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29 dicembre 2007

Intervista di Petrus a Giuliano Ferrara


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Manca negli intellettuali e nei commentatori la capacità di leggere l'integralità del messaggio di Benedetto XVI (Eco di Bergamo)

Perché la telecamera impalla la nuova vecchia messa di Benedetto? (Un testo di Lami che condivido e sottoscrivo in pieno!)

Su suggerimento del nostro Gianpaolo leggiamo:

Giuliano Ferrara e la lotta all’aborto: “C’è davvero bisogno di più esorcisti, anche l’interruzione di gravidanza è figlia del diavolo”

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - "Il diavolo non dorme mai, abbiamo bisogno di più esorcisti, non ho dubbi. Satana esiste e si insinua nelle coscienze, nel secolarismo lancinante dei nostri tempi, nella cultura della morte e del peccato": parla così un ateo devoto, Giuliano Ferrara (nella foto), direttore de ‘Il Foglio’.

Direttore, viviamo in una società pagana...

"Io sono un laico e ragiono da tale. Ma non vi è alcun dubbio che Satana stia prendendo sempre più piede. Quindi è giusta la richiesta di un maggior numero di esorcisti, il cui fine specifico è proprio la cacciata del maligno, del mentitore. Poi si vedrà in che forma potrà concretizzarsi questa esigenza, perché dire no all’aumento degli esorcisti sarebbe un errore".

Tra le azioni preferite di satana c’è certamente l’aborto, contro il quale Lei ha ultimamente lanciato la proposta di una moratoria. Come Le è venuta questa idea?

"Semplice. Una sera, prima di andare alla redazione de ‘La 7’ per la trasmissione ‘Otto e mezzo’, ho sentito alla radio che l'Onu aveva approvato la risoluzione, peraltro giusta e nobile, della moratoria sulla pena di morte. Mi sono chiesto se di questa difesa del diritto alla vita non facesse parte anche l'aborto, ho riflettuto e sono arrivato ad una conclusione".

Quale?

"La sacralità della vita umana fa parte dei cosiddetti diritti indisponibili. La vita, la dignità dell'uomo, la giustizia sono tutti diritti naturali incedibili e non negoziabili. Dunque, se la vita è sacra davanti alla pena di morte, anche nel caso di persone che si sono macchiate di delitti orribili, a maggior ragione lo dovrebbe essere per l’aborto, quando si ammazzano creature deboli e innocenti".

Lei ha inziato anche uno sciopero della fame…

"Infatti. Ma il mio sciopero non ha lo stile ‘pannelliano’, non è ricattatorio ma laico: voglio dare un messaggio forte e spero di riuscirsi, sia pure nel limite delle mie possibilità".

Tra l’altro, lei intende celebrare con particolare solennità i 40 anni dell’Enclcica ‘Humanae Vitae’ del Servo di Dio Paolo VI.

"Diciamo che vorrei sensibilizzare l'opinione pubblica europea sul tema coinvolgendo le conferenze episcopali di tutto il vecchio Continente".

Ci illustri il Suo progetto.

"Premesso che si tratta allo stato solo di un'idea, vorrei portare a Roma, culla del cristianesimo, una valanga di fedeli, creare un movimento di opinione, possibilmente nel prossimo luglio, per sottolineare la bellezza e la nobiltà di quell’Enciclica. Sa, Papa Paolo VI è stato davvero un grande Pontefice, dallo sguardo lungo, e un fine teologo".

Intanto, sempre più spesso, la dignità della vita e dei valori non negoziabili sono messe in pericolo da un laicismo sfrenato ed anche, occorre dirlo, dall’azione dei settori cosiddetti ‘cattocomunisti’.

"Io sono, anche da laico, un sostenitore dell’apologetica cristiana. Non me ne vergogno. L’apologetica serve ad esaltare i valori della cultura cristiana, non è una cosa da archeologi né tantomeno da antiquari".

L’apologetica predicata da un laico ateo devoto...

"Rispetto la Chiesa, un’istituzione nobile e sana. Questo pontificato, quello di Papa Benedetto XVI, si sta caratterizzando con una lotta quanto mai efficace e seria al secolarismo. Lei ha ragione quando parla del buonismo vacuo e sterile di certi buonisti cattolici che portano la croce e la bandiera rossa. Rispetto gli atei, perché almeno sai che cosa hai davanti; meno i catto-comunisti, un connubio strano, forse incompatibile".

Ferrara, Lei parla di rispetto della vita e di lotta all’aborto in un periodo di eugenetica...

"Se si liberalizza ulteriormente la legislazione si corre il rischio, in verità già esistente, di un’eugenetica, di una seleziona naturale della specie che contrasta completamente con l'etica cristiana. Ecco, per ricollegarci al tema principale, l'aborto è figlio del demonio".

Il Cardinale Lopez Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Le ha inviato una lettera di incoraggiamento.

"Vero. Dopo l’esternazione della mia idea di lanciare una moratoria contro l'aborto, il Cardinale, bontà sua, ha ritenuto di inviarmi un libretto con una gentile ed amabile lettera di saluto e di incoraggiamento. La cosa mi ha fatto immenso piacere, anche perchè il Cardinale mi ha invitato, contestualmente, a lottare per la salvaguardia dei valori non negoziabili, cosa che io farò".

Dunque, Ferrara, continua il Suo sciopero della fame anti-aborto?

"Non cambio idea: il mio sciopero della fame, a parte che alla salute, è servito a svegliare l'apatia di molta gente".

In quanto agli esorcisti, qualche collega giornalista ridacchia e si fa beffe dell'idea...

"Quei suoi colleghi non hanno capito niente! Io ritengo che ci sia oggi il bisogno di esorcisti e di lottare contro le seduzioni del potere. E se lo dice un ateo devoto come me, mi sa che bisogna davvero crederci".

© Copyright Petrus

28 dicembre 2007

Politi: Padre Amorth, "l'ammazza-diavoli" (?) esulta alla prospettiva di un'istruzione di Benedetto XVI sugli esorcisti


Vedi anche:

Galeazzi (La Stampa): Padre Amorth torna alla carica (?) annunciando un'istruzione del Papa sugli esorcismi

L'ironia dei giornaloni su Padre Amorth

Padre Amorth: "Forse sono tra gli ispiratori della nota che imporrà più esorcisti" (Petrus)

La preghiera a San Michele Arcangelo

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Natale di terrore per i cristiani nello Stato indiano dell'Orissa (Osservatore Romano)

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Messa tridentina: petizione alla curia di Milano per ottenere l'applicazione del motu proprio "Summorum Pontificum"

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FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

"Il diavolo fa paura esorcisti in ogni diocesi"

Vaticano, progetto allo studio per il 2008

Padre Amorth: "Il Papa vuole combattere frontalmente il Maligno"

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO - Padre Gabriele Amorth, il più celebre fra gli "ammazza-diavoli" italiani, esulta alla prospettiva che su indicazione di papa Ratzinger ogni diocesi del mondo potrebbe avere uno o più esorcisti in pianta stabile.
Troppi demoni scorrazzano per il pianeta e bisogna contrastarli. «Decine di vescovi - sostiene Amorth - vivono sotto peccato mortale, perché non delegano i propri sacerdoti ad effettuare esorcismi».
Il risultato? «Decine di migliaia di poveri fratelli e sorelle assediati dal diavolo, costretti a girovagare in lungo e in largo per trovare un esorcista con regolare mandato». L´anziano religioso paolino loda il pontefice senza riserve: «Grazie a Dio, abbiamo un Papa che ha deciso di combattere frontalmente il diavolo. Benedetto XVI crede nell´esistenza e nella pericolosità del Maligno. E ciò sin dai tempi in cui era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede».
La voce di una prossima istruzione papale viene riportata dal sito papanews, secondo cui il documento sarebbe in preparazione e verrebbe pubblicato nei primi mesi del 2008.
L´indicazione sarebbe di individuare per ogni diocesi dei sacerdoti «specializzati» per trattare i casi di fedeli posseduti dal Maligno.
Contemporaneamente verrebbe consigliato di adottare anche nella liturgia post-conciliare la preghiera di invocazione a San Michele come combattente contro i demoni. La preghiera fa già parte stabilmente della messa tridentina.
Negli uffici vaticani la voce non ha trovato al momento conferma. Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede, non ne ha sentito parlare e dubita che vi sia un documento pronto per la pubblicazione.
Ma non è un mistero che via sia una parte della gerarchia ecclesiastica che - anche dinanzi al diffondersi tra il vasto pubblico di credenze rivolte alla magia, ai maghi e ai poteri occulti - ritiene importante non lasciare la materia a esorcisti-fai-da-te o magari a sette religiose che promettono la «liberazione» dal Maligno e dalle sue opere.

Le norme attualmente in corso nella Chiesa cattolica lasciano alla discrezionalità e alla saggezza di ogni vescovo di decidere se nella suo diocesi vi sia bisogno o no di uno o più esorcisti.
Padre Amorth è invece convinto che i vescovi debbano essere «obbligati ad incaricare un numero stabile di esorcisti per ogni diocesi»


Se non lo fanno, sottolinea polemicamente il religioso, è «perché essi stessi non sempre credono all´esistenza del diavolo».
A riprova dell´atteggiamento papale, Amorth rievoca l´udienza che Benedetto XVI ha concesso l´anno scorso ad un gruppo di esorcisti in Vaticano: «Ci esortò a impegnarci sempre di più nel nostro ministero».

© Copyright Repubblica, 28 dicembre 2007

Bah! Padre Amorth "ammazza-diavoli"? Un po' piu' di rispetto per uomini di Chiesa costantemente e seriamente impegnati per il bene del prossimo non farebbe male...a nessuno!.
R.

Galeazzi (La Stampa): Padre Amorth torna alla carica (?) annunciando un'istruzione del Papa sugli esorcismi


Vedi anche:

L'ironia dei giornaloni su Padre Amorth

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FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

Il Papa dichiara guerra al diavolo

Il decano Padre Amorth: la norma esiste già, molti porporati la ignorano perché loro per primi non credono al demonio

GIACOMO GALEAZZI

CITTA’ DEL VATICANO

Decine di vescovi vivono sotto peccato mortale perché non delegano i propri sacerdoti ad effettuare esorcismi». Parola di padre Gabriele Amorth, il decano degli esorcisti italiani. Ora padre Amorth torna alla carica annunciando, attraverso il sito cattolico «Petrus», che Benedetto XVI sta lavorando ad una «istruzione» per obbligare i vescovi, non solo italiani ma di tutto il mondo, ad istituire in ogni diocesi un numero stabile di esorcisti per controbattere la presenza di Satana.
Tale istruttoria pontificia dovrebbe essere pubblicata nei primi mesi del 2008 per consentire agli «ammalati nello spirito», cioè ai posseduti dal maligno, di fare affidamento su uno o più preti «specializzati» della propria diocesi, senza necessità di spostarsi da un luogo all’altro.
Nella stessa istruttoria, sulla cui applicazione dovranno vigilare le Conferenze episcopali, il Papa incoraggerà anche la diffusione, al termine delle liturgie, della Preghiera a San Michele Arcangelo, sulla stessa scia del suo predecessore, Leone XIII, che «impressionato dall’incalzare del diavolo», pose obbligatoriamente alla fine della messa la supplica a colui che viene venerato come protettore dalle insidie del male.

La preghiera, che seguiva la lettura del prologo del Vangelo di Giovanni al termine di ogni messa, venne abolita dal Concilio Vaticano II ancora presieduta da Giovanni XXIII, cioè ancora non sottoposto ai sulfurei teologi di Papa Montini ai quali è ora di moda imputare ogni nequizia liturgica e teologica.

«Grazie a Dio abbiamo un Papa che ha deciso di combattere frontalmente il diavolo - commenta padre Amorth - era ora che i vescovi diocesani fossero obbligati a incaricare un numero stabile di esorcisti per liberare le persone possedute dagli spiriti maligni. Per la verità, l’obbligo ce l’hanno già ora, ma non lo rispettano perché proprio loro che sono esorcisti per diritto divino, non credono all’esistenza del diavolo».
Benedetto XVI, invece, crede nell’esistenza e nella pericolosità del maligno sin dai tempi in cui era Prefetto dell’ex Sant’Uffizio. «Da allora non perde occasione per mettere in guardia l’umanità dai rischi che derivano dall’azione del diavolo. E ha sempre esortato noi esorcisti ad impegnarci sempre di più nel nostro ministero», aggiunge padre Amorth.
Che Benedetto XVI voglia disciplinare l’attività degli esorcisti è una notizia plausibile. L’attuale legislazione canonica, infatti, prevede che l’intervento del sacerdote debba essere preceduto dall’analisi di una commissione di psichiatri. La norma, ampiamente disattesa dagli esorcisti, dovrebbe ricondurre sulla retta via anche quelle pratiche «liberatorie» che, come una recente inchiesta della «Stampa» ha raccontato, preoccupano le autorità ecclesiastiche.
Perché con la scusa del diavolo, gli abusi psicologici stanno diventando un problema serio.
Sono passati più di venti anni da quando padre Amorth, allora direttore di «Myriam», una rivista dedicata alle suore, annunciò al mondo che il 20% dei romani «aveva contatti con il demonio». L’affermazione suscitò incredulità tra i vescovi di Roma, del Lazio e anche dei dintorni, ma impressionò i mass media.
E dette anche, secondo molti studiosi, un vigoroso contributo alla diffusione del satanismo «fai da te», quello rockettaro e metallaro. L’esorcista deve essere un sacerdote che «si distingua per pietà, scienza, prudenza e integrità di vita».
All’inizio del pontificato, Benedetto XVI aveva ricevuto in udienza gli esorcisti di tutta Europa esortandoli e incoraggiandoli a continuare nel loro importante ministero, «sostenuti dalla vigile attenzione dei loro vescovi e dalla incessante preghiera della comunità cristiana».
Ora il Vaticano intende richiamare i vescovi di tutto il mondo a conferire il mandato di esorcista ad un numero sufficiente di sacerdoti che si impegnino stabilmente in tale ministero. E ogni diocesi deve averne almeno uno.

© Copyright La Stampa, 28 dicembre 2007 (consultabile anche qui)

Galeazzi...Galeazzi...ora la colpa della diffusione del "satanismo rockettaro e metallaro" e' di Padre Amorth? Suvvia! Capisco che il discorso possa dare molto fastidio ai media, ma il Male c'e' (eccome!) e il suo piu' feroce inganno e' quello di farci credere che non esiste.
Padre Amorth e' un personaggio scomodo per molti, anche (forse soprattutto) nella Chiesa. Nel 2005, per la prima volta, Benedetto XVI ricevette pubblicamente, in udienza generale, gli esorcisti. Fu il primo atto dello "sdoganamento di Satana" (pensiamo, da ultimo, all'enciclica "Spe salvi") bandito da decenni nella teologia e nella predicazione
.
R.

Vedi anche:

La misericordia e la responsabilita'

Lo speciale di "Repubblica" sull'inferno

La preghiera a San Michele Arcangelo


Vedi anche:

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FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

Preghiera a San Michele

IN LATINO

Oratio ad Sanctum Michael

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.

IN ITALIANO

Preghiera a San Michele

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del diavolo. Che Dio eserciti su di lui il suo dominio, preghiamo supplichevoli: e tu, o Principe della milizia celeste, col divino potere ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.

IN FRANCESE

Prière à Saint Michel

Saint Michel Archange, défendez-nous dans le combat; soyez notre secours contre la méchanceté et les embûches du démon. Que Dieu exerce sur lui son empire, nous le demandons en suppliant. Et vous, Prince de la milice céleste, par le pouvoir divin, repoussez en enfer Satan et les autres esprits mauvais qui rôdent dans le monde pour perdre les âmes. Amen.

IN INGLESE

Prayer to St. Michael

Saint Michael the Archangel, defend us in the day of battle; be our safeguard against the wickedness and snares of the devil.
May God rebuke him, we humbly pray, and do thou, O Prince of the Heavenly Host thrust down into Hell Satan and all the wicked spirits who wander through the world for the ruin of souls.

IN TEDESCO

Gebet zum Hl. Erzengel Michael

Heiliger Erzengel Michael, verteidige uns im Kampfe; gegen die Bosheit und die Nachstellungen des Teufels, sei unser Schutz. ‘Gott gebiete ihm‘, so bitten wir flehentlich; du aber, Fürst der himmlischen Heerscharen, stoße den Satan und die anderen bösen Geister, die in der Welt umherschleichen, um die Seelen zu verderben, durch die Kraft Gottes in die Hölle. Amen

IN SPAGNOLO

Oración a San Miguel

San Miguel Arcángel, defiéndenos en la batalla. Sé nuestro amparo contra la perversidad y asechanzas del demonio. Reprímale Dios, pedimos suplicantes, y tú Príncipe de la milicia celestial, arroja al infierno con el divino poder a Satanás y a los otros espíritus malignos que andan dispersos por el mundo para la perdición de las almas. Amén.

IN POLACCO

Święty Michale Archaniele! Wspomagaj nas w walce, a przeciw niegodziwosci i zasadzkom złego ducha bądź naszą obroną. Oby go Bog pogromić raczył, pokornie o to prosimy, a Ty, Wodzu niebieskich zastępów, Szatana i inne duchy złe, ktore na zgubę dusz ludzkich po tym swiecie krążą, mocą Bożą strąć do piekła.

Padre Amorth: "Forse sono tra gli ispiratori della nota che imporrà più esorcisti" (Petrus)


Vedi anche:

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FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

Padre Amorth: "Forse sono tra gli ispiratori della nota che imporrà più esorcisti"

di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO - “Grazie a Dio abbiamo un Papa che ha deciso di combattere frontalmente il diavolo”. E’ il commento a caldo di Padre Gabriele Amorth (nella foto) alla notizia dell’istruttoria che Benedetto XVI starebbe preparando per spingere i Vescovi diocesani ad incaricare un numero stabile di esorcisti per liberare le persone possedute dagli spiriti maligni.

Padre Amorth, Lei è tra i più noti esorcisti del mondo: cosa pensa di questa iniziativa del Papa?

“Tutto il bene possibile. E, le dirò, credo di esserne stato in parte l’ispiratore”.

Si spieghi meglio…

“In occasione del motu proprio per la liberalizzazione della Messa in latino, che prevede la recita al termine della cerimonia della preghiera a San Michele Arcangelo, sono riuscito a far recapitare al Santo Padre una lettera in cui gli chiedevo di concederci la possibilità di pregare pubblicamente contro il demonio anche con il messale in lingua nazionale con iriti specifici”.

Ma il Papa sembra essere andato addirittura oltre la Sua istanza.

“Esatto. Ed ha fatto bene! Si vede che ha voluto ampliare la mia richiesta. Era ora che i Vescovi venissero obbligati ad incaricare un numero stabile di esorcisti per ogni Diocesi. Per la verità, l’obbligo ce l’hanno già ora, ma non lo rispettano perché proprio loro che sono esorcisti per diritto divino, non credono all’esistenza del diavolo!”.

Non è la prima volta che Lei fa questa denuncia.

“E non mi stancherò mai di dirlo pubblicamente: decine di Vescovi vivono sotto peccato mortale perché non delegano i propri sacerdoti ad effettuare esorcismi. Così, decine di migliaia di poveri fratelli e sorelle assediati dal diavolo, devono girovagare in lungo e in largo per trovare un esorcista con regolare mandato”.

Per fortuna, Padre Amorth, il Papa Benedetto XVI crede nell’esistenza e nella pericolosità del maligno.

“Verissimo. E ciò sin dai tempi in cui era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Basti pensare che da allora non perde occasione per mettere in guardia l’umanità dai rischi che derivano dall’azione del diavolo. E poi ricordo con emozione l’incontro che noi esorcisti abbiamo avuto con lui l’anno scorso: ci esortò ad impegnarci sempre di più nel nostro ministero. Quelle espressioni di sostegno sono state un’enorme iniezione di fiducia”.

Sembra che il Papa voglia anche incoraggiare la diffusione della preghiera a San Michele Arcangelo.

“Un’altra iniziativa buona e giusta, ma mi sia consentito di sottolineare che non solo gli esorcisti ma anche i laici devono adoperarsi con le preghiere di liberazione contro il demonio. Ecco, se un laico conosce una persona posseduta e questa persona non ha un esorcista di riferimento, che intervenga con delle preghiere di liberazione e dia pure il comando al diavolo di andarsene. E’ Cristo stesso a dirlo nel Vangelo: ‘Nel nome mio scaccerete i dèmoni’. Bene, tutti noi, nel nome di Cristo, possiamo scacciare il diavolo. Pensate al Rinnovamento nello Spirito: i fratelli di questo cammino contribuiscono, con le loro preghiere, a liberare tanti ammalati dalla presenza del maligno”.

© Copyright Petrus

27 dicembre 2007

Lucio Dalla: "Il livello delle catechesi del Papa è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano, nel mondo attuale, solo l'insulto"


Vedi anche:

Lucio Dalla a Petrus: “Quale marxista? Io mi ispiro all’Opus Dei”

Incredibile: Scalfari attacca la Binetti usando la "Spe salvi" come clava...ma non aveva tentato infruttosamente di demolire l'enciclica?

Messa tridentina: petizione alla curia di Milano per ottenere l'applicazione del motu proprio "Summorum Pontificum"

Finalmente cade il tabù: i giornali parlano della persecuzione dei Cristiani nei Paesi a maggioranza indù e buddista!

Card. Bagnasco: “Insegniamo ai giovani il valore della fatica” (Elkann per "La Stampa")

Ahmadinejad scrive al Papa: servizio di Sky

Ahmadinejad fa gli auguri al Papa «Che il 2008 sia un anno di pace»

BOOM DI ASCOLTI PER LA BENEDIZIONE "URBI ET ORBI" E LA MESSA DI MEZZANOTTE

Card. Sandri: "Il Natale in Terra Santa: una chiamata alla riconciliazione" (Osservatore Romano)

Cina: la lettera di Benedetto XVI sei mesi dopo (Padre Sihua a Zenit)

Gioia e gratitudine dei fedeli nelle diocesi italiane in cui è stata annunciata la visita del Papa nel 2008

Il martirio cristiano è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori

PAPA/ NEL 2008 TRASFERTE A SAVONA-GENOVA, BRINDISI E CAGLIARI

Mons. Guido Marini spiega all'Osservatore Romano i riti di Natale presieduti dal Papa

MESSAGGIO URBI ET ORBI DI PAPA BENEDETTO XVI (25 DICEMBRE 2007)

NATALE 2007: RACCOLTA DI COMMENTI

In qualche modo l’umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto per Lui!

Il Natale secondo i Vangeli canonici dell'infanzia (Mons. Ravasi per l'"Osservatore Romano")

Il presepe in piazza San Pietro e nell'appartamento di Benedetto XVI

Card. Ratzinger (1978): "Se non riconosciamo che Dio si è fatto uomo non possiamo veramente festeggiare e custodire nel nostro cuore il Natale"

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

Intervista rilasciata al quotidiano cattolico online Petrus

Dalla: con l'Opus Dei contro l'ateismo

«Professione di fede» del cantautore bolognese: «Mai stato marxista. Ammiro Escrivá de Balaguer»

Claudia Voltattorni

MILANO — «Nessuno può impedire all'uomo di aspirare al divino. Dio è in ogni luogo, nel volto degli uomini, nel sorriso di un bambino, anche in una canzone ben eseguita». Lo dice oggi Lucio Dalla. Pochi mesi ai sessantacinque anni, alle spalle una storia di note e parole diventate immortali, l'artista bolognese racconta la sua anima di oggi, che abbraccia fede, religione e Dio. E che disconosce quella sinistra che, volente o nolente, per anni lo ha considerato una delle sue voci. Anche se lui non la pensa così, pur avendo più volte confermato di aver «sempre votato Pci, poi Ulivo».

«Non sono mai stato né marxista né comunista» ha sottolineato in un'intervista al quotidiano cattolico online Petrus. Anzi «sfatiamo questa leggenda, se mi sono esibito alle manifestazioni di sinistra è perché sono un professionista: gli organizzatori mi hanno pagato ed io ho cantato. Non credo che un cattolico — perché io tale sono — debba rifiutare le offerte che gli vengono fatte solo per una questione ideologica». Non solo. Dalla rivela di essere anche un devoto di Josemaría Escrivá de Balaguer, il fondatore dell'Opus Dei. Si sente vicino al santo spagnolo per la sua logica del lavoro, spiega: «Io credo nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria professione», e anche Escrivá de Balaguer «non faceva del lavoro un idolo, ma affermava che qualsiasi attività dovesse essere eseguita con scrupolo, professionalità e dedizione. Così ci si santifica nel lavoro e si santifica il lavoro»: quello che la voce di «Henna», «Caruso», «Disperato Erotico Stomp» cerca di fare ogni giorno della sua esistenza, «anche attraverso la mia affiliazione all'Opus Dei», contrastando «ogni forma di ateismo e di secolarismo, fenomeni che mortificano purtroppo i nostri tempi».
Professione di fede inaspettata da un personaggio come lui, sempre un po' controcorrente. Ma Lucio Dalla è un profondo credente. Va a messa, rifiuta l'aborto («La vita va difesa sempre e comunque »), cerca Dio («La ricerca del divino e della trascendenza fanno parte della natura umana»). Lo scorso settembre cantava a Loreto davanti ai giovani e a Benedetto XVI, ama papa Ratzinger, «un grande e grande e fine intellettuale », di cui ha apprezzato l'enciclica sulla Speranza, «il livello della sua catechesi è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano, nel mondo attuale, solo l'insulto». Ma in fondo, a suo modo, Lucio Dalla la sua fede la cantava anche ieri. Nel 1971, sull'ingessato palco di Sanremo «4/3/1943» dove fu costretto a censurare il suo Gesù Bambino messo tra i «ladri e le puttane». Oppure anni dopo, quando in «Se io fossi un angelo» parlava con Dio chiedendogli: «I potenti che mascalzoni/ e tu cosa fai li perdoni?». Fino al 2007, quando nel suo ultimo, mistico, disco, scrive «I.N.R.I.» («La dedicherei al Papa») e si rivolge al crocefisso: «Io non ho dubbi Tu/ esisti/ e splendi con quel viso da ragazzo con la barba senza età... di cercarti io non smetterò/ abbiamo tutti voglia di/ parlarti mi senti/ mi senti...». Pochi anni prima, in «Il Duemila, il gatto e un re» faceva cenare insieme Karl e Jesus: «tutti e due coi blue-jeans e un giacchettone dicono che nessuno ha più ragione/ concludono che religione e ideologia saranno mescolate nei problemi/ precise come l'orario per i treni».

© Copyright Corriere della sera, 27 dicembre 2007 (consultabile anche qui)


Lucio Dalla: "Mai stato comunista

Andavo alle Feste dell'Unità per soldi"

di Paolo Giordano

Milano - Però poteva dirlo prima. Ieri in un colpo solo Lucio Dalla ha confessato di non essere mai stato marxista né comunista e di essere invece affiliato all’Opus Dei. Caspita. Sì sì, l’ha detto. Andiamo per ordine. Parlando con Bruno Volpe di Petrus, il quotidiano online sul pontificato di Benedetto XVI, ha rivelato di apprezzare molto San Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei perché trova il suo messaggio «di straordinaria attualità». Leggete qui: «Il santo spagnolo non faceva del lavoro un idolo, ma affermava che qualsiasi attività, anche la più semplice, deve essere eseguita con scrupolo, professionalità e dedizione. Così ci si santifica nel lavoro e si santifica il lavoro». Parole sante, che sono da sempre solide nella coscienza delle persone per bene, della borghesia che per tanti anni, trenta o giù di lì, ha visto Dalla appoggiarsi o essere appoggiato da chi la considerava composta da luridi bottegai, da fascisti, da amerikani con la kappa, da pretacci viscidi e corrotti. Vabbè, non semplifichiamo troppo: le cose nella vita cambiano. «Non sono mai stato né marxista né comunista», dice Dalla. «Se mi sono esibito alle manifestazioni di sinistra è perché sono un professionista: gli organizzatori mi hanno pagato e io ho cantato. Punto. Non credo che un cattolico - perché io tale sono - debba rifiutare le offerte che gli vengono fatte solo per una questione ideologica». Eh no, caro Dalla: lei sa bene che, specialmente negli anni caldi dei Settanta e dei primi Ottanta, le opportunità di suonare dal vivo venivano offerte specialmente a chi era rigorosamente allineato, mica agli altri, che difatti non suonavano mai o quasi mai. Niente. Dimenticati.

Cancellati. O si stava a sinistra - pubblicamente e inequivocabilmente molto a sinistra - oppure addio offerte. È stato, quel periodo, fonte di grandi passioni ma anche di danni per la musica italiana, che difatti è diventata, salvo poche eccezioni, di un conformismo così spento da perdere non solo ascoltatori ma anche credibilità. Figurarsi se Lucio Dalla avesse pubblicamente detto - mettiamo alla fine degli anni Settanta - ciò che dice oggi e cioè che «reputo l’aborto una cosa negativa. La vita va difesa sempre e comunque, dal suo momento iniziale sino alla fine naturale». Ora invece, a 64 anni, annuncia a sorpresa: «Personalmente, nell’esistenza di tutti i giorni, anche attraverso la mia affiliazione all’Opus Dei, cerco di contrastare ogni forma di ateismo e di secolarismo, fenomeni che, lamentabilmente, mortificano purtroppo i nostri tempi». Figurarsi se l’avesse spiegato a quegli atei degli organizzatori del Festival dell’Unità. Lo avrebbero sbeffeggiato, altro che concerti. D’accordo, i tempi cambiano ed è lecito che cambino anche le idee, le convinzioni, persino quelle più profonde. Anzi, purché non siano troppo repentini, i cambiamenti sono sintomo di crescita e, talvolta, di salvezza. Però ci vuole un po’ di autocritica altrimenti si offendono tutti, anche quelli che ti chiamavano a cantare perché sentivano una contiguità politica e ideologica e invece ora scoprono un’altra verità. Che sorpresa, non trovate? Perciò rischiano di perdere efficacia anche le parole indubbiamente profonde che ieri Lucio Dalla ha riservato alla sua visione di Dio, «Dio è in ogni luogo»; all’ultima enciclica di Benedetto XVI definita «ineccepibile»; al suo brano Inri «nella quale si parla di due angeli, uno che rappresenta il bene, l’altro che rappresenta il male. Dio, nella sua perfezione, ha creato il concetto di libertà». Ed è per questo che Dalla dedica la canzone al Papa, specificando che «la salvezza è alla portata di tutti». Anzi, addirittura sia benedetto il dialogo interreligioso ma solo «a condizione di non perdere la propria identità». Parole sante. Parole che spiazzano. D’altronde Dalla è sempre stato sorprendente. Ma stavolta di questa metamorfosi qualcuno si è perso qualche passaggio.

© Copyright Il Giornale, 27 dicembre 2007

7 dicembre 2007

Maurizio Costanzo a Petrus: "La Spe salvi ci consente di pensare positivo"


Vedi anche:

Il Senato italiano vota una norma-bavaglio sulle discriminazioni. Qualcuno chieda a certi senatori se la coscienza sia meno importante della poltrona!

"Gesù di Nazaret", i giovani e Benigni nella predica di Avvento di Padre Cantalamessa

ENCICLICA "SPE SALVI": GIA' VENDUTE UN MILIONE DI COPIE

"Spe salvi", Marina Corradi (Avvenire): Benedetto ci dice di non avere paura della "cosa ignota", la vita eterna!

"Spe salvi", Giuliano Ferrara per Panorama: "La salvezza non è la salute"

"Spe salvi": il commento di Luisa Muraro per "Il Manifesto"

L'ENCICLICA "SPE SALVI": LO SPECIALE DEL BLOG

In Occidente solo omertà o attacchi violenti per chi si oppone ai fondamentalisti islamici (da Ratisbona a Martin Amis)

Papa e Dalai Lama: la polemica inventata ed i tentativi di "furbate" (mancate) dei media!

Rosso "malpela" la Bonino, la De Simone ed il solito Odifreddi...

Gesù, il buon ladrone che derubò il diavolo

Cristo nella Bibbia e nella liturgia secondo sant'Ambrogio (Biffi per l'Osservatore Romano)

Il Papa ai Battisti: "Si realizzi la nostra speranza di riconciliazione"

Ritrovato un disegno di Michelangelo per la cupola di San Pietro (Vitale Zanchettin per l'Osservatore Romano)

Un consiglio di "Tempi" a Dacia Maraini a proposito di Radio Maria: cambi la radio...è rotta!

Messa tridentina: problemi a Salerno ed a Roma

Le donne in Vaticano... (30Giorni)

Il 14 dicembre sarà presentata in Vaticano una nota dottrinale su alcuni aspetti dell'evangelizzazione

Il «vangelo di Giuda»? Pieno di falsi! I media? Parleranno dei crimini dell'Inquisizione, non di quelli dei Protestanti! (grande articolo di Blondet)

Enciclica "Spe salvi" e discorso alle Ong: il SOLITO commento stizzito di Odifreddi

"Spe salvi", Giuliano Ferrara: "Ehi, laiconi, provate a rispondere al Papa"

Grazie di cuore a "Petrus" per queste magnifiche interviste :-)

Le interviste esclusive di ‘Petrus’ - Anche Maurizio Costanzo promuove l’Enciclica del Papa sulla speranza: “Ci consente di pensare in positivo”

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - "Il Papa ha fatto bene a scrivere l’Enciclica ‘Spe Salvi’: la speranza è la spinta che ci aiuta a vivere". Parola di Maurizio Costanzo, popolare giornalista e conduttore televisivo, intervistato in esclusiva da ‘Petrus’.

Costanzo, questa seconda Enciclica di Benedetto XVI, così come la prima, va raccogliendo sempre più consensi, anche se qualcuno ha voluto darle errate interpretazioni di carattere politico…

"I commenti negativi sono figli del pregiudizio. Personalmente, ritengo che la ‘Spe Salvi’ rappresenti un documento da leggere attentamente e da gustare".

Secondo Lei, in cosa consiste la speranza?

"La speranza è la molla che spinge verso la vita e l'anticamera dell'autostima".

Si spieghi meglio, per favore…

"Senza una speranza positiva, non si raggiungo gli obiettivi prefissati. Le faccio un esempio: io sempre ho voluto fare il giornalista. Bene, ho sperato, ma ho anche agito con ferma volontà. Da ragazzo spendevo i soldi del tram per andare a cercare le notizie e a volte dovevo fare una scelta tra il biglietto del tram e il caffè, ma alla fine ho realizzato il mio sogno. Ecco, la speranza aiuta a pensare in positivo”.

Lei ha accennato agli inizi della Sua carriera professionale. Alla luce dei Suoi sacrifici e della Sua esperienza personale, cosa pensa di chi finisce in Tv, o raggiunge qualsiasi altro ruolo di potere, solo ed esclusivamente perché raccomandato?

"Le raccomandazioni sono da deplorare, ma parlo realisticamente: esistono da sempre e sempre esisteranno. Malgrado ciò, prima o poi, un giovane che merita raggiungerà ugualmente la propria meta, anche se personalemente preferisco un raccomandato intelligente ad un asino senza spinta".

Parliamo della fede…

"Penso che noi adulti abbiamo spesso ucciso la fede. Non parlo solo di quella religiosa, ma della fiducia in generale. I nostri atti molte volte sono amorali, incoerenti, e così deludiamo i più giovani, che però devono continuare a credere e a sperare. Nell’Enciclica del Papa ho notato una logica positiva, che è poi la logica del cristianesimo, una religione sana e non un elenco di proibizioni come vorrebbe far credere qualcuno. Ecco, il Vangelo aiuta a vivere bene, e personalmente credo che senza speranza nessuno possa davvero ottenere ciò che più desidera dalla vita".

E, ci dica, cosa pensa di Benedetto XVI?

"Tutto il bene possibile. E' un uomo affascinante, colto, intelligente, sa dialogare con tutti, è un fine intellettuale. Mi piace quella sua delicata timidezza, la sua onestà. E poi non mi sembra affatto quel censore duro che molti descrivevano al momento della sua elezione".

Da attento osservatore e addetto ai lavori, quali differenze trova tra il modo di comunicare di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?

"Giovanni Paolo II era più adatto alla macchina da presa: in gioventù era stato attore e, quindi, aveva maggiore dimestichezza con i mezzi di comunicazione; Papa Benedetto XVI, invece, è più riservato, ma i due stili con sono in contrasto tra di loro".

Costanzo, se potesse, cosa chiederebbe al Santo Padre?

"Come si diventa Papa? Che pensa un Papa? E perchè un Papa non fa conferenze stampa? Sa, darei tutto per avere il Papa al ‘Maurizio Costanzo Show’… e quasi quasi ci spero anche".

© Copyright Petrus

1 agosto 2007

Il Ratzinger dell'organo (Georg) e il Ratzinger dei libri (Joseph) di Angela Ambrogetti


Vedi anche:

Benedetto XVI: come tante volte ho pianto con gli Iracheni in questa circostanza con loro gioisco

Servizio del TG5: la dura vita del prete

Prodi da' lezioni ai parroci: nelle omelie dovete parlare di tasse!

Da Petrus: il Papa e Castelgandolfo

Messa tridentina: qualche riflessione sull'intervento di alcuni vescovi e cardinali

Messa tridentina: le precisazioni "preventive" di Mons. Bagnasco

Messa tridentina: dichiarazione del vescovo di Alba

Messa tridentina: i giornali a caccia di vescovi "oppositori"

Teologia nelle universita' statali? Qualche opinione...

Cardinale Scola: la teologia torni nelle universita' statali

Bizzarrie giuridiche: l'archiviazione del "caso mostra blasfema a Bologna"

INTERVISTA A MONS. GEORG GANSWEIN (traduzione in italiano e in francese, versione originale in tedesco)

Ancora su Martini e la Messa tridentina (e Melloni applaude)

Messa tridentina: il cardinale Martini insiste nel creare spaccature nella Chiesa

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Auronzo di Cadore: i sacerdoti di Belluno e Treviso chiedono, il Papa risponde...

Pubblichiamo un altro bellissimo ed interessante servizio di Angela Ambrogetti per Petrus.
Grazie, carissima Angela, per queste chicche
!
Raffaella

La storia di ”Orgel-Ratz” e ”Bücher-Ratz” tra musica, studio e dolci

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – ”Orgel-Ratz” e ”Bücher-Ratz”. Così i compagni di seminario chiamavano i fratelli Ratzinger. Georg tutto dedito alla musica e Joseph appassionato di libri. Oggi sono ancora così i due fratelli, e quando trascorrono insieme un po’ di giorni ritornano i fanciulli bavaresi di un tempo. Le notizie sui soggiorni romani di Monsignor Ratzinger sembrano interessare solo la stampa locale tedesca. E’ il giornale di Ratisbona che racconta, ad esempio, la festa di compleanno di Papa Benedetto con gli occhi del fratello.
Joseph, per accogliere il fratello maggiore, che da anni ha gravi problemi di vista, gli ha fatto trovare una montagna di cd in appartamento, e nel tempo libero ha letto ad alta voce a Georg l’introduzione del suo “Gesù di Nazareth” e il breviario ogni mattina. La festa di compleanno di Benedetto XVI si è svolta con semplicità ed affetto. Monsignor Gaenswein, il segretario del Pontefice, aveva in gran segreto provato dei canti augurali con le Memores Domini che si prendono cura del Papa. Canti eseguiti dopo la Messa del mattino. Poi il momento dei regali. Georg Ratzinger lo aveva già consegnato nel suo soggiorno natalizio: ”Io sono un risparmiatore, mio fratello ha ricevuto un solo regalo per Natale, per l’onomastico e il compleanno insieme”. Poi la colazione del giorno di festa, cornetti con la marmellata e una sacher “italiana”. “Molto buono, non c’è nei giorni feriali”. La giornata prosegue con gli impegni ufficiali del Papa e l’ascolto della musica per Monsignor Georg. Dopo pranzo, l’appuntamento con la passeggiata, sulla terrazza del Palazzo Apostolico. ”Due giri, circa un quarto d’ora”. Quando poi il fratello del Papa non può essere a Roma di persona, manda qualche piccolo dono, come un dolce fatto dalla sua domestica Agnes Heindl. Con un “corriere” speciale. Come il 12 aprile scorso, quando si affidò ad un pellegrinaggio di Ratisbona guidato da Monsignor Heinrich Wachter. Due pulmann bloccati sull’autostrada a Firenze. Per non far tardi alla cena con il Papa, Watcher prese un taxi, e al suo arrivo in Vaticano Benedetto rise e gli chiese se dovesse rimborsare la spesa. Piccoli affreschi di vita quotidiana che il giornale di Ratisbona dedica al suo illustre ex concittadino. La “Mittelbayerische Zeiutung” è il quotidiano che lo scorso anno pubblicò anche il delizioso colloquio del segretario del Papa con i bambini di una scuola elementare, ora diventatoun libro: ” Perché il Papa ha le scarpe rosse”.

Petrus

I media italiani non sono interessati a queste piccole perle (troppo impegnati a polemizzare su tutto e tutti). Del resto nessun quotidiano ha tradotta l'intervista al segretario del Santo Padre.
Korazym realizzo' un servizio speciale sulle risposte di Don Georg ai bambini
.

Mons. Georg Gänswein (2). Il segretario del papa risponde alle domande dei bambini

30 giugno 2007

Quel rivoluzionario di Ratzinger...


Vedi anche:

La lettera del Papa ai Cinesi: qualche commento

Riflessione sulla lettera del Papa alla Chiesa cinese

LETTERA DEL PAPA ALLA CHIESA CATTOLICA CINESE

Messa tridentina: due importanti articoli di Introvigne e Rodari

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO CHE LIBERALIZZA LA MESSA IN LATINO

Un esemplare articolo di Filippo Di Giacomo per "La Stampa" [Messa tridentina]

La lettera del Papa ai Cattolici cinesi (stampa)

Rassegna stampa del 30 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 30 giugno 2007 (1)

Il Papa: Gesu' non e' uno dei grandi fondatori di religioni, ma il Figlio di Dio

Qualche indiscrezione sulla lettera ai Cattolici cinesi

Cattolici in Cina: intervista al cardinale Zen Ze-kiun

Nota pastorale dell'Episcopato italiano "dopo Verona" (per la lettura occorre scaricare il documento allegato)

I giovani, Francesco d’Assisi e Papa Benedetto XVI

Pubblichiamo questo bellissimo articolo di Bruno Volpe per il quotidiano Petrus.
C'e' chi pensava a Benedetto XVI come ad un Papa di transizione che si sarebbe limitato, magari, alla gestione ordinaria della curia o, al massimo, alla sua riforma.
Ebbene non e' stato e non sara' cosi': in poco piu' di due anni Papa Benedetto ha compiuto una vera "rivoluzione" culturale, teologica e morale.
E' proprio vero che i Papi che la stampa cataloga "di transizione" sono poi quelli che imprimono svolte decisive alla Chiesa.
Un ringraziamento a Bruno Volpe ed a Petrus
.
Raffaella


Così vicini, così lontani: Giovanni XXIII e Benedetto XVI, i Papi che dovevano essere di transizione

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - Attenzione ai cosiddetti Papi di transizione. Ricordate il Beato Giovanni XXIII? Cosi lo avevano definito gli addetti ai lavori. Pacioso, dall’aria tranquilla, nessuno si sarebbe mai aspettato che avrebbe indetto il fondamentale e salvifico Concilio Vaticano II. Vero: la sua vita non fu lunghissima in termini di età, ma sufficiente per segnare una tappa cruciale nel cammino della Chiesa. Lo stesso si disse dopo l’elezione del Cardinale Joseph Ratzinger - che cioè sarebbe stato un Papa di transizione -, essendo già avanti con gli anni (sia pure, aggiungiamo noi, molto giovane nello spirito). Fatto sta che Benedetto XVI, in due anni e spiccioli di pontificato, ha pubblicato la meravigliosa Enciclica “Deus Caritas Ets”; l’esortazione apostolica “Sacramentum caritatis”; un motu proprio sulle modalità di elezione del Romano Pontefice nel Conclave ed un altro sulla liberalizzazione della Messa tradizionalista; la lettera ai fedeli cinesi; il libro su Gesu di Nazaret dal Battesimo alla Trasfigurazione; ed ha inoltre compiuto vari viaggi pastorali in Italia e all’estero, presieduto cento udienze generali del mercoledi, triplicato il numero dei fedeli agli appuntamenti canonici degli Angelus e degli altri incontri pubblici. Tutto ciò non si addice affatto ad un Papa di ... transizione, che nel gergo e nella mente degli addetti ai lavori dovrebbe essere solo un Pontefice impegnato a tirare a campare per quel po’ di tempo che gli lascia ancora a disposizione il Signore. Dunque, non temiamo di essere smentiti se sosteniamo che Benedetto XVI sta dimostrando di essere tutto fuorché un Papa di transizione. E come Giovanni XXIII, anche se con atti e stili diversi, è destinato a passare alla storia anche per questo: per aver smentito con i fatti chi pensava (o malignamente sperava) che si limitasse all’ordinario lavoro d’ufficio.

Petrus

26 giugno 2007

Ancora sulle regole dell'elezione a Pontefice


Vedi anche:

Le regole del Conclave, una riflessione (di Raffaella)

Il Motu proprio di Benedetto XVI pubblicato a "sorpresa"

IL PAPA RIFORMA IL CONCLAVE: IL PAPA ELETTO DAI DUE TERZI DEL SACRO COLLEGIO

Il testo del MOTU PROPRIO

Il Papa, Sarkozy, le nomine e l'opposizione al motu proprio

Indizione dell'anno paolino:duemila anni fa nasceva Paolo di Tarso, l'Apostolo delle genti

Qualche indiscrezione sulle nomine curiali

Il vescovo di Shanghai: la lettera del Papa sara' una pietra miliare nella storia della Chiesa in Cina

Il sogno infranto del Papa: tornare agli studi teologici

Rassegna stampa del 26 giugno 2006

Cardinale Ratzinger: il Papa non impone dall'esterno ma sviluppa la memoria cristiana e la difende

Un "viaggio" nella Biblioteca Apostolica e nell'Archivio Segreto del Vaticano

Il Papa pensava di lasciare la curia gia' nel 1997

Sulla Chiesa anglicana e su Tony Blair


Cari amici, ci tengo in particolar modo a ringraziare Gianluca Barile, il suo "Petrus" e tutti i vaticanisti che vi scrivono per il magnifico lavoro fatto oggi in occasione della pubblicazione del motu proprio di Benedetto XVI. So che nel giornale e' stata data la notizia in esclusiva e quindi mi complimento :-)
Vorrei segnalare proprio due articoli molto interessanti di "Petrus" a firma di Angela Ambrogetti e Bruno Volpe
.
Raffaella


Il retroscena - Quando il Cardinale Pompedda convinse Wojtyla a cambiare le regole del Conclave

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – Ci aspettavamo l’ormai famoso “motu proprio” sulla liberalizzazione della Messa Tridentina di San Pio V e invece Benedetto XVI ha sorpreso tutti con un inaspettato documento, datato 11 Giugno, che modifica in modo radicale la normativa del Conclave per l’elezione del Papa e che in un certo senso rappresenta una svolta rispetto alla precedente normativa di Giovanni Paolo II condensata nella Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis” del 1996.
E’ una riforma importante, anche se racchiusa in poche righe, che rinnova in senso più democratico le modalità di elevazione alla Cattedra di Pietro del Cardinale scelto come Sommo Pontefice. C’è da chiarire subito che all’atto dell’elezione, il 19 Aprile del 2005, Joseph Ratzinger beneficiò proprio dei due terzi dei voti dei Cardinali elettori; lo chiariamo a scanso di equivoci, per evitare che qualcuno possa pensare ad una elezione stentata di Benedetto XVI, che al contrario di tanti suoi predecessori, non dovette fare ricorso alla maggioranza relativa ma venne ben presto chiamato a succedere all’Apostolo Pietro da una maggioranza ben consolidata.
Per quanto riguarda l’Universi Dominaci Gregis circola una voce che sa di leggenda, ma che comunque riportiamo per dovere di cronaca: il documento, difatti, sarebbe stato materialmente congeniato e scritto dal defunto Cardinale Mario Francesco Pompedda e firmato, praticamente ad occhi chiusi, da Giovanni Paolo II, che si fidava ciecamente del porportato sardo.
Ovviamente, nessuno dei due potrà dire la sua, essendo passati entrambi alla Casa del Padre, ma più di un autorevole vaticanista accredita questa “voce di corridoio”. Effettivamente, il Cardinal Pompedda era un apprezzato e famoso canonista, mentre il Servo di Dio Giovanni Paolo II - è noto - non amava prestare particolare attenzione agli aspetti legislativi, delegando molto ai suoi fidati e bravi collaboratori. L’esatto contrario di Benedetto XVI, che per evitare errori, pur essendo un Pontefice che fa buon uso della collegialità, ha voluto invece scrivere di suo pugno il “motu proprio” per il ripristino dei due terzi necessari per l’elezione del Papa. D’altro canto, si sa: chi fa da sé, fa per tre.

Petrus


Un Papa di comunione

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO - Un cambiamento solo formalmente piccolo ma di grande valore per la comunione nella Chiesa. Nessun Pontefice potrà essere eletto con meno dei due terzi dei suffragi. Nemmeno dopo il 34esimo scrutinio, come proponeva la “Universi Dominici gregis” di Giovanni Paolo II. In effetti, è una eventualità molto remota che si arrivi a più di 10 giorni di Conclave, tant’è che non è mai successo in tempi moderni. Comunque sì, la volontà di Papa Benedetto sembra chiara. E conciliare. Un Papa deve comunque avere l’approvazione e il sostegno più vasto possibile. Un altro passo di Benedetto XVI sulla strada di una completa riforma alla luce del Vaticano II. Si torna alla tradizione per ritrovare lo spirito della Chiesa dei primi secoli, quando il Papa veniva eletto praticamente a maggioranza. La riforma ratzingeriana continua a passi lenti ma decisi. Non grandi rivoluzioni, ma quei piccoli cambiamenti che porteranno il Vaticano II all’interno di un’istituzione a volte ancora rivolta ad un passato recente fatto più di potere che di comunione. Sembra che Benedetto abbia preso in seria considerazione ed abbia ascoltato anche le posizioni apparentemente più lontane da lui, o meglio dal Prefetto della Dottrina della fede. Ennesima dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, della profonda differenza tra i due ruoli. Papa Benedetto ha il compito magisteriale e pastorale di ascoltare tutti e di indicare ai Vescovi la via da seguire. Chiedere che il Papa sia eletto sempre e comunque con un’ampia maggioranza significa allontanare lo scontento dalle gerarchie ecclesiastiche, con buona pace dei concetti “democratici” di elezione che magari poco si addicono a chi deve garantire la comunione perché vogliono “schiacciare” una minoranza.

Petrus

Complimenti ad Angela Ambrogetti ed a Bruno Volpe :-)
Raffaella