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31 dicembre 2007

Intervista esclusiva del cardinale Bertone a "Famiglia Cristiana": "La Chiesa, speranza per il mondo"


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ESCLUSIVO

INTERVISTA CON IL CARDINALE TARCISIO BERTONE

LA CHIESA, SPERANZA PER IL MONDO

«È una risorsa per tutti, anche per il nostro Paese», dice il segretario di Stato. Che lancia l'idea di una rete cattolica nei campi dell'informazione e della solidarietà.

La seconda enciclica di Benedetto XVI Spe salvi, il motu proprio sulla Messa in latino, l’ecumenismo, il dialogo con l’islam, ma anche l’Italia litigiosa, dove slitta un’idea positiva di laicità e dove mai come quest’anno è stato contestato alla Chiesa il diritto di parola.
Poi il Medio Oriente, l’America latina, la Cina, le Nazioni Unite.
E infine i media, con l’auspicio di una rete cattolica di giornali, agenzie, televisioni più incisiva a livello mondiale, le Ong cattoliche e l’idea di una "lobby" del bene e della solidarietà.
Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, dal Palazzo Apostolico traccia un bilancio e fa il punto su molte questioni.

Eminenza, nell’enciclica Spe salviil Papa non si sottrae al dibattito culturale. Anzi vi entra senza alcun timore: illuminismo, Marx, la Scuola di Francoforte, totalitarismo e relativismo. Come è stata accolta l’enciclica?

«Vi è stato qualche dibattito un po’ critico sul rapporto con la scienza. Ma credo che sia stata ben accolta dai cattolici e dalle altre Chiese e comunità cristiane. Sono state diffuse circa due milioni di copie. Esprime un pensiero preciso, a volte tagliente, sicuramente stimolante dal punto di vista culturale, sui totalitarismi, che hanno fatto balenare false speranze, deluso le masse, disseminato sul cammino dell’uomo tanti miraggi. Riprende, poi, il dialogo con la scienza, senza smentirne il ruolo, la funzione, direi anzi la missione. Certamente stigmatizza anche le deviazioni. È un testo opportuno, sul quale il mondo intero dovrà riflettere e anche l’Italia dove la speranza si è un po’ smarrita».

In che senso?

«Vedo trepidazione, delusione, a volte anche paura. L’aspirazione al benessere, l’abitudine ad avere sempre tutto, a vivere comunque nell’agiatezza, l’euforia della ricchezza proposta come unica meta di speranza oggi sono messe a repentaglio dalla situazione economica. Accade sempre quando si fonda la speranza sui beni materiali».

Come vede l’Italia da questo palazzo che s’affaccia su Roma?

«Un po’ "litigiosa", nonostante tutte le promesse di gettare ponti, i ragionamenti sugli obiettivi comuni delle forze politiche e sociali. Le legittime diversità di opinioni non possono bloccare il processo di ricerca del bene comune per inseguire tanti beni particolari, che non aiutano l’Italia a crescere. La scelta della Chiesa italiana di dedicare la recente Settimama sociale dei cattolici a una riflessione sul bene comune è un appello che deve essere accolto».

L’Italia viene dipinta come un Paese in declino. Lei che opinione ha?

«I profeti di sventura non mi piacciono. Vi sono critiche vere che vanno fatte, ma non si può presentare l’Italia sempre negativamente. È autolesionismo di fronte all’opinione pubblica internazionale e un danno per tutte quelle risorse vere, positive, per quell’Italia che resiste, che lavora, che s’impegna per gli altri».

Chi la racconta?

«Questo è il problema. La televisione e i giornali parlano in abbondanza di delitti e di violenza. Pagine e pagine vengono riservate ai crimini in famiglia. Noto una sorta di inclinazione dei media a presentare tutto ciò che di male colpisce le famiglie. Raccontano situazioni al limite, la famiglia normale sembra scomparsa dall’orizzonte, quella dove si fatica, ma ci si vuole bene, si educano i figli anche alla solidarietà, all’impegno per gli altri, si prendono in carico i minori con l’affido, si adottano i bambini a distanza, segno che anche le situazioni di miseria nel mondo sono all’attenzione delle nostre famiglie normali. In Italia c’è una mentalità generosa, solidale, altruistica diffusa. Perché quel soldato in Afghanistan è morto buttandosi sul kamikaze per salvare altre vite? E così il generoso gesto del vigile del fuoco Giorgio Lorefice di Genova? Perché erano stati educati secondo l’ispirazione evangelica per cui la propria vita va spesa per il bene degli altri. Le famiglie che si radicano in questo insegnamento sono la maggioranza in Italia, ma i media quasi non se ne accorgono. Mentre la Chiesa italiana è molto stimata in Italia e all’estero, sia per l’opera di evangelizzazione del Paese, sia per la cooperazione con le altre Chiese di tutto il mondo».

E la politica se ne accorge?

«La posizione più saggia e obiettiva è quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: non cessa di indicare con forza le cose che non vanno, ma valorizza le ricchezze dell’Italia buona, operosa, generosa, morale».

Lei ha incontrato recentemente Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Cosa ha detto loro?

«Innanzitutto ho ascoltato. Non è vero che le persone che incontro vengono a ricevere direttive dalla Santa Sede, come leggo a volte sui giornali. Certamente chiedono la nostra opinione. Ci preoccupa soprattutto la difesa dei valori della vita, del patrimonio morale e sociale che c’è nel Dna del popolo italiano e che noi presentiamo sempre sotto il profilo della dottrina sociale della Chiesa. La Chiesa è una risorsa anche per la comunità politica italiana».

Eppure qualcuno parla spesso e volentieri dell’Italia come di un Paese condizionato dalla Chiesa...

«La concezione di laicità opposta a religiosità è antistorica. Anche il presidente della laicissima Francia Nicolas Sarkozy ha detto pochi giorni fa a Roma che la Chiesa cattolica è una risorsa e non un ostacolo o un pericolo per lo sviluppo del Paese. E non contrasta con gli ideali repubblicani. Sarà mai possibile, anche per i laici italiani, pensare in questa maniera?».

Quest’anno la Chiesa in Italia ha subito pesanti attacchi. Ai tempi della Democrazia cristiana e del Pci la situazione era migliore?

«C’era più rispetto. La posizione di Gramsci e di tanti esponenti comunisti verso la religione era ben diversa da quelli di certi laicisti attuali, i quali ritengono che un cattolico non possa avere un concetto positivo di laicità. Allora Giuseppe Lazzati, Igino Giordani, Giorgio La Pira, e altre grandi personalità, cos’erano? A mio parere ci sono dei pregiudizi stereotipati, quasi che un cattolico non possa essere un cittadino vero».

Sui cosiddetti "valori non negoziabili", vita e famiglia in primo luogo, il 2007 è stato difficile...

«È stato un anno molto impegnativo per i cattolici italiani. L’ultimo, diciamo, incidente di percorso è stato l’inserimento di una norma antiomofobia nel decreto sulla sicurezza, argomento del tutto diverso. La posizione della Chiesa non è partigiana, ma corrisponde al diritto naturale. Il partito comunista di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, non avrebbe mai approvato le derive che si profilano oggi. Grandi intellettuali comunisti e socialisti che ho conosciuto personalmente avevano una visione laica ma morale, cioè credevano in un progetto morale ed etico autentico».

Ne ha parlato con Walter Veltroni?

«Certo. Ho auspicato che i cattolici non siano mortificati nel nascente Partito democratico e che ci si ispiri alla tradizione dei grandi partiti popolari, che avevano un saldo ancoraggio nei princìpi morali della convivenza sociale».

Torniamo alla Chiesa. Il motu proprio sulla Messa in latino ha provocato reazioni. Cosa pensate di fare?

«Ci sono state reazioni scomposte. Qualcuno è arrivato ad accusare il Papa di aver rinnegato l’insegnamento conciliare. Dall’altra parte c’è stato chi ha interpretato il motu proprio come l’autorizzazione al ritorno del solo rito preconciliare. Posizioni entrambe sbagliate, episodi esagerati che non corrispondono alle intenzioni del Papa. Si prevede di mettere a punto una "Istruzione" che fissi bene i criteri di applicazione del motu proprio».

Sul piano ecumenico si può parlare, secondo lei, di un maggiore avvicinamento agli ortodossi?

«Sono stati fatti passi avanti. Il problema ecumenico è una delle priorità del pontificato di Benedetto XVI. Lo ha detto nel suo primo discorso pubblico e ha posto la questione al centro dell’ultimo concistoro con tutti i cardinali del mondo. Uno dei problemi da approfondire rimane il primato papale. Su alcuni temi, per esempio famiglia, pace, ambiente, l’unità è più visibile. Sui temi teologici continuerà la discussione. Ma io credo che, proprio per la stima di cui gode papa Benedetto XVI come teologo, possano essere fatti passi concreti anche su questo piano».

La lettera sul dialogo inviata in Vaticano dai 138 intellettuali musulmani cosa porterà in futuro?

«Spingerà ad approfondire concretamente il dialogo con l’islam nel pluralismo delle posizioni. La risposta della Santa Sede è stata positiva e prelude a passi ulteriori. Il Papa ha espresso la sua disponibilità a ricevere una delegazione. Dobbiamo ragionare serenamente su ciò che ci unisce senza dimenticare ciò che ci divide».

È il Medio Oriente la questione più grave alla vostra attenzione?

«È uno dei problemi che ci preoccupano di più. Il Papa ne parla con tutti i leader che vengono in visita in Vaticano e al Medio Oriente ha dedicato moltissimi appelli durante gli Angelus domenicali di quest’anno».

Come vanno i rapporti con Israele? Qual è la situazione?

«Noi comprendiamo il problema della sicurezza di Israele. Ma questo non si può tramutare in un atteggiamento negativo verso i membri della Chiesa cattolica, che ha fatto tanto negli ultimi 15 anni, sia per regolarizzare i rapporti con Israele, sia per migliorare la comprensione dell’ebraismo. Il Custode di Terrasanta, padre Pizzaballa, ha ricordato che i pellegrini di tutto il mondo contribuiscono ad alimentare nel mondo un’immagine più giusta dello Stato di Israele. I pellegrinaggi ai luoghi santi, inoltre, arricchiscono Israele. Quest’anno sono cresciuti più che nell’Anno santo del Duemila. A volte, tuttavia, ci pare che Israele non valuti opportunamente e adeguatamente tutto ciò. Noi ci siamo impegnati in un dialogo intenso, ma purtroppo non otteniamo soluzione a molti problemi concreti: diritti di proprietà, visti eccetera. Il nostro personale religioso in Terrasanta non ottiene i visti, eppure non si può dire che minacci la sicurezza. Questa è una chiusura che impedisce un’attività serena».

Lei è stato più volte in America latina. Sul documento finale della riunione dei vescovi ad Aparecida vi sono state critiche...

«Il documento è stato approvato all’unanimità. Qualche critica è venuta dalle comunità di base, perché nel documento non c’è una valutazione positiva univoca su di loro, ma più realistica, che del resto è stata condivisa da tutti i vescovi. Per la maggior parte i problemi riscontrati in passato sono oggi superati. La Chiesa in America latina sta camminando molto bene, anche dal punto di vista della carità. La Chiesa del Perú, per fare un esempio, in occasione del terremoto dello scorso agosto non ha aspettato gli aiuti delle Chiese più ricche, ma ha cominciato subito a operare in maniera solidale».

E col Venezuela di Chavez, ridimensionato dal referendum popolare?

«La Chiesa venezuelana non ha mai smesso il dialogo con il potere politico. Il popolo del Venezuela ha dimostrato grande libertà e coraggio. In America latina i leader devono imparare ad ascoltare i popoli, che stanno maturando e prendendo coscienza del loro diritto a essere protagonisti».

Con Cuba ci sono colloqui in vista?

«Sto preparando un viaggio a Cuba per il mese di febbraio. Spero proprio di vedere il fratello di Fidel Castro, Raul, che oggi guida il Paese. Un fatto positivo è l’inaugurazione di un grande monumento pubblico a Giovanni Paolo II a Santa Clara, che io benedirò, e che ricorda i 10 anni dalla visita di Karol Wojtyla a Cuba».

Cambiamo continente. Cina: ci sono rapporti migliori?

«Ci sono aperture e contatti che proseguono. Un fatto singolare è stato quest’anno il riconoscimento del valore positivo delle religioni da parte del partito. Diciamo che procediamo a piccoli passi, ma andiamo avanti».

Il Papa andrà all’Onu in primavera. Poche settimane fa i giornali hanno scritto di critiche di Benedetto XVI alle Nazioni Unite: come stanno le cose?

«È stata la solita forzatura di un discorso da cui sono state riprese frasi fuori dal contesto.

Le preoccupazioni del Papa riguardo alle Nazioni Unite sono le stesse del segretario generale Ban Ki-Moon, un uomo di grande spiritualità. La Chiesa cattolica ha sempre appoggiato il lavoro delle Nazioni Unite e non cambierà politica. E il discorso di Benedetto XVI alle Nazioni Unite ribadirà la necessità di puntare sui valori che sottendono le storiche dichiarazioni internazionali, pur nella preoccupazione circa le difficoltà di tenere insieme in un unico consesso mondiale quasi 200 Paesi con opzioni politiche e ideologiche diverse, e confermerà l’insostituibilità delle Nazioni Unite».

Il viaggio avverrà nel pieno della campagna elettorale americana. Lei teme strumentalizzazioni?

«Qualcuno dice che gli Stati Uniti sono sempre in campagna elettorale. Il Papa è al di sopra delle parti. Eventuali strumentalizzazioni non si possono certo controllare».

L’Osservatore Romano sta cambiando. È soddisfatto?

«Sì, al nostro quotidiano lavorano bene. Ma dobbiamo ravvivare le sinergie anche tra i media cattolici. Vi sono agenzie cattoliche come Misna e Zenit che hanno un posto importante tra i media. Ma bisogna fare di più: sinergie tra editori cattolici, facoltà di Scienze della comunicazione, giornali, radio e televisioni. C’è un progetto a cui stiamo lavorando per collegare L’Osservatore ad alcuni quotidiani italiani. E la stessa cosa va fatta per le Organizzazioni non governative cattoliche: azioni comuni, non separate o, peggio ancora, contrapposte.

L’idea conciliare di "Chiesa-comunione" deve essere tradotta nell’azione quotidiana delle Ong e dei media cattolici: fare rete e incidere con maggiore efficacia, altrimenti rischiamo il declino e perdiamo la sfida del confronto con la società contemporanea. Ma io vedo tante risorse e tanto impegno, per cui sono inguaribilmente ottimista».

Alberto Bobbio

© Copyright Famiglia Cristiana n. 1/2008

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IL 2008 DI RATZINGER TRA LATINO, CINA E VIAGGIO IN USA
Si attende enciclica sociale e seconda parte di libro su Gesù

Città del Vaticano, 30 dic. (Apcom) - Sarà un anno ricco di scritti teologici (è attesa in tempi brevi un'enciclica sociale), di sviluppi diplomatici (a partire dai rapporti con Cina, Russia ed Israele), ma anche di questioni pendenti come il nodo della messa in latino, quello di Papa Benedetto XVI, che ad aprile del 2008 compirà 81 anni ed entrerà nel suo quarto anno di pontificato.

La liberalizzazione del messale pre-conciliare è stato uno degli atti più qualificanti del 2007 di Ratzinger.
Come ha rilevato di recente monsignor Albert Malcolm Ranjith, segretario della congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, il Motu proprio papale ha però suscitato una "crisi di obbedienza" in diversi ambienti ecclesiastici, timorosi che il provvedimento contraddicesse lo spirito del Concilio Vaticano II.
"In alcune nazioni o diocesi - ha detto l'arcivescovo con un franco parlare che ha suscitato qualche subbuglio nei Sacri palazzi - sono state emanate dai Vescovi delle regole che praticamente annullano o deformano l'intenzione del Papa".
Ragione per cui in Vaticano si sta preparando una "istruzione" applicativa per sgombrare ogni dubbio sulle intenzioni papali.

Il 'Papa teologo' si dedicherà, poi, ad altri scritti, dopo che il 2007 ha visto la pubblicazione del primo volume di un libro su 'Gesù di Nazaret' (di cui Ratzinger ha già iniziato a stendere la seconda parte) e dell'enciclica sulla speranza ('Spe Salvi'), la sua seconda lettera dopo quella del 2006 sull'amore ('Deus caritas est'). Non viene escluso che il Papa concluda il ciclo con un'ultima enciclica sulla terza virtù teologale, la fede. Prima di allora, ad ogni modo, è in arrivo, probabilmente a marzo, una lettera papale sulle tematiche sociali e la globalizzazione.

Nel 2008 Benedetto XVI compirà alcuni viaggi significativi.
In Italia si recherà a Savona e Genova (il 17 e 18 maggio), per visitare i luoghi dove il suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, è stato arcivescovo, a Brindisi (il 14 e 15 giugno) e a Cagliari (il 7 settembre). In primavera, invece, il Papa si recherà sulla costa est degli Stati Uniti (15-20 aprile), dove, tra l'altro, festeggerà il suo compleanno, visiterà Ground Zero a New York, rivolgerà un discorso alle Nazioni Unite e, a pochi mesi dalle elezioni, incontrerà il presidente uscente George W. Bush.
In estate, infine, è prevista la trasferta in Australia, a Sidney (15-20 luglio), per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù.

Ma anche dal Palazzo apostolico, in Vaticano, Benedetto XVI dovrà reggere i fili dei rapporti con numerose altre parti del mondo. Se il 2007 è stato un anno di numerose iniziative (la lettera ai fedeli cinesi, l'udienza, a Roma, del metropolita russo Kirill, i viaggi in Brasile, Turchia ed Austria), l'anno prossimo ne vedrà crescere i frutti.
Con la Cina, innanzitutto, proseguono i contatti, a tratti tesi, al fine di riallacciare i rapporti diplomatici e sciogliere nodi come quello dell'ordinazione di vescovi. Le Olimpiadi di Pechino del 2008 potrebbero essere, da questo punto di vista, un evento che accelererà le iniziative della diplomazia di Pechino nei confronti di tutte le cancellerie occidentali, Santa Sede compresa.
Pur se non sembra ancora prender corpo, rimane poi negli auspici reciproci un incontro tra il Papa e Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Ancora troppe, per ora, sono le questioni pendenti tra ortodossi e cattolici, oggetto di consultazioni costanti e non sempre serene.
Il Vaticano, poi, attende che si sblocchino i rapporti bilaterali con Israele per garantire un appropriato status fiscale e patrimoniale alla Chiesa cattolica in Terra Santa. "Noi ci siamo impegnati in un dialogo intenso, ma purtroppo non otteniamo soluzione a molti problemi concreti", ha denunciato di recente il cardinal Bertone.

Sarà proprio Bertone, il principale collaboratore del Papa, a tradurre in pratica i desiderata di Benedetto XVI anche nel prossimo anno. Già ha annunciato una serie di inziative per consolidare la 'lobbying' delle ong cattoliche presso le organizzazioni internazionali e rafforzare il coordinamento tra mass media di ispirazione cattolica. A febbraio si recherà a Cuba, e non è escluso che, nel corso dell'anno, compia altri viaggi per portare in giro per il mondo la parola del Papa. Dalle sue mani passeranno, prevedibilmente, anche le prossime nomine papali, a partire dalle possibili sostituzioni del cardinale José Saraiva Martins, a capo delle Cause dei Santi, che a gennaio compirà 76 anni, e del cardinale Camillo Ruini, vicario per la diocesi di Roma, che a febbraio compirà 77 anni.

26 dicembre 2007

Cina: la lettera di Benedetto XVI sei mesi dopo (Padre Sihua a Zenit)


Vedi anche:

SPECIALE: LA LETTERA DEL PAPA ALLA CHIESA CINESE

Gioia e gratitudine dei fedeli nelle diocesi italiane in cui è stata annunciata la visita del Papa nel 2008

Il martirio cristiano è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori

PAPA/ NEL 2008 TRASFERTE A SAVONA-GENOVA, BRINDISI E CAGLIARI

MESSAGGIO URBI ET ORBI E MESSA DI MEZZANOTTE: I VIDEO

Mons. Guido Marini spiega all'Osservatore Romano i riti di Natale presieduti dal Papa

MESSAGGIO URBI ET ORBI DI PAPA BENEDETTO XVI (25 DICEMBRE 2007)

A chi vive miseria, ingiustizia, guerra, va il pensiero del Papa che annuncia a tutti la luce grande di Cristo, nel messaggio Urbi et Orbi

Buongiorno a tutti :-)

NATALE 2007: RACCOLTA DI COMMENTI

In qualche modo l’umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto per Lui!

Il Natale secondo i Vangeli canonici dell'infanzia (Mons. Ravasi per l'"Osservatore Romano")

Il presepe in piazza San Pietro e nell'appartamento di Benedetto XVI

BUON NATALE A TUTTI I FANTASTICI NAVIGANTI!!!

Card. Ratzinger (1978): "Se non riconosciamo che Dio si è fatto uomo non possiamo veramente festeggiare e custodire nel nostro cuore il Natale"

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

(Gentile da Fabriano, "Adorazione dei Magi")

Cina: la lettera di Benedetto XVI sei mesi dopo

Commenti e spiegazioni di padre Yihm Sihua di Hong Kong

Di Isabelle Cousturié

ROMA, lunedì, 24 dicembre 2007 (ZENIT.org).- Sei mesi dopo la pubblicazione della Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi, qual è la situazione della Chiesa in Cina? Si sta realizzando la riconciliazione fra i cattolici, sulla quale insisteva il Papa? E’ possibile parlare di una maggiore libertà religiosa nel paese?

ZENIT ha chiesto a padre Yim Sihua di Hong-Kong, francofono, che si reca frequentemente nel continente cinese per visite pastorali, di analizzare l’impatto della lettera di Benedetto XVI sulla vita della Chiesa nella Cina di oggi.

La lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi è stata pubblicata sei mesi fa: coloro ai quali era destinata hanno potuto leggerla?

P. Sihua: Malgrado il divieto da cui è stata colpita alcune ore dopo la sua pubblicazione sui siti interni, la grande maggioranza di coloro che volevano leggerla ha potuto farlo. Varie diocesi l'hanno perfino stampata alla chetichella, certamente con il tacito accordo di persone altolocate. Ciò significa forse che una maggioranza silenziosa è contraria alla censura sistematica che praticano i media? E’ probabile. E’ perfino probabile che molta gente guardi con simpatia alle grandi religioni. “Esse insegnano a compiere buone azioni e si preoccupano per il bene comune, perché non lasciare che si sviluppino liberamente?”.

Com’è stata accolta questa lettera dalle autorità cinesi?

P. Sihua: Da parte del governo e dell’Associazione Patriottica dei Cattolici cinesi (vicina al governo), non vi sono state reazioni ufficiali. Sembra che essi avessero capito che vi erano dei limiti da non superare senza il pericolo di screditarsi e di fornire argomenti a coloro che accusano la Cina di violare la libertà religiosa.

Da sei mesi a questa parte, hanno avuto luogo quattro ordinazioni episcopali (va aggiunta l'ordinazione episcopale del rev. Giuseppe Li Jing, che il 21 dicembre è stato consacrato Vescovo coadiutore della diocesi di Ningxia, ndr), tutte approvate dalla Santa Sede. Sembra che Pechino voglia lasciare la porta aperta a futuri negoziati e non escludere alcuna possibilità, in particolare quella di stabilire relazioni diplomatiche con il Vaticano.

Sei mesi fa era difficile misurare l’impatto reale di questa lettera sui cattolici cinesi. Si sapeva che era una lettera molto attesa. Lei ci aveva detto, in un’intervista subito dopo la pubblicazione della lettera (http://www.zenit.org/article-15789?l=french) che i cattolici erano stati molto sensibili al fatto che il Papa dicesse di portarli nel suo cuore, che comprendeva bene i loro problemi e che faceva affidamento su di loro per risolverli. Ma oggi, ci può dire come hanno reagito effettivamente alla lettera pastorale?

P. Sihua: Hanno reagito favorevolmente e con grande gioia. Questa lettera permette ai cattolici del continente di aprire il loro cuore alle dimensioni del mondo. Essi si rendono maggiormente conto di appartenere tutti alla Chiesa universale e che il Santo Padre li porta nel suo cuore. Ho potuto constatare che il messaggio del Papa ha avuto effetti positivi in tre settori:

Innanzitutto questo messaggio illumina i cattolici cinesi sullo stato reale della loro Chiesa locale, divisa fra varie tendenze. Tale situazione era ancor più difficile da comprendere, quando ci si trovava sul posto, in quanto la propaganda ufficiale cercava di confondere gli spiriti e disinformare i credenti. Questo messaggio contiene un’informazione affidabile ed un’analisi fine e coerente della situazione.
Inoltre, la riflessione del Santo Padre offre una presentazione dell’ecclesiologia cattolica con riferimento alla situazione cinese. Partendo da queste considerazioni, ognuno è ora portato a porsi delle buone domande e a cercare le risposte nella Chiesa. Ognuno può ora capir meglio i suoi fratelli e sorelle nella fede, che hanno fatto delle scelte diverse. E’ iniziato un approfondimento delle basi della fede.

Infine, da parte di alcuni, è iniziato un avvicinamento, che prima sembrava una debolezza, un tradimento. Comunità intere stanno uscendo dal loro isolamento e hanno cominciato a interessarsi all’insieme della Chiesa in Cina. Esse finiranno per scoprire che i cattolici che non hanno fatto le stesse scelte, sono anch’essi fratelli e sorelle ed hanno una fede autentica.

Al contempo, gli estremisti delle due sponde sono disarmati: coloro che hanno aderito all’Associazione Patriottica per convinzione e gli “irriducibili” delle comunità sotterranee. Essi si sentono sconfessati dallo stesso Santo Padre. Il tessuto ecclesiale comincia ad evolversi per guarire, cosa di cui aveva bisogno. Ma sarà necessario ancora molto tempo affinché il processo di riconciliazione e riunificazione arrivi alla sua conclusione.

Quali sono gli ostacoli che ancora sussistono?

P. Sihua: Attualmente il maggiore ostacolo da superare resta la nomina dei Vescovi. Pare che Pechino non abbia rinunciato a cercare, fra i sacerdoti, quelli che sono più favorevoli alla politica attuale ed i più compiacenti nei riguardi del regime. La Santa Sede, invece, desidera nominare dei pastori che siano fermi nella fede, rispettosi dell’unità della Chiesa ed in grado di guidare bene il loro popolo.
L’altro grande ostacolo è il controllo incessante delle attività religiose. I cattolici delle comunità sotterranee, ad esempio, spiegano che per loro uscire dalla clandestinità significherebbe gettarsi nelle braccia dell’Associazione Patriottica, e cioè perdere la libertà che a fatica sono riusciti a conservare fino ad oggi.
Essi non hanno scelto a cuor leggero di vivere nella clandestinità. Per loro è una grande prova, una sfida folle! I problemi quotidiani vengono moltiplicati per dieci ed i rischi sono enormi: divisioni, infiltrazioni, denunce. Ad esempio, come trattare i cristiani esitanti o addirittura volubili, (che sarebbero pronti a passare da una comunità sotterranea ad un’altra comunità ufficiale)? Come spiegare ai bambini di mantenere il silenzio, anche quando la loro istitutrice li interroga? Come riuscire a comunicare fra cristiani (telefono, internet, posta, ecc.) senza farsi scoprire dai diligenti servizi di informazioni? Come assicurare la continuità di una catechesi di qualità, quando non vi è un luogo fisso per l’insegnamento?

Le comunità cattoliche sotterranee non hanno deciso di entrare nella clandestinità per il gusto del segreto, per opporsi al governo o per fedeltà alla potenza estera rappresentata dal Vaticano. Esse lo hanno fatto per la preoccupazione di mantenere l’integrità della loro fede di fronte ad un controllo eccessivo delle loro attività e a causa delle pressioni politiche insostenibili. Esse non vi rinunceranno tanto facilmente!
Per fare uscire queste comunità dalla clandestinità, sarebbe necessario che l’Associazione Patriottica si sciogliesse o diventasse inoffensiva ed il governo cessasse di cercare di controllare le attività religiose dall’A alla Z, in particolare quando si tratta delle riunioni della Conferenza dei Vescovi della Cina. Per raggiungere questo obiettivo, bisognerà aspettare un’evoluzione dell’attuale regime politico.
Due esempi recenti ci danno un’idea della scarsa libertà religiosa di cui godono attualmente i cittadini cinesi: in occasione dell’ordinazione del Vescovo di Canton, con l’accordo di Roma, il 4 dicembre scorso, non vi è stato posto per imprevisti o colpi di fantasia.
L’Ufficio ufficiale delle questioni religiose aveva deciso tutto in precedenza: aveva imposto il Vescovo che sarebbe stato il consacratore principale, aveva vietato la proclamazione della bolla del Papa, vietato agli stranieri l’ingresso nella cattedrale ed aveva invece invitato persone accuratamente selezionate: gli alti funzionari del governo sedevano nelle prime file, mentre una parte dei cattolici era rimasta fuori. Forze di polizia circondavano l’edificio per garantire il regolare svolgimento della cerimonia. Tutto era stato minuziosamente regolamentato tranne che per un dettaglio: il fervore e la partecipazione dell’assemblea lasciavano a desiderare. La Cina non ha quindi ancora rinunciato a formattare non solo i membri del Partito comunista, ma anche i discepoli di Cristo?
Il secondo esempio è quello di monsignor Han Dingxiang, che aveva trascorso oltre vent’anni in prigione e viveva in un luogo sconosciuto a parenti e amici dal 2006. Egli è morto in circostanze sospette dopo due settimane di ricovero in ospedale. Il decesso di questo prelato di 68 anni ha sorpreso tutti i cattolici che pregavano per lui. La cremazione del corpo e la sua sepoltura hanno avuto luogo la mattina successiva alle sette, senza alcuna funzione religiosa e senza che i sacerdoti ed i fedeli potessero rendere omaggio alle sue spoglie. Da allora la sua sepoltura è posta sotto stretta sorveglianza da parte della polizia. Il Vescovo era nato il 17 maggio 1939, era stato ordinato sacerdote nel 1986 ed aveva ricevuto la mitra episcopale il 14 novembre 1989.

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22 dicembre 2007

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Il Papa offre a Pechino «un dialogo costruttivo»

CITTA’ DEL VATICANO - Le Olimpiadi si avvicinano e si intensificano i segnali di distensione tra la Cina e il Vaticano. Benedetto XVI nel suo discorso di fine anno alla Curia romana, ha ribadito, per l’ennesima volta, la «disponibilità della Santa Sede ad un sereno e costruttivo dialogo con le autorità di Pechino al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica».
Arrivare alla normalizzazione dei rapporti è uno degli obiettivi che stanno più a cuore a Papa Ratzinger. Per questo, nel giugno scorso, aveva indirizzato ai cattolici cinesi una lunga lettera aperta per incoraggiare la riappacificazione tra l’associazione patriottica, riconosciuta dal partito e la chiesa sotterranea, ancora illegale. Ora i tempi sembrano maturi per riunire le due anime ma per farlo occorre procedere per tappe.
«Con questa lettera - ha spiegato il pontefice - ho voluto manifestare sia il mio profondo affetto spirituale per tutti i cattolici sia una cordiale stima per il Popolo».
Nella missiva venivano richiamati i principi della tradizione cattolica e del Vaticano II in campo ecclesiologico» oltre che gli orientamenti per affrontare e per risolvere le complesse problematiche della vita della Chiesa in Cina. In primis il nodo della nomina dei vescovi. La speranza è che «dia frutti sperati». Il dialogo tra Cina e Vaticano prosegue con emissari da ambo le parti ma anche a distanza. Due giorni fa ha fatto riflettere l’intervento del presidente Hu Jintao. In una riunione dell’Ufficio politico del partito comunista aveva sottolineato che il paese «sostiene la libertà religiosa» e che si propone «di aiutare i credenti di tutte le religioni se sono in difficoltà». Poi si era lanciato in una dichiarazione impensabile fino a poco tempo fa: «credenti e non credenti devono lavorare assieme per il miglioramento della società, nella nuova situazione» che si è venuta a creare in Cina. Pechino e Santa Sede non hanno relazioni diplomatiche dal 1951, da quando Mao cacciò l’allora nunzio apostolico Riberi.

F.GIA.

© Copyright Il Messaggero, 22 dicembre 2007

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Benedetto XVI: "Sì al dialogo con la Cina"

"Accolta con favore la mia lettera ai cattolici". In Vaticano si apre la nuova fase

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO - La Cina resta in cima ai pensieri di Benedetto XVI. Il Papa vuole sviluppare il dialogo con Pechino e intende arrivare ad un autentico negoziato per normalizzare la vita della Chiesa cattolica in Cina.
La lettera mandata ai fedeli cinesi lo scorso giugno - ha detto il pontefice durante il tradizionale incontro con i cardinali di Curia - è stata accolta con gratitudine dai credenti.

Il messaggio, ha soggiunto, esprime la «disponibilità della Santa Sede ad un sereno e costruttivo dialogo con le autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi riguardanti la comunità cattolica».

C´è in questa insistenza di Ratzinger la consapevolezza che sembra aprirsi una fase promettente.
L´Avvenire ha dedicato grande spazio ad un evento inedito: per la prima volta il presidente Hu Jintao si è espresso in termini favorevoli sulla religione in una riunione del Politburo del Partito comunista cinese. Hu Jintao ha parlato di libertà di religione, ha assicurato che il Partito vuole aiutare «i credenti di tutte le religioni se sono in difficoltà», ma soprattutto ha riconosciuto un ruolo agli uomini di fede nell´attuale fase del Paese. «Credenti e non credenti - ha esortato - devono lavorare insieme» per migliorare la società.
La lettera di Ratzinger ai cattolici cinesi va in questa direzione. E proprio per non compromettere il dialogo con Pechino il Papa ha cancellato l´udienza del Dalai Lama in Vaticano, che era stata praticamente concordata per il 13 dicembre scorso.
Pechino ha gradito, consentendo l´ordinazione di nuovi vescovi. Ieri è giunta notizia che le autorità di Pechino avevano autorizzato il rito di ordinazione del nuovo vescovo di Ningxia (gradito al Vaticano) ad opera esclusivamente di vescovi cinesi approvati dal Papa.
Nel suo discorso alla Curia Benedetto XVI ha affrontato il tema dell´Islam, valorizzando il fatto che ambedue le religioni (quella cristiana e quella musulmana) si basano sul «riconoscimento condiviso dell´esistenza di un unico Dio» e possono dunque impegnarsi insieme per la dignità di ogni persona umana e per costruire una società più giusta e solidale.
In questo contesto il Papa ha sottolineato l´importanza delle lettera dei 138 leader musulmani, ricevuta l´ottobre scorso, un´iniziativa che dovrebbe sfociare, a quanto si dice in Vaticano, in un incontro islamo-cattolico di alto livello.
Ratzinger ha parlato dell´urgenza di un «concorde impegno per la tutela dei valori del rispetto reciproco, del dialogo e della collaborazione».
Ferma l´importanza del dialogo e dei convegni interreligiosi di Assisi e di Sant´Egidio, il pontefice ha tuttavia messo in primo piano la missione imprescindibile dell´evangelizzazione.

Tutte le religioni, ha spiegato, devono convivere nella tolleranza, ma ciò non significa che «non possiamo più trasmettere il messaggio di Gesù Cristo». Al contrario, chi ha conosciuto una grande verità, «deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé». In un mondo di violenza e ingiustizie è essenziale il diffondersi di forze antagoniste: e questo è il senso della missione cristiana.

Resta tra le grandi preoccupazioni papali la minaccia del secolarismo e del senso di vuoto, che nelle società occidentali porta spesso alla droga: «una beffa che il diavolo fa all´uomo», ha detto Ratzinger ai cardinali.

© Copyright Repubblica, 22 dicembre 2007

21 dicembre 2007

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La Cina rompe il tabù: Hu parla di religione

DA PECHINO

Forse è solo un timido e parziale segnale di aper­tura, ma quanto successo mercoledì a Pechino è quanto­meno una novità. Per la la pri­ma volta nella sua storia, il Po­litburo ha infatti dedicato un suo incontro alla religione ed ha invitato due esperti a parlare della storia e della situazione della religione in Cina.
È stato lo stesso presidente cine­se Hu Jintao – in una riunione del­l’ufficio politico del Partito co­munista cinese – a sottolineare che Pechino sostiene «la libertà di religione» e che si propone di «aiutare i credenti di tutte le reli­gioni se sono in difficoltà».
Hu, che è anche il segretario ge­nerale del Pcc, ha sostenuto che «credenti e non credenti devono lavorare insieme» per il migliora­mento della società, nella «nuova situazione» che si è venuta a crea­re in Cina.
Estratti dell’intervento di Hu Jin­tao sono stati pubblicati con ri­lievo dal Quotidiano del Popolo, il giornale del Partito. Secondo Liu Bainian, leader dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi con­trollata dal governo di Pechino, il fatto che il presidente abbia par­lato davanti al Politburo e che il discorso sia stato ampiamente diffuso è importante perché indi­ca che Hu Jintao ha voluto dare delle precise indicazioni di com­portamento ai leader locali.
Il vescovo della Chiesa clandesti­na, fedele alla Santa Sede Jia Zhi­guo, liberato da pochi giorni do­po quattro mesi trascorsi agli ar­resti domiciliari, non ha voluto commentare il discorso. Un suo collaboratore ha detto all’Ansa che il vescovo, che ha 73 anni e che ne ha passati 15, a diverse ri­prese, in prigione, teme di essere nuovamente arrestato quando sarà passato il Natale, perché gli è stato comunicato che dovrà partecipare ad altre «sessioni di studio», termine con il quale si in­dica in Cina una forma ancora molto diffusa di detenzione ex­tra- giudiziale.
Pechino e la Santa Sede non han­no relazioni diplomatiche dal 1951 quando il nunzio apostolico in Cina si trasferì a Taiwan.
Secondo le cifre ufficiali in Cina ci sono cento milioni di credenti cattolici, protestanti, buddisti, taoisti e musulmani.
I cattolici iscritti all’Associazione patriottica sono circa quattro mi­lioni e si ritiene che quelli non re­gistrati fedeli al Vaticano siano al­meno il doppio. Secondo studio­si indipendenti i soli buddisti pra­ticano sono almeno duecento mi­lioni ed i cristiani, cattolici e pro­testanti, sarebbero qualche deci­na di milioni. ( E.A.)

© Copyright Avvenire, 21 dicembre 2007

9 dicembre 2007

Il best seller cinese? La Bibbia! :-)


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"Insegnaci, Maria, a credere, a sperare e ad amare con Te; indicaci la via che conduce alla pace, la via verso il regno di Gesù!"

Nasce "Videonews On demand" (CTV e Radio Vaticana), il notiziario online sull'attività del Papa

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Ora la CINA giura sulla BIBBIA

di Antonio Lodetti

Anche i (veri) comunisti non sono più quelli di una volta, con buona pace del «grande timoniere» Mao. Che la Cina sia la nuova frontiera economica (persino la Pirelli è partita per costruirvi due fabbriche di pneumatici) non è un segreto per nessuno, ma che laggiù la Bibbia stia diventando un best seller era francamente difficile da prevedere. Un tempo era vietata, ma da qualche anno l’unica casa editrice cinese autorizzata a stamparla, la Amity Printing, non riesce a star dietro alle richieste.

Una crescita vertiginosa, che è passata dalle 505mila copie vendute nel 1988 agli oltre 6,5 milioni del 2005. E per quest’anno le previsioni sono ancora in aumento. Il fenomeno sembra in contraddizione con la voce ufficiale del ministero degli Esteri che, per le Olimpiadi, consentirà a ciascun visitatore o atleta di portare una Bibbia o articoli religiosi «soltanto per uso personale». Nelle scorse settimane vi sono state dichiarazioni ufficiali che proibivano l’introduzione di materiale religioso di «propaganda», considerato pericoloso al pari di «armi ed esplosivi». Molti atleti e organizzazioni per i diritti umani hanno sollevato il problema di che cosa si debba definire «propaganda»: un segno della croce prima di una partita, una preghiera islamica ai bordi del campo potrebbero essere considerati gesti di propaganda religiosa?

Comunque la Amity, che ha cominciato a stampare Bibbie nell’86, viaggia con il vento in poppa e l’anno prossimo aprirà una nuova sede vicino a Nanchino diventando la più grande casa editrice di sole Bibbie del mondo. I ritmi di produzione saranno proprio alla cinese, visto che verranno stampate almeno un milione di copie ogni mese.
Ma chi le compra tutte queste Bibbie che - detto per inciso - non sono in vendita nelle grandi librerie, ma circolano nelle chiese e attraverso il passaparola tra i cristiani, che in Cina sono più o meno 30 milioni (ma un calcolo preciso è impossibile, pensando alle decine di milioni di uomini e donne che professano cattolicesimo o protestantesimo clandestinamente)?

Dall’86 a oggi la Amity ha stampato 50 milioni di Bibbie: 41 milioni scritte in cinese e in altre otto lingue minoritarie, mentre il resto è stato esportato in Russia e in Africa. Un classico è la Bibbia tascabile; poco adatta ai lettori anziani per i caratteri piccoli, fa pensare che la fede cristiana si stia diffondendo soprattutto fra le nuove generazioni.

Ultima curiosità. È cinese la Bibbia più lunga del mondo. È scritta su una striscia di raso bianco di altissima qualità, misura 5.007 metri ed è entrata di diritto nel Guinness dei primati. Composta da 900mila caratteri «Cao Shu», è divisa in 50 volumi, ciascuno lungo circa 100 metri.

© Copyright Il Giornale, 9 dicembre 2007

7 dicembre 2007

Papa e Dalai Lama: la polemica inventata ed i tentativi di "furbate" (mancate) dei media!


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Gesù, il buon ladrone che derubò il diavolo

Cristo nella Bibbia e nella liturgia secondo sant'Ambrogio (Biffi per l'Osservatore Romano)

Il Papa ai Battisti: "Si realizzi la nostra speranza di riconciliazione"

Ritrovato un disegno di Michelangelo per la cupola di San Pietro (Vitale Zanchettin per l'Osservatore Romano)

Un consiglio di "Tempi" a Dacia Maraini a proposito di Radio Maria: cambi la radio...è rotta!

Messa tridentina: problemi a Salerno ed a Roma

Le donne in Vaticano... (30Giorni)

Il 14 dicembre sarà presentata in Vaticano una nota dottrinale su alcuni aspetti dell'evangelizzazione

Il «vangelo di Giuda»? Pieno di falsi! I media? Parleranno dei crimini dell'Inquisizione, non di quelli dei Protestanti! (grande articolo di Blondet)

Enciclica "Spe salvi" e discorso alle Ong: il SOLITO commento stizzito di Odifreddi

"Spe salvi", Giuliano Ferrara: "Ehi, laiconi, provate a rispondere al Papa"

Enciclica "Spe salvi": il commento di Alessandra Borghese

Come cambia il Sacro Collegio con le nuove nomine (Gianni Cardinale per "30Giorni)

INCONTRO PAPA-RE ARABIA SAUDITA: LO SPECIALE DI "30GIORNI"

Pranzo Bertone-Prodi: i commenti

L'ENCICLICA "SPE SALVI": LO SPECIALE DEL BLOG

Vittorio Sgarbi: "Il Pontificato di Benedetto XVI è un inno alla bellezza" (da Petrus)

"Spe salvi" e discorso alle Ong cattoliche: il Papa eterno incompreso...dai media! Vladimir per Europa (grandioso articolo sui vaticanisti)

Cari amici, che barba!
Anche la visita del Dalai Lama in Italia e' diventata l'occasione non per parlare della Birbania e del Tibet, ma per attaccare il Papa che, udite udite, non avrebbe ricevuto il leader buddista a causa di pressioni da parte della Cina.
Ma che noia! Si e' tentato di creare il caso e la polemica fra il Dalai Lama e Benedetto XVI attribuendo al primo parole non sue e facendo passare l'idea che abbia attaccato Papa Ratzinger preferendo di gran lunga Giovanni Paolo II. Niente di tutto cio'...
Leggiamo l'intervista al Dalai Lama e l'articolata e giusta analisi di Accattoli e poi commentiamo insieme...
Ho scelto "Il Corriere della sera" perche' mi pare il piu' equlibrato. Pessimo il titolo di "Repubblica": "Peccato non vedere il papa, rimpiango Giovanni Paolo II" - Fabrizio Ravelli.
L'articolo non corrisponde al titolo perche' il Dalai Lama ha usato il termine "mi manca" e non "rimpiango".
Andiamoci piano con le parole
!
Raffaella

L'incontro Il Dalai Lama chiede aiuto all'Italia: Pechino schiaccia il Tibet

«Wojtyla quanto mi manchi Peccato non vedere il Papa»

MILANO — L'incontro è quasi finito. Il Dalai Lama ha già una mano sulla borsa a tracolla amaranto tipica dei monaci tibetani.

Michele Farina

Santità le manca Giovanni Paolo II?

«Oh John! Great», risponde d'un fiato. «Un grande, Giovanni. Un leader spirituale. Una persona straordinaria. Mi manca, molto». Forse perché anche lui «veniva da un Paese comunista», il Dalai Lama racconta che «dal primo incontro nacque un feeling speciale». Pausa. «E la sua determinazione! Non l'ha persa mai, anche quando è diventato fragile. Ha promosso i valori spirituali, e il dialogo inter- religioso. Mi manca». Un'altra pausa. «Anche con l'attuale Papa in passato ho avuto un incontro. Un uomo molto intelligente, un intellettuale.
Il suo insistere che fede e ragione debbano camminare insieme... Meraviglioso».

E' un fantastico incassatore Tenzin Gyatso, 72 anni (48 in esilio), 14ma reincarnazione del Dalai Lama, guida del buddismo tibetano. Sorvola («non fa niente») sul mancato incontro con Benedetto XVI. Per il Vaticano non è mai stato in programma...

«Quando vengo in Italia sento il dovere morale esprimere al Papa rispetto e fratellanza. L'ho fatto quasi sempre. Questa volta Sua Santità ha trovato qualche difficoltà, per mancanza di tempo o per altri fattori. Mi dispiace. Ma non è un problema».

Quali possano essere gli «altri fattori» (l'opposizione della Cina?) non è nel suo stile dirlo: stilettate di buon umore, infradito di cuoio ai piedi nudi, diplomazia. Non si sofferma sull'«imbarazzo» delle massime istituzioni italiane:

«C'è stato qualche disagio per la mia visita», d'altra parte «ovunque io vada i cinesi fanno problemi ai Paesi che mi ospitano».

L'ospite scomodo parla ai giornalisti in una sala dell'hotel Principe di Savoia. Al bar nella hall, Beppe Grillo aspetta i suoi «8 minuti di beatitudine » («gli dirò dei problemi di Genova, scherzo: mettiamo il blog a disposizione della causa tibetana»). Il Dalai Lama si è alzato alle 5, si è versato l'acqua calda per la tsampa, la colazione tradizionale con farina d'orzo, a mezzogiorno assaggerà le mozzarelle di bufala («ah la cucina italiana, per noi monaci che digiuniamo la sera le vostre porzioni sono un toccasana, altro che la giapponese»). La tsampa: «Sapete che piace ai cinesi che vengono in Tibet? Tiene lontano il diabete».
Cercassero solo tsampa, i cinesi mandati a colonizzare il Tetto del Mondo.

Santità, come sta il suo popolo? Nel '96 disse al Corriere che nel giro di 10 anni non sarebbe rimasta più traccia della cultura tibetana.

«La Cina governa il Tibet con qualcosa di simile alla legge del terrore. Ci impediscono di praticare la nostra religione. Lo sfruttamento minaccia l'ambiente. Non esiste libertà di espressione e di informazione. La violazione dei diritti umani è di importanza cruciale. E può avere conseguenze negative per l'unità e la stabilità della stessa Cina».

Il dialogo con Pechino?

«Dal 2002 abbiamo avuto sei incontri. Al 5˚ hanno riconosciuto che non cerchiamo l'indipendenza, ma un'autonomia reale come prescrive la Costituzione. Ho gioito: ci siamo. Ma a fine giugno 2007, marcia indietro: di nuovo hanno accusato di separatismo me e intensificato la repressione. Hanno detto: un caso Tibet non esiste più».

Cosa può fare l'Italia?

«Molto. Siete nell'Unione Europea, che promuove i valori umani fondamentali. Parlate di questi valori ogni volta che avete interlocutori cinesi. Non solo a livello governativo. Lo dico anche a studiosi e accademici. Agli uomini d'affari: sono importanti i rapporti economici con la Cina, ma barattare giustizia e verità per il denaro è una forma di corruzione».

Si sente un po' come Toro Seduto? I tibetani come gli indiani d'America oppressi nelle loro terre?

«Loro furono spazzati via. Noi non siamo a questo punto. Però, oggi, i pellerossa sopravvissuti in America sono liberi di coltivare la cultura originaria. In Tibet no».

«Reincarnarmi in una donna? Nessuna novità. Nella nostra tradizione è già successo»

Lei è un'icona del pacifismo progressista, ma negli ultimi tempi a volerla incontrare sono leader conservatori come Bush e Merkel.

«Non solo. A Vienna mi ha ricevuto il Cancelliere». Il socialdemocratico Gusenbauer.

© Copyright Corriere della sera, 7 dicembre 2007 (consultabile anche qui)

Come potete leggere, sono stati i giornalisti a provocare la risposta del Dalai Lama che, se letta fuori dal contesto, potrebbe risultare una critica al Vaticano, ma non lo e'...
La stampa non e' ancora stanca? Non e' bastata Ratisbona? La Spe salvi? Il discorso alle Ong?
E veniamo all'analisi di Accattoli. Seguira' commento...

R.


Retroscena Il no al leader spirituale necessario per normalizzare i rapporti

In gioco la delicata partita dei vescovi cattolici cinesi

L'udienza avrebbe compromesso nuove nomine

Luigi Accattoli

CITTA' DEL VATICANO — In Vaticano sono contenti che il Dalai Lama abbia avuto ieri a Milano un colloquio di un'ora con il cardinale Dionigi Tettamanzi e trovano «sincere e condivisibili» le dichiarazioni del leader buddista sul mancato incontro con Benedetto XVI, ma non sono pentiti di quella decisione che spiegano con gli impegni del papa e con la diplomatica affermazione che «non è necessario che venga da noi ogni volta che arriva in Italia».
Confidenzialmente nessuno tra i collaboratori del papa nega che nella decisione sia stato decisivo il timore di turbare i rapporti con Pechino mettendo in calendario una nuova udienza papale al Dalai Lama a poco più di un anno dalla precedente (ottobre 2006). Negano invece decisamente che l'incontro sia stato programmato e poi cancellato.
Come si spiegano allora le voci circolate per settimane— lungo il mese di novembre — che davano per «fissata» l'udienza al 13 dicembre? Gli addetti ai lavori rispondono che si è trattato di un'«incomprensione » tra il Consiglio per il dialogo interreligioso — è presieduto dal cardinale Jean-Louis Tauran e si occupa dei rapporti con l'Islam, il Buddismo, l'Induismo e ogni altra religione — e la Segreteria di Stato.
Al Consiglio davano per «naturale » che vi sarebbe stato l'incontro, essendocene stati uno con Paolo VI nel 1973, cinque con Giovanni Paolo II (tra il 1980 e il 1990) e già uno con Benedetto XVI. Ma la «voce» sul nuovo appuntamento provocò un duro monito di Pechino — esso poteva «urtare i sentimenti dei cinesi» — e la Segreteria di Stato, che non aveva ancora affrontato la questione, decise per il no. Il 26 novembre il portavoce Federico Lombardi dichiarò che «non c'era in agenda alcun incontro » e «non esisteva un caso diplomatico», in quanto la presunta udienza «non era stata mai fissata».
Un'idea delle conseguenze che quell'udienza avrebbe potuto avere l'aveva data l'altro ieri il quotidiano di Hong Kong «South China Morning Post» scrivendo che il mancato incontro era stato decisivo perché si arrivasse — il 4 dicembre — all'ordinazione con approvazione papale del nuovo vescovo di Guangzhou, Giuseppe Gan Jungiu. Secondo il quotidiano la cerimonia di ordinazione già programmata per novembre sarebbe stata in seguito rinviata per attendere le decisione del Vaticano sull'incontro tra il Dalai Lama e Benedetto XVI.
L'ordinazione di Gan Jungiu è la terza in tre mesi che avviene con l'accordo del Vaticano: ce n'era stata una prima in settembre e una seconda il 30 novembre. In Vaticano hanno molto apprezzato questi tre «segni» di «normalizzazione», i più importanti dopo che il papa aveva inviato il 30 giugno una lettera ai cattolici cinesi con la quale proponeva un «accordo per la nomina dei vescovi » e l'apertura delle relazioni diplomatiche.

© Copyright Corriere della sera, 7 dicembre 2007

Mia riflessione...
La rana dalla bocca larga, rigorosamente anonima, che diffuse la notizia dell'udienza mai fissata andrebbe rigettata nello stagno :-)
La decisione del Vaticano e' stata saggia, risoluta ed intelligente.
Ora diro' la mia a costo di essere politicamente scorretta (tanto lo sono sempre).
Il Papa non e' il "parroco del mondo", non e' il portavoce di ogni istanza, ma il Capo della Chiesa Cattolica.
Egli ha la responsabilita' gravissima di agire come Pastore della Chiesa Universale,guida di oltre un miliardo di Cattolici.
Il Papa NON PUO' mettere a rischio la vita e la sicurezza del suo gregge, soprattutto laddove questo e' stato perseguitato (in Cina).
Parliamoci chiaro: l'udienza al Dalai Lama sarebbe stata puramente simbolica e mediatica e rischiava di far aumentare le persecuzioni a Cristiani e Buddisti.
Questo, e non la seconda udienza (ce n'e' stata una solo un anno fa), sarebbe stato un autogol incredibile.
Papa Ratzinger non bada al giudizio (variabile come le stagioni) dei media, ma alla sostanza e a garantire la liberta' religiosa.
Giovanni Paolo II avrebbe ricevuto il Dalai Lama? E chi lo sa...
Non lo sapremo mai e per una semplice ragione: i rapporti fra il Vaticano e la Cina non sono mai molto lontano almeno fino ad ora.
Parliamoci chiaro: mai, come in questo momento storico, c'e' la possibilita', concreta, di normalizzare i rapporti con il governo cinese.
Questa occasione non PUO' E NON DEVE essere sprecata, buttata alle ortiche, per un mero evento mediatico.
Solo normalizzando i rapporti con la Cina, il Vaticano puo' aiutare le altre religioni presenti su quel territorio.
Non ha senso paragone il comportamento di Benedetto XVI a quello, presunto, di Giovanni Paolo II perche' solo nell'ultimo anno di sono fatti passi avanti con la Cina.
Siamo onesti e parliamoci chiaro
!
Raffaella

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3 dicembre 2007

VATICANO-CINA/ DOMANI NOMINA UFFICALE DI VESCOVO GRADITO A SANTA SEDE


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Città del Vaticano, 3 dic. (Ap-Apcom) - Dopo oltre un anno di attesa, domani mattina padre Joseph Gan Junqiu verrà ordinato dalla Chiesa ufficiale cinese vescovo di Guangzhou (sud del paese) con l'approvazione ufficiosa del Vaticano.
Quello dell'ordinazione episcopale è uno dei temi sui quali la Santa Sede e il governo cinese stanno cercando di trovare un accordo dopo anni di attriti. La formula trovata è quella di nominare presuli graditi a livello ufficiale che abbiano però ottenuto anche il beneplacito vaticano. Nel caso di monsignor Gan, uno dei vicepresidenti dell'Associazione patriottica - la branca ufficiale, legata al governo e non riconosciuta dalla Santa Sede, della Chiesa cattolica cinese - ha riferito all'Associated Press di non sapere se egli sia o meno legato al Vaticano. "La nostra Associazione patriottica cattolica cinese davvero non si preoccupa di cose del genere", ha detto. Secondo Asianews, invece, l'agenzia stampa del Pontificio istituto missioni estere, "il ritardo nel celebrare questa ordinazione è dovuto all'ostruzionismo dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi, che non ha gradito la pubblica dichiarazione di fedeltà al Papa espressa da padre Gan subito dopo la sua elezione, avvenuta alla fine del novembre 2006".
Intanto lo scorso 30 novembre vi è stata l'ordinazione di monsignor Francesco Lu Shouwang, nuovo vescovo ufficiale di Yichang, (Hubei, Cina centrale). Il nuovo presule non ha dichiarato in pubblico che la sua nomina era stata accettata dal Vaticano ma fonti di AsiaNews confermano che è stato approvato dalla Santa Sede.


CINA – VATICANO

Fissata per domani l’ordinazione del vescovo di Guangzhou

Cattolici locali confermano ad AsiaNews che, dopo oltre un anno di attesa, p. Joseph Gan Junqiu sarà ordinato domani mattina nella cattedrale del Sacro Cuore. Il ritardo era dovuto all’Associazione patriottica, che vuole imporre vescovi ordinanti ritenuti “poco degni”. Ordinato il nuovo vescovo di Yichang, mentre è stata spostata la cerimonia per il coadiutore di Ningxia. L’insoddisfazione della Chiesa sotterranea.

Roma (AsiaNews) – Dopo oltre un anno di attesa, p. Joseph Gan Junqiu verrà ordinato domani mattina vescovo di Guangzhou, nella provincia meridionale del Guangdong. La cerimonia avverrà nella cattedrale del Sacro Cuore, la “Casa di Pietra” che si trova nel centro della città, La stampa ed i fedeli delle altre diocesi non saranno ammessi alla cerimonia “per mancanza di spazio”. Si prevede la presenza di circa 900 fedeli dotati di biglietti lasciapassare.

Alcuni cattolici locali hanno visitato la chiesa ed incontrato il futuro vescovo. Ad AsiaNews dicono: “Conosciamo mons. Gan da tanto tempo e sappiamo bene che è una persona calma e dinamica. Conosce i problemi della gente e si fa presente in persona, volentieri, là dove ci sono necessità o esplicite richieste”.

Il futuro vescovo “è aperto di mente e di cuore ed è stimato dalla gente. Non ama i compromessi, ma sa pure trovare forme di equilibrio là dove talvolta sia difficile praticare la tolleranza. Tutto questo costa sofferenza interiore e comporta amore per la sua gente e per la Chiesa, che è universale. E’ ormai da molti anni che non abbiamo un pastore e siamo felicissimi di questa grazia del Signore”.
Il ritardo nel celebrare questa ordinazione è dovuto all’ostruzionismo dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi [Ap, organo governativo non riconosciuto dalla Santa Sede, che interferisce con la vita della Chiesa e cerca di imporre nelle diocesi i propri vescovi senza il consenso vaticano ndr], che non ha gradito la pubblica dichiarazione di fedeltà al Papa espressa da p. Gan subito dopo la sua elezione, avvenuta alla fine del novembre 2006.

L’Ap ha cercato di imporre alcuni vescovi ordinanti che il candidato non ritiene degni. A presiedere l’ordinazione di domani sarà mons. Giovanni Fang Xingyao di Linyi; i co-ordinanti saranno mons. Giuseppe Liao Hongqing di Meizhou e mons. Paolo Su Yongda di Zhanjiang.
Intanto, lo scorso 30 novembre vi è stata l’ordinazione di mons. Francesco Lu Shouwang, nuovo vescovo ufficiale di Yichang, (Hubei, Cina centrale). Il nuovo presule non ha dichiarato in pubblico che la sua nomina era stata accettata dal Vaticano. Fonti di AsiaNews confermano che mons. Lu è stato approvato dalla Santa Sede. I vescovi ordinanti erano: mons. Luigi Yu Runshen, vescovo ufficiale di Hanzhong (Shaanxi); mons. Zhao Fengchang vescovo di Liao Cheng (Yang Gu, Shandong); mons. Su Yongda, vescovo di Zhanjiang (Guangdong). Alla cerimonia non era presente alcun vescovo illecito. Vi era però grande abbondanza di responsabili dell’Ap e del Consiglio dei vescovi. Fra questi: il vice direttore dell’Ufficio Affari Religiosi, Wang Zuoan; uno dei direttori del Fronte Unito Centrale, Zhou Ning; i rappresentanti del Fronte Unito dell’Hubei ed i leader del governo di Yichang, Enshizhou e Jingmen.

Subito dopo la messa, il nuovo vescovo ha promesso di “guidare tutti i sacerdoti, suore, seminaristi e fedeli a osservare la legge dello Stato, a salvaguardare l’unità nazionale e la stabilità sociale, ed a impegnarsi a dare il proprio contributo per costruire una società armoniosa socialista”.
Diversi fedeli della Chiesa sotterranea fanno notare ad AsiaNews che queste ordinazioni, pur legittime, avvengono non in totale obbedienza alla Lettera del papa ai cattolici cinesi. Benedetto XVI nella sua Lettera chiede ai vescovi legittimati di rendere “di pubblico dominio a tempi brevi” (n. 8) l‘avvenuta legittimazione da parte della Santa Sede. Alcuni neo-ordinati nascondono invece il più possibile l’avvenuta approvazione. Il papa poi domanda ai vescovi legittimati che essi “pongano sempre più gesti inequivocabili di piena comunione con il Successore di Pietro” (ibid.). Secondo la Chiesa sotterranea questo significa distanziarsi apertamente dall’Ap, che il Vaticano considera “inconciliabile con la dottrina cattolica” (n. 7).

Infine, il governo ha bloccato l’ordinazione episcopale del nuovo vescovo coadiutore della Provincia autonoma di Ningxia, nel centro della Cina. Il vescovo ordinario, Giovanni Liu Jingshan, ha spiegato che la cerimonia per il suo successore, p. Joseph Li Jing, “è stata spostata dal governo per alcuni motivi. Forse verrà celebrata il prossimo 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione”. Il futuro vescovo ha ricevuto il mandato papale.

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