30 luglio 2007

Intervista integrale a Mons. Georg Gänswein (traduzione completa in italiano)


Intervista a Mons. Georg Gänswein (versione originale, in tedesco)

Intervista a Mons. Georg Gänswein (versione francese, a cura di Ruedi)





Cari amici, pubblichiamo la traduzione integrale, in italiano, dell'intervista che il segretario personale del Santo Padre, Mons. Georg Gänswein, ha rilasciato al giornalista-scrittore tedesco Peter Seewald al quale vanno tutti i nostri complimenti per la professionalita' e l'intelligenza dimostrata nel porre le domande.
E' stato possibile tradurre l'intervista in italiano grazie all'enorme e faticoso lavoro del nostro amico Ruedi, che ha, a sua volta, tradotto il testo dal tedesco al francese. A Ruedi va tutta la nostra gratitudine e la nostra amicizia :-)
Un ringraziamente anche a Luisa, la "consulente linguistica" della versione franco-italiana :-)
Buona lettura a tutti e complimenti a Don Georg per la profondita' del suo pensiero e per la grande disponibilita'
.
Raffaella

TRADUZIONE IN ITALIANO:

Süddeutsche Zeitung – 27 juillet 2007

Intervista a Georg Gänswein di Peter Seewald

"Il Papa e' sempre vestito di bianco anche quando guarda la televisione"

Quando si ha l'occasione unica di parlare con il segretario personale di Benedetto XVI, si possono anche affrontare delle questioni certamente di attualita' perche' alla fine dei conti
Georg Gänswein abita con il Papa in una sorta di "comunita' di abitazione
".

P.S. Monsignore, come sta il Papa?

G.G. Sta bene, si sente bene, lavora molto con una grande velocita'.

Egli utilizza la cyclette che gli ha prescitto il suo medico Buzzonetti?

Questa bicicletta di trova nel nostro appartamento privato.

Che cosa vuol dire?

Essa e' gentilmente la': pronta per essere utilizzata.

A suo tempo il cardinale Ratzinger desiderava andare in pensione, perche' si sentiva stanco.

Con l'elezione a Papa, e' accaduto qualcosa a cui non aspirava e che non voleva.
Ma - quando successivamente si e' a poco a poco inserito nella Volonta' di Dio - sono convinto che la Grazia di Stato ha lasciato e lascia delle tracce visibili nella persona e nell'azione.

Come ha reagito il Papa alla notizia dell'elezione?

Io ho raggiunto la Cappella Sistina nel momento in cui un cardinale dopo l'altro si inginocchiava davanti al Papa per prestargli giuramento di obbedienza. Il suo viso era bianco quasi come la sua veste bianca e lo zucchetto che ha sulla testa. Egli aveva un'aria estremamente commossa.

Che cosa Le e' passato per la testa in quel momento?

E' stato come una tempesta vorticosa, trovare dei pensieri chiari assolutamente impossibile. Anche i giorni seguenti, era come uno tsunami.

E quando ha saputo che la Sua vita stava per cambiare radicalmente?

E' stato cosi': al momento dell'omaggio, quando e' arrivato il mio turno dopo i cardinali, ho detto: "Santo Padre, io Le prometto obbedienza, fedelta', il mio impegno in tutto cio' che Lei mi ordina. Io mi metto a Sua disposizione con tutte le mie forze, senza limiti".

E la risposta?

Egli mi ha guardato, annuito con la testa e ringraziato.

Il Suo stipendio è cambiato?

Non guadagno ne' di piu' ne' di meno rispetto a prima. La sola differenza e' che l'indirizzo sulla mia busta-paga e' cambiato.

Il figlio di un fabbro viene da un villaggio di 450 anime nella Foresta Nera che viaggia in elicottero accanto al Santo Padre e condivide la preoccupazione per la Chiesa Universale - ci si domanda: Perche' io? Che cosa vuole Dio da me?

Effettivamente mi sono posto questa domanda, e non soltanto una volta. E' un lavoro che non e' prevedibile. Quando ho promesso al Santo Padre fedelta' ed obbedienza, ho cercato di rispondere a questa domanda. In questo personalmente ho visto anche io il dito di Dio che mi ha messo di fronte a questo lavoro senza sosta.

Probabilmente Lei e' il primo segretario pontificio della storia della Chiesa che si trova egli stesso insieme al Pontefice nel mirino del pubblico: i magazines popolari adorano il « sunnyboy en soutane ». Secondo la Schweizer Weltwoche Lei sarebbe senza dubbio l'uomo in talare piu' bello che si sia mai visto in Vaticano. Donatella Versace Le ha persino dedicato una linea di moda. Lei e' infastidito per essere il "beniamino delle donne"?

Non sono arrossito per questo, la cosa mi ha un po' irritato. Non e' offensivo e dapprima mi ha anche lusingato, non e' un peccato.
Prima non mi ero mai confrontato cosi' direttamente e frontalmente con il mio aspetto fisico. Poi ho rimarcato che questa e' piu' che altro una manifestazione di simpatia: un bonus non un malus. Ci si puo' adattare.
Tuttavia, mi augurerei anche che non ci si fermi all'aspetto esteriore, ma che si prenda coscienza della sostanza che sta sotto l'involucro.

Lei riceve lettere d'amore?

Si', di tanto in tanto.

Lei una volta ha parlato di "invidia clericale"

Dissi questo in relazione ad alcune frasi che mi calunniavano: "Questi vuole guadagnare potere, vuole mettersi in mostra, e cose simili. Ci sono stati e ci sono dei pettegolezzi stupidi e malevoli, alcune volte si mente spudoratamente. Ma io non me ne curo piu'.

Anche in Vaticano?

Il Vaticano e' anche una "Corte di Stato" e ci sono infatti i pettegolezzi di corte. Ma ci sono anche delle frecce che vengono tirate molto consapevolmente e ben indirizzate. Ho dovuto imparare a fare lo stesso.

Sembra che Lei sia a disposizione per la sede vacante di Monaco.

Si tratta di "uova non deposte". Deliberatamente inventate, tirate per i capelli.

Nessuno pensava che fosse possibile che un successore di un "Papa del millennio" come Karol Wojtyla potesse avere successo cosi' in fretta. Ora tutto e' cambiato. Non solo perche' Papa Benedetto XVI attira il doppio dei visitatori e i suoi libri sono venduti in milioni di edizioni. Papa Ratzinger e' nello stesso tempo riconosciuto come uno dei pensatori piu' significativi del nostro tempo. E contrariamente al suo predecessore non e' eccessivamente criticato (FORSE IN GERMANIA, NOTA DI RAFFAELLA).Che cos'ha lui che altri non hanno?

Il fatto di essere Papa da' ovviamente una maggiore accessibilita', una maggiore possibilita' di azione e anche una grande forza di penetrazione. Un conoscitore di cose romane ha detto una volta durante il viaggio del Papa in Baviera: Giovanni Paolo II ha aperto i cuori, Benedetto XVI li riempie. In questo c'e' del vero. Il Papa raggiunge il cuore degli uomini, si rivolge ad essi, ma non parla di lui, egli parla di Gesu' Cristo, di Dio, e in un modo moderno, comprensibile, convincente. E' questo cio' che gli uomini cercano. Benedetto XVI offre un nutrimento spirituale.

Giovanni Paolo II voleva che il cardinale Ratzinger diventasse il suo successore?

Su questo sono state fatte molte speculazioni. Non lo so.
Comunque, malgrado le reiterare richieste di dimissioni di Ratzinger da Prefetto della Congregazione per la fede, egli non gli ha mai concesso il congedo dal suo incarico.

Lei considera questo una sorta di "Argomentum e silentio", una sorta di conclusione dal silenzio?

E' possibile. E' vero che Papa Giovanni Paolo II ha spesso detto ai suoi collaboratori piu' stretti: Vorrei vedere il cardinale Ratzinger, ho bisogno di lui come "testa teologica". Da cio' sarebbe possibile dedurre qualcosa...

Il Palazzo Apostolico e' diventato piu' tranquillo. Benedetto XVI ha notevolmente ridotto il numero delle udienze e raramente ha ospiti a pranzo. Cio' significa che si lavora meno, giustamente sotto un tedesco?

Non si lavora meno ma in modo piu' concentrato. Il Papa ha un lavoro rigoroso e rapido. Per fare cio' ha bisogno di tempo: per leggere, per studiare, per pregare, per riflettere, per scrivere.
Cio' non e' possibile se non grazie ad una organizzazione rigorosa, se non si cambiano alcune cose o le si abolisce a favore di quelle piu' importanti.

Cio' significa che il suo predecessore era un po' superato sul piano concettuale, organizzativo?

Assolutamente no. Con Giovanni Paolo II, rispetto ai pontificati precedenti, tutto e' diventato superlativo. Pensi solo al numero delle udienze, dei viaggi, dei documenti, delle celebrazioni liturgiche o anche alle Sante Messe mattutine nella cappella privata dei Papi, dove erano sempre invitate numerose persone.
Questo costa giorno dopo giorno una quantita' enorme di tempo, che si deve risparmiare. Per Benedetto XVI un tale ritmo sarebbe impensabile. Dopo tutto, Giovanni Paolo II non e' diventato Papa a 78 anni, ma a 58.

Alla fine dell'era Wojtyla, parecchie cose sono rimaste in sospeso...

E' un segreto di Pulcinella che Papa Giovanni Paolo II non si mai preoccupato molto della curia romana. Non e' una critica ma semplicemente un fatto. Il Papa attuale ha lavorato negli ultimi 23 anni al posto piu' importante della curia. Egli la conosce meglio di chiunque. Questo per lui e' un'esperienza unica ed un enorme vantaggio.

Un Papa puo' avere dei problemi con la curia?

Uno sguardo alla storia lo dimostra: si', puo' capitare. Un punto di debolezza e' senza dubbio l'indiscrezione. Purtroppo e' che cosi' che si hanno spesso delle fughe di notizie sulle nomine, sulla elaborazione dei documenti, sui provvedimenti disciplinari...
Non e' solo spiacevole. Comporta anche il pericolo che sia possibile esercitare coscientemente un'influenza dall'esterno che produce irritazione.
Un altro punto, vista la composizione internazionale della curia romana, e' che esistono delle differenti mentalita', diversi stili di lavoro, di rappresentazione, dei tempi e dei caratteri personali che si scontrano. Si arriva al punto che cio' produce delle scintille.

In fin dei conti, e' il Papa il giudice del processo?

Aveva dei dubbi? Il Papa incontra regolarmente in udienza i suoi principali collaboratori. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. In piu' i capi dicastero vengono in udienza a cadenza regolare. Questo garantisce in modo istituzionale non solo il necessario contatto personale, l'importante flusso di informazioni, ma anche lo scambio indispensabile per le due parti.
Il Papa ascolta, domanda consiglio, riflette, decide.

Joseph Ratzinger e' veloce nello studio dei documenti?

Veloce come un fulmine e ha una memoria d'elefante.

Qualcuno muove delle critiche: il Papa si troverebbe in una sorta di "splendido isolamento", dentro una gabbia dorata; che sarebbe impossibile avvicinarlo.

E' una stupidaggine. Tutte le mattine ci sono udienze private, il pomeriggio gli incontri di lavoro con i collaboratori piu' stretti. E questo sei giorni alla settimana. In piu' ci sono parecchi incontri sia dentro sia fuori le mura del Vaticano. Gabbia dorata? Ma certo che no! Puo' darsi che tutto cio' nasconda anche una critica nei miei confronti, cioe' che io proteggerei troppo il Papa. Totalmente esagerato.

In fondo egli e' un uomo timido. Nello stesso tempo sembra provare un certo disagio, una certa ribellione di fronte a qualcosa di troppo convenzionale, di fronte alle sciocchezze.

Ognuno puo' rendersi conto che il Santo Padre non e' un uomo cupo, ma piuttosto riservato.

Il Papa scrive di suo pugno i suoi testi piu' importanti, anche il discorso di Ratisbona con la citazione controversa tratta da un libro storico a proposito di una disputa con i musulmani. Perche' nessuno ha riletto il testo?

Io considero il discorso di Ratisbona, cosi' come e' stato pronunciato, come profetico.

Lo spavento e' stato grande, quando si e' avuta conoscenza degli attacchi del mondo musulmano?

Abbiamo saputo di quelle reazioni per la prima volta all'aeroporto di Roma, al ritorno dalla Baviera. E' stata una grande sorpresa, anche per il Papa. Le azioni piu' violente sono nate innanzitutto dai resoconti giornalistici che avevano estrapolato una citazione dal suo contesto (CAPITO?) e l'avevano presentata come opinione personale del Papa.

Nell'islam reale, soprattutto laddove questa religione domina lo stato e la societa', si calpestano dei diritti umani. La persecuzione dei cristiani si e' moltiplicata drammaticamente. E il Presidente della Repubblica dell'Iran ha dichiarato che e' iniziata la distruzione di Israele. La rappresentazione di un vero dialogo con l'islam non e' un po' troppo ingenua?

Non si possono nascondere i tentativi di islamizzazione dell'occidente. E il pericolo per l'identita' dell'Europa, che vi e' legato, non deve essere negato per una malintesa idea di rispetto. I Cattolici vedono chiaramente questo pericolo e lo dicono anche. Giustamente il discorso di Ratisbona doveva contrastare una certa ingenuita'. Occorre tenere presente che non esiste un islam; esso non riconosce una voce unica vincolante per tutti i musulmani. Sotto questa nozione sono raccolte molte correnti diverse, in parte nemiche fra loro, fino a quelle estremistiche che si richiamano al Corano per le loro azioni e che ricorrono al fucile. A livello istituzionale, la Santa Sede tenta di allacciare contatti e di portare avanti il dialogo attraverso il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

La famiglia pontificia e' la comunita' di abitazione piu' famosa: quattro donne che appartengono alle "Memores" di Comunione e Liberazione, due segretari ed il Papa. Essi pregano insieme, mangiano insieme e alla sera guardano insieme la televisione nel salotto. Com'e' Benedetto XVI come compagno di abitazione?

Effettivamente la famiglia papale e' una gioisa comunita' di abitazione: due tedeschi, un polacco e quattro italiane che prima praticamente non si conoscevano. Il primo passo importante e' stato quello di trovare un modus vivendi. La parola giusta, il dare in modo giusto, il prendere in modo giusto, tacere, non tacere.
Gia' poco tempo dopo si e' sviluppata un'atmosfera familiare molto cordiale. La lingua della comunita' dell'appartamente e' l'italiano. Il Papa e' in fin dei conti il Vescovo di Roma. Una piccola correzione a proposito del guardare la televione insieme: e' pura fantasia; il Papa ed i due segretari guardano al massimo le notizie della sera. Lo svolgimento della giornata e' ovviamente scandito dal ritmo del lavoro e delle udienze; ma noi proviamo ad introdurre di tanto in tanto delle piccole "sottolineature" personali.

Sottilineature?

Sottolineature forse e' un po' esagerato. Penso semplicemente al fatto che alcuni avvenimenti personali sono evidenziati come si deve, come gli onomastici e i compleanni.

Quando guardate la tv, la sera, il Papa porta un abbigliamento "privato"?

No, il Papa e' sempre in bianco.

Il Papa deve portare delle scarpe Prada?

Deve? Certo che no! Alcuni giornalisti hanno una fervida fantasia.

Le porta allora?

Resto in debito con Lei di una risposta.

Come il Papa, anche Lei e' di umili origini ed entrambi siete cresciuti in un villaggio. Che cosa avete trovato nella culla?

Sicuramente una buona dose di sana e naturale freschezza, che e' un filtro incorruttibile contro l'immoralita', poco importa sotto quali forme essa si presenta. Un istinto che aiuta a distinguere il vero dal falso.

Eravate cinque figli a casa, il papa' fabbro, la mamma casalinga.

Mio padre dirigeva una ditta artigianale di fabbri arrivata alla settima generazione a cui piu' tardi si e' aggiunto un negozio di macchine agricole che non ha mai fruttato molto. Quando avevo sei anni, avevamo ancora una piccola azienda agricola. A volte dovevamo parecchio "tirare la cinghia". Inoltre mio padre era molto attivo nella politica del comune e in molte associazioni. Quindi raramente rimaneva a casa la sera. Dunque nostra madre doveva caricarsi tanto piu' del dovere e del peso dell'educazione dei figli. Noi cinque figli abbiamo avuto un'infanzia spensierata. Naturalmente abbiamo spesso litigato fra di noi.

Perche' tutto non si svolgeva secondo la testa del piu' grande?

In quanto fratello maggiore avrei dovuto essere sempre il piu' saggio – « ilpiu' saggio cede» - ma l'indulgenza non e' esattamente il mio punto di forza.

« Born to be wild »: era questo il Suo trucco?

Forse nella fase fra i 15 ed i 18 anni. Ascoltavo Cat Stevens, i Pink Floyd e qualche altra celebrita' dei nostri tempi, fra cui anche i Beatles. Nello stesso tempo portavo capelli lunghi e ricci. Questo non faceva piacere a mio padre; allora ci sono state delle discussioni a proposito degli appuntamenti dal parrucchiere e della lunghezza dei capelli. Piu' tardi tutto cio' si e' calmato a favore di uno stile molto poco spettacolare.

Lei era inquadrato politicamente?

Non mi sono mai particolarmente esposto politicamente. I miei interessi, al di fuori delle scuola, mi spingevano verso lo sport, il football, lo sci.

Con questo (lo sport) ha anche guadagnato il denaro per gli studi?

No, non come maestro di sci, cosa che era solo per il club di sci del nostro villaggio. Ho lavorato per guadagnare dei soldi come postino, dapprima con la bicicletta in un piccolo paese della Foresta Nera, piu' tardi con l'automobile in campagna.

Da un'intervista alla Radio (Vaticana), Georg Gänswein: "Ho dei sensi sani e chi ha dei sensi sani, li utilizza". Cio' viene inteso come una ricca esperienza con le ragazze.

Ho due sorelle e parecchie cugine che mi hanno aiutato a non avere alcun problema con il genere femminile. Sono cresciuto in maniera totalmente naturale, completamente a mio agio

Ha avuto una relazione fissa?

Non questo. Ho avuto delle adorabili amicizie giovanili.

Lei inizialmente voleva diventare agente di borsa.

Inizialmente avrei dovuto rilevare la gestione dell'impresa agricola di mio padre. Ma ad un certo punto, mi interessavano molto di piu' le agitazioni della borsa. La mia rappresentazione era questa: la' si fa molto denaro e occorre essere attenti e veloci. Piu' in la', pero', quando ero piu' maturo, e' arrivato il momento in cui ho riflettuto un po' piu' intensamente. Bene! Quando ho imparato tutto questo e ho ricavato del denaro, che cosa accadra' allora? E dopo ancora? E piu' in la'? Improvvisamente alcune domande esistenziali si sono fatte strada in primo piano. Cosi' ho iniziato la ricerca e in questo modo sono caduto senza volerlo sulla filosofia e sulla teologia.

Un processo di lunga durata.

E faticoso. Dapprima ero immensamento attratto dal mondo teologico globale, il sacerdozio si e' aggiunto solo in un secondo tempo. Ovviamente anche il celibato era un problema. Ad un certo punto, ho pensato: tu non puoi vivere a meta' velocita', o lo fai totalmente o lasci. Un po' di teologia, non si va avanti.
Cosi' mi sono avviato, passo dopo passo, verso il sacerdozio.

Una citazione da una Sua omelia durante un'ordinazione sacerdotale: "Esso (il sacerdozio) ti permette di sapere che tu hai una signita' che ti distingue da tutti coloro che non sono preti...esso ti permette di avere la consapevolezza di fare qualcosa di grande, di poterlo fare..." Parole formulate in modo abbastanza rigido.

Ripeterei queste frasi di nuovo, senza se e senza ma.

Davvero?

Assolutamente.

Questo suona anche un po' romantico.

Non sono d'accordo. Sono parole che che sono esperienza di vita e la vita non e' romantica. Le frasi che Lei ha citato, estrapolate da una omelia, possono avere l'aria un po' cerimoniosa sulla carta, ma c'e' dietro una buona parte di esperienza personale, e io non volevo nascondere al giovane prete che egli ha qualcosa di grande davanti a se', che questo costa anche qualcosa e che egli deve lasciare che gli costi qualcosa.

Nel 1984, Lei e' stato ordinato prete, poi ha passato due anni come vicario nella Foresta Nera. Nel 1993, a Monaco, Lei ha scritto la tesi dal titolo "Essere membri della Chiesa secondo il Concilio Vaticano II". E' mai stato assalito da grandi dubbi?

Dopo due anni come vicario, sono stato inviato a Monaco per continuare gli studi in una materia che non mi era particolarmene congeniale: il diritto canonico. Dopo un semestre, ne avevo talmente abbastanza che mi sono detto: "Ora vado dall'Arcivescovo e gli chiedo di riprendermi nella diocesi perche' non lo sopporto piu'".

Era cosi' terribile?

Avevo sempre studiato volentieri e con facilita', ma trovavo lo studio del diritto canonico arido come il lavoro in un posto polveroso, dove non c'e' birra. Si muore di sete. La salvezza e' arrivata dal mio "padre di dottorato" (in italiano potremmo dire relatore della tesi), il professore di diritto ecclesiastico Winfried Aymans che mi ha scelto piu' avanti come assistente. Egli mi ha parecchio aiutato ad uscire da questo terribile stallo, essendo capace di mostrarmi delle nuove prospettive. Questo mi ha davvero aiutato a non stare con le mani in mano. Gliene sono molto grato.

Saltano sempre fuori nuovamente delle definizioni: ligio al dovere, pio, conservatore: un uomo formale e severo.

Nel senso di "dolce nella forma e severo nel contenuto" posso anche lasciarlo dire. Quando considero qualcosa come giusta la mantengo. D'accordo: la pazienza non e' il mio forte. A volte mi mi arrabbio abbastanza facilmente. Questo puo' dare fastidio.

Che cosa deve saper fare il segretario personale del Capo di una Chiesa con 1.1 miliardi di fedeli?

In un certo senso, deve essere un generalista, ma nello stesso tempo si rende conto che non puo' saper fare tutto; e non deve nemmeno pretenderlo da se stesso. Egli deve fare cio' che il Papa gli chiede con tutta la forza, il cuore e l'intelligenza.

All'inizio, c'e' un'iniziazione, per esempio una scuola di etichetta pontificia?

Assolutamente no. La sola cosa che ho avuto e' stato un colloquio a quattr'occhi con il mio predecessore, Mons. Stanislao Dziwisz, l'attuale Arcivescovo di Cracovia. Si e'svolto due settimane dopo l'elezione del Papa e il trasloco nell'appartamento. Egli mi ha consegnato una busta nella quale erano inseriti alcuni fogli e una chiave per una cassaforte. Una cassaforte molto antica, in stile tedesco. Mi ha solo detto: "Ora tu hai un compito molto importante, molto bello ma difficilissimo. La sola cosa che posso dirti e' che il Papa non deve essere "schiacciato" da niente e da nessuno. Come si lavora, devi capirlo da solo". Punto e basta. Non ha detto altro. E' tutto come "scuola di etichetta papale".

Che cosa conteneva la busta?

Questo non posso svelarlo. Sono informazioni che sono trasmesse da segretario del Papa a segretario del Papa.

Ha fatto qualche errore all'inizio?

Mi sono presto reso conto che il ritmo che mi ero imposto era troppo elevato. Partire in pole positiom e una cosa, compiere tutti i giri e poi arrivare bene al traguardo e' un'altra cosa.
Partenza a tutto gas, per cosi' dire. Ora si tratta di trovare il giusto ritmo. Un altro problema era la gestione delle innumerevoli richieste di udienza privata e di altri incontri, che sono tutti accompagnati di motivazioni onorevoli. Richieste senza fine <>, "solo un'eccezione", "il Papa mi conosce da tanto tempo, gli fara' piacere" e quasi sempre scritte con molto ossequio. Lì bisognava trovare il sistema di filtraggio adeguato. Dovevo trovare un filtro ancora più fine.

Di che cosa priva il Santo Padre?

Di niente di significativo. Tutti i testi e documenti ufficiali, tutto cio' che viene emanato dai cardinali e dai vescovi, cio' che viene dal mondo della politica e della diplomazia viene da me posto all'attenzione del Santo Padre durante gli incontri quotidiani. Oltre a cio' esiste ovviamente una enorme quantita' di lettere, richieste, domande,proposte, che egli non vede, perche' non ne ha semplicemente il tempo. Su questo il Papa mi ha accordato un margine di manovra e di discrezionalita'.

Qualcuno prova a servirsi di Lei?

Cio' avviene di tanto in tanto, ma so difendermi.

Nella Sua posizione capita di "staccare"?

E' piuttosto il contrario, cioe' si e' sepolti dal lavoro. Se c'e' un rischio, questo si chiama "isolamento". Una volta alcuni amici hanno detto che mi sono non mi faccio sentire, che mi sono allontanato da loro. Questo e' un segnale di allarme! E ho subito cercato di ricavarmi del tempo libero per prendermi cura delle mie relazioni personali e le mie amicizie. Cio' e' importante per la salute mentale.

Quali effetti puo' avere questo Pontificato?

Rafforzamento della fede e incoraggiamento della fede e la presa di coscienza che la fede cattolica e' qualcosa di grande, un dono di Dio, ma che non e' imposta, ma deve essere volontariamente, liberamente, accolta. In piu' ci sono attualmente delle sfide con cui la Chiesa deve confrontarsi.

Per esempio?

La questione di Dio, il confronto con le differenti forme di relativismo, il dialogo con l'islam, il rafforzamento della propria identita'. Il fatto e' che un continente come l'Europa non puo' vivere se si tagliano le sue radici cristiane, perche' cosi' essa perde la sua anima.

L'annuncio de "l'unita' piena e visibile" con le Chiese Ortodosse e' la prima istanza del Pontificato di Ratzinger. Non e' una rappresentazione troppo illusoria?

Questa non e' solamente un'istanza, e' un traguardo sempre dichiarato da allora. Il fatto e' che il Papa dichiara espressamente questa intenzione, va da se', per chi, come lui, ha contribuito fortemente ad impregnare teologicamente questo campo negli ultimi anni e decenni. Non dimentichiamo che le Chiese Ortodosse sono nella successione apostolica e che esse hanno un Magistero fondato, l'eucarestia ed anche i sette Sacramenti.
Cio' che necessita una chiarificazione e' la questione del Primato e della giurisdizione del Papa. Ma e' uno scandalo che i Cristiani siano ancora divisi. Il ristabilimento dell'unita' intera nella fede e' sicuramente un grande obiettivo del Papa teologo.

Papa Benedetto ha intenzione di modificare la concetto di Papato per favorire l'unita'?

La domanda e' posta male. Non si puo' portare avanti l'ecumenismo a spese della Verita'. Un Papa non puo' semplicemente ristrutturare il Papato per ottenere piu' rapidamente certi risultati. Per il Papato si tratta di restare a garanzia della verita' in vista dell'unita'.

Una svolta nelle relazioni della Chiesa Cattolica con Mosca, Costantinopoli e soprattutto Pechino modificherebbe drammaticamente la carta del mondo politico-religioso.

Il dialogo ecumenico con le diverse Chiese Ortodosse e' a pieno regime e sono stati fatti dei progressi considerevoli. Ma operare per l'ecumenismo e' e resta un confronto laborioso. Questo deriva anche dal contesto di tensioni che esistono all'interno delle Chiese Ortodosse. Costantinopoli e Mosca marcano due punti delicati. Il mondo intero ha potuto assistere attraverso i media all'incontro del Papa con il Patriarca ecumenico nel novembre scorso a Istanbul. Un incontro con il Patriarca di Mosca manca ancora.

Vede gia' il Papa presso il Patriarca russo di Mosca?

Spero che si arrivi ad un incontro, ovunque sia.

In occidente, la Chiesa romana attraversa una grande trasformazione. Il Cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, parla gia' di una alternativa alla Chiesa di popolo conosciuta fino ad oggi: "una Chiesa di decisione" alla quale i fedeli affermano cosi' la loro adesione. I tempi della « pseudo-cristianita' » sono finiti?

« Pseudo-cristianita' », questa definizione suona ingiusta e sminuente e non corrisponde nemmeno alla realta'. Cio' che si puo' percepire e' che alcuni elementi della Chiesa di popolo fondono e che si formano sempre piu' "noccioli di comunità"; questo processo e' in corso da molti anni. Il cardinale Schönborn lo descrive con la nozione di "Chiesa di decisione". Chi e' Cristiano oggi, vuole esserlo, decide di esserlo, e piu' deciso, forse piu' deciso che negli anni passati. E chi non vuole esserlo, non lo e' semplicemente, senza che questo comporti per lui delle conseguenze qualsiasi di ordine personale, sociale, politico o di altro genere.

E' interessante constatare che molti preti della nuova generazione riscoprono i tesori spirituali, culturali ed estetici della liturgia tradizionale. Il nuovo motu proprio "Sommorum Pontificum" stabilisce che ogni prete possa celebrare la Santa Messa anche con il precedente rito tridentino. Cio' provoca delle nuove discussioni nella Casa (Chiesa)?

E' il contrario dell'intenzione e del fine. E' desiderato che le discussioni si plachino e le divisioni e le rotture siano superate. Con il motu proprio si e' aperta una patria spirituale a dei fedeli, non poco numerosi. Sono convinto che la lettera del Santo Padre ai vescovi ,pubblicata contestualmente al motu proprio, nella quale il Papa spiega dettagliatamente le ragioni del documento, offre la chiave per una corretta comprensione.

Il filosofo francese, Renè Girard, membro dell'Accademia di Francia, prediceva una rinascita cristiana determinata. Noi ci troviamo gia' alla vigilia di una rivoluzione della nostra cultura. Questa trasformazione farebbe impallidire persino il Rinascimento del XV secolo.

Il fatto religioso gode attualmente di una attenzione come raramente negli anni passati. Dopo una fase di indifferenza, ci si confronta oggi di nuovo con la religione e le questioni di fede. Ho visto che giustamente molte persone giovani, che in realta' hanno o potrebbero avere tutto, si rendono conto: in effetti si puo' tutto, si puo' persino distruggere il mondo, ma non si puo' guadagnare l'anima, quando manca l'essenziale. La Chiesa Cattolica ha dei tesori da offrire, che nessun altro e' capace di offrire, di piu' grande e di piu' durevole di tutte le proposte di salute politica. Tuttavia cio' non arriva automaticamente. La fede nasce dall'ascolto, come dice San Paolo, essa deve essere annunciata.

Gia' dopo sei settimane dalla pubblicazione. il libro del Papa su Gesu' ha venduto 1.5 miloni di copie. Si ha la sensazione che il Papa ri-vesta questo Gesu' in un modo totalmente nuovo.

Il libro su Gesu' e' la quintessenza di un uomo che si e' occupato della figura di Gesu' di Nazaret nel corso di tutta la vita come prete, teologo, vescovo, cardinale e ora Papa. E' un immenso legato spirituale.

Che cosa apprezza particolarmente in quest'opera?

La sto leggendo un'altra volta. E' scritta tanto profondamente quanto comprensibilmente. E' il risultato del percorso di vita di una personalita' straordinaria. L'opera si iscrive nella tradizione dei grandi padri della Chiesa. Sono convinto che questo libro rafforzi nella fede parecchie persone, le conduce alla fede, e non solo un certo strato intellettuale, ma uomini di tutte le origini e formazioni.

Il teologo Joseph Ratzinger fornisce una logica implacabile: Questo Gesu' e' colui che ha tutti i poteri, il Signore dell'universo, Dio egli stesso, che si e' fatto uomo. Nei fatti Gesu' dovrebbe scatenare una rivoluzione.

Si', ma senza spargimento di sangue.

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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Buongiorno a tutti, sono Marco, questo sarà probabilmemte (a meno che oggi non ci sia qualche editoriale di chi sappiamo da commentare...) il mio ultimo commento prima della mia partenza per l'Egitto e ci risentiamo tra una settimana. Ho notato una cosa: cito una frase di "Dal Mas" presa dal post della cronaca dell'ultima giornata del Papa in Cadore: "In un’intervista ad un quotidiano tedesco, rilasciata in questi giorni, don Georg afferma che è saggio contrastare l’Islam in Europa (all’opposto, invece, si è pronunciato il papa ad Auronzo)". (interssente questa opposizione tra Papa e suo personale segretario...). Dall'articolo di Repubblica su quest'intervista si legge nel titolo: "L´Islam rischio per l´Europa un errore non contrastarlo" (nota bene: è tra virgolette, come fosse stata pronunciata dal segretario...). Da queste due frasi deduco che i giornalisti leggono ciò che vogliono dalle parole di chiunque. Il segretario ha detto che c'è un processo di islamizzazione in Europa. E' forse falso? No! Aumenta l'immigrazione dai paesi a maggioranza musulmana verso i nostri, costruiscono moschee ecc... E nello stesso tempo noi europei andiamo perdendo la nostra identità, la nostra fede, la nostra cultura. Il segretario ha detto che compito del papa è da una parte far sì che l'europa ritrovi le sue radici e dall'altra coltivare un dialogo con l'islam almeno sul piano dei valori. Mons. Genswain l'ha detto bene: si va avanti con un dialogo tra santa sede e Islam, nonstante sotto questo nome rientrino numerose correnti spesso differenti. Perchè dal mas fa passare l'idea che il segretario voglia "contrastare" l'islam? Cosa significa questo "contrastare"? L'uso di questo vocabolo fa pensare alle tante guerre e crociate in nome della religione condannate più volte dal papa attuale e dai predecessori. Io non parlerei di contrasto dal momento che il papa invita i cristiani a svegliarsi dal loro torpore e ritrovare la loro fede, le loro radici e nello stesso tempo parla di dialogo franco e sincero senza venire meno alla verità con tutti. Ancora una volta si conferma quello che abbiamo detto più volte: i giornalisti "usano" le parole per dire ciò che vogliono loro. Ma siamo stanchi! Il segretario dice che bisogna contrastare non l'islam, ma l'ingenuità con cui l'europa si comporta di fronte a ciò: alcuni hanno in odio i musulmani, altri si chiudono, altri ancora perdono la fede, ecc.. Noi dobbiamo rispondere invece con una fede chiara, pacifica, illuminata dalla ragione. Questo credo che sia il vero centro del famoso dicorso.

Ora devo ringraziare quanti hanno permesso la traduzione in italiano dell'intervista, da Reud, a Luisa e Raffaella. Spero di non aver dimenticato nessuno. Vi auguro buone vacanze! Ciao, alla prossima! Marco

Raffaella ha detto...

Buone vacanze, Marco :-)
Hai assolutamente ragione: un conto sono le interpretazioni ideologiche dei giornali, un altro le parole di Don Georg. Virgolettare certe falsita' e' molto pericoloso. Mi pare che i giornali abbiano cercato lo scontro, esattamente come a settembre. Per questo e' importantissimo leggere direttamente le fonti. Purtroppo ci siamo dovuti arrangiare da soli e tradurci l'intervista. Non e' corretto e soprattutto e' un tantino scandaloso!
Ciao, buone vacanze :-)

Eufemia Budicin ha detto...

Don Georg sembra un po' stressato e lascia trapelare un certo luteranesimo antiromano e anticuriale. Secondo me dovrebbe approfittare del suo fisico per viaggiare di più e partecipare a qualche torneo sportivo e non parlare di Islam che, comunque, è un terreno minato. E forse servirebbe anche uno "spin doctor".