23 luglio 2007

Rassegna stampa del 23 luglio 2007 [Angelus del 22 luglio]


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IL PAPA IN CADORE: LO SPECIALE DEL BLOG

Il pontefice cita il discorso del 1917 del suo predecessore Benedetto XV sulla "inutile strage" del primo conflitto mondiale

"La guerra è l´Inferno in Terra"

L´appello di papa Ratzinger ai Grandi: avanti con il disarmo

Benedetto XVI rinnova l´invito a "perseguire con tenacia la via del diritto"
Incontro con il cardinale di Hong Kong Joseph Zen sui rapporti con la Cina


MARCO POLITI

DAL NOSTRO INVIATO
LORENZAGO - «La guerra è inferno». Dal suo rifugio nel Cadore, memore dei luoghi di battaglia del primo conflitto mondiale, Benedetto XVI lancia un grido rifacendosi al linguaggio profetico di Wojtyla e Paolo VI. «Mai più la guerra!», ha esclamato all´Angelus nella piccola piazza davanti alla chiesa parrocchiale di Lorenzago di fronte ad un migliaio di persone. «Mai più inutili stragi». Il mondo, ha detto, potrebbe essere un paradiso se con la guerra non si aprissero spazi di «inferno».
Succede, ha soggiunto, perché gli uomini «cedono alle tentazioni del Maligno» e scatenano conflitti. L´appello del pontefice è riflette le sue preoccupazioni per la situazione in Terrasanta, le stragi in Iraq, la corsa di Teheran all´atomica e il rischio di ritorsioni armate da parte di Stati Uniti e Israele. Papa Ratzinger ha citato la «Nota alle potenze belligeranti» che il suo omonimo Benedetto XV indirizzò il primo agosto 1917 agli stati europei in guerra per porre termine al macello di vite nelle trincee. In un bel libro «Addio a tutto questo» lo storico inglese Robert Ranke Graves descrive la macchina della morte, che annientava inesorabilmente i battaglioni, e racconta che dinanzi all´appello per una pace immediata i più feroci oppositori erano i militaristi delle retrovie di entrambi i campi. Vinsero gli invasati della guerra e il massacro durò ancora più di un anno. Fu in quell´occasione che Benedetto XV coniò il termine di inutile strage.
Ratzinger lo ha rilanciato. Ha definito «inaccettabili» gli orrori delle stragi senza senso e ha rinnovato l´esortazione «a perseguire con tenacia la via del diritto, a rifiutare con determinazione la corsa agli armamenti, a respingere più in generale la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi».
Per la Santa Sede significa negoziati senza pre-condizioni in Terrasanta, pacificazione dell´Iraq, rinuncia dell´Iran alle armi atomiche, ma anche inizio di una riduzione dell´arsenale nucleare delle grandi potenze. E nessuna nuova avventura bellica nel Medio Oriente.
Il discorso, ha commentato il portavoce padre Lombardi, rivela perché Ratzinger volle chiamarsi Benedetto. Per un richiamo al santo patrono d´Europa, ma anche il «desiderio di ricordare Benedetto XV e il suo coraggio nell´annunciare la pace in un momento difficile».Il leader leghista Umberto Bossi, di cui si annunciava l´arrivo, poi non è venuto. Quando incontrò il Papa nell´aprile scorso a Pavia, la Padania titolò: «Incontro fra grandi». Iperbole non ripetibile. C´era invece il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, originario di Lorenzago, che elegantemente ha dichiarato: «Oggi parla uno solo».
Sul palco con il pontefice c´erano il patriarca di Venezia Scola, il presidente della Cei mons. Bagnasco (contento per il ritorno del missionario Bossi, ha ribadito il suo grazie a «tutti coloro che si sono adoperati per la liberazione») e il cardinale di Hong Kong Joseph Zen. Il porporato ha passato la mattinata a esaminare con Benedetto XVI le ipotesi di negoziato con Pechino. Dopo l´Angelus ha presentato al Papa una trentina di diaconi e mogli di Hong Kong per una foto di gruppo: un auspicio per un futuro viaggio di Ratzinger in Cina. Un sacerdote cinese ottantaduenne, don Philip, ha baciato commosso l´anello al Papa. «La sua Lettera alla Cina - ci ha poi confidato - è veramente importante. Anche se qua e là è tradotta male. Usciamo da tempi di persecuzione e credo che ora le cose andranno meglio».
In prima fila c´era anche l´anziano fratello di papa Luciani, Edoardo. «Lo saluto con tutto il mio cuore e con grande gioia», ha esclamato il pontefice. Accaldato ed emozionato Luciani ha avuto un mancamento. Trasportato all´ospedale, si è poi ripreso.

© Copyright Repubblica, 23 luglio 2007

Carino questo articolo. Peccato che Politi cada in due trappole: la prima riguarda le presenze. Secondo il Nostro erano in mille...come quelli di Garibaldi :-)
La seconda buca in cui incappa Politi e' quella di cedere sempre e comunque alla politica. Che cosa c'entrano Bossi e la Padania? E' mai possibile che non si possa parlare dell'appello del Papa senza fare allusioni? Bah
!
Raffaella


Il Pontefice in Cadore: va perseguita con tenacia la via del diritto

Il monito del Papa: senza armi la Terra sarebbe un paradiso

Marisa Fumagalli

LORENZAGO DI CADORE (Belluno) — Un buffetto sulla guancia, una carezza alla treccia della bimba, sorridente, tra le braccia della mamma che si sporge dalla transenna: dalla piazza di Lorenzago, l'ultima «cartolina » del Papa, mentre si congeda dai fedeli, accorsi per il secondo (e ultimo) Angelus delle sue vacanze in Cadore. Si è concesso a lungo, Benedetto XVI, sorridente, disponibile (e pazienza se alcuni sono rimasti un po' delusi dal fatto che il Pontefice sia arrivato in auto fino a pochi metri dal palco), acclamato da migliaia di persone. A differenza della scorsa domenica, ieri Joseph Ratzinger ha tenuto un discorso più denso e articolato, riflettendo soprattutto sul tema della guerra che, «con il suo strascico di lutti e distruzioni, è da sempre giustamente considerata una calamità in contrasto con il progetto di Dio».
Lo spunto per l'argomento gli viene offerto dalle terre in cui egli si trova in questi giorni; e cioè quelle montagne che furono teatro della Grande guerra. Novant'anni or sono, un predecessore che portava il suo nome, Benedetto XV, nella sua «Nota alle potenze belligeranti », ebbe il coraggio di affermare che era in atto «un'inutile strage», chiedendo che si ponesse fine alla Prima guerra mondiale. Sottolinea, adesso, il Papa: «Quelle parole contengono un valore più ampio, profetico, e si possono applicare a tanti altri conflitti che hanno stroncato innumerevoli vite umane ». È l'attualità del messaggio antico, unito al richiamo universale a «coltivare e custodire questo giardino, che è la Terra». Somigliante a un «paradiso», se gli uomini vivessero in pace con Dio e tra loro. In esso — avverte il Papa — a causa del peccato che ha rovinato il progetto divino, si aprono spazi di «inferno». La guerra è un inferno. Ma Ratzinger va oltre. Ispirandosi ancora all'altro Benedetto, suggerisce la linea da seguire: e qui sta il punto più incisivo del discorso di Lorenzago. «La Nota dell' 1 agosto 1917 — osserva — non si limitava a condannare la guerra; essa indicava, su un piano giuridico, le vie per costruire una pace equa e duratura: la forza morale del diritto, il disarmo bilanciato e controllato, la restituzione dei territori occupati...». Richiamando poi la stessa impostazione di Paolo VI e Giovanni Paolo II, il Pontefice rinnova l'appello a «perseguire con tenacia la via del diritto». Con un monito inequivocabile: «Rifiutare con determinazione la corsa agli armamenti, respingere più in generale la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi».
Benedetto XVI, certo, non chiama in causa, con nome e cognome, capi di Stato, non elenca specifiche aree del mondo dove oggi imperversano le guerre. Ma come non ricordare, per esempio, che il presidente russo, Putin, ha disdetto il «Trattato sugli armamenti convenzionali in Europa»? Come non pensare alla politica di Bush in Iraq, impantanato in un conflitto senza fine? «Inutili stragi» ribadisce il Papa. E chiude: «Con nel cuore questi auspici e questi pensieri, eleviamo una speciale preghiera per la pace nel mondo, affidandola a Maria Santissima, Regina della Pace».
Mentre la gente applaude, accalcata nella piazza (c'è anche Edoardo Luciani, l'anziano fratello di Giovanni Paolo I, che si sente male e viene soccorso), il Pontefice si ferma sul palco a salutare cardinali, vescovi (tra loro, il patriarca di Venezia, Angelo Scola, e il vescovo di Hong Kong Zen Ze-kiun e il presidente della Cei, Angelo Bagnasco), autorità civili e altri cittadini «privilegiati». Spunta l'onorevole Giulio Tremonti. Inseguito dai cronisti, taglia corto: «Oggi parla uno solo».

© Copyright Corriere della sera, 23 luglio 2007


Il presagio del Papa: la guerra è vicina

di Andrea Tornielli

Lorenzago di Cadore - Nel novantesimo anniversario della nota di pace con cui Benedetto XV tentò invano di fermare l’«inutile strage» della Grande guerra, dai luoghi che furono teatro di quell’orgia di sangue, Papa Ratzinger – che ha scelto lo stesso nome – lancia un forte appello contro la guerra che apre «spazi d’inferno» nel mondo e la corsa agli armamenti. Benedetto XVI è nella piazza di Lorenzago di Cadore, dove sta trascorrendo le vacanze. Il suo volto è disteso, ma le parole che pronuncia all’Angelus sono dense di preoccupazione: «In questi giorni di riposo sento ancor più intensamente l’impatto doloroso delle notizie che mi pervengono circa gli scontri sanguinosi e gli episodi di violenza che si verificano in tante parti del mondo». «La bellezza della natura – continua – ci ricorda che siamo stati posti da Dio a “coltivare e custodire” questo “giardino” che è la terra. Se gli uomini vivessero in pace con Dio e tra di loro, la terra assomiglierebbe veramente a un “paradiso”. Il peccato purtroppo ha rovinato questo progetto divino, generando divisioni e facendo entrare nel mondo la morte. Avviene così che gli uomini cedono alle tentazioni del Maligno e si fanno guerra gli uni gli altri. La conseguenza è che, in questo stupendo “giardino” che è il mondo, si aprono spazi di “inferno”».

Le frasi di Ratzinger sembrano riecheggiare quelle che Giovanni Paolo II pronunciò nell’ottobre 2000 in piazza San Pietro, davanti alla statua della Madonna di Fatima, quando disse che l’umanità era a un bivio e che poteva trasformare il mondo in un giardino o in cumulo di macerie. La portata di quelle parole, che allora quasi nessuno comprese, fu più chiara dopo l’11 settembre 2001. Oggi sono tanti i focolai di guerra e negli ultimi anni stiamo assistendo a una frenetica corsa al riarmo.

«La guerra, con il suo strascico di lutti e di distruzioni – ha detto ancora il Papa – è da sempre giustamente considerata una calamità che contrasta con il progetto di Dio, il quale ha creato tutto per l’esistenza e, in particolare, vuole fare del genere umano una famiglia». Benedetto XVI ha quindi ricordato che l’espressione «inutile strage» usata dal predecessore «si è incisa nella storia» ma contiene «anche un valore più ampio, profetico». Si ha quasi la sensazione che il Papa consideri tutt’altro che remota la possibilità di uno scivolamento verso un nuovo conflitto di grandi proporzioni.

«Bisogna fare tesoro delle esperienze negative che purtroppo i nostri padri hanno sofferto – ha ribadito Benedetto XVI – per non ripeterle». Il Papa ha poi sottolineato che la nota del 1917 indicava «le vie per costruire una pace equa e duratura... secondo un progetto cristiano nell’ispirazione, ma condivisibile da tutti perché fondato sul diritto delle genti». La stessa impostazione hanno seguito Paolo VI e Giovanni Paolo II nei loro discorsi alle Nazioni unite, ripetendo: «Mai più la guerra!». L’invito finale che il Papa rivolge è «a perseguire con tenacia la via del diritto, a rifiutare con determinazione la corsa agli armamenti, a respingere più in generale la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi», invocando la protezione della Madonna «regina della pace».

Ad ascoltarlo, tra i presenti, oltre al cardinale Scola, patriarca di Venezia, al cardinale Zen, vescovo di Hong Kong e al presidente della Cei Bagnasco, c’era anche Edoardo Luciani, il fratello di Giovanni Paolo I, ricordato dal vescovo di Belluno Giuseppe Andrich nel suo commosso saluto iniziale. Ratzinger ha definito Papa Luciani «mio grande amico».

© Copyright Il Giornale, 23 luglio 2007

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Raffaella, sono Marco. Ho un problema tecnico: è da un po' di tempo che non riesco ad aprire il sito messicano che ti consigliai dal quale prendere foto del Papa (www.catolicodigital.com) e al suo posto mi compare questa scritta che ti riporto: "The file /home/catolico/public_html/components/com_sef/sef_func.php cannot be decoded by this version of the ionCube Loader. If you are the administrator of this site then please install the latest version of the ionCube Loader." Tu sai che cos'è ionCube Loader? Vista la mia ignoranza in termini informatici prima di fare qualcosa è bene chiedere... Grazie comunque, e complimenti anche per i vari video che ci metti a dispozione! Grazie ancora! Buona giornata, Marco.

Raffaella ha detto...

Ciao Marco, anche a me quel sito da' lo stesso problema,ma non saprei come risolvero. Forse si tratta di un problema interno di quel sito. Hai una mail da contattare?
Ciao

Anonimo ha detto...

No, io non ho nulla... Anche a me sembra un problema del sito, ma è un po' che ce l'hanno! Va beh, mi dispiace, c'erano delle belle foto e poi potevo leggere qualcosa della chiesa messicana... Cercherò qualcos'altro... Ciao! e grazie per l'interessamento! Marco