11 luglio 2008

Parlano le suore che assistono Eluana Englaro: «È parte anche della nostra famiglia» (da leggere per riflettere!)


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Novena per il nostro amico Germano

DOPO IL "CASO SAPIENZA" UN'ALTRA VERGOGNA PER L'ITALIA: IL TEATRINO DI PIAZZA NAVONA. LO SPECIALE DEL BLOG

Su segnalazione di Luisa leggiamo questa bellissima testimonianza delle suore che di prendono cura di Eluana.
R.

«È parte anche della nostra famiglia»

Suor Albina Corti, responsabile della clinica “Monsignor Luigi Talamoni”, racconta i 14 anni di assistenza prestata quotidianamente a Eluana Englaro: «Non è abbandonata»

di Paolo RAPPELLINO

La accudiscono «quasi come una figlia». Da 14 anni le Suore Misericordine vegliano Eluana Englaro nella Casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” di Lecco. «In tutto questo tempo non le abbiamo mai prestato nessuna particolare cura medica - spiega la responsabile della clinica suor Albina Corti -.
Per noi è una persona e viene trattata come tale. È alimentata con il sondino naso-gastrico durante la notte ed è in buone condizioni di salute. Fisiologicamente ha tutte le funzioni sane.
È una ragazza bellissima».

La casa di Eluana da allora è una stanza singola nel reparto di riabilitazione da 14 posti letto della clinica, vicino alla basilica di San Nicolò a Lecco. Un ospedale privato, convenzionato con il sistema sanitario. Alle pareti le foto della vita prima dell’incidente di quel maledetto 18 gennaio 1992.

A farle da angelo custode suor Rosangela: «Lei - racconta quasi con pudore la consorella - oramai intuisce subito se ha mal di pancia o mal d’orecchio». Tutte le mattine la paziente viene alzata dal letto, lavata, messa in poltrona. Quotidianamente la portano in palestra, dove c’è un fisioterapista che le pratica la riabilitazione passiva; in stanza c’è spesso la radio accesa con la musica.

«Qualche volta muove gli occhi, soprattutto se le parla suor Rosangela - confida suor Albina -, non si riesce a capire se comprende, ma io penso di sì, anche se clinicamente dicono di no. Però non è in grado di compiere nessun movimento. In tutti questi anni non ha mai dato nessun segno».

«È arrivata da noi nel 1994 - ricorda la religiosa misericordina -. Erano stati i genitori a cercarci, perché era nata qui e il padre diceva: “Desidero che chiuda gli occhi dove è venuta alla luce”. Quando ci fu chiesto di ricoverarla, nutrivamo delle riserve. Sapendo che la ragazza era in coma, pensavamo di non essere attrezzate sufficientemente per poterla accudire.

Ma quando la nostra suora infermiera e un nostro medico sono andati a visitarla nel precedente ricovero, hanno capito subito che non necessitava di null’altro rispetto all’alimentazione con il sondino».

Eluana, seppure in stato vegetativo, non è stata mai lasciata sola, è inserita in una rete di relazioni: le fanno visita i famigliari, vengono anche alcuni conoscenti. «C’è una rete di relazioni intorno a lei, non è abbandonata. Spesso ad accompagnarla in giardino sulla carrozzina sono i genitori. Regolarmente vengono due amiche della ragazza», racconta suor Albina.

Ora le religiose della clinica “Talamoni” rimangono in attesa: «Per ora non ci hanno ancora comunicato nulla. Ovviamente noi non lasciamo entrare nessuno. Non sospenderemo mai l’alimentazione. Nel caso, venga il padre a prenderla: fino ad allora la ragazza starà qui. Anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia».

Dal sito della Diocesi di Milano

Grazie al sito della Diocesi per avere raccolto questa bellissima testimonianza.
Si puo' dire che Eluana e' morta? Che e' un vegetale? Non credo proprio...
R.

Vedi anche:

La Chiesa locale: «Siamo di fronte al mistero della vita». Parla il vicario di Lecco, monsignor Molinari

Morire per decreto. I dubbi sulla sentenza della Corte d’Appello

4 commenti:

Anonimo ha detto...

PER EMETTERE LA SENTENZA DI CONDANNA A MORTE DI ELUANA, prima si ha da acquisire la CAPACITA' COGNITIVA, la conoscenza la coscenza - DELLA VITA trascorsa nello stato di COMA-
DURANTW LO STATO DI COMA SI VEDE SI ASCOLTA , SI HANNO EMOZIONI, si SUBISCONO VIOLENZE, dalle quali, si subisce e basta.... tanto non sente non capisce, non ha coscienza-
IL TUTORE, suo padre se non vuole ELUANA , revochi il mandato al GIUDICE TUTELARE, e sia altri ad essere tutori.
E' tempo di finirla, per i propri comodi , definire, chi si trova in coma, non ha coscenza cosepovolezza de mondo che lo circonda , per il sol fatto di non poter comunicare, o meglio gli altri non comprendono la nostra comunicazione del nostro disagio dolore o piacere.

Anonimo ha detto...

LEGGETEVI QUESTO ARTICOLO APPARSO IERI, SUL CASO ESISTE ANCHE UN SITO INTERNET ALL'INDIRIZZO WWW.SALVATORECRISAFULLI.IT

«Salvatore Crisafulli sentiva, ma nessuno lo capiva»

La testimonianza di Pietro Crisafulli: suo fratello è rimasto in coma per oltre due anni Per i sanitari non sentiva più nulla, invece ...

Salvatore Crisafulli è tornato a soffrire alla notizia del decreto della Corte d’Appello di Milano che permette di interrompere ali­mentazione e idratazione a Eluana Englaro. Sente ancora vivo il ricor­do di quando lui stesso si trovava in stato vegetativo e nessun medico voleva credere che si sarebbe ripreso: «Lo davano per spacciato – rac­conta il fratello Pietro – ma noi familiari vedevamo che piangeva, a­vevamo il sospetto che potesse ca­pire, ma venivamo regolarmente ca­tegoricamente disillusi dai medici. Ma quando si è svegliato, Salvatore ha potuto rivelare che sentiva tutto, e che poteva solo piangere per farsi capire».

Il caso di Salvatore venne alla ribal­ta mentre il mondo assisteva impo­tente alla vicenda di Terri Schiavo, la donna statunitense in stato vegeta­tivo che nel 2005 fu lasciata morire dopo una serie di ricorsi giudiziari. «Salvatore conosceva la vicenda per­ché vedeva i notiziari televisivi – continua il fratello Pietro –. Era in stato vegetativo dal settembre 2003, dopo un incidente stradale quando aveva 38 anni. E tutti i medici ci di­cevano che non c’era nulla da fare, persino i luminari da cui lo abbiamo fatto visitare (anche all’estero) era­no concordi. Ricordo in particolare un viaggio in Austria, da cui evidentemente Salvatore si attendeva mol­to: quando il professore stabilì che non avrebbe avuto più di 3-4 anni di vita, non solo pianse, ma cominciò a star male, gli venne la febbre».
Tuttavia passata l’emozione del ca­so Terri, i riflettori tornarono a spegnersi. «Non ce la facevamo più a reggere l’angoscia e la solitudine in cui come famiglia eravamo abban­donati – racconta ancora Pietro Cri­safulli –. Fu allora che per protesta­re dissi che gli avrei “staccato la spi­na” se non avessimo trovato aiuto. Sono parole di cui poi mi sono pen­tito, ma per capire bisogna cono­scere il grado di disperazione cui possono giungere i familiari di que­ste persone » . Tuttavia qualcosa si mosse: «L’allora ministro della Salute Francesco Storace si attivò e tro­vammo un ricovero in una struttu­ra attrezzata per una vera riabilita­zione. E per tre mesi Salvatore ot­tenne quell’assitenza che nessuno gli aveva mai dato prima: lì col tem­po hanno capito che era cosciente e nell’ottobre è uscito dal coma».

Iniziava un nuovo percorso, aperto alla speranza anche se ancora difficoltoso: «Per i primi 18 mesi l’assi­stenza è stata buona, poi è andata scemando, tra intoppi burocratici e carenze di fondi. Ma Salvatore con­tinua a migliorare: ora muove an­che le spalle e le dita dei piedi. E so­prattutto può comunicare». Al mat­tino, quando è più fresco, «riesce a parlare con la sua voce. Nel pome­riggio, di solito, utilizza due diffe­renti sistemi elettronici per trasmetterci il suo pensiero. Adesso per esempio sta scrivendo un comunicato proprio sul caso di Eluana». Un caso che non può non colpire chi è passato attraverso un percorso a­nalogo: «Parlando di Terri Schiavo, Salvatore ci ha detto che si rendeva conto di essere in una situazione simile ».
Ora Salvatore «ha una voglia di vi­vere incredibile, ha fiducia di poter migliorare ancora – aggiunge Pietro Crisafulli –. Stiamo preparando un viaggio in Florida, perché abbiamo saputo che c’è una terapia iperbari­ca che potrebbe fargli recuperare un 30% delle sue capacità. Dobbiamo sempre avere fiducia nelle possibi­lità della scienza medica nel futu­ro ».

Dalla vicenda del fratello, Pietro Crisafulli ha ormai tratto molta esperienza:
«Conosco 837 casi di per­sone in stato vegetativo, credo di po­ter affermare che almeno 350 di questi sono in grado di capire quel che succede loro intorno ma non riescono a comunicare in alcun mo­do. Proprio oggi (ieri, ndr) so che un uomo di 36 anni, in stato vegetativo dopo un incidente stradale da nove anni, si è svegliato e ha mosso le di­ta per scrivere. è fuori di dubbio che la ripresa di questi malati è lunga e incerta, ma la speranza non va mai abbandonata. E le famiglie vorreb­bero che la politica non fosse orien­tata verso una cultura di morte, ma a garantire i sostegni cui le persone disabili gravi hanno diritto».

ENRICO NEGROTTI (Avvenire)

Anonimo ha detto...

Direttive anticipate… testamento biologico… testamento di vita.
I più conoscono il significato di questi termini, alcuni fanno gesti scaramantici solo a sentirli nominare, altri si fermano a pensarci ma per la maggioranza delle persone si tratta di problemi che riguardano sempre gli altri.
Eppure solo in Lombardia ci sono 500 casi Englaro anche se a noi, che lo conosciamo da vicino, ci sembra unico!
Perché unico è quel padre, protagonista di una delle battaglie più difficili, che si possano affrontare, presente in ogni dove ad affermare i diritti di sua figlia ma che riesce a stare in disparte, a far emergere a tutto tondo la presenza di una ragazza di 20 anni che già ha saputo dare un senso alla vita, il senso della sua vita che non pretende di imporre agli altri ma che vuole per sé.

Anonimo ha detto...

Il testamento biologico, lo si redige, ancor prima di prendere coscienza e conoscienza delle CONDIZIONI DI NON CONOSCIENZA E COSCIENZA - ne consegue è nullo!
Dare disposizioni PRE STATO DI COMA, senza conoscere il mondo in cui si ci si viene a trovare, e poi, si cambia oppinione, lo si vorrebbe, non è possibile, l'esecutore del testamento biologico- non sa leggere le nostre emozioni, il nostro dolore le violenzeperpetuate nella vita di coma ... è sempre vita, la vita viene vista, non in tre dimensioni bensì in quattro dimensioni- oltre a vedere ascoltare sentire odori,sapori, senzazioni tattili, si pur minime sono senzazioni forti, a volte troppo forti- il non potere comunicare pur volendolo- nessuno a diritto di usare violenza a chi vive la mita in coma... si pensa,si fanno ragionamenti che nessuno può sentire, questi RAGIONAMENTI, MI SONO SERVITI PER USCIRE DAL COMA, E NON TORNARCI PIU'.