25 luglio 2008

Le polemiche sul Concilio. Si apre una mostra a Roma. Quanta pigrizia sul Vaticano II (Ruggieri)


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Le polemiche sul Concilio. Si apre una mostra a Roma

QUANTA PIGRIZIA SUL VATICANO II

GIUSEPPE RUGGIERI

Più di una generazione è passata dalla fine del concilio, l´8 dicembre 1965. Forse questo spiega perché esso resta un oggetto quasi misterioso. La cosa più semplice (ma non per questo la più facile), sarebbe quella di studiarne le testimonianze (pubblicate in una misura che nessun concilio della chiesa ha mai conosciuto) e le ricostruzioni storiche tra le quali eccelle, se non altro per la mole di fonti, la Storia del concilio Vaticano II in 5 volumi, prodotta sotto la direzione di Giuseppe Alberigo e alla quale hanno collaborato decine di storici e teologi. Non già perché sia un´opera perfetta. Ma semplicemente perché è documentata e per farne una migliore occorre conoscere fonti decisive diverse o interpretare meglio le fonti. E invece è accaduto che proprio quella ricostruzione storica sia stata presa di mira da molti che spesso non l´hanno nemmeno letta. Tra costoro ci sono ovviamente i cosiddetti "tradizionalisti", continuatori di quei vescovi e quegli ambienti che, durante lo stesso concilio, si opposero alle riforme che esso introdusse nella vita cristiana, dalla liturgia partecipata alla riconsegna della Scrittura in mano ai cristiani, alla concezione rinnovata della responsabilità collegiale dei vescovi nella conduzione della chiesa.
Ci sono poi alcuni esponenti della Curia romana, tra i quali eccelle monsignor Agostino Marchetto che ha recensito i volumi con uno stile tutto suo: non già contestando le singole affermazioni per mostrarne su base documentata che esse erano false, ma semplicemente dicendo: ma come osano costoro dire queste cose? Ma ci sono anche i teologi intelligenti, che lo sono talmente da rischiare di credere che la loro teologia valga più del concilio. L´ultimo esempio di questo genere è quello rappresentato da un articolo di monsignor Giuseppe Angelini, già preside della facoltà teologica milanese, nella rivista Il Regno (10/2008: La recezione del concilio. Sul conflitto delle interpretazioni). La colpa che l´autore addebita all´opera di Alberigo è che essa avrebbe come presupposto l´interpretazione del concilio sulla base di una distinzione tra lettera e spirito: i testi delle decisioni finali sarebbero semplicemente la lettera, che andrebbe tuttavia interpretata alla luce dello spirito costituito dall´evento, dal concilio stesso celebrato. Duole il dirlo ma, nella Storia diretta da Alberigo, una banalità del genere è semplicemente assente. Se l´illustre teologo avesse letto ciò di cui parla, se ne sarebbe accorto da sé. Ogni interpretazione storica parte dai testi, siano essi i testi che raccontano una decisione siano quelli che raccontano il processo attraverso cui si è addivenuti a quella conclusione. La distinzione tra evento e decisioni vuole semplicemente dire che un´interpretazione delle decisioni va fatta alla luce del processo che le ha generate. E questo vale per ogni concilio come per qualsiasi decisione umana. L´opposizione tra lettera e spirito era cara soprattutto a Paolo VI, come ha documentato un recente articolo di Melloni su Cristianesimo nella storia. Nella Storia diretta da Alberigo ritorna tre volte soltanto come posizione estranea. Ma allora dove sta il contendere? Pura ignoranza o pigrizia intellettuale? No, perché la discussione cela fatti ben più gravi. Il primo di questi è l´abuso del concilio. Citando una semplice frase di un decreto secondario ad esempio si sono istituite nel postconcilio diocesi "personali" come quella dell´Opus Dei. Ci sono documenti ufficiali che sono abilissimi nell´estrapolazione/riassemblaggio (e nella censura) di testi del concilio. Ed allora si comprende la portata critica del metodo storico e di una teologia attenta alle fonti che ricostruiscono un evento nella sua completezza. Il fatto più eclatante è la famosa quanto vacua opposizione continuità-rottura.
Secondo alcuni il concilio avrebbe rotto con la tradizione precedente, secondo altri sarebbe invece il coronamento del magistero soprattutto dell´Ottocento e del primo Novecento. Qualsiasi conoscitore serio della teologia e della storia della chiesa di fronte ad un´affermazione così banale si volterebbe dall´altra parte per non contravvenire alle regole del parlare educato. Ma è purtroppo vero che questo è uno dei tanti idoli della piazza. Ci casca lo stesso Angelini il quale non si accorge di tradurre la fine distinzione tra ermeneutica della rottura ed ermeneutica della riforma di Benedetto XVI (che pure cita correttamente in nota) "nei termini alternativi della continuità o della rottura": tanto può la forza de "la" teologia!
Nulla di scandaloso avanti ad una svista banale se non fosse il fatto che essa rischia di nascondere il problema che invece è: cosa avvenne effettivamente in concilio? Fu ad esempio il concilio attraversato, nel processo che condusse alla dichiarazione sulla libertà religiosa, dai problemi della cultura immaginati da Angelini o piuttosto dal dilemma tra una visione teologica della libertà e una visione di filosofia civile? Se avesse letto qualcosa a tal proposito, soprattutto la ricerca di Silvia Scatena (La fatica della libertà, Il Mulino), forse avrebbe detto altro (anche se le idee di Angelini sulla cultura sono rispettabili). Fu davvero Giovanni XXIII un ingenuo nella sua distinzione tra la sostanza della dottrina e la modalità del suo rivestimento? Anche qui se Angelini avesse conosciuto qualche studio sulla concezione della dottrina in Giovanni XXIII avrebbe forse detto altro! Il problema è molto più grave di queste polemiche tra addetti ai lavori. Oltre quello dell´abuso del concilio il problema è ancora e soprattutto quello della lezione del concilio: esso fu un evento straordinario nella storia della chiesa. Allora val la pena tentare di comprendere ciò che veramente accadde, conoscerlo nella sua completezza. Soprattutto forse val la pena assimilare quell´esperienza della sovranità e della libertà del vangelo e di sguardo amico sulla storia che permise alla chiesa di non usare più il "bastone della disciplina", ma la "medicina della misericordia" nel suo cammino in compagnia delle donne e degli uomini peccatori e bisognosi di speranza.

© Copyright Repubblica, 24 luglio 2008 consultabile online anche qui.

13 commenti:

Luisa ha detto...

Scusate la mia ignoranza ma non conosco l`autore dell`articolo.
Leggendo, mi sembrava di capire dove andavano le sue simpatie, Alberigo, osannato, Mons.Marchetto liquidato con qualche parola, i poveri tradizionalisti che non hanno nemmeno letto il capolavoro di Alberigo, ...difficile di fare meglio...., che non hanno apprezzato le riforme come:

"...dalla liturgia partecipata alla riconsegna della Scrittura in mano ai cristiani, alla concezione rinnovata della responsabilità collegiale dei vescovi nella conduzione della chiesa. "

Liturgia partecipata? O liturgia spettacolo, quando non si crea addiruttura un nuovo rito?
Paticipatio actuosa, compresa come agitazione permanente?

Poi arrivo alla frase "abuso del Concilio" e mi dico..finalmente parlerà dei diversi abusi...errore... uno degli abusi fu la costituzione della Prelatura dell`Opus Dei.

Qui i dubbi sulle simpatie dell`autore svaniscono nel nulla, ma non è finita qui:

"Soprattutto forse val la pena assimilare quell´esperienza della sovranità e della libertà del vangelo e di sguardo amico sulla storia che permise alla chiesa di non usare più il "bastone della disciplina", ma la "medicina della misericordia" nel suo cammino in compagnia delle donne e degli uomini peccatori e bisognosi di speranza. "

A vedere lo stato di divisione e confusione in cui si trova la Chiesa oggi, mi sa che i vari dottori della medicina della misericordia sono stati molto male formati e informati, e che oggi piuttosto la Chiesa dovrebbe ritrovare le virtù della disciplina, un bastone ? No, una necessità .

Poi arrivo alla fine e vedo che l`articolo figura su Repubblica, lì capisco ancor meglio, anche se continuo a non sapere chi sia Giuseppe Ruggieri.

mariateresa ha detto...

cara Luisa, Giuseppe Ruggeri è sempre scuola di Bologna, Melloni and company. E' stato firmatario dell'appello alla Chiesa perchè facesse un passo indietro in occasione della discussione sui DICO. Meglio ancora se a forza di passi indietro spariva del tutto. Se le cantano e se le suonano da soli e si danno ragione tra loro da un giornale all'altro.

anonimo teologo ha detto...

Non conoscere il teologo Ruggieri, diciamo che può essere un peccato d'omissione...
A detta di qualcuno è "la più grande mente teologica italiana".
Da giovane, stenografo al Concilio.
Se non vi basta, vi dico che è stato collega del prof. Ratzinger a Tubinga... e chiamato dalla stesso "il mio amico Pino"...
Vi basta?
E poi...
Basta denigrare la scuola di Bologna. Benedetto XVI lascerà i suoi scritti conciliari all'archivio della scuola di Bologna... e non a mons. Marchetto!!!!!
Vorrà dire qualconsa, no???
Ai posteri l'ardua sentenza....

Luisa ha detto...

Peccato d`omissione ?
Povera me, corro subito a confessarmi !

"Basta denigrare la scuola di Bologna".....

...tuona anonino teologo...penso volesse dire anonimo....a parte il fatto che il diritto di critica è una delle forme della libertà d`espressione, della quale anche i teorici e ideologi della Scuola di Bologna fanno un grande uso, non penso che quella scuola di pensiero sia al di sopra delle critiche.

Scuola di Bologna = intoccabile depositaria della verità del CV II .

C`è chi vorrebe che così fosse, ma mi dispiace per anonimo, mi sembra al contrario che sempre di più si alzino voci contraddittorie.

Teologo anonimo resta pur sempre libero delle sue simpatie, purchè non impedisca altri di pensare e scrivere altrimenti.

anonimo teologo ha detto...

X Luisa....

non volevo impedirti di scrivere o di pensare altrimenti....
Le mie erano solo delle riflessioni!!!
Purtroppo la "Storia del Concilio" di Alberigo, come dice Ruggieri nell'articolo citato, viene criticata proprio da coloro che non l'hanno mai letta....
Non è ke è l'intoccabile depositaria della verità , ma sicuramente è l'unica opera storiografica ad aver utilizzato delle fonti "storiche" attendibili!!!
Quando poi altri storici faranno un'altra storia, utilizzando altrettanti fonti e dimostreranno ke la storia di Alberigo è, come dicono alcuni "idelologica", allora potremo dibattere...
Ma mi dispiace x te, cara Luisa...
Per ora resta la sola opera sulla storia del Concilio!!!

P.S. Vedo ke neanke gli apprezzamenti del Papa, ti convincono.... Pazienza!!!!

Ciao

anonimo teologo ha detto...

Cara Raffaella....
Ti segnalo un'intervista della Radio Vaticana sulla mostra sul Concilio a Roma...
"Immagini, documentari e rarità nell’allestimento “Il Concilio in mostra” che si apre oggi a Roma. Il racconto dell’evento che cambiò la Chiesa contemporanea": http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=220668

Certo... è un'intervista a Melloni - curatore della mostra - ke a te non fa molta simpatia, ma la Radio Vaticana ha ritenuto opportuno intervistarlo e pubblicizzare la mostra....
Un saluto e un ringraziamento x la tua opera!!!!

Raffaella ha detto...

Grazie della segnalazione :-)
R.

Luisa ha detto...

http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/2007/11/mons-marchetto-il-concilio-vaticano-ii_10.html

Articolo di Maurizio Crippa pubblicato dal Foglio nel novembre 2007 .

don Marco (teologo sconosciuto) ha detto...

Sarà pure famoso sto teologo Ruggieri ma io è la prima volta che lo sento.
Faccio ammenda, mi batto il petto, mi copro di cenere, tanto il 2 agosto è vicino, psero di non meritare l'Inferno per questa mancanza.......

don Marco (teologo sconosciuto) ha detto...

Vediamo di capire chi sono io:
non sono della scuola di Bologna, non ho fatto lo stenografo al Concilio perchè non ero ancora nato e sinceramente la cosa non mi dispiace, mi ricordo del netturbino che passava a raccogliere la spazzatura quando ero piccino adesso è un grosso e potente dirigente di azienda.
Anche io ho avuto la fortuna di conoscere Ratzinger ma non mi sono mai permesso di chiamarlo Pino. Spero non si siano mai dato un bacio altrimento sarà necessario chiedere ad Andreotti come risolvere la faccenda.
Non vorrei sbagliarmi ma quando ero studentello non è che Ratzinger vantasse molti amici, anzi, molti nemici e delatori, era antipatico a tutti, anzi no, a molti. Ne ho sentite di cotte e di crude anche nelle aule universitarie, adesso stranamente tutti si vantano di averlo come amico, parente, conoscente eccetera....... Quando ero Enea nessun mi conoscea, ora che son Pio tutti mi chiamano zio..... ricorda qualcosa?
Sulla scuola di Bologna, ne verbum quidem, anche se di verbi se ne dovrebbero dire tanti..... Siamo sicuri che siano poi così illuminati?? O è solo una questione di vento favorevole, della serie: chi urla di più si prende la vacca.
Ai presenti l'ardua sentenza, di quel che pensano i posteri mi interessa poco e nulla poichè non ci sarò a replicare loro

anonimo teologo (anke io sconosciuto) ha detto...

Sinceramente mi delude, don Marco...
Comunque....
Complimenti per la sua ironia e la sua satira. Io mio era solo un modesto contributo per dire chi fosse Ruggieri...
Ha letto, lei, la storia del Concilio in 5 volumi, prima di chiedere se sono illuminati?
O forse, dimenticavo, negli "ambienti romani" (mi sembra di capire che lei scrive da Roma, sbaglio?)non si leggono queste cose...

anonimo teologo (anke io sconosciuto) ha detto...

Dimenticavo...
Non era Ruggieri ke kiamò Pino il Papa, ma è stato il Papa, che disse: "salutatemi il mio amico Pino"...
E, anke io, so di cosa parlo...

don Marco (teologo ordinario di Cattedra) ha detto...

anonimo teologo hai letto mai topolino?