12 settembre 2008

Il Papa all'Eliseo: "È una fede, è un amore che vengo a celebrare qui, nel vostro Paese"


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PAPA IN FRANCIA: ALL’ELISEO, “E’ UNA FEDE, E’ UN AMORE CHE VENGO A CELEBRARE”

Nel ringraziare il presidente della Repubblica francese Nikolas Sarkozy per “l’accoglienza calorosa” riservatagli, alla cerimonia di benvenuto all’Eliseo dopo l’arrivo all’aeroporto parigino di Orly, Benedetto XVI ha ricordato di “porre piede per la prima volta sul suolo di Francia dopo che la Provvidenza lo ha chiamato alla Sede di Pietro”.
Quindi, il Papa ha salutato “tutti coloro che abitano questo Paese dalla storia millenaria, dal presente ricco di eventi e dal futuro promettente”, dichiarando di unirsi, con questo viaggio apostolico per il 150° anniversario delle Apparizioni della Vergine a Lourdes (12-15 settembre), alla “folla degli innumerevoli pellegrini di tutto il mondo” che “convergono verso il santuario mariano, animati dalla fede e dall’amore”.
“È una fede, è un amore che vengo a celebrare qui, nel vostro Paese”, ha affermato il pontefice, che torna a Parigi, città “familiare”, dove, “in ragione degli studi e delle precedenti mansioni”, prima dell’elezione al soglio pontificio, ha “intrecciato buone amicizie umane e intellettuali”, gli è data “l’occasione” di “rendere omaggio all’imponente patrimonio di cultura e di fede che ha plasmato la Francia in modo splendido durante i secoli e che ha offerto al mondo grandi figure di servitori della nazione e della Chiesa”.

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PAPA IN FRANCIA: ALL’ELISEO, “LA DIFFIDENZA DEL PASSATO TRASFORMATA IN UN DIALOGO”

Durante la visita in Vaticano, nove mesi fa – ha rammentato il Papa a Sarkozy – “Ella ha ricordato che le radici della Francia - come quelle dell’Europa - sono cristiane”.
“Basta la storia a dimostrarlo”, ha detto Benedetto XVI. Infatti, “la città di Lione aveva un vescovo già nella metà del II secolo” e sant’Ireneo, l’autore dell’Adversus haereses, vi rese una testimonianza eloquente del vigore del pensiero cristiano”. “La Chiesa, impiantata in epoca antica nel suo Paese, vi ha svolto un ruolo civilizzatore”, ha affermato il Papa, attraverso la “trasmissione della cultura” dei monaci, la “formazione dei cuori e degli spiriti all’amore del povero” di numerose congregazioni religiose, il “contributo dei cristiani al consolidarsi delle istituzioni”. Quindi, il pontefice ha parlato dei “rapporti tra Chiesa e Stato”. “Cristo aveva già offerto il criterio in base al quale trovare una giusta soluzione”, ha detto il Papa: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Mc 12,17)”. “La Chiesa in Francia gode attualmente di un regime di libertà. La diffidenza del passato si è trasformata poco a poco in un dialogo sereno e positivo, che si consolida sempre di più”.

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PAPA IN FRANCIA: ALL’ELISEO, LA RELIGIONE E’ PER “LA FORMAZIONE DELLE COSCIENZE”

Restano “aperti territori di dialogo che dovremo percorrere e bonificare, poco a poco con determinazione e pazienza”, ha detto Benedetto XVI nel discorso alla cerimonia di accoglienza all’Eliseo – ma ci sono i presupposti di una “laicità positiva”, per “qualificare una comprensione più aperta” nelle relazioni tra politica e religione. “In questo momento storico in cui le culture si incrociano tra loro sempre di più, sono profondamente convinto che una nuova riflessione sul vero significato e sull’importanza della laicità è divenuta necessaria”, ha aggiunto il Papa. Se, infatti, è “fondamentale, da una parte, insistere sulla distinzione tra l’ambito politico e quello religioso, al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi”, anche occorre,“dall’altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società”.
“Il Papa, testimone di un Dio che ama e che salva, si sforza di essere un seminatore di carità e di speranza”, soprattutto “nel mondo d’oggi, che offre poche aspirazioni spirituali e poche certezze materiali”.

PAPA IN FRANCIA: ALL’ELISEO, “L’UNIONE EUROPEA, UN EDIFICIO DI DIRITTI UMANI”

“I giovani sono la mia preoccupazione più grande”, ha affermato Benedetto XVI. Alcuni “faticano a trovare un orientamento” o “soffrono di una perdita di riferimenti nella vita familiare”.
“Messi a volte ai margini e spesso abbandonati a se stessi, sono fragili e devono affrontare da soli una realtà che li supera”. È, dunque, “necessario offrire loro un solido quadro educativo e incoraggiarli a rispettare e ad aiutare gli altri”. Tra le preoccupazioni del Papa , anche la “progressiva distanza tra ricchi e poveri” in Occidente. La Chiesa “cerca spesso di provvedere alle necessità immediate, ma è allo Stato che spetta di legiferare per sradicare le ingiustizie”. Il pensiero del pontefice si è, poi, rivolto allo “stato del nostro pianeta”. Benedetto XVI ha ricordato la “nobile tradizione” in tema di “diritti dell’uomo e promozione per il bene dell’individuo e della società” della Francia, che è alla Presidenza dell’Unione Europea. “Quando il cittadino europeo vedrà e sperimenterà personalmente che i diritti inalienabili della persona umana, dal concepimento fino alla morte naturale, come quelli relativi all’educazione libera, alla vita familiare, al lavoro, senza dimenticare i diritti religiosi, sono promossi e rispettati”, allora, ha concluso il pontefice, “comprenderà pienamente la grandezza dell’edificio dell’Unione e ne diverrà un attivo artefice”.

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1 commento:

Carla ha detto...

Leggendo la versione integrale del discorso di Papa Benedetto, ho colto, a proposito dei giovani, il seguente passaggio, : "(alcuni di loro) perimentano i limiti di un comunitarismo religioso condizionante". Parole coraggiosissime, che pongono l'accento sulla necessità di incoraggiare, pur saldi nella fede, il dispiegarsi delle potenzialità dell'individuo. Abbiamo un grande Pontefice, capace di lanciare in prima persona forti messaggi alla Chiesa(anche rivolti, come in questo caso, ad interlocutori esterni)affinchè essa sia sempre più all'altezza delle grandi sfide del nostro tempo. Insomma, un altro esempio della grandezza e straordinaria "modernità" di questo Pontefice che la grazia dello Spirito Santo ci ha donato. Carla