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Rianimare a prescindere, senza tener conto dell'età gestazionale è semplicemente criminale.

Un accanimento terapeutico fine a se stesso

Ormai i novelli Mengele hanno preso il sopravvento.

Prima del malato vengono le ideologie e i convincimenti religiosi dei medici.

Prego Dio di non finire sotto le grinfie di questi esseri.

Anonimo ha detto...

Quando mai l'articolo di Avvenire ha parlato di accanimento terapeutico? Il punto decisivo portato aventi dai cattolici è il seguente: l'opzione di fondo, in altri termini, la linea guida, nel caso dei bimbi nati prematuramente, deve essere "per la vita" , anche se tale scelta non è "comoda" , perchè attenta alla nostra "libertà" ( a dire il vero pseudo-tale). Quanto all'accostamento a Mengele, mi sembra proprio poco avveduto, i "novelli selezionatori della razza pura e sana" , incontestabilmente, vanno infatti cercati decisamente al di fuori del mondo cattolico.