21 aprile 2008

Le sorprese di Benedetto (Angelo Scelzo per "Il Mattino")


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Le sorprese di Benedetto

Angelo Scelzo

Il meno che si possa dire del viaggio di Benedetto XVI negli Usa è che si è trattato di un grande successo. Ma posta da parte, per un attimo, la consuetudine di tracciare un bilancio in termini convenzionali - quando il Papa è ancora sulla strada del ritorno - la prima realtà che appare in tutta evidenza è che questo pellegrinaggio dall’altra parte dell’oceano ha dato una nuova luce al Papa e al suo pontificato. Si può parlare, in questo senso, di un momento di svolta, sottolineato, significativamente, anche dal compimento del terzo anniversario dell’elezione.
Nessun Paese meglio degli Stati Uniti - e precisamente in questo momento della storia così inquieto e contraddittorio - poteva offrirsi come proscenio più autentico perché a Benedetto e alla sua Chiesa fosse data la possibilità di parlare al mondo e sfogliare davanti a esso le pagine di un Vangelo che, di fronte alla complessa realtà americana, si consegnava, in un certo senso, alla prova dell’attualità e, insieme, della profezia.

La piena cittadinanza del messaggio di Cristo in una società iper-tecnologica, nella quale Cristo è talvolta messo da parte nel timore di far ombra al proprio protagonismo, è non una ma la sfida che Papa Benedetto ha posto al centro del suo magistero.

Al contatto con la realtà americana, attraverso la grande evidenza di questo tema così centrale, hanno preso spessore tutti gli aspetti di un Papa e di un pontificato che, durante il breve spazio di cinque giorni, è sembrato attraversare in lungo e in largo i territori dell’anima, oltre quelli della sua formazione teologica e culturale. A ogni passo compiuto in America, Papa Benedetto è parso come a casa propria , familiare con i luoghi, ma ancor di più con i problemi, al punto che quanto più essi apparivano spinosi - primo fra tutti l’ignominia dei preti pedofili - tanto più veniva in risalto la limpidezza e perfino l’audacia di risposte che hanno lasciato il segno. Il Papa a cui si rimprovera talvolta il riserbo dei gesti, nel momento in cui si è trovato immerso nelle suggestioni di una terra che evoca di per sé - e al di là della concreta coerenza di vita - i valori di libertà e di democrazia ha - per così dire - arricchito di spunti personali la trama più solenne di una predicazione a tutto campo. Così, ai seminaristi newyorchesi e alla folla di giovani radunati nella spianata, ha potuto confessare che gli anni della sua adolescenza «sono stati rovinati dal nazismo», un regime «infausto e mostruoso». E il compimento degli 81 anni ha dato luogo alla umanissima considerazione del «tempo che vola». Ancora più personale e delicato è stato poi il commento «a braccio», quando, ringraziando per gli auguri del terzo anno di pontificato, ha parlato di sé come di «un povero successore» di Pietro. Attraverso l’eloquenza di una preghiera profondamente scolpita nell’anima, la sosta a Ground Zero è stata poi - tra le immagini -la più significativa per svelare Papa Benedetto all’America. E non solo.

L’America e il Papa, insieme, hanno fatto conoscere più intensamente al mondo e, forse, in primo luogo all’Italia - la dimensione di un pontificato che, in toni umili, non si nega però il coraggio di bussare, in nome dell’uomo e della sua dignità, alle porte dei potenti come alla coscienza dei singoli, per continuare a proclamare la verità di un Dio che sovrintende in amore alla storia dell’umanità.

È in questo senso che il pellegrinaggio negli Usa può essere considerato come la prima magna carta di questi tre anni di pontificato, segnati da due enciliche - una sull’amore, l’altra sulla speranza - alle quali, forse, in attesa del completamento della trilogia, occorre aggiungere, come valore di testimonianza , la Lettera che Benedetto XVI, sulla scia dei due predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, ha consegnato all’umanità e al mondo dalla tribuna dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Definire storico un discorso del Papa all’Onu è quasi una prassi. Ma le parole di Benedetto XVI hanno varcato, in questa occasione, una soglia che appare oggi per molti versi invalicabile: ripristinare un senso alto nel dibattere, a ogni livello, sui problemi dell’umanità e del mondo.

Di parole vuote e scontate sono sempre più affollate anche le più grandi e prestigiose assise in cui si gioca il futuro dell’uomo. La parola di Benedetto, nel difficile cimento dell’America, si è confermata come linfa vitale per un mondo che, nell’era della comunicazione, si ritrova a sperimentare una sostanziale incomunicabilità. L’America, lo si può ben dire, ha capito il Papa. E Benedetto ora appare, in un certo senso, ancora più vicino anche alla sua stessa gente di casa.

© Copyright Il Mattino, 21 aprile 2008 consultabile online anche qui.

2 commenti:

Carla ha detto...

Mi unisco all'auspicio di scelzo: chissà che la straordinaria "risposta" degli USA al grande intellettuale e teologo Papa Benedetto non "rimbalzi" anche da noi e possa far riflettere tante menti sulla potenza salvifica del suo messaggio, di Verità Libertà e Amore. Speriamo....(del resto la Speranza era il tema del viaggio). Buona serata Carla

euge ha detto...

Cara carla mi associo alla tua speranza!!!!! Ma, purtroppo, qui il compito sarà arduo; visto che sistematicamente c'è ancora chi dopo un risultato come questo, ancora critica, confronta e scambia Benedetto XVI con Giovanni Paolo II............... Quanto vorrei che il buon senso e la correttezza avessero ragione della meschinità con la quale si usano due persone che hanno lavorato insieme per 27 anni stimandosi e rispettandosi reciprocamente, soltanto per metterli costantemente a confronto e uno contro l'altro...........!!!!!!!