11 settembre 2008

Pierre de Charentenay, direttore di Etudes: «Il Papa sorprenderà i Francesi» (Dell'Oro)


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«Il Papa sorprenderà i francesi»

Pierre de Charentenay, direttore di Etudes: ribalterà l'immagine negativa che i media danno di Roma Benedetto XVI domani a Parigi. «La maggioranza degli intellettuali è pronta a un dialogo di fondo»

Marco Dell'Oro

Parigi

«Il Papa? Potrebbe sorprendere i francesi».

Pierre de Charentenay, gesuita, direttore della prestigiosa rivista Etudes , è uno degli intellettuali cattolici più stimati e rispettati di Francia. La sorpresa, ci spiega, vale per la gente comune, che conosce poco e male il Pontefice, ma vale anche per gli intellettuali, tra i quali sta crescendo in maniera palpabile l'attesa per la prima visita di Benedetto XVI in Francia, che inizia domani a mezzogiorno.
«Amatissima nazione» francese, l'ha definita ieri il Papa, annunciando che la visiterà come «messaggero di pace e fraternità».
Diversi i momenti carichi di significato nell'agenda parigina del Pontefice, ma uno in particolare sembra avere il sapore della sfida. Domani pomeriggio il Papa assisterà all'inaugurazione – dopo i lavori di restauro, sette secoli e mezzo dopo la sua fondazione – di un luogo simbolo della cultura francese, il Collège des Bernardins, nel Quartiere Latino: alla cerimonia sono stati invitati i migliori intellettuali francesi, per la maggior parte laici. Benedetto XVI parlerà al fior fiore dell'intellighenzia d'Oltralpe, che lo aspetta al varco. Ad ascoltarlo ci sarà anche Pierre de Charentenay. Gli abbiamo chiesto di spiegarci come la Francia stia vivendo l'attesa del Pontefice.

Come viene visto Benedetto XVI dai francesi? Glielo chiediamo perché talvolta si ha l'impressione che sia ancora poco conosciuto in Francia, e che prevalga un'immagine un po' caricaturale (il «Papa tedesco», il «Papa della messa in latino», «l'intransigente»...). D'altra parte, il Pontefice parla perfettamente il francese, è un profondo conoscitore della teologia d'Oltralpe, è un autentico intellettuale ed è un moderato: tutte qualità che potrebbero sedurre i francesi. L'obiettivo della visita è modificare questa immagine negativa del Papa?

«La percezione di Benedetto XVI in Francia è molto diversa a seconda dell'ambiente sociale e culturale, dell'appartenenza religiosa e dell'orientamento politico. In generale, la gente lo vede come il capo universale della Chiesa cattolica, una personalità eccezionale di cui i mezzi di comunicazione nei prossimi giorni parleranno abbondantemente. I francesi hanno del Papa un'immagine molto sbiadita e assai lontana, non solo perché le loro conoscenze sulla fede cattolica sono deboli, ma anche perché come personaggio è piuttosto lontano. Penso che saranno sorpresi di accorgersi che il Pontefice parla perfettamente il francese. In effetti, conoscono Benedetto XVI solo attraverso l'immagine che i mezzi di comunicazione danno di lui. E i media trasmettono un'immagine generalmente negativa del cattolicesimo e di Roma».

È accaduto anche per gli ultimi due viaggi in America e in Australia ?

«No, nei loro resoconti i media hanno raccontato bene questi due viaggi del Pontefice. Il discorso di Benedetto XVI sull'attenzione che la Chiesa deve necessariamente porre per risolvere i problemi della pedofilia dei preti, e quello sulla preoccupazione per il rispetto della creazione sono stati – in generale – accolti favorevolmente. Al contrario, l'immagine di un Papa preoccupato dalla liturgia tradizionale, la messa in latino o la comunione in ginocchio, lascia relativamente indifferente il francese medio».

E qual è la reazione dei cattolici, invece?

«Il cattolico praticante – che in generale, dal punto di vista politico, è più orientato verso la destra – sostiene Benedetto XVI in tutti i suoi sforzi e in tutti i suoi discorsi. Apprezza il suo rigore teologico e la sua prudenza liturgica. Ama il lato un po' "rigido" di questo Papa e apprezza quello che fu il custode della buona dottrina, cioè quando, da cardinale, ricopriva il ruolo di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, l'ex Sant'Uffizio».

E la reazione dei cattolici più aperti?

«All'opposto, il cattolico aperto, conciliare e progressista è inquieto davanti alla figura del successore di Giovanni Paolo II. Non ne apprezza le concessioni ai tradizionalisti e si duole di ciò che percepisce come uno sguardo rivolto all'indietro, verso la tradizione».

Che cosa pensano, invece, gli intellettuali francesi, di Benedetto XVI ?

«Gli intellettuali riconoscono in lui un grande teologo, dotato di una vastissima competenza in questo ambito. Le sue due encicliche, così come il libro su Gesù, confermano questo interesse per la ricerca teologica. La qualità di questi testi e la loro autorevolezza creano una attesa palpabile in tutti quelli che hanno potuto leggerli direttamente».

In Francia, dove la comunità musulmana è importante, Ratzinger è ancora percepito come il «Papa di Ratisbona»?

«In realtà, il "Papa di Ratisbona" non esiste, se non per gli intellettuali. L'opinione pubblica ha già dimenticato la controversia sollevata dalle sue frasi sull'islam. E forse, ormai, l'hanno dimenticata anche gli stessi intellettuali».

Nel programma della visita è previsto un incontro anche con i rappresentanti della comunità musulmana francese. Sarà l'occasione per tornare su questo argomento?

«Prima dicevo che il "problema" di Ratisbona ha già cessato di essere un problema per l'opinione pubblica. D'altra parte, la comunità musulmana sa bene che il Papa è abbastanza critico nei riguardi di un certo modo di pensare e agire degli islamici. Ha manifestato una certa distanza rispetto al dialogo interreligioso con loro. Se il Papa incontrerà la comunità musulmana francese, si tratterà di un incontro molto rapido, come d'altra parte tutti gli incontri che sono previsti con le altre comunità religiose, compreso quello con gli ebrei. Il dialogo interreligioso non sarà il punto forte della visita del Papa in Francia. È chiaro che in pochi giorni non può affrontare contemporaneamente tutte le questioni che sono sul tappeto».

Il 14 settembre è il primo anniversario del motu proprio «Summorum Pontificum», il provvedimento con cui il Papa ha dato la facoltà di celebrare la messa in latino secondo il Messale romano antico, cioè precedente alla riforma liturgica entrata in vigore nel 1970. Come viene considerata questaa riforma da parte dei fedeli e del clero?

«Il motu proprio Summorum Pontificum aveva sollevato molta angoscia in Francia, in virtù del ruolo importante, e molto mediatizzato, occupato dai tradizionalisti francesi. Fu un vescovo francese, monsignor Lefebvre, a creare lo scisma integralista dopo il Concilio Vaticano II. Numerose chiese sono state occupate quasi con la forza da questa corrente. All'interno della stessa Chiesa esiste un gruppo relativamente importante di cattolici francesi che vogliono tornare alla liturgia tradizionale e a visioni teologiche preconciliari. La creazione e il riconoscimento da parte di Roma dell'Istituto del Buon Pastore per l'accoglienza dei preti tradizionalisti ha provocato un effetto traumatizzante in molti cattolici conciliari. Il motu proprio sembrava confermare questa tendenza generale di un ritorno all'antica liturgia».

Come, e in che misura, il motu proprio ha inciso nel cattolicesimo francese?

«Concretamente, il motu proprio ha creato poche novità. Messe in latino venivano già celebrate in numerose città francesi. Sono state impartite consegne molto chiare a tutte le diocesi per rendere possibile la celebrazione della messa in latino a tutte le comunità che ne faranno richiesta. Ma queste richieste sono state poco numerose, davvero poco numerose. Il motu proprio non ha aggiunto proprio niente alla realtà dei fatti. Ha semplicemente dato una legittimità alla liturgia in latino, e di fatto, ha rasserenato gli animi».

È il primo viaggio di Benedetto XVI in Francia (Giovanni Paolo II ne aveva fatti sette): la Francia universalmente riconosciuta per la sua grande tradizione teologica. Quale sarà, secondo lei, la disposizione di questo Papa nei confronti della «figlia primogenita della Chiesa»?

«Il cattolicesimo è la matrice della formazione della Francia sia dal punto di vista politico che dal punto di vista intellettuale. La teologia francese esprime una grande tradizione, tanto in epoche passate quanto nella stagione conciliare. Ma a partire dalla Seconda Guerra Mondiale la Francia è cambiata molto. Il cattolicesimo si è considerevolmente indebolito, non dobbiamo nascondercelo. Vi sono seminari vuoti, e accade anche per le chiese. E se è vero che in molti settori scorgiamo dei segnali di ripresa, va detto che il cattolicesimo francese non ha più le capacità che aveva un tempo. Deve dunque ripartire con dei mezzi, degli strumenti deboli. Ha conservato una vitalità reale, una capacità di riflessione approfondita, e delle personalità originali. È con questo mondo che il Papa entrerà in dialogo per guardare all'avvenire».

Ancora una domanda sull'accoglienza che la Francia riserverà al Papa. Sappiamo che Giovanni Paolo II era molto amato dai francesi. Da un punto di vista mediatico, Benedetto XVI è l'opposto del suo predecessore e non mostra alcun desiderio di imitarlo su questo terreno. Potrebbe essere un problema, in occasione di questa visita?

«Se i francesi sono stati sensibili alla personalità di Giovanni Paolo II, alla sua presenza, al suo senso dell'umorismo, alla sua fede e alla sua forza, non saranno insensibili all'intelligenza di Benedetto XVI, anche se quest'ultimo si presenta in maniera più austera e meno teatrale del suo predecessore. I cattolici francesi sapranno riconoscere nel Papa colui che è il loro pastore, il loro ispiratore, la loro guida universale. Il contatto sarà differente. Benedetto XVI toccherà forse nuove categorie di persone rispetto a Giovanni Paolo II, ma sarà certamente molto ben presente all'insieme dei francesi, attraverso la mediazione dei mezzi di comunicazione che seguiranno il suo viaggio con i loro resoconti».

Benedetto XVI si recherà in visita al santuario di Lourdes, un luogo molto frequentato dai malati e dalle persone ferite dalla vita. Che significato attribuisce a questo gesto di un Papa considerato un intellettuale?

«Nel nostro Paese razionalista e secolarizzato, Lourdes è un luogo che riceve costantemente, e in misura crescente, visite e pellegrinaggi. È un fatto apparentemente contraddittorio, ma è così. Ogni uomo ha bisogno non solo della ragione, ma anche del contatto affettivo e umano con luoghi di fede particolarmente vivi. La religione popolare non è affatto morta nella modernità. E venendo a Lourdes, Benedetto XVI si avvicina a tutti quelli che sono feriti dalla vita. Mostra il volto della compassione e dell'amore della Chiesa nei riguardi di tutta l'umanità. È un altro aspetto dell'intellettuale, questa capacità umana di avvicinarsi alla sofferenza e alla semplicità della fede».

In Francia esiste una tradizione di accanito laicismo. È il motivo per cui i discorsi del presidente della Repubblica Sarkozy in Vaticano e a Riad hanno sconvolto l'opinione pubblica. D'altra parte, il Vaticano non si è ancora espresso veramente sul tema della separazione tra Stato e Chiesa: pensa che la visita del Papa sarà l'occasione per farlo?

«La questione della laicità sarà in effetti un ottimo argomento di dibattito. Le voci più laiche non mancheranno di esprimersi, per criticare questa visita. Ma sono voci di retroguardia che non rappresentano l'insieme dei francesi. Il presidente della Repubblica Sarkozy ha cercato di trasformare la "laicità negativa", cioè una laicità di prevenzione contro la Chiesa e contro i cristiani – che in Francia è figlia di una lunga tradizione – in una "laicità positiva", cioè una laicità del dialogo tra le Chiese e la società francese. Ma si è scontrato contro atteggiamenti inveterati che vedono nella fede la nemica della ragione. Ora, il Papa ha parlato spesso di questo grande dibattito tra fede e ragione, e l'ha fatto anche prima di diventare Papa, cioè quando era il cardinale Ratzinger. Spero davvero che possa portare un contributo importante in questo ambito, e che questo contributo sia compreso da tutti i settori dell'opinione pubblica francese».

In Francia la pratica religiosa sta vivendo una crisi profonda. Pensa che la visita del Papa possa donare un nuovo slancio, in questo senso, ai cattolici francesi?

«Effettivamente la Francia vive una crisi profonda della pratica religiosa. D'altra parte, non è il solo Paese europeo in questa situazione. L'Irlanda, il Belgio, la Spagna, che sono dei Paesi di grande tradizione cattolica, sono passati attraverso la medesima prova. Questa crisi rivela una profonda trasformazione del paesaggio religioso. La credenza del singolo non è più sostenuta da una cultura cristiana diffusa. Essa diventa una scelta personale all'interno di un orizzonte di ateismo pratico e di consumo individuale. Il contesto non è più un sostegno per la pratica religiosa. Di conseguenza richiede una fede saldamente radicata e, al contempo, intellettualmente avanzata affinché possa mantenersi all'interno di condizioni per essa difficili. La visita del Papa non cambia le condizioni della società consumistica. Ma può rafforzare la determinazione dei cristiani a vivere la loro fede, sia in maniera personale, sia in maniera comunitaria».

Il Papa assisterà all'inaugurazione del Collège des Bernardins. Sarà l'occasione per incuriosire e magari accattivarsi il milieu intellettuale francese?

«Insieme ad altri esponenti del mondo intellettuale e culturale, anch'io sono stato invitato al Collège des Bernardins, e sarò molto attento a quel che ci dirà il Papa. Credo che affronterà il tema del dialogo tra la fede e la cultura nella modernità. Lo farà da intellettuale, cioè scegliendo un discorso basato sul registro della ragione, che possa indirizzarsi ai credenti e ai non credenti. Perché gli intellettuali francesi sono sempre più aperti alla fede e al dialogo con i cristiani. È notevole constatare il numero di coloro che si dicono interessati dalla fede cristiana. Ciascuno si rende conto che le ideologie non ci parlano più, e che i valori della Repubblica non riescono a produrre senso, sia a livello individuale sia collettivo. Ci troviamo a vivere in un tempo di dialogo e apertura che non sperimentavamo da molto tempo. Se resta ancora, qua e là, qualche isola di resistenza a questo dialogo, la grande maggioranza degli intellettuali è però pronta a una discussione di fondo con i cristiani. L'arrivo del Papa è un momento specifico dell'apertura di questo dialogo».

© Copyright Eco di Bergamo, 11 settembre 2008

Mah...le risposte sono francamente molto "di parte".
Interessante ma non del tutto condivisibile questa intervista. Trovo particolarmente noiosa la pratica del continuo confronto fra Papi. Sarebbe ora che anche i media ed il clero facessero un passo avanti e capissero una volta per tutti che i carismi e le capacita' dei Pontefici sono diversi a seconda delle persone, dei luoghi, dei segni dei tempi...

R.

8 commenti:

Luisa ha detto...

E la reazione dei cattolici più aperti?

«All'opposto, il cattolico aperto, conciliare e progressista è inquieto davanti alla figura del successore di Giovanni Paolo II.

La creazione e il riconoscimento da parte di Roma dell'Istituto del Buon Pastore per l'accoglienza dei preti tradizionalisti ha provocato un effetto traumatizzante in molti cattolici conciliari.

Il cattolicesimo si è considerevolmente indebolito, non dobbiamo nascondercelo. Vi sono seminari vuoti, e accade anche per le chiese. E se è vero che in molti settori scorgiamo dei segnali di ripresa,
Vi sono seminari vuoti, e accade anche per le chiese."


Quali sono i risultati di questo cattolicesimo aperto, conciliare, progressista ?
Cattocesimo indebolito, seminari e chiese vuoti....e i segnali di ripresa da dove vengono? Da quei cattoci chiamati tradizionalisti, così poco aperti !

Anonimo ha detto...

E' una persona molto decisa, non ho mai visto una persona così sicura di sè. Molte cose sono vere, anche se si intravede in lui un certo distacco, cioè accetta BXVI ma non ne condivide le scelte.

Va beh, comunque per esperienza posso dire una cosa avendo visitato Parigi più volte: ho visto una spiritualità davvero impressionante in Notre Dome (persone in ginocchio per ricevere l'eucarestia senza inginocchiatoio, le mani sempre giunte...) e in varie chiese. Per non parlare della piccola chiesa di Rue de bac dove la madonna è apparsa ad una suora chiedendo di fare una medaglia per tutti i fedeli (non so se è stato ufficializzato dalla chiesa). Il timnor di Dio che ho visto è davvero raro ad appena a 50 metri da una via trafficatissima e lussuosa.

Senza dubbio c'è una rinascita della pietà religiosa (non fondamentalismo), delle belle celebrazioni che non può che essere positiva! D'altra parte c'è tanta indifferenza e laicismo e questi si stupiranno dei preconcetti sul papa, ma capiranno che può essere un buon interlocutore! Marco

Anonimo ha detto...

Luisa, mi devi spiegare come fai a scrivere in corsivo o in grassetto... Marco

Celestino V ha detto...

La solita vecchia storia....... di colui che ha tradito il concilio. Sempre i soliti discorsi e sempre i soliti mortalmente noiosi confronti.
Questo mi fa pensare che questi presunti cattolici progressisti che progressisti non sono perchè non sanno accettare o quantomeno ascoltare qualcuno che la pensa un tantino diversamente da loro, sono più oscurantisti e chiusi al dialogo di colui che accusano proprio di queste loro carenze!
Riguardo alle chiese vuote ed ai seminari vuoti, non si può certo far ricadere la colpa su questo Papa; lo svuotamento dei seminari e delle chiese è cominciato anni e anni prima c'è poi stato un tentativo disperato e neanche tanto riuscito, di trasformare le chiese in teatro e le messe in musicall tanto per far riaumentare il numero dei partecipanti; per non parlare dello sfruttamento di Giovanni Paolo II e della sua malattia fino all'inverosimile pur di raggiungere lo scopo. Riguardo all'indebolimento del cristianesimo, forse è una conseguenza del lassismo e del permessivismo in cui è vissuta la chiesa ed i sui ministri per troppo tempo e forse anche perchè si è chiesta scusa anche quando forse non serviva.

mariateresa ha detto...

L'articolo è più positivo di quello che mi aspettassi.
Confermo quello che dice Marco. Sono stata a Parigi un mucchio di volte e certe chiese non le ho trovate affatto vuote; le celebrazioni di Notre Dame sono straordinarie e l'afflusso alla piccola chiesa di Rue du Bac è impressionante, una volta non sono riuscita ad entrare.Per il resto la fotografia della Chiesa francese che fa l'intervistato mi sembra plausibile, sembra però che oltre ad ammettere l'evidente si faccia fatica a fare autocritica.
Dopo avere letto tanti articoli in questi tre anni e mezzo mi sto chiedendo quando si smetterà di dire che il papa potrà sorprendere con argomenti frusti ritriti e muffi e non si dirà incece, come sarebbe auspicabile, non è lui che deve sorprendere siamo noi che abbiamo bevuto un mucchio di tavanate.
Del resto il cardinale Martini dopo l'elezione aveva detto :"questo papa vi sorprenderà" e deve essere per quello che da anni continuiamo a sentire questa solfa stonata. Uffa.

mariateresa ha detto...

Aggiungo una cosa dopo aver letto Celestino. Quando ci fu la richiesta di perdono e le scuse ero contenta, mi pareva un passaggio coraggioso e anche giusto, ma adesso mi sono convinta che non è servito a niente, almeno per migliorare il dialogo : le stesse accuse che si facevano prima delle scuse si fanno adesso come se la Chiesa avesse perso il diritto di parlare.Quindi le perplessità di un Messori, allora, adesso mi sembrano fondate.
Comunque quello che è stato è stato.Si può dire che è stato un bene in sè, ma che sia servito a migliorare la predisposizione mentale di chi accusa la Chiesa di essere la sentina di tutti i mali, di sicuro no.

Anonimo ha detto...

Anche tu Mariateresa sei stata in Rue de Bac, hai notato che bellezza quella piccola chiesetta? Io sono rimasto molto colpito!

C'è davvero una rinascita che mi fa pensare che i vecchi sistemi di dare una fede zuccherata alla gente non va più. Gli uomini hanno sete, desiderano vivere una fede matura, razionale e che esalti la bellezza! e mi sembra che il nostro papa ce la stia mettendo tutta! Preghiamo per BXVI perchè faccia crescere tanti frutti in francia! Marco

Anonimo ha detto...

la francia non è come l'italia in cui tutto sommato va bene qualsiasi liturgia.
o il cattolicesimo francese sarà latino e preconciliare nel senso buono del termine o non sarà.
marta