17 aprile 2008

Benedetto XVI: «Diritti umani al primo posto» (Il Sole 24 ore)


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Benedetto XVI: «Diritti umani al primo posto»

di Carlo Marroni

Gli Stati Uniti difendano sempre i diritti umani, anche nella dura lotta al terrorismo. Si facciano carico di una solidarietà globale per permettere a tutti nel mondo di vivere con dignità e sostengano gli sforzi «pazienti della diplomazia internazionale volti a risolvere i conflitti e a promuovere il progresso».
Nei giardini della Casa Bianca, Benedetto XVI ha lanciato un messaggio di grande amicizia e di pace all'America, ma ha anche chiesto precisi impegni al Paese più potente della terra, in guerra su molti fronti e ormai prossima a eleggere un nuovo presidente.
Accolto da George W.Bush e da un'immensa folla di invitati, nei giardini presidenziali il Papa, che ieri compiva 81 anni, ha parlato sia da capo di uno Stato e leader spirituale di oltre 70 milioni di cattolici americani, ma anche da teologo. «Ora che la la Nazione deve affrontare sempre più complesse questioni politiche ed etiche confido che gli americani potranno trovare nelle loro credenze religiose una fonte preziosa di discernimento e un'ispirazione per perseguire un dialogo ragionevole, responsabile e rispettoso dello sforzo di edificare una società più umana e più libera». Poi un messaggio indiretto ai candidati alla Casa Bianca, che il Papa non incontrerà nel suo viaggio: «La democrazia può fiorire soltanto quando i leader politici e quanti essi rappresentano sono guidati dalla verità e portano la saggezza, generata dal principio morale, nelle decisioni che riguardano la vita e il futuro della Nazione».
Il presidente Bush ha ricambiato, inoltrandosi sul terreno preferito del Papa: «Il mondo - ha detto - ha bisogno del suo messaggio per respingere quello del relativismo: l'America crede nella libertà religiosa, l'amore per la libertà e la legge morale comune». In un mondo dove alcuni credono che non si possa più distinguere semplicemente tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato «abbiamo bisogno del suo messaggio per rigettare questa dittatura del relativismo», ha ribadito Bush, salutato da ripetuti applausi della folla dei cattolici presenti.
Nel colloquio privato nello Studio Ovale, presenti il cardinale Tarcisio Bertone e il segretario di Stato Condoleezza Rice, il presidente e il Papa hanno parlato del comune impegno per «il rispetto della dignità della persona umana, la difesa e la promozione della vita, del matrimonio e della famiglia», temi che hanno fatto tutt'uno con l'impegno comune nella lotta al terrorismo e all'uso strumentale della religione che spesso l'accompagna sottolineando, però, la necessità di contrastarlo salvaguardando i diritti della persona umana, quindi senza mai ricorrere alla tortura, parola tuttavia non menzionata nella nota congiunta.
Fitta anche l'agenda internazionale, dedicata in buona parte al Medio Oriente e in particolare al conflitto israelo-palestinese: concordia sulla visione dei due Stati che devono esistere, uno accanto all'altro, in pace e sicurezza. I due capi di Stato hanno dichiarato piena concordia sulla necessità dell'indipendenza del Libano e sulla preoccupazione per la situazioni in Iraq e in particolare allo stato di precarietà delle comunità cristiane nella regione: «Il Santo Padre e il presidente hanno espresso speranza per la fine delle violenze e per una soluzione rapida e globale alle crisi che colpiscono la regione». Nei colloqui è entrata anche l'immigrazione dall'America Latina, serbatoio inesauribile di nuovi cattolici in Usa: la Chiesa sollecita una politica coordinata a salvaguardia «dei diritti umani dei singoli e delle famiglie».
Un discorso tra fede e politica che ha permesso al Papa di lanciare un messaggio di straordinaria amicizia e vicinanza agli Stati Uniti - archiviando definitivamente gli attriti di qualche anno fa per l'opposizione durissima di Giovanni Paolo II alla guerra in Iraq - un Paese che sin dall'inizio ha avuto come guida, ha detto Benedetto XVI, il convincimento che i principi che governano la vita politica e sociale sono intimamente collegati «con un ordine morale». E una scelta mediatica vincente è stata quella di anticipare al giorno prima, durante il volo, la condanna senza precedenti della pedofilia.
Ma sul tema è tornato (e probabilmente lo farà anche nei prossimi giorni a New York, nella Messa con i sacerdoti nella Cattedrale di St. Patrick) nel discorso ai Vescovi degli Stati Uniti, nel Santuario dell'Immacolata Concezione. Ha parlato di uomini della Chiesa che «hanno tradito i loro obblighi e compiti sacerdotali», che è giusto il sostegno dato dalle gerarchie alle vittime, e che tutta la Chiesa è solidale con chi ha sofferto.
Certo, ha aggiunto il Papa, la risposta a una simile situazione «non è stata facile», e «talvolta è stata gestita in modo pessimo», come ha detto il presidente della Conferenza Episcopale, cardinale George. Ma ora che il fenomeno è stato identificato, per il Papa si deve andare oltre: «I bambini hanno diritto a crescere con una sana comprensione della sessualità e il ruolo che le è proprio nelle relazioni umane». Insomma, ha specificato, devono essere protetti dai messaggi fuorvianti ed eccessivi e dare centralità al ruolo della famiglia, che spesso vive fuori dai dettami della Chiesa. Insomma, vita e famiglia sempre al centro, famiglia che in Usa fatica più che altrove: «Per una società ricca un ulteriore ostacolo a un incontro con Dio sta nella sottile influenza del materialismo». Secondo il Papa, sono uno "scandalo" quei cattolici americani che sostengono la libertà di abortire.
Poi un messaggio molto diretto ai vescovi, che in Usa sono ben 436: siate coerenti nella vostra vita sacerdotale, ha detto il Papa, coltivate la virtù e immergetevi nella preghiera, e allora vedrete che i sacerdoti e i fedeli vi seguiranno.

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