24 settembre 2008

Gianni Gennari: "L'«Inchiesta» di Augias-Cacitti? Tante sparate senza nessuna prova. Vero bersaglio del libro? Benedetto XVI"


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Su segnalazione di Alessia leggiamo (prepariamoci!!!):

Tante sparate senza nessuna prova

DI GIANNI GENNARI

«A modo mio» , come can­tava Lucio Dalla.
Inchie­sta sul cristianesimo: ti­tolo voluto.
Inchiesta, dal latino in­quirere, vuol dire « cercare » , e il cri­stianesimo attira da 2000 anni, ricor­dando a ciascuno la giovinezza di un tempo.
Titolo buono anche per ven­dere: oggi le domande – « inchieste » – sulla religione tira­no.
E Augias è alla seconda… Ma dopo il titolo? Leggi e ricordi Fer­dinando II di Bor­bone, «Re Bomba» : una volta, sceso a Napoli dalla nave, rimproverò il co­mandante del por­to: « Perché non ho sentito le tradizio­nali salve di canno­ne?» .
Un’ « inchie­sta » , cui la lunga ri­sposta cominciava così: « Maestà, non abbiamo sparato per tante ragioni. La prima è che… non teniamo il cannone! » .
C’entra, col libro di Augias? Sì, infatti a pagina 3 la Premessa è solenne: «Ge­sù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa… mai ha detto di dover morire per salvare con il suo sangue… e ristabilire l’alleanza tra Dio e gli uomini… mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona… Gesù non ha mai dato al battesimo un partico­lare valore, non ha istituito alcuna ge­rarchia ecclesiastica… » .
Con conclu­sione secca: « Queste sono inconte­stabili verità » . Sì: « Perché non avete sparato le salve di cannone? Perché non teniamo il cannone » !
Dunque «Inchiesta» finita: un giallo che nelle prime righe rivela vittima, assassino, movente, luogo del delitto, svolgimento del processo e senten­za…
Sia chiaro: qui non contesto la li­bertà di Augias, ma se lui mette le sue personalissime e libere conclusioni come « Premessa incontestabile » , le pagine da 3 a 268 diventano super­flue. Un teatro raffinato e chic, ma col sipario preventivo sbattuto in faccia al pubblico.
E allora vado avanti a modo mio, an­notando che c’è un secondo autore del libro. Come nei Soliti Ignoti di Mo­nicelli – con Totò: sempre di Napoli si tratta – per portare a termine l’im­presa occorreva « il palo » . Qui il palo è illustre, come spiegano ben 16righe sempre a pagina 3.
È il professor Ca­citti, che qualche competenza avreb­be e ogni tanto prova a rimettere a po­sto qualche scheggia troppo impaz­zita per le trovate di Augias, ma – sen­za offesa! – rischia la figura della « po­vera Gertrude » : Egidio/ Augias chia­ma, « lo sventurato » Cacitti risponde, e nasce il libro, quasi 300 pagine.
Questa – senza ironia – la « premessa a mo­do mio » sulla « con­clusione » di Augias messa come « pre­messa » a tutto il re­sto, Cacitti compre­so. A segnalare i « bu­chi » del libro ci hanno già pensato al­tri, per fortuna. Ora qui e in breve qualcosa sulle sparate senza cannone sparse a piene mani. Scrive Augias ( p. 6) che « si crede che Gesù è nato a Be­tlemme come dicono alcuni Vange­li… ma più probabilmente a Naza­reth ».

E perché? Niente. Nessuna pro­va, però a pagina 8 leggi che Bene­detto XVI – in realtà il vero bersaglio del libro, insieme con Gesù e il cri­stianesimo – « ha ammesso la possi­bile appartenenza di Gesù alla setta degli Esseni » , con l’obiezione che di ciò « in realtà non c’è alcuna prova » .

Il Papa ha torto! Ma a pagina 11 ­« immemore » come la « spoglia » del 5 Maggio – Augias scrive che la caccia­ta dei mercanti dal Tempio « ha raffor­zato l’ipotesi che Gesù facesse parte della setta degli Esseni» . E allora il Pa­pa ha ragione!

A pagina 12, poi: noi « non disponiamo di molti dettagli della morte di Gesù in croce… le sue ultime parole riferite da Marco sono prese dal Salmo 22, un grido di terro­re e di solitudine».
Ora il salmo 22 e­sprime ben altro che terrore e solitu­dine. Comincia, sì, con quel grido ­« Elohì, Elohì, lemà shebactanì » , ma è il salmo dell’abbandono del Giusto in­nocente che si affida totalmente a Dio, come dice il verso finale, le vere « ul­time parole » di Gesù: « Padre, nelle tue mani affido il soffio della mia vita! » .

Sparare senza cannone? È libertà. E anche dare ad ogni pagina come si­cure, ma senza alcuna prova tantissi­me cose, per esempio che « i nomi u­sati per indicare gli autori dei 4 Van­geli non corrispondono a persone fi­siche » , o che la tomba di Pietro a Ro­ma non c’è proprio, anche se le ricer­che di archeologi di fama, come Mar­gherita Guarducci dicono di averla trovata.

E perché? Importante la ri­sposta ( p. 259): « Se uno si mette a cercare… prima o poi finisce per tro­vare » .

«Cercare» ? In latino è inqui­rere.
Come la sua « inchiesta » : lui si è messo a cercare con la premessa di ciò che voleva trovare, e che a pagina 14 conclude la « premessa incontesta­bile » aprendo il dialogo con il povero Cacitti
: «Mi è parso utile anteporre queste brevi note esplicative alla con­versazione con il professor Cacitti, che ora può finalmente cominciare» .
E a pagina 15 comincia ancora lui per al­tre 4 pagine con questa domanda: « Quando e come comincia la nuova fede, chiamata cristianesimo? » .
Ecco: appurato che è tutta un’inven­zione, che Cristo non l’ha mai pensa­ta e non ne ha mai parlato, « quando e dove comincia » , questa balla reli­giosa che dura da 2000 anni. E qui «lo sventurato » risponde, senza mai ve­ramente obiettare, per quasi 300 pa­gine di cannonate. Ma senza canno­ne…

La contraddizione di usare quasi 300 pagine per cercare di smentire una realtà – il cristianesimo – che Gesù non avrebbe mai inventato...

© Copyright Avvenire, 24 settembre 2008

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controcanto

Ma intanto noi cristiani che cosa sappiamo delle nostre origini?

DI ROBERTO BERETTA

Però su una cosa, almeno, Corrado Augias ha ragione.
Dopo la polemica sollevata dal Codice da Vinci (libro e film); dopo i presunti scoop sul Vangelo della Maddalena e su quello di Giuda; dopo il precedente lavoro di Augias, in coppia con Mauro Pesce e dedicato a un’Inchiesta su Gesù: dopo tutti questi segnali, raggruppati per giunta in un breve spazio di tempo, dovremmo aver finalmente imparato che le origini cristiane fanno davvero problema ai nostri contemporanei. Nel senso che interessano e creano difficoltà.
Interessano: sono passati gli anni dell’indifferenza snobistica o addirittura compassionevole verso le «cose della fede», dell’alzata di spalle strafottente o del risolino razionalista; oggi la gente – soprattutto i non credenti, o i non del tutto convinti, e quelli di un certo livello culturale – sono comunque interessati a saperne di più sulle origini storiche e culturali del cristianesimo, a penetrare almeno un po’ le complessità di un mistero che è comunque affascinante per l’intelligenza. Chiedono però di farlo con strumenti « obiettivi » nel senso di non dichiaratamente confessionali ( della Chiese non si fidano più).
Inoltre le origini cristiane creano anche difficoltà, e ciò soprattutto in casa cattolica: ne fanno testimonianza le scandalizzate reazioni spesso seguite ai fenomeni di cui sopra ( e che in realtà non hanno fatto altro che amplificarne gli effetti e la pubblicità...), gli ostracismi o le censure, l’impostazione difensiva e vetustamente «apologetica» assunta in molti casi nei confronti dei vari Brown e Augias. Non che non si debba supporre del vetero­anticlericalismo anche da quella parte; ma il punto è: quanti di noi credenti – compresi quelli praticanti e « impegnati » , starei per dire compresi i preti – sono informati delle questioni problematicamente poste sul tappeto dalle opere sopra citate e dall’Inchiesta sul cristianesimo in specie? Informàti, dico: nemmeno si pretende che sappiano correttamente rispondere o porre pertinenti contro- deduzioni in materia, ma solo che siano consapevoli dell’esistenza – a livelli esegetici o storici – di una questione aperta... Non rispondo, ma penso alle migliaia di catechesi imbandite in tutte le parrocchie dello Stivale, alle centinaia di prediche domenicali, alle ore di religione cui partecipano il 90% e oltre degli alunni delle scuole d’ogni ordine. Stiamo a lambiccarci il cervello da decenni sui modi per raggiungere i mitici « lontani » oppure sull’impostazione da dare alle catechesi per gli adulti, e ci lasciamo scippare sotto il naso una materia che sarebbe « nostra » in tutto e per tutto, che interessa proprio degli adulti e dei « lontani » e che ottiene persino successo di pubblico! Io, a questo punto, qualche domanda me la farei. E prima ancora di gridare allo scandalo contro i « dissacratori » della fede.

© Copyright Avvenire, 24 settembre 2008

12 commenti:

Carla ha detto...

Qualche settimana fa curiosavo i libreria (proprio la S.Paolo!), e mi è capitato fra le mani l'ultimo libro di Augias. Già nella retrocopertina "come si costruisce una religione" sapevo cosa mi aspettava, lo sfoglio e mi imbatto nella seguente affermazione: "Cristo non ha mai detto di voler fondare una Chiesa". Si può ammettere una non approfondita conoscenza nelle Scritture ma ignorare il versetto "Tu es Petrus".da parte di un cultore della materia .......

euge ha detto...

Chissà Magari " Tu es Petrus" forse è stato preso per uno slogan politico dell'epoca........

Non ho parole.................

euge ha detto...

Dimenticavo di aggiungere che come riporta Gianni Gennari, il vero bersaglio e Sua Santità per i soliti beceri motivi che tutti sappiamo.

Forse non bisognerebbe dare troppo spazio a questo genere di pubblicazioni sappiamo ormai tutti quele è il vero filo conduttore.

Anonimo ha detto...

Da notare anche la casa editrice (Mondadori), tanto perché siamo sotto un regime. Quando questi tuttologi non hanno più la copertura dei cattolici adulti, gli esiti sono esilaranti. Melloni, pur se antipatizzante del papato soprattutto con questo papa, non scriverebbe mai simili corbellerie.
Ma tant'é:prepariamoci ad un altro martire del laicismo.Saluti, Eufemia

ilsanta ha detto...

Chissà Magari " Tu es Petrus" forse è stato preso per uno slogan politico dell'epoca........"

Al di la del libro di Augias, il passo citato non è così cristallino ed incontrovertibilmente chiaro come si vuole far credere.
Si tratta pur sempre di una interpretazione, tant'è che anche i protestanti, pur riconosciendo in quel passo il primo atto di fondazione del "cristianesimo", non ritengono che da esso sia deducibile l'attuale sistema ecclesiastico come costruito dai cattolici nel corso dei secoli.

Raffaella ha detto...

I Protestanti?
Strano! Hanno accettato questa "interpretazione" per secoli, fino al 1500.
Infatti, prima della riforma, erano cattolici.
R.

Anonimo ha detto...

In effetti l'attuale sistema gerarchico non è stato pensato direttamente da Gesù, ma che Gesù abbia pensato e costruito la Chiesa è fuori discussione! L'unica interpretazione cattolica (peraltro non è campata in aria, ma ci sono ben tre passi del vangelo a indicarlo) riguarda il successore di Pietro. Ma la divisione tra preti e vescovi, se non erro è già presente negli Atti. Comunque, ognuno è libero di dire quel che vuole, io sono libero di non leggere Augias & Co. Saluti, Marco

ilsanta ha detto...

"Strano! Hanno accettato questa "interpretazione" per secoli, fino al 1500.
Infatti, prima della riforma, erano cattolici."
Quindi lei è una di quelle persone che ritiene che sia più intelligemnte perseverare in una interpretazione sbagliata piuttosto che cambiare lo stato delle cose?

Raffaella ha detto...

E chi dice che l'interpretazione protestante sia più corretta di quella cattolica?
Bene il riconoscimento dell'errore, ma attenzione all'ipocrisia di chi accusa la Chiesa Cattolica dimenticando che la riforma e' del 1500.
R.

ilsanta ha detto...

"E chi dice che l'interpretazione protestante sia più corretta di quella cattolica?"
Nessuno come nessuno può affermare l'inverso ....

"Bene il riconoscimento dell'errore, ma attenzione all'ipocrisia di chi accusa la Chiesa Cattolica..."
Nessuna accusa, si tratta di una interpretazione e come tale si può concordare o meno, chi non concorda non accusa nessuno.

"...dimenticando che la riforma e' del 1500."
In risposta a questo potremmo affermare che anche i Cristiani erano Ebrei fino a 2000 anni fa ....

Raffaella ha detto...

Gli Ebrei non credono che Cristo sia il Figlio di Dio.
R.

ilsanta ha detto...

"Gli Ebrei non credono che Cristo sia il Figlio di Dio."

Grazie per il chiarimento ... ma come i Protestanti oggi non credono nell'interpretazione del passaggio della Bibbia in oggetto, oggi non avremmo i Cristiani se alcuni Ebrei 2000 anni fa non si fossero "ravveduti".
Quindi il fatto di poter cambiare idea non è di per se un fatto negativo a meno che la conservazione dello status quo non sia più importante di una corretta interpretazione delle scritture e dei fatti in genere (con questo non significa che l'interpretazione Protestante sia quella giusta, ma dire che è sbagliata SOLO perchè hanno "cambiato idea" è alquanto riduttivo!!)