27 dicembre 2007

Manca negli intellettuali e nei commentatori la capacità di leggere l'integralità del messaggio di Benedetto XVI (Eco di Bergamo)


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Non è facile leggere e interpretare la realtà con gli occhi velati dal pregiudizio o dagli stereotipi. Per questo risulta arduo, a molti intellettuali e a molti commentatori, offrire delle chiavi di lettura del pontificato di Benedetto XVI che siano al di fuori degli schemi usuali.

Papa Ratzinger è sempre bollato come «conservatore», e mentre si enfatizzano le sue uscite sulla difesa dei valori «non negoziabili», quali vita e famiglia, gli altrettanto vibranti appelli che richiamano l'attenzione sulle problematiche sociali e sulla tutela dell'ambiente vengono fatti passare sotto silenzio o comunque insabbiati in poche righe.

Capita quasi sempre così quando lo schema interpretativo precostituito viene messo in campo. Quello che manca è, da un lato, la capacità di leggere l'integralità del messaggio papale, dall'altra la possibilità di ritrovarne una chiave interpretativa unica, che è sempre, nel caso dei discorsi di Benedetto XVI, lo sguardo della fede.

Nel suo messaggio natalizio Urbi et Orbi, che ha pronunciato indossando la mitria che usò Giovanni Paolo I, proprio per sottolineare l'elemento di continuità del papato (per lo stesso motivo, il prossimo 1° gennaio, Giornata mondiale della Pace, Ratzinger userà la mitria del predecessore Benedetto XV, l'inascoltato profeta di pace durante la Grande guerra, da lui definita «inutile strage»), il Pontefice ha auspicato che la luce di Cristo «possa finalmente rifulgere e sia consolazione per quanti si trovano nelle tenebre della miseria, dell'ingiustizia, della guerra».
«Per coloro – ha aggiunto – che vedono ancora negata la loro legittima aspirazione a una più sicura sussistenza, alla salute, all'istruzione, a un'occupazione stabile, a una partecipazione più piena alle responsabilità civili e politiche, al di fuori di ogni oppressione e al riparo da condizioni che offendono la dignità umana».
Vittime dei sanguinosi conflitti armati, del terrorismo e delle violenze, che «infliggono inaudite sofferenze a intere popolazioni, sono particolarmente – ha detto ancora il Papa – le fasce più vulnerabili, i bambini, le donne, gli anziani». Benedetto XVI ha quindi citato le situazioni di guerra del Darfur, della Somalia, del Nord del Congo, ai confini tra Eritrea ed Etiopia, in Medio Oriente («in particolare all'Iraq, al Libano e alla Terrasanta»), in Afghanistan, in Pakistan, nello Sri Lanka e nella regione dei Balcani.

Un altro dei temi che stanno molto a cuore al Papa è quello della salvaguardia dell'ambiente.

Nel messaggio natalizio, Ratzinger ha ricordato che «nel mondo va sempre più crescendo il numero dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati anche a causa delle frequenti calamità naturali, conseguenza spesso di preoccupanti dissesti ambientali».

Più ampiamente Benedetto XVI ne aveva parlato durante l'omelia della Messa di mezzanotte quando, citando Gregorio di Nissa, ha applicato all'intero cosmo, lacerato e sfigurato, bisognoso di redenzione, le conseguenze del peccato originale. «Che cosa avrebbe detto – si è chiesto il Papa – se avesse visto le condizioni in cui si trova oggi la Terra a causa dell'abuso delle energie e del loro egoistico sfruttamento senza alcun riguardo? Anselmo di Canterbury, in una maniera quasi profetica, ha una volta descritto in anticipo ciò che noi oggi vediamo in un mondo inquinato e minacciato per il suo futuro: "Tutto era come morto, aveva perso la sua dignità, essendo stato fatto per servire a coloro che lodano Dio. Gli elementi del mondo erano oppressi, avevano perso il loro splendore a causa dell'abuso di quanti li rendevano servi dei loro idoli, per i quali non erano stati creati"». La stalla dove nasce Gesù, nel messaggio di Natale, può dunque rappresentare la Terra maltrattata. Che solo in quel Bambino inerme ritrova dignità e bellezza.

© Copyright Eco di Bergamo, 27 dicembre 2007

4 commenti:

euge ha detto...

Qualcuno ha anche obiettato, che nella moratoria sulla pena di morte, il Vaticano non si è schierato ( ovviamente anche questo per colpa di Benedetto XVI ) .......Ma come se il Papa parla di valori non negoziabili cominciando dal valore della vita umana si scatena il putiferio ed è ovvio e scontato che se la vita umana ha un valore è chiaro e lampante che il Papa e la religione cristiana ed il Vaticano è contrario alla pena di morte; però se non si sente il Papa parlare per frasi fatte quando fa comodo a certa politica allora non si schiera........ Come definireste il comportamento di certa gente se non schizzofrenia pura?
Eugenia

beatiimiti ha detto...

Con tutta la serenità di questo mondo non si può non vedere che tra i "commentatori incapaci" figurino non pochi sacerdoti e cattolici "impegnati". Per me questo Papa è come un pilota di formula uno: supera in accelerazione i verdi sul creato, i rossi sull'amore e gli azzurri sulla libertà. Supera in staccata i teologi del dissenso, fa la messa punto sul post Concilio (perchè se la Chiesa ha fatto sempre qualche errore non si capisce perchè questa fase dovrebbe esserne esente), sorprende al pit stop chi si attarda lontano dal Vangelo, entusiasma le folle con una guida sicura e pulita, sorride alla stampa che lo critica pretestuosamente e rispetta gli avversari invidiosi di lui. Pilota una macchina a volte un po' malmessa, ha un gruppo di meccanici non sempre all'altezza, ma per motore ha Gesù, per carburante lo Spirito santo, il volante e i pedali rispondono al Padre e il motore glielo cura materna Maria. Si chiama Giuseppe e nemmeno quello è un caso: ha una bella testa e tanta serenità. Va per la sua strada, con qualche motu proprio. Ragiona come nessun suo rivale sa fare, sa che Dio è amore, ha chiaro che per strada c'è purtroppo dell'altro. Lui lo dice, lo spiega e ne tiene conto. Tanti suoi tifosi iniziano ad imparare a guidare, senza disseminare di morti, feriti, incidenti e scorrettezze ogni chilometro d'asfalto. L'avversario lo teme e si arrabbia: su una formula uno ci sono tanti rischi anche quando si è bravi. Più che strombazzare, urlare o agitar bandiere, il nostro mito predilige le nostre preghiere. Benedetto uomo che guidi per tutti noi, scuola guida gratis per tutti.

gemma ha detto...

grazie beatiimiti :-) bellissima riflessione
la leggo solo ora e concordo

euge ha detto...

Ho letto solo adesso il tuo messaggio ma da appassionata di F.1 e da sostenitrice di Benedetto XVI e dei suoi insegnamenti, non posso che farti icomplimenti per questo paragone con il mondo della F.1 che calza a pennello.
Grazie beatiimiti per il tuo post.
Eugenia