5 maggio 2008

Santuario della Guardia (Genova), dal Papa una "rosa d'oro"


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Guardia, dal Papa una "rosa d'oro"

Ratzinger conferirà al santuario l'alta onorificenza che solo Loreto in Italia può vantare

Bruno Viani

L'ANNUNCIO arriva un po' in sordina, senza enfasi, ieri mattina nel santuario della Guardia gremito in occasione della tradizionale processione del primo sabato del mese. «Il Santo Padre ha deciso di portare al santuario, quando verrà tra due settimane, una rosa d'oro», scandisce il cardinale Angelo Bagnasco dall'altare. Silenzio generale. Ma quella rosa, un'antica e altissima onorificenza pontificia, è prima di tutto un atto d'amore verso Genova e la Liguria, un messaggio esplicito lanciato da un Papa che ama i simboli e non disdegna di ripescare dal passato i riti e i segni della tradizione cristiana.
Come tradurre questo segno? Laicamente, la rosa d'oro può evocare le "tre stelle" Michelin, è il massimo punteggio attribuito alla fama e alla santità di un santuario. Assegnata a Fatima da Paolo VI ma solo nel 1964, molti anni dopo gli eventi riconosciuti dalla Chiesa come "miracoli". A Lourdes e a Czestochowa da Giovanni Paolo II. Al santuario di Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile, da Papa Ratzinger nel corso della sua visita a San Paolo dello scorso anno. In Italia, se ne può fregiare il santuario di Loreto.
Un segno solenne, apparentemente niente più. Ma Papa Benedetto XVI ha dimostrato che, nel Vaticano del dopo-Wojtyla, i segni contano, e molto. E come altri simboli che il Papa ama, come i capi di vestiario ripescati dal passato o il messale latino, la rosa d'oro affonda le sue radici in un tempo lontanissimo.
Così, le mille persone riunite ieri al santuario della Guardia al termine della processione votiva, dalle parole del cardinale hanno avuto un'ulteriore conferma che il Papa non verrà certamente a Genova come un turista con la papalina bianca. Il suo atto di affetto verso il cardinale di Stato Tarcisio Bertone (e verso il presidente della Cei Angelo Bagnasco) è anche un sincero tributo a una devozione mariana che il pontefice rinnova ogni giorno. La Guardia, per Benedetto XVI, non è una chiesa lontana.
«Sì, certamente sapevo che il Santo Padre pregava presso la statua della Madonna della Guardia nei giardini vaticani - racconta poi il rettore del santuario, monsignor Marco Granara - ma pensavo capitasse di tanto in tanto. Già il cardinale Tarcisio Bertone mi aveva detto che non era così, che la sua era una preghiera davvero quotidiana. Adesso me lo ha confermato un agente della gendarmeria vaticana, venuto a fare un sopralluogo: il rosario recitato ogni giorno da Benedetto XVI, mi ha detto, termina sempre alla statua della Guardia...».
Adesso, alla devozione privata di un Papa si aggiunge il tributo solenne, l'atto formale , la "certificazione". La Rosa d'oro, benedetta dal pontefice ogni anno alla quarta domenica di Quaresima, rimanda a una tradizione medievale che data al 1049. sotto il pontificato di Leone IX. Da allora, nel corso dei secoli, l'insegna pontificia della rosa è stata conferita a sovrani e principi meritevoli nei confronti della cristianità, poi esclusivamente a regine e principesse, come un atto di amore cortese verso l'universo femminile. L'ultima testa coronata che lo ha ricevuto è stata Charlotte, granduchessa di Lussemburgo, nel 1956. Nel frattempo, i Pontefici hanno cambiato il destinatario di questo gesto di onore e ossequio, omaggiando i santuari cattolici in diverse parti del mondo. Adesso il santuario della Guardia si affianca a pochi altri luoghi mariani nel mondo, tappa di un itinerario della fede che spazia dall'Europa all'America.
Simboli che acquistano consistenza, ieri mattina, mentre la folla affluisce al santuario sul monte Figogna per godersi il sole di maggio e per pregare, ma soprattutto per apprendere, dal cardinale Bagnasco, qualcosa in più su una visita attesa e desiderata. Fin dal giorno in cui il cardinale Tarcisio Bertone, salutando la città per assumere l'incarico di segretario di Stato del Vaticano, si era impegnato a portare il pontefice alla Guardia.
A due settimane dall'evento, anche se la visita a Genova sarà necessariamente "blindata" dalla vigilanza vaticana, i segnali di allentamento delle tensioni non mancano. Le associazioni omosessuali, a cominciare da Arcigay, si sono dissociate dalla manifestazione promossa dai centri sociali e dal movimento antagonista contro la visita di Ratzinger. E un leader bipartisan come don Gallo, prete e no-global, ha preso le distanze («Iniziativa sbagliata nei tempi e nei modi, anche se i centri sociali portano avanti una battaglia condivisibile in difesa di diritti negati»).
La stanza di Papa Benedetto XVI alla Guardia è già pronta, al terzo piano dell'edificio del santuario, in cima alla bassa torre sulla navata destra. È quella dove hanno dormito tutti gli arcivescovi genovesi, ma anche quella (si sussurra) dove il cardinale Bertone ha ricevuto, ormai due anni fa, l'ultima segretissima chiamata: la convocazione in Vaticano, direttamente da Papa Ratzinger.

© Copyright Il Secolo XIX, 4 maggio 2008

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