31 luglio 2007

Messa tridentina: dichiarazione del vescovo di Alba


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Grazie a Francesco, possiamo leggere:

Invito del Vescovo di Alba a proposito della concessione della Messa in latino: «Non agitatevi. Dal punto di vista pastorale cambia ben poco»

Celebriamo bene la liturgia del Concilio

di SEBASTIANO DHO

«Non agitatevi!», così si è rivolto ai fedeli il card. Ricard, presidente della Conferenza episcopale francese, presentando la concessione del Papa circa l’uso del vecchio messale preconciliare con la Messa in latino. Così dico anch’io ai sacerdoti e alle comunità nostre, forse frastornate da tanti enfatici annunci e affermazioni inesatte, tipiche dei mass media poco edotti in liturgia. Riservandoci di ritornare a tempo debito sul tema in modo più preciso e completo, diciamo subito che concretamente parlando per noi dal punto di vista pastorale non cambia assolutamente nulla o quasi. Quali sono infatti i punti più importanti del documento da conoscere e tenere presenti come guida autorevole per le nostre liturgie?

1. Il messale di Paolo VI (l’attuale) è e rimane pienamente valido quale "forma ordinaria" per la Celebrazione eucaristica; anzi è richiesto espressamente a coloro che celebrano con quello di San Pio V di riconoscerlo come tale.

Il messale preconciliare (in latino) di cui viene concesso l’uso, oltre che ai sacerdoti che lo desiderano solo celebrando senza popolo, a determinati gruppi e a determinate condizioni, rappresenta la "forma straordinaria" di Celebrazione eucaristica. Quindi nessun sacerdote, tanto meno nessun vescovo, nessuna comunità parrocchiale "è obbligata" a celebrare in latino, o meglio con il Messale preconciliare e nessuno li può obbligare.

2. Il Papa sia nel decreto di concessione sia nella Lettera ai Vescovi ribadisce ciò che peraltro dovrebbe essere scontato, perché già affermato solennemente dal Concilio e dallo stesso Benedetto XVI nella esortazione Sacramento della carità, che ogni vescovo nella sua diocesi, sopratutto nei casi di eventuali difficoltà per l’applicazione di questa concessione, è e rimane il garante dell’unità liturgica e della comunione ecclesiale con una sua responsabilità ineludibile.

3. Per quanto spetta ai gruppi di eventuali richiedenti la celebrazione della Messa preconciliare, non è affatto detto "liberi tutti", ma si esige testualmente che si tratti di «un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica che esiste già in forma stabile»; evidentemente non può sorgere ora all’improvviso; la cosa sarebbe per lo meno strana. Se infatti come è certo per la nostra Diocesi, in questi quasi 40 anni ormai trascorsi dalla riforma liturgica, nessuno, né sacerdote né laico, singolo o in gruppo, ha mai sentito il bisogno di richiedere la celebrazione secondo il vecchio rito (cosa perfettamente possibile a norma dell’indulto di Giovanni Paolo II), l’eventuale richiesta odierna sembrerebbe sicuramente pretestuosa o ideologica. C’è di più: per i fedeli desiderosi di celebrazioni con il rito preconciliare il Papa in persona nella Lettera ai Vescovi pone ancora una condizione. «L’uso del messale antico presuppone una certa misura di formazione liturgica e un accesso alla lingua latina; sia l’una che l’altra non si trovano di frequente»; il che è profondamente vero e non solo per i fedeli

Concludo con due brevissime note:

• innanzitutto ringraziamo ancora una volta il Concilio per il dono grandissimo della liturgia rinnovata e insieme tutti coloro, vescovi, sacerdoti e laici, che in questi decenni si sono impegnati grandemente per una applicazione nelle nostre diocesi, specie piemontesi, (nella nostra poi in maniera veramente esemplare), fedele, equilibrata, positiva e serena, senza resistenze cocciute e senza fughe avventate; la controprova ci è data dal fatto che appunto non sono registrati fenomeni di divisioni, contrapposizioni di sorta nelle nostre parrocchie;

• impegniamoci sempre di più tutti, sacerdoti e laici, perché le nostre liturgie siano veramente una celebrazione del Mistero (non in senso magico o misteriosofico da iniziati), ma Mistero cristiano, cioè della fede, valorizzando pienamente i segni, curando la qualità della partecipazione «consapevole, attiva e fruttuosa» (Sc n. 10), e, come afferma il Papa nella Lettera ai Vescovi, «con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo messale (l’attuale)».

+Sebastiano Dho,
vescovo

Una domanda: che cosa accade a chi non ha mai avuto la possibilita' di assistere alla Messa tridentina perche' il Vescovo ha rifiutato l'autorizzazione? Tanto per fare un esempio, i fedeli di Pisa?
Mi sembra che sia una serpente che si morde la coda: non c'erano Messe tridentine prima? Bene...non ci sono nemmeno ora! Che senso ha allora chiedere al parroco
?
Raffaella

© Copyright La Gazzetta di Alba, 17 luglio 2007

12 commenti:

Luisa ha detto...

Dunque il gruppo stabile deve esistere ed essere presente da tempo..non può uscire adesso...sarebbe strano!

Primo :per esistere già doveva avere il permesso di esistere e apprentemente non era cosa facile in certe diocesi...immagino che i fedeli hanno fatto prova di immaginazione spostandosi,cercando altrove.

Secondo: a parte coloro che adesso potranno chiedere e ottenere di celebrare la liturgia tridentina da loro fedelmente seguita da tempo anche se altrove ,vi saranno gruppi che si formeranno e non per ideologia (!) ma per desiderio profondo e affinità con il VOM .
Quando sento parlare certi vescovi di ideologia ,mi si drizzano i capelli in testa...non c`è peggior ideologo di colui che ha fatto del CV II l`inizio di una nuova Chiesa!
Talmente nuova da escludere tutto quello che esisteva prima,compreso il rito tradizionale che è stato quello della Chiesa per più di 500 anni!

euge ha detto...

Infatti, cara Luisa il punto è proprio questo e così detti "progressisti " fautori esasperati del Concilio, hanno alterato il suo significato fino all'inverosimile scambiandolo per una sorta di trasformazione che di fatto fatto abolisce tutta la tradizione e la cultura della chiesa precedente al concilio ma, non è così questo è solo il pretesto di certe eminenze grigie che si rifiutano di considerare il Concilio stesso, in rapporto di continuità con la tradizione.
E' chiaro che con un Papa come Benedetto XVI, tutto questo viene usato per farlo apparire quello che non è e non sarà mai un retrogrado esasperato dalla tradizione!!!!!!!!!!!!!!!!
Tutto ciò dimostra ampliamente, come i più temerari progressisti siano più ottusi dei tanto temuti tradizionalisti!!!!!!!!!!!!!!!!!
Eugenia

francesco ha detto...

se un gruppo ha chiesto in passato di celebrare con l'indulto e non è stata accolta la sua richiesta è un gruppo già noto al vescovo...
potrei capire un gruppo di anziani (diciamo di 70enni)... ma se un gruppo di persone adulte e/o giovani si costituisse ora per chiedere la celebrazione penso che non sussistano le condizioni per l'accoglienza da parte del parroco e del vescovo...
la tradizione è qualcosa di vivo e non di "artefatto": e ripeterei, allora, perché non usiamo qualche sacramentario medievale (che mi gusterebbe tanto!!! più del messale di giovanni xxiii)...
il messale attuale non è un altro rispetto a quello del '62 (e questa è la ragione di fondo per la forma straordinaria stabilita da benedetto xvi), altrimenti affermiamo che il concilio e la riforma conciliare non sono in continuità con il resto della tradizione...
francesco

Raffaella ha detto...

In questo modo, pero', il motu proprio di Benedetto XVI sarebbe ancora piu' restrittivo dell'indulto di Giovanni Paolo II, per il quale bastava la richiesta di 30 fedeli. Perche' e' necessario un gruppo precostituito? E' chiaro che se non possono formarsi "nuovi gruppi" il motu proprio restera' lettera morta e, di fatto, verra' "abolito per desuetudine".
Perche' mettere tanti paletti?

Anonimo ha detto...

Concordo pienamente col commento di Luisa: la pretesa espressa dal Vescovo di Alba, secondo il quale il MP esigerebbe, per la celebrazione del rito in forma straordinaria, la presenza di un gruppo già formato alla data dell'uscita dello stesso, è chiaramente forzata e pretestuosa. E' oltretutto illogica: se proprio grazie al Mp, e alla risonanza che sta avendo, si forma un gruppo di parrocchiani che la richiede (e già ne sto avendo testimonianza anche nella mia parrocchia), il parroco dovrebbe forse rispondergli "No, tempo scaduto, dovevate pensarci prima?". Suvvia.

Arriveremmo così al paradosso che il MP, nato per facilitare la celebrazione della Messa col vecchio rito, eliminerebbe, addirittura in via definitiva, la possibilità di accedervi in via stabile a chi vi si affaccia solo ora: a tanti giovani, ad esempio, che lo stesso Benedetto XVI descrive così, nella lettera di accompagnamento ai Vescovi del Mp in questione:
"è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia."

Aldilà di questa considerazioni, mi pare che anche la traduzione del passaggio del MP proposta dal Vescovo in questione sia errata: dove egli dice (il grassetto è mio)
"si esige testualmente che si tratti di «un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica che esiste già in forma stabile»"
il MP in latino recita:
"In paroeciis, ubi coetus fidelium traditioni liturgicae antecedenti adhaerentium continenter exsistit" (Art. 5, § 1)
mia traduzione: "Nelle parrocchie, dove esiste un gruppo di fedeli aderenti stabilmente alla precedente tradizione liturgica".

Come si può facilmente vedere, non c'è traccia di quel "già" inserito dal Vescovo, e su cui si basa tutto il suo ragionamento.

Il "continenter", "stabilmente", a cui potrebbe forse appellarsi per l'introduzione forzata di quel "già", si riferisce in realtà alla stabilità del gruppo non guardando 'all'indietro', ma guardando 'in avanti': si stabilisce, cioè, non che il gruppo dovesse esistere già nel passato, ma che nel futuro garantisca, in fede prima e alla prova dei fatti poi, una stabilità di presenza.

Insomma, si chiede semplicemente che la celebrazione della Messa parrocchiale stabile secondo il Messale del 1962 non sia chiesta una volta per semplice curiosità, perchè poi nessuno si faccia più vedere dopo la prima celebrazione. E questo è ragionevole... ma mi pare, evidentemente, cosa ben diversa da quello che vorrebbe far dire al MP il Vescovo di Alba.

Cornelio

Raffaella ha detto...

Ciao Cornelio e grazie del prezioso contributo.

Sono d'accordo sul fatto che la stabilita' si riferisca al futuro e non al passato. Se si riferisse a gruppi gia' esistenti, non cambierebbe nulla rispetto ad oggi, salvo un piccolo snellimento burocratico. Da notare l'ammissione del vescovo di Alba riguardo alla scarsa conoscenza del latino fra i sacerdoti. Non sara' questo il "dramma" di fondo?
Ciao
Raffaella

Charette ha detto...

Secondo me c’è veramente paura di scoprire quali siano i veri desideri dei propri fedeli.
Io sono pisano, anche se cresciuto col messale di Paolo VI, ho però frequentato spesso le messe celebrate con il messale del ‘62, privatamente, da un mio coinquilino monsignore - esponente di un certo rilievo della curia -, e ho imparato lì ad apprezzare la bellezza del rito antico.
Quando mi sono trovato in giro per lavoro, ho spesso partecipato anche alle celebrazioni “more antiquo” in regime di indulto, a Firenze, a Roma, a Parma etc.
Esistono anche numerosi fedeli, spesso giovani, ansiosi di poter partecipare a tali celebrazioni, pur non avendovi mai assistito in precedenza.
Non credo che a queste persone debba essere impedito di poterlo richiedere.
Si può essere legati alla rito tradizionale anche solo per averne sentito parlare, o per aver letto i libri dell’allora cardinal Ratzinger.
Quelli di mia conoscenza, non pensano certamente di mettersi in una posizione di rottura nei confronti del XX° (o XXI° che dir si voglia) concilio della chiesa cattolica, partecipano regolarmente alle celebrazioni con il messale di Paolo VI, e sono impegnati nell’associazionismo cattolico, spesso in parrocchia.
Ho già parlato con il parroco della cosa, lui non è in grado, per ora, di celebrarla, ma non è assolutamente ostile.
Il problema rimane l’arcivescovo, e la sua notificazione terrorista – sarà un’espressione forte ma non trovo di meglio -, un arcivescovo che oltre per le sortite è famoso per i silenzi, silenzio sul Compendio del Catechismo, silenzio sulla Deus caritas est, silenzio su tutto ciò che arriva da Roma, silenzio sulle offese bolognesi a Nostra Signora (anche un Rosario riparatore sarebbe stato troppo antico e anticonciliare?), ora invece parla.
E poi, dato che il prossimo 8 agosto, dovrà comunicare le dimissioni per aver compiuto il 75° anno di età, e considerato che gli effetti del “motu proprio” decorreranno del 14 settembre, non sarebbe stato più elegante lasciare al successore la gestione della cosa?
Penso quindi che esistano tutti i requisiti, anche in questa visione pisana molto restrittiva della Summorum Pontificum, perché sia concesso quanto il documento prevede.
Ma se mons. Plotti sarà ancora al suo posto, in attesa di successione, sono convinto che farà di tutto per impedire che si celebri con il rito tridentino.
Sarà mia cura tenervi informati, e, nel caso (certo) che i miei timori trovassero conferma, sarà doveroso informare anche le autorità competenti.
Saluti

Raffaella ha detto...

Grazie, Charette, per la tua preziosa testimonianza.

Luisa ha detto...

Sì grazie Charette,anche se non sono Italiana, sono felice di osservare che i fedeli si stanno movendo, organizzandosi, non in uno spirito rivendicativo, dunque negativo,ma in uno spirito positivo,per poter ottenerela libertà che il sSanto Padre ha concesso loro.
Penso che la respnsabilità dei fedeli è grande e il dovere di segnalare i rifiuti abusivi a Roma un dovere.

Luisa ha detto...

Vorrei scusarmi per i miei errori,non dovuti solo al mio francese ma ad un occhio un pò stanco!...

francesco ha detto...

secondo me è l'immaginario suscitato dalla summorum che è errato: non è una liberalizzazione, ma una concessione fatta anzitutto ai presbiteri... la messa per il popolo, la celebrazione dei sacramenti ecc. sono molto "blindate" anche se in maniera discreta...
l'unica via corretta, a me pare o l'esistenza di un gruppo già formato o un prete che celebra VO e costituisce attorno a sé un gruppo stabile di fedeli
francesco
PS
forse sarebbe il caso di non esprimersi in un certo modo verso persone eminenti della gerarchia, come vescovi, arcivescovi, cardinali, anche se non siamo d'accordo con loro...

Gianpaolo1951 ha detto...

Giustissimo quello che dice don Francesco, ma quando si sentono certe critiche più o meno "velate" nei confronti dell'operato del Santo Padre, proprio da parte di chi dovrebbe difenderLo a spada tratta e rispettarLo in tutto e per tutto, penso sia umano reagire in un certo modo..., mi capisce vero?!?