26 novembre 2007

Il vescovo: in latino solo di pomeriggio...e tre parroci lasciano la chiesa vuota


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Leggiamo e poi commentiamo:


Lo sciopero della messa

Il vescovo: in latino solo di pomeriggio

E tre parroci lasciano la chiesa vuota

CARLO BOLOGNA, RENATO BALDUCCI

DOMODOSSOLA

La messa non sarà celebrata dal nostro prete, potete andare in pace o tornare alle 18, quando sarà officiata in latino». Il chierichetto sul sagrato della chiesa di Santa Maria Maggiore sta con don Alberto Secci, il parroco che ieri si è autosospeso delle celebrazioni. Come don Stefano Coggiola, parroco di Crevoladossola e, sempre nella diocesi che riunisce le province del Verbano Cusio Ossola e del Novarese, don Marco Pizzocchi di Garbagna e Nibbiola. Dopo lo «sciopero» dei tifosi negli stadi, la domenica conosce lo «sciopero» dei parroci. I tre si ribellano al vescovo Renato Corti, che pochi giorni fa è tornato sulla corretta applicazione del Motu proprio di Benedetto XVI: «Bisogna fare in modo che si comprenda il senso autentico dei riti e dei testi liturgici; nelle domeniche e nelle feste è obbligatorio celebrare le messe in piena conformità al messale di Paolo VI, la forma ordinaria in italiano. Resta possibile celebrare una messa (una sola) nella forma straordinaria con il messale di Giovanni XXIII, in latino. Questa non deve sostituire quelle ordinarie».

Apriti cielo. I tre parroci, che celebrano nella lingua antica tutti i giorni, hanno deciso di farsi sentire in modo clamoroso: «Quella in latino è la messa nella quale è stato battezzato ed è diventato prete anche il nostro vescovo. Non siamo parroci juke-box che oggi dicono una messa in italiano e un’altra in latino». Così ieri hanno disertato le celebrazioni dell’orario domenicale. Don Luigi Preioni, vicario vescovile per l’Ossola, ha dovuto organizzare una copertura delle funzioni, convolgendo il parroco di Domodossola, don Renzo Cozzi, il rettore del Sacro Monte Calvario, padre Vito Nardin, i francescani don Tommaso e don Vincenzo. Per tutta la giornata sono stati spediti a coprire le funzioni nelle chiese dei due paesi. Lo stesso vicario ha raggiunto Santa Maria Maggiore, ma alle 17 non ha potuto dire messa: «C’erano solo quattro donne, mi hanno detto che preferivano aspettare le 18 per la messa in latino di don Alberto». Anche padre Vincenzo si era trovato con pochi fedeli sconcertati: «Eravamo in 40 e ho celebrato nella cappella laterale».

Il vescovo Renato Corti, sabato, era stato messo al corrente della protesta. Ma vorrebbe evitare contrapposizioni ancora più clamorose, anche perché i fedeli si stanno schierando. A Santa Maria Maggiore hanno raccolto 600 firme per recitare il Pater Noster con don Alberto. A Crevoladossola alcune mamme avevano contestato don Stefano: «La messa in latino scoraggia i nostri ragazzi». Di parere opposto il gruppo che approva la scelta del parroco. Anche in questo caso si raccolgono firme. Claudio Cottini, vicesindaco di Santa Maria Maggiore, dice: «Don Alberto opera per il bene della collettività, utilizzando un rito che può essere discusso, ma su cui sacerdoti e diocesi, assieme, devono decidere».

© Copyright La Stampa, 26 novembre 2007

Alcune riflessioni. Andrebbero evitate le contrapposizioni anche perche' a Domodossola i fedeli sono fortunati: la Messa tridentina si puo' richiedere, e celebrare, e non ci sono veti di natura varia.
Mi piace notare che il motu proprio ha comunque fatto nascere discussioni, confronti, interesse per la litugia (sia quella preconciliare sia quelle conciliare).
Credo che, comunque la si pensi, questo sia un grande risultato che ha spronato un bel po' di gente a scendere dagli allori :-)
Occorrerebbe, pero', un po' di calma perche' il motu proprio non autorizza i sacerdoti a scioperare. Penso che un sano confronto fra questi volenterosi parroci ed il loro Vescovo portera' a buoni frutti anche perche' non mi pare ci sia una chiusura da parte della curia, anzi...
Chiaramente non conosco la situazione piemontese, ma e' l'impressione che ricavo dall'articolo.
Si ingrossa, intanto, il "caso milanese". Per questo vi invito a leggere il post Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa, nel blog di Andrea Tornielli.
Il mio auspicio e' che cessi questa contrapposizione dannosa per la chiesa ambrosiana di cui anche io faccio parte.
Mi auguro che la circolare della Commissione Ecclesia Dei chiarisca i punti controversi e si possa arrivare ad una pacificazione.
Posso portarvi la mia esperienza. Purtroppo nella nostra diocesi le chiese non sono certo piene e c'e' molta (moltissima) penuria di sacerdoti. Il mio parroco e' gia' passato per la benedizione natalizia (nel rito ambrosiano si usa benedire le case a Natale e non a Pasqua). Era il 19 novembre (piu' di un mese a Natale!) ma la zona e' vasta e deve organizzarsi per tempo. La sua buona volonta' e' ammirevole ma il carico di lavoro, tre parrocchie sulle spalle, con un solo vicario parrocchiale, non e' da poco.
So che in altre zone della diocesi si sono distribuite bottigliette di acqua benedetta (non so quanto questo sia "regolare") e che in altre neppure si passa a dare la benedizione, salvo chiamare appositamente il sacerdote.
In questa situazione, che non e' delle piu' rosee, dispiace vedere questa contrapposizione. Un passo degli uni verso gli altri puo' essere sicuramente utile
.
Raffaella

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Non è stato semplice sciopero. E' stata profonda obbedienza. Il vescovo ha dichiarato non lecite le messe celebrate con altro rito. Quindi se non lecite (solo una lecita) i tre hanno preferito non celebrare. Grandi preti.
Io sposterei il punto della questione: secondo voi sono stati trattati con i guanti? Come figli che sbagliano (quindi tenuti vicino di più???) . Secondo me no. Isolati come al solito. Nell'isolamento uno capisce? NO. E' già buona se non dispera.

Raffaella ha detto...

Grazie della precisazione.

Anonimo ha detto...

Non è vero che il Vescovo ha dichiarato non lecite le Messe celebrate con altro rito...spiace dirlo ma con tutta la simpatia e l'apprezzamento per il lavoro che questi tre sacerdoti fanno per rendere familiare e per far apprezzare la profondità del rito tridentino ai rispettivi parrochiani, agendo così si pongono da soli al di fuori del Motu Proprio del Santo Padre. Non si può imporre la Messa di San Pio V ma bisogna grantire anche la forma "ordinaria" di Paolo VI. In verità la cosa è partita male sin dall'inizio: muro contro muro... ciascuno ha cercato o di proibire con paletti la messa tridentina o di cercare di dichiarare addirittura non valida la Messa di Paolo VI (e il Papa che la celebra tutti i giorni?!...).Per il bene della diocesi di Novara -da cui scrivo- e per l'amore che personalmente porto al Santo Padre, spero che le due "fazioni" la smettano di strattonare un documento che nelle intezioni del Papa doveva essere un modo anche di rendere più accessibili le ricchezze della liturgia (l'illuminarsi a vicenda di due riti...).

Raffaella ha detto...

Sottoscrivo in pieno l'ultimo commento!
Raffaella

Anonimo ha detto...

cito la lettera che il Vescovo ha mandato a tutti i preti della diocesi di Novara e ha pubblicato su tutti i giornali locali (diocesani compresi):
"la comunione con il Vescovo è la condizione necessaria perchè ogni celebrazione sul territorio sia legittima"
e se il Vescovo chiede che ci sia la messa di papa Paolo ed in occasioni straordinarie la messa di papa Pio.
I tre volendo celebrare solo la messa tridentina si mettono in una condizione di non liceità.
Quindi hanno fatto bene sospendere le funzioni, per non far funzioni non lecite.

Anonimo ha detto...

Conosco personalmente i tre preti. Forse bisognerebbe capire perché non vogliono più celebrare la Messa di Paolo VI e solo quella tradizionale... Non ci sono misteri: la seconda ha fatto loro riscoprire il sacerdozio ed la Messa come sacrificio, mentre la prima ha rischiato di mandare a monte la loro vocazione. Questo al di là delle tante considerazione che si possono fare sui due riti. Questa è la loro esperienza: perché dovrebbero tornare indietro?
In ultimo: l'Istituto del Buon Pastore ha ottenuto di celebrare solo secondo il Rito tradizionale; dunque questa esclusività non è poi tanto tragica...

Anonimo ha detto...

Non capisco perchè se un prete disobbedisce al vescovo non venga sospeso dal suo ministero.

Forse perchè si sbisce il ricatto morale che i preti sono pochi?

La lettera del Vescovo è chiara, i tre preti, dissidenti e anarchici, che si fanno da loro le regole vanno compresi solo se sono vecchi e aterosclerotici, o danno segni di demenza senile....

Quando saranno vescovi loro decideranno loro.. ma se lo Spirito Santo non gli ha ancora scelti ci sarà un motivo!!

Anonimo ha detto...

Questi preti anarchici andrebbero privati dello stipendio!