24 settembre 2008

Magister: "Da Bagnasco una svolta sul testamento biologico" (Il Sussidiario)


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CHIESA/ Magister: da Bagnasco una svolta sul testamento biologico

INT. Sandro Magister mercoledì 24 settembre 2008

La prolusione del Cardinal Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei ha fatto discutere soprattutto per le dichiarazioni sul tema del testamento biologico. Ma sono molte le tematiche toccate dal presidente della Cei, in un discorso da cui è emersa, secondo il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister, una posizione di estrema «tranquillità» ed «equanimità».

Magister, quanto detto dal cardinal Bagnasco sul testamento biologico rappresenta un cambiamento nella posizione della Chiesa: era prevedibile questo mutamento, dopo la sentenza Englaro?

Una svolta c’è stata certamente: fino a qualche mese fa la Chiesa – sia la Conferenza episcopale, sia i laici cattolici impegnati pubblicamente su questi argomenti – sembrava compatta nel respingere qualsiasi ipotesi di appoggio a una legiferazione in questa materia, ritenendola troppo delicata per essere costretta dentro le maglie di una legge. Invece adesso abbiamo una linea che si discosta da quella di qualche mese fa. La variante naturalmente, come ha fatto ben capire Bagnasco nella sua prolusione, è data dalle sentenze che hanno aperto la strada a un intervento di arresto della vita di un malato grave, addirittura interrompendo quelle che non sono affatto cure, come l’alimentazione e l’idratazione. Questo l’elemento che ha indotto la Cei, nella figura del suo presidente, a ritenere che occorra mettere mano a una legge che blocchi le vie di fuga che si sono aperte con questa sentenza. È dunque accaduto qualcosa, che ha portato a ritenere che sia meno rischioso intervenire in termini legislativi sulla questione.

C’è stato un passaggio nella prolusione di Bagnasco, poco ripreso dai giornali, su «un certo sguardo laico sulla Chiesa» e sulle «parzialità o l’ostinazione di taluni giudizi», rispetto ai quali la Chiesa non sempre ritiene di dover intervenire. Perché questo passaggio, e a cosa si riferiva in particolare Bagnasco?

Anch’io mi sono chiesto se vi fossero riferimenti precisi, che probabilmente ci sono; ma il testo della prolusione non è così chiaro da permettere di dire con certezza quali siano questi interventi. Di sicuro c’è un clima generale, che consiste in una sorta di martellamento abbastanza continuo da parte di voci laiche, sui media e nei libri, che attaccano abbastanza frontalmente la Chiesa. C’è chi si aspetta che ogniqualvolta una di queste voci si esprime la Chiesa nella sua ufficialità debba intervenire. Bagnasco a questo ha detto no, sottolineando il fatto che ci troviamo di fronte a una sorta di ripetitività di questi attacchi, che non hanno, da qualche tempo a questa parte, nulla di particolarmente nuovo e originale. Si vanno ripetendo formule anticristiane un po’ scontate («ossificate», come ha detto Bagnasco), e che non meritano risposte volta per volta.

Qualche esempio concreto si può fare?

Se si vuole esemplificare, non c’è dubbio che l’uscita in serie dei volumi di Corrado Augias, prima Inchiesta su Gesù e oggi Inchiesta sul cristianesimo sono parte di questo attacco; l’ateismo gridato e sicuramente greve di Piergiorgio Odifreddi è un’altra parte di questi attacchi; una certa linea insistente di un quotidiano come Repubblica rientra anch’essa nello stesso ambito. Queste le situazione principali che presumibilmente hanno indotto Bagnasco a fare questa sorta di chiarificazione generale. Un chiarificazione che oltretutto denota alla fin fine una certa tranquillità da parte della Chiesa gerarchica nei confronti di questa offensiva.

Qual è sinteticamente il giudizio sulla situazione politica italiana che emerge dal discorso di Bagnasco?

Direi che è un giudizio molto equilibrato. Non si può ricavare da quello che Bagnasco ha detto che la Chiesa italiana sia oggi in modo ostentato a sostegno dell’attuale governo. Di ciascun problema egli ha delineato, in termini abbastanza generali, che vi sono sia elementi positivi, sia inadempienze. Ma l’ha detto in modo sostanzialmente equanime, senza prendere una posizione né di sostegno né di avversione nei confronto dell’operato dell’attuale governo.

Al termine del Consiglio permanente si attende la nomina del successore di Giuseppe Betori, già segretario della Cei e ora nominato arcivescovo di Firenze: che cosa bisogna attendersi da questa nomina?

La mia lettura dei fatti è che la scelta del segretario della Conferenza episcopale cadrà su una persona che garantisce in partenza al presidente della Cei, per conoscenza e fiducia reciproca, un futuro di lavoro collaborativo molto forte. Non è infatti pensabile che all’interno della Cei il segretario rappresenti una sorta di contro-potere rispetto al potere del presidente. Il cardinal Bagnasco, che è in carica da poco, si sentirà ulteriormente garantito dalla presenza di un segretario di cui ha piena fiducia. I nomi sono stati fatti, e sono abbastanza ricorrenti; a dir la verità ci si può aspettare una sorpresa, perché abbastanza spesso accade così. In ogni caso la procedura per la nomina del segretario della Conferenza episcopale qui in Italia – ed è l’unico caso al mondo – è fatta direttamente dal Papa, su proposta del presidente della Conferenza episcopale, sentito il Consiglio permanente. Ora il Consiglio permanente è riunito, e la presidenza al termine presenterà al Papa una terna di candidati. Il Papa ha la scelta finale, anche se naturalmente saprà bene, anche all’interno della terna, quale sarà il candidato preferito dal presidente.

© Copyright Il Sussidiario, 24 settembre 2008

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara Raffaella,
una segnalazione da Avvenire:
su Agorà solenne stroncatura dello scientista Inchiesta sul cristianesimo del duo Augias/Cacitti. Si esibiscono da par loro Introvigne e Gennari
Sul corrierone: Il Foglio Critica Bagnasco, La replica: sbaglia
sul sito http://rassegna.camera.it
sez. Attualità Politica.
Buona giornata
Alessia

Raffaella ha detto...

Grazie Alessia :-)

mariateresa ha detto...

Buongiorno a tutti.
Eecco, io sono sostanzialmente d'accordo con Magister che mi sembra parli in modo equilibrato dell'intervento del cardinale Bagnasco. La novità è la possibilità di legiferare in materia. Insomma prendere atto che di Cassazione in Cassazione ci stiamo avviando a un bel casino (una situazione simile a quella della legge 40).Trovo che Giuliano Ferrara, per cui ho veramente grande simpatia, abbia esagerato nel suo commento. Capisco la sua preoccupazione perchè una volta offerto un dito c'è il rischio che venga strappato il braccio con tutta la spalla, ma onestamente nell'intervento del cardinale sul terreno dei principi non c'è niente di contrario al nostro catechismo. Quindi starei più rilassato.
Poi , politicamente, ognuno tira la corda dalla sua parte ma io mi attengo a quello che ha detto il cardinale (tenendo presente che anche papa Benedetto ne è stato informato preventivamente).

Carla ha detto...

Da cosa deduciamo che Papa Benedetto è stato previamente informato sul contenuto della prolusione, in particolare sul punto della "legge sulla vita"?

mariateresa ha detto...

beh, cara Carla, è sempre avvenuto così, un incontro con il papa prima della prolusione, almeno da quello che ho sempre letto. Certo non ero presente al colloquio, ma non mi sembra verosimile che il cardinale Bagnasco gli abbia sottoposto un testo diverso o gli abbia fatto una sorpresa o tantomeno uno scherzo.

Carla ha detto...

Cara Maria Teresa, il fatto è , come ho evidenziato nei miei numerosi post sull'argomanto (vi chiedo scusa se ho esagerato) che non riesco a condividere questa iniziativa, pur dopo aver letto l'articolo di Avvenire. Inoltre, in tale articolo, Ferrara viene trattato un pò ingenerosamnete, quando gli si rimprovera in tale questione una visione ristretta, cioè gli si dice in pratica di non aver capito il reale messaggio nella CEI (cioè "facciamo una legge che stia bene a noi cattolici, per evitare il Far West sulla materia"), e quando infine lo si accusa di voler dare lezioni alla Chiesa. Quest'ultima affermazione a mio avviso non è esatta, lo sarebbe se Ferrara avesse messo in dubbio un dogma o un atto del Magistero, ma qui si sta parlando di un documento di una Conferenza Episcopale. E il contenuto di tale documento, semmai, che è apparso suscettibile (basta vedere i titoli dei giornali di questi due giorni) di ingenerare l'impressione di non essere pienamente allineato con i documenti del Magistero.