16 ottobre 2008

La "riscossa" dei seguaci di Mons. Lefebvre (Griseri)


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Su segnalazione di Eufemia leggiamo:

Viaggio nella comunità di Montalenghe Qui vivono gli irriducibili del monsignore

La riscossa dei seguaci di Lefebvre

PAOLO GRISERI MONTALENGHE

Sul camino del refettorio, proprio di fianco al ritratto di Giuseppe Sarto, quel Pio X che condusse la crociata contro il modernismo, un ragazzo e il padre baciano la mano a Karol Wojtyla, il pontefice dei papa boys.
Nell'ingresso una fotografia ritrae la statua di San Pietro benedicente, la stessa che i pellegrini devoti baciano al piede nella basilica Vaticana, genuflettendosi di fronte all' autorità del vescovo di Roma. Dietro il muro di cinta dell' abbazia di Montalenghe, nel cuore del Canavese, dove lo stemma della Vandea si confonde con quello della confraternita di San Pio X, la lingua batte dove il dente duole. Per chi ha fatto della fedeltà alla tradizione la sua ragion d' essere, una scomunica papale è la peggiore delle sciagure. Padre Emanuele è da dieci anni il priore della comunità di san Carlo Borromeo, una delle tre filiazioni italiane del movimento fondato dal vescovo scismatico Marcel Lefebvre: «Non siamo propriamente scismatici. Siamo pronti all' obbedienza a meno che non significhi provocare la rovina della chiesa». Quella di padre Emanuele è in realtà la giustificazione di tutti gli scismi del cristianesimo: chi se ne è andato lo ha sempre fatto in nome dei valori della vera fede corrotti da un' eccessiva confidenza della chiesa con il mondo. Per gli irriducibili di Montalenghe i mali del mondo sono simboleggiati dal Concilio vaticano II e soprattutto dall' interpretazione che ne è stata fatta nella liturgia: «Al silenzio della meditazione hanno sostituito il frastuono delle chitarre». Le messe beat degli anni '70 e la liturgia in lingua volgare hanno colpito al cuore chi, come padre Emanuele, pensa che «il rapporto con il Signore abbia soprattutto una dimensione verticale. Dopo il Concilio invece si privilegia l' orizzontale, la dimensione dell' assemblea dei credenti e questo è un errore». Emanuele non è italiano. Viene da Chartres, dove la dimensione verticale del rapporto con Dio si impara da bambini, di fronte alla facciata della cattedrale gotica. Ha 57 anni e racconta di aver subito un autentico trauma in gioventù: «Nel '68 in Francia la dottrina del Concilio è stata applicata in modo radicale. Nelle chiese sventolavano le bandiere rosse e un giorno il mio vescovo disse: 'Se vuoi mantenere la fede non andare in seminario. Lì, certamente, la perderai' ». Così Emanuele è fuggito a Econe in Svizzera, nel rifugio tradizionalista di monsignor Lefebvre a 15 chilometri da Sion. Qui il futuro priore di Montalenghe è stato ordinato sacerdote. «Eravamo il primo corso di seminaristi - dice - Nel 1976 prendemmo i voti e arrivò da Roma la sospensione a divinis».
Trent' anni dopo si respira un' altra aria: «Il motu proprio con cui Benedetto XVI ha ridato slancio alla messa in latino è stato certamente un importante passo avanti». Un anno dopo le chiese in cui si celebra la messa tridentina sono aumentate. Nella sola Francia se ne sono aggiunte 150.
In Italia la situazione è più difficile: «Qui i vescovi fanno resistenza e le celebrazioni avvengono in modo quasi clandestino».
Chi preferisce l' astruso «latinorum» di don Abbondio alla lingua di tutti i giorni? Padre Emanuele sorride: «Non ci crederà ma sono soprattutto i giovani, affascinati da un rito antico di secoli accantonato troppo in fretta. Per i ragazzi di oggi la messa in latino è una messa nuova». Apprezza anche «chi va in chiesa per abitudine, i cattolici della domenica». Ci sono anche i refrattari? «Certo: i cattolici impegnati, i laici che animano la vita delle parrocchie. E le suore». Il motu proprio di Benedetto XVI servirà a superare lo scisma di Lefebvre? Nel convento del Canavese sono molto scettici: «La liturgia è importante ma non è tutto. E' necessario superare un altro errore del Concilio Vaticano II: il concetto di ecumenismo, l' idea di libertà religiosa. Così si è aperta la porta al relativismo». Extra ecclesiam nulla salus, diceva San Cipriano. Ma davvero la salvezza degli uomini passa solo attraverso la dottrina di Roma? «Questo dice il Vangelo. La verità è una sola. Gli altri punti di vista possono essere tollerati ma sono indubbiamente un errore». Una posizione integralista difficilmente accettabile nella società laica. «Il compito del cristiano è convertire il mondo, non adattarsi alle mode culturali». Fino al punto di ipotizzare il ritorno alla religione di Stato? «Chi guida gli Stati deve saper discernere tra la verità e l' errore. Se tutte le religioni sono sullo stesso piano, a cominciare dall' otto per mille, è chiaro che il relativismo dilaga». Così è il mondo visto da Montalenghe con la vita segnata dalla regola di Ecône: la lingua ufficiale è il latino, dalla preghiera delle 6,30 a quella di mezzogiorno, dal rosario delle 19 a compieta. Un' atmosfera diametralmente opposta a quella che si respira pochi chilometri più a nord a Bose, nella comunità monastica di Enzo Bianchi dove l' ecumenismo è la via per conoscere Dio. Nel priorato di San Carlo invece l' orologio della chiesa va riportato indietro di quattro secoli al Concilio di Trento, l' unico davvero amato dai lefebvriani. La controriforma come modello per i cattolici del terzo millennio? Padre Emanuele si stupisce dello stupore: «Perché no? Dopo il Concilio di Trento le vocazioni aumentarono e la chiesa riprese vigore. Dopo il Concilio Vaticano II i seminari si sono svuotati. Sa che cosa sta scritto nel Vangelo? 'Dai frutti li riconoscerete' ». Anzi: fructibus eorum cognoscetis, vangelo di Matteo, capitolo 7, versetto 16.

© Copyright Repubblica, 15 ottobre 2008 consultabile online anche qui.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono Scomunicati!!!!!!!!!!!!!!!
E lo resteranno.

Anonimo ha detto...

La vicenda e' complessa. E non riducibile allo scisma. Se oggi abbiamo una liberta' per la vecchia messa lo si deve alla loro resistenza. Vent'anni fa erano solo loro a dire che la messa tridentina nn era mai stata abolita. esistono altri punti: liberta' religiosa ed ecumenismo. su questi punti il magistero precedente il Concilio e' chiarissimo e credo si dovrebbe recuperare tale continuita'.....

Comunque sono discorsi complessi, ed e' inutile anzi e' infantile dire sono scomunicati e basta...

tra l'altro non lo affermano piu' nemmeno i cardinali che si occupano del caso.

La fraternita' fa' pellegrinaggi nei principali santuari francesi, Lisieux ad esempio e li' all'interno possono celebrare.

E' una lunga marcia ma fin'ora hanno avuto ragione.

Anonimo ha detto...

Alla parola "resistenza" sarebbe più corretto sostituire SCISMA.
La messa tridentina a loro serve ad altri scopi, che non è il caso qui chiarire ma che tutti ben sanno.

paolo ha detto...

Uno "scisma”, però, che presenta caratteristiche del tutto anomale rispetto a quelli storicamente più noti. Tant'è vero che nel motu proprio "Ecclesia Dei Afflicta" di Giovanni Paolo II ( 1988) si parla più correttamente di "atto scismatico". La differenza è sostanziale, e porta alla conclusione necessaria che quello della Fraternità non è considerato – soprattutto oggi, come ha sottolineato già un altro commentatore - uno scisma formale a tutti gli effetti, ma un gesto di disubbidienza a cui può seguire, nei “tradizionalisti” più irriducibili, il diffondersi di una mentalità di tipo scismatico. E’ un rischio potenziale, quello della separazione, una mentalità, piuttosto che un dato da dare per scontato, come sa chi conosce personalmente il mondo variegato che ruota attorno alla FSSPX.. Castrillon Hoyos ( non certo l'ultimo arrivato, insignito di un ben preciso mandato papale) ha più volte dichiarato che i membri della FSSPX non sono "né eretici né scomunicati" ( ad esempio, nel 2002), e la maggior parte di loro hanno la sincera volontà di agire per il bene della Chiesa. E sono cattolici. Questa, ovviamente, è anche la posizione personale del Santo Padre che ha confermato il mandato di Hoyos, al di là delle questioni di diritto canonico ( sulla base del quale, per altro, i “lefebvriani” oggi rivendicano la loro libertà di azione). E’ un fatto, come dovrebbe essere già abbastanza noto, che la scomunica formale ha colpito SOLO i vescovi ordinati, Lefebvre e De Castro Mayer. Di fatto, poi, le posizioni interne alla FSSPX riguardo a temi potenzialmente scismatici sono molto, molto più sfumate rispetto a come ce le presenta la vulgata corrente - di cui l'approccio mentale dell'articolista di "Repubblica" è solo un piccolo esempio. Chi frequenta la FSSPX, è per lo più mosso da un forte amore per il patrimonio secolare della Chiesa, di fronte alla crisi tremenda della fede oggi. All'interno della FSSPX c'è chi sostiene che il 90% delle cose uscite dal CVII sono buone. Lo “scisma sommerso” di certe realtà ecclesiali di oggi sinceramente fa molto, molto più paura ( vedi soprattutto gli atteggiamenti dell’episcopato francese, quello tedesco e quello statunitense, nonché delle resistenze di molti vescovi nostrani al Motu Proprio: atto di disobbedienza?). Monsignor Perl l’ha detto chiaro e tondo all’incontro romano di ottobre: oggi la crisi della Chiesa è innegabile, e questa crisi riguarda soprattutto i vescovi.. Parole sue. Personalmente, sono uno dei pochissimi a non sapere quali siano gli scopi reconditi dell’attaccamento dei “lefebvriani”alla Messa Tridentina (cioè quella di sempre, visto che le sue radici sono nel rito di Gregorio Magno, di cui costituisce una sistemazione più razionale dopo secoli di incrostature). Se si tratta di nascondere un attacco ben più profondo al cuore del Concilio Vaticano II, allora non c’era bisogno di usare il rito tradizionale, visto che la critica è manifesta.

paolo ha detto...

Pardon, l'incontro sul motu proprio è stato fatto a settembre, non a ottobre. Una svista.
Paolo

Anonimo ha detto...

Grazie Paolo.!!!!!!!

ricordo anni fa' un numero della rivista 30 GIORNI, con un articolo eloquente: SI FA PRESTO A DIRE SCOMUNICATI.

Tra l'altro si parlava anche di una tesi di laurea in dirito canonico di un sac. americano nn tradizionalista approvata con il massimo dei voti, nel quale si mettevano dei dubbi sulla scomunica inflitta' a Lefebvre, in quanto essa aveva effetti se lo stesso Mons. avesse avuto veramente intenzioni di fare qualcosa di suo. E tutto il mondo sa che Mons. fece le consacrazioni solo per assicurare la continuita' del sacerdozio cattolico, pensando che ci fosse uno stato di necessita'. Personalmente penso che ci fosse. e forse anche oggi.

Ripeto: non si puo' dire che sono scismatici solo perche' ribadiscono un attaccamento al magistero preconciliare. Il problema e' che non e' concepibile avere un pensiero conciliere su alcuni punti, contrapposto a quello preconciliare.

La crisi della Chiesa nasce da qui...

I veri integralisti sono i finti progressisti che sputano sempre in faccia alla FSPX.

Avremo modo di vedere chi ha ragione.

Le cose stanno cambiando anche in modo abbastanza veloce.

Invito tutti a farsi un giro tra le Comunita' francesi... la nuova linfa arriva solo dalle comunita' Ecclesia Dei e Fraternita'.... e quante belle Famiglie numerose che portano con se.....

Piantiamola di trattarli come appestati , quando poi apriamo basiliche a veri eretici e come qli Ortodossi, accolti con tutti gli onori e che nn professano lo stesso Credo. un po' di buon senso ci vuole.

Il caso FSPX e solo un caso interno alla Chiesa cattolica, come disse in una lettere scritta un cardinale.

Giglio Bianco

Anonimo ha detto...

SI FA PRESTO A DIRE SCOMUNICATI.
Correggasi:

SI FA MEGLIO A DIRE
S C O M U N I C A T I

Anonimo ha detto...

ECCO IL VERO INTEGRALISMO.....

Giglio bianco

Anonimo ha detto...

NO, che brutta parola integralismo.
La chiami "Comunione con Roma".

brustef1 ha detto...

Prima dell'avvento di Benedetto XVI i levebvriani avevano tutte le ragioni per esistere. Oggi molte meno

paolo ha detto...

Qualunque comunità religiosa, istituita da un fondatore con regolare approvazione della Chiesa - come è accaduto per la FSSPX - e legata a una sua specifica spiritualità, ha ragione di esistere comunque, a prescindere dai carismi del Papa regnante ( e Benedetto XVI ne ha molti). Tanto per dire, citando a caso tra i tanti esempi possibili, non è che le ragioni dell'esistenza dei Passionisti di San Paolo della Croce debbano essere ritenute inutili oggi perché il loro carisma non pare più attuale nella società contemporanea, come molti pensano.
Quanto alla FSSPX,non è che nel giro di tre anni le problematiche da loro poste - crisi della Chiesa e difesa dela Tradizione- si siano risolte per la presenza di un Papa pur grande come Benedetto XVI. Tutt'altro. Non bastano un Motu Proprio e altri lodevoli tentativi per dichiarare chiuse questioni ben più ampie.

brustef1 ha detto...

Concordo che una crisi come quella post-conciliare non si risolve da un giorno all'altro, e anche sulla legittimità della FSSPX. Volevo soltanto dire che Benedetto XVI si sta muovendo -con la dovuta e necessaria prudenza, visto lo sfacelo ereditato- in una direzione provvidenziale, e i tradizionalisti devono riconoscerlo

Anonimo ha detto...

Paolo forse non conosce il Motu Proprio Ecclesia Dei del 1988 di Giovanni Paolo II.
Vedrà che la fraternità non è riconosciuta, ne approvata.

paolo ha detto...

L'anonimo del commento numero 13, invece di ripetere saccentemente banalità ovvie - figuriamoci se non conosco bene il MP del 1988 - provi invece a leggere ciò che si scrive senza paraocchi ideologici, approfondendo un po'le vicende della FSSPX. Quando parlavo di approvazione ecclesiastica, mi riferivo evidentemente al momento storico in cui la Fraternità venne fondata da Lefebvre, nel 1970, con l'approvazione del vescovo di Friburgo, Mons.Charriere. Approvazione che, nell'eventualità di un ritorno alla piena comunione, non implicherebbe nessuna modifica essenziale del carisma originale della FSSPX, come è successi ad esempio per quelli di Campos

Pienamente d'accordo, invece, con quello che dice Brustef1.
Da quello che apprendo quotidianamente negli ambienti della FSSPX, mi pare che la consapevolezza di un'azione comunque provvidenziale da parte di BXVI ci sia, soprattuto in alcune figure guida illuminate, al di là di molte dichiarazioni ufficiali. Ma tutto richiede tempo e riflessione e, da parte di alcuni aficionados interni più realisti del re, una maggiore umiltà.

Anonimo ha detto...

L'anonimo della maggiore umiltà citato da Paolo nel ricordare che la "riscossa" viene incitata da una canzone comunista, e quindi poco si aggrada ai seguaci di lefevre, caritatevolmente indica agli stessi di fare attenzione che la galoppata verso tale "riscossa", non porti verso un luogo ove si sente una certa puzza di zolfo, e che è tremendamente caldo, oltre che Eterno, e di cui ometto il nome.
Certo di aver fatto meritoria opera di Carità cristiana per la salvezza e l'elevazione di tali anime, calorosamente le saluta (calorosamente, in senso buono).

Anonimo ha detto...

Oh Oh, una correzione, rileggendo il mio commento è equivocabile il significato. Agli stessi, intendo i seguaci del movimento scismatico dei lefevriani.
Quindi va inteso: lefevriani attenti che la galoppata verso tale "riscossa", non porti verso un luogo ove si sente una certa puzza di zolfo, e che è tremendamente caldo, oltre che Eterno, e di cui ometto il nome.
Grazie per la correzione apportata.

paolo ha detto...

Veramente, la maggiore umiltà da praticare di cui parlavo si riferiva appunto ad alcuni "seguaci di Lefebvre" più realisti del re ( Lefebvre stesso).
Vedo che l'anonimo continua ad aver seri problemi di intepretazione di quel che si scrive. Il consiglio dell'umiltà, a questo punto, può valere anche per lui.