1 luglio 2008

I Lefebvriani non accettano l'ultimatum ma non vogliono interrompere le trattative con il Vaticano (Agi). Da leggere con attenzione!


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Riceviamo e con grande piacere pubblichiamo questa agenzia di Salvatore Izzo (Agi) che getta luce sulla risposta data dai Lefebvriani al Santo Padre a proposito della lettera-ultimatum del cardinale Castrillon Hoyos.
E' chiaro che la fretta con cui e' stata diffusa la notizia di una rottura della trattativa e' quantomeno sospetta e dimostra quanto siano pericolose e rovinose le pressioni mediatiche
.
R.

LEFEBVRIANI: NON ACCETTIAMO ULTIMATUM MA VOGLIAMO DIALOGO

(AGI) - CdV, 1 lug.

La Fraternita' San Pio X non vuole interrompere le trattative con il Vaticano per il suo rientro nella Chiesa Cattolica, ma rifiuta l'ultimatum del 30 giugno contenuto nella lettera del card. Dario
Castrillon Hoyos.
"Non vogliamo accordi ottenuti nella precipitazione", spiega la risposta inviata dal superiore della Fraternita', mons. Bernard Fellay, resa nota oggi dall'agenzia francese d'informazione religiosa I-media.
Il documento critica anche "il carattere vago" delle condizioni romane (l'offerta cioe' di una autonomia giuridica dagli episcopati locali in cambio dell'impegno a non criticare piu' il Papa e il suo magistero) e una certa "pressione mediatica" che ha portato ad enfatizzare ulteriormente la scadenza indicata da Castrillon Hoyos.
Secondo il vescovo Fellay (uno dei quattro consacrati illecitamente da mons. Marcel Lefebvre giusto 20 anni fa), le cinque condizioni poste dalla Santa Sede alla Fraternita' "sembrano dirette a ottenere un clima favorevole a un dialogo ulteriore piuttosto che rappresentare degli impegni precisi su dei punti determinati".
La Fraternita' San Pio X esprime in proposito l'auspicio che "tale dialogo si situi al livello dottrinale e tenga conto di tutte le questioni che se eluse renderebbero presto obsoleto quanto verrebbe frettolosamente stabilito".
La risposta dei lefebvriani sottolinea inoltre che "il ritiro dei decreti di scomunica del 1988 incoraggerebbero la serenita' di un tale dialogo".
Quanto alla condizione proposta da Roma di "evitare le critiche al Magistero del Santo Padre e non proporre la Fraternita' in contrapposizione con la Chiesa", la nota ribadisce che gli eredi dell'arcivescovo Lefebvre non hanno "nessuna pretesa di esercitare un magistero alternativo rispetto al Santo Padre", ne' vogliono "opporsi alla Chiesa".

Questo, precisa "I-media" correggendo interpretazioni diffuse in questi giorni su Internet e riprese dai giornali, "e' il senso della risposta che il vescovo Fellay ha dato all'ultimatum in una lettera a Papa Benedetto XVI, giovedi', 26 giugno 2008".

La lettera in lingua francese indirizzata dal card. Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, al vescovo Bernard Fellay, a seguito del colloqio dello scorso 4 giugno, e' stata resa nota sul suo blog dal vaticanista Andrea Tornielli.
Le "condizioni" sono articolate in cinque punti: "l'impegno a una risposta proporzionata alla generosita' del Papa; l'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carita' ecclesiale; l'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternita' in contrapposizione alla Chiesa; l"impegno a dimostrare la volonta' di agire onestamente nella piena carita' ecclesiale e nel rispetto dell'autorita' del Vicario di Cristo; l'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di giugno - per rispondere positivamente".
"Questa - precisa la lettera pubblicata da Tornielli - sara' una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione".
L'accettazione del Concilio e della validita' della nuova messa, sono state indicate invece come "condizioni generali previe" dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi in una dichiarazione alla stampa francese.
All'indomani della diffusione della lettera e della precisazione di padre Lombardi, il sito della radio americana Voice of Catholic aveva pubblicato un'omelia dai toni piuttosto accesi pronunciata da Fellay la domenica precedente a Winona, in Minnesota.
Questo testo le agenzie internazionali lo hanno interpretato (con una fretta che ai lefebvriani appare oggi un po' sospetta) come una risposta negativa alla proposta vaticana.
"L'unica cosa che ci dicono e' 'chiudete la bocca', ma noi non intendiamo chiuderla", aveva detto mons. Fellay, spiegando ai suoi seguaci presenti alla liturgia che se "Roma ci dice: va bene, siamo pronti a togliere la scomunica, ma non potete andare avanti cosi', non abbiamo altra scelta: porteremo avanti cio' che abbiamo fatto".

© Copyright (AGI)

6 commenti:

monsignore ha detto...

Qualche considerazione sulle pressioni esercitate dalla Curia romana e da alcuni giornalisti nei confronti della Fraternità San Pio X

Anonimo ha detto...

Avete presente un matrimonio in difficolta'? non bastano i consulenti matrimoniali , gli psicologi, i sacerdoti,i parenti, gli amici, e talvolta neppure i figli!...sono sempre le due persone coinvolte a dover decidere, a saper guardarsi dentro,ad esporre le proprie esigenze e desideri, e a fare i passi necessari per il perdono e per la ricostruzione.
Se lasciassimo in pace Vaticano e Lefebvriani, forse leggeremmo buone notizie prima di quanto crediamo

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con il commento più sopra: da ciò che leggo nell'articolo l'impressione principale è che ci sia desiderio di un dialogo col Vaticano "in privato" senza media e senza troppe interferenze e attese. Per ricucire uno scisma ci vuole molta preghiera e molta meditazione. Da parte di tutti e quindi anche da parte di coloro che come noi vorrebbero sentire al più presto la bella notizia. (e i media se ne stessero fuori dalle scatole).

Anonimo ha detto...

già!
i media si preoccupino di non irritare martini e tettamanzi e lascino che il papa risolva lo scisma di lefebvre.

Anonimo ha detto...

Persino l'Avvenire di oggi ha un trafiletto a pagina 26 in cui il titolo contraddice il testo. Qui serve con urgenza uno spin-doctor: con Giovanni Paolo II il duo Navarro-Stanislao si beveva i giornalisti.Cordialmente, Eufemia

Raffaella ha detto...

Si'...occorre (come dire?) una raddrizzata alla baracca!
R.