14 aprile 2008

Intervista con l'arcivescovo di Washington, Donald Wuerl: il Papa annuncerà a tutti la speranza del Cristo risorto (Radio Vaticana)


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Christ our hope”, Cristo nostra speranza. E’ sulle ali di questo motto che tra meno di 24 ore, Benedetto XVI tornerà ad attraversare l’Atlantico verso il continente americano. Undici mesi dopo l’arrivo in Brasile, questa volta saranno le due città-simbolo degli Stati Uniti, Washington e New York, ad ospitare per sei giorni il Papa e il suo seguito, in un clima di fermento pastorale ed interreligioso, ma anche di grande attesa mediatica. Benedetto XVI pregherà insieme con le comunità ecclesiali delle due arcidiocesi, abbracciando idealmente tutta la Chiesa degli Stati Uniti, e farà anche tappa, fra l’altro, nel Palazzo di Vetro di New York e a Ground Zero, luoghi simbolo di una pace che si costruisce e di una che si cerca di distruggere. Alcuni giorni fa, il Pontefice ha fatto precedere il proprio arrivo negli USA da un videomessaggio, nel quale delinea i temi spirituali del suo soggiorno statunitense. A ricordarli è, in questo servizio, Alessandro De Carolis:

"At the same time, I earnestly hope that my presence…

Auspico vivamente che la mia venuta in mezzo a voi sia accolta come espressione di fraternità verso ogni comunità ecclesiale e come testimonianza di amicizia verso tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà”.

E’ l’8 aprile quando Benedetto XVI affida ad un videomessaggio diffuso dalla Sala Stampa vaticana il saluto agli statunitensi che si appresta a visitare di lì a una settimana. Le statistiche ufficiali più aggiornate parlano di una popolazione di 300 milioni di abitanti e di 67 milioni e mezzo di cattolici, distribuiti in circa 19 mila parrocchie. E’ soprattutto a loro - che incontrerà presiedendo tre Sante Messe, una nella capitale e due a New York - che Benedetto XVI porterà il messaggio della speranza di Cristo, che dà il titolo a questo ottavo viaggio apostolico. Ma non mancheranno importanti parentesi dedicate al dialogo con le altre fedi, nell’incontro dì giovedì prossimo a Washington con alcuni leader religiosi, e nella visita alla Park East Synagogue di New York, per la Pasqua ebraica.

"I shall also bring the message of Christian hope…

Porterò il messaggio della speranza anche nella grande Assemblea delle Nazioni Unite ai Rappresentanti dei popoli del mondo”.

Il Papa al Palazzo di Vetro e il Papa a Ground Zero saranno, soprattutto il secondo, gli eventi tra i più mediatici della visita papale in terra americana. In ogni caso, afferma Benedetto XVI nel suo messaggio, il mondo “ha più che mai bisogno di speranza: speranza di pace, di giustizia, di libertà”. Ma, aggiunge, “non potrà realizzare questa speranza senza obbedire alla legge di Dio, che Cristo ha portato a compimento nel comandamento di amarci gli uni gli altri”:

Da molto tempo, l’arrivo di Benedetto XVI nelle due metropoli degli Stati Uniti viene preparato dalla Chiesa locale con incontri e riflessioni sul tema della speranza cristiana. Molta parte dell’attenzione pastorale è stata rivolta ai giovani americani, per i quali il messaggio del Vangelo deve farsi strada tra voci e tendenze dominate dal relativismo etico e da un quotidiano materialismo.

Lo conferma, al microfono del nostro inviato Pietro Cocco, l’arcivescovo di Washington, Donald Wuerl:

R. - Con grande gioia aspettiamo l’arrivo del Papa. Per noi, però, questo è un momento catechistico. Stiamo preparando, insegnando ai nostri fedeli, specialmente ai giovani, a capire chi sia il Papa. E il Papa è Pietro in mezzo a noi, oggi. Così, possiamo insegnare bene a questa generazione di cattolici, a questa generazione di giovani cristiani, che la Chiesa ha tanto bisogno di Pietro, perché è proprio su Pietro che la Chiesa si poggia. Quando il Santo Padre Benedetto XV arriverà, nella fede noi vedremo l’arrivo di Pietro. La nostra preparazione avviene quindi con grande gioia, ma con la visione di insegnare bene ai nostri giovani.

D. - In che senso voi ritenete che sia così importante nella vita di oggi, dei giovani, della società americana, che si capisca il ruolo di Pietro del Papa?

R. - Perchè la generazione, la nostra cultura, la nostra società di oggi ha tanto, tanto bisogno di ascoltare il Vangelo, di ascoltare le parole di vita, di ascoltare e accettare che ci sia una dimensione spirituale della vita umana. Noi viviamo freneticamente negli Stati Uniti e l’attenzione va in tutte le direzioni, senza concentrarsi su questo fatto molto importante, che ogni vita umana ha una dimensione spirituale. Noi abbiamo bisogno di un contatto, una conversazione, una relazione con Dio. Il Santo Padre porterà questo messaggio. E’ un messaggio universale per tutti quanti, non solo per i cattolici, ma per tutti. La sua presenza sarà la presenza di un uomo, di un prete, di un vescovo, di un individuo che rappresenta questo atteggiamento con Dio, questa relazione con Dio. Per me questo spiega perchè c’è questo entusiasmo per l’arrivo del Papa.

D. - Gli Stati Uniti vivono una situazione di conflitto, di contrasto con una cultura diversa. Il timore oggi, nella cultura contemporanea, in particolare anche americana, è che la religione sia elemento di divisione…

R. - Sì, almeno ci sono coloro che dicono così. Io vedo le cose diversamente. Per me la religione dà speranza che ci sia la possibilità di costruire dei ponti tra tutti i diversi elementi della cultura, di cominciare a costruire una società veramente giusta e buona. La religione, in fondo, parla di giustizia, la vera religione parla di pace, parla di verità e parla anche delle relazioni umane. Allora, la voce della religione oggi, la voce di tutte queste religioni organizzate, questa voce porta un elemento essenziale per una buona società, una società positiva. Per questo motivo, credo che i dialoghi in atto oggi tra i cattolici e gli ebrei, tra i cattolici e i musulmani, tra i cattolici e tutte le altre religioni, aprano la porta ad un nuovo momento nella vita della nostra società, un momento di comprensione, di rispetto e di possibilità di vivere e lavorare insieme per costruire una buona società.

D. - A Washington, si svolgerà un incontro del Papa con i rappresentanti delle religioni. Qual è l’impegno della Chiesa statunitense in questo campo?

R. - Sì, questa riunione di rappresentanti di tutte le religioni, programmata per l’ultimo giorno della visita del Santo Padre, dà la possibilità di dimostrare a tutti nella nazione che il Santo Padre prende molto sul serio questo dialogo, questa conversazione con il mondo delle religioni. E’ per noi un esempio di come dobbiamo continuare ad avere questi discorsi. Che cosa nasce da tutti questi discorsi? Mi sembra che quello che nasca sia un rispetto più profondo tra gli elementi religiosi di una comunità. Negli Stati Uniti noi oggi abbiamo bisogno di questo. Ma credo che tutto il mondo abbia bisogno di questo. Noi speriamo di poter essere un esempio di tutto ciò. Il Santo Padre ha deciso, ha scelto di fare questo incontro. Mi sembra che sia una testimonianza mondiale dell’importanza di questo dialogo.

D. - Il motto della visita del Papa è “Cristo nostra speranza”. Quali sono gli ambiti della vita sociale, quindi non solo per la Chiesa, in cui pensate che ce ne sia più bisogno?

R. - Oggi, il mondo, come il Santo Padre ha detto nella sua Enciclica 'Spe salvi', ha tanto bisogno di speranza, per tutti questi aspetti negativi che noi vediamo ogni giorno alla televisione, che ascoltiamo alla radio, leggiamo nei giornali. Dobbiamo pensare che al di sopra di questo c’è di più. Abbiamo la possibilità di vivere in pace, abbiamo la possibilità di costruire una società buona e giusta, abbiamo la possibilità di vivere apertamente nella nostra fede e di vivere pienamente la nostra fede. Il Santo Padre ci dà speranza. La sua presenza ci darà la speranza. La persona che ha la spes, la speranza, vive diversamente. Per noi, allora, la visita del Santo Padre sarà un momento di speranza, un annuncio di speranza. E noi dobbiamo accogliere, ricevere e vivere questo senso di speranza, perchè Cristo è risorto. Cristo è morto, risorto e resta con noi. Noi abbiamo al centro della visita a Washington l’Eucaristia, la Santa Messa nel National Park, con 45 mila persone. Questo, secondo me, sarà il momento principale, perchè la nostra spes resti nella nostra fede che è Gesù, Gesù che è con noi nell’Eucaristia. Per questo dico che l’arrivo del Santo Padre sarà una testimonianza, una proclamazione di speranza, di speranza non solo per il futuro, ma per oggi. Così, al cuore di tutto questo ci sarà l’Eucaristia.

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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Raffaella, ti consiglio, in preparazione al viaggio di BXVI a New York, di aggiungere un post dedicato alla rilettura dei memorabili discorsi di GPII e Paolo VI all'assemblea plenaria dell'ONU che puoi trovare facilmente sul sito del vaticano. Ciao, grazie, marco

Raffaella ha detto...

Grazie, Marco :-)
Inserisco i discorsi nello speciale.

Carla ha detto...

Ascoltate questo passo dal Vangelo di Giovanni, proposto oggi:".... E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore...". Non trovate che siano parole di straordinario incoraggiamento per il viaggio di Papa Benedetto? Ciao Carla

Raffaella ha detto...

Bellissima considerazione, Carla :-)