29 agosto 2007

Chiesa e tasse: la parola a Mons. Bagnasco ed al giurista Dalla Torre


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LA CHIESA

Il presidente dei vescovi italiani commenta il passo della Ue

L´ira di Bagnasco "Interventi pretestuosi"

Non si tratta di privilegi: la Chiesa con le agevolazioni fa beneficenza e non solo per i cattolici

ORAZIO LA ROCCA COSTANTINO MALATTO

Città del Vaticano - «Interventi pretestuosi». Secco, deciso, privo di tentennamenti. Il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco risponde quasi a muso duro alla nuova richiesta della Commissione Ue alla Concorrenza avanzata al governo italiano sui presunti «vantaggi fiscali» agli enti ecclesiastici. La risposta arriva alla fine della processione della Madonna della Guardia di Genova, presieduta ieri sera da Bagnasco nella sua veste di arcivescovo della città della Lanterna. Nel commentare brevemente il nuovo passo esplicativo dei commissari europei, il presidente Cei lamenta - a sorpresa - che «si presentano sempre con particolare insistenza queste agevolazioni come dei privilegi alla Chiesa».
E´ vero, invece, assicura il presule, che «non si tratta di privilegi, perché la Chiesa, anche grazie a queste forme di agevolazioni, ha sempre fatto e sempre farà opera di beneficenza, non solo per i cattolici, ma per la società intera nel suo complesso». Ecco perché, conclude Bagnasco, «questi interventi mi sembrano pretestuosi e i fini mi sfuggono».
Come spiegare, allora, la nuova richiesta di chiarimenti fatta dai commissari europei prima di decidere se aprire un contenzioso con chiese e governo italiani su una materia così delicata? «Credo che tutto sia dovuto alla disinformazione», azzarda il presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Cei, monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo. «Non sappiamo come finora il governo italiano - è l´analisi del presule - abbia risposto ai quesiti della Ue, ma se a livello europeo regna la stessa confusione che c´è in Italia temo che stiamo messi maluccio. La Chiesa, comunque, non gode di privilegi. Non siamo preoccupati. E´ giusto che i commissari europei facciano il loro lavoro. Se vogliono, potranno capire tutto perché è tutto chiaro e tutto alla luce del sole perché gli enti ecclesiali godono degli stessi privilegi riconosciuti dallo Stato a tutte le Ong. Non vedo, in queste richieste di chiarimenti, forme di persecuzioni anticlericali, anche se - conclude Mogavero - se questa storia continua, qualche sospetto potrebbe incominciare a sorgere».

© Copyright Repubblica, 29 agosto 2007


Dalla Torre : «Non esistono favori, c’è chi alimenta posizioni ideologiche»

di FRANCA GIANSOLDATI

CITTA’ DEL VATICANO - Il sottosegretario Cento ritiene necessaria l’istituzione di un tavolo bilaterale Italia-Santa Sede per esaminare il nodo dei benefici fiscali a favore della Chiesa.

Professor Dalla Torre lei che ha fatto parte della Commissione paritetica per la revisione del Concordato che ne pensa della proposta?

«Tavolo bilaterale? Ma no, non ci può essere negoziato dal momento che la questione riguarda non solo la Chiesa cattolica ma tutti gli altri soggetti religiosi presenti nel Paese. Attorno al tavolo dovrebbero sedere tutti quanti...».

Nessun privilegio?

«Vorrei ricordare che godono dell’esenzione dell’Ici gli enti di tutte le confessioni religiose purché abbiano determinate attività di carattere sociale e assistenziale senza fini di lucro. Un insieme variegato che comprende anche le Onlus. Da questo punto di vista si capisce bene che non sussiste privilegio alcuno per la Chiesa cattolica. Privilegio significa, infatti, trattare in modo diverso situazioni uguali. In questo caso siamo di fronte ad un insieme di situazioni eterogenee ma trattate allo stesso modo».

Anche i musulmani beneficiano dell’esenzione dell’Ici?

«Godono dell’esenzione tutti gli organismi delle altre confessioni. Per i musulmani, forse, al momento il beneficio è solo teorico poichè non so se esistono persone giuridiche islamiche dedite a finalità di carattere sociale o religioso. Laddove vi fossero però godrebbero del medesimo trattamento».

Lo Stato mette tutti sullo stesso piano..

«Esatto, ecco perchè parlare di privilegio è fuorviante. Se non fosse prevista quest’esenzione noi avremmo parità di trattamento tra immobili di enti con finalità di lucro e immobili che invece sono destinati direttamente o indirettamente a scopi sociali o religiosi».

Una polemica fuori luogo?

«Penso che di questi tempi l’atmosfera si stia caricando un po’ troppo di elementi che pensavamo essere morti e sepolti con la fine dell’Ottocento».

Una pura questione anticlericale..

«Alla base temo vi sia anche tanta ignoranza in materia fiscale e tributaria. Aspetti talmente tecnici che possono dare adito a letture fuori luogo, ad abbagli. Poi vi è pure chi, per ragioni ideologiche e politiche, alimenta l’equivoco, sollevando la questione solo per la Chiesa cattolica, come se fosse l’unica beneficiaria di un regime del genere».

Ma la Chiesa non è tenuta a pagare l’Ici per immobili affittati a scopo di lucro?

«La mensa della Caritas, tanto per fare un esempio, è esentata così come una struttura che opera per l’infanzia o gli anziani. Diverso è il caso se l’immobile ospita una attività commerciale. In questo caso l’Ici la si paga eccome».

L’Ue vuole aprire una inchiesta per vederci chiaro..

«Sì lo so, vuole capire se vengono alterate le regole della concorrenza. Ma il discorso non regge: come si possono mettere sullo stesso piano gli immobili degli enti che svolgono attività lucrative, come un ristorante a 5 stelle, con la mensa della Caritas? Non siamo in un settore dove ci può essere competizione».

© Copyright Il Messaggero, 29 agosto 2007

1 commento:

euge ha detto...

Parole incontrovertibili quelle di Mons. Bagnasco è chiaro che da sempre la chiesa con i mezzi a disposizione ha fatto fa e farà del bene non solo per i cattolici ma, anche per i non cattolici e altrettanto evidente, che si è scelta questa strada in maniera molto losca econtorta, per alimentare ancora di più l'anticlericalismo una lotta ideologica portata avanti dai " soliti ignoti " di cui conosciamo bene sia i nome che i cognomi è proprio senza cadere nella lotta ideologica, che noi cattolici dobbiamo unirci e difendere quello in cui crediamo o ciò in cui abbiamo ricominciato a credere e personalmente credo che con una guida come Benedetto XVI, anche se con tante difficoltà possiamo riuscire. Eugenia