6 ottobre 2008

Enzo Bianchi: "Chiesa, la Parola al centro"


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Chiesa, la Parola al centro

Si apre oggi a Roma il sinodo dei vescovi

ENZO BIANCHI

Si apre oggi a Roma il sinodo dei vescovi: per una ventina di giorni vescovi e cardinali di tutto il mondo, esperti, osservatori ecumenici si confronteranno sul ruolo della «Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa», cioè sulla linfa che alimenta sia la compagine ecclesiale sia il suo messaggio agli uomini e alle donne del nostro tempo. È un appuntamento che sarebbe sbagliato considerare come riguardante esclusivamente la Chiesa cattolica: questo ritornare al luogo privilegiato in cui Dio entra in dialogo con il credente, questo riandare alle radici della fede cristiana per trovare antiche e nuove risposte su Dio implica anche il rendersi conto della drammaticità dell’attuale clima culturale in cui l’uomo contemporaneo pare essere non solo senza Dio ma anche senza l’uomo, e in cui sempre più persone si muovono smarrite nell’assenza di certezze, respirano un assurdo caratterizzato non tanto dal non-senso, quanto dall’isolamento reciproco degli innumerevoli sensi, dall’assenza di un senso che li orienti, dalla mancanza del «senso del senso».
Come già lo strumento di lavoro messo a disposizione dei partecipanti, e frutto di un’ampia consultazione, anche la riflessione sinodale terrà come bussola la Costituzione dogmatica che il Vaticano II ha dedicato alla parola di Dio (Dei Verbum). Secondo il Concilio, è la Parola che assume il ruolo unificante degli ambiti essenziali della vita della Chiesa: nella liturgia le Scritture «fanno risuonare \ la voce dello Spirito Santo» e per mezzo di esse «Dio viene \ incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro»; la predicazione «dev’essere nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura»; la teologia deve basarsi «sulla Parola di Dio come fondamento perenne» e lo studio della Scrittura dev’essere «come l’anima della teologia»; e anche la vita quotidiana dei fedeli dev’essere segnata dalla frequentazione assidua e orante della Scrittura. Ora, poiché al cuore del cristianesimo non sta un libro ma la persona vivente di Gesù Cristo, la Bibbia stessa si presenta come un insieme di libri che richiedono una lettura sapiente, un’interpretazione capace di condurre all’incontro con colui che i cristiani considerano la «parola» definitiva di Dio all’umanità. Questo ricentramento della Chiesa attorno alla parola di Dio, che le Scritture contengono ma non esauriscono, non potrà che stimolare il dialogo interno alla compagine ecclesiale e liberarlo sia dai rischi di un’interpretazione fondamentalista del testo, sia da una deriva individualistica o da un’abdicazione dai principi evangelici per assecondare mode e tendenze estranee al messaggio cristiano.
Del resto si è visto come il fatto che il Concilio e la stagione che ne è nata abbiano segnato la fine dell’esilio della Parola dal vissuto quotidiano della Chiesa cattolica ha avuto e ha tuttora significative conseguenze per il modo di porsi e di agire dei cristiani nella società civile, nel mondo occidentale come nel sempre più complesso scenario internazionale.
Anche se da più parti si avvertono oggi segni di stanchezza, se emerge la tentazione di tornare indietro verso certezze ormai irrecuperabili, se paure e rimozioni dei problemi minacciano di prendere il posto della riflessione e del dialogo, resta tuttavia il dato che il cammino intrapreso a partire dal Concilio si rivela irreversibile: una volta riallacciato il contatto fecondo tra popolo di Dio e Scrittura, anche il singolo credente può scoprirne la valenza vitale e giungere a percepirla come Parola rivolta a se stesso, come pane di vita per la propria esistenza quotidiana nel preciso contesto storico in cui gli è dato di vivere. La Scrittura, che è una «lettera di Dio agli uomini», è data per essere vissuta, obbedita: vivere la Parola diviene così per il credente un criterio interpretativo per comprendere la Scrittura, la quale si svela in maniera differente quando è vissuta rispetto a quando è semplicemente letta o studiata. E le energie vitali che un simile approccio alla Scrittura sprigiona nel singolo e nella comunità cristiana sono tali da innervare l’intero corpo ecclesiale con i doni dello Spirito, e da renderlo capace di una testimonianza autentica e credibile nella compagnia degli uomini.
È proprio della parola di Dio affidata alla testimonianza dei cristiani il compenetrare come fermento il mondo, anche nel suo pluralismo culturale e nella sua complessità, e offrire un contributo fondamentale all’autentica umanizzazione. Come dimenticare l’efficace immagine della Chiesa «esperta in umanità», data da Paolo VI? Una Chiesa capace di farsi «serva dell’umanità» e consapevole di come la parola di Dio vada letta negli eventi con i quali Dio si manifesta nella storia. Il Concilio ci ha ricordato che alla luce della parola di Dio la Chiesa, senza estraniarsi dalle vicende umane ma anzi assumendosene il carico e la responsabilità, deve «cercare di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio» (GS 11). Opera di discernimento non facile, che a volte deve saper smascherare finzioni e non cedere alle tendenze dominanti, opera faticosa che rifugge dal successo a buon mercato o dal consenso di comodo, ma che, proprio per questo, può aprire nuovi orizzonti di senso. È forse un ritrovato vigore di questo ruolo profetico e di mediazione, una rinnovata capacità di parlare agli uomini di Dio e di Dio agli uomini che il sinodo potrà offrire come frutto maturo, aiutando così l’umanità a incontrare nella storia la strada che la scosta dalla morte e la apre alla vita in pienezza.

© Copyright La Stampa, 5 ottobre 2008

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Io pensavo che il centro della vita crstiana fosse l'Eucaristia.
Ora pare che, invece, ci sia la lettura della Bibbia (io personalmente uso il termine Sacre Scrutture). Non voglio qui mettere in discussione la Parola di Dio nel Vangelo e nelle Sacre Scritture in generale, ma un posto preminemte lo darei alla Eucaristia.
Gesù non ha forse detto "Se non mangiate la Carne del Figlio dell'Uomo e non bevete il suo Sangue non avrete in voi la vita", riferendosi appunto alla Santa Eucaristia?.
Ma vuoi vedere che ora verranno questi teologi moderni e ci diranno che la Oarola di Dio è la Carne e il Sangue di Gesù.

Kolobos ha detto...

Per anonimo. Forse "questi teologi moderni" hanno letto il Concilio Vaticano II, cosa che non farebbe male neanche a te.
DEI VERBUM, CAPITOLO VI,
LA SACRA SCRITTURA NELLA VITA DELLA CHIESA
Importanza della sacra Scrittura per la Chiesa
21. La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la sacra Tradizione, ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo. È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura.

Anonimo ha detto...

Infatti Parola di Dio e Eucarestia sono sullo steso piano. Non a caso costituiscono le due parti fondamentali della messa. Il papa parla spesso di duplice mensa della parola e dell'eucarestia. Marco