7 gennaio 2008

Per avere giustizia e pace non si può escludere Dio dall'orizzonte dell'uomo e della storia (Osservatore Romano)


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Il discorso di Benedetto XVI al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

Per avere giustizia e pace non si può escludere Dio dall'orizzonte dell'uomo e della storia

"Oggi un pensiero speciale va alle nazioni che ancora non intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede: anch'esse hanno un posto nel cuore del Papa. La Chiesa è profondamente convinta che l'umanità costituisca una famiglia"
"Non si può mai escludere Dio dall'orizzonte dell'uomo e della storia. Il nome di Dio è un nome di giustizia; esso rappresenta un appello pressante alla pace".
È quanto ha sottolineato Benedetto XVI nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuto in udienza nella mattina di lunedì 7 gennaio, in occasione dello scambio di auguri per l'inizio del nuovo anno.
Durante l'incontro, svoltosi nella Sala Regia, il Papa ha passato in rassegna le aree di crisi nei diversi continenti sottolineando come da un rapido giro d'orizzonte appaia chiaramente la fragilità della sicurezza e della stabilità del mondo. "I fattori di preoccupazione sono diversi - ha spiegato - e testimoniano tutti che la libertà umana non è assoluta, bensì che si tratta di un bene condiviso e la cui responsabilità incombe su tutti".
La conseguenza per Benedetto XVI è che l'ordine e il diritto sono elementi di garanzia per la libertà. Ma - ha avvertito - "il diritto può essere una forza di pace efficace solo se i suoi fondamenti sono solidamente ancorati nel diritto naturale, dato dal Creatore".
Il Papa ha auspicato dunque una presa di coscienza, la quale "potrebbe aiutare a orientare le iniziative di dialogo interculturale e interreligioso. Tali iniziative - ha detto - sono sempre più numerose e possono stimolare la collaborazione su temi di interesse reciproco, come la dignità della persona umana, la ricerca del bene comune, la costruzione della pace e lo sviluppo".
A tale proposito, il Pontefice ha ricordato come la Santa Sede abbia voluto dare un rilievo particolare alla propria partecipazione al dialogo ad alto livello sulla comprensione fra le religioni e le culture e la cooperazione per la pace, nel quadro della 62ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite (4-5 ottobre 2007), ed ha anche evocato la lettera indirizzatagli, lo scorso 13 ottobre, da 138 personalità musulmane.
Un pensiero è andato poi al 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, che per Papa Paolo VI, è stato uno dei più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite.
Partendo da tali considerazioni Benedetto XVI ha perciò deplorato ancora una volta "gli attacchi continui perpetrati in tutti i Continenti contro la vita umana".
Facendosi voce di tanti ricercatori e scienziati, il Papa ha ribadito "che le nuove frontiere della bioetica non impongono una scelta fra la scienza e la morale, ma che esigono piuttosto un uso morale della scienza".
Tra le luci dell'anno appena conclusosi Benedetto XVI ha posto in evidenza l'adozione, lo scorso 18 dicembre, da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della risoluzione che chiama gli Stati ad istituire una moratoria sull'applicazione della pena di morte. "Faccio voti - ha detto - che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana".
Di contro ha espresso rammarico "per i preoccupanti attacchi all'integrità della famiglia, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. I responsabili della politica di qualsiasi parte essi siano - ha esortato - dovrebbero difendere questa istituzione, cellula base della società".
Facendo poi riferimento al quarantesimo dell'enciclica Populorum progressio di Papa Montini in cui si affermava che "lo sviluppo è il nuovo nome della pace", Benedetto XVI ha chiesto per ogni essere umano "l'accesso al cibo, all'acqua e all'energia, alla medicina e alla tecnologia".
Infine un'esortazione rivolta alla comunità internazionale affinché vi sia un impegno globale a favore della sicurezza. Occorre - ha spiegato - "uno sforzo congiunto da parte degli Stati per applicare tutti gli obblighi sottoscritti e per impedire l'accesso dei terroristi alle armi di distruzione di massa rinforzerebbe, senza alcun dubbio, il regime di non proliferazione nucleare e lo renderebbe più efficace". Per questo il Papa ha salutato con favore l'accordo concluso per lo smantellamento del programma di armamento nucleare in Corea del Nord ed ha incoraggiato l'adozione di misure appropriate per la riduzione degli armamenti di tipo classico, e per affrontare il problema umanitario posto dalle munizioni a grappolo.
Nella conclusione del discorso di Benedetto XVI al Corpo diplomatico riecheggiano ancora una volta i contenuti della seconda enciclica del Pontificato, Spe salvi: "La diplomazia - ha detto - è, in un certo modo, l'arte della speranza. Essa vive della speranza e cerca di discernerne persino i segni più tenui. La diplomazia deve dare speranza. La celebrazione del Natale viene ogni anno a ricordarci che, quando Dio si è fatto piccolo bambino, la Speranza è venuta ad abitare nel mondo, al cuore della famiglia umana".
Questa certezza è divenuta invocazione nelle parole del Papa: "Dio apra il cuore di quanti governano la famiglia dei popoli - ha pregato - alla Speranza che mai delude!
".

(©L'Osservatore Romano - 7-8 gennaio 2008)

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