23 settembre 2008

Prolusione del card. Bagnasco, Possenti: «Diagnosi precisa e vicina ai problemi della gente». Il Foglio: "Eminenza, qui la cosa non funziona"


Vedi anche:

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PROLUSIONE DEL CARD. BAGNASCO: TESTO INTEGRALE

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La vergogna dell’India e quella dell’Europa e del mondo (Padre Cervellera)

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Il silenzio sul massacro dei Cristiani in India (Luca Volontè)

Cristianofobia: le violenze nel mondo (Avvenire)

Padre Lombardi vede nella Francia una speranza per la Chiesa (Zenit)

Dall'auto di Pacelli a quelle di Ratzinger (Mosca)

l’intervista

Possenti: «Diagnosi precisa e vicina ai problemi della gente»

DI LUCIA BELLASPIGA

Un discorso che parte «dall’uni­versale per calarsi nei problemi quotidiani»: della famiglia che non arriva a fine mese, dell’immigrato e di chi lo accoglie, della singola vita e del­la morte. A seguirne il filo, «espresso con equilibrio e chiarezza invidiabile», è Vit­torio Possenti, ordinario di filosofia po­litica all’università di Venezia.

I cristiani a favore degli ultimi. E proprio per questo perseguitati nel mondo, dice Bagnasco: il messaggio di Cristo non ha ancora finito di 'dare scandalo'.

Soprattutto in India, dove c’è una forte ripresa del neonazionalismo indù con un ritorno al sistema delle caste – in teo­ria proibito dalla Costituzione –, il cri­stianesimo dà scandalo non in un’ottica di guerra di religione, che non ricorre, ma perché accusato di promuovere gli ultimi andando a toccare un assetto di potere: centinaia di milioni di fuori ca­sta devono continuare a essere esclusi da qualsiasi promozione sociale.

Eppure le persecuzioni avvengono nel silenzio della comunità internazionale. Comunità paradossalmente in gran parte cristiana...

Il problema è che i media filtrano le no­tizie e così facendo orientano l’opinione pubblica. Il tema della libertà religiosa è già poco trattato, se poi si tratta di quel­la cristiana lo è ancora meno: ciò deriva dalla composizione degli operatori dei media, che in genere hanno un atteg­giamento di distacco, se non di ostilità, verso la Chiesa.

Non siamo un «Paese da incubo», ri­corda il cardinale a proposito di opinio­ne pubblica e delle sue percezioni. I pun­ti di debolezza van­no affrontati, ma tanti sono anche i «segmenti lumino­si ». Eppure sem­briamo avvolti in un pessimismo vi­cino alla rinuncia.

Le parole di Bagna­sco si confrontano con un periodo di stanchezza che il Paese vive da tempo e di cui spia è il calo demografico. Rinun­cia e catastrofismo sono la politica peg­giore, mentre il problema richiede dia­gnosi puntuali e costruttive: bene ha fat­to Bagnasco a ricordare le questioni di ti­po economico e sociale, come la cre­scente povertà delle famiglie, che l’epi­scopato italiano, molto sensibile a que­ste tematiche, ha colto da tempo, quan­do ancora i media e­rano presi da altri interessi.

Il testo ricorda pun­ti nodali: equità so­ciale, attenzione ai nuclei con più figli, quoziente familia­re...

Tasti sui quali la Cei insiste da molti an­ni, ma nessun governo ha mai dato ri­sposte concrete di politica fiscale. La po­litica si è sempre rivolta solo all’indivi­duo o a gestire il mercato, vedendo la fa­miglia come un fattore secondario. Una visione che riemerge tuttora, quando si vuol fare di qualsiasi aggregazione di per­sone una 'famiglia'.

Di famiglia la prolusione parla spesso. Anche di quella immigrata: la ricon­giunzione familiare è la risposta auspi­cabile per il benessere dell’intera società. E nei confronti dell’immigrato la «vi­sione umanistica» è «irrinunciabile».

Trovo molto opportuno questo richia­mo alla visione umanistica. Noi non pos­siamo recedere dal rispetto della perso­na umana, cardine essenziale del cri­stianesimo. Ma anche il richiamo al ri­spetto dei doveri è sacrosanto... La par­tita si gioca su questi due livelli.

Ampio il passaggio che Bagnasco dedi­ca alla «riflessione nuova» che si impo­ne sul fine vita, con un appello a legife­rare «col concorso più ampio», e a valu­tare secondo «scienza e coscienza» da parte dei medici.

Il cardinale invita anche a tenere un punto fermo: alimentazione e idrata­zione rappresentano sostegno vitale, non terapia. La discussione sarà am­plissima e non facile, perché nel mon­do scientifico la posizione non è unani­me. Il tema delle 'indicazioni anticipa­te di trattamento', come le chiamam­mo nel 2003 al Comitato nazionale di Bioetica (e non con il nome improprio di 'testamento biologico'), non è più rinviabile ed è un bene che Bagnasco lo abbia affrontato in modo chiaro ed e­splicito. La base da cui partire è l’arti­colo 32 della Costituzione sulla 'rinun­cia consapevole ai trattamenti sanita­ri', che a mio avviso non possono mai essere imposti. Si arriverà a una solu­zione solo mettendo da parte gli ideo­logismi e, lasciando da parte eutanasia attiva e passiva, e formulando una leg­ge smilza: pochi criteri saldi e univoci. Il resto spetterà al malato consapevole e al medico, che deciderà secondo scienza e coscienza.

© Copyright Avvenire, 23 settembre 2008

Eminenza, qui la cosa non funziona. Il capo dei vescovi molla una posizione strategica sul tema della vita(Il Foglio)

3 commenti:

Carla ha detto...

Ho letto l'articolo del Foglio (è di Ferrara?), e ne condivido il senso ultimo, con estrema preoccupazione. Più ci rifletto e più penso: se si abdica sulla vita, valore non negoziabile , se questo finisce nella nostra disponibilità (attraverso l'attività legislativa, come per la legge 194 e la legge 40) si imbocca una strada senza ritorno, o meglio un abisso.
Non credo che Ferrara si possa annoverare fra i cattolici (i "laicisti" lo annoverano con disprezzo tra i cc.dd. "atei devoti") , ma credo che molti cattolici, dopo aver letto questo articolo, lo condividano. Anche se ora questa c.d. "apertura" del Card. Bagnasco è un problema - molto serio - interno alla Chiesa, come comunità dei cattolici, vale la pena però scorrere qualche titolo dei soliti giornali, il Corriere ha persino lanciato un sondaggio, nel senso se si è d'accordo con questo "nuovo corso" della Chiesa". Non mi sento, purtroppo, in questa occasione, di parlare di manipolazione da parte dei media. Carla
p.s.: ho riletto per la quinta o sesta volta lo stralcio della prolusione ed aumentano confusione e sconcerto.

Odisseus ha detto...

ci sono piccole aperture che non si può non fare... la CEI raccoglie anche i pareri che vengono dalle diocesi, tra cui alcune come milano torino sono molto avanzate, a mio giudizio è qualcosa su cui i parlamentari cattolici debbono discutere...

(guarda ad esempio anche le conferenze episcopali europee che sono su questa linea)

Carla ha detto...

No, mi dispiace, non mi sento di poter accettare il concetto che possiamo disporre come meglio ci aggrada della Vita, di ciò che non ci appartiene. A meno di non dover ammettere di non aver capito finora niente di niente del creazionismo, di uno dei capisaldi della Fede cristiana. Sono molto scossa da questa cosa, intuivo che la legge sul "testamento biologico", o sul "fine della vita", (per usare altri giri di parole) era di fatto un'apertura all'eutanasia, lo testimonia l'impiego stesso della parola testamento, cioè "ultime disposizioni". Dopo la "cattolica" Rosy Bindi che presenta il disegno di legge sui DICO, credevo di aver già visto di tutto, ma sentire il Card. Bagnasco parlare, di fatto, di una regolamentazione di quello che - come dice giustamente Ferrara - è un Mistero è stato proprio troppo......