15 settembre 2008

A Lourdes il Papa abbraccia i malati: "Affidate a Maria la vostra sofferenza, anche se straniera"


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Papa/ A Lourdes 'abbraccia' i malati: non scoraggiatevi

Lourdes, 15 set. (Apcom)

Il Papa 'abbraccia' i malati arrivati a Lourdes da tutto il mondo e li invita a non scaraggiarsi di fronte alla sofferenza e al dolore. "Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono e a coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle alla vita: volgetevi a Maria!
Nel sorriso della Vergine - dice nella messa con i malati celebrata sul sagrato della Basilica Notre-Dame du Rosaire di Lourdes, ultimo appuntamento della visita al santuario francese - si trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il combattimento contro la malattia e in favore della vita. Per ciascuno - prosegue Benedetto XVI - la sofferenza è sempre una straniera. La sua presenza non è mai addomesticabile. Per questo è difficile sopportarla, e più difficile ancora - come hanno fatto certi grandi testimoni della santità di Cristo - accoglierla come parte integrante della propria vocazione".

Un'omelia tutta incentrata sul valore della sofferenza e della croce. Ma anche sulla gioia e la speranza che giunge da Maria.

"La sofferenza prolungata - sottolinea Ratzinger - rompe gli equilibri meglio consolidati di una vita, scuote le più ferme certezze della fiducia e giunge a volte a far addirittura disperare del senso e del valore della vita. Vi sono combattimenti che l'uomo non può sostenere da solo, senza l'aiuto della grazia divina. Quando la parola non sa più trovare espressioni adeguate - osserva - si afferma il bisogno di una presenza amorevole: cerchiamo allora la vicinanza non soltanto di coloro che condividono il nostro stesso sangue o che ci sono legati con i vincoli dell'amicizia, ma la vicinanza anche di coloro che ci sono intimi per il legame della fede".

E rivolgendosi in particolare agli ammalati, il Papa ricorda come "Maria ama ciascuno dei suoi figli, concentrando in particolare la sua attenzione su coloro che sono in preda alla sofferenza". "Il sorriso di Maria - dice - è per tutti: esso tuttavia si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinchè in esso possano trovare conforto e sollievo. Cercare il sorriso di Maria non è questione di sentimentalismo devoto o antiquato; è piuttosto la giusta espressione della relazone viva e profondamente umana che ci lega a Colei che Cristo ci ha donato come Madre".
Infine, il Pontefice teologo rivolge un "saluto affettuoso" ai "componenti del servizio sanitario e infermieristico, come pure a tutte le persone che, a titolo diverso, negli ospedali e in altre istituzioni, contribuiscono alla cura dei malati con competenza e generosità. Ugualmente - prosegue - al personale di accoglienza, ai barellieri e agli accompagnatori che, provenendo da tutte le diocesi di Francia ed anche da più lontano, si prodigano lungo tutto l'anno intorno ai malati che vengono in pellegrinaggio a Lourdes, vorrei dire quanto il loro sevizio è prezioso. Essi - afferma - sono le braccia della Chiesa, umile serva. Desidero infine incoraggiare coloro che, in nome della loro fede, accolgono e visitano i malati, in particolare nelle cappellanie degli ospedali, nelle parrocchie o, come qui, nei santuari. Possiate sentire sempre in questa importante e delicata missione - conclude il Papa - il sostegno efficace e fraterno delle vostre comunità".

1 commento:

alessandra mirabella ha detto...

Scusate, ma leggendo queste parole non ho potuto fare a meno di commuovermi. Studiando medicina e avendo per questo la grazia di poter passare molto tempo con chi è alle prese con problemi fisici più o meno gravi, ho fatto esperienza di come la sofferenza possa toccare i rapporti + profondi, scardinare le certezze + solide, far prender coscienza delle + grandi verità.

Potrei dire una frase fatta (ho imparato + in un mese di ospedale che in 4 anni di università) , ma in realtà ho capito molto di + il mio essere cristiana guardando una figlia che veglia il padre morente, e ho compreso molto di + dell'amore imboccando una vecchietta che non aveva nessuno che l'aiutasse per mangiare. Questa non è fiction, è la vita. E' il tuo lavoro.Anche io mi sono sentita "straniera" vedendo il dolore dei pazienti.

Capisco quando Benedetto dice: "Offrite tutto a Maria, Lei sa capirvi" Ne ho fatto esperienza, e mi sa pure lui....