27 novembre 2007

Manuele Paleologo , maestro di dialogo (I discorsi dell'imperatore citato da Benedetto XVI a Ratisbona)


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Manuele Paleologo , maestro di dialogo

Ecco in italiano i celebri

«Discorsi» citati dal Papa a Ratisbona, dai quali emerge che l’imperatore bizantino era ben altro che un fanatico avversario dell’islam: interlocutore moderato, si confrontava con rispetto

DI ANTONIO GIULIANO

Manuele II Paleologo . Chi era costui? Per molti un illustre sconosciuto, prima che Benedetto XVI lo ricordasse nella nota
lectio magistralis all’Università di Ratisbona, il 12 settembre 2006.

La citazione fu fatale al Papa: il suo dotto discorso provocò in taluni uno sdegno ingiustificato e anche inaccettabili minacce del fanatismo islamico. Ma quanti di quelli che si stracciarono le vesti sapevano di chi stesse parlando?

Probabilmente accecati dal pregiudizio non avevano neppure interesse a saperlo. Eppure Manuele II Paleologo (1350-1425) fu imperatore bizantino per oltre trent’anni, dal 1391 alla sua morte. Per tutta la vita difese il suo impero dagli Ottomani servendosi di una sottile diplomazia. Fu un uomo di cultura: firmò lettere, poemi, trattati di teologia e retorica, la vita di un santo e un epitaffio per il fratello Teodoro I Paleologo .
E poi quei Dialoghi con un persiano, rievocati da Benedetto XVI, che ora vengono riproposti dalla casa editrice Rubbettino, a cura di Francesco Colafemmina. Una pubblicazione astuta e particolarmente utile che rende giustizia alla profonda sapienza del pontefice.

E disarmerà anche i critici più scettici del discorso di Ratisbona, perché i Dialoghi del Paleologo , un testo del XV secolo, dimostrano un’attualità sorprendente.

Quello tra l’imperatore bizantino e un anonimo ' muteriz', un sapiente della Persia, è un vero dibattito sul desiderio insopprimibile dell’uomo: la ricerca della verità. Pur mantenendo ben salde le rispettive identità religiose. La richiesta del muteriz musulmano è esplicita: «Ho sempre avuto il desiderio di imparare a conoscere la vostra religione. E non mi sono mai imbattuto in alcun cristiano che avesse una cultura e un’esperienza religiosa tale da potermi spiegare alcunché in maniera chiara e proprio come lo desideravo».
C’è la convinzione che trasmettere la fede, non sia solo una spiegazione dei dogmi, ma un’'esperienza', una testimonianza. I due non si interrompono mai, ascoltano in silenzio prima di replicare, espongono i propri contenuti di fede, non negando ciò che li divide. Con passione l’imperatore, con più distacco il persiano. Ma senza mai mettere l’altro in imbarazzo. Una lezione di dialogo autentico mai così attuale.
L’imperatore comprende che non può argomentare con il suo interlocutore sulla base dei vangeli, deve trovare una strada diversa. Così sale in cattedra la ragione più che la fede. Vibrante è il monito di Manuele II: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio».
L’imperatore si assume la fatica del cristiano: mostrare la ragionevolezza della propria fede. Il muteriz è sincero nella richiesta di verità, si convince, ma non riesce a credere. Non riesce a far compiere alla ragione l’ultimo salto: abbandonarsi alla fede. Di qui l’amarezza di Manuele II: «Non avendo mai gustato la libertà della Verità, non la desiderava quanto avrebbe dovuto». Per il saggio persiano fede e ragione vanno separate. Al contrario per l’imperatore non può esserci forza della fede senza la ragione, proprio come non può esserci forte ragione senza la certezza della fede. È il cuore del messaggio lanciato dal papa a Ratisbona, un appello a tutti, credenti e non. Scrive monsignor Rino Fisichella nella prefazione ai
Dialoghi
: «Al fondo si trova la radicale differenza tra le due religioni: una pensa di possedere la verità data una volta per sempre nel Corano, mentre il cristianesimo sa che la sua verità è una persona, Gesù di Nazareth, Dio che entra nella storia e pertanto rimarrà sempre una indagine e ricerca che troverà riposo solo alla fine dei tempi». A quel tempo Paleologo viveva sulla propria pelle la conquista violenta di nuove terre per mezzo dei sultani: l’islam minacciava la distruzione del cristianesimo che dal villaggio di Nazareth si era esteso in modo pacifico in tutto il mondo.
Per questo, nel passo citato da Benedetto XVI, Manuele II rimprovera al muteriz la direttiva di Maometto a «diffondere la fede per mezzo della spada». Ma l’imperatore vedeva un fratello nel persiano. E non poteva tacergli la bontà della scelta di Gesù Cristo. Ecco chi era Manuele II Paleologo .

Non un fanatico pronto alla crociata. Ma solo un cristiano memore dell’insegnamento di Pietro: «Siate sempre pronti a dare ragione della speranza che è in voi».

Manuele II Paleologo
DIALOGHI CON UN PERSIANO
Rubbettino. Pagine 98. Euro 10,00

1 commento:

Dante Alighieri ha detto...

Cari Spinelli e Melloni tanto per citarne due...... ricordate il discorso di Ratisbona????? Informatevi e leggete chi era Emanuele Paleologo e tirate le vostre conclusioni!
Benedetto XVI non ne sbaglia una ...... che a voi piaccia oppure no.