26 luglio 2007

Benedetto XVI: «Pregare, curare, annunciare: le priorità di noi sacerdoti»


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IL FATTO

È stato un incontro vero, profondamente spirituale ma anche molto umano Rispondendo ai presbiteri di Treviso e Belluno-Feltre, Benedetto XVI ha toccato i temi più caldi con cui è chiamato a confrontarsi un parroco oggi. Dalla vicinanza ai divorziati risposati, ai giovani, al dialogo con l’islam. Come un vero padre che ha a cuore ognuno dei suoi figli

«Pregare, curare, annunciare: le priorità di noi sacerdoti»

Sullo stile del ministero pastorale il dialogo del Papa coi preti del Cadore
Benedetto XVI: testimoniamo gioiosamente la nostra cattolicità«La preparazione al matrimonio è sempre più necessaria: pochi pensano che sposarsi, divorziare e risposarsi va contro la natura umana. Le coppie, poi, vanno accompagnate e aiutate anche da chi ha già sofferto per le divisioni»


«Restare accanto agli immigrati di altre fedi e mostrare loro l’amore per il prossimo come espressione del nostro credo: così si coniuga dialogo e annuncio
È necessario poi trovare un’intesa sui valori fondamentali da vivere»


Un dialogo vero. Spontaneo. Ricchissimo di spunti di riflessione e, anche, di battute - «È bello fare lo sport: io non sono un grande sportivo, ma magari andare in montagna mi piaceva quando ero piu’ giovane. Adesso faccio solo camminate molto facili...» - il dialogo di martedì mattina ad Auronzo con i sacerdoti delle diocesi di Belluno-Feltre e di Treviso ci mostra un Benedetto XVI acuto, profondo, provocante, con la mano sempre tesa al dialogo con la cultura. La Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso ieri il testo integrale della conversazione di cui pubblichiamo un’ampia sintesi. L’appuntamento di Auronzo di Cadore è stato l’ultimo «pubblico» di Benedetto XVI nel corso di questo soggiorno in montagna, ormai giunto alla vigilia della conclusione. Ieri Papa Ratzinger è nuovamente uscito per la ormai consueta passeggiata serale, che al termine della sua giornata di studio e riposo l’ha portato a Casera Razzo, poco sopra Lozzo di Cadore, la destinazione più lontana fino a oggi. Da quando, lo scorso 9 luglio, Benedetto XVI è arrivato a Lorenzago di Cadore, è uscito dal parco attrezzato attorno alla villetta, dove risiede, praticamente ogni giorno. Anche martedì scorso, nonostante il violentissimo temporale che s’è scaricato all’improvviso su Lorenzago nel pomeriggio: mezz’ora di tempesta che ha provocato anche qualche leggero danno in paese, prima di lasciare di nuovo il posto a un sole splendente. Mezz’ora dopo la fine della pioggia il Papa era già fuori, diretto alla piccola cappella dedicata a Sant’Antonio Abate, dove era già stato la scorsa settimana. Ieri, puntualissimo secondo la sua agenda cadorina, Benedetto XVI ha lasciato la villetta vicina al Castello di Mirabello attorno alle 18, transitando attraverso Lorenzago col solito corteo ridotto al minimo in direzione di Lozzo. Il «tam tam» cadorino – mostruosamente efficiente, bisogna ammetterlo, meglio di un impianto di localizzazione satellitare – in meno di cinque minuti dal passaggio ha fornito come sempre le coordinate della destinazione papale. Benedetto XVI, come detto, ha raggiunto Casera Razzo, dove ha passeggiato lungo un sentiero recitando il rosario. Di ritorno da Casera Razzo Papa Ratzinger s’è fermato per circa dieci minuti nella piccola chiesa gotica di Sant’Orsola, a Vigo, dove ha potuto ammirare i recenti restauri che hanno riportato all’antico splendore gli affreschi del milletrecento che la ornano. «Un gioiello», l’ha definita il Pontefice, rallegrandosi che una simile bellezza «non sia un museo ma un luogo di culto». All’uscita ha trovato ad attenderlo una piccola folla di fedeli, che s’è fermato a salutare. Tra gli altri un bambino con un gattino in braccio, che il Papa ha accarezzato.

© Copyright Avvenire, 26 luglio 2007


Il pensiero del papa nel testo integrale del colloquio con i sacerdoti, diramato dal Vaticano

«Niente muri con i musulmani»

Per Ratzinger il cristiano deve «riconoscere in loro il suo prossimo»

AURONZO. Vivere «da prossimi dei non cristiani», quindi anche dei musulmani. Ai quali Bemnedetto XVI rende grandi riconoscimenti. Il papa apre al dialogo. Lo ha detto senza mezzi termini, ai 450 preti incontrati ad Auronzo. Ieri la sala stampa vaticana ha reso noto quanto ha detto.
Ed ecco che in Cadore scopriamo un Ratzinger diverso da quello comunemente rappresentato. Bisogna essere «capaci, innanzitutto, di vivere realmente da prossimi dei non cristiani - in prevalenza qui sono cristiani ortodossi, protestanti e poi anche esponenti di altre religioni, i musulmani ed altri».
Ma come? Creando muri? Assolutamente no. Anzi, il contrario. «Il primo aspetto», spiega il papa, «è vivere con loro, riconoscendo con loro il prossimo, il nostro prossimo. Vivere, quindi, in prima linea l’amore del prossimo come espressione della nostra fede. Io penso che questa sia già una testimonianza fortissima e anche una forma di annuncio: vivere realmente con questi altri l’amore del prossimo, riconoscere in questi, in loro, il nostro prossimo, così che loro possano vedere: questo “amore del prossimo” è per me», Benedetto XVI va ancora più in là. «Così nel dialogo non si può subito passare ai grandi misteri della fede», raccomanda il prete ai preti, «benché i musulmani abbiano una certa conoscenza di Cristo, che nega la sua divinità, ma riconosce in Lui almeno un grande profeta. Hanno amore per la Madonna. Quindi, ci sono elementi comuni anche nella fede, che sono punti di partenza per il dialogo. Una cosa pratica e realizzabile, necessaria, è soprattutto cercare l’intesa fondamentale sui valori da vivere. Anche qui abbiamo un tesoro comune, perché vengono dalla religione abramitica, reinterpretata, rivissuta in modi che sono da studiare, ai quali dobbiamo infine rispondere. Ma la grande esperienza sostanziale, quella dei Dieci Comandamenti, è presente e questo», aggiunge il papa, «mi sembra il punto da approfondire. Passare ai grandi misteri mi sembra un livello non facile, che non si realizza nei grandi incontri. Il seme deve forse entrare nel cuore, così che la risposta della fede in dialoghi più specifici possa maturare qua e là». Sottolineature tutt’altro che formali, quelle del papa. Che insiste: «Ciò che possiamo e dobbiamo fare è cercare il consenso sui valori fondamentali, espressi nei Dieci comandamenti, riassunti nell’amore del prossimo e nell’amore di Dio, e così interpretabili nei diversi settori della vita. Siamo almeno in un cammino comune verso il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio che è finalmente il Dio dal volto umano, il Dio presente in Gesù Cristo. Ma se quest’ultimo passo è da fare piuttosto in incontri intimi, personali o di piccoli gruppi, il cammino verso questo Dio, dal quale vengono questi valori che rendono possibile la vita comune, questo mi sembra sia fattibile anche in incontri più grandi».

© Copyright Corriere delle Alpi, 26 luglio 2007

Ed ecco che in Cadore scopriamo un Ratzinger diverso da quello comunemente rappresentato.

Che barba, che noia...


«E’ umano, cristiano, cattolico amare questa terra»

Il papa e lo sport

AURONZO. «E’ bello fare lo sport», magari passeggiare in montagna sulle Dolomiti. Lo ha ammesso Benedetto XVI, nell’incontro di Auronzo. Ieri la sala stampa del Vaticano ha diffuso il testo integrale. «Il cattolicesimo, un po’ semplicisticamente, è stato sempre considerato la religione del grande “et et”: non di grandi esclusivismi, ma della sintesi», ricorda il papa. «Cattolico vuole dire proprio “sintesi”. Perciò sarei contro una alternativa, o giocare al pallone o studiare la Sacra Scrittura. Facciamo ambedue le cose. E’ bello fare lo sport, io non sono un grande sportivo, ma andare in montagna mi piaceva quando ero ancora più giovane, adesso faccio solo camminate facili, ma sempre trovo molto bello camminare qui in questa bella terra che il Signore ci ha dato». «Non possiamo sempre vivere nella meditazione alta, forse un Santo nell’ultimo gradino del suo cammino terrestre può arrivarci, ma normalmente viviamo con i piedi per terra e gli occhi al cielo. Ambedue le cose ci sono date dal Signore e quindi amare le cose umane, amare le bellezze della sua terra non solo è molto umano, ma è anche molto cristiano e proprio cattolico».

© Copyright Corriere delle Alpi, 26 luglio 2007

2 commenti:

Gianpaolo1951 ha detto...

Cara Raffaella, in montagna tutto è più faticoso e tutto si muove più lentamente…, forse anche il cervello di certi giornalisti…!!!

Raffaella ha detto...

:-))))