4 luglio 2008

“Papa Pacelli beato”? Gli ebrei: che errore (Galeazzi)


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“Papa Pacelli beato”
Gli ebrei: che errore


GIACOMO GALEAZZI

Papa controverso per i rapporti ambigui col regime nazista oppure l’eroico oppositore dei regimi totalitari che ha salvato la Chiesa in uno dei periodi più bui della storia dell’umanità. Il «pontefice dei silenzi» sull’Olocausto oppure il difensore degli ebrei di Roma e l’uomo che ha aperto un miliardo di cattolici alla modernità? Mentre la storiografia si divide su Pio XII (l’ultimo papa romano, dal 1939 al 1958), un comitato di politici e intellettuali lo vuole beato riattizzando mezzo secolo di polemiche con la comunità ebraica.
A suscitare divisioni è la motivazione dell’appello a difesa della memoria di Eugenio Pacelli, firmato da politici (Giulio Andreotti e il ministro ombra del Pd, Maria Pia Garavaglia), giornalisti (il direttore del Tg2 Mauro Mazza, il vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Cristiano Allam, il co-autore di bestsellers papali Vittorio Messori), intellettuali come Rosetta Alberoni e Claudio Risè, l’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, il banchiere Paolo Savona e il regista Pasquale Squitieri. La loro richiesta è che, dopo il riconoscimento vaticano delle «virtù eroiche» nel 2007, Benedetto XVI autorizzi la beatificazione del suo predecessore sfatando le «leggende nere» che ne infangano il ricordo. A suscitare le proteste ebraiche è il «manifesto» pro-Pacelli, incentrato sulla «grande opera di carità che mise in atto rimanendo a Roma, unica autorità presente nella capitale dopo l’invasione tedesca, facendo aprire i conventi e togliendo la clausura per accogliere migliaia di perseguitati, molti dei quali ebrei».
Per Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, «riemerge una linea fortemente apologetica che interpreta, sotto un unico punto di vista, un pontificato discutibile». La massima autorità spirituale dell’ebraismo italiano stigmatizza la «riproposizione di una lettura parziale, lacunosa di cui Andreotti è sempre stato un aperto sostenitore». E, cioè, «la sottolineatura dell’opera assistenziale svolta dai conventi che hanno dato rifugio durante la persecuzione antiebraica». Uno «schieramento tradizionale», osserva Di Segni, al quale, «in modo inconsueto e con entusiasmo da cristiano neofita si è aggiunto Magdi Allam». Insomma, l’onda lunga di «un orientamento cattolico che enfatizza soltanto gli aspetti che si considerano umanitari di Pio XII», mentre nel mondo ebraico restano forti riserve («L’attività nella Roma occupata è un lato in una questione molto più complessa e problematica»). Intanto il comitato a favore di «Pacelli beato» annuncia iniziative culturali per «approfondire la figura di pontefice che ha lottato contro le ideologie e le dittature del suo tempo». Il successore di Pietro capace, attraverso storiche aperture alla modernità, di interpretare lo spirito dei tempi e di attrezzare la Chiesa alle sfide che i tempi le ponevano innanzi. I cittadini di Roma «lo hanno scolpito nella memoria definendolo “Defensor Civitatis”». Inoltre, Pio XII, sostengono i firmatari, è stato il precursore del Concilio Vaticano II: «Il suo nome è citato in 1.500 interventi e 200 volte nelle note dei documenti conciliari, nei quali è la citazione più ricorrente dopo la Bibbia».
Non esiste, dunque, una contrapposizione tra Pacelli e Giovanni XXIII («per questo Paolo VI avviò contemporaneamente le due cause di beatificazione»), anzi, «una migliore conoscenza e valorizzazione di Pio XII contribuiranno alla corretta ermeneutica del Concilio». Tra i promotori dell’iniziativa, che intende promuovere gli studi sul magistero di Pacelli, vi sono politici bipartisan, docenti universitari. Quindi, «la Chiesa del Vaticano II è debitrice a Pio XII non meno che a Roncalli», con un richiamo al discorso del 2005 di Benedetto XVI alla Curia romana: «Il Concilio non fu un evento di rottura e di discontinuità nella storia ecclesiale».

© Copyright La Stampa, 3 luglio 2008

Non mi sembra opportuno che esponenti di una religione si mettano a sindacare le decisioni di un'altra. In questo caso per di piu' si critica un appello lanciato da alcuni intellettuali che il blog ringrazia di cuore per l'iniziativa.
Addirittura si parla di Pontificato "discutibile".
Che cosa accadrebbe se fossero i Cattolici a criticare la presa di posizione di un rabbino? Riflettiamoci...
Non di dovrebbe dimenticare che, in quegli anni, molti cittadini ebrei chiamarono i loro figli "Eugenio" in omaggio all'opera meritoria di Papa Pacelli durante la guerra.
I pregiudizi e le censure preventive non aiutano il dialogo fra religioni
.
R.

2 commenti:

brustef1 ha detto...

Invece di ascoltare gli ebrei che fanno politica bisognerebbe sentire le testimonianze degli ebrei del Ghetto di Roma. Una signora mi disse: "Pio XII era un santo, se non fosse stato per lui la mia famiglia ed io non saremmo qui"

Cindy ha detto...

Da ricordare inoltre che Pio XII è stata l' unica autorità a rimanere a Roma nei mesi duri dell' occupazione nazista soccorendo chiunque ne avesse bisogno, nonostante le ripetute minacce di deportazione da parte di Hitler.
WWWWWWWWWWWW PIO XII BEATO ( come tutti i Papi del XX sec! ;->)