1 novembre 2007

Evento straordinario: per la prima volta nella storia un Re dell'Arabia Saudita incontrerà un Pontefice


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La strada araba di Ratzinger

Paolo Rodari

Il tour europeo del Re dell'Arabia Saudita, Abdullah II, vivrà il prossimo martedì (6 novembre) un appuntamento senza precedenti. Papa Benedetto XVI riceverà il sovrano in udienza in Vaticano.

È la prima volta che la massima carica dell'Arabia Saudita mette piede oltre il Tevere. È un risultato che segna la grande attenzione che Benedetto XVI vuole mettere sul campo delle relazioni con il mondo musulmano. È un risultato al quale - se lo augurano nei sacri palazzi - ne potrebbero seguire altri più concreti.

È ben noto, infatti, nella Santa Sede e nella segreteria di Stato che ha curato nei minimi dettagli l'organizzazione della visita - soltanto due mesi fa, il 6 settembre, a Castel Gandolfo, Ratzinger aveva ricevuto il ministro degli Esteri saudita, il principe Saud Al Faisal - come il paese governato da Abdullah II sia tra i più oppressivi quanto a libertà religiosa e di culto del mondo. Quanto a oppressioni contro le minoranze religiose, secondo i dati forniti nel 2006 dall'organizzazione internazionale Open Doors , soltanto la Corea del Nord sta messa peggio.
In Arabia Saudita (il 93,7% della popolazione è musulmana), non è permesso possedere bibbie, portare con sé un crocifisso, un rosario, pregare in pubblico. E chi osa trasgredire questi divieti viene violentemente oppresso dalla Muttawa, la polizia religiosa ben conosciuta quanto a spregiudicatezza. Oltre il Tevere non sfugge, inoltre, come all'Arabia serva un nuovo accreditamento d'immagine nel mondo della diplomazia internazionale. Un accreditamento che la stessa élite del paese giudica oggi necessario anche a causa dell'ascesa sulla scena internazionale dell'Iran di Amadinejad, ascesa contro la quale gli stessi Stati Uniti stanno spingendo l'Arabia a prendere iniziative concrete.
In questo senso, la visita di Abdullah II al Pontefice potrebbe giovare soprattutto all'immagine del paese arabo.

Ma anche il Vaticano, pur non avendo alcuna relazione diplomatica col l'Arabia (la Santa Sede non ha mai avuto un suo nunzio nel paese), potrebbe "lavorare ai fianchi" il monarca e far sì che l'udienza di martedì diventi, da mera show diplomacy , il primo passo di futuri rapporti fino a oggi insperati, soprattutto ai fini della sopravvivenza di quel 3,7% della popolazione saudita che si dichiara cristiana.

Benedetto XVI, un anno fa, dopo il bailamme seguito alla sua lectio di Ratisbona, aveva spronato i nunzi vaticani a lavorare in accordo con la segreteria di Stato per tessere rapporti con i paesi islamici il più possibile tesi all'amicizia e al rispetto nella reciprocità.

Al di là delle varie e pur lodevoli iniziative di dialogo interreligioso, aveva chiesto un lavoro diplomatico alto, nella consapevolezza che è innanzitutto attraverso la collaborazione con le élite dei vari Paesi islamici che la pace e la tolleranza tra credo diversi (e dunque la lotta al terrorismo) potrà portare a risultati effettivi.

La recente nomina del cardinale francese Jean-Louis Tauran alla presidenza del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso è in questo senso significativa. Nell'immediato spetta a lui adoperarsi per promuovere ogni iniziativa di dialogo possibile, in particolare con il mondo islamico.
Dopo Ratisbona - e dopo il successivo incontro del Papa a Castelgandolfo con alcuni capi religiosi musulmani - l'iniziativa presa recentemente da 138 leader musulmani di scrivere una lettera aperta al Papa e ad altri leader cristiani per chiedere di mettere i due "più grandi comandamenti" dell'amore di Dio e del prossimo come base e terreno d'intesa per i futuri rapporti, resta un risultato notevole, da annotare e a cui fare seguire le opportune contro proposte. A Tauran, in particolare, toccherà - l'uscita dovrebbe avvenire a breve - una risposta ufficiale alla lettera.

Mentre alla diplomazia vaticana spetta, da subito, di continuare a tessere trame significative con i governi dei vari paesi islamici così come si è iniziato a fare un anno fa dopo Ratisbona.
È questa la strategia di Ratzinger. E l'arrivo di Abdullah II segna, all'interno di questa strategia, un passo significativo.


A parte la visita di due mesi fa del principe Saud Al Faisal a Benedetto XVI, i rapporti del Vaticano con l'Arabia Saudita erano fermi a tre visite che lo stesso Saud Al Faisal fece a Giovanni Paolo II negli anni passati. Ma da martedì molte cose potrebbero cambiare, soprattutto - se lo augurano in Vaticano - per la minoranza cristiana d'Arabia e per i suoi 801 mila battezzati cattolici.

© Copyright Il Riformista, 1° novembre 2007

Ecco i frutti di Ratisbona! Preghiamo affinche' l'incontro del Papa con il Re dell'Arabia porti all'allacciamento di relazioni diplomatiche a favore dei cristiani che abitano in quel Paese.
R.


Il Papa riceverà in udienza Abdullah sarà il primo re saudita in Vaticano

CITTA´ DEL VATICANO - Il re dell´Arabia Saudita Abdullah, atteso in Italia la prossima settimana, sarà ricevuto in udienza dal Papa martedì prossimo 6 novembre. Lo ha confermato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Sarà la prima volta di un re saudita in Vaticano. Santa Sede e Arabia Saudita, paese a maggioranza islamica, non hanno relazioni diplomatiche.

© Copyright Repubblica, 1° novembre 2007

5 commenti:

Umberto ha detto...

Anche in questo caso, Raffaella, come a buon pro proponesti non molto tempo fa, il lunedì sera 5 novembre, creiamo una "Corona del Rosario" per l'iniziativa del Santo Padre di martedì che incontra il Re d'Arabia.

Ti seguiremo in tanti, ne sono certo.
Buon lavoro a tutti.

Raffaella ha detto...

Ottima idea, Umberto :-)
Ti ringrazio.

euge ha detto...

Sicuramente lunedì cinque mi unirò a questa vostra iniziativa!!!!!!!!!!!!
Eugenia

francesco ha detto...

bella idea...
lo propongo ad un ragazzo devotissimo del rosario che non vede l'ora di poter pregarlo con me...
mi sintonizzo verso le 19.30 di lunedì

Cindy ha detto...

Si anchio mi unirò a voi Ben ha bisogno di tutte le nostre preghiere perchè l'incontro è importante e difficile