12 gennaio 2008

Vian: "Il Papa non ha detto troppo, scorretti i politici" (Accattoli per "Il Corriere")


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Vian: non ha detto troppo, scorretti i politici

Luigi Accattoli

CITTÀ DEL VATICANO — «No assolutamente! Non è vero che il Papa ha detto troppo e non è vero che si è corretto. Sono state le forze politiche interessate a prendere di mira le tre giunte che aveva ricevuto ed attribuirgli l'intenzione di un attacco politico e a strumentalizzare le sue parole in quella direzione.

La dichiarazione della sala stampa ha poi sconfessato questa lettura strumentale»: così Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore romano, risponde alla domanda se Benedetto XVI non abbia detto di più di quanto era sopportabile dal nostro contesto politico e abbia dovuto ridimensionare la portata della propria denuncia.

Comunque le parole del Papa erano pesanti...

«Non ho presente tutta la storia dei commenti papali sulla situazione di Roma, ma ben ricordo che nel 1974 si tenne addirittura un convegno sui "mali di Roma" organizzato dal Vicariato e che Giovanni Paolo II ebbe in più di un'occasione parole altrettanto severe rispetto a quelle dette ieri da Benedetto XVI. Nel 1989, ricevendo la giunta comunale, disse che a Roma c'erano "angoli da terzo mondo". In ambedue quei casi l'amministrazione era guidata da sindaci democristiani».

Ma se il Papa dice parole forti è ovvio che vi sia un loro uso politico...

«Forse è inevitabile, ma si può passare il segno come mi pare che sia avvenuto questa volta. I problemi segnalati dal Santo Padre sono sotto gli occhi di tutti.
Egli li ha rilevati come vescovo di Roma e come "metropolita della provincia romana": un altro dei suoi titoli che l'impegna a guardare oltre la città, verso la provincia e l'intera regione. Egli ha parlato delle condizioni di vita dei fedeli che vivono in queste realtà. Di aree di degrado parlano tutti e su di esse ci sono inchieste giornalistiche insistenti: solo il Papa dovrebbe tacerne?».

Lei che dirige un giornale, che dice del modo in cui i media hanno trattato il caso?

«Io ne faccio responsabili i politici che hanno voluto montarlo, più che non i media che semmai l'hanno solo echeggiato. Qui l'abbiamo letto così. Come afferma la dichiarazione della sala stampa, abbiamo a che fare con una "strumentalizzazione politica" condotta da politici contro altri politici. Per esempio, non trovo che il Corriere della Sera abbia scritto che il Papa attaccava le tre giunte di sinistra e neanche gli altri grandi giornali l'hanno fatto».

Prima dei giornali vengono le agenzie di stampa...

«In questo caso non è avvenuto, io credo, quanto si era verificato con la lectio papale di Ratisbona nel settembre del 2006.

Allora le agenzie di stampa e poi i giornali, accogliendone l'indicazione, avevano scorciato e forzato il discorso del Papa proponendolo come una sfida all'Islam, mentre semmai era una sfida all'Occidente secolarizzato.

Ma stavolta le sequenza non è stata questa».

Vedendo che il caso montava, non sarebbe stato più saggio che gli uffici vaticani intervenissero a correggere quella strumentalizzazione fin dal pomeriggio di giovedì, invece di aspettare la fine mattinata di venerdì?

«Questo non spetta a me valutarlo. Lei appunto dice "gli uffici", ma l'Osservatore non è un ufficio e noi abbiamo fatto il nostro lavoro che è quello di informare. Insieme al discorso del Papa abbiamo riportato i saluti al Papa dei tre ospiti principali e con ciò abbiamo fornito ai lettori gli strumenti per farsi un'idea equilibrata dell'avvenimento».

Si dice che vi sia stata una telefonata del sindaco Veltroni perché il Vaticano chiarisse e precisasse...

«Non ho alcun elemento per rispondere alla domanda. Noi il testo papale e i discorsi dei tre ospiti li abbiamo pubblicati il pomeriggio di giovedì, oggi (cioè ieri, ndr) non siamo tornati in nessun modo sull'argomento».

© Copyright Corriere della sera, 12 gennaio 2008

Bellissima intervista! Io, personalmente, resto convinta che si sia trattato di speculazioni politiche ma anche mediatiche.
Parliamoci chiaro: i politici hanno letto le note di agenzia e hanno commentato quelle, non il discorso del Papa.
Grave responsabilita', quindi, per i media.
Mi pongo pero' la stessa domanda di Accattoli: perche' aspettare 24 ore quando era chiaro dove si andava a parare?
Come per Ratisbona, il discorso alle Ong e per tante altre occasioni, basta leggere la prima agenzia per fare il titolo del giornale dell'indomani
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Raffaella

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