7 maggio 2008

A Genova Ratzinger sarà contestato: è inevitabile, ha tolto al Papato ogni possibile ambiguità (Baget Bozzo)


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A Genova Ratzinger sarà contestato: è inevitabile, ha tolto al Papato ogni possibile ambiguità

Gianni Baget Bozzo

Papa Ratzinger viene a Genova. Ha certo motivi di riconoscenza a una città e a una diocesi che hanno dato tanti contributi al suo personale ecclesiastico, una diocesi ratzingeriana. Da Genova Papa Benedetto ha preso il segretario di Stato, il presidente della Cei, il cerimoniere pontificio, il secondo amministratore delle finanze vaticane: una diocesi ora in riserva papale, dopo essere stata per lungo tempo una diocesi emarginata, in memoria del cardinale Siri non in odore di conciliarità.
Certamente ha scelto Bertone. Ma il lungo pastorato di Siri ha fatto della diocesi di Genova una diocesi diversa. Che cosa ha lasciato Siri di unico? Il sentimento di che cosa è un vescovo, pastore di tutto il suo popolo e di tutta la sua realtà ecclesiale e sociale, curatore dell'ortodossia come della vita civile. Siri non era autoritario, era un'autorità che si imponeva di per sé stessa e ha lasciato presente nel suo clero e nel suo popolo il senso tradizionale del vescovo, prima e dopo i tempi del concilio. Siri ha un'autorità spirituale ancora presente oltre i limiti inevitabili del governo della sua diocesi. Ha mandato pochi preti a laurearsi a Roma, ma oggi che ci sono tanti preti laureati non sembra che la vita ecclesiale genovese si stacchi di più sul resto del Paese. Con Siri Genova contava di più. La diocesi ritorna puntualmente alla sua memoria anche, e soprattutto, di coloro che l'hanno combattuto. Siri ha creato una certa qualità nel clero genovese che ha permesso a Bertone di farne la pepinière, la sua riserva di quadri. Tutti a livello universale, a partire da Mauro Piacenza, che aveva già fatto carriera romana di suo, sempre nella memoria di Siri.
A Genova il Papa sarà contestato, sarà sempre così. Il carisma di Giovanni Paolo II univa tutti, ma con una certa ambiguità che permetteva a ciascuno di tirarlo dalla propria parte, anche se egli non era il tipo da dire "sono come tu mi vuoi".

Ratzinger ha tolto ogni ambiguità al Papato, l'ha fatto da cardinale, lo fa molto di più da Papa e suscita quello che il linguaggio cristiano, spesso dimenticato dalla teologia postconciliare, ha chiamato "l'odio del mondo".

Il vangelo di Giovanni che usa questa espressione si legge nella liturgia solo nel tempo di Pasqua e sparisce dalla predicazione, in cui non si parla che della bontà del genere umano, di tutto e di tutti. Ma il Papa non è così. E così non è nemmeno l'arcivescovo che è divenuto oggetto di odio del mondo perché considerato il rappresentante di Ratzinger, diverso non solo da Tettamanzi ma anche da Ruini. Ruini sta bene in platea, Bagnasco sta bene in cattedrale. Forse per questo ha ancora la scorta, perché è visto come colui che rappresenta il Papa quasi come persona, il volto italiano del Pastore Tedesco.

© Copyright Il Secolo XIX, 6 maggio 2008

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, Raffaella.
Questa volta concordo assai poco con Baget Bozzo. Parla più da politico che da prete, non fa distinzioni, non analizza. Propone i soliti schemi di contrapposizione, trattando GPII alla stregua di una marionetta piaciona.
Insomma, mi pare poco lucido.
Alessia

Raffaella ha detto...

Ciao Alessia, concordo.
E' verissimo che Papa Benedetto non scende a compromessi e la sua lucidita' nel presentare la ragione illuminata dalla fede da' fastidio a molti, ma occorrerebbe smetterla di esaltare un Papa denigrandone un altro.
Questo ovviamente vale nelle due direzioni.
R.

Torquemada ha detto...

tutti sanno come wojtyla ha costruito il suo sedicente carisma comunicativo.
e cioè prendendo su di sè e per sè ogni merito e gloria mediatica e lasciando che fosse ratzinger a raffreddare le patate bollenti.
non dimenticate come come il prefetto della cdf sia stato usato e lasciato quasi sempre da solo mentre il papa regnate veniva incensato anche da time.
questo è il carisma unificante?
bah!

Carla ha detto...

A proposito dell'ultimo commento, premesso che negli anni passati ero molto molto meno informata di ora sulle vicende della Chiesa, da quello che ho appreso in seguito non mi pare però, tutto sommato, che Giovanni Paolo II abbia mai lasciato solo il Card. Ratzinger. La minore esposizione mediatica è naturale, oggi io per esempio conosco solo di nome il Responsabile della CDF, organismo che , peraltro, nell'immaginario collettivo continua ad essere "il S. Uffizio", con le conseguenze che sappiamo sul ruolo che al Prefetto viene cucito addosso. In particolare, poi, ho letto che Giovanni Paolo difese pubblicamente la dichiarazione della CDF "Dominus Jesus", da più parti contestata, anche da settori del mondo cattolico. Comunque, il rapporto di fiducia tra Giovanni Paolo e il Card.Ratzinger i due non si è mai incrinato, sono i fatti a dimostrarlo, cioè i 23 anni di ininterrotto lavoro insieme. Buona giornata Carla

azzeccagarbugli ha detto...

Il mondo è bello perché è vario e per quanto mi riguarda questa è una delle poche volte che concordo con Baget Bozzo. Sarà che mi è piaciuta molto la rievocazione della figura del Cardinale Siri e di quanto il suo pastorato abbia significato per la diocesi di Genova, nonostante il suo non essere mai stato "in odore di conciliarità", o forse proprio per questo. Sarà che a un certo punto alcune scomode verità bisogna pur dirle sui limiti, non soggettivi, ma oggettivi del pontificato di Giovanni Paolo II, il cui impatto mediatico e presenza scenica si sono rivelati alla fine "preterintenzionali" rispetto ai reali contenuti del magistero e al messaggio che il Papa polacco intendeva portare al mondo e che forse adesso, affacciato alla finestra della Casa del Padre, preferirebbe che la celebrazione della sua umanità, della grandezza del suo pontificato e della sua santità passasse attraverso ben altri argomenti, magari anche quelli contenuti nelle sue numerose encicliche perennemente ignorate, piuttosto che la sola e continua denigrazione del suo successore.

don Marco (prete) ha detto...

Non mi intendo di analisi sociologiche o ermeneutiche storiche, sinceramente tutti questi discorsi non so da dove provengano. Ciascuno ha la sua identità e la mette in atto secondo dove è chiamato a servire la Chiesa. Se è vero che ciascuno dinanzi a Dio è unico è irripetibile non capisco gli accostamenti e i tentativi di analogie anche possibili. GPII aveva la sua personalità e il suo carisma Benedetto ha il suo, ma miei cari signori chi guida la Chiesa è lo Spirito di Dio che sceglie la persona giusta e la colloca sempre al posto giusto e nel momento giusto anche quando le logiche umane puntualmente sono discordanti da quelle di Dio......mi pare che qualcuno abbia detto che le nostre vie son diverse dalle sue vie.....non sarà il caso che ci mettiamo anche noi a seguire la strada che LUI ci ha indicato??? Ma possibile che noi preti abbiamo una bella autostrada tracciata e sicura e ci dobbiamo sempre impelagare nelle intasate tangenziali della storia?

azzeccagarbugli ha detto...

giustissimo quello che dice Don Marco, vero, come dice Carla, che Giovanni Paolo II non ha mai inteso lasciare da solo il Cardinale Ratzinger, ma vero anche che per i media l'allora Prefetto della CDF veniva ritenuto puntualmente responsabile di tutto quanto non piaceva del pontificato wojtyliano. Prendiamo l'esempio della tanto denigrata dichiarazione "Dominus Iesus"(denigrata in primis da molti cattolici, tanto per capirci): quando uscì tutti gridarono all'oscurantismo del Cardinale Ratzinger che osava ancora affermare che Gesù Cristo è l'unico Salvatore del mondo, come se "Io sono la Via, la Verità, la Vita" fosse uno slogan che aveva fatto ormai il suo tempo. Nonostante il documento recasse l'espressa approvazione del Pontefice allora regnante, nessuno legò quel testo a Wojtyla, tutti addosso a Ratzinger. Poi Ratzinger è diventato Papa e a dirigere la CDF è arrivato il Cardinale Levada, però come mai in questi ultimi anni gli atti della Congregazione per la Dottrina della Fede hanno cominciato ad essere stranamente riferiti al Papa? Perché dopo la notifica a Sobrino nel 2006 tutti titolavano "Ratzinger scomunica Sobrino" e di Levada nessuna traccia? Perché il documento del 2007 sulla Chiesa di Cristo sussistente nella Chiesa Cattolica (anche questo mal digerito in primis da molti cattolici) è stato subito considerato come attuazione della volontà di Papa Ratzinger e non del Cardinale Levada? Non voglio alimentare polemiche, dico solo: riflettiamo su questo palese doppiopesismo.

brustef1 ha detto...

Non mi sembra affatto che Baget Bozzo "denigri" GPII: si limita a prendere atto di una realtà, tant'è vero che i veri e professionali denigratori, quelli di BXVI, si richiamano ambiguamente e strumentalmente al suo predecessore. E questo è un fatto. L'analisi di BB non fa una piega, il venerato cardinal Siri è stato per molti versi un martire silenzioso.

don Marco (sine titulo) ha detto...

condivido pienamente l'analisi di azzecca.... ma ribadisco che a mio avviso è solo questione di personalità. con buona pace del papa GPII di cui tutti abbiamo stima e venerazione, ma avete mai letto qualcosa di suo? sicuramente si, o io so tardone o lui era complicato e farraginoso, vedi la Dominum et vivificantem, questo lo leggi e capisci e lo apprezzi anche mentre sei in spiaggia xkè semplice chiaro e lineare.
ma l'esempio lo possiamo applicare x analogia anche ai nostri vescovi, ci sta quello carismatico, quello dotto, quello che ci sa fare quello che è schivo ecc. ecc. Io non accosterei i due pontefici.... Mi viene alla memoria quando gli antichi facevano passare per propria una produzione letteraria x dare a questa lustro e tutte le leterature ne danno testimonianza, in questo caso avviene il contrario, a livello di dottrina e chiarezza non credo che ora come ora ci sia qualcuno che possa competere con Benedetto, e poi tanti attuali cardinali redarguiti spesso anche da Cacciari e palesemente additati per la loro ignoranza in campo patristico e teologico, fanno bene a tacere e a scrivere solo manualetti di preghiere..... tolto Scola e qualche altro straniero non è che lo scenario sia edificante a livello di sapienza e dottrina. La Chiesa ha scelto Ratzinger ma credo che non poteva far di meglio, aveva bisogno di pontefice dotto e santo che togliesse la Chiesa dalle cronache rosa e la riportasse nella sua giusta collocazione.
Son pensieri sparsi ma in sostanza mi ci ritrovo

Carla ha detto...

In definitiva, credo che la seguente considerazione possa vederci tutti d'accordo: l'elezione di Papa Benedetto è stata veramente l'espressione della Chiesa al massimo livello.

Anonimo ha detto...

Concordo pienamente con la conclusione di Carla. Che Dio ci mantenga a lungo in nostro amato Papa Benedetto!
Alessia

Scenron ha detto...

"di cui tutti abbiamo stima e venerazione"...non per contraddirti, caro don Marco, ma non è il mio caso...io nutro solo rispetto verso Papa Wojtyla, come qualsiasi altra persona umana...so di essere abbastanza duro ed eccessivo, ma è così..si, Carla, "l'elezione di Papa Benedetto è stata veramente l'espressione della Chiesa al massimo livello" :D

don Marco (papista) ha detto...

Scenron, Tu es Petrus!!! non l'ho detto io :) ha fondato sulla sua debolezza e sulla sua grande fede la Chiesa, poi vabbè siamo tutti uomini, disse la madre superiora. anche a me piace Benedetto, ma il predecessore nn l'ho messo io sul soglio di Pietro.... lui di sicuro sappiamo, il suo segretario che ha fatto quel che ha voluto nn si sa :) cmq a parte tutto ringraziamo Dio per quanto ci dona, nonostante la nostra mediocrità.

Scenron ha detto...

Si si, lo so...infatti, la debolezza della mia fede, è che tante volte non capisco certe "azioni" di Gesù, nonostante il mio grande amore per lui, che si è rafforzato grazie a Papa Benedetto! :D

euge ha detto...

Devo constatare, con rammarico, che basta un articolo perchè anche noi, che abbiamo sempre detestato i confronti, nostro malgrado, finiamo per farli. Io, personalmente, ho vissuto male il papato di Giovanni Paolo II e vi spiego il perchè: in quel periodo non solo ritenevo che bastassi alla mia esistenza e che quindi Dio poteva tranquillamente starsene in un angolo ma, ancora di più per diversi episodi vissuti personalmente che, per ovvie ragioni non ritengo di dover mettere in piazza, vedevo e sentivo la chiesa come qualcosa di distante dalla realtà in cui vivevo e soprattutto, un ambiente non del tutto privo di magheggi, interessi e quant'altro. Purtroppo, quando leggo certi comportamenti da parte di certi esponenti della Curia, mi convinco che forse quello che pensavo non era del tutto errato ma, ho sempre rispettato Giovanni Paolo II e ciò che rappresentava. Rimango dell'idea, che ognuno deve essere se stesso nel bene e nel male e che l'immagine che doveva passare di Giovanni Paolo II era l'immagine di un Pontefice che ammaliava le folle con il suo modo di fare teatrale e mediatico questo era quello che doveva passare in quel momento storico. Mi sono resa conto dopo aver letto qualche scritto di Giovanni Paolo II, che egli era tutt'altro che un giocarellone alla " volemose bene " che, i suoi valori non negoziabili, erano esattamente gli stessi trattati da Benedetto XVI i famosi valori non negoziabili, che sono alla base dell'insegnamento cattolico da sempre. Benedetto XVI va diritto al problema in nome della verità e come ho avuto modo di scrivere in altre circostanze, chi è senza veli ho si rifiuta di metterli, è terribilmente scomodo e comunque soggetto a confronti e contestazioni.
Perciò, cari amici del blog, lasciamo stare i confronti e le contestazioni probabili o reali; vi esorto ancora una volta a pregare per il nostro Papa Benedetto XVI, perchè non debba mai indietreggiare davvanti ai lupi e soprattutto che, la Vergine Maria, possa proteggerlo sempre e specialmente in una circostanza come il prossimo viaggio a Genova e Savona.
Andiamo avanti sempre
- CON BENEDETTO XVI -
Eugenia